Don’t cry for me

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Succede che su Facebook, sul suo account pubblico, una signora che si autodichiara “mamma a tempo pieno” (come se tutte le altre madri lo fossero in part-time, magari, semplicemente, lavorano a tempo pieno anche loro) inserisce un post in cui se la prende con la Didattica a Distanza (definita come “improponibile” e “deficiente”) e invoca l’immediata riapertura delle scuole nella sua regione, la Campania, perché l'”istituzione” (magari voleva dire “l’istruzione”) è un diritto.

Ora, nessuno può negare a nessuno il diritto di opinione, anche quando si tratta di opinioni completamente scollegate dalla realtà dei fatti e dall’evidenza pandemica.

La cosa grave, anzi, gravissima, è che questa signora, per rafforzare la sua indignazione, ha postato un breve filmato di 13 secondi in cui si vede una bambina che piange perché non vuole fare la DaD e vuole tornare a scuola. Ah, questi governatori che fanno piangere i bambini!! Questi cattivacci degli insegnanti che si ostinano a far lezione on line, che bisogna anche stare a casa a guardare i piccoli e assisterli nei compiti!

Hanno scambiato la scuola per un baby parking, anziché come un luogo di educazione, formazione e istruzione. Hanno preso la Didattica a Distanza come una punizione divina e non come una risorsa dalle potenzialità immense, che salva la vita agli alunni, agli insegnanti, al personale scolastico, che evita possibili contagi da uno dei luoghi più a rischio per la pandemia in Italia, la scuola pubblica, quella che dovrebbe passare SUBITO, e SENZA ESITAZIONI, alla chiusura di qualsiasi attività in presenza, mentre, invece, il governo ciurla nel manico, appioppando la responsabilità delle decisioni più urgenti alle regioni, che prima chiudono, poi ci ripensano (è il caso della regione Puglia), oppure costituistcono un esempio virtuoso e da seguire, come la stessa regione Campania.

Ora, inserire un video di una bambina che piange a sostegno di tesi strampalate e campate in aria, non solo è un gesto di dubbio gusto, ma è di per sé terribile e aberrante. Qual è il valore aggiunto di quel video? Una volta si sbatteva il mostro in prima pagina, adesso si sbattono i bambini su Facebook senza nemmeno oscurare e preservare l’immagine del minore, il diritto a esprimere un’opinione viene commistionato con il pietismo più rozzo e dozzinale. Come se le famiglie non facessero parte di quei patti di corresponsabilità che le scuole italiane stilano al momento dell’iscrizione. E in calce al post della signora è tutto un proliferare di cuoricini, di faccine affettuose, di commenti del tipo “amore”, “poveri cuccioli” (ma cuccioli de che? Sono animali, forse?), “non piangere stellina” e c’è perfino uno che propone difar vedereil video al signor De Luca. E via sciorinare: “Governo di delinquenti, avrete sulle vostre coscienze la rovina di questi bambini. Altroche proteggere la salute, la state distruggendo”, “E’ una vergogna, aprite le scuole”, “Prima o poi la pagheranno per tutto il male che fanno ai bambini”, “Poveri figli” e così via.

La privacy dei minori dov’è andata a finire? Per carità, probabilmente la signora aveva tutti i diritti di postare quel video. Magari la bambina è sua figlia o figlia di qualun altro che le ha dato l’autorizzazione a farlo. Ma ne valeva veramente la pena?? Era così indispensabile impietosire i passanti del web con l’accattonaggio ideologico che usa i bambini? La risposta è no.

Vi trasmetto il mio commento, che ho rilasciato ieri sull’account della signora. Non è servito a niente. Ma probabilmente vale la pena rimbalzare sul blog questa pratica aberrante a eterna memoria, prima che l’oblio del web ingoi anche questa immane sconceria.

Gentile Signora, posso comprendere il suo risentimento nei confronti della Didattica a Distanza, che tuttavia in questo momento è l’unico metodo efficace per salvaguardare la nostra salute e quella dei nostri figli, posso capire che per molti genitori che lavorano la scuola sia un comodo parcheggio mattutino, anziché un luogo di educazione e di crescita. Posso anche capire che non si voglia vedere (per cecità o per negligenza volontaria) che la scuola è uno dei principali luoghi in cui il virus del covid si trasmette. Ma non posso capire, mi scusi, il perché, per difendere queste pericolose ideologie, si metta su Facebook un filmato di una bambina minorenne che piange. Non dubito affatto che Lei abbia il diritto di pubblicare quello che vuole, se lo vuole, ma i bambini, per favore, non mettiamoli in prima pagina. I bambini sono bambini, forse non hanno tutti gli elementi per valutare la realtà che ha un adulto. E ci credo che una bambina piange perché non può andare a scuola e vedere i suoi amichetti! Ma spetta ai genitori spiegare che la scuola non è un parco giochi, ma un luogo dove si apprende, e che la DAD è una risorsa, un bene primario, in questi momenti di emergenza. Mi permetta di esternarle tutto il mio disappunto per l’esposizione di una minore per giustificare le sue idee, che, peraltro, risultano infondate alla luce dei dati sulla pandemia.

Certe richieste di amicizia che vengono da Facebook Parte II – La rivincita di Sadam Pilak

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Oggi mi sono dedicato alla consueta di richieste cernita richieste di amicizia su Facebook da accettare o da respingere.

Solitamente accetto tutti ma quella di Sadam Pilak mi è sembrata decisamente esagerata. Guardate un po’ qui:

Insomma, mi ha chiesto l’amicizia un figone pazzesco e dovrei esserne solo contento, ma una sorta di infantile pudore, nonché dubbio amletico, mi frena. Com’è che Facebook censura le immagini di una donna di colore che allatta il proprio bambino e fa passare tranquillamente questa roba? Ricordate? Ve ne parlai qui:

Marco Pusceddu inserisce su Facebook la foto di una donna che allatta al seno: bannato per 24 ore

Che, poi, voglio dire, non è nemmeno una casualità, visto come si presenta la signorina (con l’accento sulla “e”, come si dice a Livorno):

Tra bigottismi di maniera e algoritmi che evidentemente non ci capiscono una beneamata, Facebook sta un po’ esagerando, effettivamente. Non ho nulla contro la persona e le attività altamente filantròpiche della signorina in questione. Ma stavolta proprio non è il caso.

Certe richieste di amicizia che vengono da Facebook

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Negli ultimi giorni sto ricevendo parecchie richieste di “amicizia” su Facebook. La cosa gonfia un po’ il mio ego, già eccessivamente smisurato (secondo quanto riferiscono fonti bene informate del settore), e va be’, è un periodo in cui sono “famosetto” per tutta una serie di circostanze più o meno professionali, e mi sembra un “rigurgito” da social network pienamente giustificato.

Solitamente approvo tutte le richieste di “amicizia” che mi arrivano, salvo poi bannare l’utente in questione se mi rompe le scatole. E ne ho bannati diversi. Diverse, soprattutto (su Facebook la nobile arte di rompere i coglioni si declina soprattutto al femminile).

Tra le richieste di “amicizia” che mi sono arrivate ieri, ce n’è una molto particolare. Ho accettato la richiesta e immediatamente ho ricevuto, in privato, un “Ciao! Come stai??” Normalmente non rispondo, ma questa volta mi è venuta voglia di iniziare a sondare il terreno. Lo faccio in maniera molto generica e la conversazione comincia. L’interlocutore si presenta come una infermiera ungherese di 33 anni che lavora in Spagna e che ha trascorso alcuni mesi a Napoli. Poco dopo, in neanche 5 minuti, mi confida le sue delusioni e pene d’amore (e va be’, son cose che succedono, ma non le sembra un po’ prematuro?? Voglio dire, aprirsi così a un estraneo -perché non siamo “amici”, siamo estranei!- non è esattamente un bel biglietto da visita. Ma continuiamo.

Ben presto l’interlocutore mi propone di passare il dialogo su WhatsApp. Eccola lì, vuole il numero di telefono. Faccio lo gnorri. Le dico che per scriverle su WhatsApp ho bisogno del SUO recapito telefonico. Me lo sciorina senza problemi su un piatto d’argento. Anche questo è strano. Una ragazza 33enne che dà senza problemi il suo numero di telefono a uno sconosciuto.

Basta una ricerca su Google del numero in questione per vederlo inserito in una roba che si chiama “todaloca.net” e che mi propone una figona in ombra direttamente sulla testata:

Bingo! Ma sarà un caso?? Oltretutto il numero proviene da un operatore ITALIANO. Una persona che vive in Spagna e che ha una scheda SIM italiana?? Può darsi, ma mi puzza.

Su “todaloca.net”, tra i numeri di telefono evidenziati, oltre ad apparire il Nostro, compaiono quasi tutti numeri italiani.

Ma andiamo a vedere il suo account Facebook. Stranamente (“stranamente”?) gli unici post che contiene sono alcune fotografie. Pochissimi i commenti. Uno da un russo che fa il pollice alzato, uno da un americano che scrive giusto una riga e mezzo di numero. Nient’altro. Niente dati personali. Non si sa di dove sia, dove lavori, quali siano i suoi studi, i luoghi in cui ha abitato, niente di niente.

La sua foto di copertina la ritrae con alcune colleghe vicino al letto di una paziente. Sia lei che le colleghe che (soprattutto!) la paziente sono perfettamente riconoscibili. Tiè, alla faccia della privacy!

Nessuna indicazione neanche sulle sue “amicizie”. Non è possibile vedere chi siano i suoi contatti. So solo che ne abbiamo due in comune. Pochine.

Ma, siccome un pochino di spagnolo lo conosco anch’io, decido di prolungare l’indagine. Da principio con una “chat” semplice. Ho bisogno di stabilire se dietro a quell’account ci sia o no un sistema di risposta automatico. Cosa volete, è l'”ispettore” da romanzo giallo che è in me. O, se volete, il Paolo Attivissimo che mi coltivo nell’anima. I messaggi che mi arrivano sono tutti estremamente generici. Il italiano ricevo cose tipo “Ciao” e “Come stai?” Troppo poco. Sembra proprio un boot.

In spagnolo la conversazione è più fluida. Le risposte arrivano con precisione cronometrica (una al minuto, ci si può rimettere l’orologio), le espressioni si ripetono, se scrivo una riga e mezzo (capirai!) ricevo un “ok”, ma il sistema pare essere ben strutturato per dare la sensazione che dietro lo schermo ci sia una persona in carne ed ossa. Se faccio un discorso appena più complesso come “Cosa stai facendo?” il sistema pare reggere, sia pure con risposte altrettanto generiche tipo “Sto lavorando”. Ma appena scrivo qualcosa di più complesso o complicato l’interlocutore pare andare in tilt. Se chiedo “Perché hai deciso di chiedermi l’amicizia?” il sistema risponde con lo stesso messaggio identico, preciso, ‘ntìfico.

Non ho ancora la prova provata che l’utente Facebook in questione sia un fake, ma, naturalmente, tutte le circostanze mi portano a pensare che lo sia.

Ora la domanda non è tanto chi si cela dietro a questa identità, perché lo so (è il suddetto “todaloca.net”) ma “cui prodest”, cioè a chi giova?? Cosa spinge una persona o una società a creare degli account palesemente fasulli? A quale scopo? Quello di raccogliere dei numeri di telefono?? Mi sembra uno sforzo francamente sovrumano per un risultato così misero. Vogliono vendermi qualcosa? Vogliono dei soldi?? Più probabilmente la risposta sta nel mezzo. Vogliono l’utente. I suoi dati, le sue abitudini, le sue amicizie, i suoi contatti, il suo pensiero, i suoi interventi. Come si dice in questi casi “Non chiederti che prodotto vogliono venderti, il prodotto sei tu”. E viandare.

Manlio Di Stefano (M5S) sull’esplosione di Beirut: solidarietà agli “amici libici”

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L’esponente del M5S Manlio Di Stefano ha fatto una imperdonabile gaffe. A seguito della tragica esplosione di Beirut dei giorni scosri, ha espresso solidarietà “agli amici libici”.

Ora, non ci sono dubbi che sia necessario esprimere solidarietà ai libici, ma si dà il caso che Beirut sia in Libano. Uno scivolone, insomma, a cui Di Stefano ha risposto su Facebook con un tono un po’ stizzito:

“Non ho mai ambito alla fama, quelli come me, ingegneri di formazione, preferiscono lavorare duramente nell’ombra e portare a casa i risultati. Eppure oggi mi trovo addirittura primo nelle tendenze di Twitter e in home page di svariati giornali.
Sarà per l’enorme successo del “Patto per l’Export” col quale stiamo aiutando centinaia di migliaia di aziende italiane ricevendo complimenti quotidianamente da tutte le associazioni di categoria da Confindustria in giù? Sarà perché in questi due anni da Sottosegretario in tutti i Paesi target della mia azione (e sono tanti) l’export italiano è aumentato mediamente di almeno il 15%?
Sarà perché mi occupo da anni anche di Libano dal punto di vista sia politico che commerciale e proprio il 6 luglio ho incontrato il Ministro degli Esteri Nassif Hitti ribadendogli, come già fatto al Ministro dell’Energia, la nostra disponibilità ad aiutarli a ristrutturare le centrali elettriche nazionali per aiutare il popolo libanese? No. No. No e No. Sarebbe troppo lineare, non sarebbe il web, tantomeno la stampa italiana”.

Su Twitter il caso Di Stefano è subito stato catalogato come “di tendenza”, la stampa italiana ne ha parlato con grande evidenza.

Da riportare anche il durissimo commento dell’ex M5S Luis Orellana:

Molti hanno fatto ironia sul tuo errore perché talvolta si sceglie di ridere per non piangere avendo te al Governo.
Anche in questa tua replica (la replica di Di stefano su Twitter, non il messaggio su Facebok, nda) sei vergognoso: attacchi chi ti critica, bastava solo chiedere scusa per l’errore fatto ma il tuo ego smisurato non te lo consente.

E’ vero. Sarebbe bastato che Di Stefano chiedesse scusa. Ma vedo che abbiamo alcune cose in comune: il cognome e l'”ego smisurato”.

Ma sullo svarione degli “amici libici” è cascata anche la rappresentante del M5S Elisa Pirro. Non si è mai soli al mondo:

Le idiosincrasie di Facebook

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Mi succede una cosa strana (un’altra?)

Se, dal computer, mi collego con una delle mie pagine Facebook e tento di mettere in evidenza un post (a pagamento), ricevo un messaggio di errore come questo:

in cui mi si dice, in pratica, che se voglio continuare a pubblicare o mi metto a fare il bravo per svariate settimane e rispetto le loro regole (mi hanno già disattivato e successivamente riattivato l’account due volte!), oppure gli invio i miei documenti: patente di guida e una delle ultime bollette ricevute. O anche l’ultimo estratto conto della mia carta di credito (che cosa se ne faranno mai dei miei movimenti, visto che la maggior parte di loro vanno proprio a Facebook?), insomma, qualcosa che sia intestato a me (gli manderò l’ultima bolletta del gas, che era pari a zero, anzi, mi hanno perfino rimborsato).

La cosa curiosa è che se provo a mettere in evidenza lo stesso post tramite cellulare, tutto va regolarmente a buon fine, e non mi chiedono proprio nulla. Certo, c’è da aspettare che loro “approvino” i contenuti (capirai, cosa sarà mai un po’ di cultura libera, rispetto alle fotografie di piedacci in primo piano, formosità più o meno gradevoli in costume, cuoricini e gattini varii), ma, insomma, il divieto viene bypassato.

Ah, dimenticavo; in pochissimi giorni la pagina Facebook di musicaclassicaonline.com ha raggiunto la non disprezzabile cifra di 200 aficionados (ed è veramente poco, anzi, pochissimo, che è in linea).

Piccole idiosincrasie, grandi soddisfazioni.

Considerazioni in qua e in là

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Sono due o tre giorni che non scrivo un po’ perché mi sembrava di non avere nulla di interessante da dire, un po’ perché sono stato impegnato a rimpinguare le casse di Facebook con la mia carta di credito per la pubblicità ai miei siti (o sytarelli), solo che ho visto che mi “sugavano” un po’ troppo e ho dovuto limitarmi, un po’ perché, secondo le statistiche di matomo.org (o .cloud, ora non rammento), site calati vertiginosamente nelle visite e nelle pagine viste.

Non si fa, ingrati. Che va bene che siamo in estate, va bene che avete altro di meglio da fare che stare a legger me (ma, mi raccomando, qualsiasi cosa facciate fàtela con la mascherina!), ma un tracoloo come quello di queste ultive 24-36 ore non si era mai visto. Cosa vi scrivo a fare, allora? Perché importa a me, e poi le statistiche dicono mille cose diverse. Aruba spara numeri altissimi, Google Analytics dice che il sito sta bene e che, anzi, è in ripresa, Matomo invece indica che siamo al lumicino degli accessi, OWA dice che più o meno siamo stabili. Io non so più a chi dar retta.

Su Facebook la pagina che sta funzionando di più è senza dubbio quella di musicaclassicaonline.com, che sta avendo un putiferio di like e di iscrizioni. Ma anche classicistranieri.com e il post del blog dedicato al sequestro e all’oscuramento del Gutenberg Project ha i suoi fans (è, a tutt’oggi, la pagina più visitata del blog in assoluto, e ne sono contento, quella “inchiesta” mi è costata 12 ore di lavoro -ma ripartite in due giorni-). Insomma, si va avanti. Pagando.

Siamo ancora lontanissimi dai risultati di quella che si autodefisce “concorrenza”, e che io semplicemente definisco “editore”. Ma esistiano da pochi giorni, e, passo dopo passo, andremo lontano.

Se no a che serve Facebook? A mettere i cuoricini?

Le piace Mozart?

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Come vi ho spiegato nell’ultimo aggiornamento del mio articolo:

Facebook disattiva il mio account pubblicitario

quelli di Facebook mi hanno riattivato l’account per poter sponsorizzare le inserzioni delle mie pagine. Un gran sollievo, anche se ci sono ancora diverse inserzioni in attesa di approvazione (e quanto ci mettono!).

Tuttavia, un mio post tratto da musicaclassicaonline.com (che, vi ricordo, NON contiene pubblicità, e quindi non ci guadagno niente) che conteneva il link all’opera immortale del Maestro Wolfgang Amadeus Mozart “Eine kleine Nachtmusik”, la piccola serenata notturna K525, è stato inspiegabilmente rifiutato dagli algoritmi del colosso di Zuckerb… Zanzib… Zuzzurel…. o come si chiama.

Cos’abbiano quelli di Facebook contro le opere d’arte, contro la musica immortale, contro le iniziative culturali senza scopo di lucro o di profitto non si sa. Fatto sta che la storica incisione diretta da Bruno Valter che ho messo in linea non sarà più visibile dal pubblico degli “amici”, degli amici degli amici, del pubblico, di chiunque fosse interessato. I criteri di selezione dei contenuti di Facebook restano e resteranno per sempre un mistero.

In compenso ho pubblicato un link ad alcuni quartetti per archi e fiati di Mozart, che potete trovare qui:

https://www.musicaclassicaonline.com/wolfgang-amadeus-mozart-quattro-quartetti-per-archi-e-fiati-american-baroque.html

ed è stato subito accettato. Vedremo se e quando me lo cancelleranno.

Facebook disattiva il mio account pubblicitario

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Quelli di Facebook mi hanno tartassato di nuovo. E’ stato disattivato il mio account pubblicitario.

In pratica non posso più pagare per “spingere” le inserzioni delle mie pagine relative al blog, a classicistranieri.com e a musicaclassicaonline.com (sì, è stata aggiunta anche quella). Mi hanno mandato un conto di 37 euro e spiccioli (dìa, dìa pure, dìa qui!) e hanno disabilitato la possibilità di mettere in evidenza un post o un link a un articolo.

La motivazione? Eccola:

Il mio account sarebbe stato segnalato a seguito di “attività sospette”. Quali? Cosa c’è di sospetto a segnalare il post della registrazione storica di una versione del “Magnificat” di Bach? Perché quello è stato il post che ha scatenato tutto questo casino. Mi hanno anche oscurato TUTTE le campagne in corso, anche se non ancora scadute.

Ho fatto opposizione al centro competente di Facebook jersera a mezzanotte, richiedendone la revisione, ma naturalmente non mi hanno ancora risposto.

Riuscirò a sopravvivere? Credo proprio di sì. In fondo sulle pagine Facebook gli aggiornamenti vengono regolarmente pubblicati. Certo, se non li spingo (pagando!), riceveranno pochissimi clic, ma ci sono delle valide alternative: Twitter, per esempio (quando ci capirò qualcosa con i pagamenti e con le impostazioni dei tweet, ho scritto tre volte anche a loro, ma anche qui nessuna risposta), oppure le sinergie tra siti (il blog, classicistranieri e musicaclassicaonline si “rimandano” tra loro), oppure il passaparola, oppure chi vuole venire a prendersi qualcosa da me può farlo, se no, vada pure a prenderselo in qualche altro posto che crede meglio.

Come sempre vi terrò informati sugli sviluppi. Nel frattempo attendo che mi rispondano. Altro non posso fare. Meno male.


AGGIORNAMENTO DEL 21/07/2020:

Tutto è bene quel che finisce bene. Facebook, sia pure prendendosi due giorni lavorativi per rispondere, ha risattivato il mio account pubblicitario (ora sono libero di spenderci tutti i quattrini che voglio) e tutto sembra funzionare bene, apparentemente. Certo, per approvare un’inserzione si prendono i loro tempi, ma bisogna stare al loro gioco.

Ecco il testo della comunicazione che mi hanno mandato:

Salve Valerio, Ti ringraziamo per averci contattato. Abbiamo riattivato il tuo account pubblicitario e ora dovresti essere in grado di creare nuove inserzioni e gestire quelle esistenti. Se la pubblicazione di una delle tue campagne è stata interrotta, le inserzioni contenute in essa non potranno essere riavviate finché non riattiverai la campagna. Per attivare le inserzioni:

1. Accedi a Gestione inserzioni.
2. Individua l’inserzione che vuoi attivare o disattivare.
3. Nella colonna Stato, usa il pulsante per modificare lo stato in attivo o non attivo.

Ci scusiamo per qualsiasi inconveniente e ti ringraziamo per la comprensione.Com’è stata la tua esperienza con la procedura di ricorso? Inviaci il tuo feedback per aiutarci a migliorarla.Grazie,- Il team di Inserzioni di Facebook

Ed ecco la mia risposta:

Gentili Signori,

Vi ringrazio innanzitutto per la riattivazione dell’account pubblicitario, che era di estrema importanza per me.

Non mi è stata data, però, alcuna spiegazione o giustifazione sul perché tale account sia stato temporaneamente bloccato. Ritengo sia stato in relazione alla proposta di pubblicazione di un link relativo a un’edizione storica del “Magnificat” di Bach. Non capisco come abbia potuto violare la Vostra normativa un annuncio dedicato a una risorsa culturale e di estremo interesse per gli appassionati.

Quanto alla mia esperienza con la procedura di ricorso, sono senz’altro soddisfatto per l’esito finale, tuttavia devo rilevare una estrema lentezza nella sua elaborazione e roluzione, dato che altri dipartimenti di Facebook, per problematiche diverse, mi hanno risposto nel giro di pochissimi minuti.

Ma tutto è bene quel che finisce bene, e sono lieto di continuare la mia collaborazione con Voi, sperando che sia di reciproca soddisfazione.

Cordialmente

Valerio Di Stefano

Avanti così, dunque, e che Twitter, con i suoi prezzi astronomici, termini le campagne commissionate e vada in quel posto, sì?

Facebook rifiuta una mia inserzione sul Commissario Montalbano perché fa riferimento a un “personaggio politico”

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Da un po’ di tempo mi ero rotto i coglioni di ripostare a mano tutti i link del blog sul mio account Facebook. Non che non ci tenessi a che i miei “amici” li vedessero, claro, ma mi scocciava ogni volta dover prendere il link, metterlo sul profilo, aspettare l’anteprima, cancellare il link, lasciare l’anteprima e mettere tutto in linea con risultati davvero deludenti.

Così ho deciso di creare 2 pagine, una dedicata al blog e l’altra a classicistranieri.com. Come dire, le cazzate e le cose serie. Ho invitato un po’ dei suddetti “amici” a mettere “mi piace” alle pagine in questione, e adesso tutti gli aggiornamenti dei miei siti (o sytarelli) vanno in automatico lì, chi li vuol vedere li guarda e chi non li vuol vedere si attacca al tràmme, come si suol dire.

I risultati sono incoraggianti. Intanto chi guarda gli aggiornamenti è un pubblico (minimo, ma crescerà) veramente interessato alle cose che pubblico, e poi c’è la possibilità di mettere in evidenza un post pagando una piccola cifra (circa l’equivalente di una ricarica telefonica). Così, pagando un po’ questo e un po’ quello (si muore un po’ per poter vivere, si sa) gli accesi ai siti sono aumentati, i proventi pubblcitari pure (non è molto, ma tutto fa, come diceva quello che pisciava in mare), qualche commento, qualche “amicizia in più”. Insomma, un po’ di soddisfazione per due bicci.

Oggi sarebbe stato il primo anniversario della morte del maestro Andrea Camilleri. Volevo omaggiarlo “spingendo” il link al mio breve scritto in camillerese sulla morte di Montalbano. Capirete, proprio ieri mi è arrivato “Riccardino”, quale occasione più ghiotta. E poi mi sono detto: “Adesso mica quelli di Facebook si meteranno a fare storie per un piccolo racconto in grammelot siciliano dove immagino la fine del commissario più amato dagli italiani? L’avevo pubblicato qui:

La morte del commissario Montalbano

e volevo che qualcuno in più lo leggesse. Ho chiesto di pagare 10 euo per farlo pubblicizzare e al mattino successivo mi sono ritrovato con questo messaggio:

Ma come, la mia “inserzione faceva riferimento a un personaggio politico”? E addirittura a un tema che “potrebbe influenzare i risultati di un’elezione”? Ma chi, Montalbano? Un personaggio di finzione, un uomo nato dalla penna, dalla creatività e dal genio di uno scrittore che non ha mai fatto politica, magari si è solo limitato a scrivere qualche libro che i signori di Facebook farebbero anche bene (anzi, benone) a leggere? E quali elezioni potrei influenzare, io, con il mio post in cui immagino un dialogo tra il commissario e un fantaCatarella, in cui si stabilisce che morto Camilleri sono morti tutti i suoi personaggi, o sono lì lì per farlo.

Ho provato e riprovato a riproporre il mio contenuto, mi hanno detto che per pubblicare un post a tema politico (sì, un cazzo!) dovevo identificarmi come persona fisica, mandare i miei dati, mi hanno fatto una telefonata alle 23,45 da Los Aneles per fornirmi un codice di controllo, un alto me lo hanno mandato via mail, voglio sapere chi sono, dove abito, cosa faccio, insomma, un tritume. Ho risposto a tutte le loro domande e impostato tutti i dati forniti perché a quel post ci tengo. L’ultimo tentativo di metterlo in evidenza risale a mezz’ora fa. Lo controlleranno di nuovo e mi diranno che per l’ennesima volta l’inserzione è rifiutata.

Povero Camilleri, povero Montalbano, povero Riccardino!

Casapound: Facebook dovrà riattivare gli account. Il rapporto tra l’utente e il social “non è assimilabile al rapporto tra due soggetti privati”

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Il 9 settembre scorso Facebook disponeva la sospensione degli account relativi alla pagina principale di Casapound e Forza Nuova per violazione della policy del social network. Stessa sorte per quelle ospitate da Instagram, articolazione di Facebook. E’ singolare che questo oscuramento sia avvenuto proprio nei giorni del dibattito sulla fiducia al Governo Conte bis. Oltre alle pagine ufficiali dei due partiti di estrema destra sono stati sospesi gli account afferenti a responsabili nazionali, locali e provinciali. La motivazione principale era quella relativa all’incitamento all’odio:

“Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram”

Con sorprendente tempismo (dovuto alla richiesta da parte di CasaPound di una procedura d’urgenza) il giudice civile del Tribunale di Roma Stefania Garrisi ha accolto nella sua totalità il ricorso presentato e ha condannato Facebook al pagamento di 800 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dell’ordinanza, e al pagamento delle spese di lite che sono state fissate in 15000 euro.

Le motivazioni sono particolarmente interessanti:

“È infatti evidente il rilievo preminente assunto dal servizio di Facebook (o di altri social network ad esso collegati) con riferimento all’attuazione di principi cardine essenziali dell’ordinamento come quello del pluralismo dei partiti politici (49 Cost.), al punto che il soggetto che non è presente su Facebook è di fatto escluso (o fortemente limitato) dal dibattito politico italiano, come testimoniato dal fatto che la quasi totalità degli esponenti politici italiani quotidianamente affida alla propria pagina Facebook i messaggi politici e la diffusione delle idee del proprio movimento. Ne deriva che il rapporto tra Facebook e l’utente che intenda registrarsi al servizio (o con l’utente già abilitato al servizio come nel caso in esame) non è assimilabile al rapporto tra due soggetti privati qualsiasi in quanto una delle parti, appunto Facebook, ricopre una speciale posizione: tale speciale posizione comporta che Facebook, nella contrattazione con gli utenti, debba strettamente attenersi al rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali finché non si dimostri (con accertamento da compiere attraverso una fase a cognizione piena) la loro violazione da parte dell’utente. Il rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali costituisce per il soggetto Facebook ad un tempo condizione e limite nel rapporto con gli utenti che chiedano l’accesso al proprio servizio”.

Facebook, dunque, non sarebbe un qualsiasi soggetto privato, ma un’entità che deve strettamente attenersi al rispetto della Costituzione Italiana proprio per la sua funzione di facilitatore di rapporti umani e di conoscenza. E, attenzione, la condizione fondamentale perché una pagina di un partito politico possa venire oscurata dal social è la “violazione dei principii costituzionali e ordinamentali”. Quindi le regole interne di Facebook passano in secondo piano rispetto all’interesse prevalente e preminente del principio costituzionale che si asserisce violato. E qui Facebook avrebbe commesso una grave violazione dell’articolo 49 della Costituzione italiana:

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale

Da parte di Facebook nessun commento all’ordinanza. Solo un laconico:

“Siamo a conoscenza della decisione del Tribunale Civile di Roma e la stiamo esaminando con attenzione”

Facebook oscura la pagina di Francesca Totolo. Siamo tutti a rischio.

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Io non so chi sia Francesca Totolo.

Da quel poco che ho potuto vedere su Internet, è una signora (altrimenti nominata “dama sovranista”) delle cui idee non condivido una virgola. E va beh, può capitare.

La seguo su Twitter, così come seguo svariate altre persone, non con particolare entusiasmo.

Ma è accaduto che ieri, a seguito della pubblicazione di quella che la stessa Totolo definisce una “schedatura” di chi c’è dietro al movimento delle sardine, la sua pagina Facebook (“Dama sovranista”, appunto) è stata oscurata dopo che una serie di post su Facebook aveva invitato a segnalarla:

Cioè, è bastato che qualcuno (più di uno, probabilmente) si attivasse, che segnalasse la presunta scorrettezza “ogni giorno almeno due volte” (sembra la posologia di un medicinale), per fare oscurare una pagina che aveva raccolto oltre 22.000 like? Ma allora basta veramente poco per vedersi tappare la bocca su Facebook. Come se non bastasse il fatto che si è in casa loro e in casa loro (come spiegavo in occasione della messa off line della pagina delle 6000 sardine) si fa quello che loro dicono, senza se e senza ma. Probabilmente se Francesca Totolo avesse avuto un blog personale ospitato su qualche server indipendente anziché affidarsi a Facebook e Twitter a quest’ora sarebbe ancora in linea. Ma basta veramente che qualcosa non piaccia a qualcuno perché questo qualcuno ti segnali agli amministratori e ti faccia segare la possibilità di scambiare opinioni con chi ha deciso di seguirti.

Ripeto, non è in discussione la legittimità del fatto. Probabilmente Facebook avrà le sue ragioni (che non è detto siano perfettamente e pienamente condivisibili) per bannare una pagina dai suoi domini (ragioni che spero siano state debitamente riferite alla Totolo). Ma altrettanto probabilmente (anzi, sicuramente) non è più possibile far sottostare la permanenza su Facebook alle segnalazioni arbitrarie dei suoi utenti. E’ logico che ci sarà sempre qualcuno che si sveglia la mattina assieme a te e che legge i tuoi interventi e siccome non ha nulla da fare ti segnala perché non è d’accordo. Siamo tutti sotto tiro, non ci sono santi che tengano. Ognuno può essere bannato in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione. Moltiplichiamo il tutto per i valori esponenziali che raggiunge questo meccanismo perverso a livello di dibattito politico e raggiungeremo il risultato finale: una censura imprevista e imprevedibile la cui mannaia si abbatte su ciascuno di noi. E’ toccato alle 6000 sardine, è toccato alla Totolo. Qui non c’è destra e non c’è sinistra, c’è solo da chiedersi chi sia il prossimo.

La pagina “6000 sardine” oscurata e poi ripristinata su Facebook

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Questa notte, la pagina “6000 sardine”, presente su Facebook è stata oscurata per alcune ore (beato chi ha avuto il tempo di controllare e ricontrollare in orario notturno la presenza o l’assenza della pagina dal web), probabilmente per un tentavio di sabotaggio da parte delle forze e degli utenti sovranisti o, comunque, contrari al movimento, che avrebbero segnalato in massa la pagina a Facebook per contenuti non ben meglio identificati.

Successivamente è stato tutto un gridare allo scandalo e all’attentato alla democrazia, alla libertà di espressione, di pensiero, di manifestazione, al tradimento, all’ingiustizia di Facebook, tanto che in una pagina di riserva, intitolata “6000 sardine 2” (originale!) i gestori hanno scritto:

“La pagina 6000 sardine è stata oscurata. In mancanza di post offensivi, violenti o lesivi dei diritti della persona, è stata comunque bersaglio di un gran numero di segnalazioni. Questo ha automaticamente generato l’oscuramento della pagina. Siamo fiduciosi che possa tornare on-line nelle prossime ore, ma non abbiamo certezza dei tempi. Si vede che un mare silenzioso fa molto più rumore di quanto si possa pensare”

Non è che il mare silenzioso e pescoso faccia rumore. E non è nemmeno un problema di democrazia. Il punto è che Facebook ha le sue regole, che si è dato da sé, e che il movimento sardinesco ha accettato al momento in cui ha aperto una pagina (ci sarà pure un responsabile). Questo regolamento sottosta alle leggi dello stato italiano (ma nemmeno sempre, ad esempio, non è detto che in caso di un post diffamatorio nei confronti di una persona quel post venga automaticamente rimosso o l’utente che lo ha scritto debba venire per forza censurato anche a seguito di una o più segnalazioni) ma quello che vale più di tutto è che se sei su Facebook stai al loro gioco, anche se il gioco è sporco e non ti piace, come nel caso in cui una pagina viene oscurata o sei tu che per un qualsiasi contenuto vieni oscurato senza particolari spiegazioni (è accaduto a persone che conosco di essere oscurate per aver usato la parola “negro”, o per aver usato della satira nei confronti del Movimento 5 Stelle). Probabilmente, nel caso delle 6000 sardine il blocco è stato precauzionale, i contenuti fatti fagocitare dagli imperfetti ma implacabili algoritmi di Facebook, poi, visto che non c’era nulla di offensivo o di particolarmente malizioso, hanno ripristinato il tutto. Potevano tranquillamente non farlo, o farlo per qualche ora, qualche giorno, un mese o due. E non è una questione di democrazia: se vuoi dire quello che vuoi senza essere censurato da nessuno ti fai il tuo sito web, o il tuo social network, o il tuo blog, o il tuo forum, e lì scrivi quello che ti pare. Se scegli Twitter o Facebook o Instagram sei in casa d’altri, e se in casa d’altri qualcuno ti dice di non fumare perché non è consentito, tu non fumi, anche se in quel momento non stai facendo necessariamente qualcosa di male. Se vuoi fumare vai fuori, o a casa tua. Semplicemente. E’ ingiusto? E’ antidemocratico? E’ così. E la colpa non è certo di Facebook.

Cosa cavolo succede a Jovanotti?

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Ecco, io pagherei a sapere cosa cavolo sta succedendo a Jovanotti che ogni 3 x 2 me lo ritrovo sulla mia pagina di Facebook sotto forma di annuncio sponsorizzato, e adesso addirittura si parla di uno “scandalo” che avrebbe addirittura “SCOSSO” (notate le majùscole) per cui sono o sarebbero addirittura necessarie “le nostre preghiere”. Fino a poco tempo fa usavano la faccia del cantante per sponsorizzare un metodo piuttosto bieco e dozzinale per far soldi facilmente. E la gente condivide, commenta, uh, hai voglia te, in una parola sola “ci casca”. Ora, se uno fosse l’artista in questione, un bel querelone a questi signori non gleilo leverebbe nessuno, perché è chiaro come il sole che stanno sfruttando la sua immagine, il suo nome e la sua celebrità per compilare delle notizie da strilloni di giornali e senza nessuna logica. C’è anche l’immagine del conduttore del TG2 a fare da contorno a questa che appare una evidente operazione di photoshopping, per cui, se vi capita di andare su Facebook e di trovare delle robe simile, NON cliccate su “scopri di più” perché potrebbe esserci di tutto. Che poi, voglio dire, a me Jovanotti non piace neanche, guarda te se lo devo difendere in rete…