QSL – Oma Czechoslovakia

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L’ascolto era del 6.8.89. Era la stazione di tempo e frequenza campione dell’osservatorio astronomico dell’Accademia delle Scienze Cecoslovacca.

Non esiste più nemmeno la Cecoslovacchia…

In ricordo di Enio Marabotti

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Oggi vi prego di ricordare assieme a me la cara persona di

ENIO MARABOTTI

che ha permesso di accedere a me e a tanti altri ragazzi e adolescenti della fine degli anni ’70 al dono irripetibile di

Antennaerre (FM 96,3 MHz)

emittente radiofonica, culla di cultura, incontri, voglia di fare, musica e libertà di espressione.

Abbraccio commosso Simonetta, Claudio, la cui rinnovata amicizia di cultore di cose lusitane mi è tanto gradita, e Marco le cui cure di medico sono state supporto insostituibile in momenti davvero difficili del mio passato.

Auguro a chiunque di trovare e coltivare nella propria vita quello che uomini come Enio hanno regalato a me e a tanti altri.

Grazie, Enio, ci siamo tutti. Ti vogliamo bene.

MP3: La sentenza del processo d’appello per la strage di Piazza della Loggia – Brescia –

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Ecco il sonoro della lettura della sentenza di appello per la strage di Piazza della Loggia a Brescia.

Un giorno la faremo ascoltare ai nostri figli, e allora non avranno più paura del lupo cattivo.

      MP617078

da: http://www.radioradicale.it
Licenza: Creative Commons

Un commento per “Tutta la città ne parla” (Radio Tre)

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Oggi la trasmissione di RadioTre “Tutta la città ne parla” ha aperto con un mio commento inviato via mail.

Il tema era “Se non ora quando? Dopo gli scandali degli ultimi giorni gli ascoltatori si chiedono: dov’è la società civile? Perché non sale l’indignazione?” e la risposta:

“…non ci indignamo perche’ ci va bene cosi’. Perche’ vorremmo essere tutti un po’ Trota, perche’ tutti vorremmo sistemare mariti, mogli, figli e amanti in qualche infrattamento della politica o del pubblico impiego, perché non ci interessa di andare a fondo, ma di “farci largo galleggiando” -come diceva Giorgio Gaber-, perche’ vorremmo tutti dichiararci onesti e puliti anche davanti alla realta’ piu’ sfacciatamente evidente. Perche’ se la realta’ viene negata, allora la realta’ non esiste, e’ finzione, e’ mistificazione. E avremmo cosi’ l’illusione di salvarci dal baratro un po’ anche noi.”

E non ditemi che non è vero. Prima di tutto non vi crederei, e poi sono già stato coperto di critiche su Facebook. Lo so che “critiche” e “Facebook” possono essere termini antinomici, ma stavolta è andata veramente così…

Potete ascoltare il frammento della trasmissione direttamente dal lettore virtuale di MP3:

Per la Voce della Russia, Berlusconi è ancora l’ultimo dei Mohicani

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All’indomani delle dimissioni di Berlusconi ho avuto l’idea di inviare una mail alla Voce della Russia, l’emittente radiofonica in lingua italiana che una volta veniva conosciuta con il nome di "Radio Mosca". 

Il 15 novembre scorso hanno aperto la sezione "La paginetta degli ascoltatori" proprio con il mio scritto. Che, come vi potete immaginare, non era particolarmente generoso nei confronti di Berlusconi, ma questo non ha impedito alla fedelissima redazione italiana di difenderlo, e di riportare gli "aspetti internazionali dell’attività di Silvio Berlusconi che non possono essere ignorati". Non so se si riferissero a quando Berlusconi diede del Kapò al deputato europeo Schultz, quando parlò della Presidente Finlandese facendoci fare una figura meschina, quando ha fatto le corna nei consessi internazionali.

Insomma, nessun riferimento alla politica interna dell’Italia e alla crisi economica. Berlusconi, anche per la Voce della Russia, è l’ultimo dei Mohicani.

Speriamo che sia l’ultimo davvero, allora…

Buona sera a tutti! In studio Giovanna.

Certamente non sono io che devo raccontarvi, amici, della reazione in Italia alle dimissioni di Silvio Berlusconi. Valerio Di Stefano di Roseto degli Abbruzzi – Teramo ha scritto:”Gentili Signori della Redazione Italiana, le inevitabili dimissioni di Berlusconi e del suo governo chiudono un’era dolorosa per l’Italia. Il popolo italiano è stato portato sull’orlo del baratro da un governo di personalismi opportunistici. Saranno necessari anni prima che il dissesto economico dell’Italia, assieme al suo degrado morale, civile, politico e delle istituzioni possa essere sanato. Lo sfascio del libero pluralismo dell’informazione, dell’equilibrio idrogeologico e artistico, della scuola pubblica e della giustizia costituiscono l’unica eredità di un Presidente del Consiglio che ha svolto il suo ruolo a discapito degli interessi del Paese. Mi auguro con forza che tutto questo non accada mai più. Un cordiale salute”. Gli italiani hanno pieno diritto di esprimersi su chi li ha governati per tanti anni. Ci sono però anche aspetti internazionali dell’attività di Silvio Berlusconi che non possono essere ignorati. Egli indubbiamente ha fatto molto per il consolidamento di buone relazioni tra l’Italia e la Russia. E il Presidente russo Dmitrij Medvedev, parlando domenica con Silvio Berlusconi, lo ha ringraziato per il contributo apportato allo sviluppo dei rapporti tra i nostri paesi. "Il Presidente russo ha ringraziato Silvio Berlusconi per il costruttivo lavoro congiunto e il suo grande contributo personale in qualità di Capo del Governo italiano allo sviluppo dei rapporti pluridimensionali russo-italiani,- è detto in una notizia diffusa dal servizio stampa del Cremlino. Si rileva che la sinergia tra i due paesi ha raggiunto un alto livello senza precedenti e si esprime la speranza in un ulteriore sviluppo progressivo dei rapporti bilaterali. A conferma di quanto detto davanti agli esperti internazionali della Russia nell’ambito del Club di Valdai il premier russo Vladimir Putin ha definito il suo collega e amico Silvio Berlusconi "uno dei piu’ grandi uomini politici europei", "uno degli ultimi Mohicani della politica".

“L’Associazione Italiana Radioascolto si modernizza”: ma ha solo aperto un conto Paypal

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Sul consueto blog dell’AIR, Associazione Italiana Radioascolto, è apparso un post intitolato “L’AIR si modernizza” [1].

Bene, mi sono detto, vediamo un po’ in cosa consiste questo processo di “modernizzazione”. E leggo che “l’AIR ha deciso di attivare il pagamento tramite Paypal e tutte le principali Carte di Credito , Postepay e quant’altro”.

Ah sì? Francamente mi domando se questo costituisca una notizia. Ovvero in che cosa risieda l’originalità e, per certi versi, la “sensazionalità” di questa comunicazione.
Cos’è successo in realtà? Che l’Associazione Italiana Radioascolto ha aperto un account su Paypal.
Punto, nient’altro.
Qual è il “merito”? Qual è il “valore aggiunto”?
Paypal ha milioni di correntisti in tutto il mondo ed esiste dal 1999. Personalmente ho un conto Paypal dal 2003 e già allora non mi sembrò di essermi dotato di un processo di modernizzazione particolare. Casomai di uno strumento di pagamento che avrebbe potuto tornarmi utile.
Cosa serve per aprire un conto su PayPal? Un nome, un cognome, una carta di credito (anche ricaricabile!) e, in via opzionale, un conto corrente bancario.
Sono cose che hanno o che possono acquisire tutti.
E, soprattutto, sono azioni che si possono eseguire in pochissimi clic e in pochissimo tempo.

E’ come iscriversi a Facebook. O a Twitter. O aprire una casella di posta elettronica. O installare Skype. Non c’è nulla di anormale o di titanico.

Una volta aperto l’account, si possono ricevere pagamenti da altri utenti PayPal. Se chi ti deve pagare non ha a sua volta un conto PayPal può far ricorso alla sua carta di credito, perché PayPal glielo consente. Ecco tutto.

Alla fine del post si leggono dei ringraziamenti a: “Angelo Brunero , Valerio Cavallo e Fiorenzo Repetto che hanno dovuto compiere  un difficile  “slalom” tra numerosi problemi tecnici ed amministrativi”.
Chissà mai quali remoti e imperscutabili “problemi tecnici ed amministrativi” ci saranno mai stati! Un’associazione come l’AIR è una persona giuridica, avrà uno o più rappresentanti legali abilitati ad operare sul conto corrente (BancoPosta!), richiedere carte di credito, estratti conto, servizi, effettuare prelievi, versamenti o bonifici a favore di terzi. In che cosa consisterebbero questi “slalom”? Perché non ce lo dicono? Naturalmente non avremo nessuna risposta.

Perché un fatto ordinario diventa straordinario o addirittura extra-ordinario?
Gli interessati ora possono pagare anche tramite PayPal o con carta di credito. Ma la domanda resta sempre ed inevitabilmente la stessa: E allora?

[1] https://www.valeriodistefano.com/public/airmodernizza.png

AIR-Radiorama: testi e commenti cancellati

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Andrea Lawendel è un’ottima persona.

E’ un giornalista, appassionato di Radio, quella con la R maiuscola, non quella dei procacciatori di patacchette, che ha saputo coniugare ascolto, tecnica, contenuti, in un blog che si chiama Radiopassioni e che vi invito davvero ad andare a vedere.

Magari non ci capirete niente, perché Andrea è mente fervida e certamente superiore. Ma è una vera e propria perla di cultura.

Lo conosco, più o meno virtualmente, da una vita. Non ho mai avuto bisogno di incontrarlo troppe volte per averne stima, considerato che la scrittura è lo specchio di una persona.

Recentemente (e più precisamente il 17/10/2011) Andrea Lawendel ha scritto e pubblicato per il blog AIR-Radiorama facente capo all’Associazione Italiana Radioascolto, un articolo intitolato “Ferrite Sleeve Antenna, una guida all’autocostruzione”.
Apro una parentesi: se avessi avuto Andrea Lawendel vicino avrei cercato di dissuaderlo dal fare una cosa del genere, lo avrei invitato a bere una birra, a fare due chiacchiere sul senso della vita e forse sarei riuscito nel mio intento. Ma Andrea Lawendel è grande e vaccinato, nonché perfettamente padrone delle sue azioni. Quindi il problema non si pone, scrive cosa vuole per chi vuole.

L’articolo, nella sua redazione originale finiva così:

“Colgo l’occasione per salutare tutti i lettori del blog di Radiorama per questo mio primo post e ringraziare l’editor Claudio Re per l’invito a far parte della sua redazione. Nello spirito di apertura che denota questa preziosa platea di discussione tecnica, confido che sia possibile allargare ulteriormente la squadra dei collaboratori, magari ricucendo gli strappi che recentemente hanno portato, a quanto ho saputo, ad escludere alcune firme di DXer molto esperti. Lo dico senza alcuno spirito polemico (e, mi rendo conto, da esterno alla Associazione), ma esclusivamente nell’interesse della divulgazione basata su un bagaglio il più possibile esteso di esperienze. Ritengo che in questa fase indubbiamente difficile di un hobby tanto meraviglioso, la partecipazione senza barriere sia l’unica strada davvero praticabile.”

Nessuno può contestare questa versione dell’articolo di Lawendel perché la cache di Google ne mantiene una copia.
E lo screenshot della cache di Google lo potete trovare qui (e figuratevi se me lo lasciavo sfuggire):
https://www.valeriodistefano.com/public/lawendelcachegoogle.png

La versione attuale, pubblicata in questo indirizzo web, da cui ho ugualmente tratto lo screenshot che potete reperire su:
https://www.valeriodistefano.com/public/lawendelnuovo.png

riporta invece:

“Colgo l’occasione per salutare tutti i lettori del blog di Radiorama per questo mio primo post e ringraziare l’editor Claudio Re per l’invito a far parte della sua redazione. Nello spirito di apertura che denota questa preziosa platea di discussione tecnica, confido che sia possibile allargare ulteriormente la squadra dei collaboratori.”

Praticamente solo la prima parte della chiusura di Lawendel è stata mantenuta, ancorché “troncata” con un punto finale là dove c’era una virgola, e quando c’è una virgola in genere vuol dire che il discorso prosegue.

E infatti, nel prosieguo del suo testo, Lawendel faceva appello alla possibilità di ricucire degli strappi (quindi, in soldoni, alla possibilità di trovare soluzioni comuni e condivise, in una parola “pacifiche”) fa cenno alla circostanza, ampiamente dimostrata e mai smentita della esclusione di “alcune firme di DXer molto esperti”. Lawendel chiarisce di non voler usare nessuno spirito polemico e termia affermando che “la partecipazione senza barriere sia l’unica strada davvero praticabile”.

Io non so chi sia stato a modificare lo scritto di Lawendel, ma mi pare che l’originale non contenesse nulla di sconveniente o di inadatto a una discussione.

Sul Newsgroup it.hobby.radioascolto un utente, Paolo T. lamenta di aver inserito un commento sul blog AIR-Radiorama, a proposito del misterioso cambiamento del finale dell’articolo di Lawendel, e che questo suo commento sarebbe stato rimosso.

Anche qui ecco il testo del messaggio:



reperibile anche presso il link originale.

Visto che c’ero, ho postato anch’io un commento in cui chiedevo: “Gentilmente, potete spiegarci perché il finale dell’articolo di Lawendel è stato modificato rispetto alla prima pubblicazione? Grazie.”
Ecco l’indirizzo dello screenshot corrispondente:
https://www.valeriodistefano.com/public/miocommento.png

Ovviamente, ma non c’era da dubitarne, il mio commento, postato alle 12,07, alle 14,03 non c’era già più. Assieme al mio è sparito un commento di altro lettore:

https://www.valeriodistefano.com/public/miocommentocancellato.png

La domanda che nasce spontanea è: a chi davano fastidio le idee di una persona come Lawendel, che parlava  senza spirito polemico, nell’interesse della divulgazione, in nome di una partecipazione senza barriere?

Radio Romania Internazionale: decine di indirizzi e-mail di radioascolatori in chiaro

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Ho appena ricevuto una mail dalla redazione italiana di Radio Romania Internazionale.

E va beh, direte voi, chi se ne frega. Il punto era che nel campo CC: (Carbon Copy) erano riportati, per filo e per segno, nomi, cognomi ed indirizzi di posta elettronica degli ascoltatori destinatari.
Diverse decine, a dire il vero, un numero decisamente enorme per un database finito in chiaro e leggibile per tutti i destinatari, ma estremamente esiguo se si calcola che si tratta di un’emittente di Stato di un Paese dell’Unione Europea e che non pare avere molto seguito tra il suo target naturale (il pubblico di lingua italiana, appunto).

Insomma, adesso conosco gli indirizzi di posta elettronica di un po’ di persone, che nella maggior parte dei casi non conosco, e che nelle restanti parti non ho alcun interesse a contattare o che se ho interesse a contattare posso farlo tranquillamente in un altro modo (gli amici, quelli veri, non si perdono per una e-mail). Da quello che so, alcuni di loro ci tengono molto a che il proprio recapito e-mail non venga particolarmente diffuso in giro (e hanno anche ragione).


Ho scritto alla redazione italiana che mi ha subito risposto scusandosi.
Intanto però, io ho una valanga di indirizzi di sconosciuti, e loro hanno il mio.
E coi personaggi che circolano oggi nel mondo del radioascolto italiano non c’è molto da fidarsi.

“Studio DX” del 25/09/2011

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La trasmissione "Studio DX" di oggi è riascoltabile anche dal nostro lettore virtuale di MP3.

Per accedere agli archivi completi di "Studio DX":
https://www.valeriodistefano.com/studiodx/

oppure dal sito della trasmissione
http://www.studiodx.net

Tutto l’archivio di “Studio DX”

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Con l’autorizzazione e l’aiuto di Roberto Scaglione, è in linea l’archivio completo (a tutt’oggi) del programma "Studio DX", in un mirror utile per il download anche simultaneo di tutte le puntate andate in onda (e sono oltre 400).

L’indirizzo a cui puntare è https://www.valeriodistefano.com/studiodx/ ma per semplificarvi il lavoro, eccovi i link diretti:

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12,464,256   9/19/11  3:56 am
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11,107,392   9/19/11  3:55 am
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12,086,976   9/19/11  3:57 am
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12,585,408   9/19/11  3:57 am
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L’11 settembre della mailing-list Radiorama dell’Associazione Italiana Radioascolto

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I fatti:


– Con un messaggio delle 7:46 PM del 5 settembre 2011, Andrea Borgnino moderatore della mailing-list “Radiorama” (ospitata dai servizi di Yahoo), afferente all’Associazione Italiana Radioascolto, e riservata ai lettori (abbonati o soci) della rivista “Radiorama” (la cui cessazione della pubblicazione in forma cartacea è già stata decretata dal Consiglio Direttivo dell’Associazione stessa) ha comunicato agli iscritti che il Presidente dell’Associazione Giancarlo Venturi, dopo aver ricevuto da lui le password e le credenziali per l’amministrazione della lista, avrebbe posto alcuni utenti sotto moderazione preventiva senza consultarlo preventivamente.
Nel messaggio, Borgnino non parla di dimissioni dalla carica di moderatore, o di componente del Consiglio Direttivo, o di socio AIR.
Nel messaggio Borgnino si dissocia da questa scelta e invita il Presidente a dare spiegazioni sul suo operato.
– Il giorno successivo, il Consiglio Direttivo dell’AIR, su convocazione via e-mail, è chiamato “a discutere in merito alle modalità di esercizio della Moderazione della Mailing List, al fine di  stemperare le flames che, periodicamente, hanno afflitto la ML con le conseguenti reazioni dei Soci”.
Il primo punto all’ordine del giorno recita: “revoca incarico di moderatore della ML a Andrea Borgnino”. Il relativo verbale viene pubblicato nella mailing list il 7 settembre. La proposta di revoca è stata accettata a maggioranza con i voti dei consiglieri Borgnino, Ceccarelli, Repetto, Guindani,  Pecolatto, Re, Tagetti, Venturi.
– Lo stesso 7 settembre, alle 9:30 PM, Andrea Borgnino comunica le sue dimissioni da consigliere direttivo dell’Associazione Italiana Radioascolto, specificando che questa sua decisione non ha nulla a che vedere con la revoca del suo incarico.
– In risposta alle richieste di spiegazioni più volte sollecitate da alcuni soci e membri della lista, il presidente Giancarlo Venturi, con un intervento dell’8 settembre, alle 4:13 PM, rivendica il diritto a rimanere in silenzio a fronte del diritto di parola, chiarendo che la facoltà di non rispondere è concessa perfino agli imputati di reato e non vale come prova a loro carico. Sottolinea, inoltre, che l’Associazione Italiana Radioascolto è composta di 400 soci di cui 200 iscritti alla mailing list. Di questi solo 10 avrebbero posto domande e sollevato obiezioni di tipo polemico, mentre i restanti 190, a suo dire, non vorrebbero sentire domande, risposte e/o polemiche e che è proprio in riferimento alla posizione di questi iscritti che sarebbe stata presa la decisione del Consiglio Direttivo di revocare l’incarico di moderazione a Andrea Borgnino.
– A seguire sono stati nominati moderatori della mailing-list i consiglieri Pecolatto e Repetto.

Le opinioni, i commenti, le critiche

Nel radioascolto italiano, e soprattutto nelle sue realtà associazionistiche, negli ultimi 30 anni si è visto veramente di tutto.
La caratteristica comune a tutti i suoi fenomeni sono sempre stati i particolarismi.  Non solo per quello che riguarda i gruppi locali, formati generalmente da una decina di persone e non di più, ma che negli anni passati hanno dato luogo a una vitalità e tempestività di azione decisamente singolare ed efficace, ma anche per la visione personale di ognuno.
Il radioascolto non è formato da cinque o sei realtà associative, ma da ottocento persone che la pensano diversamente.
Ora, il fatto di pensarla diversamente, come dovrebbe essere considerato normale in qualunque contesto democratico di discussione (e, quindi, anche in una mailing list) porta a confronti, scontri, chiarimenti, discussioni accese.
Soprattutto se queste discussioni avvengono all’interno di una realtà associativa in cui i soci pagano per iscriversi e/o per ricevere e leggere il mensile che pubblica.
Ci si iscrive a una associazione non certo per essere dei polli da allevamento, ignari del proprio destino e pronti ad ingozzarsi del mangime rappresentato dalle fonti informative che vengono distribuite, ma anche e soprattutto per interagire, condividere idee, portare esperienze, imparare da quelle altrui, chiedere e ottenere informazioni e spiegazioni. E, perché no, anche per criticare l’operato non condiviso di chi, nel bene o nel male, opera al servizio di tutti, e per cercare di garantire a tutti una piena espressione della propria personalità, anche e soprattutto se è portatore di opinioni contrarie e, quindi, se si pone in modo critico.
La democrazia si basa sul principio del rispetto della pluralità delle opinioni, mentre quella che si basa sull’uniformità o sulla omogeneizzazione delle idee di tutti non si chiama certo democrazia.
Sono principi elementari senza il rispetto dei quali non si può stare insieme.
L’associazionismo nel radioascolto e l’hobby stesso sono stati messo a dura, durissima prova, e irrimediabilmente sconfitti dalla rete.
Con Internet, chi si ritrovava a gestire poche decine o centinaia di abbonati per un bollettino che scriveva e fotocopiava lui, si è ritrovato a dover fare i conti con la pochezza dei mezzi a sua disposizione, perché mentre un bollettino veniva scritto, stampato e spedito, una notizia poteva viaggiare via posta elettronica in tempo reale.
Internet è stata la mazzata finale del radioascolto, uno dopo l’altro hanno chiuso tutti, o chi non ha chiuso ha dovuto rinchiudersi in un cantuccio e arrendersi al fatto che non è più necessario alzarsi di notte per ascoltare le emittenti colombiane.
Alcune di queste iniziative editoriali, non lo si dimentichi, venivano svolte con completo spregio nei confronti delle normative sulla stampa periodica, e i loro editori non hanno mai versato una lira di tasse allo Stato sui proventi che ricevevano.
Ma non è solo questo. Mentre una volta chi non era d’accordo su una linea editoriale o gestionale non poteva fare altro che essere ignorato e cessare di farne parte come lettore o socio, oggi, con la rete, può crearsi un qualunque spazio ed esprimere le proprie opinioni.

Esprimere e diffondere le proprie opinioni contrarie in rete è un atto altamente rivoluzionario, perché l’altro non può farci nulla.
Ed è ancora più destabilizzante sapere che chi critica possa avere a disposizione dei mezzi ancora più capillari e seguiti di chi viene criticato.
Questo blog, ad esempio, ha un numero di lettori giornaliero di gran lunga superiore a quello della mailing-list dell’AIR (e mi viene da dire che non è colpa mia).
Le idee circolano e nessuno le può fermare. Per fortuna.

E così non resta da dire che Andrea Borgnino ha agito con molta eleganza, sobrietà, rispetto e correttezza, limitandosi a segnalare una iniziativa che non condivideva. Non ha fatto altro. Non ha offeso nessuno, non ha trattato male nessuno. Si è semplicemente preso il diritto di dire “Io non sono d’accordo”. Frase, si sa, destabilizzatrice da sempre. Ma come, un moderatore che dopo dieci anni dice che alcuni utenti sarebbero stati messi in moderazione preventiva da altri, senza essere stato interpellato, e che si permette anche di dirlo??  E’ terribile!
Tanto terribile che, il giorno dopo, l’ordine del giorno sul verbale non porta, come potrebbe essere comprensibile, “dimissioni dal compito di moderatore”, ma addirittura “revoca incarico di moderatore della ML a Andrea Borgnino”.
Dunque, senza nessun dubbio e senza tema di smentita, l’incarico gli è stato revocato dal consiglio direttivo, con la maggioranza di cinque voti favorevoli contro tre contrari. Non si sa quali membri del Consiglio abbiano votato a favore della revoca e quali contro, ma temo proprio che neanche questo si saprà mai. Sappiamo solo che i consiglieri  Pecolatto e Repetto sono stati successivamente nominati nuovi moderatori. Non sappiamo se abbiano votato a favore della revoca dell’incarico a Borgnino o meno, ma credo che possiamo tranquillamente trarre le nostre legittime conclusioni in merito.
E’ solo da notare che la notizia secondo cui alcuni utenti sarebbero stati messi in moderazione preventiva non è mai stata smentita.
Dunque Borgnino avrebbe detto il vero. Ma la colpa di Borgnino non è l’aver detto il vero o il falso, è quella di averlo detto e di essersi dichiarato contrario.
L’invocazione del diritto a tacere, del non rispondere, dello stare zitti davanti alle domande e alle polemiche, chiaramente, non è soddisfacente.
In primo luogo per l’ardito e maldestro paragone con la facoltà di non rispondere concessa agli imputati nel nostro sistema penale. E’ da far rispettosamente notare al Presidente Venturi, che appare perfettamente evidente che, fino a prova contraria (che il Presidente Venturi vorrà fornirci) le obiezioni mosse a chi presiede una associazione e il suo diritto-dovere di rispondere a tutti, non hanno nulla a che fare con un istituto che è soltanto un diritto per i soggetti deboli indagati o imputati di reati, ma, soprattutto, che né lui né altri si trovano davanti a un giudice penale, ma in un libero dibattito, in cui sì, si può anche non rispondere, ma in cui questa non risposta può essere anche considerata come la prova provata di non voler affrontare le questioni sollevate, proprio perché non c’è da salvaguardare l’interesse di nessun accusato, ma solo quello del libero diritto a informarsi, chiedere, acquisire informazioni, giudicare e criticare.
Personalmente rifiuto anche la logica per cui se solo 10 persone avanzano domande o fanno critiche, le altre 190 hanno ragione.
A parte il fatto che 10 persone su 200 formano il 5%, e l’economia generale (e, per analogia, anche quella della mailing list dell’AIR) con il 5% in meno crolla. Ma, soprattutto, è dato per scontato che 190 persone silenziose, per il solo fatto di essere rimaste in silenzio, si siano automaticamente dichiarate contrari alla “polemica”. E’ una forzatura interpretativa evidente, proprio perché non tiene presente di quello che hanno detto gli altri 190. Che, infatti, sono stati zitti. Cioè non si sono espressi. Né in un modo né in un altro.
E poi, guardiamole le persone che hanno fatto tutta questa polemica. Sono persone come Roberto Scaglione, Fabrizio Magrone, Francesco Clemente, lo stesso Andrea Borgnino.
Sono persone che quando cominciavo ad ascoltare i primi fischi in onde medie 30 anni fa erano già lì ad occuparsi di radio. Sono persone di indubbia competenza e di indubbio valore.
Certo, fossi in loro me ne andrei subito dall’Associazione, con una bella lettera di dimissioni, e accompagnando delicatamente la porta per non sbatterla, ma io non sono loro e loro fanno quello che vogliono.
E’ come dire che siccome il Partenone è retto da 200 colonne non crollerà certo se a cadere saranno solo quattro o cinque. Ma se quelle quattro o cinque colonne sono portanti il Partenone crolla e come!
E ognuno rimarrà tra le ceneri delle vecchie vestigia di quelli che erano i propri antichi splendori a parlare degli IRC, che quasi nessuno sa più cosa siano, perché nessuno ne ha più bisogno, quando le emittenti hanno un indirizzo e-mail. Oppure brancolerà su Facebook come il cieco mendìco di foscoliana memoria senza accorgersi che se l’AIR ha solo 400 soci paganti su più di 3000 “amici” qualche ragione ci sarà.
Parlare di ascolti in onde corte ai tempi di Internet è come dire che la stenografia è una materia fondamentale negli studi ragionieristici.

Personalmente non ho mai avuto bisogno che il mio pensiero sul radioascolto fosse moderato da nessuno di Lorsignori.
E vi assicuro che, sempre personalmente, la trovo una sensazione formidabile.

Dieci consigli per essere degni del VERO radioascolto italiano

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Il radioascolto è l’hobby più bello del mondo e tutto il resto va preso di tacco. Infatti i radioascoltatori non parlano mai con quelli che collezionano sottobicchieri da birra, praticano il free-climbing, o, semplicemente, escono con le ragazze nel tempo libero. Sono tollerate attività parallele come la collezione di adesivi di emittenti radiofoniche o, sia pure in maniera minore, la filatelia. Ma sono cose che non vanno dette troppo in giro.

Nel radioascolto siamo tutti uguali ma qualcuno è più uguale di altri. Rivolgendoti a un collega radioascoltatore, ricordati di chiamarlo "Ragioniere", "Dottore", "Professore", "Consigliere", "Proboviro", "Ministro Plenipotenziario", ma soprattutto abbi soggezione di lui. Contribuirai a gonfiare oltremodo il suo ego e lui, in cambio, ti chiamerà "Signor Rossi". Una bella dimostrazione di rispetto!

Quando parli del radioascolto a un amico fai in modo che non ci capisca niente così il tuo interlocutore non sarà tentato dal parteciparvi attivamente e tu non avrai un potenziale rivale che ti possa oscurare.

Non criticare mai nulla di quello che ascolti. Quando scrivi a un’emittente non indignarti del fatto che pratichi l’ignobile arte della propaganda: sono tutti carissimi amici e nessuno è cattivo. Così non avrai noie nelle loro risposte e, soprattutto, non svilupperai idee personali, che nel radioascolto è una caratteristica molto sgradita.

Ricordati di elogiare l’eccellenza della qualità delle trasmissioni che ascolti. In particolare non dimenticarti di fare i complimenti a WYFR – Family Radio per il servizio delle loro news, sempre degne della massima attenzione.

Spedisci sempre gli auguri di Pasqua e Natale soprattutto alle redazioni di quelle emittenti che non li festeggiano. Dimostrerai così di essere disponibile al rispetto degli altri e parteciperai alla costruzione della pace del mondo, che è il fine principale del radioascolto.

Se non ricevi risposta da un’emittente non pensare MAI che sia per il loro disinteresse nei confronti di quello che scrivi!! Anzi, prendi la buona abitudine di pensare che quello che scrivi tu è importante per la conoscenza universale e che nessuno può permettersi il lusso di ignorarlo. Puoi sempre dare la colpa alle poste, o argomentare con sussiego e supponenza della scarsa attenzione nei confronti dell’uditorio da parte di quella stazione, che non si è mai vista una radio che sia fatta per trasmettere programmi e non per mandare adesivi e bandierine a chi glieli richiede, come si permettono?

Quando ascolti il tuo nome citato in un programma sorridi sempre di autocompiacimento. Lo vedi? E’ facile sentirsi importanti, TU sei stato citato dalla redazione italiana perché TU sei importante per loro. Gli ascoltatori hanno ascoltato il TUO nome sulle onde radio, oggi sei TU il protagonista. Ringrazia per gli applausi, te li sei meritati.

Disprezza Internet ogni volta che puoi! Internet è lo strumento del diavolo perché permette a tutti di ascoltare le stazioni lontane in studio quality e questo non va bene. Le onde corte hanno sempre un futuro e internet e le trasmissioni via satellite non possono nulla contro i transistor del Sangean. Internet permette alla gente di parlare e comunicare, come osa?

Non partecipare a forum, mailing list, Facebook o altre iniziative di discussione. Il bravo radioascoltatore, proprio perché tale, mantiene intatta la sua verità e cura personalmente i suoi contatti. Se proprio fa parte di un gruppo on line (ma Internet è lo strumento del diavolo, ricordi?) esprimerà il suo risentimento verso tutti quelli che non lodano Radio Cina Internazionale, limitandosi a esprimere inutili idee personali che non interessano a nessuno e cercando di entrare in quello che loro chiamano "dialogo" e che tu definisci, più giustamente, "polemica".

Associazione Italiana Radioascolto: solo l’Assemblea Ordinaria decide su Radiorama!

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Torno sulla decisione del Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana Radioascolto (che il 99% dei lettori del mio blog probabilmente non sa che cosa sia), di chiudere la pubblicazione cartacea dell’organo sociale “Radiorama” a far data dal prossimo 31 dicembre.

Dopo la pubblicazione del mio precedente articolo, il 19 luglio scorso [1], il silenzio totale continua a regnare su una decisione così delicata e, soprattutto, sulle domande cha abbiamo indirettamente rivolto all’Associazione.
Anzi, nessuno sembra proprio dire nulla.

L’imbarazzo è compensibile, il silenzio molto meno.

Non solo non si sa che cosa pensino di questa decisione gli stessi dirigenti che l’hanno approvata, stando a quanto riferito dal Presidente Venturi “dopo uno scambio di centinaia di email durato oltre un mese” [2], quindi, a sentir lui, dopo una fase vivacemente partecipata e travagliata.
La delibera del 5 luglio, del resto è stata approvata all’unanimità.

Non si capisce, quindi, la necessità di scambiarsi centinaia di e-mail in un lasso di tempo così lungo (un mese di discussione in Internet è una vita intera) se tutti erano d’accordo. Dunque, nessuno dei componenti il consiglio direttivo ha votato contrario. [3]

E questo è un dato granitico e inconfutabile.

Tanto inconfutabile che il Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana Radioascolto non si è accorto della cosa più importante: che non tocca a lui decidere delle modalità di pubblicazione di “Radiorama”.

Loro, tutt’al più, possono fare una proposta, chi decide che cosa si fa e che cosa non si fa dell’organo ufficiale è l’Assemblea Ordinaria dei soci.

Non ci possiamo fare niente se l’Associazione Italiana Radioascolto si è data uno statuto che al comma e) dell’articolo 12 recita testualmente:
“L’Assemblea Ordinaria delibera in merito a: approvazione, su proposta del Consiglio Direttivo, delle modalità di pubblicazione e diffusione dell’Organo Sociale”[4]
Quindi, il Consiglio Direttivo propone e l’Assemblea dei Soci dispone.
Se la sono data loro questa regola, la colpa non è di nessuno.

E siccome per effetto dello stesso articolo dello Statuto [4], l’Assemblea Ordinaria dell’AIR si tiene di norma entro il 30 giugno, e la delibera del Consiglio Direttivo è del 5 luglio, occorre attendere la prossima Assemblea prima di poter chiudere baracca e burattini.

Per cui non si può dire, come dice il Consiglio Direttivo: “Ne consegue che la pubblicazione di radiorama su supporto cartaceo cesserà con il numero dicembre 2011” [3], perché dal voto all’unanimità del Consiglio Direttivo non consegue un bel niente se non l’obbligo di portare la discussione in assemblea. Dopo, e solo dopo, Radiorama di carta potrà andare in pensione.
E non si può indire un’assemblea straordinaria nel frattempo, perché il loro statuto (che, ripeto, si sono dati autonomamente e liberamente) prevede che su questa materia sia l’assemblea ordinaria a decidere (non quella straordinaria o il Consiglio Direttivo).

Se, poi, le persone che si occupavano della rivista non vogliono più occuparsene da soli, che si trovino altri volontari.
Se non ci sono i soldi l’associazione può essere sciolta e ne decadrebbe l’obbligo di mantenere un organo sociale.
Ma sono solo ipotesi. Ho già chiarito come dal gruppo di fans su Facebook dell’AIR si evinca che vi sono circa 2800 fan. Se ciascuno di loro tirasse fuori due euro, che non pesano a nessuno, l’AIR si ritroverebbe in cassa la non disdicevole sommetta di 5600 euro, più che bastevoli per far sopravvivere, magari con una periodicità più dilatata, la rivista fino alla prossima assemblea.

Sarebbero solo due euro a testa. Certo, non si può pretendere che gli aficionados dell’Associazione li tirino fuori per forza, ma ci si possono porre delle legittime domande sul perché non lo facciano.

[1] http://tinyurl.com/3qf2xwb
[2] https://www.valeriodistefano.com/public/centinaiadimail.png
[3] https://www.valeriodistefano.com/public/airunanimita.png
[4] https://www.valeriodistefano.com/public/airassemblea.png
[5] https://www.valeriodistefano.com/public/airfacebook.jpg

Radiorama: l’Associazione Italiana Radioascolto cessa la pubblicazione cartacea

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Il radioascolto italiano è stato messo definitivamente K.O. da Internet.

Senza “se” e senza “ma” la rete ha fatto piazza pulita delle manie di grandezza, protagonismo e di accentrazione personale delle decine di iniziative personali e associative italiane.
Negli ultimi 10-15 anni,  mentre i “guru” del radiantismo italiano rilasciavano interviste telefoniche a servizi radiofonici in lingua italiana di pura propaganda politica, che nulla hanno a che vedere con il concetto di informazione, la gente ha potuto tranquillamente ottenere informazione di prima mano e non filtrata direttamente dalle emittenti di maggiore interesse.
Mentre alcune persone si sono sforzate e continuano a sforzarsi di creare un “bollettino” su carta  da mandare a 30 indirizzi, la gente si collega in diretta, scarica podcast, ascolta, commenta, critica, interagisce in tempo reale con i contenuti.
Mentre si creano mailing-list ad accesso chiuso, in cui i contributi devono essere supervisionati dal moderatore di turno, la gente apre blog, si scambia e-mail, SMS, messaggi su Twitter.
Mentre qualcuno vince l’ennesimo viaggio-premio in Cina rispondendo alle domande pilotate sulla “cultura cinese”, il governo di quel paese sta tentato di imporre la censura sui contenuti dei principali motori di ricerca e nella rete nascono movimenti di netta opposizione e denuncia.
Mentre qualcuno collabora con riviste che pubblicano le informazione due mesi più tardi, due appassionati di radioascolto agli estremi opposti nel mondo si scambiano una mail con informazioni fresche e fruibili.
Mentre qualcuno impagina una rivista usando software antidiluviani qualcun altro installa una piattaforma open source e in pochi minuti è on line.

Il radioascolto italiano ha sempre avuto paura della rete, perché la rete significa confronto, critica, esposizione alle opinioni altrui.
Ognuno ha cercato di sopravvivere allo tsunami della rete come poteva. Chi continuando a cercare di andare controcorrente, finché la corrente non lo ha trascinato via, chi chiudendosi nel suo guscio, con l’illusione di non essere visto, chi gonfiando a dismisura dati e risultati pur di poter dichiarare di avere visibilità e credibilità.

L’Associazione Italiana Radioascolto, con delibera del 5 luglio scorso, ha dichiarato la fine della stampa cartacea dell’organo sociale “Radiorama”. [1]
Lo ha annunciato il Presidente Giancarlo Venturi sul blog http://air-radiorama.blogspot.com.

Ma c’è di più. Con un articolo del 17 luglio, intitolato “1982-2012: Cambiamenti in AIR” lo stesso Giancarlo Venturi spiega in modo più informale e scevro dal burocratismo dei freddi comunicati ufficiali le ragioni della decisione.
Ed è qui che ci sarebbe e c’è molto da dire.

Scrive Venturi: “Dopo 30 anni il Consiglio Direttivo, (…) , si è trovato di fronte ad una scelta per il futuro: continuare con la rivista radiorama così strutturata oppure impiegare le nuove tecnologie di comunicazione?” [2]
C’è da chiedersi: “nuove tecnologie” da quando? Il web è disponibile al grande pubblico da almeno un decennio, la stessa AIR gestisce il dominio air-radio.it dal 31 maggio 2006 [3], e addirittura il dominio radiorama.it dal 28 gennaio 1997 [4].
E, a questo punto, ci si può chiedere a maggior raggione: “nuove” per chi??

Prosegue il Presidente: “Il budget dell’AIR non consentiva entrambe le scelte, anzi, anche solo la seconda era a rischio bilancio.” [5]
Quindi, le motivazioni di questa scelta sono principalmente di ordine economico. Bene. Da dove vengono i finanziamenti di una associazione come l’AIR? Principalmente ed essenzialmente possono e dovrebbero venire dalle quote sociali in primis, dalla vendita degli abbonamenti alla rivista in secundis, e, in ultima analisi dalle donazioni o dazioni volontarie dei soci.
E’ chiaro che se quello del bilancio è un rischio anche solo per l’ipotesi di “impiegare le nuove tecnologie di comunicazione” l’osservatore esterno non può che dedurre che le quote sociali non ci sono o, se ci sono, non sono sufficienti a garantire il prosieguo delle attività così come sono state portate avanti fino ad ora. Se non ci sono quote sociali sufficienti, probabilmente le entrate derivanti dalla vendita degli abbonamenti soffriranno della stessa contrazione. E forse neanche le donazioni volontarie contribuiscono a sanare un budget che, per stessa ammissione del vertice dell’Associazione, sarebbe “a rischio”.

Venturi comunica: “Sin da ora è possibile a tutti (Soci e non) accedere al blog http://www.air-radiorama.blogspot.com/
Mi domando, in tutta sincerità, dove risieda il valore intrinseco della comunicazione, se nel fatto che esista un blog, quindi una nuova risorsa informativa, o nel fatto che questa risorsa, oltre ad esistere, sia accessibile anche ai non soci.
Anche qui la domanda nasce spontanea: che cosa ha spinto l’AIR a scegliere di essere ospitata da una piattaforma come Blogspot (che fa riferimento a Google!) anziché investire pochi euro (che non contribuiranno certo a farla andare fuori bilancio) in un hosting Linux su Aruba (cioè dove lo stesso dominio air-radio.it è ospitato), scaricare gratuitamente un programma come WordPress, configurarlo ed essere in linea in modo autonomo in un quarto d’ora? Dubito che la risposta arrivi mai, ma intanto la domanda è stata fatta.

E ora parliamo di cifre.
Venturi riferisce che: “Dopo tre settimane dall’ inizio il blog ha già collezionato oltre 5000 visualizzazioni.” [6]
Non commento l’uso del verbo “collezionare” e mi riferisco al mero dato numerico riferito.
Una “visualizzazione” in Internet non corrisponde, necessariamente, a un accesso. La cifra rivela quante volte una pagina sia stata cliccata, indipendentemente da chi l’abbia collegata.
Una persona può avere visualizzato dieci pagine, un’altra solo una. Totale, 11 visualizzazioni e due persone “reali”.
Se, in teoria e in pratica, una persona si mettesse a cliccare dalla mattina alla sera sul sito, il contatore schizzerebbe a cifre ben più alte, ma sarebbe sempre e comunque una sola persona a guardare il blog.
Sia chiaro, non si tratta di dati falsi o falsati, beninteso, si tratta semplicemente di dati inutilizzabili ai fini statistici.
Prova ne sia il fatto che le visualizzazioni, al momento di scrivere questo articolo, sono passate a oltre 5800, arrivando da 238 al giorno a 430 negli ultimi due giorni.

E Facebook? Questa mattina il gruppo dell’AIR fondato da Fiorenzo Repetto contava 2799 “membri”. [8] Se ognuno di loro avesse fatto clic su un paio di link del blog (pure segnalati da Repetto) le 5000 visualizzazioni sarebbero state raggiunte in poche ore, non in tre settimane.

Ma, soprattutto, se il gruppo Facebook dell’AIR conta quasi 2800 membri, com’è che l’Associazione chiude la rivista per mancanza di budget?

Sono solo domande. Ci servirebbero solo delle risposte.

[1] https://www.valeriodistefano.com/public/deliberaair.png
[2] https://www.valeriodistefano.com/public/nuovetecnologie.png
[3] https://www.valeriodistefano.com/public/nicair.png
[4] https://www.valeriodistefano.com/public/nicradiorama.png
[5] https://www.valeriodistefano.com/public/budgetair.png
[6] https://www.valeriodistefano.com/public/oltre500.png
[7] https://www.valeriodistefano.com/public/airvisualizzazioni.png
[8] https://www.valeriodistefano.com/public/airfacebook.jpg

Su RadioTre “Io non ho paura”, per muoversi con sicurezza nella foresta di Internet

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Diavolo d’un computer! Mi chiede di diventare amico di facebook, di mettere le mie musiche nel cloud, poi mi consiglia di cambiare il browser, di aderire all’open access e di fare qualcosa di misterioso con una piattaforma Ushahidi. Chi mi salverà?

Non perdiamoci d’animo! Radio3 scienza inaugura la prima guida on air per salvarsi nell’on line.

Per chi batte la tastiera usando un dito alla volta e per chi si sente già un mezzo geek, un secchione della rete, ma ha ancora paura della foresta di Internet.

Tutti i venerdì, dal 24 giugno, a Radio3 scienza.

I 70 anni “commuoventi” della Redazione Italiana di Radio Cina Internazionale

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Oggi mi è arrivata una mail da Radio Cina Internazionale in cui mi si informa del compimento del 70° anniversario delle loro trasmissioni in italiano.

Una volta mi piaceva ascoltare certe emittenti straniere, scrivere, ricevere le loro risposte. Mandavano un sacco di gadgets e solo sapere che un segnalibro o un ritaglietto di carta velina provenivano dalla Cina era una soddisfazione straordinaria.

Ma allora non esisteva Internet, non c’era la posta elettronica, non si poteva contare sulle antenne paraboliche, i segnali arrivavano via onde corte e, soprattutto, ero molto più giovane e scemo.

Adesso sono invecchiato, la radio mi serve per ascoltare programmi veramente interessanti (quindi non propaganda) in casa e in macchina, le stazioni straniere le ascolto via satellite o in streaming, perché una delle cose per cui non smetterò mai di ringraziare la vita è la rete.

Sono vecchio, dunque, ma so ancora leggere e, soprattutto, so come è fatta una mail.

Apro l’invio della Redazione Italiana di Radio Cina Internazionale e, come spesso succede, ritrovo il mio indirizzo nel campo “To:” assieme a quello di una ventina di altre persone.

Gentili, non ci sono dubbi, così se io avessi voluto NON far conoscere il mio indirizzo di posta elettronica ad altri ascoltatori di Radio Cina Internazionale, sono stato accontentato, eccomi lì.

Del resto non posso proprio lamentarmi, perché anch’io, a mia volta, possono conoscere i dati degli altri, anche se non me ne importa proprio nulla, e vissero tutti felici e contenti.

Il “blocco” di destinatari della mail non è molto corposo, alcuni indirizzi vengono addirittura ripetuti più volte (chissà perché, magari pensano che sia una cosa importante), ed è organizzato in ordine alfabetico dalla S alla Z. Quindi questo non solo vuol dire che un servizio pubblico come quello delle trasmissioni per l’estero della radio di stato cinese non disponga (o non voglia disporre) di una mailing list chiusa che salvaguardi la privacy dei propri componenti (che, immagino, non avranno dato quei dati perché venissero ridiffusi in rete), ma che, se tanto mi dà tanto, i destinatari delle comunicazioni in italiano via posta elettronica dovrebbero essere circa 200.

E’ un sistema che sta tirando le cuoia, perché è evidente che il “ritorno” in termini di interesse è particolarmente basso.

Però anche quest’anno ci teniamo il concorsino. Per partecipare bisogna rispondere ad alcune domande. Una è: “Radio Cina Internazionale ha in programma di stabilire quante sedi generali all’estero?”. E va beh, se non lo sanno loro…

C’è anche spazio per una lacrimuccia: “Nell’arco di 70 anni sono state raccontate molte storie commuoventi: innumerevoli sognatori hanno raccontato in varie lingue i cambiamenti della Cina; numerosi giornalisti coraggiosi presenti sui luoghi degli eventi hanno registrato razionalmente i cambiamenti internazionali; molti ascoltatori che non abbiamo mai incontrato sono diventati i nostri più fedeli compagni di viaggio…….”

C’è di che immaginarseli questi sognatori, queste storie “commuoventi”, questi giornalisti coraggiosi che hanno “registrato razionalmente” i cambiamenti internazionali.

Peccato per loro che non ce ne fossero, o siano stati assai poco coraggiosi, quando il 4 giugno del 1989 si compiva la strage sulla Piazza Tienanmen.

Torna il Radio Tre in Festival a Cervia fino al 17 marzo

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Eccoci qui per il quinto anno a Cervia con la felicità di essere accolti da una cittadina amica e con la curiosità di incontrare i nostri ascoltatori. Perché è inutile girarci intorno: il cuore di questo nostro festival sono sì gli ospiti protagonisti dei nostri incontri, le parole e i suoni che riempiranno il Magazzino del Sale e il Teatro Comunale – e da questo punto di vista in questi giorni offriremo qualcosa di particolare – che merita quest’anno un’attenzione speciale. Ma accanto, più o meno segretamente, scorre un altro festival altrettanto importante e ricco. Dove, per le strade e le piazze di Cervia, i protagonisti sono coloro che ascoltano Radio3 e vengono qui a portarci le loro idee, i loro gusti, i loro giudizi sempre affettuosi anche quando sono critici. In questo altro festival scopriamo cosa gli ascoltatori e le ascoltatrici pensano di noi, dei nostri programmi vecchi e nuovi, di quello che in questo anno abbiamo combinato. Perché il pubblico di Radio3 è fatto così e questa è Radio3: una comunità di persone che condividono molte cose, in primo luogo la passione per la bellezza e l’intelligenza, ma amano discutere di tutto, soprattutto di quello che amano. Perché è solo così che ci si arricchisce a vicenda e si evita il rischio che aleggia su tutti, oggi in questo nostro paese: rinchiudersi nel recinto delle cose che si conoscono – e magari si amano – già, diffidare di quello che ci è estraneo e straniero. La sfida della cultura &egr ave; invece quella di abbattere i recinti, di combattere questa tentazione. Più cultura e meno paura: potrebbe essere lo slogan di questa edizione del nostro festival che arriva in tempi difficili per tutto quello che è culturale, teatrale, musicale. Un mondo vittima di tagli provocati da una crisi economica che non accenna a finire ma anche da una strana cecità che per risparmiare sul presente impoverisce il futuro. Continua la lettura di “Torna il Radio Tre in Festival a Cervia fino al 17 marzo”

Radio Tre ricorda i venticinque anni dalla morte di Elsa Morante

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Radio3 ricorda Elsa Morante a partire da Sabato 20 Novembre alle ore 18:00 con una puntata speciale de La Grande Radio dedicata alla scrittrice.
Tra i frammenti sonori riproposti il racconto di Alberto Moravia, sul difficile carattere di Elsa Morante, della sua grande immaginazione, del suo orrore per la realtà. E poi il ritratto di Enzo Siciliano e Lina Sastri che legge alcune pagine di Menzogna e sortilegio e Raffele la Capria che legge un brano da L’isola di Arturo.

Giovedì 25 Novembre , venticinquesimo anniversario della scomparsa della scrittrice i programmi di Radio3 dedicheranno parte del loro spazio al ricordo di Elsa Morante. A partire da Fahrenheit che ospiterà dalle 15:00 le voci di amici, scrittori, critici ma anche le voci degli ascoltatori chiamati a confrontarsi con la modernità e la sensibilità della sua scrittura. Tra gli ospiti Carlo Cecchi, regista, attore  amico della Morante, Giuliana Zagra della Biblioteca centrale di Roma che sta curando l’archiviazione dei manoscritti e dei materiali morantiani. Alle19:00 Hollywood Party ricorderà in particolare le opere letterarie della scrittrice romana portate sul grande schermo da Luigi Comencini (La Storia) e Damiano Damiani (L’isola di Arturo). A partire dalle 20.00 invece Radio3Suite proporrà alcuni frammenti di opere di Elsa Morante musicate dai grandi compositori della musica contemporanea del panorama italiano.

Chiara Valerio – E’ vostra la vita che ho perso – Manuela Mandracchia e Sandra Toffolatti

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È vostra la vita che ho perso di Chiara Valerio
con Manuela Mandracchia e Sandra Toffolatti

16 Marzo 1978. Una camera dell’ospedale psichiatrico di Santa Maria della Pietà. All’interno, una dottoressa trasferita dall’ospedale psichiatrico di Gorizia e una donna in cura perché sente le voci. Gli echi delle voci umane, dei chiavistelli e dei cicalini parlano alle orecchie della donna sul letto e incuriosiscono la dottoressa. Una radio o forse solo un’altra suggestione che annuncia il rapimento di Aldo Moro. L’utopia realista di Basaglia e dei suoi allievi, di restituire la follia alla società e i gesti e le esitazioni di due donne, che, senza deciderlo, restituiscono normalità alla realtà.

Radio Tre – Giosue’ Calaciura – Un’altra storia – scene grottesche da un attentato

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Martedì 26 ottobre 2010 ore 21.00
per la regia di Lisa Ferlazzo Natoli

Un’altra Storia. Scene grottesche da un attentatodi Giosuè Calaciura
con Alfonso Santagata e Fortunato Leccese

Due attentatori di mafia attendono la loro vittima: è un magistrato. I due mafiosi dovranno azionare il radiocomando per fare esplodere l’auto su cui viaggia. L’agguato sembra ricalcare quello a Giovanni Falcone, alla moglie e alla scorta. Nel dialogo tra i due mafiosi, uno più giovane, l’altro con più esperienza, l’attesa, la preparazione, il passato e il futuro diventano il resoconto surreale e grottesco di un destino collettivo che poteva essere diverso. Il radiocomando della strage pronto per la detonazione e la radiolina portatile che diffonde le note dei concerti per pianoforte e orchestra di Mozart, s’intrecciano e si confondono sino alla sorpresa finale.

Radio Tre: una festa lunga un mese

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1950-2010 SEMPRE NUOVA RADIO3
UNA FESTA LUNGA UN MESE
I RADIODRAMMI
Martedì 26 Ottobre Ore 21.00
Martedì 09 Novembre Ore 21.00

La radio è il centro intorno al quale si sviluppano i quattro radiodrammi che Radio3,  per festeggiare i suoi primi sessant’anni,  ha commissionato ad alcuni tra i migliori talenti della narrativa italiana –Giosuè Calaciura, Carlo D’Amicis, Nicola Lagioia , Chiara Valerio – anche collaboratori abituali di Radio3, alcuni in voce, altri dietro le quinte, alcuni recenti ed altri di lungo corso, tutti conoscitori delle regole, dei segreti, delle insidie e delle potenzialità del mezzo radiofonico. Le  serate in diretta dalla Sala A  di via Asiago sono affidate a due registi della nuova generazione teatrale: Lisa Ferlazzo Natoli e Francesco Saponaro. Nessun montaggio in studio, nessuna post-produzione, ma tutto rigorosamente dal vivo, come un concerto o uno spettacolo teatrale che avvengono in un luogo e in un momento stabiliti. Una modalità di produzione che vuole catturare dal vivo le potenzialità e l’originalità di un "genere?, quello del radiodramma, da esplorare e rivalutare.