LiberLiberate anche “Anna Karenina”!!

L’edizione Liber Liber di “Anna Karenina” di Lev Tolstoj segue le sorti di quella di “Madame Bovary”, solo che il problema delle licenze (soprattutto per quello che concerne la versione in audiolibro) è molto più complesso e intricato. Vediamo:

Le note sull’e-book (dotato di codice ISBN e venduto regolarmente su Amazon e iTunes al prezzo di 0,49 euro) dicono:



Dunque, a parte il fatto che “sì” affermativo si scrive con l’accento, il testo è protetto da diritti d’autore. Andiamo a vedere sul link indicato quale è la licenza per questa ripologia di edizioni: vi si legge che
“i testi protetti da diritto d’autore possono essere utilizzati e copiati solo per uso personale. Quindi, non possono essere inseriti in collezioni di testi on-line; non possono essere ceduti a terzi (i quali dovranno scaricarli direttamente dal sito di Liber Liber); non possono essere utilizzati a fini commerciali, ecc. “

L’assurdo è che mentre sul file materiale, fisico, che contiene l’opera di Tolstoj è indicato la totale protezione dell’opera, sulla pagina di download dei file è indicato che l’opera è disponibile con la licenza Creative Commons
Creative Commons “Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale”

Quindi, da una parte, io quell’opera non la posso cedere a nessuno, ma dall’altra mi si apre una finestra per cui, a determinate condizioni (cioè che io mantenga la licenza originaria, non la usi per scopi commerciali, attribuisca correttamente la paternità dell’opera) quell’opera può circolare liberamente. Delle due l’una. Quale è l’interpretazione corretta? Naturalmente Liber Liber non ce lo dirà mai, e noi non lo pretendiamo, figuriamoci, una organizzazione che ha chiesto (e mai ottenuto) il sequestro di questo blog non ci invierà nemmeno due righe di chiarimento. Ma il chiarimento lo dovrebbe in primo luogo non tanto a noi quanto ai suoi utenti e visitatori, che hanno il diritto di sapere che cosa possono e che cosa non possono fare con un contenuto.

Bene. Adesso andiamo a vedere cosa ne è della lettura di Silvia Cecchini, ugualmente disponibile presso la cosiddetta “biblioteca”. La lettura è condotta in maniera più o meno pedissequa sulla stessa opera di riferimento, ed è anch’essa distribuita secondo la licenza
Creative Commons “Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale” con le stesse limitazioni della versione e-book. Quindi, io non posso distribuire l’e-book originale però secondo altri posso distribuirlo, mentre posso tranquillamente redistribuire l’audiolibro che da quell’opera (pubblicata evidentemente su autorizzazione, ma non si sa di chi, nè Liber Liber lo rivela) è tratto. Il mistero si infittisce. Soprattutto se di va a vedere il sito della lettrice, Silvia Cecchini, che si chiama www.ascoltalibri.it e che, pure, redistribuisce “Anna Karenina”. Vi si legge, anche qui che:

Audiolibri Gratuiti de Gli Ascoltalibri sono distribuiti con Licenza: 
Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale
E’ quindi vietato riprodurre queste opere per fini commerciali o pubblicitari, o caricarli su siti che contengono qualsiasi pubblicita’. “

Questa signora dovrebbe prima di tutto dimostrare che la mera presenza di pubblicità su un sito sia un “fine commerciale” (quando il contenuto non viene minimamente venduto), ma noi siamo tolleranti e rispettiamo il suo volere.

Ma andiamo ora a vedere cosa succede su Amazon. Qui il libro della Cecchini, distribuito in questa pagina, è addirittura dichiarato di Pubblico Dominio. Quindi di che cosa si sta parlando?? Se è di pubblico dominio posso utilizzarlo come voglio, sia che io lo venda, sia che il mio sito abbia delle pubblicità oppure no. Ecco lo screenshot del conquibus:

Le critiche degli acquirenti (finora soltano due) non sono molto lusinghiere. Scrive il signor Danilo Dara: “Pessima lettrice Silvia Cecchini, che ha voglia e lo si vede di finire in fretta, pessima produzione con correzioni raffazzonate e frasi ripetute due volte – senza che la lettrice se ne accorga – in continuazione. “

Dopo questa considerazione, siamo ancora qui a chiedere a Liber Liber e a Silvia Cecchini, di togliere Anna Karenina dai binari dei treni e di dirci una volta per tutte che cosa possiamo e che cosa non possiamo fare con lei.

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Liber Liberate “Madame Bovary”!

L’edizione Liber Liber di “Madame Bovary” di G. Flaubert non è libera. Vediamo perché:

  • l’e-book

Dalle note introduttive al testo si evince che lo stesso è protetto da diritto d’autore. Si tratta di una pubblicazione realizzata “su gentile concessione”, come si suol dire in editoriese. Titolare dei diritti sulla traduzione di Bruno Oddera e sulla pubblicazione è la Fratelli Fabbri Editori, cortesemente ringraziata per la politesse.
Quindi il lettore finale, la persona che materialmente scarica dal sito di Liber Liber il testo del romanzo flaubertiano non ha la libertà di darlo a sua volta a chi vuole: a un amico, a un gruppo di persone, a chi meglio crede. Può solo tenerselo per sé e, tutt’al più, indicare agli interessati dove andare a prenderselo.
Le altre biblioteche elettroniche e digitalizzate, inoltre, non possono redistribuirlo a loro volta.

Madame Bovary” nella versione Liber Liber in formato epub viene anche venduto attraverso Amazon e iTunes, oltre ad essere disponibile sul sito gratuitamente per tutti.

Ha due prezzi: 0,49 euro e 4,99 euro.

Che cosa differenzia le due versioni non è noto. Non si sa, cioè, se la versione epub gratuita, quella a 0,49 euro e quella a 4,99 euro siano esattamente identiche oppure no. In caso positivo il prezzo finale di vendita dipenderebbe esclusivamente dalla volontà dell’acquirente di aiutare in maggiore o minor misura la biblioteca, in caso negativo non si sa in che cosa sia più ricca la versione più costosa, se in note critiche, introduzioni, appendici di studiosi di letteratura francese, concordanze (hai visto mai?) o quant’altro. Né il sito dice qualcosa, in un senso o nell’altro.

Qualcuno deve comunque aver comperato queste versioni del libro. Vediamo che cosa ne pensa la gente:

“Non mi dilungherò troppo! Si tratta di un capolavoro di Lev Nicolaev TolstoNon, a coloro a cui ho chiesto una recensione, l’ha sminuito dicendo che “Anna Karenina” è una storia d’amore…” (cliente Amazon)

Va bene tutto, ma Madame Bovary” è di Flaubert, non di Tolstoj!

“Libro sicuramente bellissimo, ma io sono madrelingua spagnolo e mi sono stuffata di correggere gli errori sul kindle. Solo nel primo capitolo avrò trovato al meno 50 orroriiii ortografici, un disastro. Non lo leggo piu, me lo compro in spagnolo da una editoriale.” (Estefa)

Insomma, reazioni non troppo lusinghiere, quando non addirittura fuori binario.

  • l’audiolibro

Nel novembre 2018, Liber Liber pubblica la versione in audiobook di “Madame Bovary”. Il testo letto da Cristiana Melli è lo stesso dell’edizione e-book, così come il codice ISBN riportato alla pagina di download.

Ma quello che non quadra è la licenza riportata. Mentre per il libro elettronico non c’erano dubbi (non si può né copiare né redistribuire a terzi), la versione audio (che, ripeto, contiene lo stesso testo della versione e-book) prevede la licenza Creative Commons che, questa volta sì, consente la rappresentazione, la distribuzione e la copia purché il tutto venga a sua volta redistribuito con la stessa licenza e non a fini commerciali.

Cioè, io (secondo Liber Liber) posso redistribuire l’audiolettura ma non posso redistribuire il testo originale?? E perché Liber Liber cambia la licenza di un’opera che è proprietà della Fratelli Fabbri Editore? E come può Liber Liber cambiare i termini di una concessione al lettore finale su qualcosa che non è suo e su cui agisce solo in regime di concessione? Non sono critiche, sono domande (credo legittime) che il lettore si pone per rispondere a una domanda molto semplice: “Che cosa posso fare con questo testo senza il pericolo di finire sub iudice??”. La risposta non l’avremo mai. O, quanto meno, sono certo che Liber Liber non verrà certo a darla a noi. Ma il dubbio è stato espresso, e la povera Madame Bovary, che, pure,tanti guai ha avuto nella sua breve esistenza terrena romanzesca, oggi, è ben lungi dall’essere libera di circolare come vuole. Questo, almeno, è certo.

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Marco Calvo, Liber Liber, Shakespeare e le opere inedite

Marco Calvo, presidente e fondatore di Liber Liber, ha concesso una breve intervista a Claudia Speggiorin il “Il Paradiso di Caino” del 6 febbraio scorso, disponibile qui.

Calvo, tra le altre cose, sostiene:

“Noi (…) abbiamo dei vincoli, siamo un progetto di biblioteca digitale, quindi conserviamo libri già pubblicati. Non possiamo ospitare opere inedite. Per quelle abbiamo creato la rivista Pagina Tre e la sua biblioteca.”

Ora, con tutto il rispetto nei confronti delle opinioni altrui e nel diritto al libero pensiero, dobbiamo rilevare come questa affermazione non corrisponda a verità e che la realtà sia ben diversa. Liber Liber ha pubblicato opere inedite, e più precisamente le traduzioni di William Shakespeare di mano del prof. Goffredo Raponi, con relative annotazioni, che non sono mai state pubblicate in cartaceo.

E’ stato lo stesso prof. Raponi a donare, in vita, il proprio lavoro a Liber Liber. E Liber Liber lo ha pubblicato. Alcune traduzioni di Raponi hanno anche il codice ISBN per la versione e-book. Eccone un esempio:

Il libro, oltre ad essere distribuito gratuitamente, viene messo in vendita al prezzo di 0,49 euro su piattaforme come Unilibro, da cui vi propongo il seguente screenshot:

Sul sito di Anobii.com, il volume viene recensito come traduzione originale.

Le opere di Raponi vengono anche vendute nel Liber Liber Shop all’interno dei gadgets (DVD ROM, chiavette USB, Hard Disk esterni) disponibili per quanti volesssero acquistare i contenuti del sito.

Oltre a questo ci sono gli audiolibri, che sono pubblicati nella versione letta dai volontari dell’organizzazione e che costituiscono delle vere e proprie opere prime, non pubblicate precedentemente e che vengono messe a disposizione degli utenti per la prima volta.

Ne deriva che Liber Liber NON E’ una biblioteca ma un editore. Con una politica molto aperta alla distribuzione gratuita dei contenuti che pubblica, ma pur sempre un editore, con opere inedite e ben scelte, differenziate dalla distribuzione parallela attraverso la rivista “Pagina Tre”.

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Il senso di Liber Liber per la “concorrenza”

Anch’io ho letto il messaggio di Capodanno agli italiani pubblicato da Liber Liber sulla giornata del pubblico dominio.

Mi ha colpito, in particolare, un passaggio che mi fa piacere riportare:

“Ecco, una parola importante: “concorrenza“. Se vogliamo una cultura più libera, più accessibile, di qualità migliore, abbiamo bisogno della concorrenza. Abbiamo bisogno del pubblico dominio.”

Ora, io sono notoriamente un ignorante. Ma ho anche un brutto vizio, quello di verificare l’ovvio, lo scontato, il banale. Che cosa vuol dire “concorrenza”? Io non lo so, andiamo a vederlo sul dizionario Treccani, che dice:

“In commercio, nell’industria e sim., gara fra i diversi produttori o fra i commercianti per produrre e vendere in maggior quantità, e i mezzi a cui fanno ricorso per raggiungere lo scopo” (…)

Ecco il punto. “Concorrenza” sarà anche una parola importante, ma ha un’accezione commerciale. E’ una “gara” per produrre e vendere “in maggiori quantità”.

Ogni volta che mi sono sentito domandare come mai il mio classicistranieri.com faccia concorrenza a liberliber.it ho sempre risposto che classicistranieri.com non fa concorrenza a nessuno. Proprio perché non ragiona in una logica commerciale e non ritiene la parola “concorrenza” una parola importante per sé e per i valori del pubblico dominio.

classicistranieri.com non vende gadget, non ha uno shop, non vende i libri e le risorse che redistribuisce neanche in alternativa alla distribuzione gratuita, che è e resta l’unica modalità valida per veicolare i contenuti, è interamente autofinanziata, non è una associazione che riunisce soci a pagamento o gratuitamente, non ha l’obbligo di pagare alcuna tassa, non è formalmente costituita davanti a un notaio, è solamente l’iniziativa di un privato (io) che ha avuto dei contenuti gratuitamente e che gratuitamente li redistribiuisce. Unica eccezione le donazioni di chi passa e vuole lasciare qualcosa per la crescita della risorsa. Non c’è nessuna “gara”, dunque. classicistranieri.com non ha l’ambizione di essere migliore o peggiore di qualcuno, ma di non essere COME quel qualcuno, di avere una identità propria e di offrire dei contenuti con una etica diversa. Se qualcuno condivide i nostri primcipii etici può scaricarsi un testo di quelli redistribuiti, se invece non li condivide può sempre andare a prenderselo dove crede meglio. Anche pagarlo su Liber Liber, se lo crede opportuno.
Un modo di dire piuttosto diffuso nella lingua italiana è “La concorrenza è l’anima del commercio” (la riporta lo stessso vocabolario Treccani), ma solo chi pensa in termini commerciali può considerare la parola “concorrenza” come una parola importante, o pensare che chi fa la stessa cosa possa avere velleità di (con)correre a gara.
Ho sempre pensato a classicistranieri.com come a qualcuno che all’entrata di una chiesa o di un luogo pubblico, distribuisca gratuitamente libri elettronici e materiale di pubblico dominio, o pubblicato secondo una licenza CC a chi lo vuole o ne è interessato. Punto e basta. Il concetto di “concorrenza” lo lasciamo volentieri agli altri.

Che, poi, sono gli stessi che in una querela contro di me, hanno chiesto e mai ottenuto che venisse sequestrato l’intero blog che state leggendo. E il cerchio si chiude.

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Liber Liber pubblica le “Novelle” di Cervantes (ma non dice che sono anche “esemplari”)

Liber Liber ha pubblicato recentemente una edizione delle “Novelle” di Cervantes.

L’edizione è sbagliata fin nel titolo. Cervantes, nel pubblicarle, le aveva definite non solo “Novelle” (sul modello italiano del Decamerone di Boccaccio) ma anche e soprattutto “esemplari”, destinate cioè a fini didattici e moraleggianti. Inoltre il volume riporta soltanto sei delle dodici novelle cervantine. Non è, quindi, una edizione completa. Questi sono i fatti. E non sono minimamente in discussione.

Adesso mi pare di sentire le giustificazioni (un po’ lamentose, invero) degli editori: l’edizione di riferimento era così (e allora magari se ne prende un’altra), noi ripubblichiamo solo materiale già edito (falso, le opere di Shakespeare pubblicate da Liber Liber sono traduzioni inedite, così come lo sono gli audiolibri che offre gratuitamente), i nostri sono solo volontari, non filologi o addetti ai lavori, facciamo quel che possiamo, non si può pretendere di più e viandare.

Ma quello che lascia estremamente perplessi è la sinossi che accompagna il volume, firmata da Catia Righi. Vi si legge infatti:

L’immensa fama del Don Chisciotte ha indotto a lasciare in ombra queste Novelle (…)” E’ falso. Fu proprio l’immensa fama della prima parte del Chisciotte (la seconda sarebbe stata pubblicata solo un anno prima della morte di Cervantes) a proporzionare a queste novelle un discreto e notevole pubblico e un’accoglienza più che calorosa. Altro che “novelle in ombra”! Le storie della Gitanilla, di Rinconete y Cortadillo, il colloquio dei cani, il Dottor Vetrata erano narrazioni molto apprezzate dai contemporanei di Cervantes.

E poi: “Composte, pare, fra la prima (1605) e la seconda parte del Don Chisciotte (1615)” Perché “pare”?? Sono state pubblicate “proprio” nel 1613, per cui la data è certa; e non si dice “Prima e seconda parte del Don Chisciotte”. Si dice “Primo e secondo Chisciotte” trattandosi di due romanzi diversi, pubblicati a dieci anni di distanza l’uno dall’altro, e uniti tra loro dal solo vicolo della prosecuzione (Cervantes non ideò certo un solo romanzo).

Infine: “Molto accurata ed efficace la traduzione che Alfredo Giannini fa di queste Novelle“. Sono opinioni opinabili. Tradurre “Cantuccio e Scorcino” il Rinconete y Cortadillo, e poi italianizzare “Cortadillo” che diventa “Cortadiglio” è un’operazione quanto meno discutibile. E parliamo anche di Alfredo Giannini, che aderì al fascismo, morì nel 1939, in pieno regime, e permea di retorica le sue traduzioni cervantine che non si ritrovano nemmeno nelle bibliografie moderne più accreditate.

La domanda, come sempre, resta la stessa: le edizioni di Liber Liber sono affidabili? Ognuno dia la sua risposta, io la mia l’ho data da tempo e continuo a ripeterla ogni volta.

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Liber Liber pubblica il Diario di Guerra e l’Autobiografia di Benito Mussolini

Screenshot da www.liberliber.it
Screenshot da www.liberliber.it

Liber Liber ha messo in linea “La mia vita” e il “Diario di guerra” di Benito Mussolini.

Intendiamoci, i diritti d’autore delle opere (opere?) di Benito Mussolini sono scaduti il 1 gennaio del 2016, quindi chiunque ripubblichi i suoi scritti compie un’operazione legittima sotto il piano legale e della libertà editoriale.

Il motivo del contendere non è se Liber Liber poteva o non poteva ripubblicare Mussolini. Il punto è chiedersi se questa ripubblicazione è anche opportuna ed etica sotto il profilo morale.

Quelli di Liber Liber diranno subito che sì, loro sono una biblioteca, le biblioteche accettano tutto, anche Mussolini, e, quindi, se i loro volontari si sono dedicati a digitalizzare e rivedere l’opera del dittatore italiano, perché non pubblicarla? Perché Liber Liber non è una biblioteca ma un editore. Infatti realizzano opere inedite (le loro audioletture), le pongono in distribuzione (le traduzioni di Shakespeare realizzate appositamente per loro), vendono i loro prodotti (nel Liber Liber Shop, andatelo a vedere per rendervene conto). Una biblioteca non vende un bel niente, non fa attività editoriale e distribuisce solo testi già pubblicati.

Ma quanto è morale, invece, che un’opera di un dittatore sopravviva al tempo che passa con una riedizione in formato digitale, piuttosto che andarsene nel sonno dell’oblio, come invece meriterebbe. Ha senso ripubblicare e redistribuire Mussolini, premesso che Mussolini ha determinato lo sfacelo dell’Italia e che è stato il primo firmatario delle leggi razziali? Semplicemente no, non ha senso. Perché perpetua la memoria di un uomo già condannato dalla storia e non aggiunge nulla al valore etico di una sedicente “biblioteca” on line.

Ci eravamo occupati in questa sede anche della pubblicazione del “Manifesto del Partito Comunista” di Marx ed Engels da parte di Liber Liber partendo dall’edizione di riferimento della Silvio Berlusconi Editore, con autorizzazione espressa ed esplicitamente firmata da Marcello Dell’Utri. Qualcuno ha fatto spallucce e ha detto che la cosa non può tangere più di tanto, in fondo è sempre un’opera in più e poco importa se Dell’Utri sia stato condannato per mafia. E’ una questione di logiche, null’altro. Se Liber Liber dovesse distribuire testi in lingua originale (e l’idea di una biblioteca digitale di libri in lingua originale mi ha sempre solleticato, prima o poi mi dovrò decidere a metterne in piedi una) redistribuirebbe il “Mein Kampf” di Hitler?

Io spero sinceramente di no. Ma non ci scommetterei un centesimo.

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Che fine ha fatto la mailing-list di Liber Liber?

Cattura

Una volta la mailing-list di Liber Liber era una vera e propria fucina di interventi interessanti e di discussioni avvincenti. All’inizio degli anni 2000 ha avuto perfino oltre 600 mail in un solo mese. Ci si divertiva, si discuteva, ci si odiava (e io ero, per mia fortuna, odiatissimo), c’era chi si autoincensava, chi sputava veleno, insomma, si faceva, allora, quello che su Wikipedia fanno i revisori e i padronissimi della cultura libera. Si parlava di software libero, di formati aperti, di libri, insomma, si stava bene. Poi, sempre per l’ipersensibilità dei soliti noti, fui espulso dalla lista per le mie opinioni (bisogna sapere che quando dici che il re è nudo il re poi s’incazza). Pazienza, si vive bene lo stesso anche senza. E, tutto sommato, ritengo che la mia mia presenza in quel luogo sia stata una bella esperienza.

Poi il presidente di Liber Liber (lo stesso da oltre un ventennio) ebbe la bella idea di querelarmi perché avevo scritto “cazzate” accanto al loro nome. Chiese anche il sequestro dell’intero blog, cosa che non gli fu concessa, dimostrando sensibilità e affetto verso la pluralità delle opinioni in rete e per il diritto di tutti di esprimerle liberamente. Oh.

Ieri sono andato a rivedere la pagina web della mailing-list (che è pubblica anche per i non iscritti e per i defenestrati come me) e l’ho trovata praticamente deserta. Pochissimi messaggi ogni mese e nessun messaggio nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, agosto e ottobre. Circa 1200 iscritti (meno dei visitatori quotidiani di questo blog) sono riusciti a produrre un numero infinitesimale di contributi. Possibile che non abbiano nulla da dirsi? Non hanno incontrato delle difficoltà nello scansionare un libro? A passarlo all’OCR?? Non si scambiano opinioni, esperienze, difficoltà?? Possibile che i volontari di Liber Liber siano sempre così infallibili (vedere il post di ieri) da non aver bisogno di niente e di nessuno? Fatto sta che la produzione è stata, finora, di ben 13 messaggi da gennaio a ottobre. Nello stesso periodo dell’anno scorso il numero di messaggi arrivava a 21. Pochissimi lo stesso, ma almeno c’era una tendenza diversa.

Viene da pensare a parole come parlare, confrontarsi, scambiare le idee, sfruttare gli strumenti a disposizione per confrontare le rispettive opinioni. Sono iniziative che stanno morendo sotto il peso di una iniziativa straordinariamente pesante e burocraticamente strutturata. Di tutto quello che è stato resta un file dimenticato su Yahoogroups. E non è detto che sia un male.

 

 

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Liber Liber: che fine ha fatto Jean Sibelius?

Il 12 aprile 2011, poco più di un anno fa, sulla mailing list di Liber Liber (liberamente consultabile in rete anche dai non iscritti) appare l’annuncio della disponibilità della Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 43 di Jean Sibelius:

Stesso annuncio anche sulla “rivista di Liber Liber” denominata “Pagina Tre”:

Bene, allora andiamo a vedere che cosa succede andando a cliccare sul link evidenziato negli annunci:

La risorsa (una pagina web in HTML, in questo caso) non è disponibile.

E’ una cosa indubbiamente inspiegabile, nel senso che una risorsa libera, proprio in quanto tale, su un sito che si chiama “Liber Liber” dovrebbe essere liberamente accessibile. Si tratterà sicuramente di un malfunzionamento.

Vediamo che cosa mette il sito di LiberLiber nelle novità del 2011 (la pagina è qui riprodotta anche in formato PDF):

novita2011

E’ strano: una novità annunciata nel 2011 su risorse di pertinenza di Liber Liber NON viene riportata tra l’elenco delle novità del 2011.

Proviamo ad andare a vedere, allora, se la cache di Google ci dice qualcosa di più (anche qui la pagina è riprodotta in formato PDF):

novita2011cache

Qui Sibelius c’è.

Le immagini riportate evidenziano solo quanto si evince nel periodo immediatamente intorno al 12 aprile 2011. Per completezza di collazione, riporto le versioni complete delle due pagine in PDF.

Quindi le indicazioni per raggiungere l’arte di Jean Sibelius sono scomparse dalla pagina delle novità del 2011 dal 4 aprile 2012 (data dell’immagine della cache di Google) ad oggi (17 aprile 2012).

Non c’è traccia, sulla cache di Google, della pagina http://www.liberliber.it/audioteca/s/sibelius/.

Non sappiamo, quindi, se la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 43 di Jean Sibelius sia mai stata disponibile o meno su Liber Liber.

Una delle poche cose certe che sappiamo di Jean Sibelius è che nacque l’8 dicembre 1865 e morì il 20 settembre 1957.

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Wikipedia: dubbi di enciclopedicità sulla voce “Liber Liber”

E’ molto tempo che, sul mio blog, non mi occupo più di “Liber Liber”.

Oggi, dopo tanto tempo, mi sento molto più diligente.

Sulla voce “Liber Liber”, da qualche tempo, l’edizione italiana di Wikipedia ha espresso un dubbio di enciclopedicità.
Che vuol dire, in parole povere ma ricche, che qualcuno ha un dubbio che la voce “Liber Liber” abbia effettivamente un interesse “enciclopedico”.

Non abbiamo una esatta definizione di quello che Wikipedia intenda con “interesse enciclopedico” e che cosa, conseguentemente, assuma rilievo di conoscenza per la comunità wikipediana (e, conseguentemente, e per amore o per forza, anche per quella del web) e che cosa no. E’ solo certo che la voce Valerio Di Stefano non ha, fortunatamente, nessun valore enciclopedico.

Il motivo riportato è il seguente: “attività encomiabile e interessante, ma nella voce non compare alcuna notizia rilevante o elemento enciclopedico”.

E’ la prima volta che sono d’accordo con Wikipedia.

Il punto è che se l’associazione culturale “Liber Liber”, che è costituita da un gruppo di volontari, che digitalizzano cultura (attraverso scanner, lettori di fonti musicali, registrando audiolibri e video, rivedendo e correggendo il lavoro di altri) e la mettono in linea gratuitamente per quanti ne volessero usufruire, è “enciclopedica” (cioè di interesse precipuo per la collettività), allora lo è anche l’Associazione di Volontariato “Pro Biblioteca Civica”, che, magari, cerca di sensibilizzare la popolazione locale all’uso corretto della biblioteca,  cercando di non farla chiudere o raccogliendo fondi a suo favore. Allora lo è anche il gruppo parrocchiale delle suore che realizza ricami da vendere sulle bancarelle della chiesa per raccogliere fondi per le missioni nello Zimbabwe. Allora lo è anche l’Associazione degli Ammiratori di Lucio Dalla (che non so se esista, probabilmente sì, è solo un esempio, s’intende) che desiderano perpetuarne la memoria e divulgarne l’opera. O tutte le associazioni per la prevenzione del cancro sparse in giro per l’Italia.

Ma, appunto, di interesse enciclopedico possono essere, tutt’al più,  gli argomenti “Lucio Dalla” o “cancro” o “Zimbabwe”. NON le associazioni che agiscono intorno a loro.

Il dubbio, quindi, mi pare più che legittimo.

Nel dubbio, Wikipedia continua a mantenere la voce su “Liber Liber”, anche perché, se no, ci sarebbe sempre la voce “Wikimedia Foundation” da dover giustificare.

Oltre a quella di numerose associazioni di volontariato e senza alcuno scopo di lucro (recentemente ci ho trovato anche la “Associazione Italiana Radioascolto”).

Intanto, però, è incoraggiante che al lettori si manifesti il dubbio che non si diventi “enciclopedici”  solo per aver passato ad uno scanner un’opera letteraria. O per averla letta ad alta voce. O aver mixato un brano musicale. O aver ripreso un’opera teatrale in video e averla caricata su un server FTP.

Qualcuno potrà dirmi: “Guarda che anche alcune delle tue audioletture sono linkate su Wikipedia come risorse esterne”.
E’ vero, c’è qualcuno che ha ritenuto opportuno linkarcele. E qualcun altro che ha ritenuto opportuno mantenercele. O togliercele.
Così come esiste qualcun altro che ha inserito il mio sito controversi.org nella “lista nera” di Wikipedia.

Cosa volete farci, la gente è così.

Ma il fatto che né io sia enciclopedico, né le mie iniziative lo siano è un lusso che posso ancora concedermi.

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Liber Liber e il “Manifesto” di Marx e Engels: “la liberatoria ce l’ha firmata di pugno il dott. Dell’Utri, fondatore di Forza Italia”

A proposito della pubblicazione del “Manifesto del Partito Comunista” di Marx e Engels della Silvio Berlusconi Editore nella biblioteca di Liber Liber:

“E aggiungo che la liberatoria ce l’ha firmata di pugno il dott. Dell’Utri, fondatore di Forza Italia e inquisito per mafia (e anche condannato se non ricordo male).
Un episodio curioso, ma non vedo dov’è il problema. Le biblioteche, anche quelle digitali, conservano tutto. Nello specifico l’edizione del “Manifesto” della Silvio Berlusconi Editore è anche un’ottima edizione… (nota: il nome della casa editrice è un omaggio al padre del Silvio Berlusconi più conosciuto, anche lui di nome Silvio).”

(Marco Calvo, 13 marzo 2009)

da: http://it.groups.yahoo.com/group/liberliber/message/13204
si veda anche: http://www.valeriodistefano.com/public/liberatoriadellutri.png

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Liber Liber pubblica il “Manifesto del Partito Comunista” su concessione della Silvio Berlusconi Editore

“Di Friedrich Engels e Karl Marx.

Scritto nel 1848, espone in forma di manifesto le idee chiave della concezione storica e politica di Marx ed Engels. Al di là dei giudizi sulla sua attualità politica, rimane un documento storico di fondamentale importanza.

Si ringrazia la Silvio Berlusconi Editore per averci concesso i diritti di pubblicazione gratuiti.”

da: http://www.liberliber.it/biblioteca/e/engels/index.htm
Vedasi anche: http://www.valeriodistefano.com/public/llberlusconieditore.png

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Liber Liber: “L’utilizzo da parte di Liber Liber del logo ufficiale per i 150 anni dell’Unità d’Italia è abusivo”

"L’utilizzo da parte di Liber Liber del logo ufficiale per i 150 anni dell’Unità d’Italia è abusivo. Lo ammettiamo. In base al regolamento (vedere http://www.italiaunita150.it/il-logo-ufficiale.aspx) è necessaria una autorizzazione che non abbiamo.

In un primo momento avevamo pensato di aggirare il problema utilizzando una generica bandiera, poi abbiamo optato per il logo ufficiale, ma abusivo, per dar vita a una piccolissima, innocua, disobbedienza civile.

Siamo abusivi non perché riteniamo sbagliata in sé la procedura. Né in ossequio all’abusivismo (che è uno dei mali nazionali). E’ che per il 150° anniversario ci saremmo aspettati di poter fare la richiesta tramite e-mail (magari certificata), non tramite carta. E ci saremmo aspettati che le istruzioni per la richiesta fossero in un file di testo, magari in HTML standard e accessibile, non in un PDF con una scansione (non particolarmente nitida) di alcuni fogli fotocopiati."

da: http://www.liberliber.it/iniziativespeciali/2011/150anniversariounitaitalia/index.htm
Vedasi anche: http://www.valeriodistefano.com/public/logo150anni.png

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Garante della Privacy: Liber Liber deve rifondere 200 euro di spese a una utente dopo l’invio di un messaggio pubblicitario di posta elettronica

Pubblico integralmente il dispositivo del Garante per la Protezione dei Dati Personali nei confronti dell’associazione “Liber Liber”, che stabilisce la liquidazione di 200 euro di spese nei confronti di una utente a seguito dell’invio di un messaggio di posta elettronica di tipo pubblicitario.Fonte:
http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1639205

Continua la lettura di “Garante della Privacy: Liber Liber deve rifondere 200 euro di spese a una utente dopo l’invio di un messaggio pubblicitario di posta elettronica

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