E’ morto Peter Pan

E’ morto Michael Jackson e, come spesso mi accade ultimamente con defungimenti, malattie e disgrazie di molti VIP, non riesco a provare nessun sentimento di umana pietà. Muore tanta gente e non vengono conquistate le prime pagine dei giornali. In Iran, per esempio, dove se riesci a far passare un SMS via Twitter, raccontando quello che succede, se non sei un giornalista straniero il minimo che ti possa capitare è che tu, semplicemente, sparisca, e nessuno possa sapere più nulla di te in saecula saeculorum amen.

Mi fa rabbia questa parata di star, queste dichiarazioni di Madonna che non smette di piangere, di Liz Taylor che è troppo sconvolta per rilasciare una dichiarazione, di fan che ora non faranno altro che glorificarlo, raccontarsi favole di isole che non ci sono, di lupi cattivi, di streghe malefiche, di sortilegi, di piccole mammine-Wendy premurose, di giornali italiani a cui non pare vero aprire con una notizia del genere, persino il sito di Repubblica, che normalmente apre con le quotidiane dichiarazioni di qualche zoccola di turno, ha ceduto al nazional-popolarismo della morte dell’interprete di "Thriller", il disco in assoluto più venduto al mondo, ma è stato 27 anni fa. E da allora Jackson con la sua pelle sbiancata in un curioso color avorio cinese già simil-cadavere, con le sue accuse di pedofilia che non sono riuscite a convincere l’opinione pubblica, da allora si è trasformato nel ritratto di Dorian Gray, nella maschera di se stesso, nella plastificazione di un volto apparentemente bambino mentre il suo corpo, e, probabilmente anche la sua anima, si stavano putrefacendo al suo interno.

Mi fa rabbia questa stampa che se ne occupa come se fosse una notizia, come se la gente che muore di fame nei regimi dittatoriali come quello di Pyongyang non sia degna di avere lo stesso risalto. Mi fa rabbia la gente che oggi piange perché muore Peter Pan.

Teheran: la tecnologia al potere

A Teheran la gente scende in piazza a protestare, perché si sente defraudata del proprio voto, in piazza si spara, qualcuno muore e la Guardia rivoluzionaria, a propositi di Internet, ammonisce di "rimuovere tutto il materiale che possa creare tensione". Twitter è l’unico mezzo che la gente di Thereran ha per poter arginare i controlli della rete.

In Italia siamo in leggera controtendenza. Qualcuno infila nel decreto sicurezza un codicillo che stabilisce il diritto di rettifica e l’obbligo di pubblicarla da parte dei blogger, se no ti tolgono le mutande e vai per strada a chiedere l’elemosina, ma in piazza non scende nessuno, di Twitter alla gente non gliene frega niente perché se non sei su Facebook non sei nessuno, e anche chi ha masticato un po’ di info-telematica ai tempi in cui Internet non era alla poratta di tutti, ha dimenticato le battaglie per la crittografia forte (sono lontani i tempi in cui Phil Zimmerman, il papà di PGP, il popolarissimo programma di criptazione forte, fu inquisito e accusato di traffico internazionale di armi, perché negli USA gli algoritmi di criptazione vengono considerati alla stessa stregua delle armi da guerra). L’anonimato nella navigazione in internet, la possibilità di inviare messaggi o consultare pagine web senza essere rintracciati sono VALORI che sono tornati prepotentemente di moda (ma sarebbe meglio che non passassero MAI di moda…) ma, come tutte le mode, sarà effimera. L’anonimato nelle comunicazioni è un valore solo fino a quando ci permette di oscurare il nostro numero di cellulare per verificare se l’amante, il marito, la moglie, la fidanzata, il compagno ha il telefono acceso o no. Per il resto il fatto che qualcuno possa raggiungerci e noi non dover sapere chi è ci dà fastidio, ci urta i nervi, non è politically correct.

In Iran, se qualcuno scopre che un cellulare ha mandato un messaggio a Twitter e di che tenore è il messaggio, è molto probabile che il proprietario di quel cellulare non la passi liscia.

Quello che segue è la mia chiave pubblica PGP. Non è solo un insieme all’apparenza informe di numeri e lettere. E’ uno strumento di libertà che chiunque può usare per comunicare (in questo caso con me) in modo sicuro.

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In Iran stanno dimostrando che il potere non è nelle mani dell’uno o dell’altro degli eletti, il potere è nelle mani della tecnologia e della conoscenza.

In Italia continuiamo ad essere in leggera controtendenza, mentre in Iran la gente muore.

Gli 80 anni di Anna Frank e il suo diario

Ho sempre avuto un po’ di timore reverenziale e di soggezione davanti a un’opera come "Il diario di Anna Frank".

ce la facevano leggere a scuola alle medie, perché esistevano quelle orrende e pericolosissime edizioni della Einaudi che comprendevano opere come "Il barone rampante" di Calvino, "Un anno sull’altipiano" di Emilio Lussu, le "Lettere dei condannati a morte della resistenza", una scelta dall’"Antologia di Spon River" di Edgar Lee Masters e, appunto, il "Diario" di Anna Frank.

La caratteristica che mi rendeva orribile e pericolosa quella collana era la faciloneria con cui queste opere, indubbiamente impegnative e non destinate ai ragazzi, venivano spacciate come letture adatte a un pubblico, sia pure di studenti, fatto soprattutto di adolescenti brufolosi e con gli ormoni che giravano a velocità supersonica.

Quindi ho sempre visto il "Diario" di Anna Frank come un’opera "gabellata" da infanzia, con la scusa che a scriverla era stata una persona più o meno della mia età.

Questa cosa non mi piaceva affatto. Non amavo quel pietismo da scuola infantile con cui mi dicevano "Ecco, vedi? Adesso Anna scrive alla sua amica immaginaria…" Tutto sembrava così favolistico, quando, invece, tutto era così spaventosamente reale.

Anche la scrittura di Anna Frank che, per quel poco che mi ricordo, mi sembrava avere un certo nerbo e una notevole forza emotiva.

Ad Amsterdam sono stati raccolti in mostra permanente tutti gli autografi di Anna Frank, che, poverina, non dovette scriverne molti in vita sua.

Oggi Anna Frank avrebbe compiuto 80 anni. Mi sembra una buona occasione per andare a omaggiare la cara vecchietta rileggendo il suo "Diario". Forse, adesso che non si è più bambini, è il momento giusto.

Corea del Nord: designato il successore di Kim Jong Il



E così dopo il conclave in cui i sommi elettori (uno solo!) si sono riuniti, il Compagno Camerlengo dello Stato della Città di Pyongyang, Sua Eminenza il Caro Leader Kin Jong Il, ha designato il suo medesimo successore nel figlio Kim Jong Hun.

Il grosso grasso affamator di popoli ha così smentito qualsiasi voce su un ritorno alla democrazia in Corea del Nord, a Pyongyang le vigilesse continueranno a ballare su piedistalli nell’atteggiamento di dirigere un traffico inesistente, e la gente mangerà meno riso, tanto ormai, meno di così…

Si esprime vivissimo apprezzamento da parte della Segreteria di Stato, dalla Pontificia Accademia del Partito e dalla Chiesa Comunista tutta.

L’anniversario della strage di Piazza Tien An Men

E ricordiamoci che oggi è l’anniversario della strage di Piazza Tien An Men a Pechino.

E ricordiamoci delle menzogne del regime cinese, certo, ma soprattutto ricordiamoci della retorica occidentale che ha visto in questa fotografia l’eroismo dello studente che da solo ferma una fila di carri armati e che non si sa che fine abbia fatto dopo questo atto "eroico".

Siamo talmente retorici che preferiamo vedere un giovane che arresta un convoglio di cingolati, che una strage di sangue in cui sono morte centinaia di studenti che non sono riusciti a fermare un bel nulla, perché c’è sempre un regime che è più forte di loro.

Partorisce due gemelli da due padri diversi: e’ superfecondazione eteropaternale!

Che cosa sono la sfiga, la scalogna nera, la jella, la malasorte?

Sono delle circostanze inattese ma prevedibili. Voglio dire, hai sfiga se parcheggi la macchina in divieto di sosta per cinque minuti perché devi andare in farmacia a comprare i preservativi e quando torni il vigile ti ha già fatto la multa perché è passato proprio in quel momento lì.

Oppure è jella della peggior specie quando ti sei messo il vestito nuovo, ma soprattutto le scarpe nuove, hai appena pulito la macchina, l’hai parcheggiata perfettamente e appena scendi ti rendi conto che c’era una volta un cane.

Ti può capitare di scegliere una cassa al supermercato perché guardi i carrelli degli altri e calcoli che sì, in quella in cui andrai tu c’è meno gente e farai senz’altro prima, e poi la cassiera chiama con microfono "un addetto al reparto surgelati alla cassa tre!" perché quello  prima di te ha comprato una congezione di "Quattro salti in padella" che NESSUNO sa quanto costi. E l’addetto del reparto surgelati arriva 20 minuti dopo perché si deve sbrinare nel frattempo, ecco, voglio dire, la sfiga è tutto questo.

Ma quello che è capitato a Mia Washington travalica il comune concetto di sfiga.

Mia Washington ha fatto la nanna con il marito, come è normale che sia, perché così si fa o perché così è abitudine. Hanno fatto una trombatina, tutto nella norma.

Poi dopo pochissimi minuti (ma dovevano essere proprio pochissimi minuti) già che ne aveva l’occasione e, forse, perché magari le piaceva di più, ha fatto la nanna anche con l’amante, giusto per non farsi mancare nulla e concentrare il maggior numero di amplessi nel minor tempo possibile.

Dopo aver battuto il primato mondiale di trombatio velox, Mia Washington è rimasta incinta.

Ma non del marito. O dell’amante. Di tutti e due. Aspetta due gemelli, uno dal marito e l’altro dal ganzo. Si chiama democrazia eterozigota.

Sputtanata miseramente dal test del DNA ha dichiarato: "Di tutte le persone in America e di tutte le persone nel mondo, doveva accadere proprio a me. Sono molto scioccata." C’è da crederle.

I medici la chiamano "superfecondazione eteropaternale". Ognuno la sfiga la chiama come gli pare…

E’ morto lo scrittore uruguaiano Mario Benedetti



E già che oggi mi ritrovo, tra un collegio docenti e un compito da preparare, a riflettere sul fatto che della cultura spagnola o di lingua spagnola, in Italia non si dà conto se non quando si tratta dei coglioni di Franco, vi segnalo la morte dello scrittore uruguaiano (odio quelli che dicono "uruguayo" perché va tanto di moda, peggio ancora i sostenitori della pronuncia "uruguagio" che mi fanno scendere il latte alle ginocchia, le abbiamo le parole in italiano, usiamole e vaffanculo…) Mario Benedetti.

Benedetti fu uno scrittore a tutto tondo, giornalista, poeta, saggista, autore di teatro e romanziere.

Ma soprattutto era una personcina schiva, estremamente modesta, non ha avuto il successo planetario di un García Márquez o la scrittura sanguigna di Ernesto Sábato (chi era mai costui, si chiederà il nostro valoroso e affezionato lettore Caciagli Edo -o Risaliti Brunero, vedete un po’ voi-, se lo vada a guardare, inclito utente e più non ci accasci!) ma scrisse un romanzo che si intitolava "La tregua" (già, lo stesso titolo di Primo Levi) e che ebbe un successo molto rilevante in Sud America (ma già, c’importa assai del Sud America a noi…).

Così la cultura se ne va, lasciandoci soltanto una nube di ignoranza.

La maiala di Massa



Dunque l’influenza maiala è arrivata, come previsto.

Il punto è che era già arrivata e il sottosegretario al raffreddore lo sapeva già, tanto che il paziente è già guarito, non si sa se per intervenzione taumaturgica del Presidente del Consiglio, che ha imposto le mani all’influenzato dicendogli "àlzati, cammina, magngia la mortadella anche tu e chiamami pàpi!", o se è perché questo virus è un po’ pirla e fa paura solo a chi ne ha paura.

La maiala è arrivata in Toscana, buon sangue non mente. Chissà cosa avrebbero fatto i livornesi se il paziente n. 1 fosse stato localizzato a Pisa…

E’ in arrivo la maiala!

Dopo l’influenza aviaria ci mancava solo la febbre maiala.

Lo sappiamo benissimo che si tratta dell’ennesima bufala, dell’ennesima corsa della case farmaceutiche per la produzione di vaccini e farmaci antivirali, comunque, considerato che 5 anni fa il famoso e famigerato H5N1 non fece il famoso "salto" di specie, ecco qui un virus nuovo di trinca, creato ad hoc per far passare il livello di allarme da 3 a 4 su una scala di 6.

Creato ad hoc per trasmettersi da uomo a uomo, ma con una alta possibilità di guarigione.

Creato ad hoc per far dire all’OMS che la pandemia è inevitabile, ma, non appena ci sono delle flessioni significative delle infezioni e dei contagi. Continua la lettura di “E’ in arrivo la maiala!”

E le stelle stanno a guardare. Anche le strisce!

Il Caro Leader Kim Jong-Il gioca a Atlas Ufo Robot e lancia razzi missili con circuiti di mille valvole. Pare che abbia piazzato un satellite in orbita per la trasmissione di inni rivoluzionari.

Il dittatore dello stato libero di Pyongyang, affamatore di popoli mentre lui è grasso come un maiale, fa quello che gli pare, mentre gli USA sono stati occupati per anni a fare la guerra a Saddam Hussein e più che a lui, al suo fantasma.

Grande preoccupazione nell’opinione pubblica internazionale, ma di far fuori il Caro Coso non se ne parla. E stasera il Consiglio di Stato dell’ONU probabilmente stabilirà per Kim Jong-Il una sospensione di tre giorni con obbligo di frequenza, convertiti in attività socialmente utili.

La Spagna e i 70 anni della dittatura di Francisco Franco

L’uomo che giace, fortunatamente, in questa bara dal 1975 è Francisco Franco, dittatore spagnolo.

Dopo aver portato il suo paese a una guerra civile di sangue e odio, esattamente 70 anni fa, il 1 aprile del 1939, iniziava una dittatura che avrebbe ceduto il passo alla transizione democratica solo con la sua morte.

La Spagna di Zapatero e di Juan Carlos di Borbone pare sonnecchiare davanti a questa ricorrenza, preferendo riportare, sulle edizioni on line dei giornali, le notizie dell’incontro di calcio con la Turchia, o della morte dell’ex presidente argentino Raúl Alfonsín.

Così come sonnecchiò neanche due mesi fa, celebrando in sordina il settantesimo anniversario della morte in esilio del suo poeta più grande, Antonio Machado. In quell’occasione "El País", il maggiore quotidiano spagnolo, pubblicò una polemica su una presa di posizione della scrittrice Almudena Grandes che dichiarava che la tomba del poeta (conservata nel cimitero francese di Collioure, dove Machado raggiunse l’esilio)  non le piaceva.
Almudena Grandes è l’autrice di "Le età di Lulù". Una pornomane che parla della tomba di Antonio Machado!

Ma il torpore sull’anniversario dell’inizio della dittatura franchista, della censura, dell’isolazionismo spagnolo durato tre lustri e delle epurazioni pesa come un macigno su questa Spagna del miracolo economico.

Giovi almeno ricordare che quest’ometto sanguinario fu capo di stato e di governo per 36 anni, terminati i quali, vestito da fantoccio qual era per l’ultimo viaggio terreno, ricevette funerali religiosi e la sua tomba si trova attualmente in un luogo di culto cattolico senza che nessuno ci trovi nulla di strano.

Mondo Cane

Cani. Cani randagi, cani mordaci, cani sciolti, canili, cantoni, cannoni, Cannavaro, can can, il cane di su’ mà’, non si sente parlare altro che di cani.

La macchina dell’informazione, che si nutre di se stessa, è già scattata come i canini (!) di un cane che azzanna la povera vittima di turno.

Il giornalismo morde e lacera le carni dell’opinione pubblica stremata.

Un ragazzino di 11 anni è morto assalito da un branco di cani che erano fuggiti dal luogo di detenzione in cui si trovavano, e in cui certamente avevano vissuto inferni peggiori, vittime, più che di una natura matrigna e anche un po’ stronza, di amministrazioni comunali accondiscendenti anche sui maltrattamenti agli animali, sull’igiene inesistente di questi lager per "amici a quattro zampe", in cui sono stati rinvenuti veri e propri ossari, purché il problema non venga fuori, purché tutto vada bene e possibilmente nessuno se ne accorga.

Perché, si sa, le cose esistono solo dal momento in cui se ne parla e per il solo fatto che se ne parli.

E così il bambino è morto perché i cani sono assassini, esattamente come Cappuccetto Rosso è stata divorata perché il lupo è cattivo. Tanto poi c’è sempre il cacciatore, che invece è buono, a rimettere tutto in ordine, pup-pum, due fucilate e vissero tutti felici e contenti.

Tranne i genitori del povero bambino di 11 anni. Tranne la donna che è stata aggredita il giorno dopo, e un’altra signora di Parma, e chissà quante altre la cronaca vorrà mettere sotto i denti di una opinione pubblica affamata e assetata di sangue, forcaiola e pressappochista.

Vi prego davvero di donare il Vostro 5 per mille dell’IRPEF (adesso che tira aria di dichiarazione dei redditi) all’Associazione "Vita da Cani". Si occupano di cani disabili, di cani cosiddetti "difficili", di cani anziani e da laboratorio.




Potete anche adottarne uno a distanza, se volete. Fate quello che vi pare, ma fatelo. L’IBAN per chi ne ha bisogno è IT 70 I 07601 01600000013545264 intestato a Vita da Cani – Arese.

Soraya Saenz de Santamaria… “desnuda”??

In Spagna se ne fa un gran parlare.

La numero tre del Partido Popular, Soraya Sáenz de Santamaría, si è fatta ritrarre in una foto osée, che per il suo capo Rajoy (che comincia ad apprezzare la politica ammiccante e senza veli, perché un po’ di gnocca non fa male neanche ai rappresentanti della cattolicissima Spagna di Sua Maestà) non è nemmeno troppo scandalosa.

In effetti di nudo ha solo i piedi, dei polpacci da giocatore di calcio con una scollaturina da prendisole.

Da noi è roba da educande, in confronto a questa foto "L’amante di Lady Chatterley" di D. H. Lawrence è il libro di lettura della scuola elementare femminile delle Verginelle di Santa Cudegonda.

Noi abbiamo ministre della maggioranza di governo che la gnocca l’hanno mostrata davvero sui calendari, mica queste fotarelle artistiche da pruderie di confessionale… Dilettanti!

Cesare Battisti e il Brasile garantista di Lula da Silva



Siamo gente strana, noi italiani, per lo più fuori di testa.

Napolitano a nome di tutto il paese ha rappresentato al presidente brasiliano Lula da Silva lo "stupore e il rammarico" per la negazione dell’estradizione del delinquente Cesare Battisti, che di onorevole ha soltanto il nome.

"Stupore e rammarico" è un’espressione burocratica in diplomatichese puro, per dire che siamo incazzati neri e che non ci possiamo fare nulla.

Perché si dà il caso che la decisione sia stata presa da un paese sovrano nel pieno rispetto delle regole interne, ci piacciano o non ci piacciano. Battisti è stato furbo? Non si sa, di certo i brasiliani non sono scemi e hanno capito che in Italia la disparità di trattamento tra cittadini esiste, perché il Lodo Alfano ne è una chiara dimostrazione.

E il Presidente della Repubblica ha un bel dire che i diritti di un terrorista sono gli stessi di qualunque altro delinquente comune, se esistono cariche dello Stato, tra cui la sua, che si trovano oltre la punibilità penale in corso d’opera.

Abbiamo di che imparare dal Brasile? Certamente. Ma dovremmo soprattutto smettere l’abito saccentone e presuntuoso di chi non solo non ha più nulla da insegnare, ma che non può pretendere equità là dove non è disposto a darne.