Livorno: ha già vinto Marco Ruggeri

A Livorno in queste ore stanno facendo tutti finta. Finta di non pensarci alle elezioni del sindaco, s’intende. Chi va a bere il ponce dal Civili, chi a farsi un cinqueccinque con due melanzanine sotto il pesto, chi porta la bimba a fare una giratina sulla Terrazza Mascagni con la bicigrettina (non è un refuso, a Livorno si dice “bicigretta” o anche “bici’rétta“, con regolare caduta della velare sonora!), chi invece porta la bimba (stavolta in senso di fidanzata) a sfranellà’ sugli scogli di Calafuria ai primi solicelli estivi (oddio, un po’ duri, comunque…).

Già, o chi lo vincerà il ballottaggio delle elezioni?? Eh è un’incognita. Che, voglio dire, già “ballottaggio” a Livorno era una parola che un s’era mai sentita dì’. Qualcuno pensava che il “ballottaggio” fosse una scocciatura al limite della sopportabilità (“Guarda lì che popo’ di ballottaggio m’hai fatto venì’!!“) o che addirittura stesse a indicare una caratteristica di un natante (“Ciò la canoa di basso ballottaggio), perché non esisteva che il candidato del Partito (o di chi ne fa le veci) non andasse a Palazzo alla prima bòtta, e con l’applauso del popolo labronico (“Bravo!! Ora riòrdati d’aomentammi la pensione, eh??“)

Per cui niente paura, ve lo dico io a urne ancora chiuse e senza nemmeno guardarci dentro: ha già vinto Marco Ruggeri. Se non altro perché i fedelissimi del vecchio “Partito” avranno portato a votare zie, nonne con relativa dentiera, mamme, fratelli, cugine farde di ‘asino, nonni sulla carrozzina, cognati trojai per far sì che l’onta del doppio turno venga cancellata dalla storia patria, ché a Livorno la cultura ce l’abbiamo nel sangue con la lettura del Tirreno, della Gazzetta dello Spòrte e del Vernaoliere!

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Lettera al Senatore Francesco Russo (PD)

Senatore Russo,

ho letto la Sua lettera a Beppe Grillo, che riporto qui sotto per comodità dei lettori del mio blog e, nello spirito della libertà di opinione e di critica, ho deciso di risponderLe.

Cominciamo dal fondo (in cauda venenum).

Beppe Grillo non è un parlamentare, è vero. Non è necessario esserlo per esercitare i propri diritti politici, in particolare quello di formare un movimento. Così come non è necessario essere incensurati. Se il vostro alleato Silvio Berlusconi prendesse anche solo minimamente atto di questo, non assisteremmo al gioco al rimando e al perdere tempo della Giunta per le Elezioni che dovrebbe sindacarne l’incompatibilità con la carica che riveste.

Grillo è stato condannato per un delitto colposo e non doloso. Mettere sullo stesso piano i 14 mesi per omicidio colposo plurimo cui è stato condannato Grillo, con le pene cui vengono condannati i parlamentari (si pensi, appunto, ai 4 anni di reclusione per il vostro alleato Berlusconi) è semplicemente inaccettabile.
Il titolo della Legge Severino reca chiaramente “disposizioni in materia di incandidabilita’ e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi”. Quindi è evidente che con quella condanna Grillo potrebbe benissimo candidarsi, e che, se non lo fa, è solo per il suo senso civico, fermo restando che, comunque, sarebbe una condanna di entità inferiore ai due anni.

Il PD, invece, ha deciso di candidare nel 2008 alla Camera dei Deputati, nel collegio Sicilia 1 Enzo Carra, che era stato condannato in via definitiva a un anno e quattro mesi il 5 aprile 1995 per false dichiarazioni al pubblico ministero.
Nell’ottobre del 2009 è eletto all’assemblea nazionale del PD nella lista “Democratici per Franceschini”.
O ve lo siete dimenticato??
Lei mi dirà che Carra ha abbandonato il PD per aderire ad altra formazione politica, ma intanto lo avete candidato voi.

Lei elenca tutta una serie di azioni decisamente lodevoli e degne di un buon rappresentante delle Istituzioni. Accompagnare i figli in autobus, servirsi dei mezzi pubblici, essere assiduo al proprio lavoro parlamentare, non rubare (ci mancherebbe anche altro!), ma questi sono comportamenti che un senatore dovrebbe mantenere normalmente. Lei non sta facendo gesti eccezionali, sta semplicemente facendo il Suo dovere. In un paese in cui la normalità è diventata eccezione e, quindi, evento, mantenere la parola data probabilmente costituisce una notizia. Ma non lo è. Io, cittadino, posso solo aspettarmi che chi mi rappresenta e mi deve rendere conto (e Lei, come tutti gli altri Suoi colleghi senatori, deve rispondere a me anche se non l’ho votata e non ho votato il Suo partito) sia migliore di me. Più che aspettarmelo, lo esigo.

Sono contento per l’esito fondamentale della Sua battaglia per l’abolizione dei fax dalla pubblica amministrazione. Ma mi chiedo com’è che ne vedo ancora tanti in giro per gli uffici pubblici. Personalmente sono il fortunato possessore di una casella di Posta Elettronica Certificata, che uso con molta soddisfazione in tutte le mie relazioni con la Pubblica Amministrazione, fatto salvo il caso che ricevo sempre risposte cartacee, a volte per raccomandata. Per cui i cittadini pagano per quello che potrebbe essere loro risparmiato.
C’è una voragine di divario di conoscenze tecnologiche e opportunità operative nella Pubblica Amministrazione, abolire i fax è come togliere una ragnatela nel laboratorio del Dr. Frankenstein.

Ma mi dica, Senatore, Lei che si dichiara così “fiero di essere del PD”, come si fa a tornare a casa la sera e avere sulla coscienza l’aver votato assieme al PDL per ordine di partito? Come si fa a coniugare le istanze degli elettori cosiddetti “di sinistra” con quelle della destra cui fino alla scorsa legislatura il PD avrebbe dovuto fare da opposizione? Come si fa a dire, legittimamente, “non ho conflitti di interesse” e stare nella stessa formazione politica che non ha mai mosso un dito per fare la legge sul conflitto di interesse e limitare Berlusconi? Ma non si dorme un po’ male? No, eh??

Valerio Di Stefano
Cittadino italiano


Caro Beppe,
io mi sono tagliato lo stipendio,
vengo in Aula in metropolitana,
porto i miei figli a scuola in autobus,
ho il 96% di presenze in Parlamento,
non rubo,
non ho conflitti d’interesse,
non sono in Parlamento da 20 anni,
mantengo la parola data,
ho vinto la battaglia per abolire i fax dalla pubblica amministrazione,
non voglio tornare a votare con il Porcellum.
Eppure sono un senatore del PD e non del M5S. E ne vado fiero, sono orgoglioso di appartenere a un Partito in cui:
il pluralismo è un valore e non un virus da debellare
i processi decisionali sono chiari e trasparenti
il candidato premier viene eletto da 3 milioni di persone
il mio leader non è né pregiudicato né condannato in via definitiva.
Perciò se credi davvero che l’onestà debba tornare di moda e il Parlamento riconquistare la centralità decisionale perduta allora comincia a dare il buon esempio: smettila di parlare sempre tu a nome del Movimento e passa il testimone. Perché tu in Parlamento non ci sei. E perché, fino a prova contraria, quello condannato in via definitiva sei tu, non i parlamentari del PD.

Cordialmente

Un senatore (fiero di essere) del PD

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