Poesie d’amore – Sonetto a rovescio



SONETTO A ROVESCIO
All’incomparabile memoria di Olindo Guerrini

Un giorno calerai, stecchita, nella fossa.
Appena il tonfo sordo della cassa,
poi sol la terra che il tuo legno smussa.

E quei capelli bianchi e rinsecchiti
che pettinavi allora, lisci e grati
del solo tuo respiro, saran muti.

Muti i tuoi occhi, un giorno spalàncati
sul nostro amor stupìto. E noi, cheti,
tra i nostri fior di carne invigoriti
e la passion che avemmo, innamoràti.

Tu mi lasciati un giorno in primavera
era di maggio e lo ricordo ancora.
"Addio", dicesti e ti mettesti all’opra
con un altro. E quindi adesso crepa!

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Poesie d’amore – Mi lavo i denti, si’, ci son problemi?



Mi lavo i denti, sì, ci son problemi?
Nemmeno in bagno mi dài pace. E remi
contro alle mie ansie e al sagrificio
di spazzolarmi in bocca il dentifricio.
Dal mezzo, sì, dal mezzo l’ho strizzato,
ti fa strano? L’hai sottolineato
in blu, vero errore da zero tondo.
Lo so, il Colgate si spreme dal fondo,
ma cosa voi che importi? Dài, aspetta…
lo so, non  alzo più la tavoletta
del viccì, che sarà mai? Ti fa schifo
anche l’odore, ormai. Son tuo marito,
guàrdami, non un mangiapane a ufo!
Siamo una cosa sola, ti rammenti?
"Ti prendo come sposo", e adesso menti?
E’ un matrimonio, non un more uxorio…
Non puoi lasciarmi qui, sul coluttorio!

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Poesie d’Amore – E sia, allora, non ci parliamo più – Sonetto

E sia, allora. Non ci parliamo più!
Me l’hai detto testè, in modo acconcio,
garbata, ma decisa. Metti il broncio
la lagrimina e il mento un po’ all’insù;

ti è sempre stato facile assentire
con quello smilzo sorrisetto artato.
I tuoi silenzi hanno predetto il fato
nell’imbarazzo infìdo del non-dire.

Allora, ormai va preso come un dato
che siamo altro e che non c’è da farci
che un saluto, magari un po’ ammezzato.

E che il “Ti chiamo io! Tu non provarci…”
detto con il tuo tono assai affrettato,
non celi più la fretta del lasciarci.

(C) 2011 – Valerio Di Stefano

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Poesie d’Amore – Ars Rethorica – Valerio Di Stefano – 2010



Férmati amor mio… fammi respirare!
Possibile che non ci sia da fare
null’altro che il meccanico scopare
che sa di mandorle, mandorle amare,
che chiude le parole nelle bare
della "petite mort", senza parlare…
Ma dimmi un po’ anche tu, ti piace il mare?
E nell’autunno i funghi da cercare?
Hai una frase saggia da citare?
O un libro vecchio da rispolverare
e pagine stampate da annusare…
Te l’assicuro, no, non sono tare,
è quello che di più possiamo dare
al ritmico e incalzante fornicare
in un motel, sulla Firenze-Mare,
con tuo marito sempre a lavorare
mia moglie no, non può immaginare,
ma c’è qualcosa oltre il tuo ansimare?
Spegni un po’ quel cazzo di cellulare!

(C) 2011 – Valerio Di Stefano

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Poesie d’Amore – Dichiarazion di pianto – Valerio Di Stefano – 2010



“Oddio, amor mio, ci sono -senti?-… vengo!
Non ti fermare, ch’io di te mi pungo.
Trafitta, si’, e solo a te mi pongo
nuda e intrisa. Nel mio pensier non fingo,
son tua, mio bene. E giunta al fine, piango!”

(esercizio di rima su “Sognando” di Don Backy)

(C) 2011 – Valerio Di Stefano

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Poesie d’Amore – Mi parli e poi mi chiedi se ho capito – Valerio Di Stefano – 2010

SU UN TEMA DI CAMILLE SAINT-SAENS

Mi parli e poi mi chiedi se ho capito.
Non sono scemo, no. Rincorbellito
dai discorsi, quello sì, parecchio.
Finisco col sentirmi un po’ più vecchio
quando arrivo ai bordi
dei ricordi.

E tu non scordi, no, l’umano imbroglio
del parlare:
“Ascolta, te ne prego, lascia che ti spieghi…”
Ripeti, dici, accenni e poi ripieghi,
affermi, alludi, chiòsi e a volte neghi.
Ed io sto zitto, come soglio,
chè il tuo spiegar m’è duro, e non lo voglio!

(C) 2010 – Valerio Di Stefano

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