Le “piccole virtù” del blog AIR-Radiorama

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Oggi mi sono preso la briga (e di certo il lusso, come direbbe il Poeta), di dare un’occhiata al blog di Blogspot dell’Associazione Italiana Radioascolto.

Il numero di visite pare altissimo. Al momento in cui mi sono collegato questo era il dato fornito:

Ho provato a fare un clic (uno solo!) su uno degli articoli in home page, ed ecco, come per miracolo, il nuovo risultato:

Un clic è stato conteggiato per 8. Non è certo colpa degli amministratori del blog, ma delle impostazioni di blogspot. Facile, così, arrivare a 5 milioni e passa di pagine visualizzate!

C’è, poi, una sezione dedicata ai link esterni che possono essere di particolare interesse per chi visita il sito. C’è il caso del web dell’amico Valter Bruno, ci clicco sopra, ed ecco la risposta del browser:

Il sito non c’è più. E’ strano, ed è anche una circostanza molto spiacevole, che una persona attenta e scrupolosa come Valter, che è un mio amico di vecchia data, abbia abbandonato un progetto così interessante e utile per tutti. Ma si tratta ormai di un link “morto”, che nessuno potrà più visitare. Non sarebbe il caso di rimuoverlo? Questo almeno gli amministratori del blog possono farlo. Misteri!

Ma la cosa più tupefacente è il link dedicato al sito di Massimiliano Scordamaglia, persona con la quale ho avuto in passato alcune scaramucce legali, e che non mi ha mai lesinato (per mia fortuna) parole gentili e di apprezzamento. Ebbene, collegandosi- al suo bclswl.it si accede a un sito che vende scarpe per signora on line.
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Italradio e il gusto di Giorgia Meloni per il radioascolto

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Il Portale “Italradio” riporta “Notizie e attualità sulle radio e televisioni in italiano nel mondo”.

Più che altro vi si leggono spesso notizie sulla Radio Vaticana (che è una delle radio che trasmette in italiano nel mondo, sì, però non sarà mica l’unica!), c’è per esempio un servizio su Giovanni Paolo II e le lingue dell’emittente di Santa Maria di Galeria, una scheda sul Corpus Domini col Papa in diretta sulle onde corte (e pensare che io posso ascoltarlo in studio quality via Internet!), un articolo intitolato “Sorella Radio” , sempre “con la messa di Papa Francesco a Santa Marta diffusa in diretta”, un podcast sull’elezione di Sua Santità Papa Francesco, riflessioni radiofoniche sul Cammino di Santiago, e poi tanta filatelia radiofonica, dal francobollo emesso dal Canada per i 100 anni della XWA (prima emittente storica), annulli marconiani, annuncio di cessazioni di annulli filatelici per l’emergenza coronavirus, c’è una specie di trasmissione in podcast denominata “Radiodentello”, condotta da Paolo Morandotti, con tanto di segnale sonoro di identificazione di Italradio (proprio come se fosse un’emittente radiofonica) dedicato al tema. I risultati sono un tantinello sconfortanti. La “trasmissione” del 27 giugno scorso, ad esempio, ha avuto solo 8 download.

E poi cenni alle QSL numismatiche di Radio Romania Internazionale, insomma, non manca nulla. Per carità, tutto perfettamente lecito, c’è abbondante libertà di stampa (Italradio è una testata giornalistica regolarmente registrata), e c’è persino una rubrichetta dedicata alla radionella letteratura, in cui ho potuto leggere una citazione nientemeno che di Quinto Navarra (ma non temete, ci sono, tra gli altri, anche Giorgio Bassani e Gianni Rodari), sulle abitudini e preferenze radiofoniche di Sua: Eccellenza il Cavalier Benito Mussolini:
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Una mia intervista a Radiomagazine di Dario Villani sul radioascolto e altre amenità

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Ascoltatela, peccatori!

Radiomagazine è un periodico on line sul radioascolto, sulle nuove tecnologie e sul giornalismo radiofonico, senza scopo di lucro, ideato, prodotto e realizzato da Dario Villani.

La risorsa è disponibile al link: http://www.radiomagazine.net/.

Qui è possibile trovare i podcast delle ultime trasmissioni n versione MP3, l’archivio personale del curatore, le ultime news del settore e un link dedicato alle donazioni a favore dell’iniziativa.

Il canale YouTube corrispondente è reperibile presso questo link.

AGGIORNAMENTO DEL 7 LUGLIO: Se volete ascoltare o scaricare il file in versione audio MP3 ecco il link (poi ditene male, mi raccomando!):

      radiomagazine

La mia nuova Internet Radio (con tanti saluti a chi rosica!)

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Vi presento la mia nuova radio. E’ una Auna IR160 e Amazon, che fa le consegne anche la domenica, me la recapita domani. Si collega al wifi e si sentono anche i dischi volanti. Migliaia di stazioni radio da tutto il mondo a portata di mano. Se solo Fastweb si decidesse a consegnarmi il modem sarebbe una gran cosa, ma arriverà anche quello e io ve lo butterò in tasca a tutti. Ci ha di tutto, pezzi, d’auto spade antiche e quadri falsi, Internetradio – Radiosveglia, Radio digitale, wireless, MP3 / WMA compatibile Porta USB, AUX, Sveglia, Musica in streaming tramite UPnP, e la foto nuda di Brigitte Bardot.

La collegherò alla presa di corrente e naturalmente dopo non saprò di che cosa farmene. Ma non importa, la radio è la radio, e io non potevo fare a meno di un attrezzo del genere. Sarà bello ascoltare Radio Techeté e qualche stazione cubana in streaming. Quando ci riuscirò, naturalmente. 69 euro, quando il Sangean per le onde corte mi costò ben più del doppio. Il tempo delle levate notturne per sentire i fischi tropicali è finito, e anche quello romantico della corrispondenza con le stazioni dell’Est europeo. Ora si tratta solo di mettersi seduti comodi e godere del godibile. Ah bene!
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Un’intervista a Lorenzo Berardi sul radioascolto

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Pubblico di seguito l’intervista che ho rilasciato al giornalista Lorenzo Berardi in occasione della preparazione del suo libro sulle radio in italiano di Oltrecortina degli anni ’60, ’70 e ’80. Insomma, un giornalista del suo livello ha scelto di intervistare proprio me sulla mia esperienza di radioascoltatore. Troppa grazia! Riporto l’intervista così come l’ho rilasciata (probabilmente in sede di pubblicazione definitiva subirà alcune necessarie modifiche).

1. In che anno hai cominciato a sintonizzarti regolarmente sulle trasmissioni in italiano dall’estero di radio europee e qual è stato, a tuo avviso, il loro periodo migliore dal punto di vista della qualità dei programmi?

Ho cominciato a smanettare con le prime radio in onde medie dai primi anni ’70, quando da casa mia si potevano ascoltare Radio Montecarlo in italiano e in francese, Radio Monteceneri, Radio Luxemburg (la sera) e, con un po’ di fortuna e propagazione favorevole, Radio Capodistria. Avrò avuto sì e no 10 anni.
Dal punto di vista della scoperta delle trasmissioni in italiano, il mio primo rapporto di ricezione a un’emittente straniera risale al 1981.
Gli anni ’70 furono davvero formidabili per la varietà e qualità di trasmissioni in italiano. Quando cominciai a fare radioascolto attivo come BCL qualcosa stava già cambiando. Ad esempio di lì a poco avrebbe chiuso la redazione italiana della BBC.
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Il sondaggio “Personalità del 2019” a Radio Romania Internazionale

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Carissimi amici, Radio Romania Internazionale continua il tradizionale sondaggio rivolto ai suoi ascoltatori e utenti Internet, ma anche ai suoi amici sulle reti sociali, invitandovi a valutare quali delle personalità del presente hanno segnato di più, in senso positivo, l’andamento dell’umanità nell’anno che sta per concludersi. In base alle vostre opzioni, la nostra emittente nominerà “La personalità del 2019”.

Chi potrebbe essere e soprattutto perché? Sarà un politico, un leader di opinione importante, un imprenditore, un grande atleta, un celebre artista, uno scienziato o, semplicemente, una persona sconosciuta al grande pubblico, che però vanta una storia esemplare? Come al solito, la risposta appartiene a voi.

Aspettiamo le vostre proposte, accompagnate dalle motivazioni, direttamente sul sito www.rri.ro, inviando un commento all’articolo, via e-mail, all’indirizzo ital@rri.ro, su Facebook, Twitter e LinkedIn, sempre come commento, su WhatsApp al numero +40744312650, via fax al numero +40 21 3190562, o per posta, all’indirizzo Via Generale Berthelot 60-64, CAP 010165, casella postale 111, Bucarest, Romania.

Vi ricordiamo che, in base alle vostre scelte, la Personalità del 2018 a RRI è stata designata la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Nel 2017, il titolo è andato alla grande tennista romena Simona Halep, ex numero 1 mondiale, mentre nel 2016 al presidente americano, Donald Trump.
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Radicali liberi

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Io, da bravo radicale sui generis fin da quando votavo il partito di Pannella (che allora era un signor partito) ascoltavo, in modalità un po’ radical chic e in leggera controtendenza la rassegna stampa di Radio Tre, con gli interventi degli ascoltatori. Non ho mai seguito Stampa e regime di Radio Radicale perché la voce di Massimo Boldrin non mi piaceva e perché mi dava fastidio quello sfrusciar di fogli di giornale con quelle pause lunghe un chilometro che si sentivano a ogni pie’ sospinto nella trasmissione. Ma queste erano le mie scelte. Massimo Bordin era, certamente, molto più di questo. Era un esempio di liberalità e di libertà di analisi assoluta e se n’è andato in punta di piedi, per non disturbare i suoi ascoltatori, dopo 40 anni di rassegna stampa mattutina che sono ben più di una militanza politica, sono delle medaglie al valore. Bordin per molti era la voce del mattino che ti leggeva i giornali mentre andavi al lavoro in macchina. Era l’amico, il fratello, il familiare. Era come lo avvertivi perché era in un certo qual modo “tuo”. Era un qualcuno che ti apparteneva, come solo gli appassionati del mezzo radiofonico sanno sentire i nomi e i cognomi di persone che non hanno mai visto in volto. Massimo Bordin se n’è andato senza sapere come e di che morte morirà la sua Radio Radicale che per lui ha trasmesso il Requiem di Mozart senza sapere, o forse sapendolo fin troppo bene, che il vero destinatario di quell’opera immortale è proprio l’emittente, che ha saputo fare, unica tra le uniche, servizio pubblico con la raccolta di fondi pubblici e contributi dello stato alla pluralità di informazione. È stata la beffa più grande per lui e per tutti i radicali italiani. Morire così, con la rosa nel pugno e centinaia di ascoltatori a tributargli il proprio affetto, dev’essere stata una consolazione per lui. Ma c’è chi alla radio non l’ascolterà più, e questa è una grande e incolmabile mancanza per tutti.

E’ il World Radio Day. Viva la radio!

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E allora auguri a tutte e tutti voi per il World Radio Day che si celebra oggi.

Non la si ama mai abbastanza, la radio, per tutto quello che ci dà quotidianamente, per cui bisogna festeggiarla e ben vengano queste giornate se riescono a dare così tanta gioia e allegria.

La radio è compagna, ma anche amante, amica e (per qualcuno) moglie. Ho più ricordi personali con la radio che con parenti od amici. E non sono solo, ad esempio, la compagnia di tre ore in un ingorgo, o Radio Maria che ti strasfracassa i coglioni perché sulla scala parlante non c’è altro da ascoltare, i ripetitori del Monte Serra sono andati a farsi benedire e o ti ciucci padre Livio o ciccia.

Quando c’erano ancora attive le trasmissioni in italiano delle radio dell’Est ho assistito alla storia. Ho ascoltato direttamente dalle fonti governative la caduta di Ceausescu, i funerali di Andropov e Cernenko (ho fatto anche questo!), la caduta del muro di Berlino.

La radio è proprio vero che arriva dalla gente, entra nelle case e ci parla direttamente.

E per il World Radio Day mi piace ricordare una voce storica di Radio Uno Rai, Riccardo Cucchi, che se ne va in pensione e ora bisognerà trovare uno bravo almeno quanto lui che ci racconti il calcio.
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La radio ha 90 anni. 50 sono miei.

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Il primo ricordo che ho dell’aradio (perché a Vada la radio era l’aradio, e l’apostrofo si sentiva anche senza scriverlo) era quello della mi’ zia Iolanda (la Iolanda era la moglie del mi’ zio Piero) che sedeva alla macchina da cucire e mentre lavorava ascoltava il “Trentuno Trentuno”, come diceva lei. Verso sera, con l’orario invernale, la mi’ zia Iolanda spostava la rotella “sul centodieci”, e io pensavo che quel “centodieci” fosse una sorta di formula magica per accedere alla voce di Paolo Cavallina, invece era l’abbreviazione stampigliata sulla manopola della frequenza delle onde medie su cui veniva trasmessa Radio 2. In realtà credo di ricordare che si trattasse di 1116 kHz, da Pisa.

La mi’ cugina Mariella, da ragazza, ascoltava sempre la Hit Parade della buonanima di Lelio Luttazzi, sia la trasmissione del venerdì che la replica del lunedì. Era una delle modalità per accedere alle hit del momento, mentre la mi’ nonna Angiolina sentiva sempre “La Corrida”, dilettanti allo sbaraglio presentati da Corrado al sabato e la domenica zitti tutti che c’era “il Gambero” con Franco Nebbia.

Smanettando smanettando ebbi accesso a quell’immenso juke box che era Radio Montecarlo, su 701 kHz (poi diventati 702, ma tanto stai a guardare il capello!). Nomi come Ettore Andenna, Herbet Pagani, Awana Gana, Luisella Berrino e Roberto Arnaldi arrivavano a bomba dalle 6,30 alle 19,30. Tutti i giorni. Ed erano voci che ti entravano in casa in modo permanente, tanto che volevi anche vederne il volto. Chissà come sarà questa Luisella… e questo Awana Gana con quella voce profonda e quel nome così strambo. Accadde che stamparono delle serie di cartoline che riproducevano i nostri beniamini. Bastava richiederle, dicevano, inviando una “cartolina postale” (sapevo una sega io cos’era una cartolina postale!) lì nel Principato di Monaco, che io mi chiedevo se esistesse e dove fosse. Dopo tre mesi le fotografie arrivarono perdavvero, con i francobollini di quel Principato di Monaco che allora esiste sul serio, e fu la prima volta che mi resi conto che con la radio si poteva anche interagire per scritto.
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AIR: la patata bollente

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“Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po’ più di destra
ma un figone resta sempre un’attrazione
che va bene per sinistra o destra”

(Giorgio Gaber, Destra-sinistra)

“Radiorama”, l’organo ufficiale dell’AIR, Associazione Italiana Radioascolto, non si pubblica più su supporto cartaceo.

E’ un PDF che tutti possono scaricare. Quindi io l’ho fatto.

Il numero 26 della “rivista” ha una caratteristica strana, non presenta la data in cui è stato pubblicato. Né sulla copertina, né nelle pagine interne.
Della copertina parlerò tra poco. Per il resto colpisce questo limbo radiantistico-temporale diffuso.

Il numero è presentato da Bruno Pecolatto. Sentiamo un po’ cos’ha da dirci (come dicevano quelli delle stazioni radio in lingua italiana quando conducevano la posta degli ascoltatori):

“Un numero sempre ricco di notizie e curiosità che, assieme al BLOG AIR-RADIORAMA, letto in 151 paesi del mondo, oltre 1700 pubblicazioni, oltre 850.000 visualizzazioni ed il Gruppo su Facebook che sfiora le 4000 presenze ci consente una disseminazione globale della Cultura del Radioascolto.”

Pecolatto parla di 850.000 visualizzazioni ottenute dal blog. Un numero decisamente discutibile. Cosa sono le “visualizzazioni”? Semplice, dovrebbero essere le volte in cui un sito viene visualizzato (sulla home page o su una pagina non importa). Ma questo non significa che sono state 850.000 le persone che hanno visitato quel sito, perché una persona può avere cliccato su più pagine. Se mi mettessi a cliccare in continuazione sulle pagine di questo blog per cento volte avrei aggiunto 100 visualizzazioni al numero globale delle mie statistiche. Ma sarei sempre e soltanto UN visitatore.
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C’è qualcosa di nuovo nell’AIR, anzi, di antico

Reading Time: 5 minutesCari Amici, cari soci e simpatizzanti appassionati della radio.

Pensate, sono già passati ben 30 anni da quando abbiamo fondato l’AIR !
Intanto vorrei fa¬rvi avere un cordiale saluto e un ben ritrovati a tutti voi.
Mi sembra ieri, quando, con difficoltà e con molto impegno, abbiamo affrontato l’avventura della fondazione dell’AIR: è difficile immaginare quanti mezzi, tempo e risorse abbiamo messo in questa impresa! Convinti di stare facendo qualcosa di utile e necessario, in collaborazione con tanti amici, tutti accomunati da questa passione per la radio.
  Difficile immaginare, allora, che alcuni di loro ci avrebbero lasciati tanto prematuramente, lasciando in noi una vena di tristezza, ma rafforzando però il desiderio di proseguire il loro gusto per l’hobby del radioascolto e, perché no, per l’Associazione.
C’è voluto quindi tanto impegno ed è stato bello, percorrendo quella strada, avere incontrato e conosciuto tanti nuovi amici e  colleghi, che si sono man mano associati all’AIR per condividerne le sorti e spartito con noi la comune passione per il radioascolto. Un saluto soprattutto a quelli che si sono impegnati negli anni e che si sono fatti in quattro per far progredire l’associazione: grazie a tutti, siete stati bravissimi e tutti abbiamo apprezzato la vostra collaborazione.
Passando gli anni, si è trasformata anche la tecnologia, che si è evoluta, proponendo nuove soluzioni, sia per la gestione della nostra Rivista e sia per la pratica dell’hobby, che si è evoluto e modificato. Forse in parte ha perso un poco del suo fascino iniziale, ma la caccia, la ricerca e l’ascolto difficile delle stazioni lontane continua a tenere in vita questa originale attività. Il nostro hobby ha saputo adeguarsi ai nuovi tempi superando gli ostacoli che si sono presentati. Lo stesso è stato per l’AIR, che, anche se con notevoli sforzi organizzativi, sta superando le novità che si sono imposte con il rinnovamento di Radiorama e delle altre pubblicazioni.
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“Che palle! Che paio di palle!!”

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A “Tutta la città ne parla” (RadioTre) qualcuno mi ama. E sia chiaro che io adoro essere amato.

Comunque vengo citato abbastanza spesso per i miei contributi a quella che è una piccola e divertente comunità radiofonica.

Anche oggi hanno (coraggiosamente) letto un mio intervento su Facebook che inizia con “Che palle! Che paio di palle!!” (non si dice “palle!” alla radio), con risatina soffocata del conduttore. Hanno detto che non sono MAI d’accordo. Poi vado a vedere ed in effetti coloro che hanno cliccato un “like” al mio commento sono pochini, solo una persona.

Ma quella persona chi è?? La redazione!!

Cioè, loro fanno un programma, io non sono d’accordo, dico “Che paio di palle!!” e loro sono dicono “Mi piace!”. Adoro essere amato.

Il Brassens di Radio Tre

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Mi è appena arrivata la newsletter di RadioTre, che ascolto frequentemente prima di tutto perché fa figo e io non voglio perdere l’occasione, e poi perché non c’è niente di meglio, e questo le fa onore.

Mi informano che una puntata di “Wikiradio” in onda la settimana prossima sarà dedicata a “George Brassens”. Orrore!! “George” è la forma inglese, quella francese (Brassens era belga) è “Georges”. Perfino Wikipedia in francese lo scrive così.
Una -s riesce a mischiare i mondi.

E’ grave? No, anzi, sì, certo, è gravissimo!

“Io non voglio dividere la mia libertà con gli altri”

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A “Prima Pagina”, la trasmissione di approfondimento dei quotidiani in edicola di Radio Tre, questa mattina ha telefonato un ascoltatore che, dichiarando di votare Berlusconi pur rendendosi conto che i suoi comportamenti privati sono incompatibili con la sua attività di Presidente del Consiglio, ha affermato, tra l’altro “io non voglio dividere la mia libertà con gli altri”, aggiungendo di preferire l’uso della macchina a quello dell’autobus (e va beh, fin lì affari suoi), di detestare i centri sociali, la massa acritica dei ciclisti che vanno in giro tutti insieme.

“Tutta la città ne parla”, la trasmissione successiva che si basa proprio sulle telefonate a “Prima Pagina” ha preso la palla al balzo e ha organizzato una delle ennesime programmazioni a tema Berlusconi.

Vi ripropongo l’intervento dell’ascoltatore e il mio.

Milano: la Polizia Postale “spegne” Radio Padania

Reading Time: < 1 minuteNonostante i ripetuti inviti di adeguamento per trasmettitore che aveva “caratteristiche di funzionamento difformi da quelle prescritte”, da Radio Padania non sono arrivati provvedimento. E così, stando a ciò che riferisce anche il portale Bergamonews.it “da qualche giorno Radio Padania, l’emittente della Lega Nord, non è più udibile in buona parte di Milano perché il trasmettitore che operava sulla frequenza 103,5 Mhz è stato ‘beccato’ dalla Polizia Postale con caratteristiche di funzionamento difformi da quelle prescritte”.

Dunque, l’emittente radiofonica del Carroccio, risulta praticamente “oscurata” in quel di Milano. A confermare il provvedimento e fornire ulteriori ragguagli è stata la stessa polizia postale sulla propria pagina ufficiale: “L’antenna, originariamente situata in comune di Cisinello Balsamo, funzionava abusivamente dal centro di Milano, sul grattacielo Torre Velasca”

Gli organi preposti avevano chiesto alla Lega di provvedere celermente alla regolarizzazione del trasmettitore ma, dal Carroccio, era arrivato direttamente un ricorso al Tar. Così, hanno precisato dalla polizia postale, “Per ora, fino alla pronuncia del Tar, le trasmissioni su Milano restano mute”.

(Roberto Scaglione su BCL News Mailing List, 26 agosto 2012, pubblicato su gentile autorizzazione dell’Autore)

“Tutta la città ne parla” e il nostro blog

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Screenshot dal podcast di "Tutta la città ne parla"

Oggi la redazione di “Tutta la città ne parla” mi ha contattato per un intervento telefonico.

Ho rifiutato.

Il perché credo afferisca a quella sfera discrezionale e personale per cui si fanno delle scelte e non se ne deve spiegazione a nessuno. Libertà, dunque, o, se si preferisce, “scelte”.

L’edizione di oggi, tuttavia, si è conclusa con una citazione dall’articolo del blog “La distrazione massmediologica di massa e la trattativa stato-mafia”. A questo proposito ho da dire che:

a) l’articolo non si trova sulla pagina Facebook della trasmissione. E’ stato pubblicato solo (credo) sul mio blog e, se del caso, linkato;
b) non è stata citata la fonte di provenienza (nulla di che, solo una questione di trasparenza filologica);
c) l’articolo è stato pubblicato ieri e non oggi.

Comunque il brano citato era questo:
“Io voglio Ingroia non perché mi interessi stare dalla sua parte, tutt’altro, ma, paradossalmente, proprio perché non voglio stare da nessuna parte, neanche dalla sua. Non mi interessa niente se era un pubblico ministero troppo “esposto”, è un suo diritto esternare il suo pensiero, e se lo fa può essere criticato come qualunque altro cittadino. Ma ci stanno togliendo gli interlocutori e il materiale di discussione da sotto al naso.”
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Tre anni fa sono morto

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Il Nostro, dopo tre anni, sorbisce ancora ponci alla livornese!

Il 9 luglio del 2009, tre anni fa, si diffuse, sia pure in ambienti estremamente ristretti e con modalità del tutto estemporanee, la notizia della mia morte nel tragico incidente ferroviario della Stazione di Viareggio, avvenuto svariati giorni prima.

Naturalmente sarebbe bastato verificare la notizia, magari incrociandola con quella dell’elenco delle povere vittime – quelle sì, morte davvero, purtroppo- che era stato diramato dal Ministero dell’Interno e che era, pur nella sua tragicità, pubblico.

Qualcuno dice che a queste cose non bisogna dar perso e che bisogna sorriderci, che ti allungano la vita, ma cosa vuoi star lì a prendertela, bevici su che ti passa.

Ci ho bevuto su, certo. Ma non mi è mai passata. Sono cose che “segnano” (per così dire “segnano”) e che dànno un senso di disgusto e di nausea leggera con cui si convive per forza ogni volta che ci si ripensa (e non è detto che ci si debba pensare costantemente).

Tutte le strade possibili sono state tentate. Alcune si sono chiuse, altre sono ancora aperte e chissà in quale direzione porteranno.

Nel frattempo ho cercato e cerco di dire qualcosa e di fare qualcosa di utile per la rete. Ne ho bisogno, ma, soprattutto, ne hanno bisogno quanti diffusero la notizia del mio prematuro defungimento e quanti ci hanno creduto.
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