Un’intervista a Lorenzo Berardi sul radioascolto

Pubblico di seguito l’intervista che ho rilasciato al giornalista Lorenzo Berardi in occasione della preparazione del suo libro sulle radio in italiano di Oltrecortina degli anni ’60, ’70 e ’80. Insomma, un giornalista del suo livello ha scelto di intervistare proprio me sulla mia esperienza di radioascoltatore. Troppa grazia! Riporto l’intervista così come l’ho rilasciata (probabilmente in sede di pubblicazione definitiva subirà alcune necessarie modifiche).

1. In che anno hai cominciato a sintonizzarti regolarmente sulle trasmissioni in italiano dall’estero di radio europee e qual è stato, a tuo avviso, il loro periodo migliore dal punto di vista della qualità dei programmi?

Ho cominciato a smanettare con le prime radio in onde medie dai primi anni ’70, quando da casa mia si potevano ascoltare Radio Montecarlo in italiano e in francese, Radio Monteceneri, Radio Luxemburg (la sera) e, con un po’ di fortuna e propagazione favorevole, Radio Capodistria. Avrò avuto sì e no 10 anni.
Dal punto di vista della scoperta delle trasmissioni in italiano, il mio primo rapporto di ricezione a un’emittente straniera risale al 1981.
Gli anni ’70 furono davvero formidabili per la varietà e qualità di trasmissioni in italiano. Quando cominciai a fare radioascolto attivo come BCL qualcosa stava già cambiando. Ad esempio di lì a poco avrebbe chiuso la redazione italiana della BBC.

2. Tu vivi a Roseto, ma sei nato a Colonia, sede per anni della redazione italiana di Deutschlanfunk. In un’intervista su Radio Magazine nel 2008 raccontavi di passare spesso a trovare i redattori italiani a Colonia. In che anni li visitavi e da quante persone era composta all’epoca la redazione (oltre a Nazario Salvatori ricordi i nomi di altri redattori)?

Per la precisione sono nato a Bergisch-Gladbach, comune a 12 km da Colonia. Ho visitato la Deutschlandfunk più volte negli anni ’80 (prima che la redazione italiana diventasse parte della Deutsche Welle), tra gli altri redattori del programma italiano mi piace ricordare Franco Coppari, Anna Maria Quarta (che allora era sia redattrice che segretaria), e il direttore Ulrich Ritter.

3. Nella medesima intervista, racconti che con i redattori di Deutschlandfunk parlavate anche di Radio Berlino Internazionale: come era seguita RBI dai loro ‘avversari’ nella Germania Ovest, la si ascoltava e se sì cosa se ne pensava? La sua esistenza veniva mai nominata in onda oppure era taciuta agli ascoltatori?

A livello di conversazione informale sì, si parlava di Radio Berlino Internazionale, a cui, evidentemente, la Deutschlandfunk faceva da contrappeso con un servizio di contropropaganda caratterizzato però da ottima qualità e professionalità nella confezione del programma finale. Ma non se ne è mai parlato a livello di “avversari”. Tutto si svolgeva con la massima pacatezza e rispetto. Non penso ci fosse la consuetudine di non nominare mai i fratelli separati dell’Est, probabilmente sarà successo, soprattutto per le notizie comprese nel programma DX speciale per radioascoltatori. Non penso sia mai esistita una sorta di “pregiudiziale” a parlare di RBI.

4. Come radioamatore (spero che la definizione sia ok per te)

La definizione va benissimo, grazie!

4. ascoltavi i programmi e scrivevi anche alla redazione italiana di Radio Berlino Internazionale?

Sì, lo facevo regolarmente, come regolarmente scrivevo a TUTTE le redazioni in lingua italiana.

4. La fine annunciata di quell’emittente il 2 ottobre del ’90 poteva essere evitata tramite una fusione con Deutschlanfunk oppure trovare un punto d’incontro fra ‘La Germania vi parla / Germania Sera’ e ‘La voce della RDT’ era impensabile per motivi ideologici e culturali?

Dubito fortemente che la fine di Radio Berlino Internazionale si sarebbe potuta evitare con una fusione con la Deustchlandfunk. Ormai la sua credibilità e la sua informazione di regime erano talmente inquinate che la reputazione dell’emittente non poteva che uscirne compromessa. Quindi, al di là dei muri ideologici, sono stati i trascorsi culturali a risolvere il problema. Eppure sarebbe stato bello poter contare sul parco frequenze in onde corte della DDR per il rilancio di un programma in italiano. Ma è stata un’utopia che ha visto il plauso di pochi isolati idealisti e il disinteresse delle autorità di governo tedesche.

5. Quali altre emittenti estere che trasmettevano in italiano da oltre la Cortina di ferro ascoltavi?

Le ascoltavo tutte con sufficiente regolarità. Da Radio Mosca, a Varsavia, passando per Budapest, Bucarest e Tirana. Quando si è radioascoltatori lo si è a 360°.

5. E con quali di esse eri in contatto epistolare?

Con tutte. Spedivo regolarmente dei rapporti di ricezione, che erano una modalità un po’ romantica e retro di contattare l’emittente. Erano una specie di “controllo tecnico” sulla qualità del segnale. Naturalmente, col senno di poi, le emittenti neanche allora avevano bisogno di sapere dagli ascoltatori come arrivavano qui in Italia e in quali condizioni di ascolto. Lo sapevano perfettamente che certe frequenze erano molto più vantaggiose di altre. Si trattava di pretesti per iniziare e coltivare un contatto epistolare: questo era fondamentale per questo tipo di emittenti, il contatto dell’uditorio, qualcuno che dicesse loro “vi ho ascoltati”. Era una cartina di tornasole per dire che il programma era arrivato a destinazione. E insieme a lui il messaggio propagandistico. Il rapporto epistolare con le stazioni di oltre cortina, inoltre, era incredibilmente gratificante. Rispondevano sempre con molta cortesia e con materiale praticamente introvabile in Italia. Ho ricevuto di tutto: dalle riviste di regime agli adesivi, dal segnalibro all’oggetto premio. Una volta Radio Polonia mi inviò un vocabolario italiano-polacco e viceversa in due grossi volumi.

6. Da ‘ascoltatore di programmi’ e non di emittenti, quali furono le trasmissioni migliori delle radio che trasmettevano oltre Cortina che hai ascoltato? Potresti citarne qualcuna e i suoi contenuti, se li ricordi?

Le trasmissioni più ascoltate in Italia erano quelle dedicate alla posta degli ascoltatori (solitamente a cadenza settimanale) e quelle specifiche per i radioascoltatori (Budapest aveva un enorme club di radioappassionati, con pubblicazioni tecniche autonome e indipendenti). Mi piace però ricordare un programma italiano di Radio Praga, che andava in onda a cadenza quotidiana, e che si intitolava “Il giornale della siesta”. Non era un programma bellissimo, si occupava di mantenere in contatto gli emigrati del centro Europa con i familiari in Italia attraverso dediche e canzonette nazional-popolari in italiano, tedesco e in lingua ceca e slovacca. Nulla a che vedere con i DJ delle radio private, per intenderci, era un programma molto asettico e molto noioso, ma è stato importante per capire come questo tipo di stazioni radio si ponessero di fronte alla logica delle radio commerciali dell’Occidente.

7. Oltre alle tue visite alla redazione italiana di Deutschlandfunk sei mai andato a incontrare di persona i redattori di altre sezioni italiane delle radio che ascoltavi? Se sì, potresti parlarmi di queste visite?

Mi piace ricordare una mia visita alla Radio Vaticana. Pur essendo un non credente ho sempre ammirato la professionalità di questa emittente, la competenza in tema di musica classica (argomento del quale sono appassionato), il taglio dato al notiziario, la competenza dei redattori, tutte persone molto modeste, schive e disponibili all’ascolto delle opinioni altrui.

8. Le uniche due radio dell’ex blocco socialista che trasmettono in italiano ancora oggi – correggimi se sbaglio – sono Radio Tirana (solo su Internet) e Radio Romania Internazionale: ti capita mai di ascoltarle o ti è capitato di farlo in passato? Cosa ne pensi o pensavi?

Ormai la radio la ascolto soprattutto in FM (quando sono in macchina) e in Internet. Quando posso mi piace ascoltarla anche via satellite. Ho un ricevitore ad onde corte ma il raro segnale delle stazioni tropicali o andine è molto più vicino a me dalla postazione del mio computer che dai transistor della radio. Ogni tanto mi capita di riascoltare Bucarest e Tirana. In particolare di Radio Bucarest conservo il ricordo della caduta del regime di Ceausescu, quando sentii distintamente la voce della locutrice in italiano dire “Cari ascoltatori italiani buon Natale. Finalmente possiamo augurarvi buon Natale!!” Fu un’emozione grandissima.

9, Sei in contatto con qualche altro appassionato di radiofonia italiana che ascoltava le emittenti dall’altro lato della Cortina di ferro e che sarebbe disposto a parlarne? Pensavo a persone come Roberto Pavanello, Fiorenzo Repetto o altri: hai contatti mail o telefonici?

Non conosco Fiorenzo Repetto. Con ogni probabilità fa parte della generazione più recente di radioascoltatori. Sono in contatto con Ezio Toffano (oggi dirigente scolastico, con cui ho condiviso l’esperienza del GAMT -Gruppo d’Ascolto della Marca Trevigiana-) e con Franco Probi, già redattore del bollettino mensile Radio Incontro, e oggi responsabile di Nuova Radio, un’emittente che ha già preso a trasmettere in streaming e che lo farà in onde medie (1458 kHz) tra breve.

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Il sondaggio “Personalità del 2019” a Radio Romania Internazionale

Carissimi amici, Radio Romania Internazionale continua il tradizionale sondaggio rivolto ai suoi ascoltatori e utenti Internet, ma anche ai suoi amici sulle reti sociali, invitandovi a valutare quali delle personalità del presente hanno segnato di più, in senso positivo, l’andamento dell’umanità nell’anno che sta per concludersi. In base alle vostre opzioni, la nostra emittente nominerà “La personalità del 2019”.

Chi potrebbe essere e soprattutto perché? Sarà un politico, un leader di opinione importante, un imprenditore, un grande atleta, un celebre artista, uno scienziato o, semplicemente, una persona sconosciuta al grande pubblico, che però vanta una storia esemplare? Come al solito, la risposta appartiene a voi.

Aspettiamo le vostre proposte, accompagnate dalle motivazioni, direttamente sul sito www.rri.ro, inviando un commento all’articolo, via e-mail, all’indirizzo ital@rri.ro, su Facebook, Twitter e LinkedIn, sempre come commento, su WhatsApp al numero +40744312650, via fax al numero +40 21 3190562, o per posta, all’indirizzo Via Generale Berthelot 60-64, CAP 010165, casella postale 111, Bucarest, Romania.

Vi ricordiamo che, in base alle vostre scelte, la Personalità del 2018 a RRI è stata designata la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Nel 2017, il titolo è andato alla grande tennista romena Simona Halep, ex numero 1 mondiale, mentre nel 2016 al presidente americano, Donald Trump.

La personalità del 2019 a RRI sarà annunciata nei nostri programmi e sulle reti sociali il 1 gennaio 2020.


Redazione Italiana
Radio Romania Internazionale
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Tel: + 40 21 303 13 08
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Radicali liberi

Io, da bravo radicale sui generis fin da quando votavo il partito di Pannella (che allora era un signor partito) ascoltavo, in modalità un po’ radical chic e in leggera controtendenza la rassegna stampa di Radio Tre, con gli interventi degli ascoltatori. Non ho mai seguito Stampa e regime di Radio Radicale perché la voce di Massimo Boldrin non mi piaceva e perché mi dava fastidio quello sfrusciar di fogli di giornale con quelle pause lunghe un chilometro che si sentivano a ogni pie’ sospinto nella trasmissione. Ma queste erano le mie scelte. Massimo Bordin era, certamente, molto più di questo. Era un esempio di liberalità e di libertà di analisi assoluta e se n’è andato in punta di piedi, per non disturbare i suoi ascoltatori, dopo 40 anni di rassegna stampa mattutina che sono ben più di una militanza politica, sono delle medaglie al valore. Bordin per molti era la voce del mattino che ti leggeva i giornali mentre andavi al lavoro in macchina. Era l’amico, il fratello, il familiare. Era come lo avvertivi perché era in un certo qual modo “tuo”. Era un qualcuno che ti apparteneva, come solo gli appassionati del mezzo radiofonico sanno sentire i nomi e i cognomi di persone che non hanno mai visto in volto. Massimo Bordin se n’è andato senza sapere come e di che morte morirà la sua Radio Radicale che per lui ha trasmesso il Requiem di Mozart senza sapere, o forse sapendolo fin troppo bene, che il vero destinatario di quell’opera immortale è proprio l’emittente, che ha saputo fare, unica tra le uniche, servizio pubblico con la raccolta di fondi pubblici e contributi dello stato alla pluralità di informazione. È stata la beffa più grande per lui e per tutti i radicali italiani. Morire così, con la rosa nel pugno e centinaia di ascoltatori a tributargli il proprio affetto, dev’essere stata una consolazione per lui. Ma c’è chi alla radio non l’ascolterà più, e questa è una grande e incolmabile mancanza per tutti.

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E’ il World Radio Day. Viva la radio!

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E allora auguri a tutte e tutti voi per il World Radio Day che si celebra oggi.

Non la si ama mai abbastanza, la radio, per tutto quello che ci dà quotidianamente, per cui bisogna festeggiarla e ben vengano queste giornate se riescono a dare così tanta gioia e allegria.

La radio è compagna, ma anche amante, amica e (per qualcuno) moglie. Ho più ricordi personali con la radio che con parenti od amici. E non sono solo, ad esempio, la compagnia di tre ore in un ingorgo, o Radio Maria che ti strasfracassa i coglioni perché sulla scala parlante non c’è altro da ascoltare, i ripetitori del Monte Serra sono andati a farsi benedire e o ti ciucci padre Livio o ciccia.

Quando c’erano ancora attive le trasmissioni in italiano delle radio dell’Est ho assistito alla storia. Ho ascoltato direttamente dalle fonti governative la caduta di Ceausescu, i funerali di Andropov e Cernenko (ho fatto anche questo!), la caduta del muro di Berlino.

La radio è proprio vero che arriva dalla gente, entra nelle case e ci parla direttamente.

E per il World Radio Day mi piace ricordare una voce storica di Radio Uno Rai, Riccardo Cucchi, che se ne va in pensione e ora bisognerà trovare uno bravo almeno quanto lui che ci racconti il calcio.

Perché la radio libera. Perché libera la mente.

(foto tratta dal profilo Facebook di Andrea Borgnino)

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La radio ha 90 anni. 50 sono miei.

Il primo ricordo che ho dell’aradio (perché a Vada la radio era l’aradio, e l’apostrofo si sentiva anche senza scriverlo) era quello della mi’ zia Iolanda (la Iolanda era la moglie del mi’ zio Piero) che sedeva alla macchina da cucire e mentre lavorava ascoltava il “Trentuno Trentuno”, come diceva lei. Verso sera, con l’orario invernale, la mi’ zia Iolanda spostava la rotella “sul centodieci”, e io pensavo che quel “centodieci” fosse una sorta di formula magica per accedere alla voce di Paolo Cavallina, invece era l’abbreviazione stampigliata sulla manopola della frequenza delle onde medie su cui veniva trasmessa Radio 2. In realtà credo di ricordare che si trattasse di 1116 kHz, da Pisa.

La mi’ cugina Mariella, da ragazza, ascoltava sempre la Hit Parade della buonanima di Lelio Luttazzi, sia la trasmissione del venerdì che la replica del lunedì. Era una delle modalità per accedere alle hit del momento, mentre la mi’ nonna Angiolina sentiva sempre “La Corrida”, dilettanti allo sbaraglio presentati da Corrado al sabato e la domenica zitti tutti che c’era “il Gambero” con Franco Nebbia.

Smanettando smanettando ebbi accesso a quell’immenso juke box che era Radio Montecarlo, su 701 kHz (poi diventati 702, ma tanto stai a guardare il capello!). Nomi come Ettore Andenna, Herbet Pagani, Awana Gana, Luisella Berrino e Roberto Arnaldi arrivavano a bomba dalle 6,30 alle 19,30. Tutti i giorni. Ed erano voci che ti entravano in casa in modo permanente, tanto che volevi anche vederne il volto. Chissà come sarà questa Luisella… e questo Awana Gana con quella voce profonda e quel nome così strambo. Accadde che stamparono delle serie di cartoline che riproducevano i nostri beniamini. Bastava richiederle, dicevano, inviando una “cartolina postale” (sapevo una sega io cos’era una cartolina postale!) lì nel Principato di Monaco, che io mi chiedevo se esistesse e dove fosse. Dopo tre mesi le fotografie arrivarono perdavvero, con i francobollini di quel Principato di Monaco che allora esiste sul serio, e fu la prima volta che mi resi conto che con la radio si poteva anche interagire per scritto.

E lo feci. Alle 19,30 Radio Montecarlo finiva le trasmissioni in onde medie, ma restava ancora “collegata” per un quarto d’ora per fare da ripetitore a una stazione protestante europea (seppi dopo che si chiamava Trans World Radio). A seconda di chi c’era a farti il sermone ti offrivano di tutto e di più. Da una copia del Nuovo Testamento a un disco con orrendi canti e inni religiosi, da audiocassette con sermoni a veri e propri libri, tutta roba che doveva costare anche un bel po’, e io scrivevo, scrivevo a tutti, e la paccottiglia protestante arrivava, arrivava a fiumi, tanto che i miei genitori si chiesero seriamente se io non avessi avuto una crisi mistica e chi fossero questi che mi scrivevano.

Alla fine fu la volta della scoperta delle onde corte. Radio religiose a bizzeffe anche lì (ma ormai sapevo già come funzionava il giochino), ma anche e soprattutto le emittenti ufficiali del blocco comunista in una propaganda esasperata. Scrivevo anche a loro, naturalmente, scrivevo a tutte le radio che riuscivo a sentire, la mia buca delle lettere era sempre più inondata di pacchetti, pacchettini, stampe, riviste e così via. Il postino si chiedeva chi fossi mai io per ricevere posta ora da Cuba ora dalla DDR, per non parlare di Pechino e di tutti gli altri che mi scrivevano.

Ma non l’ho solo ascoltata la radio, l’ho anche “fatta”. Sei anni di preziosissimo volontariato presso Antennaerre, emittente di Rosignano Solvay in cui ho vissuto una delle parti più belle della mia vita e che ci vorrebbe un blog intero per raccontare ricordi, emozioni, autobus persi, risate a crepapelle.

La radio ce l’ho nel sangue, e lei oggi compie 90 anni.
Il primo annuncio dell’URI

      Primo messaggio URI

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AIR: la patata bollente

“Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po’ più di destra
ma un figone resta sempre un’attrazione
che va bene per sinistra o destra”

(Giorgio Gaber, Destra-sinistra)

“Radiorama”, l’organo ufficiale dell’AIR, Associazione Italiana Radioascolto, non si pubblica più su supporto cartaceo.

E’ un PDF che tutti possono scaricare. Quindi io l’ho fatto.

Il numero 26 della “rivista” ha una caratteristica strana, non presenta la data in cui è stato pubblicato. Né sulla copertina, né nelle pagine interne.
Della copertina parlerò tra poco. Per il resto colpisce questo limbo radiantistico-temporale diffuso.

Il numero è presentato da Bruno Pecolatto. Sentiamo un po’ cos’ha da dirci (come dicevano quelli delle stazioni radio in lingua italiana quando conducevano la posta degli ascoltatori):

“Un numero sempre ricco di notizie e curiosità che, assieme al BLOG AIR-RADIORAMA, letto in 151 paesi del mondo, oltre 1700 pubblicazioni, oltre 850.000 visualizzazioni ed il Gruppo su Facebook che sfiora le 4000 presenze ci consente una disseminazione globale della Cultura del Radioascolto.”

Pecolatto parla di 850.000 visualizzazioni ottenute dal blog. Un numero decisamente discutibile. Cosa sono le “visualizzazioni”? Semplice, dovrebbero essere le volte in cui un sito viene visualizzato (sulla home page o su una pagina non importa). Ma questo non significa che sono state 850.000 le persone che hanno visitato quel sito, perché una persona può avere cliccato su più pagine. Se mi mettessi a cliccare in continuazione sulle pagine di questo blog per cento volte avrei aggiunto 100 visualizzazioni al numero globale delle mie statistiche. Ma sarei sempre e soltanto UN visitatore.

E poi gli utenti possono entrare più volte in una settimana o in un mese, quindi il dato è assolutamente inutilizzabile. Una domanda più corretta potrebbe essere “Quanti visitatori unici ha ottenuto il blog di Radiorama dalla sua nascita ad oggi??”
E per visitatori unici non intendo gli IP (che possono cambiare di giorno in giorno), ma proprio “quante persone”. A questo nessuno può rispondere, neanche l’AIR. A meno che non si fidi di quei contatorini gratuiti che spopolano in rete.

“4000 presenze” su Facebook. Però, niente male. Già, però come mai di questi 850.000 accessi e di queste 4000 presenze (a questo proposito sarebbe interessante sapere quanti sono soci AIR, è comodo fare un clic su “Mi piace”) SOLO 31 (come ho dimostrato nell’articolo scorso) sono quelli che seguono l’AIR su Twitter??
31 su 4000 corrisponde allo 0,775%. Praticamente una percentuale da Sinistra e Libertà senza il Partito Democratico.
E’ uno squilibrio enorme. Io che mi accontento di 446 “amici” su Facebook, eche ho 81 “followers” su Twitter, raggiungo il 18,36% delle quote. Praticamente sono già in Parlamento.

E della chiavetta USB vogliamo parlare? Vendono una chiavetta USB con i numeri di Radiorama in PDF dal 2004 ad oggi. Va bene, è un loro diritto, la rivista è loro, e se qualcuno gliela compra, in qualsivoglia forma sia, buon per loro, se no tanti saluti e sono, è la legge del mercato.
Ma, cielo, un non socio paga 24,90 euro, gli volete dire qual è la capienza della chiavetta? 2Gb? 4? 8? 16?? Non si sa.

Ma veniamo alla “disseminazione globale della Cultura del Radioascolto”. La copertina l’avete vista tutti, ora io non è che mi scandalizzi per una bella gnocca, tutt’altro, ma, voglio dire, una volta Radiorama metteva in copertina una QSL, la foto di un socio in visita a qualche centro emittente, una radio d’epoca, un raduno radioamatoriale, antenne, trasmettitori, gettonatissima l’antenna del dito del Papa della Radio Vaticana. Ecco, siamo passati dalla Radio Vaticana a queste popo’ di sventole che, per carità, apprezzabilissime, ma uno si chiede cosa c’entrino con il radioascolto. Ve lo immaginate il WRTH che invece delle consuete copertine scegliesse Miss Danimarca in costume da bagno? O Klingenfuss che mostra le grazie perizomate di una biondona teutonica che spumeggia lussuria come una birra nel boccale?

Che uno dice, “Ma no, ma quello è solo un esempio di cosa si può ricevere con il digital SSTV!” Ho capito, ma non è che uno “riceve” esattamente Biancaneve e i sette nani. O una fotografia di prova. Quella lì non mi pare che somigli proprio a Guglielmo Marconi!

Quindi la patata bollente per l’AIR, tanto per cambiare, è rispondere alla domanda: “A cosa serve?”
A cosa serve censurare un socio perché ha scritto una frase latina ritenuta offensiva in una mailing list se poi si pubblica una signora discinta nella copertina del proprio organo ufficiale?
A cosa serve dare regole di ferro come quella di non parlare di niente che non sia radio, quando questa donzella con la radio c’entra come il due di spade quando comanda coppe??
A cosa serve invocare la “Cultura del Radioascolto” (maiuscolo, si badi bene!!) quando la radio serve per guardare un paio di tette e non per informarsi, per capire il mondo, per avere contatto con realtà diverse e uguali (ormai la gente non ascolta più neanche la RAI)??

E’ la “disseminazione globale”, bellezze!

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C’è qualcosa di nuovo nell’AIR, anzi, di antico

Cari Amici, cari soci e simpatizzanti appassionati della radio.

Pensate, sono già passati ben 30 anni da quando abbiamo fondato l’AIR !
Intanto vorrei fa¬rvi avere un cordiale saluto e un ben ritrovati a tutti voi.
Mi sembra ieri, quando, con difficoltà e con molto impegno, abbiamo affrontato l’avventura della fondazione dell’AIR: è difficile immaginare quanti mezzi, tempo e risorse abbiamo messo in questa impresa! Convinti di stare facendo qualcosa di utile e necessario, in collaborazione con tanti amici, tutti accomunati da questa passione per la radio.
  Difficile immaginare, allora, che alcuni di loro ci avrebbero lasciati tanto prematuramente, lasciando in noi una vena di tristezza, ma rafforzando però il desiderio di proseguire il loro gusto per l’hobby del radioascolto e, perché no, per l’Associazione.
C’è voluto quindi tanto impegno ed è stato bello, percorrendo quella strada, avere incontrato e conosciuto tanti nuovi amici e  colleghi, che si sono man mano associati all’AIR per condividerne le sorti e spartito con noi la comune passione per il radioascolto. Un saluto soprattutto a quelli che si sono impegnati negli anni e che si sono fatti in quattro per far progredire l’associazione: grazie a tutti, siete stati bravissimi e tutti abbiamo apprezzato la vostra collaborazione.
Passando gli anni, si è trasformata anche la tecnologia, che si è evoluta, proponendo nuove soluzioni, sia per la gestione della nostra Rivista e sia per la pratica dell’hobby, che si è evoluto e modificato. Forse in parte ha perso un poco del suo fascino iniziale, ma la caccia, la ricerca e l’ascolto difficile delle stazioni lontane continua a tenere in vita questa originale attività. Il nostro hobby ha saputo adeguarsi ai nuovi tempi superando gli ostacoli che si sono presentati. Lo stesso è stato per l’AIR, che, anche se con notevoli sforzi organizzativi, sta superando le novità che si sono imposte con il rinnovamento di Radiorama e delle altre pubblicazioni.
Grazie quindi a tutti, in particolare a quelli (e sono tanti) che si sono dati da fare in tutti questi anni e in silenzio hanno lavorato, anche nell’ombra, per una Associazione che, non pare vero, ha resistito con meritevole impegno alle novità sopraggiunte.
Quindi la mia lettera vuole essere un ringraziamento in particolare per quelli che, defilati, hanno lavorato per l’Associazione: grazie, colleghi! Però la mia lettera vuole anche essere un addio a tutti voi, a quelli che credono in una certa idea di condotta, di tolleranza e di disponibilità.
Mi vedo costretto con questa mia a rassegnare le dimissioni da Presidente onorario dell’ AIR. Da parte mia non è più possibile continuare a fare, inutilmente, discorsi seri ed etici in un’ottica di correttezza come era sempre stato negli anni.
Come parte di voi già sa, sono stato chiamato dal Tribunale di Roma a ricoprire l’incarico di Presidente di un Collegio Arbitrale per dirimere una questione richiesta da un socio dell’AIR, ai sensi del nostro Statuto, nei confronti di un altro socio.
Ho presieduto quindi questo Collegio nell’istruttoria, sentendo le tesi del socio Marsiglio che aveva chiamato in causa il Presidente dell’Associazione, avvocato Giancarlo Venturi. Abbiamo approfondito con i colleghi del Collegio arbitrale tutte le tesi, che ci hanno costretto ad una fatica improba, con un dispendio di energie e di soldi, ma con assoluta imparzialità.
Quando però poi abbiamo deliberato, su indicazioni del Tribunale di Roma, di condannare e di censurare l’operato del presidente Venturi nei confronti del socio  Marsiglio, lo stesso Presidente ha ignorato la sentenza e il lodo del Collegio arbitrale: non lo ha neppure considerato.
Ecco il perché delle mie dimissioni di fronte a tanta insensibilità e sicumera, per cui ho deciso che non è più il caso di continuare a convivere in un’Associazione come la nostra. Mi piange il cuore, ma il mio ruolo in questa Associazione non ha più ragione di essere. Il mio era un ruolo “ombra”, ma avendo fondato l’AIR con altri baldi e intrepidi giovani, ora, allo stato delle cose non mi sento più partecipe.

Grazie della vostra attenzione e buoni ascolti.

Manfredi Vinassa de Regny

—-

Questa è la lettera con cui Manfredi Vinassa de Regny ha comunicato agli amanti della radio e del radioascolto, le sue dimissioni dall’Associazione Italiana Radioascolto.

Mi pare che le parole di Manfredi parlino da sole e che non ci sia bisogno di ulteriori commenti.

Quello che sì, si può fare, è tentare di capire quel che è successo all’AIR in tutti questi anni, al di là delle ragioni che hanno opposto il signor Marsiglio al Presidente dell’AIR e che hanno indotto un Collegio Arbitrale ha censurare il comportamento di quest’ultimo. Ci risulta da che mondo è mondo, le decisioni inappellabili, una volta aventi forza esecutiva, non possono essere sgattaiolate e devono essere eseguite, qualunque cosa dispongano.

L’AIR è giunta a questo triste epilogo perché non ha saputo adeguarsi ai tempi e alle evoluzioni di un hobby frequentato da quattro gatti. E’ inutile che si insista a dare la caccia a Radio Putipù in banda tropicale quando la si può ascoltare accedendo a internet e in studio quality. Anzi, se uno vuole si può anche scaricare il podcast così se l’ascolta mentre va a fare jogging o coltiva i pomodori per la conserva di cui manderà la ricetta a Radio Mosca.

Non si può fare una rivista a pagamento che contenga ascolti, schedules, informazioni e articoli che ben che vada andranno nelle mani degli interessati un mese emezzo dopo essere stati passati in redazione e, quindi, largamente “scaduti” dal punto di vista dell’utilità. Per la verità nemmeno una rivista gratuita con queste caratteristiche sarebbe vagamente fruibile. Per comunicare a un amico che è ascoltabile Radio Bottillon Troppober su quella data frequanza, basta una mail, un SMS, una nota su un blog.

E’ la rete che ha ucciso l’AIR, e non c’è niente di male. Le idee circolano, e in una mailing-list, il cui scopo è proprio quello di far circolare le idee, è improponibile scrivere “Chi entra nella lista accetta il giudizio insindacabile del moderatore e le eventuali sanzioni per violazione del regolamento” e “Polemiche o attacchi personali possono costituire comportamenti sanzionabili anche penalmente.” Certo, un’offesa palese è sanzionabile penalmente, ma una “polemica” non è altro che l’espressione di un pensiero individuale. E se io ho un’idea diversa da quella del moderatore e questi me la censura? Il suo giudizio è insindacabile, no?? Come si fa a dire che “Nel partecipare alla ML si rinuncia a qualsivoglia diritto alla riservatezza sul contenuto dei messaggi inviati, in quanto diretti ad una generalità indefinita di persone.”?? Ai diritti non si rinuncia mai, se io mi iscrivo accetto che i miei messaggi vadano in mano a una generalità indefinita sì, ma non infinita. Si tratta comunque di una comunità CHIUSA. E quando mi iscrivo il mio indirizzo e-mail glielo lascio, se mi sospendono loro continuano ad avere quell’indirizzo. E non mi dovrei rivolgere al Garante della Privacy, secondo loro, per tutelare i miei diritti? Cosa vuol dire, che possono farci quello che vogliono? No.
Com’è pensabile pretendere che le regole del diritto non valgano per un determinato contesto sociale solo perché uno lo si scrive in un regolamento?

Così si è andati avanti, per anni, troppi. Finché non è arrivato qualcosa che ha rotto irrimediabilmente il meccanismo fatto di tramezzini surgelati mangiati in uno studio a Milano per permettere i “lavori” di qualche riunione operativa, o di mail spedite per decidere se il moderatore Tale doveva essere rimosso dal suo incarico.

E i social network?? Peggio che andar di notte. Ho cercato l’AIR su Facebook? Ecco la risposta:

Su Twitter?? Quanti follower avranno su Twitter??? E’ presto detto, 31.


Triste, solitario y final.

Precisazione del 18 novembre 2013: Alcuni amici mi hanno fatto opportunamente notare che il solo fatto che io non veda la pagina Facebook dell’AIR non significa che non ci sia. Ne prendo atto e correggo volentieri quanto ho scritto -e non ho mai scritto che quella pagina non esiste-, ma questo non cambia minimamente il mio pensiero.

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“Che palle! Che paio di palle!!”

A “Tutta la città ne parla” (RadioTre) qualcuno mi ama. E sia chiaro che io adoro essere amato.

Comunque vengo citato abbastanza spesso per i miei contributi a quella che è una piccola e divertente comunità radiofonica.

Anche oggi hanno (coraggiosamente) letto un mio intervento su Facebook che inizia con “Che palle! Che paio di palle!!” (non si dice “palle!” alla radio), con risatina soffocata del conduttore. Hanno detto che non sono MAI d’accordo. Poi vado a vedere ed in effetti coloro che hanno cliccato un “like” al mio commento sono pochini, solo una persona.

Ma quella persona chi è?? La redazione!!

Cioè, loro fanno un programma, io non sono d’accordo, dico “Che paio di palle!!” e loro sono dicono “Mi piace!”. Adoro essere amato.

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Il Brassens di Radio Tre

Mi è appena arrivata la newsletter di RadioTre, che ascolto frequentemente prima di tutto perché fa figo e io non voglio perdere l’occasione, e poi perché non c’è niente di meglio, e questo le fa onore.

Mi informano che una puntata di “Wikiradio” in onda la settimana prossima sarà dedicata a “George Brassens”. Orrore!! “George” è la forma inglese, quella francese (Brassens era belga) è “Georges”. Perfino Wikipedia in francese lo scrive così.
Una -s riesce a mischiare i mondi.

E’ grave? No, anzi, sì, certo, è gravissimo!

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“Io non voglio dividere la mia libertà con gli altri”

A “Prima Pagina”, la trasmissione di approfondimento dei quotidiani in edicola di Radio Tre, questa mattina ha telefonato un ascoltatore che, dichiarando di votare Berlusconi pur rendendosi conto che i suoi comportamenti privati sono incompatibili con la sua attività di Presidente del Consiglio, ha affermato, tra l’altro “io non voglio dividere la mia libertà con gli altri”, aggiungendo di preferire l’uso della macchina a quello dell’autobus (e va beh, fin lì affari suoi), di detestare i centri sociali, la massa acritica dei ciclisti che vanno in giro tutti insieme.

Tutta la città ne parla”, la trasmissione successiva che si basa proprio sulle telefonate a “Prima Pagina” ha preso la palla al balzo e ha organizzato una delle ennesime programmazioni a tema Berlusconi.

Vi ripropongo l’intervento dell’ascoltatore e il mio.

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Milano: la Polizia Postale “spegne” Radio Padania

Nonostante i ripetuti inviti di adeguamento per trasmettitore che aveva “caratteristiche di funzionamento difformi da quelle prescritte”, da Radio Padania non sono arrivati provvedimento. E così, stando a ciò che riferisce anche il portale Bergamonews.it “da qualche giorno Radio Padania, l’emittente della Lega Nord, non è più udibile in buona parte di Milano perché il trasmettitore che operava sulla frequenza 103,5 Mhz è stato ‘beccato’ dalla Polizia Postale con caratteristiche di funzionamento difformi da quelle prescritte”.

Dunque, l’emittente radiofonica del Carroccio, risulta praticamente “oscurata” in quel di Milano. A confermare il provvedimento e fornire ulteriori ragguagli è stata la stessa polizia postale sulla propria pagina ufficiale: “L’antenna, originariamente situata in comune di Cisinello Balsamo, funzionava abusivamente dal centro di Milano, sul grattacielo Torre Velasca”

Gli organi preposti avevano chiesto alla Lega di provvedere celermente alla regolarizzazione del trasmettitore ma, dal Carroccio, era arrivato direttamente un ricorso al Tar. Così, hanno precisato dalla polizia postale, “Per ora, fino alla pronuncia del Tar, le trasmissioni su Milano restano mute”.

(Roberto Scaglione su BCL News Mailing List, 26 agosto 2012, pubblicato su gentile autorizzazione dell’Autore)

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“Tutta la città ne parla” e il nostro blog

Screenshot dal podcast di "Tutta la città ne parla"

Oggi la redazione di “Tutta la città ne parla” mi ha contattato per un intervento telefonico.

Ho rifiutato.

Il perché credo afferisca a quella sfera discrezionale e personale per cui si fanno delle scelte e non se ne deve spiegazione a nessuno. Libertà, dunque, o, se si preferisce, “scelte”.

L’edizione di oggi, tuttavia, si è conclusa con una citazione dall’articolo del blog La distrazione massmediologica di massa e la trattativa stato-mafia. A questo proposito ho da dire che:

a) l’articolo non si trova sulla pagina Facebook della trasmissione. E’ stato pubblicato solo (credo) sul mio blog e, se del caso, linkato;
b) non è stata citata la fonte di provenienza (nulla di che, solo una questione di trasparenza filologica);
c) l’articolo è stato pubblicato ieri e non oggi.

Comunque il brano citato era questo:
“Io voglio Ingroia non perché mi interessi stare dalla sua parte, tutt’altro, ma, paradossalmente, proprio perché non voglio stare da nessuna parte, neanche dalla sua. Non mi interessa niente se era un pubblico ministero troppo “esposto”, è un suo diritto esternare il suo pensiero, e se lo fa può essere criticato come qualunque altro cittadino. Ma ci stanno togliendo gli interlocutori e il materiale di discussione da sotto al naso.”

La collaboratrice, probabilmente visto che la trasmissione era agli sgoccioli, ha saltato il brano “e se lo fa può essere criticato come qualunque altro cittadino.” Lo ritengo solo un lapsus, ripeto, nulla di voluto, forse solo la fretta. Ma anche come lapsus fa riflettere…

(Dal lettore virtuale di MP3 è ascoltabile l’estratto della puntata di oggi)

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