Don’t cry for me

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Succede che su Facebook, sul suo account pubblico, una signora che si autodichiara “mamma a tempo pieno” (come se tutte le altre madri lo fossero in part-time, magari, semplicemente, lavorano a tempo pieno anche loro) inserisce un post in cui se la prende con la Didattica a Distanza (definita come “improponibile” e “deficiente”) e invoca l’immediata riapertura delle scuole nella sua regione, la Campania, perché l'”istituzione” (magari voleva dire “l’istruzione”) è un diritto.

Ora, nessuno può negare a nessuno il diritto di opinione, anche quando si tratta di opinioni completamente scollegate dalla realtà dei fatti e dall’evidenza pandemica.

La cosa grave, anzi, gravissima, è che questa signora, per rafforzare la sua indignazione, ha postato un breve filmato di 13 secondi in cui si vede una bambina che piange perché non vuole fare la DaD e vuole tornare a scuola. Ah, questi governatori che fanno piangere i bambini!! Questi cattivacci degli insegnanti che si ostinano a far lezione on line, che bisogna anche stare a casa a guardare i piccoli e assisterli nei compiti!

Hanno scambiato la scuola per un baby parking, anziché come un luogo di educazione, formazione e istruzione. Hanno preso la Didattica a Distanza come una punizione divina e non come una risorsa dalle potenzialità immense, che salva la vita agli alunni, agli insegnanti, al personale scolastico, che evita possibili contagi da uno dei luoghi più a rischio per la pandemia in Italia, la scuola pubblica, quella che dovrebbe passare SUBITO, e SENZA ESITAZIONI, alla chiusura di qualsiasi attività in presenza, mentre, invece, il governo ciurla nel manico, appioppando la responsabilità delle decisioni più urgenti alle regioni, che prima chiudono, poi ci ripensano (è il caso della regione Puglia), oppure costituistcono un esempio virtuoso e da seguire, come la stessa regione Campania.

Ora, inserire un video di una bambina che piange a sostegno di tesi strampalate e campate in aria, non solo è un gesto di dubbio gusto, ma è di per sé terribile e aberrante. Qual è il valore aggiunto di quel video? Una volta si sbatteva il mostro in prima pagina, adesso si sbattono i bambini su Facebook senza nemmeno oscurare e preservare l’immagine del minore, il diritto a esprimere un’opinione viene commistionato con il pietismo più rozzo e dozzinale. Come se le famiglie non facessero parte di quei patti di corresponsabilità che le scuole italiane stilano al momento dell’iscrizione. E in calce al post della signora è tutto un proliferare di cuoricini, di faccine affettuose, di commenti del tipo “amore”, “poveri cuccioli” (ma cuccioli de che? Sono animali, forse?), “non piangere stellina” e c’è perfino uno che propone difar vedereil video al signor De Luca. E via sciorinare: “Governo di delinquenti, avrete sulle vostre coscienze la rovina di questi bambini. Altroche proteggere la salute, la state distruggendo”, “E’ una vergogna, aprite le scuole”, “Prima o poi la pagheranno per tutto il male che fanno ai bambini”, “Poveri figli” e così via.

La privacy dei minori dov’è andata a finire? Per carità, probabilmente la signora aveva tutti i diritti di postare quel video. Magari la bambina è sua figlia o figlia di qualun altro che le ha dato l’autorizzazione a farlo. Ma ne valeva veramente la pena?? Era così indispensabile impietosire i passanti del web con l’accattonaggio ideologico che usa i bambini? La risposta è no.

Vi trasmetto il mio commento, che ho rilasciato ieri sull’account della signora. Non è servito a niente. Ma probabilmente vale la pena rimbalzare sul blog questa pratica aberrante a eterna memoria, prima che l’oblio del web ingoi anche questa immane sconceria.

Gentile Signora, posso comprendere il suo risentimento nei confronti della Didattica a Distanza, che tuttavia in questo momento è l’unico metodo efficace per salvaguardare la nostra salute e quella dei nostri figli, posso capire che per molti genitori che lavorano la scuola sia un comodo parcheggio mattutino, anziché un luogo di educazione e di crescita. Posso anche capire che non si voglia vedere (per cecità o per negligenza volontaria) che la scuola è uno dei principali luoghi in cui il virus del covid si trasmette. Ma non posso capire, mi scusi, il perché, per difendere queste pericolose ideologie, si metta su Facebook un filmato di una bambina minorenne che piange. Non dubito affatto che Lei abbia il diritto di pubblicare quello che vuole, se lo vuole, ma i bambini, per favore, non mettiamoli in prima pagina. I bambini sono bambini, forse non hanno tutti gli elementi per valutare la realtà che ha un adulto. E ci credo che una bambina piange perché non può andare a scuola e vedere i suoi amichetti! Ma spetta ai genitori spiegare che la scuola non è un parco giochi, ma un luogo dove si apprende, e che la DAD è una risorsa, un bene primario, in questi momenti di emergenza. Mi permetta di esternarle tutto il mio disappunto per l’esposizione di una minore per giustificare le sue idee, che, peraltro, risultano infondate alla luce dei dati sulla pandemia.

Certe richieste di amicizia che vengono da Facebook Parte II – La rivincita di Sadam Pilak

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Oggi mi sono dedicato alla consueta di richieste cernita richieste di amicizia su Facebook da accettare o da respingere.

Solitamente accetto tutti ma quella di Sadam Pilak mi è sembrata decisamente esagerata. Guardate un po’ qui:

Insomma, mi ha chiesto l’amicizia un figone pazzesco e dovrei esserne solo contento, ma una sorta di infantile pudore, nonché dubbio amletico, mi frena. Com’è che Facebook censura le immagini di una donna di colore che allatta il proprio bambino e fa passare tranquillamente questa roba? Ricordate? Ve ne parlai qui:

Marco Pusceddu inserisce su Facebook la foto di una donna che allatta al seno: bannato per 24 ore

Che, poi, voglio dire, non è nemmeno una casualità, visto come si presenta la signorina (con l’accento sulla “e”, come si dice a Livorno):

Tra bigottismi di maniera e algoritmi che evidentemente non ci capiscono una beneamata, Facebook sta un po’ esagerando, effettivamente. Non ho nulla contro la persona e le attività altamente filantròpiche della signorina in questione. Ma stavolta proprio non è il caso.

Certe richieste di amicizia che vengono da Facebook

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Negli ultimi giorni sto ricevendo parecchie richieste di “amicizia” su Facebook. La cosa gonfia un po’ il mio ego, già eccessivamente smisurato (secondo quanto riferiscono fonti bene informate del settore), e va be’, è un periodo in cui sono “famosetto” per tutta una serie di circostanze più o meno professionali, e mi sembra un “rigurgito” da social network pienamente giustificato.

Solitamente approvo tutte le richieste di “amicizia” che mi arrivano, salvo poi bannare l’utente in questione se mi rompe le scatole. E ne ho bannati diversi. Diverse, soprattutto (su Facebook la nobile arte di rompere i coglioni si declina soprattutto al femminile).

Tra le richieste di “amicizia” che mi sono arrivate ieri, ce n’è una molto particolare. Ho accettato la richiesta e immediatamente ho ricevuto, in privato, un “Ciao! Come stai??” Normalmente non rispondo, ma questa volta mi è venuta voglia di iniziare a sondare il terreno. Lo faccio in maniera molto generica e la conversazione comincia. L’interlocutore si presenta come una infermiera ungherese di 33 anni che lavora in Spagna e che ha trascorso alcuni mesi a Napoli. Poco dopo, in neanche 5 minuti, mi confida le sue delusioni e pene d’amore (e va be’, son cose che succedono, ma non le sembra un po’ prematuro?? Voglio dire, aprirsi così a un estraneo -perché non siamo “amici”, siamo estranei!- non è esattamente un bel biglietto da visita. Ma continuiamo.

Ben presto l’interlocutore mi propone di passare il dialogo su WhatsApp. Eccola lì, vuole il numero di telefono. Faccio lo gnorri. Le dico che per scriverle su WhatsApp ho bisogno del SUO recapito telefonico. Me lo sciorina senza problemi su un piatto d’argento. Anche questo è strano. Una ragazza 33enne che dà senza problemi il suo numero di telefono a uno sconosciuto.

Basta una ricerca su Google del numero in questione per vederlo inserito in una roba che si chiama “todaloca.net” e che mi propone una figona in ombra direttamente sulla testata:

Bingo! Ma sarà un caso?? Oltretutto il numero proviene da un operatore ITALIANO. Una persona che vive in Spagna e che ha una scheda SIM italiana?? Può darsi, ma mi puzza.

Su “todaloca.net”, tra i numeri di telefono evidenziati, oltre ad apparire il Nostro, compaiono quasi tutti numeri italiani.

Ma andiamo a vedere il suo account Facebook. Stranamente (“stranamente”?) gli unici post che contiene sono alcune fotografie. Pochissimi i commenti. Uno da un russo che fa il pollice alzato, uno da un americano che scrive giusto una riga e mezzo di numero. Nient’altro. Niente dati personali. Non si sa di dove sia, dove lavori, quali siano i suoi studi, i luoghi in cui ha abitato, niente di niente.

La sua foto di copertina la ritrae con alcune colleghe vicino al letto di una paziente. Sia lei che le colleghe che (soprattutto!) la paziente sono perfettamente riconoscibili. Tiè, alla faccia della privacy!

Nessuna indicazione neanche sulle sue “amicizie”. Non è possibile vedere chi siano i suoi contatti. So solo che ne abbiamo due in comune. Pochine.

Ma, siccome un pochino di spagnolo lo conosco anch’io, decido di prolungare l’indagine. Da principio con una “chat” semplice. Ho bisogno di stabilire se dietro a quell’account ci sia o no un sistema di risposta automatico. Cosa volete, è l'”ispettore” da romanzo giallo che è in me. O, se volete, il Paolo Attivissimo che mi coltivo nell’anima. I messaggi che mi arrivano sono tutti estremamente generici. Il italiano ricevo cose tipo “Ciao” e “Come stai?” Troppo poco. Sembra proprio un boot.

In spagnolo la conversazione è più fluida. Le risposte arrivano con precisione cronometrica (una al minuto, ci si può rimettere l’orologio), le espressioni si ripetono, se scrivo una riga e mezzo (capirai!) ricevo un “ok”, ma il sistema pare essere ben strutturato per dare la sensazione che dietro lo schermo ci sia una persona in carne ed ossa. Se faccio un discorso appena più complesso come “Cosa stai facendo?” il sistema pare reggere, sia pure con risposte altrettanto generiche tipo “Sto lavorando”. Ma appena scrivo qualcosa di più complesso o complicato l’interlocutore pare andare in tilt. Se chiedo “Perché hai deciso di chiedermi l’amicizia?” il sistema risponde con lo stesso messaggio identico, preciso, ‘ntìfico.

Non ho ancora la prova provata che l’utente Facebook in questione sia un fake, ma, naturalmente, tutte le circostanze mi portano a pensare che lo sia.

Ora la domanda non è tanto chi si cela dietro a questa identità, perché lo so (è il suddetto “todaloca.net”) ma “cui prodest”, cioè a chi giova?? Cosa spinge una persona o una società a creare degli account palesemente fasulli? A quale scopo? Quello di raccogliere dei numeri di telefono?? Mi sembra uno sforzo francamente sovrumano per un risultato così misero. Vogliono vendermi qualcosa? Vogliono dei soldi?? Più probabilmente la risposta sta nel mezzo. Vogliono l’utente. I suoi dati, le sue abitudini, le sue amicizie, i suoi contatti, il suo pensiero, i suoi interventi. Come si dice in questi casi “Non chiederti che prodotto vogliono venderti, il prodotto sei tu”. E viandare.

Manlio Di Stefano (M5S) sull’esplosione di Beirut: solidarietà agli “amici libici”

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L’esponente del M5S Manlio Di Stefano ha fatto una imperdonabile gaffe. A seguito della tragica esplosione di Beirut dei giorni scosri, ha espresso solidarietà “agli amici libici”.

Ora, non ci sono dubbi che sia necessario esprimere solidarietà ai libici, ma si dà il caso che Beirut sia in Libano. Uno scivolone, insomma, a cui Di Stefano ha risposto su Facebook con un tono un po’ stizzito:

“Non ho mai ambito alla fama, quelli come me, ingegneri di formazione, preferiscono lavorare duramente nell’ombra e portare a casa i risultati. Eppure oggi mi trovo addirittura primo nelle tendenze di Twitter e in home page di svariati giornali.
Sarà per l’enorme successo del “Patto per l’Export” col quale stiamo aiutando centinaia di migliaia di aziende italiane ricevendo complimenti quotidianamente da tutte le associazioni di categoria da Confindustria in giù? Sarà perché in questi due anni da Sottosegretario in tutti i Paesi target della mia azione (e sono tanti) l’export italiano è aumentato mediamente di almeno il 15%?
Sarà perché mi occupo da anni anche di Libano dal punto di vista sia politico che commerciale e proprio il 6 luglio ho incontrato il Ministro degli Esteri Nassif Hitti ribadendogli, come già fatto al Ministro dell’Energia, la nostra disponibilità ad aiutarli a ristrutturare le centrali elettriche nazionali per aiutare il popolo libanese? No. No. No e No. Sarebbe troppo lineare, non sarebbe il web, tantomeno la stampa italiana”.

Su Twitter il caso Di Stefano è subito stato catalogato come “di tendenza”, la stampa italiana ne ha parlato con grande evidenza.

Da riportare anche il durissimo commento dell’ex M5S Luis Orellana:

Molti hanno fatto ironia sul tuo errore perché talvolta si sceglie di ridere per non piangere avendo te al Governo.
Anche in questa tua replica (la replica di Di stefano su Twitter, non il messaggio su Facebok, nda) sei vergognoso: attacchi chi ti critica, bastava solo chiedere scusa per l’errore fatto ma il tuo ego smisurato non te lo consente.

E’ vero. Sarebbe bastato che Di Stefano chiedesse scusa. Ma vedo che abbiamo alcune cose in comune: il cognome e l'”ego smisurato”.

Ma sullo svarione degli “amici libici” è cascata anche la rappresentante del M5S Elisa Pirro. Non si è mai soli al mondo:

Le idiosincrasie di Facebook

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Mi succede una cosa strana (un’altra?)

Se, dal computer, mi collego con una delle mie pagine Facebook e tento di mettere in evidenza un post (a pagamento), ricevo un messaggio di errore come questo:

in cui mi si dice, in pratica, che se voglio continuare a pubblicare o mi metto a fare il bravo per svariate settimane e rispetto le loro regole (mi hanno già disattivato e successivamente riattivato l’account due volte!), oppure gli invio i miei documenti: patente di guida e una delle ultime bollette ricevute. O anche l’ultimo estratto conto della mia carta di credito (che cosa se ne faranno mai dei miei movimenti, visto che la maggior parte di loro vanno proprio a Facebook?), insomma, qualcosa che sia intestato a me (gli manderò l’ultima bolletta del gas, che era pari a zero, anzi, mi hanno perfino rimborsato).

La cosa curiosa è che se provo a mettere in evidenza lo stesso post tramite cellulare, tutto va regolarmente a buon fine, e non mi chiedono proprio nulla. Certo, c’è da aspettare che loro “approvino” i contenuti (capirai, cosa sarà mai un po’ di cultura libera, rispetto alle fotografie di piedacci in primo piano, formosità più o meno gradevoli in costume, cuoricini e gattini varii), ma, insomma, il divieto viene bypassato.

Ah, dimenticavo; in pochissimi giorni la pagina Facebook di musicaclassicaonline.com ha raggiunto la non disprezzabile cifra di 200 aficionados (ed è veramente poco, anzi, pochissimo, che è in linea).

Piccole idiosincrasie, grandi soddisfazioni.

Considerazioni in qua e in là

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Sono due o tre giorni che non scrivo un po’ perché mi sembrava di non avere nulla di interessante da dire, un po’ perché sono stato impegnato a rimpinguare le casse di Facebook con la mia carta di credito per la pubblicità ai miei siti (o sytarelli), solo che ho visto che mi “sugavano” un po’ troppo e ho dovuto limitarmi, un po’ perché, secondo le statistiche di matomo.org (o .cloud, ora non rammento), site calati vertiginosamente nelle visite e nelle pagine viste.

Non si fa, ingrati. Che va bene che siamo in estate, va bene che avete altro di meglio da fare che stare a legger me (ma, mi raccomando, qualsiasi cosa facciate fàtela con la mascherina!), ma un tracoloo come quello di queste ultive 24-36 ore non si era mai visto. Cosa vi scrivo a fare, allora? Perché importa a me, e poi le statistiche dicono mille cose diverse. Aruba spara numeri altissimi, Google Analytics dice che il sito sta bene e che, anzi, è in ripresa, Matomo invece indica che siamo al lumicino degli accessi, OWA dice che più o meno siamo stabili. Io non so più a chi dar retta.

Su Facebook la pagina che sta funzionando di più è senza dubbio quella di musicaclassicaonline.com, che sta avendo un putiferio di like e di iscrizioni. Ma anche classicistranieri.com e il post del blog dedicato al sequestro e all’oscuramento del Gutenberg Project ha i suoi fans (è, a tutt’oggi, la pagina più visitata del blog in assoluto, e ne sono contento, quella “inchiesta” mi è costata 12 ore di lavoro -ma ripartite in due giorni-). Insomma, si va avanti. Pagando.

Siamo ancora lontanissimi dai risultati di quella che si autodefisce “concorrenza”, e che io semplicemente definisco “editore”. Ma esistiano da pochi giorni, e, passo dopo passo, andremo lontano.

Se no a che serve Facebook? A mettere i cuoricini?

Le piace Mozart?

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Come vi ho spiegato nell’ultimo aggiornamento del mio articolo:

Facebook disattiva il mio account pubblicitario

quelli di Facebook mi hanno riattivato l’account per poter sponsorizzare le inserzioni delle mie pagine. Un gran sollievo, anche se ci sono ancora diverse inserzioni in attesa di approvazione (e quanto ci mettono!).

Tuttavia, un mio post tratto da musicaclassicaonline.com (che, vi ricordo, NON contiene pubblicità, e quindi non ci guadagno niente) che conteneva il link all’opera immortale del Maestro Wolfgang Amadeus Mozart “Eine kleine Nachtmusik”, la piccola serenata notturna K525, è stato inspiegabilmente rifiutato dagli algoritmi del colosso di Zuckerb… Zanzib… Zuzzurel…. o come si chiama.

Cos’abbiano quelli di Facebook contro le opere d’arte, contro la musica immortale, contro le iniziative culturali senza scopo di lucro o di profitto non si sa. Fatto sta che la storica incisione diretta da Bruno Valter che ho messo in linea non sarà più visibile dal pubblico degli “amici”, degli amici degli amici, del pubblico, di chiunque fosse interessato. I criteri di selezione dei contenuti di Facebook restano e resteranno per sempre un mistero.

In compenso ho pubblicato un link ad alcuni quartetti per archi e fiati di Mozart, che potete trovare qui:

https://www.musicaclassicaonline.com/wolfgang-amadeus-mozart-quattro-quartetti-per-archi-e-fiati-american-baroque.html

ed è stato subito accettato. Vedremo se e quando me lo cancelleranno.

Facebook disattiva il mio account pubblicitario

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Quelli di Facebook mi hanno tartassato di nuovo. E’ stato disattivato il mio account pubblicitario.

In pratica non posso più pagare per “spingere” le inserzioni delle mie pagine relative al blog, a classicistranieri.com e a musicaclassicaonline.com (sì, è stata aggiunta anche quella). Mi hanno mandato un conto di 37 euro e spiccioli (dìa, dìa pure, dìa qui!) e hanno disabilitato la possibilità di mettere in evidenza un post o un link a un articolo.

La motivazione? Eccola:

Il mio account sarebbe stato segnalato a seguito di “attività sospette”. Quali? Cosa c’è di sospetto a segnalare il post della registrazione storica di una versione del “Magnificat” di Bach? Perché quello è stato il post che ha scatenato tutto questo casino. Mi hanno anche oscurato TUTTE le campagne in corso, anche se non ancora scadute.

Ho fatto opposizione al centro competente di Facebook jersera a mezzanotte, richiedendone la revisione, ma naturalmente non mi hanno ancora risposto.

Riuscirò a sopravvivere? Credo proprio di sì. In fondo sulle pagine Facebook gli aggiornamenti vengono regolarmente pubblicati. Certo, se non li spingo (pagando!), riceveranno pochissimi clic, ma ci sono delle valide alternative: Twitter, per esempio (quando ci capirò qualcosa con i pagamenti e con le impostazioni dei tweet, ho scritto tre volte anche a loro, ma anche qui nessuna risposta), oppure le sinergie tra siti (il blog, classicistranieri e musicaclassicaonline si “rimandano” tra loro), oppure il passaparola, oppure chi vuole venire a prendersi qualcosa da me può farlo, se no, vada pure a prenderselo in qualche altro posto che crede meglio.

Come sempre vi terrò informati sugli sviluppi. Nel frattempo attendo che mi rispondano. Altro non posso fare. Meno male.


AGGIORNAMENTO DEL 21/07/2020:

Tutto è bene quel che finisce bene. Facebook, sia pure prendendosi due giorni lavorativi per rispondere, ha risattivato il mio account pubblicitario (ora sono libero di spenderci tutti i quattrini che voglio) e tutto sembra funzionare bene, apparentemente. Certo, per approvare un’inserzione si prendono i loro tempi, ma bisogna stare al loro gioco.

Ecco il testo della comunicazione che mi hanno mandato:

Salve Valerio, Ti ringraziamo per averci contattato. Abbiamo riattivato il tuo account pubblicitario e ora dovresti essere in grado di creare nuove inserzioni e gestire quelle esistenti. Se la pubblicazione di una delle tue campagne è stata interrotta, le inserzioni contenute in essa non potranno essere riavviate finché non riattiverai la campagna. Per attivare le inserzioni:

1. Accedi a Gestione inserzioni.
2. Individua l’inserzione che vuoi attivare o disattivare.
3. Nella colonna Stato, usa il pulsante per modificare lo stato in attivo o non attivo.

Ci scusiamo per qualsiasi inconveniente e ti ringraziamo per la comprensione.Com’è stata la tua esperienza con la procedura di ricorso? Inviaci il tuo feedback per aiutarci a migliorarla.Grazie,- Il team di Inserzioni di Facebook

Ed ecco la mia risposta:

Gentili Signori,

Vi ringrazio innanzitutto per la riattivazione dell’account pubblicitario, che era di estrema importanza per me.

Non mi è stata data, però, alcuna spiegazione o giustifazione sul perché tale account sia stato temporaneamente bloccato. Ritengo sia stato in relazione alla proposta di pubblicazione di un link relativo a un’edizione storica del “Magnificat” di Bach. Non capisco come abbia potuto violare la Vostra normativa un annuncio dedicato a una risorsa culturale e di estremo interesse per gli appassionati.

Quanto alla mia esperienza con la procedura di ricorso, sono senz’altro soddisfatto per l’esito finale, tuttavia devo rilevare una estrema lentezza nella sua elaborazione e roluzione, dato che altri dipartimenti di Facebook, per problematiche diverse, mi hanno risposto nel giro di pochissimi minuti.

Ma tutto è bene quel che finisce bene, e sono lieto di continuare la mia collaborazione con Voi, sperando che sia di reciproca soddisfazione.

Cordialmente

Valerio Di Stefano

Avanti così, dunque, e che Twitter, con i suoi prezzi astronomici, termini le campagne commissionate e vada in quel posto, sì?

Facebook rifiuta una mia inserzione sul Commissario Montalbano perché fa riferimento a un “personaggio politico”

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Da un po’ di tempo mi ero rotto i coglioni di ripostare a mano tutti i link del blog sul mio account Facebook. Non che non ci tenessi a che i miei “amici” li vedessero, claro, ma mi scocciava ogni volta dover prendere il link, metterlo sul profilo, aspettare l’anteprima, cancellare il link, lasciare l’anteprima e mettere tutto in linea con risultati davvero deludenti.

Così ho deciso di creare 2 pagine, una dedicata al blog e l’altra a classicistranieri.com. Come dire, le cazzate e le cose serie. Ho invitato un po’ dei suddetti “amici” a mettere “mi piace” alle pagine in questione, e adesso tutti gli aggiornamenti dei miei siti (o sytarelli) vanno in automatico lì, chi li vuol vedere li guarda e chi non li vuol vedere si attacca al tràmme, come si suol dire.

I risultati sono incoraggianti. Intanto chi guarda gli aggiornamenti è un pubblico (minimo, ma crescerà) veramente interessato alle cose che pubblico, e poi c’è la possibilità di mettere in evidenza un post pagando una piccola cifra (circa l’equivalente di una ricarica telefonica). Così, pagando un po’ questo e un po’ quello (si muore un po’ per poter vivere, si sa) gli accesi ai siti sono aumentati, i proventi pubblcitari pure (non è molto, ma tutto fa, come diceva quello che pisciava in mare), qualche commento, qualche “amicizia in più”. Insomma, un po’ di soddisfazione per due bicci.

Oggi sarebbe stato il primo anniversario della morte del maestro Andrea Camilleri. Volevo omaggiarlo “spingendo” il link al mio breve scritto in camillerese sulla morte di Montalbano. Capirete, proprio ieri mi è arrivato “Riccardino”, quale occasione più ghiotta. E poi mi sono detto: “Adesso mica quelli di Facebook si meteranno a fare storie per un piccolo racconto in grammelot siciliano dove immagino la fine del commissario più amato dagli italiani? L’avevo pubblicato qui:

La morte del commissario Montalbano

e volevo che qualcuno in più lo leggesse. Ho chiesto di pagare 10 euo per farlo pubblicizzare e al mattino successivo mi sono ritrovato con questo messaggio:

Ma come, la mia “inserzione faceva riferimento a un personaggio politico”? E addirittura a un tema che “potrebbe influenzare i risultati di un’elezione”? Ma chi, Montalbano? Un personaggio di finzione, un uomo nato dalla penna, dalla creatività e dal genio di uno scrittore che non ha mai fatto politica, magari si è solo limitato a scrivere qualche libro che i signori di Facebook farebbero anche bene (anzi, benone) a leggere? E quali elezioni potrei influenzare, io, con il mio post in cui immagino un dialogo tra il commissario e un fantaCatarella, in cui si stabilisce che morto Camilleri sono morti tutti i suoi personaggi, o sono lì lì per farlo.

Ho provato e riprovato a riproporre il mio contenuto, mi hanno detto che per pubblicare un post a tema politico (sì, un cazzo!) dovevo identificarmi come persona fisica, mandare i miei dati, mi hanno fatto una telefonata alle 23,45 da Los Aneles per fornirmi un codice di controllo, un alto me lo hanno mandato via mail, voglio sapere chi sono, dove abito, cosa faccio, insomma, un tritume. Ho risposto a tutte le loro domande e impostato tutti i dati forniti perché a quel post ci tengo. L’ultimo tentativo di metterlo in evidenza risale a mezz’ora fa. Lo controlleranno di nuovo e mi diranno che per l’ennesima volta l’inserzione è rifiutata.

Povero Camilleri, povero Montalbano, povero Riccardino!

Casapound: Facebook dovrà riattivare gli account. Il rapporto tra l’utente e il social “non è assimilabile al rapporto tra due soggetti privati”

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Il 9 settembre scorso Facebook disponeva la sospensione degli account relativi alla pagina principale di Casapound e Forza Nuova per violazione della policy del social network. Stessa sorte per quelle ospitate da Instagram, articolazione di Facebook. E’ singolare che questo oscuramento sia avvenuto proprio nei giorni del dibattito sulla fiducia al Governo Conte bis. Oltre alle pagine ufficiali dei due partiti di estrema destra sono stati sospesi gli account afferenti a responsabili nazionali, locali e provinciali. La motivazione principale era quella relativa all’incitamento all’odio:

“Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram”

Con sorprendente tempismo (dovuto alla richiesta da parte di CasaPound di una procedura d’urgenza) il giudice civile del Tribunale di Roma Stefania Garrisi ha accolto nella sua totalità il ricorso presentato e ha condannato Facebook al pagamento di 800 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dell’ordinanza, e al pagamento delle spese di lite che sono state fissate in 15000 euro.

Le motivazioni sono particolarmente interessanti:

“È infatti evidente il rilievo preminente assunto dal servizio di Facebook (o di altri social network ad esso collegati) con riferimento all’attuazione di principi cardine essenziali dell’ordinamento come quello del pluralismo dei partiti politici (49 Cost.), al punto che il soggetto che non è presente su Facebook è di fatto escluso (o fortemente limitato) dal dibattito politico italiano, come testimoniato dal fatto che la quasi totalità degli esponenti politici italiani quotidianamente affida alla propria pagina Facebook i messaggi politici e la diffusione delle idee del proprio movimento. Ne deriva che il rapporto tra Facebook e l’utente che intenda registrarsi al servizio (o con l’utente già abilitato al servizio come nel caso in esame) non è assimilabile al rapporto tra due soggetti privati qualsiasi in quanto una delle parti, appunto Facebook, ricopre una speciale posizione: tale speciale posizione comporta che Facebook, nella contrattazione con gli utenti, debba strettamente attenersi al rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali finché non si dimostri (con accertamento da compiere attraverso una fase a cognizione piena) la loro violazione da parte dell’utente. Il rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali costituisce per il soggetto Facebook ad un tempo condizione e limite nel rapporto con gli utenti che chiedano l’accesso al proprio servizio”.

Facebook, dunque, non sarebbe un qualsiasi soggetto privato, ma un’entità che deve strettamente attenersi al rispetto della Costituzione Italiana proprio per la sua funzione di facilitatore di rapporti umani e di conoscenza. E, attenzione, la condizione fondamentale perché una pagina di un partito politico possa venire oscurata dal social è la “violazione dei principii costituzionali e ordinamentali”. Quindi le regole interne di Facebook passano in secondo piano rispetto all’interesse prevalente e preminente del principio costituzionale che si asserisce violato. E qui Facebook avrebbe commesso una grave violazione dell’articolo 49 della Costituzione italiana:

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale

Da parte di Facebook nessun commento all’ordinanza. Solo un laconico:

“Siamo a conoscenza della decisione del Tribunale Civile di Roma e la stiamo esaminando con attenzione”

Facebook oscura la pagina di Francesca Totolo. Siamo tutti a rischio.

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Io non so chi sia Francesca Totolo.

Da quel poco che ho potuto vedere su Internet, è una signora (altrimenti nominata “dama sovranista”) delle cui idee non condivido una virgola. E va beh, può capitare.

La seguo su Twitter, così come seguo svariate altre persone, non con particolare entusiasmo.

Ma è accaduto che ieri, a seguito della pubblicazione di quella che la stessa Totolo definisce una “schedatura” di chi c’è dietro al movimento delle sardine, la sua pagina Facebook (“Dama sovranista”, appunto) è stata oscurata dopo che una serie di post su Facebook aveva invitato a segnalarla:

Cioè, è bastato che qualcuno (più di uno, probabilmente) si attivasse, che segnalasse la presunta scorrettezza “ogni giorno almeno due volte” (sembra la posologia di un medicinale), per fare oscurare una pagina che aveva raccolto oltre 22.000 like? Ma allora basta veramente poco per vedersi tappare la bocca su Facebook. Come se non bastasse il fatto che si è in casa loro e in casa loro (come spiegavo in occasione della messa off line della pagina delle 6000 sardine) si fa quello che loro dicono, senza se e senza ma. Probabilmente se Francesca Totolo avesse avuto un blog personale ospitato su qualche server indipendente anziché affidarsi a Facebook e Twitter a quest’ora sarebbe ancora in linea. Ma basta veramente che qualcosa non piaccia a qualcuno perché questo qualcuno ti segnali agli amministratori e ti faccia segare la possibilità di scambiare opinioni con chi ha deciso di seguirti.

Ripeto, non è in discussione la legittimità del fatto. Probabilmente Facebook avrà le sue ragioni (che non è detto siano perfettamente e pienamente condivisibili) per bannare una pagina dai suoi domini (ragioni che spero siano state debitamente riferite alla Totolo). Ma altrettanto probabilmente (anzi, sicuramente) non è più possibile far sottostare la permanenza su Facebook alle segnalazioni arbitrarie dei suoi utenti. E’ logico che ci sarà sempre qualcuno che si sveglia la mattina assieme a te e che legge i tuoi interventi e siccome non ha nulla da fare ti segnala perché non è d’accordo. Siamo tutti sotto tiro, non ci sono santi che tengano. Ognuno può essere bannato in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione. Moltiplichiamo il tutto per i valori esponenziali che raggiunge questo meccanismo perverso a livello di dibattito politico e raggiungeremo il risultato finale: una censura imprevista e imprevedibile la cui mannaia si abbatte su ciascuno di noi. E’ toccato alle 6000 sardine, è toccato alla Totolo. Qui non c’è destra e non c’è sinistra, c’è solo da chiedersi chi sia il prossimo.

La pagina “6000 sardine” oscurata e poi ripristinata su Facebook

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Questa notte, la pagina “6000 sardine”, presente su Facebook è stata oscurata per alcune ore (beato chi ha avuto il tempo di controllare e ricontrollare in orario notturno la presenza o l’assenza della pagina dal web), probabilmente per un tentavio di sabotaggio da parte delle forze e degli utenti sovranisti o, comunque, contrari al movimento, che avrebbero segnalato in massa la pagina a Facebook per contenuti non ben meglio identificati.

Successivamente è stato tutto un gridare allo scandalo e all’attentato alla democrazia, alla libertà di espressione, di pensiero, di manifestazione, al tradimento, all’ingiustizia di Facebook, tanto che in una pagina di riserva, intitolata “6000 sardine 2” (originale!) i gestori hanno scritto:

“La pagina 6000 sardine è stata oscurata. In mancanza di post offensivi, violenti o lesivi dei diritti della persona, è stata comunque bersaglio di un gran numero di segnalazioni. Questo ha automaticamente generato l’oscuramento della pagina. Siamo fiduciosi che possa tornare on-line nelle prossime ore, ma non abbiamo certezza dei tempi. Si vede che un mare silenzioso fa molto più rumore di quanto si possa pensare”

Non è che il mare silenzioso e pescoso faccia rumore. E non è nemmeno un problema di democrazia. Il punto è che Facebook ha le sue regole, che si è dato da sé, e che il movimento sardinesco ha accettato al momento in cui ha aperto una pagina (ci sarà pure un responsabile). Questo regolamento sottosta alle leggi dello stato italiano (ma nemmeno sempre, ad esempio, non è detto che in caso di un post diffamatorio nei confronti di una persona quel post venga automaticamente rimosso o l’utente che lo ha scritto debba venire per forza censurato anche a seguito di una o più segnalazioni) ma quello che vale più di tutto è che se sei su Facebook stai al loro gioco, anche se il gioco è sporco e non ti piace, come nel caso in cui una pagina viene oscurata o sei tu che per un qualsiasi contenuto vieni oscurato senza particolari spiegazioni (è accaduto a persone che conosco di essere oscurate per aver usato la parola “negro”, o per aver usato della satira nei confronti del Movimento 5 Stelle). Probabilmente, nel caso delle 6000 sardine il blocco è stato precauzionale, i contenuti fatti fagocitare dagli imperfetti ma implacabili algoritmi di Facebook, poi, visto che non c’era nulla di offensivo o di particolarmente malizioso, hanno ripristinato il tutto. Potevano tranquillamente non farlo, o farlo per qualche ora, qualche giorno, un mese o due. E non è una questione di democrazia: se vuoi dire quello che vuoi senza essere censurato da nessuno ti fai il tuo sito web, o il tuo social network, o il tuo blog, o il tuo forum, e lì scrivi quello che ti pare. Se scegli Twitter o Facebook o Instagram sei in casa d’altri, e se in casa d’altri qualcuno ti dice di non fumare perché non è consentito, tu non fumi, anche se in quel momento non stai facendo necessariamente qualcosa di male. Se vuoi fumare vai fuori, o a casa tua. Semplicemente. E’ ingiusto? E’ antidemocratico? E’ così. E la colpa non è certo di Facebook.

Cosa cavolo succede a Jovanotti?

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Ecco, io pagherei a sapere cosa cavolo sta succedendo a Jovanotti che ogni 3 x 2 me lo ritrovo sulla mia pagina di Facebook sotto forma di annuncio sponsorizzato, e adesso addirittura si parla di uno “scandalo” che avrebbe addirittura “SCOSSO” (notate le majùscole) per cui sono o sarebbero addirittura necessarie “le nostre preghiere”. Fino a poco tempo fa usavano la faccia del cantante per sponsorizzare un metodo piuttosto bieco e dozzinale per far soldi facilmente. E la gente condivide, commenta, uh, hai voglia te, in una parola sola “ci casca”. Ora, se uno fosse l’artista in questione, un bel querelone a questi signori non gleilo leverebbe nessuno, perché è chiaro come il sole che stanno sfruttando la sua immagine, il suo nome e la sua celebrità per compilare delle notizie da strilloni di giornali e senza nessuna logica. C’è anche l’immagine del conduttore del TG2 a fare da contorno a questa che appare una evidente operazione di photoshopping, per cui, se vi capita di andare su Facebook e di trovare delle robe simile, NON cliccate su “scopri di più” perché potrebbe esserci di tutto. Che poi, voglio dire, a me Jovanotti non piace neanche, guarda te se lo devo difendere in rete…

La democrazia in Facebook

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Si fa tutto un gran chiacchierare a sproposito nel commentare la decisione di Facebook di oscurare ed eliminare gli account personali e le pagine pubbliche di persone e associazioni facenti capo a gruppi di estrema destra responsabili, secondo il colosso, di seminare odio e di andare contro ai regolamenti della piattaforma. C’è chi dice che Facebook ha fatto bene eche era ora che si verificasse un clima di pulizia da gulag contro l’avanzata dei fascismi di ogni tempo e stagione, e c’è, di per contro, chi dice che la democrazia è democrazia, che la libertà di opinione e di espressione sono garantite a tutti, che escludere delle formazioni di estrema destra dal dibattito sul web è una sconfitta e c’è anche chi (le formazioni di estrema destra escluse) propone querela e chiede un risarcimento danni. Tutte opinioni legittime, ma che non tengono conto di un piccolo particolare: Facebook è una iniziativa PRIVATA. Non ha nulla a che vedere con l’articolo 21 della Costituzione italiana (visto che le leggi del nostro paese non hanno nessun valore negli Stati Uniti, dove Facebook opera e ha la sua sede legale). E come iniziativa PRIVATA ha le sue regole. E la regola numero uno per un privato su Internet, al 99% dei casi, è quella secondo cui “tu sei in casa mia e fai quello che ti dico io”. Naturalmente è una regola non scritta, ma comunemente accettata e pacifica. La gente dice spesso “Questo è il MIO Facebook e qui comando io” (con un accenno di boria, sussiego e supponenza)imenticando che quello non è il SUO Facebook, ma uno spazio che Facebook, per grazia ricevuta, concede in uso a quella persona perché possa scrivere quello che vuole sì, ma basta che non vada contro a quello che il padrone di casa fissa come regola standard. E se il padrone di casa dice che a casa sua non si pubblicano foto di tette nude c’è poco da fare, sarà richiamato anche l’utente che ha postato una immagine in cui si vede una madre allattare il proprio piccolo. E a seconda della gravità dell’infrazione, vengono comminate delle sanzioni. Che vanno dall’esclusione da Facebook per pochi giorni all’eliminazione dell’account e al permanente divieto di postare ulteriori contenuti. Ma chi lo decide se quel contenuto viola le regole oppure no? E’ semplice, lo decide Facebook. In base ai propri criteri personalissimi e ai propri algoritmi di ricerca. Che saranno anche dei troiai immensi, ma intanto sono lì, funzionano e segnalano. Segnalano anche cose che non c’entrano assolutamente nulla, come l’uso di certi termini in senso figurato o ironico, di certe vignette di dubbio gusto, ma pur sempre espressione di quel diritto di critica e di satira che dovrebbero discendere dal diritto pieno all’espressione. E hai voglio te a dirglielo, a farglielo presente. Se LORO decidono che TU hai fatto qualcosa che va contro la loro policy, TU sei fuori dalla casa del padrone. Stare su Facebook non è un diritto, è una concessione, è un regalo, o, meglio, è un “prestito”. Io ti presto a tempo indeterminato (che non vuol dire “per sempre”, ma vuol dire “salvo situazioni contrarie”) uno spazio, un account, che potrai gestire come vuoi. Non mi devi niente per questo, è gratis (e Facebook diceva che lo sarà per sempre, poi la scritta è scomparsa dal web, che fine abbia fatto non si sa), però intanto mi dài i tuoi dati personali (altrimenti il padrone di cosa campa?) e ti comporti come dico io. E quello che dico io vale, altrimenti vai fuori. E’ ingiusto? E’ antidemocratico?? Non ti permette di esercitare il tuo libero diritto all’espressione??? Può darsi, però intanto è così. Se vuoi dire quello che vuoi vai da un’altra parte (che so, ti fai un sito web, un blog, un forum, ti fai la tua piattaforma social per conto tuo), in casa mia dici quello che voglio io. O provate a darle torto!

Stupide cretinerie e deficienze imbecilli

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Certo che bisogna veramente essere dei cretini patentati e aver studiato su Facebook per realizzare dei “meme” (parola orrenda che viene usata ad ogni pie’ sospinto sui social media, dove circola di tutto e di più, soprattutto per quanto riguarda l’uso di un linguaggio arbitrario che fa rabbrividire e scendere i gomiti all’altezza dei coglioni) di questo genere. Quindi, qui i casi sono due, o chi l’ha realizzato e diffuso (“condividendolo”, come si usa dire, usando una bella parola per una brutta cosa) è veramente un cretino che ha creduto per un momento che Cesare Battisti, il terrorista arrestato due giorni fa in Bolivia, fosse la stessa persona di quel Cesare Battisti, patriota, giornalista, geografo, politico socialista e irredentista italiano, come recita la Benemerita, oppure chiunque sia stato a diffondere queste bestialità antistoriche lo ha fatto sapendo che si trattava di una evidente forzatura della realtà, e allora non è un cretino ma un imbecille di primissima categoria. Fare della propaganda politica (oltretutto su un partito come il PD che è già morto per conto suo) su queste cose è fuori dal mondo, non è una cazzata falsa, è una cazzata vera, senza contare che non è affatto vero che è stato il governo Conte ad arrestare Cesare Battisti, ma la polizia boliviana (un paio di esponenti del Governo Conte hanno, tutt’al più, fatto le belle statuine all’aeroporto di Ciampino, per attendere l’arrivo del pluriomicida, indossando le divise delle forze dell’ordine alla prima occasione disponibile). Sono i social network, bellezze, non ci sarebbe da stupirsi di nulla, e allora mi spiegate perché io mi ci incazzo ancora? Su, via, ditemelo…

Facebook mi scrive che io sono “importante” per loro. E a me vengono i brividi.

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Ogni tanto Facebook mi scrive: “Valerio, sei importante per noi…”

Generalmente avviene quando mi propongono di ripubblicare dei contenuti (ditesto o fotografici) di quanlche anno fa.

E, cazzo, io ho paura. Perché prima di tutto essere “importanti” per qualcuno è una bella responsabilità. E poi perché non è vero un accidente. Io non sono importante per Facebook. Casomai lo saranno i miei dati, i miei contatti, il mio numero di telefono, il mio indirizzo e.mail, tutto quello che gli serve per propormi la pubblicità che leggo ogni volta che mi collego.

Dicono anche che per loro sono importanti i miei ricordi. Ma dopo un anno i miei ricordi non me li “ricordo” più nemmeno io. Magari li ho rimossi, magari non me ne frega più niente. Magari quello che pensavo un anno o due anni fa non corrisponde più a quello che penso oggi. Perché me lo ricordano? Ditemi chi sono e non mi dite chi ero.

E che Facebook si dimentichi di me, ogni tanto. Mi farà solo bene.

Federico Maria Sardelli bannato per un mese da Facebook

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L’altro ieri mi è giunta una notizia che mi ha fatto rimanere un po’ stercofatto o “cacino” per dirla alla livornese. Non è nulla di che. Il Poeta direbbe che “non vale due colonne su un giornale”, ma forse è proprio per questo che la ospito.

Federico Maria Sardelli è stato bannato per un mese da Facebook per via di un contenuto non consono (non si sa bene perché) alla politica di Zuckerbndfg.

Ecco, si riassume il tutto in poche e desolate parole. Il “contenuto” di cui parlo è quello di cui all’immagine che accompagna queste brevi noticine, una sorta di “meme” (parola bruttissima che i Facebookari usano a chilate ogni giorno) e che ha come massimo dell’offensività, se proprio si va a vedere fino in fondo, il termine “babbei”. Sono solo opinioni critiche. Forti? E sia, la critica non guarda mai alla forza con cui sferra il colpo, la critica è tale proprio perché travalica il senso dei fatti. Sono opinioni (e chiunque cliccando sull’immagine per ingrandirla può leggerle a suo bell’agio) di una persona che può permettersi questo ed altro, essendo Federico Maria Sardelli, oltre che un caro ex compagno di scuola (e, conseguentemente, compagno di una vita), un direttore d’orchestra, compositore, disegnatore, vignettista, fine umorista, esperto dell’opera di Vivaldi, filologo musicale, pittore, romanziere. E uno che è tutte queste cose insieme, le sue opinioni politiche può permettersi di dirle su Facebook, fuori da Facebook, in Italia e all’estero.

Ma attenzione, non sono solo l’autorità e l’autorevolezza di qualcuno a renderlo degno di rappresentare il suo pensiero su un mostro informatico come Facebook, quello possono farlo tutti, magari con un séguito minore, ma certamente a buon diritto. Quello che rende l’opera di Sardelli degna di stare dappertutto (e, quindi, anche su Facebook) è il fatto che non contiene assolutamente nessun tipo di linguaggio sconveniente o che travalichi quella che i giuristi chiamerebbero la “continenza”. Insomma, non c’è nulla di male in quello che ha scritto Sardelli, e secondo me su Facebook, dove, peraltro, siamo abituati a ben altre manifestazioni del pensiero e a opere di diffamazione e distruzione sistematica di questo o di quel soggetto, quelle parole e quelle immagini ci potevano stare. Ma Facebook non ragiona come noi. Anzi, probabilmente affida a qualche algoritmo della malora l’analisi complessa di quello che linguisticamente non può essere etichettato né etichettabile e poi tanto qualcuno ne farà le spese. E’ un assurdo macinino che non ha ragioni comprensibili e che, come i “vaghi de caffè” di un famoso sonetto del Belli, ogni tanto trascina a fondo qualche chicco per ridurlo in polvere. Non una polvere fisica, beninteso, ma una polvere destinata a costituire un silenzio forzato e inspiegato (nonché inspiegabile) a chi deve subire una punizione per una supposta stronzata che sa di non aver commesso (e che, in quanto “supposta” possono cacciarsi dove credono meglio).

A Federico Maria Sardelli solo tanta solidarietà e un pizzico di presa per il culo: o cosa pensavi che fosse, Facebook, l’Utopia di Tommaso Moro? Ovvia, giù, un te la piglià’ che fra un mese ce l’arracconti.

L’inno del corpo sciolto

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water

E’ successo nella scuola in cui lavoro:

un alunno chiede il permesso di andare in bagno, lo ottiene e una volta lì fa quello che deve fare. O meglio, lo fa ma decide, già che c’è, di imbrattare -non si sa con quali acrobazie ginniche- il bordo del water e le pareti intorno. Risultato: un merdaio stratosferico che il Nostro, evidentemente orgoglioso di aver fatto la cazzata dell’anno, decide di fotografare, si sa mai che i posteri non abbiano a ricordarlo proprio per quello che già considera il suo capolavoro assoluto.
E infatti manda la fotografia ad alcuni dei suoi contatti su WhatsApp: facile, veloce, e certamente più pulito dello stercolàio di cui sopra. Solo che uno di questi destinatari ha, anche lui, una illuminazione geniale assoluta: questo prezioso materiale iconografico non può restarsene così, a essere guardato solo da sette o otto persone, silente e maleodorante per conto suo, no, deve essere per forza (o per amore, si veda il caso) guardato e annusato dal pubblico di Facebook e per permetterlo non si accontenta, no, di infilare la fotografia nel suo profilo personale, ma ci “tagga” anche la pagina FB della scuola. Ci mette, di contorno, due o tre frasette così, tanto per fare ed il gioco è fatto.

Perché ormai non ci si accontenta più di fare le cazzate fini a loro stesse, no, non si sta bene neanche a chiacchierarne tra pochi intimi, come si faceva una volta che si andava a scambiare quattro ciacolade sulle proprie bravate al bar, adesso le cazzate non sono autenticamente cazzate se non le fai coram populo, davanti a tutti, anzi, più persone ti vedono, che in quel momento stai facendo una cazzata, più sei contento. E non importa che si parli male di te o ti si dica che stavolta hai proprio esagerato, no, l’unità di misura della portata delle proprie azioni sono i “like”, che amplificano la portata dell’attenzione su un cesso intasato in un bagno scolastico di provincia. Bisogna essere come minimo “virali” (come si dice oggi utilizzando un termine orrendo) e contagiare, smerdandolo, anche l’ignaro visitatore che si trova a passare di lì per caso.

Senza contare che tutto ciò che è virale non è solo una malattia. Peccato che lo si usi per apparire agli occhi della gente come infinitamente sprovveduti.

Quando muore qualcuno di Facebook

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Quando muore qualcuno di Facebook si scatena il peggio della retorica che la gente possa dare. Un maremagnum di partecipazione vomitevole da parte di chi il morto non lo conosceva nemmeno. E il punto è proprio quello. Nemmeno lo/la conoscevi e già diventa un santo, una persona meravigliosa, che probabilmente ha fatto dei prodigi in vita e che “non condividevo le sue idee ma lo rispettavo”. E va beh, e allora? No, voglio dire, è importante?? No, ma evidentemente a qualcuno tutto questo piace. Piace rimestare nel torbido, piace far vedere il suo nome nella bacheca del caro estinto, è gente che se potesse si farebbe mettere nei manifesti funebri accato alla dicitura “Ne danno il triste annuncio”. E’ la perversione del “caro estinto”. E se mi chiedono “Ma tu non partecipi?” rispondo “No, io NON partecipo.” Perché se invece di una “amicizia” (ah, che parola volgare e putrida hanno trovato quelli del social!) fosse stato uno che si vede tutti i giorni sull’autobus o sul treno probabilmente tanta gente non se se sarebbe nemmeno accorta. E allora di che stiamo parlando? Guardate che non siete per niente divertenti, no, affatto…

Facebook: irraggiungibile la pagina di Caterina Simonsen

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La pagina Facebook di Caterina Simonsen è stata rimossa.

Non ne conosciamo il perché, ma è un duro colpo per tutti quello che stanno con Caterina e ci mettono anche l’hashtag. Come Matteo Renzi, per esempio.

Quali potrebbero essere i motivi di una rimozione della pagina?

– Mah, per esempio che la titolare non ha più voglia di apparire su Facebook considerata l’alta risonanza mediatica della sua vicenda. Ci sono, effettivamente, dei momenti in cui Facebook risulta pesante e greve, figuriamoci il vociare di qualche sciamannato. Ma se è vero che l’interessata ha consegnato le stampe dei deplorevoli messaggi offensivi che le sono stati rivolti alla Polizia Postale perché rimuovere la pagina, proprio adesso che stanno iniziando le indagini e che la presenza di quella pagina potrebbe aiutare l’identificazione di colpevoli ma anche di circostanze dei vari reati. Adesso che è stata tolta cosa possono vedere?

– Oppure la pagina potrebbe essere stata rimossa proprio per ordine dell’Autorità Giudiziaria, in modo da “congelare” le prove. Altra ipotesi possibile ma poco probabile: per congelare le prove contro alcuni presunti diffamatori si sarebbe, in ipotesi, sequestrata una pagina intera, impedendo alla titolare e ai suoi contatti di continuare a esprimere il proprio pensiero e ad interagire tra di loro. E’ come tagliarsi la testa per curare un brufolo.

– Ma la pagina potrebbe essere stata rimossa anche da Facebook. Qui, però, i motivi non li possiamo conoscere. Faccio presente che quella di Caterina era una pagina, non un profilo personale.
Quello che, invece, sì, colpisce, è la tempistica. Ed è quanto meno singolare che la pagina da cui tutto ha avuto inizio due o tre giorni fa sia, oggi, di fatto, irraggiungibile. Comunque la si metta, è un punto a favore degli animalisti. Che è come se vincesssero a tavolino la partita perché l’avversaria smette di giocare o le viene impedito di farlo.

#iostoconvaleriodistefano

“Che palle! Che paio di palle!!”

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A “Tutta la città ne parla” (RadioTre) qualcuno mi ama. E sia chiaro che io adoro essere amato.

Comunque vengo citato abbastanza spesso per i miei contributi a quella che è una piccola e divertente comunità radiofonica.

Anche oggi hanno (coraggiosamente) letto un mio intervento su Facebook che inizia con “Che palle! Che paio di palle!!” (non si dice “palle!” alla radio), con risatina soffocata del conduttore. Hanno detto che non sono MAI d’accordo. Poi vado a vedere ed in effetti coloro che hanno cliccato un “like” al mio commento sono pochini, solo una persona.

Ma quella persona chi è?? La redazione!!

Cioè, loro fanno un programma, io non sono d’accordo, dico “Che paio di palle!!” e loro sono dicono “Mi piace!”. Adoro essere amato.

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Per cui la quale, citare, citare, citare…

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- Questo file è licenziato in base ai termini della licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported”]It’s still the same old story. Stavolta a essere pescato con le dita nella marmellata è  stato Massimo Gramellini. Oh, non da me, per carità, tutto quello che vi offro è roba  “precotta” (se volete “mangiare” meglio cucinatevi da soli!).

I fatti (molto semplici, in verità). Una ragazza (de)scrive una esperienza vissuta sul suo  account Facebook. Alcuni giorni dopo invia lo scritto a “Lo Specchio” de La Stampa.

Gramellini lo legge, gli piace, e riscrive la storia a modo suo, traendone un “Buongiorno”  (il nome della rubrica quotidiana che tiene sul giornale torinese).

Sembrerebbe non esserci niente di strano, e apparentemente è proprio così.

(Cliccare sull'immagine per ottenerne l'ingrandimento)

Siamo abituati a “prendere ispirazione”, a “integrare”, a “trarre spunto”, a “manipolare”, a  “riassumere”, a “citare” le cose altri che ci siamo dimenticati come si fa.

La maestra Laura Quaglierini, della Scuola Elementare “Angiolo Silvio Novaro” di Vada che ho  frequentato, ci diceva sempre che le citazioni vanno messe fra virgolette, e che bisognava  indicare tra parentesi l’autore e il titolo dell’opera da cui si citava.
Erano indicazioni da scuola elementare, appunto, d’accordo, ma funzionano anche oggi.
E poi la Quaglierini ci diceva, soprattutto, che “non si copia!”

Una volta scrissi un articolo su questo blog a proposito di Fabrizio De André che aveva  composto (composto??) la musica de “La canzone dell’amore perduto” su un Concerto per Tromba  e orchestra di Telemann.
Apriti cielo! Mi arrivarono commenti e insulti (alcuni biecamente censurati) perché non si  doveva dire che quella musica era palesemente copiata. Bisognava dire che De André era un  poeta (e allora perché ha scritto una canzone? Non poteva limitarsi a scrivere i versi?), che  comunque la canzone era bella (e chi lo ha messo in dubbio?), che si fa sempre così, che va  bene Telemann ma De André è De André. Come se l’elaborazione fosse migliore dell’originale.

Ora, che cosa sarebbe costato a Gramellini dire “Questa storia me l’ha raccontata una  lettrice e io ve la racconto a mia volta con parole mie”?
Oltretutto è incorso in un involontario ma malaugurato errore, cercando di condire la  narrazione con riferimenti temporali precisi (fa svolgere i fatti il 21/10 scorso, mentre la  ragazza ne parlava già su Facebook il 3/10).

E’ così difficile avere rispetto per le nostre fonti? Forse no, ma non ci si riesce ancora.

“Per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza” Gianluigi Piras si dimette dal PD

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Il profilo Facebook di Gianluigi Piras

«Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza. Poi magari ci ripenso. Magari mi fraintendono».

Così Gianluigi Piras , presidente  del forum sardo del Partito Democratico sui diritti umani e consigliere comunale di Jerzu, in un intervento sul suo account Facebook riferito alle prese di posizione dell’atleta russa Isinbayeva che ha difeso le leggi russe contro l’ostentazione della propaganda gay, salvo poi prendere diversa posizione correggendo leggermente il tiro in una successiva conferenza stampa.

Non lo so che cavolo prende ai politici quando sono su Facebook e Twitter. Forse pensano di trovarsi in una sorta di zona franca, di non essere visti, di un ambiente telematico di libertà totale di auspicio allo stupro.

Fatto sta che dopo le frasi rivolte su Facebook dalla leghista Dolores Valandro al Ministro Cécile Kyenge che le sono costate, altre all’espulsione dal suo adorato partito, anche un anno di reclusione e tre anni di interdizione dai pubblici uffici, è il Partito Democratico a dover fare i conti con l’intemperanza verbale di un suo esponente che, a giudicare dalle premesse, non mi risulta possa avere una lunga vita politica.

Ha provato a chiarire («chiarirò quello che è evidentemente un grosso equivoco. E farò dovute comunicazioni. Per ora mi scuso per una frase che, a prescindere dalle mie motivazioni e dagli opportuni chiarimenti, prendo atto sia stata evidentemente recepita come violenta e inaudita», non si riesce a vedere che razza di equivoco possa essere contenuto nella frase “per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza”) e poche ore dopo si è dimesso («quando si sbaglia, in politica come nella vita, c’è sempre un prezzo da pagare.  A tal proposito e irrevocabilmente rassegno le dimissioni dai miei incarichi: la presidenza del forum regionale sui Diritti civili del Partito democratico della Sardegna, il Consiglio comunale di Jerzu, il coordinamento regionale di Anci giovane, il coordinamento provinciale di Prossima Italia, associazione che in questa fase sta sostenendo la candidatura di Giuseppe Civati alla segreteria del Pd»).

Alcune ore fa ha aggiunto “In questo momento e prima di tacere definitivamente e per parecchio tempo, oltre alla nota diramata, posso solo integrare che, dimissioni a parte, accetterò qualsiasi provvedimento di espulsione da parte del mio partito. Inoltre, qualora la nota non fosse sufficiente a recuperare il grave danno da me involontariamente inferto ai danni di tutte quelle donne che abbiano subito violenze e che, a leggere le mie parole, siano state toccate da ennesima violenza, intendo accettare qualsiasi iniziativa legale nei miei confronti al fine di pagare il giusto prezzo, se necessario, anche di fronte alla legge. E se proprio devo continuare a ricevere infiniti e giustificati insulti, chiedo solo che siano sinceri e sentiti e non provengano da altre motivazioni. Chiedo ancora scusa.”

Ora, se parla di “danno involontariamente inferto” la cosa è triplamente grave perché oltre a usare delle parole pesantissime non c’è neanche la consapevolezza della gravità e della degradazione dello stupro per una donna, che avrà anche espresso opinioni poco condivisibili, e io non le condivido per niente, ma che hanno visto Piras carnefice quando avrebbe potuto e dovuto sentirsi vittima assieme a tutto gli omosessuali che la nuova legge russa sull’omofobia mette al margine della società.
Intende “accettare qualsiasi iniziativa legale” nei suoi confronti. Benissimo, ma non è una cosa che gli fa onore, è il minimo, beninteso.
Vuole pagare il giusto prezzo “se necessario anche di fronte alla legge”. E certo, dove vuole pagarlo, se no? A me? Al suo Partito? Alla fruttivendola??

Non manca chi lo difende a spada tratta: “Piena solidarietà a Gianluigi Piras, la cui provocazione non è stata capita da molti e deliberatamente non voluta capire dai più. Capisco anche quella mentecatta della Isimbayeva, il cui sangue è tutto concentrato nella sua potente muscolatura e nulla nel suo piccolo cervellino…”

Insulti su insulti. Ironia della sorte, la foto dello sfondo dell’account Facebook di Piras è quella della Kyenge. 

Come aumentare i followers su Twitter e gli amici su Facebook

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Se siete arrivati su questo post è perché anche voi volete aumentare i vostri followersSSS su TwittersssSSS e raccogliere centinaia di migliaia di amiche e di amichi su FacebooksssSSSS.

Complimenti, siete proprio capitati sul luogo giusto. Tra poco avrete la straordinaria e insostituibile opportunità di moltiplicare senza fatica, con incredibile e magica efficacia, ma soprattutto aggràtisse (che i quattrini son sempre pochi ed è meglio tenerli nel borsellino piuttosto che dare gli euri in giro, non si sa mai).

Voi non dovete fare altro che stare seduti comodamente sulla vostra poltrona. Che chissà quante volte ve l’hanno detto che basta stare seduti comodamente sulla vostra poltrona e il sistema fa tutto per conto vostro, vi è mai successo? No? Cambiate poltrona.

Allora cominciamo ad entrare nel merito del tema, vi state tenendo forte?? Guardate che state per apprendere un sistema davvero esclusivo e semplicissimo, a meno che non siate de’ tontoloni nelle informatiche vicende.

Prima di tutto prendete il vostro accàunt. Avete una foto poco accattivante? Ahi ahi ahi, questo è il vostro primo errore, gagaroni belli, ma per fortuna ci sono qui io a darvi tutte le indicazioni possibili ed immaginabili e senza chiedervi il biccio di un $oldo, pensate un po’. Allora cambiatela subito. Se la vostra foto attuale è sorridente sappiate che dovete mettercene una molto più trèndy. Che so, non ne avete una in cui vi mettete le dita nel naso o vi tagliate le unghie dei piedi? Ecco, quella andrà benissimo perché istantaneamente sarete guardati da tanti amichi ed amiche che vi cliccheranno come forsennati incuriositi da questa vostra stravagante attività.
Va benissimo anche un’istantanea in cui prendete a calci un gattino o abbandonate il vostro cucciolo di Golden Retriever direttamente in contromano sulla A14, ma purtroppo in questo caso potreste essere invasi da orde di amanti degli animali che purtroppo si indignano quando le bestie vengono scaraventate dai ponti autostradali e che vi riempirebbero di spamming.

Da dove si comincia? (Già, perché son già due ore che scrivo e non vi ho ancora detto da dove si comincia) Ma sì, dai vostri amichi e amiche. La vostra rubrica telefonica sarà la vostra più preziosissima alleata perché solo guardando il vostro SmartphoneSSSSSS troverete i vostri primi contatti.

Sappiate, cari incrèduli, che il fatto che voi siate su TwittersssSSSS o su FacebookSSSSS è una cosa molto importante e che i vostri amichi sono molto interessati a questo, per cui se glielo ricordate (meglio verso le tre e mezza di notte) loro verranno subito gàrruli a porgervi corone di fiori e si alzeranno volentierissimissimo dal letto per andare a cliccare sul vostro account o aggiungervi alle loro amicizie, che, come vi dicevo, è una delle cose più importanti che esistano al mondo.

E poi, una volta che avrete i primi amichi, cominciate a giardare chi sono i loro amichi a loro volta (perché scrivere una guida a internet con un italiano agile e piacevole è uno dei requisiti fondamentali della comunicazione) e cominciate loro a scrivere comunicando la lieta novella: voi siete su TwittersssSSSS voi siete su FacebooksssSSSS ed eventualmente ripetete l’operazione due volte al giorno a ore pasti finché, vedrete, le persone contattate cederan… vi concederanno il loro contatto sui Social NetworkssssSSSSS per avere espiato la pena.

Continuate così per un buon quattro o cinque mesetti poi uscite felici di casa: avete realizzato il vostro sogno. E pensate che le corcate che riceverete sono comprese nel prezzo!!

E a proposito di prezzo, va bene che questi consigli sono aggràtisse, ma se poteste intanto anticiparmi un gingerino e le sigarette… no, eh???