Andrea Camilleri: “Sotto il fascismo ero piu’ libero dei giovani d’oggi”

Andrea Camilleri pare avere scioccàto la platea dei giovani al Festival Internazionale del Film di Roma, con una frase assai ad effetto: "Sotto il fascismo ero più libero dei giovani d’oggi".

Non vedo proprio cosa ci sia da stupirsi o da rimanere scioccàti, è così e basta.

Certo, la libertà di cui parla Camilleri non è quella che i giovani rivendicano per sé, e questo, probabilmente, mette una certa distanza tra la visione della vita del Maestro e quella degli astanti.

I quali sono così prigionieri da non riuscire a vedere neanche il fatto che durante il fascismo è stata varata la riforma dell’istruzione che ha portato l’Italia per decenni ad avere una scuola di eccellenza, smantellata completamente dai tagli ai bilanci delle finanziarie, fatti passare per interventi didattici.

Beninteso, non sia mai che io dica che "si stava meglio quado si stava peggio" o che "quanto c’era Lui i treni arrivavano in orario", perché, chiosando con Troisi, chiunque potrebbe dirmi che sarebbe bastato farlo capostazione, non Capo del Governo, e viandare.

Probabilmente il fascismo è crollato anche per effetto della stessa riforma dell’istruzione portata avanti da Gentile.

Perché quando si forniscono gli strumenti critici ai destinatari dell’educazione poi i regimi devono per forza cadere.
E’ quando l’educazione, la conoscenza e la cultura non ci sono che le dittaturelle modello "soft" o modello "powerful" crollano in modo miserrimo e desolante.

Camilleri è nato nel 1925, nel 1945, quando finì la guerra, aveva 20 anni. Il che significa che ha frequentato le scuole (il Liceo Classico a Porto Empedocle, senza conseguire la maturità, perché nel 1943 lo sbarco era imminente) fino al 1943.
Non c’era solo il moschetto a fare il fascista perfetto, c’era anche il libro.
E sono stati i libri a permettere a intellettuali come Camilleri di rovesciarlo, quel regime.

Il suicidio del fascismo è stato opera della cultura, è per questo che i neo-fascismi postumi e i ventenni (inteso come plurale di "ventennio") di maniera, è per questo che oggi "con la cultura non si mangia", perché con la cultura i giovani vivono, mentre il regime muore.

La libertà dei "tempi di Mussolini" (come li chiamava il mi’ nonno Armando) non era nelle leggi, nella vita o nelle possibilità individuali di agire, ma nell’impossibilità del regime di imbrigliare il pensiero altrui.
Il regime di oggi il pensiero non solo lo imbriglia, ma lo annulla, e fa in modo che questa mancanza di libertà venga avvertita come una ricchezza, quando addirittura non avvertita affatto, in una sorta di narcosi.
Non si ha bisogno della cultura perché non si ha bisogno della libertà.

Ma il Maestro Camilleri può ancora dirlo.
E’ anziano e, con tutto il rispetto, nessuno potrà più ritorcersi contro di lui se parla di regime ai giovani.

A Enzo Biagi andò molto, molto peggio.
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