Quella riabilitazione per Don Lorenzo Milani che non arriverà mai

BARBIANA (FIRENZE) – A quasi cinquant’anni dalla condanna vaticana per il saggio «Esperienze Pastorali» la Fondazione Don Milani chiede la riabilitazione formale per il fondatore. La richiesta è stata spedita al Papa da Michele Gesualdi, presidente della Fondazione Don Milani, che ha annunciato la richiesta durante la visita di Walter Veltroni e Dario Franceschini a Barbiana. Gesualdi ha scritto una lettera a Benedetto XVI: «A nome e per conto della Fondazione don Lorenzo Milani – scrive rivolto al Pontefice – mi permetto di chiederle in occasione del 40esimo anniversario della morte di don Milani, un gesto di riconoscimento a nome della Chiesa per l’opera e l’insegnamento di don Lorenzo, esplicitando la decadenza formale del provvedimento del Sant’Uffizio contro Esperienze Pastorali».

da: Corriere della Sera

Don Lorenzo Milani è morto da 40 anni. Sono andati a fargli omaggio in pochi, giusto Veltroni, non si sa se per buonismo irriducibile e coatto, ma qualcuno si è ricordato che per rendere giustizia al Priore di Barbiana c’è ancora qualcosa che non torna, quella macchia che il Sant’Uffizio ha voluto versare sulla personalità del prete che ha reso la scuola degna di questo nome.
E dopo 40 anni, vorrebbe, giustamente, vedere quanto meno il nome di Don Milani completamente scevro da condanne ecclesiastiche di qualsivoglia fattura.
Ora, però, si dà il caso che il penultimo capo del Sant’Uffizio sia stato proprio l’attuale Pontefice.
Ratzinger è stato a capo della Congregazione per la Dottrina della Chiesa per un numero di anni sufficiente a farlo cadere nel dimenticatoio.
La scuola italiana, nel frattempo, ha avuto modo di avere tra i suoi ministri la Falcucci, Berlinguer, la Moratti e Fioroni. A Don Milani nemmeno un riconoscimento per l’alto valore educativo del suo operato.

Rai: le idi di marzo – di Sara Nicoli

Continua a pesare sull’intera Europa l’ombra della guerra nel Kosovo. Perché dalla capitale austriaca – dove serbi e albanesi si trovano a confronto con l’inviato delle Nazioni Unite, il finlandese Martti Ahtisaari – le notizie non sono buone. I negoziati, infatti, continuano a correre su binari diversi. Non si intravedono processi validi per un compromesso capace di pacificare la provincia. L’Onu insiste per un autogoverno della maggioranza albanese, pur se con forti garanzie per la minoranza serba; i kosovari-albanesi, invece, si battono per ottenere l’indipendenza e divenire i padroni della terra considerandosi come discendenti degli Illiri, autoctoni prima dell’arrivo di Slavi, Cristiani ed Islamici

I serbi, dal canto loro, continuano a considerare il Kosovo come parte irrinunciabile della Serbia e pongono l’accento sul fatto che a rovinare la situazione locale è stata la Nato quando, nel 1999, attaccò la Jugoslavia di Milosevic, riducendo il Kosovo ad un suo protettorato, dove è ancora presente una forza di interposizione di circa 16.000 uomini. E sempre i serbi – che sono i padroni di casa dal momento che il Kosovo è ancorato a Belgrado – fanno rilevare che le proposte delle Nazioni Unite potrebbero essere accettate solo se inserite nel quadro di una “autonomia sostanziale, ma sempre all’interno della Serbia”.  Continua la lettura di “Rai: le idi di marzo – di Sara Nicoli”

Ecomafia: l’espansione nelle Marche – di Alessandro Iacuelli

Non si salvano neanche le Marche dall’essere pattumiera dei rifiuti tossici industriali del Nord. Secondo quanto scoperto dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Ancona, ci sono rifiuti provenienti soprattutto da Veneto e Lombardia e smaltiti illegalmente al ritmo di sei o sette camion al giorno. Dopo Campania, Puglia, Basilicata, basso Lazio e Abruzzo, con l’operazione "Arcobaleno", coordinata dal sostituto procuratore di Pesaro Massimo Di Patria, viene alla luce anche lo scenario inquietante dell’Italia centrale. Secondo quanto emerso dalle indagini, fra il 2003 e il 2006, tonnellate di scarti di lavorazioni industriali, classificati come rifiuti speciali, tra i quali fanghi, bitume, amianto, vernici e altri materiali pericolosi per la salute, venivano avviati verso discariche o impianti non autorizzati dopo un semplice "lavaggio" con acqua. Con bolle di accompagnamento falsificate, relative a materiali di recupero industriale già trattati precedentemente.

Gran parte dei rifiuti venivano smaltiti nella discarica di Barchi, in provincia di Pesaro e Urbino, di proprietà della locale Comunità montana ma gestita da privati, o nella cava "Solazzi" di Carrara di Fano. Entrambi gli impianti figurano nell’elenco delle 56 strutture (imprese estrattive, o specializzate nel recupero e trasporto di rifiuti), poste sotto sequestro nei giorni scorsi.  Continua la lettura di “Ecomafia: l’espansione nelle Marche – di Alessandro Iacuelli”

Dico: tutti in piazza – di Cinzia Frassi

Lo scivolone del governo Prodi sulla politica estera, poi resuscitato miracolosamente, sembrava aver liberato il professore dal tarlo delle unioni di fatto, escluse scientemente dal manifesto e dai suoi dodici punti. Niente di più falso. E’ iniziato pochi giorni fa in commissione giustizia al Senato, la discussione sui diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi ed è gia palpabile un notevole fermento fuori e dentro le stanze della politica. Sul tavolo di Cesare Salvi, presidente della commissione giustizia, ci sono ben nove progetti presentati dall’alveo delle forze dell’Unione prodiana e uno dal forzista Alfredo Biondi. Il ddl partorito dal ministro della Famiglia Rosy Bindi e dal ministro dei Diritti e Pari Opportunità Barbara Pollastrini non è stato accolto nel migliore dei modi. Anzi, l’onorevole Salvi nella sua relazione ha duramente criticato il disegno di legge governativo, definendolo “pasticciato” e in sostanza prefererendo proprio non vederlo sul tavolo della commissione.

Si è espresso in termini poco lusinghieri quando ha dichiarato di ritenere che il ddl Bindi-Pollastini “non abbia un impianto giuridico tale da consentire di assumerlo come testo base”. In particolare ha osservato che il meccanismo delle dichiarazioni unilaterali e delle raccomandate sarebbe fonte solo di incertezza dei rapporti, dando origine a possibili motivi di contestazione. Il ministro della Famiglia, Rosy Bindi, nella sua risposta è andata subito al punto: “Il governo non è disposto ad accettare che le modifiche introducano forme di paramatrimonio”.

Emblematico scambio di opinioni che riassume le posizioni che si scontrano in questa partita: da un lato chi vuole il riconoscimento dei diritti delle unioni di fatto, dall’altro chi è proteso invece nella difesa dei diritti della famiglia con vincolo di mandato. Una contrapposizione che, con abilità, i cattolici riescono a far percepire come una lotta in difesa della famiglia, come formazione tutelata dalla Costituzione della Repubblica. Come se vi fosse una coperta troppo corta, quella dei diritti, non sufficiente a coprire i piedi a tutti laici, cattolici, sposati, coppie conviventi, eterosessuali, omosessuali.
Il senatore a vita, vecchia guardia dell’impero democristiano, Giulio Andreotti, evidentemente ancora restio a premere bottoni, ha fatto sapere che non voterà i Di.Co qualora il testo continuasse a “legalizzare e riconoscere le unioni dello stesso sesso” argomentando che sarebbe “qualcosa che va oltre i compiti della legge”, cioè le coppie omosessuali sarebbero qualcosa che deve essere lasciato fuori, avulso, fuori legge.

I fuori legge intanto saranno in piazza Farnese a Roma sabato 10 marzo a sostenere con la forza del movimento la partita parlamentare delle unioni di fatto. Moltissime le adesioni sia di personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, come Dario Fo, Alessandro Cecchi Paone, sia dei partiti. Accanto alle bandiere dell’ArciGay sventoleranno quelle di Verdi, Rifondazione Comunista, Democratici di Sinistra, Radicali, Comunisti Italiani, nonchè molte ale giovanili degli stessi.

Ma la longa manus ha deciso di rispondere alla volgare piazza con la stessa moneta e con il Movimento per la vita, Acli, Azione cattolica e Rinnovamento nello spirito, Sant’Egidio e Comunione e liberazione, celebreranno eucaristicamente il “Family day” in difesa delle “famiglie normali”. Un movimento, intendiamoci spirituale, definito in termini di legittima difesa alla minaccia del fronte peccatore laico e delle convivenze contro natura o meno che siano.

Il dibattito parlamentare sarà quindi influenzato dalla risposta al 10 marzo della Chiesa che si trova a combattere “la rivoluzione laica dei valori”. Così definisce la questione il successore del Cardinal Ruini alla presidenza delle Conferenza Episcopale, Monsignor Angelo Bagnasco. Tramontato il ventennio del Cardinal Ruini , ricordando anche il suo rigoroso contributo alla parità scolastica, al referendum sulla procreazione assistita, alla negazione dei funerali a Piergiorgio Welby, non c’è da dubitare che il contegno del suo successore chiarisca subito i toni della sua missione come ha avuto modo di dire in una recente intervista, tra l’altro precedente la sua nomina ufficiale, in cui ha sottolineto che “i cattolici devono difendere la famiglia e che la Chiesa cattolica deve richiamarli a questo compito”. Continua la lettura di “Dico: tutti in piazza – di Cinzia Frassi”

Campania senza sbocchi – di Alessandro Iacuelli

Appena cinque mesi dopo le dimissioni di Corrado Catenacci, la sera del 6 marzo anche Guido Bertolaso ha lasciato l’incarico di commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania. Abbandono di poche ore, visto che meno di 24 ore dopo le sue dimissioni sono state respinte. Già dalla mattina del sette marzo, è divenuto visibilmente più difficile risolvere il problema immondizia nella regione. A far precipitare la situazione sembra sia stato il progetto di realizzare una discarica a Serre, nel salernitano. Poiché l’intera regione per quanto riguarda i rifiuti é ormai allo sbando, ed il commissariato straordinario non è in grado di produrre soluzione neanche atte a tamponare la situazione, si è oramai in uno stato tale che i siti dove ubicare le discariche per il CDR (Combustibile derivato dai rifiuti) ed i materiali di scarto, i cosiddetti “sovvalli”, vengono cercate un po’ a caso, dove c’è appena un po’ di spazio libero.

Così, a Serre il terreno individuato per insediare la discarica è stato scelto, manco a farlo apposta, in prossimità dell’oasi Wwf di Persano. Un progetto che il ministro dell’ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, non ha gradito, dichiarando la sera del 6 marzo a Palazzo Chigi: "Una grande discarica regionale dentro un’oasi? È una scelta che non condivido, spero che la notte porti consiglio". Ma prima della notte sono arrivate le dimissioni di Bertolaso. Continua la lettura di “Campania senza sbocchi – di Alessandro Iacuelli”

ICANN: verso la censura globale dei domini?

L’allarme lo diffonde la celebre organizzazione IP Justice ed in effetti inquieta molti quello che sta accadendo in ICANN: l’ente che sovraintende al sistema dei domini sembra puntare a divenire censore della pubblica moralità in un ambiente, quello dei domini appunto, che è globale.

In sostanza la Generic Names Supporting Organization (GNSO) in seno ad ICANN sta lavorando su una bozza che definirà le nuove regole di registrazione dei domini Internet, regole che saranno adottate per tutte le nuove estensioni di dominio via via approvate dallo stesso ICANN.

In quella proposta si prevede la possibilità di impedire la creazione di certi nomi a dominio, quelli destinati a fare a pugni con la "public policy", una definizione vaga ma "codificata" in seno all’ICANN.

Lo spiega Ars Technica che racconta come quella definizione sia illustrata da un altro comitato di ICANN al quale partecipano delegati dei governi, il Governmental Advisory Committee (GAC) che in un proprio documento (disponibile qui in formato MS Word) si riferisce alla public policy come a qualcosa che renda "fuorilegge" tutto ciò che comprende: "odio, razzismo, discriminazione di qualsiasi genere, attività criminali o qualsiasi abuso di una religione o di una cultura specifiche".

Come sottolinea IP Justice, il GAC prevede che "se il GAC o singoli membri esprimono preoccupazioni formali su nuove richieste di registrazione specifiche, ICANN dovrà bloccare il processo di registrazione fino a quando le preoccupazioni del GAC non siano state risolte in modo soddisfacente per il GAC stesso o per il governo relativo (quello che ha espresso preoccupazioni, ndr.)".

Tutto questo si traduce nella possibilità per un qualsiasi paese aderente di impedire la registrazione di specifici domini a propria discrezione, una eventualità che IP Justice non può che considerare una forma gravissima di censura. A detta della celebre organizzazione guidata da Robin Gross, già nota ai lettori di Punto Informatico, questa impostazione potrà consentire a qualunque delegato di impedire la registrazione di un dominio che contenga "termini controversi" ma diffusissimi come "gay" o "aborto" in qualsiasi altro paese. Ciò significa, nei fatti, consentire alla somma delle diverse sensibilità dei diversi paesi di impedire la registrazione di questo o quel dominio in qualsiasi paese.

Di fatto, se verrà implementata in modo definitivo da ICANN, cosa probabile in assenza di una mobilitazione internazionale, la nuova policy di fatto impedirà la creazione di qualsiasi dominio "controverso", con effetti a cascata sulla libera espressione.

Ad aggravare ulteriormente la questione, il fatto che la proposta pone ICANN al ruolo di giudice arbitro assoluto: nella nuova impostazione sarà dunque proprio l’organizzazione dei domini, nata allo scopo di gestire lo "spazio" dei domini, ad essere investita di un ruolo del tutto nuovo con un rilievo globale. Una situazione che ha allarmato anche l’Internet Governance Project, che chiede agli utenti di stare con gli occhi aperti e di farsi sentire in ICANN.

"Si tratta – spiega Gross (nella foto) – di una prospettiva spaventosa per chiunque sostenga la democrazia e la libertà di espressione. La proposta darebbe ad ICANN l’enorme potere di regolamentare l’uso delle parole su Internet e porterebbe ad una censura di massa delle idee controverse".

Per tentare di impedire tutto questo, l’organismo ICANN in cui si raccolgono gli utenti senza interessi commerciali, il Non-Commercial Users Constituency (NCUC), ha presentato una proposta emendativa per la quale eventuali restrizioni saranno legate esclusivamente alle leggi in vigore nel paese nel quale viene presentata la richiesta di registrazione. In questo modo si ritiene che saranno le rispettive leggi nazionali e non l’ICANN a determinare i termini "registrabili".

IP Justice riporta anche una dichiarazione del professor Milton Mueller della Syracuse University School of Information Studies, secondo cui "c’è sempre stato il pericolo che il controllo esclusivo di ICANN sui nomi identificativi in Internet potesse essere utilizzato per applicare policy estranee (al mandato ICANN, ndr.). ICANN deve attenersi al proprio ristretto ruolo di coordinamento tecnico, e noi dobbiamo proteggere Internet da una regolamentazione globale e centralizzata".

da: www.punto-informatico.it

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Putin in Vaticano: una visita poco ortodossa – Carlo Benedetti

Due volte con il polacco Karol Woityla – Giovanni Paolo II – con un faccia-a-faccia tutto in lingua russa. Ora sarà la prima volta con il tedesco Joseph Ratzinger – Benedetto XVI – e anche in questo caso non ci sarà bisogno dell’interprete. Perché Vladimir Putin – presidente russo – negli anni in cui serviva il Kgb nella Rdt, si era ben organizzato parlando esclusivamente tedesco. Ed eccolo ora alla nuova prova del dialogo tra Russia e Vaticano. Perché l’annuncio della sua visita Oltretevere – pur se non ancora ufficiale – è già dominio delle diplomazie. Arriverà in Italia il 13 marzo, incontrerà il presidente Napolitano, il premier Prodi e poi si trasferirà in Vaticano per dare il via ad un dialogo con il Papa. E sarà, questo, il momento più significativo della missione che dovrà contribuire – con ragionevolezza e moderazione – a creare le condizioni per un compromesso tra la Chiesa ortodossa e il Vaticano. Continua la lettura di “Putin in Vaticano: una visita poco ortodossa – Carlo Benedetti”