Nuove disposizioni per i dipendenti pubblici sull’uso dei social network

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Questo potrebbe essere uno dei miei ultimi post da uomo libero.

Il governo ha approvato una bozza di decreto in cui si inseriscono, tra l’altro, delle integrazioni al codice di comportamento dei pubblici dipendenti riguardo all’uso dei social.

Io sono un pubblico dipendente (settore scuola). E uso i social.

Quando sono in servizio sono un pubblico ufficiale. Quando finisce il mio orario di servizio (comprese le ore di cosiddetto “buco“) sono un privato cittadino. Ho le mie idee, politiche, etiche, religiose. Vado a votare, e voto chi mi pare. Negli ultimi cinque anni ho sempre annullato la scheda. Questa è una delle ultime volte in cui posso dirlo senza essere sospettato o, peggio, sanzionato disciplinarmente, di invitare gli altri a fare altrettanto.

Attualmente uso Facebook, Instagram, Twitter, WhatsApp e Telegram. I miei account su queste risorse sono il risultato di un contratto sottoscritto tra due parti: chi mi offre il servizio e il sottoscritto in qualità di privato cittadino.

Come tutti i privati cittadini ho libertà di espressione, di ricevere e fornire informazioni, e perfino di critica e satira. Non esiste praticamente argomento al mondo che questi diritti costituzionalmente garantiti non coprano e su cui non trovino applicazione.

Eppure, nella bozza di decreto (Pnrr) si parla dell’inserimento di:

“una sezione dedicata al corretto utilizzo delle tecnologie informatiche e dei mezzi di informazione e social media da parte dei dipendenti pubblici, anche al fine di tutelare l’immagine della pubblica amministrazione”.

Bastava una parola: censura. Si può usarla. E la uso.

Io dovrò adeguarmi, come tutti gli altri, a un “corretto utilizzo delle tecnologie informatiche“. Immagino, anzi, sono certo, che questo riguardi, oltre all’uso dei social, anche il mio blog.

Dovrò farne un “corretto utilizzo“. Perché, come leggo sul sito dirittodellinformazione.it:

“un buon dipendente pubblico è tenuto a rispettare il diritto alla privacy di colleghi e utenti dei servizi, evitando di postare foto, immagini o descrizioni che non siano preventivamente autorizzate per iscritto dagli stessi. Inoltre, occorre astenersi da dichiarazioni pubbliche offensive nei confronti dell’amministrazione e dalla diffusione in qualsiasi forma e attraverso qualunque media di informazioni confidenziali, in osservanza del segreto di ufficio.

Per quanto concerne il linguaggio utilizzato sui social network, occorre evitare parole con un significato ambiguo o che, ancora peggio, istighino all’odio e alla discriminazione e, nel ricorrere alle emoticon, occorre valutare una complementarietà di significato, onde evitare di risultare offensivi.”

Non potrò più, quindi, postare una foto che mi ritrae assieme a colleghi o personale amministrativo, a meno di non avere una autorizzazione scritta. Vale anche per le “descrizioni”, ovvero per i semplici contenuti testuali. Ho avuto un collega che stimo moltissimo come insegnante e che si è candidato alla carica di Sindaco nel comune in cui risiedo. Non condivido le sue posizioni politiche. Come collega non ho nulla da dire. Potrò continuare a criticarlo senza chiedergli l’autorizzazione?

Non potrò più usare “parole con un significato ambiguo” (sono toscano, ma soprattutto livornese e l’ambiguità verbale fa parte del mio DNA) e, inoltre, attenzione alle emoticons (le faccine) perché c’è da “valutare una complementarietà di significato“.

In breve, se un utente Facebook posta un contenuto satirico o addirittura dissacratorio sul Ministro dell’Istruzione, io non potrò commentare più con una faccina che sorride, o addirittura con un “like” perché questo potrebbe essere interpretato come un’offesa alla carica istituzionale in questione. Sempre per “complementarietà di significato“, s’intende.

Cosa faranno gli insegnanti e i lavoratori della scuola senza Facebook, o, quanto meno, senza tutta la libertà di esprimersi che hanno avuto fino ad ora?

Personalmente vivrò benino lo stesso. Per fortuna non ho bisogno dei social per esprimere le mie opinioni. Ma gli altri? Guardate che c’è gente che se le togli Facebook si spara un colpo in testa!

Personalmente conosco maestrine locali, di cui potrei fare nomi e cognomi, che mostrano le loro foto artistiche su Facebook e hanno un calamitante potere di acchiappo. Belle come sono qualche imbecille che ci casca lo trovano sempre.

Ma siccome l’eterna seduttrice è anche sempre l’eterna bambina, come ne risulterà compromessa l’immagine della Pubblica Amministrazione? La maestra dei vostri figli che riceve commenti tipo “Bella, bellissima…“, cuoricini, like, fiorellini, dichiarazioni d’amore, poesiole, immaginette, tramonti e gattini a piovere.

Però non si può nemmeno impedire alla gente di pubblicare quello che vuole per amore dell’immagine di una Pubblica Amministrazione che da una parte censura le emoticons e dall’altra le permette di fare soldi in nero con le ripetizioni!

Non è reato avere lo sguardo provocante, gli occhioni da gattina, farsi un selfie accattivante, tradire il marito o la moglie, magari perfino mandare a carte 48 un matrimonio, dei figli, il cane, il gatto e il criceto per un like, una strizzata d’occhio in privato, e magari scambiarsi il numero di telefono perché, si sa, così fan tutti. E’ stupido, indice di una cretineria senza limiti, denota scarso, anzi, scarsissimo savoir-faire e presenza cerebrale di un numero estremamente esiguo di neuroni. Ma non è un crimine.

Ma oltre ai vari zoccolamenti di cui sopra, sui social ci sono anche i gruppi di discussione, e molti riguardano proprio il mondo della scuola in particolare e la pubblica amministrazione in generale. Li mandiamo a ramengo? O per sopravvivere in linea dovranno contenere solo elogi all’Invalsi, parlare di debate, cooperative learning, piani delle offerte formative, alternanza scuola-lavoro, scrutini interquadrimestrali, pagellini, collegi docenti e consigli di classe?

Sarà ancora possibile denunciare pubblicamente il comportamento di un Dirigente Scolastico (maiuscolo perché se no potrebbero offendersi) se commette un sopruso, un illecito, o, addirittura, un delitto previsto e punito dalla legge?

Chi è che offusca l’immacolata immagine della scuola pubblica, la docente i cui video ripresi nella sua privatissima e legittima intimità vengono sparati sui social, o la dirigente che l’ha censurata con un provvedimento disciplinare e che è stata successivamente condannata?

Le studentesse (cretine, imbecilli, decerebrate, fuori di testa e quant’altro) che nel Parmense hanno dato fuoco a un banco per postare il video su TicToc non sono forse l’immagine del rovescio della medaglia di una scuola pubblica ormai incapace di trasmettere valori e fornire modelli di vita alternativi? Perché fa presto la Pubblica Amministrazione a ributtare addosso alle famiglie la responsabilità educativa, però poi i Patti di Corresponsabilità li firma anche lei. E come se li firma!

Ho scritto un libro satirico sul mondo della scuola, perculeggiandolo un po’ e ritraendo una realtà assurda e grottesca. Meno male che l’ho fatto adesso. Non so se l’anno prossimo sarebbe stata la stessa cosa.

Potrei andare avanti per ore, ma mi fermo qui.

Cosa farò io? Molto probabilmente mi disiscriverò da tutti i social a cui sono iscritto tra due o tre mesi. Il blog lo manterrò visibile finché vivo, ma avrò le mani legate. Capite ammé, ho una figlia da mantenere. Ci posterò qualcosa ogni tanto, giusto per non perdere il vizio. Capitoletti dei miei libri, per lo più.

Insomma, mi faranno sputare fuori il veleno e poi mi lasceranno andare.

E i sindacati cosa dicono? Ma quali sindacati, per favore…

False (anzi, falsissime) mail da Facebook. Non cascateci.

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Girano queste e-mail fasulle, ma abbastanza appetibili per l’utente finale in cui Facebook (che non è Facebook) dichiara di aver bloccato un utente per 30 giorni e chiede un’azione per la conferma dei dati. Buttatela via senza fare niente perché è la solita chiapparella che può portare a danni ben peggiori. Guardate anche solo l’indirizzo di provenienza, per rendervene conto.
E poi rimproveratemi che non ve lo avevo detto!

Luca Vannucci mi scrive su Facebook

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Ho scritto un post sul gruppo Facebook “Tutto ciò che accade a Roseto e dintorni…parliamone!!”, 7855 membri partecipanti ad oggi.

Tra cui gente molto in vista, intellettuali locali, politici, commentatori, giornalisti, webmaster. Tutti leggono, pochissimi commentano. Come quasi sempre.

Il testo del mio post era questo:

“Roseto degli Abruzzi è in testa per numero di contagi nel territorio teramano. Se avessimo avuto questi dati durante il lockdown del 2020 a quest’ora sulla Nazionale non circolerebbe nessuno. Invece è un caos. E parliamo di basket, di turismo, di ripresa, di slancio, di negozi e ristoranti che devono restare aperti perché, si sa, la gente se non va a mangiare fuori senza mascherina non può resistere. E mi rifiuto perfino di credere che TUTTI i contagiati siano SOLO dei NON vaccinati. La scuola è il primo veicolo di contagio. Per il resto vedano un po’ lorsignori…”

Tra i commenti ricevuti, che hanno subito incanalato la discussione nella solita polemica sterile trita e ritrita tra novax e provax (come era prevedibile) mi è giunta una lunga disamina di un certo Luca Vannucci. Di cui sono poche le informazioni a cui posso accedere. So che è un signore di Pescara, che vive a Bologna e che sulla sua pagina Facebook si chiede se gli intellettuali siano idioti o meno (mah, se non lo sa lui…).

Il testo della sua risposta è molto più lungo del mio intervento (come spesso succede quando si passa dalle opinioni alla polemica e all’attacco personale). Comunque eccone il testo integrale:

“Buongiorno signor Valerio Di Stefano, non la conosco ma vorrei risponderle nel merito perché da cittadino è doveroso rimediare alle castronerie, soprattutto negli spazi pubblici e negli incubatori social che sono gruppi come questo.
Ho letto e riletto il suo post e in seguito i suoi commenti e mi trovo purtroppo a doverle fare due appunti che sono necessari per far capire a chi legge quale sotto testo e con che intenzione lei scrive quello che scrive:
Punto primo. Sostenendo una posizione fintamente obiettiva lei sembra criticare la situazione di “disattenzione e lassismo” nei confronti della ripresa della vita pubblica e civile, e fin qua sebbene su uno sdrucciolevole terreno che porta velocissimamente verso la strumentalizzazione politica, si potrebbe anche concordare.
In secondo luogo lei però sembra scrivere, e lo ribadisce nei commenti successivi, argomentazioni anti vacciniste basate su una chiara ed evidente falsificazione della realtà al fine di creare una narrazione utile ai suoi scopi (per chi leggesse e volesse farsi un’idea basta leggere il blog del suddetto Valeriodistefano.com).
Ecco giungo a chiederle quello che fondamentalmente è il nucleo della mia questione: per quale motivo lei scrive questo ? Quali sono i dati che legge, come li legge e in che modo intende dimostrare una realtà dei fatti, a suo dire oggettiva, diversa da quella che raccontano i dati.
Se guardiamo allo scorso anno i contagi sono diminuiti in maniera esponenziale nel territorio rosetano, sono praticamente ridotte all’osso le ospedalizzazioni è assai raramente cagionano la morte.
Che lei voglia negare l’effetto del vaccino e del lavoro che il sistema sanitario sta mettendo in atto è vergognoso e soprattutto bieco per via delle finalità a cui tende. È ancora più pericoloso è che a farlo sia un soggetto responsabile dell’educazione della comunità.
Si faccia un’esame di coscienza e ragioni sulle modalità comunicative che sceglie perché , a prescindere dalle idee politiche personali che ognuno è libero di portare avanti, inquinare il dibattito pubblico con questi contenuti non fa che peggiorare la situazione.”

In un primo momento ho pensato di fargli rispondere dal mio legale. Il che non avrebbe certamente voluto dire “preannuncio di querela”, non in questa fase, almeno, ma siccome il Vannucci così l’ha voluta interpretare, io che ci posso fare? Lo tranquillizzo rispondendogli sul mio blog.

Scrive, dunque, l’Autore, che è doveroso per ogni cittadino rimediare alle castronerie altrui (infatti io sono un cittadino e in questo preciso momento in cui scrivo lo sto facendo), soprattutto se espresse negli spazi dei social. Nulla di nuovo sotto il sole, è la sindrome del supereroe. Il povero utente medio della rete è visto in pericolo perché qualcuno veicola informazioni suppostamente pericolose per lui, ma, soprattutto, viene visto come una persona che non sa difendersi, dunque senza idee proprie da opporre a quelle del “cialtroniere” di turno. Per questo arrivano loro, i leoni da tastiera, i debunker, quelli con la verità in tasca, i paoliattivissimi e i davidpuenti di ogni stagione.

Viene subito al conquibus il Vannucci, e chiarisce che è sua intenzione mostrare quale sia il “sottotesto” (che, appunto, si scrive tutto attaccato) e quale sia la intezione con cui io scrivo quello che scrivo. Anche questo obiettivo è noto. Il processo alle intenzioni. Ovvero NON già una disamina puntuale e critica dei contenuti, ma un vero e proprio assalto alle intenzioni. Ma complimentoni, è così che si fa! I fatti non esistono, e lo stabiliscono gli altri quale sia la tua “voluntas scribendi”. Non fa una piega.

La mia posizione sarebbe “fintamente obiettiva” (quale posizione avrei, però, il Vannucci si dimentica di spiegarcelo). E sarei reo, comunque, a suo dire, di inserire “nei commenti successivi, argomentazioni anti vacciniste basate su una chiara ed evidente falsificazione della realtà al fine di creare una narrazione utile ai suoi (cioè miei) scopi”. Insomma, io sarei un falsificatore della realtà, che piegherei per i miei scopi. Che non si sa quali siano, né il Vannucci ce lo spiega né si azzarda a contestare UN SOLO contenuto dei miei post o dei miei commenti. Non dice: “Questo che dici è falso perché…”, fermandosi sui contenuti. Dice che io falsificherei la realtà per un mio non meglio definito (anzi, definito proprio per niente) vantaggio e tanto fa.

A metà messaggio, dopo un preambolo lunghissimo, finalmente annuncia il “conquibus”: “per quale motivo lei scrive questo? Quali sono i dati che legge, come li legge e in che modo intende dimostrare una realtà dei fatti, a suo dire oggettiva, diversa da quella che raccontano i dati.” Ma come?? Per quale motivo scrivo questo?? Ma che domanda è? Uno scrive ciò che pensa perché lo pensa. E siccome io ho anche un blog che mi permette di scrivere quello che voglio senza i filtri e la censura degli algoritmi di Zuckerberg, lo faccio. Problemi? Evidentemente sì. La mia realtà così “fintamente” oggettiva cozzerebbe contro la granitica e incrollabile affidabilità dei dati. Quindi io come mi permetto di dire, ad esempio, che Camilla Canepa è morta di vaccino anticovid? Me lo permetto perché non me lo sono inventato, lo dicono i risultati degli esami autoptici condotti dagli esperti nominati dalla Procura della Repubblica di Genova. Sono dati. Se poi lui ne ha di diversi da opporre (che non siano la sua personale convinzione), lo faccia. Se no taccia per sempre. E’ un anatomopatologo lui? No, e allora?

“I contagi sono diminuiti in maniera esponenziale nel territorio rosetano”. Ah, per fortuna! Roseto degli Abruzzi è il primo centro del teramano per numero di contagiati, abbiamo superato l’1,6 di indice RT ma tranquilli, va tutto bene.

Io vorrei “negare l’effetto del vaccino e del lavoro che il sistema sanitario sta mettendo in atto” e tutto questo “è vergognoso e soprattutto bieco”, si badi bene. Insomma, per come mi descrive il Vannucci sono proprio una bella personcina, non c’è che dire.

Ma, come sempre, ‘dulcis in fundo’. O ‘venenum in cauda’ che dir si voglia. Il Vannucci mi consiglia di farmi “un’esame di coscienza”. Con tanto di apostrofo. E di ragionare sulle mie “modalità comunicative”, ree di “inquinare il dibattito pubblico”.

E pensare che io pensavo solo di essere una persona con le sue idee. Ma devo arrendermi all’evidenza, perché se il mio pensiero ha suscitato una simile reazione vuol dire che devo essere ma un bel ganzo.

Roseto degli Abruzzi, l’incendio al Borsacchio e Facebook

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Il Borsacchio è andato a fuoco. Si è trattato, con ogni probabilità, di un incendio doloso.

Il Borsacchio è una riserva naturale che si trova a nord di Roseto degli Abruzzi, in questo piccolo mondo di un mondo piccolo in cui vivo (e muoio, logicamente) ogni giorno.

Siccome si tratta del paese in cui abito e lavoro, oltre che dell’unica area verde protetta, mentre il resto della città l’è ‘na bèla culada de cemento armà’, mi sono incazzato assai quando stamattina ho sentito la notizia dal GRR e l’ho approfondita successivamente sui siti web.

Pensavo che, almeno sui social, i candidati a sindaco delle prossime elezioni prendessero posizione su un evento di siffata gravità (molte delle liste che li appoggiano si rifanno alla cultura politica ecologista), ma pare sia tutto un tacere di convenienza. Cosa volete, c’è un putiferio di poltrone da distribuire e quella più ambita si conterà al ballottaggio. Ebbene, vi dicevo, silenzio. Non è successo quasi niente.

Sul suo profilo Facebook il Sindaco uscente ha scritto due righe e mezza. Al momento in cui scrivo ci sono solo otto commenti su 5000 contatti. Una tristezza infinita.

In questi giorni Facebook è tempestato da candidati aspiranti consiglieri che tirano ciascuno l’acqua al proprio mulino. Molti sono giovani e inesperti. Saranno trombati sonoramente perché riceveranno voti dalle proprie famiglie o poco più. Eppure te li vedi tutti lì, bellini, pulitini, perfettini, con la giacca sportiva o i capelli freschi di parrucchiere. Ognuno sembra volerti dire qualcosa, tutti ti chiedono il voto. “Io sto con questo… io sto con quest’altro…”. E ognuno si rifà una verginità politica e sociale, postando le proprie foto migliori. Trovi la fruttivendola sorridente col vestito buono, la studentessa senza lavoro che forse ha trovato il modo di guadagnare due soldini facili, l’amministratore di condominio che si candida, il medico, la commercialista, il barista del centro. Tutti a dirti che si candidano e perché. In fondo hanno ragione: Facebook è pubblicità gratuita, perché non dovrebbero sfruttarla?

Però rompono i coglioni. Ho capito che sei dotato di buonissime intenzioni, che vuoi cambiare questo paese, che vuoi fare qualcosa, spazzare via la vecchia classe politica e magari anche asfaltare le strade di Roseto che ce n’è solo di bisogno. Lo so che ci tieni alla cultura, che sei una battagliera e che lotti continuamente, lo so che hai un putiferio di contatti su Facebook, e magari, non dico di no, sarai anche una bella figa, vedi tu, ma uno straccio di programma politico me lo vuoi dare?

E se succede qualcosa come il Borsacchio che va in fiamme, dovrai pure averlo un pensiero in merito. Perché è su QUEL pensiero che la gente ti vota, mica solo perché hai due tette che ¡viva tu madre!

E invece di incazzarsi per l’unico tratto di natura rosetana che va in fiamme, lorsignori cosa fanno? Postano fotografie. Fotografie di se stessi prima di tutto. Poi delle cene che fanno con i loro colleghi di lista (magnano, magnano, magnano, madonna quanto magnano!!) e lodi, lodi, lodi sperticate per il candidato sindaco che appoggiano. Che, guarda caso, sia che sia del centrodestra che del centrosinistra, è sempre una persona “solare, umile, col senso del dovere, che ha dato tanto a Roseto, di profonda cultura, impegnato nel sociale e alla prima esperienza personale come candidato sindaco (e vorrei anche vedere!)”

“Venite stasera nel tal posto! Il candidato sindaco parlerà sul tema ‘Roseto e le sue contraddizioni epistemologiche'” “Stasera applaudirò anch’io Cetto La Qualunque che terrà una prolusione intitolata ‘Da Rosburgo a Roseto: quali prospettive?’ (e che ne so…) “Domani il candidato sindaco parlerà al ristorante lido ‘Da Peppe lu zuzzone’, ci stanno le rustelle pe’ tutt’ quant’!!” E via discorrendo.

L’anima buona di Pio Rapagnà, uomo libero, si rivolta nella tomba. Lui, per sé, organizzava solo delle splendide feste da ballo sull’aia, co’ lu dubbòtte e la fisarmonica. E tutto finiva con un abbraccio.

Rosetaniiiiii, votate La Trippa!!!

I diffamatori di Facebook minacciano querela

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Allora.

Un signore che mi ha denigrato su Facebook, e di cui taccio il nome per opportunità (ci sono delle indagini in corso), mi ha preannunciato denuncia presso la Polizia Postale e presso il Garante della Privacy perché, a suo dire, avrei diffuso i suoi “dati sensibili”.

I dati lamentati riguardavano la sua attività professionale (presente e pregressa) e quella di volontariato. E NON sono dati sensibili.

I dati sensibili sono quelli che afferiscono, ad esempio, allo stato di salute, ai gusti e alle inclinazioni sessuali, al credo politico, filosofico o religioso.

I dati in questione, inoltre, sono reperibili in rete da chiunque lo desideri e abbia voglia di spendere 5 minuti (non di più) del proprio tempo in una ricerca su Google.

In rete è inoltre reperibile la sua data di nascita (unitamente alla sua località di residenza), presente in un elenco di affiliati alla massoneria italiana, anch’esso reperibile da CHIUNQUE.

Se MAI dovrò rispondere di questo, lo farò SOLO ed ESCLUSIVAMENTE davanti al Pubblico Ministero e ai Giudici di merito, ai quali fornirò volentieri tutta la documentazione in mio possesso. Non certo davanti a lui.

Tanto vi dovevo.

Roba da social

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“Certo però che è impossibile parlare con questi deficienti di no-vax!”
“Sì, sì, guarda, sono degli ignoranti e trogloditi. E pure figli ‘e ‘ntrocchia”
“Devono essere licenziati tutti, devono stare rintanati in casa rinchiusi come sorci e nutriti a pane e acqua. Anzi, niente pane, acqua sola! Sùdicia, naturalmente.”
“Io mio figlio a lezione da un professore no-vax non ce lo mando. Piuttosto gli faccio cambiare scuola. Così magari, già che c’è, corro anche il rischio che mi impari qualcosa, guardi lì, mi sta sempre rinchiuso nel bagno con quei giornalacci fra le mani!!”
“Dicono che vogliono la libertà di opinione, e invece debbono fare quello che vogliamo noi! Solo quello che vogliamo noi!! La loro libertà non conta un cazzo rispetto alla nostra.”
“Bravo camerata, sieg Heil!!”
“Io li odio, non li sopporto, li metterei tutti al muro, anzi, no, in una camera a gas, anzi, no, li voglio scuoiati vivi da due bighe romane di cavalli incazzati e in astinenza sessuale da tre mesi, perché nostra patria è il mondo intero, nostra legge è libertà. La nostra libertà, chiaro. Viva il Duce!!
“Bravo camerà’ttaaa! E guarda che se nun gherum mia nuiàlter de la Lega a ciapà sü i dané per la rivolusiùn, il coso lì, il Burioni, minga el diseva un casso!!”
“Poveri figli nostri, con quei professori che non si vogliono vaccinare… a scuola gli insegnano cose strane come la tolleranza, il rispetto, la Costituzione, la libertà di pensiero, la diversità… o cos’è questa diversità? Ma non è che poi questo figliòlo mi esce drogato, o, peggio ancora, frustone manfruito e poi va con gli uomini sessuali?”
“Signora mia, stia zitta, guardi, ho letto su Wikipedia che se le donne in menopausa non si vaccinano poi gli tornano le mestolazioni!!”
“Preghiamo: per i nostri fratelli no-vax, acciocché ritrovino la retta via della fede in Astrazeneca, nostro Dio, nel suo figliuolo Pfizer, e nella sua Santa Madre Moderna, che con l’aiuto di J&J hanno liberato tutti noi dall’ignoranza, mentre loro brancolano ancora nelle tenebre del peccato, brutti stronzoloni!!”
, Amen!

Il sessismo dei meme

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Le Università cercano matricole. Succede, mi sembra perfettamente normale.

Ciascuna di loro ha una propria strategia pubblicitaria per raccogliere le adesioni degli studenti neoiscritti, e anche questo mi sta bene, se non fosse che devo prendere atto del fatto che anche questa è diventata una concorrenza di libero mercato. Gli studi e il diritto all’istruzione dovrebbero essere sacrosanti e avulsi da questa logica, ma tant’è, e ognuno tira l’acqua al proprio mulino.

L’Università del Piemonte Orientale ha deciso di affidarsi nientemeno che a un meme. Parola orrenda invalsa nell’uso corrente grazie ai social e a un impoverimento linguistico ormai inarrestabile.

Un meme è una fotografia solitamente malraffazzonata, che contiene una sorta di commento. Spesso una battuta, più raramente una considerazione amareggiata.

E’ tempo di social, bellezze, nessuno può più sottrarsi alla tentazione di avere qualche “like” (unica ed autentica merce di scambio nelle dinamiche umane) in più. Nemmeno le Università, che, pure, per il loro ruolo sociale ed istituzionale, potrebbero sottrarsi benissimo da queste dinamiche.

Il meme raffigura una coppia di fidanzati, o presunti tali, che si tengono mano nella mano. Passa una bella ragazza (denominata “UPO” acronimo di Università del Piemonte Orientale) e lui (“Io che cerco il futuro”) si gira a guardarle il culo, con grande disappunto della di lui druda, denominata “altre università”.

L’iniziativa ha fatto esplodere il caos nei social, causando reazioni sdegnate che la tacciavano di sessimo. L’UPO ha ritirato immediatamente il meme, con un commento del Rettore Gian Carlo Avanzi, riportato dal quotidiano “La Stampa” in questi ultimi giorni:

«Abbiamo chiesto all’agenzia che si occupa della nostra comunicazione di adeguare le tecniche utilizzate sui social media per avvicinare le nuove generazioni. È stato dunque proposto di utilizzare anche dei meme, cioè vignette di natura umoristica, spesso dissacratori, frutto di rielaborazione di altri contenuti di tendenza nel web. Quello di cui si parla è tra i più usati e replicati su Internet e gode di grande notorietà nel pubblico giovanile».

Quindi, la foto in questione sarebbe “di tendenza”, una delle più usate in Internet e godrebbe, vieppiù, “di grande notorietà nel pubblico giovanile”.

Cioè, il pubblico giovanile dei social terrebbe in grande considerazione una fotografia in cui un ragazzo che passeggia con la sua fidanzata si volta per guardare il culo di un’altra ragazza che passa. Ignoro, personalmente, che cosa pensino le docenti di quell’ateneo dell’iniziativa, spero vivamente che ce ne sia qualcuna indignata, ma il pubblico reagisce, tra l’altro, così:

«Questo è un post che mi potrei aspettare dal mio amico delle medie, non da un* social media manager di un’università»

«Agghiacciante! Con la seria aggravante che è emesso da un ente pubblico per l’istruzione»

«Sono amareggiata nel leggere sulla vostra pagina questo tipo di meme, spero vivamente sia un fake, sopratutto in questi giorni dove tutto il mondo ha occhi e orecchi pieni di attenzione e sgomento per le varie condizioni femminili»

Questo tanto per dare l’idea di quanto il pubblico abbia gradito l’iniziativa, e del favore che incontra presso i più giovani questo tipo di rappresentazioni iconografiche.

Dopo i chiarimenti, le scuse di Avanzi:

«Se la vignetta ha offeso qualcuno, UPO se ne dispiace e, in futuro, terrà conto anche dei punti di vista e delle sensibilità che in questa occasione si sono espresse in senso contrario al meme. UPO non rinuncia, peraltro, a considerare la leggerezza come un elemento fondante della natura umana».

Non mi pare che la vignetta possa aver offeso “qualcuno”. Era un’offesa in sé. Conteneva “in nuce” una carica denigratoria che travalicava l’intento umoristico. La leggerezza? Cosa c’entra la leggerezza con tutto questo? Mi pare proprio, al contrario, di ravvisare in questa rappresentazione iconografica una pesantezza innecessaria e ingiustificata che NON E’, questa no, “un elemento fondante della natura umana”. Da che mondo è mondo l’umorismo e l’ironia costituiscono il ridere CON gli altri, non certo il ridere DEGLI altri. Io posso fare diecimila battute e tutte perfettamente riuscite, se tutti ridono. Ma se qualcuno non ride, anzi, si sente indignato dalla grevità del mio discorrere, quella non è più leggerezza. E’ un segno sovrasegmentale che non giova a nessuno, anzi, danneggia una sensibilità.

Sono personalmente sollevato dal fatto che questo contenuto di gusto quanto meno discutibile sia stato cancellato. Ma purtroppo il web è impietoso e ha la memoria lunga: tutto si crea, nulla si distrugge, e la moltiplicazione dei contenuti sta ad indicarlo perfettamente.

Certo, non è stata esattamente una affermazione di stile cadere a piene mani nel linguaggio e nelle tendenze dei social, unica ambizione personale e istituzionale. Ma gli conviene?

Il secondo romanzo del Maestro Federico Maria Sardelli per Sellerio (buon per lui!)

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Apprendo da diretta e altolocatissima fonte (altolocata sì, ma anche un gocciolino stitica) che è in via di pubblicazione il secondo titolo del Maestro Federico Maria Sardelli, per i tipi di Sellerio.

Invidioso e vieppiù astioso per le abilità del Sommo, gli ho dedicato codesto Carme, che Egli pare aver apprezzato oltre misura. Son soddisfazioni anche per chi passa il tempo a scrivere i blògghi e a distribuir carrettate di cultura!

RECITATIVO
Vanne ognor lieto e gàrrulo
che vita breve ci diè’ Dio in vera sorte,
ma tàstati i coglion, ché ci fur porte
le gioie degli onor, che in culo a morte,
ci fan squillar le trombe ognidì.

ARIA SUL MOTIVO DI “SOLDATIN CHE LA PESTASTI”
Ma se volessi avventurarti sul sentiero
che va da Piazza Attias a Muntinero
ricorda un’Ave, un Gloria e una Regina
alla pietosa e consolante madonnina.
E bevi l’acqua santa, che fa bòno,
sciàcquati le budella col perdono
di chi bestemmi insieme ai santi, e vedi
quanti raudi fischion le tiri a’ piedi”

(dal dialogo tra VALERIO e FEDERICO, dall'”Adelaide in Calore” di Antonio Salieri, Atto II, Scena III)

La mail all’ASL 12 – Toscana per il caso di Francesca Bertellotti

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Gentilissimi Signori,

Vi segnalo l’inqualificabile comportamento della Vostra dipendente Francesca Bertellotti, infermiera, che in un suo commento sui social network, che qui vi allego, ha manifestato l’intenzione di infliggere inutili e ingiustificate sofferenze ai pazienti non vaccinati contro il Covid-19 che dovessero subire un ricovero ospedaliero, quali il “bucare una decina di volte la solita vena facendo finta di non prenderla”.

Appare evidente come una tale intenzione sia incompatibile con l’etica e con la missione specifica del personale infermieristico, che dovrebbe essere, al contrario, vòlto a lenire le sofferenze di chi soffre, e non a provocarne di ulteriori, specie se totalmente gratuite, sia pure nelle intenzioni.

Mi auguro che questa segnalazione possa contribuire alla definizione di un procedimento disciplinare a carico della Bertellotti, fatte salve tutte le garanzie di difesa, procedimento che mi auguro non porti a conseguenze estreme, giacché, se è vero come è vero che ogni sanzione deve tendere alla rieducazione di chi ha commesso un’infrazione, mi auguro che a seguito dei provvedimenti presi, questa infermiera possa trovare un ruolo e una funzione più consoni.

Con viva osservanza

Valerio Di Stefano

Il caso di Giuseppe Gigantino: la PEC inviata all’ordine dei medici di Salerno

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Gentili Signori,

segnalo, non senza indignazione e dolore personali, il comportamento del Vostro dipendente dott. Giuseppe Gigantino, che nell’allegato commento Facebook invoca “i campi di sterminio per chi non si vaccina”, pur dichiarando, altrove, di avere a cuore gli animali e di volere la parità di genere.

Una simile esternazione non rende giustizia alla deontologia medica che imporrebbe, e di fatto impone, al medico di curare qualsiasi paziente, senza evocare scenari da regime nazista, e che ad ogni paziente riconosce la libera scelta sugli interventi sanitari da intraprendersi sulla propria persona, in accordo con il dettato costituzionale stabilito dall’articolo 32.

Mi auguro che Codesto Ente voglia prendere, in tempi ragionevoli, e con tutte le garanzie di difesa riconosciute al Vostro iscritto, gli opportuni provvedimenti affinché simili episodi non abbiano a ripetersi, perché costituiscono un “vulnus” insanabile che coinvolge la dignità TUTTA la classe medica, anche quella di chi si adopera con sinceri impegno ed abnegazione, e a cui va, fin d’ora, il mio più sincero ringraziamento.

Cordialmente

Valerio Di Stefano

Il Dottor Giuseppe Gigantino, cardiologo

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Il dottor Giuseppe Gigantino, cardiologo presso l’ospedale S. Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona iscritto all’ Albo Provinciale dei Medici Chirurghi di SALERNO (Ordine della Provincia di SALERNO) n. 0000009451 ha a cuore gli animali ed è convinto che al mondo ci vorrebbe gente più buona.
Vuole la parità di genere e supporta il DDL Zan ma poi ha qualche difficoltà a relazionarsi con le persone che liberamente scelgono di non vaccinarsi e le manderebbe tutte nei “campi di sterminio”.
Noi segnaliamo la sua condotta all’ordine dei medici ed al suo ospedale.
Lo fai anche tu?
Mail ordinedeimedici.sa@tin.it
Coordinatore Rosanna.sorrentino@sangiovannieruggi.it

Dal Gruppo Facebook: “Libertà di scelta vaccinale Italia”

Quando le francesi ti chiedono l’amicizia su Facebook

Reading Time: 2 minutesCominciano chiedendoti l’amicizia su Facebook. Appena un battere di palpebre sullo schermo, un omino che spunta fuori sulla parte sinistra del video, e che ti ricorda che qualcuno ha avuto delle attenzioni per te. Gentile, non c’è che dire.

Hanno nomi francesizzanti. Si chiamano Sophie, Christine, o perfino Bernadette, così se sei un peccatore vai a farti un tuffo nella piscina dell’acqua santa di Lourdes e sei a posto. Insomma, sono donne. E se le guardi in foto sono anche carine, giovani, attraenti, un visino pulito e ordinato, solo leggermente sofisticato, come Audrey Hepburn quando passeggiava per le vie di Parigi in “Sabrina”. Il loro profilo è stato aperto da poco. Giusto qualche foto qua e là, spesso nemmeno un contenuto testuale, nemmeno un gattino, nemmeno un cuoricino, nemmeno una emoticon.

Bussano alla tua porta, una volta che le hai accettate, con un semplice “Ciao!”, spesso senza nemmeno il punto esclamativo finale. Tu rispondi “Ciao!”, e il punto interrogativo ce lo metti non foss’altro che per mostrare un minimo di purtuttavia inesistente entusiasmo. Poi ti chiedono “Come sta?” Ma che bello, ti dànno del lei. Non c’eri più abituato e rispondi, tutto tronfio, “Bene, grazie!” Squisito dialogo di stampo alfieriano.

Qualcuna ti chiede l’età. Gliela dici, e lei ti rivela di avere 40 anni e un figlio, di essere separata e di vivere da sola. Troppa salsiccia al fuoco in un colpo solo, il grasso comincia a liquefarsi e rischia di puzzare di bruciato. Allora, per cambiare discorso, sei tu che chiedi quale attività svolgano. Studentessa, ti rispondono. Su Facebook è pieno così di studentesse di 40 anni che hanno un figlio e che vivono da sole, chissà chi le mantiene, loro e la rispettiva pargolanza, si vede che campano di rendita.

Poi ti arriva la domanda fatidica: “Che cosa cerchi su Facebook?” E io, incalzando: “Nulla, perché?” (sempre scomodare l’Alfieri). E loro “Eh, perché io sono sola (sòla?) e cerco l’amore della mia vita.” Su Facebook?? Ma lo sai, carina, che gente c’è su Facebook? Quelli ti mangiano in un sol boccone, se sogni il principe azzurro.

E alla fine, dopo che hai chiarito che ti va bene che cerchino l’amore della propria vita, ma che quella persona che cercano non sei certamente tu, ti fanno il musetto imbronciato, stile gattina che le ha prese di santa ragione per aver rubato il pesce dal tavolo della cucina, e ti dicono “Ma possiamo sempre rimanere amici, vero?”. “Certo!”, rispondi tu, tanto lo sai benissimo che tra mezz’ora l’avrai dimenticata e lei invece pure. “Mi vuoi dare il tuo numero di telefono, così rimaniamo in contatto su WhatsApp?” Ah, ecco a cosa miravi, stronzetta. Hai bisogno del mio numero di telefono per riempirmi di chiamate pubblicitarie? Se no per cosa lo vuoi? Per fare sesso telefonico a pagamento e sugarmi la carta di credito? E’ roba che ormai non va più di moda, c’era l’144 in Italia per questo, adesso lo hanno tristemente abolito. In fondo era un servizio sociale, anche se costava un po’.

C’è gente così: si divertono a creare dei fake, neanche troppo fatti bene, e poi ti sugano le informazioni personali, che sono il tuo sangue, la tua essenza, il tuo privato. E c’è gente, che magari è sola, o ha voglia di un’avventuretta virtuale (sai che roba!) che ci casca come una pera fracica dall’albero. Ma voi state attentini, sì??

Avviso a quasi tutte le donnine di Facebook

Reading Time: < 1 minute– Se vi chiedono l’amicizia non è, necessariamente, perché uno ci voglia “provare” a tutti i costi. Che poi “provare” a fare cosa? Non è detto che siate poi così belle o interessanti solo perché qualcuno è magari semplicemente interessato a quello che scrivete. Rilassatevi e non pendetevi troppo sul serio, ché fa male alla salute;

– Se chiedete l’amicizia a un uomo (abitudine insana, si sa, ma c’è pur sempre chi lo fa) e quello vi ringrazia in privato, sta solo compiendo un gesto di cortesia, non è detto che voglia per forza attaccare bottone e portarvi a letto (come correte, voi…), forse, ma proprio forse, vuole essere solo un pochino gentile.

Tiràtevela di meno e cercate di abbassare dimolto la cresta, Facebook non è poi così brutto come lo si dipinge.

Il gruppo Facebook dei fan di “Un posto al sole” da più di 80.000 iscritti

Reading Time: 2 minutesE’ arrivato il momento, per me, di fare outing, di dire a tutti voi qualcosa che non direi nemmeno alla più intima parte di me stesso.

Ebbene sì, io guardo “Un posto al sole”. Tutte le sere. E se mi perdo qualche puntata me la recupero attraverso “Rai Play”. Insomma, non perdo bòtta, come si suol dire.

Non è una cosa di cui andare particolarmente orgogliosi o di cui menare vanto, ma c’è di peggio nella vita.

Come fan della soap opera di Palazzo Palladini, mi sono iscritto al gruppo Facebook dei suoi fans, per vedere di nascosto cosa scrive la gente. Ovviamente ho postato anch’io degli interventi che sono stati rifiutati perché guai a dire che Rossella è tornata da indica imbruttita e ingrassata. Va beh, fin qui nulla di male.

In risposta a un mio commento, una moderatrice del gruppo (che conta più di 80.000 iscritti, e tutti a discutere se Fabrizio muore o no, se Silvia ha fatto bene o male a mettere le corna a Michele con Giancarlo, di quanto sia stupido l’ex fidanzato di Rossellina, che ora sta quasi con Clara, ma no, non si sa bene, di quanto sia stronzo Ferri etc… etc…), tale Patrizia, mi invita a tacere suggerendomi che a volte il silenzio vale più di mille parole. Le ho risposto che spesso una parola vale più di mille silenzi e quella, per tutta risposta, mi ha cacciato. Non ci ho dormito sopra per tre notti consecutive, come potrete facilmente immaginare.

La cosa buffa è che mentre mi cacciava da tutte le scuole del Regno per la mia piramidale nequizia, mi ha chiesto contemporaneamente l’amicizia. All’una e venti di notte, poi, che, voglio dire, ma la gente non ha di meglio da fare a quell’ora che chiedere l’amicizia a me? Ecco a voi la prova del misfatto. La gente non sa proprio resistere alle tentazioni, peggio di Oscar Wilde. Naturalmente ho rifiutato subito e ho rispedito al mittente la preziosa richiesta. Per un follower in più o in meno non muore nessuno. Però guardate che la gente è strana forte, nevvero??

Le pulizie di primavera del debunker

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“E’ primavera, svegliatevi bambine!” E a primavera ognuno fa le pulizie. A casa propria, negli ambienti di lavoro, sulla propria rubrica telefonica o sui propri account sui cocial network. E’ proprio vero, l’inverno ha estremo bisogno di un bel repulisti.

Anche i debunker non sfuggono a questa regola ferrea, e giorni fa, sul suo account Twitter, David Puente ha annunciato di aver bannato molti utenti della sua pagina Facebook, anonimi ed “estremamente maleducati”, sempre a suo dire. Ha anche redatto una sorta di policy che i commentatori dei suoi contenuti dovranno seguire alla lettera, pena l’espulsione. Ha poi serenamente annunciato di aver bannato tantissimi “cafoni”, che vanno a sommarsi alla schiera degli “ignobili ed anonimi conigli” di cui al tweet precedente.

Un gran lavoro, non c’è che dire, che meritava senz’altro di essere annunciato con toni trionfalistici, già vorremmo correre lieti ad addobbare i nostri veroni per tutto questo ben di Dio di notizie utili e preziose, ma veniamo frenati da una sorta di infantile pudore: non è che, per caso, siano solo ed esclusivamente affari che riguardano David Puente e nient’altro che lui? No, perché il dubbio, che ha modalità insinuanti di sottoporsi al vaglio delle persone, prima o poi ti viene.

Perché David Puente sente il bisogno non solo di fare tutto questo repulisti (fin qui, ripeto, è una questione che riguarda solo lui), e, addirittura, ne dà una comunicazione “coram populo” (e allora la questione riguarda il pubblico e non afferisce più alla sfera del personale)? Cosa sottende questa dichiarazione “urbi et orbi”? Non lo sappiamo, naturalmente, né ci viene la benché minima voglia di insinuarlo. Quello che è certo è che Puente appare particolarmente teso e determinato a farla finita con questi “conigli” (animali adorabili, finché si tratta di animali).

Un utente di Twitter gli fa timidamente notare, a un certo punto della conversazione, che anche lui ha ricevuto insulti da dei fan di Puente.

Non lo avesse mai fatto! Il debunker lo ha congedato con un “La saluto!” Non si sa, dopo aver scritto queste due parole, che tipo di provvedimenti abbia preso, se l’abbia bannato o se, in misura più mite, lo abbia solo “silenziato”. Certo è che per così poco (cosa aveva mai detto quell’utente? Che anche lui era stato offeso e da dei follower dello stesso David Puente, per giunta, tutto lì), se sono stati presi dei provvedimenti il clima di tensione negli account di Puente deve essere altissimo.

Ma cosa dice questa famigerata “policy” che dovrebbe disciplinare la pagnina Facebook del debunker in questione? Eccola, sono solo poche righe:

Colpisce l’uso dell’aggettivo “retroattivo”. Insomma, queste regole non varrebbero solo dal 25/02 in poi, ma anche per tutti quei commenti che a personale e insindacabile giudizio del padrone di casa, costituiscano insulto, offesa, dileggio, minaccia, razzismo, sessismo e chi più ne ha più ne metta. ANCHE se sono stati prodotti prima dell’entrata in vigore delle nuove regole.

E’ appena il caso di sottolineare come in un stato democratico e di diritto, una norma non è quasi mai retroattiva. Vige sempre e per tutti che “Fin qui abbiamo fatto così, d’ora in poi si fa colà”. Lo stabilisce anche la Costituzione quando afferma, a puro titolo di esempio, che nessun cittadino può essere condannato per un fatto o evento criminoso verificatosi prima dell’entrata in vigore di una determinata legge. E’ chiaro che se io oggi rubo, ma domani entra in vigore una legge che dice che è reato rubare, io per quel fatto non posso essere punito. E’ un principio sacrosanto.

Insomma, io credo fermamente che chiunque sia ospitato in casa di altri debba attenersi alle regole del padrone. Ma poi succede che un certo Thomas segnala l’opportunità di denunciare un video alla Procura della Repubblica e che Puente, per tutta risposta, gli dia del “bugiardo patentato”:

E dunque? Il padrone di casa mette delle regole retrattive, la retroattività dovrebbe valere anche per lui, ma lui ha il diritto di dare del “bugiardo patentato” a chi vuole, mentre i suoi ospiti dovrebbero starsene zitti e, se del caso, prendere la porta, andarsene e non farsi più vedere? Per carità, liberissimo. Ci sono fior di fumatori accaniti che dicono che in casa loro non si fuma, e hanno il posacenere pieno di cicche, ma almeno che ci sia non dico la prudenza, ma quanto meno l’accortezza di dire “Queste regole non valgono per me”. Così uno lo sa e decide se entrare in quella casa o no.

Insomma, la tensione non è mai ottima consigliera. Specie se si finisce un tweet (in risposta a se stessi, oltretutto) con un “Porca puttana”.

Don’t cry for me

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Succede che su Facebook, sul suo account pubblico, una signora che si autodichiara “mamma a tempo pieno” (come se tutte le altre madri lo fossero in part-time, magari, semplicemente, lavorano a tempo pieno anche loro) inserisce un post in cui se la prende con la Didattica a Distanza (definita come “improponibile” e “deficiente”) e invoca l’immediata riapertura delle scuole nella sua regione, la Campania, perché l'”istituzione” (magari voleva dire “l’istruzione”) è un diritto.

Ora, nessuno può negare a nessuno il diritto di opinione, anche quando si tratta di opinioni completamente scollegate dalla realtà dei fatti e dall’evidenza pandemica.

La cosa grave, anzi, gravissima, è che questa signora, per rafforzare la sua indignazione, ha postato un breve filmato di 13 secondi in cui si vede una bambina che piange perché non vuole fare la DaD e vuole tornare a scuola. Ah, questi governatori che fanno piangere i bambini!! Questi cattivacci degli insegnanti che si ostinano a far lezione on line, che bisogna anche stare a casa a guardare i piccoli e assisterli nei compiti!

Hanno scambiato la scuola per un baby parking, anziché come un luogo di educazione, formazione e istruzione. Hanno preso la Didattica a Distanza come una punizione divina e non come una risorsa dalle potenzialità immense, che salva la vita agli alunni, agli insegnanti, al personale scolastico, che evita possibili contagi da uno dei luoghi più a rischio per la pandemia in Italia, la scuola pubblica, quella che dovrebbe passare SUBITO, e SENZA ESITAZIONI, alla chiusura di qualsiasi attività in presenza, mentre, invece, il governo ciurla nel manico, appioppando la responsabilità delle decisioni più urgenti alle regioni, che prima chiudono, poi ci ripensano (è il caso della regione Puglia), oppure costituistcono un esempio virtuoso e da seguire, come la stessa regione Campania.

Ora, inserire un video di una bambina che piange a sostegno di tesi strampalate e campate in aria, non solo è un gesto di dubbio gusto, ma è di per sé terribile e aberrante. Qual è il valore aggiunto di quel video? Una volta si sbatteva il mostro in prima pagina, adesso si sbattono i bambini su Facebook senza nemmeno oscurare e preservare l’immagine del minore, il diritto a esprimere un’opinione viene commistionato con il pietismo più rozzo e dozzinale. Come se le famiglie non facessero parte di quei patti di corresponsabilità che le scuole italiane stilano al momento dell’iscrizione. E in calce al post della signora è tutto un proliferare di cuoricini, di faccine affettuose, di commenti del tipo “amore”, “poveri cuccioli” (ma cuccioli de che? Sono animali, forse?), “non piangere stellina” e c’è perfino uno che propone difar vedereil video al signor De Luca. E via sciorinare: “Governo di delinquenti, avrete sulle vostre coscienze la rovina di questi bambini. Altroche proteggere la salute, la state distruggendo”, “E’ una vergogna, aprite le scuole”, “Prima o poi la pagheranno per tutto il male che fanno ai bambini”, “Poveri figli” e così via.

La privacy dei minori dov’è andata a finire? Per carità, probabilmente la signora aveva tutti i diritti di postare quel video. Magari la bambina è sua figlia o figlia di qualun altro che le ha dato l’autorizzazione a farlo. Ma ne valeva veramente la pena?? Era così indispensabile impietosire i passanti del web con l’accattonaggio ideologico che usa i bambini? La risposta è no.

Vi trasmetto il mio commento, che ho rilasciato ieri sull’account della signora. Non è servito a niente. Ma probabilmente vale la pena rimbalzare sul blog questa pratica aberrante a eterna memoria, prima che l’oblio del web ingoi anche questa immane sconceria.

Gentile Signora, posso comprendere il suo risentimento nei confronti della Didattica a Distanza, che tuttavia in questo momento è l’unico metodo efficace per salvaguardare la nostra salute e quella dei nostri figli, posso capire che per molti genitori che lavorano la scuola sia un comodo parcheggio mattutino, anziché un luogo di educazione e di crescita. Posso anche capire che non si voglia vedere (per cecità o per negligenza volontaria) che la scuola è uno dei principali luoghi in cui il virus del covid si trasmette. Ma non posso capire, mi scusi, il perché, per difendere queste pericolose ideologie, si metta su Facebook un filmato di una bambina minorenne che piange. Non dubito affatto che Lei abbia il diritto di pubblicare quello che vuole, se lo vuole, ma i bambini, per favore, non mettiamoli in prima pagina. I bambini sono bambini, forse non hanno tutti gli elementi per valutare la realtà che ha un adulto. E ci credo che una bambina piange perché non può andare a scuola e vedere i suoi amichetti! Ma spetta ai genitori spiegare che la scuola non è un parco giochi, ma un luogo dove si apprende, e che la DAD è una risorsa, un bene primario, in questi momenti di emergenza. Mi permetta di esternarle tutto il mio disappunto per l’esposizione di una minore per giustificare le sue idee, che, peraltro, risultano infondate alla luce dei dati sulla pandemia.

Certe richieste di amicizia che vengono da Facebook Parte II – La rivincita di Sadam Pilak

Reading Time: < 1 minuteOggi mi sono dedicato alla consueta di richieste cernita richieste di amicizia su Facebook da accettare o da respingere.

Solitamente accetto tutti ma quella di Sadam Pilak mi è sembrata decisamente esagerata. Guardate un po’ qui:

Insomma, mi ha chiesto l’amicizia un figone pazzesco e dovrei esserne solo contento, ma una sorta di infantile pudore, nonché dubbio amletico, mi frena. Com’è che Facebook censura le immagini di una donna di colore che allatta il proprio bambino e fa passare tranquillamente questa roba? Ricordate? Ve ne parlai qui:

Marco Pusceddu inserisce su Facebook la foto di una donna che allatta al seno: bannato per 24 ore

Che, poi, voglio dire, non è nemmeno una casualità, visto come si presenta la signorina (con l’accento sulla “e”, come si dice a Livorno):

Tra bigottismi di maniera e algoritmi che evidentemente non ci capiscono una beneamata, Facebook sta un po’ esagerando, effettivamente. Non ho nulla contro la persona e le attività altamente filantròpiche della signorina in questione. Ma stavolta proprio non è il caso.

Certe richieste di amicizia che vengono da Facebook

Reading Time: 3 minutesNegli ultimi giorni sto ricevendo parecchie richieste di “amicizia” su Facebook. La cosa gonfia un po’ il mio ego, già eccessivamente smisurato (secondo quanto riferiscono fonti bene informate del settore), e va be’, è un periodo in cui sono “famosetto” per tutta una serie di circostanze più o meno professionali, e mi sembra un “rigurgito” da social network pienamente giustificato.

Solitamente approvo tutte le richieste di “amicizia” che mi arrivano, salvo poi bannare l’utente in questione se mi rompe le scatole. E ne ho bannati diversi. Diverse, soprattutto (su Facebook la nobile arte di rompere i coglioni si declina soprattutto al femminile).

Tra le richieste di “amicizia” che mi sono arrivate ieri, ce n’è una molto particolare. Ho accettato la richiesta e immediatamente ho ricevuto, in privato, un “Ciao! Come stai??” Normalmente non rispondo, ma questa volta mi è venuta voglia di iniziare a sondare il terreno. Lo faccio in maniera molto generica e la conversazione comincia. L’interlocutore si presenta come una infermiera ungherese di 33 anni che lavora in Spagna e che ha trascorso alcuni mesi a Napoli. Poco dopo, in neanche 5 minuti, mi confida le sue delusioni e pene d’amore (e va be’, son cose che succedono, ma non le sembra un po’ prematuro?? Voglio dire, aprirsi così a un estraneo -perché non siamo “amici”, siamo estranei!- non è esattamente un bel biglietto da visita. Ma continuiamo.

Ben presto l’interlocutore mi propone di passare il dialogo su WhatsApp. Eccola lì, vuole il numero di telefono. Faccio lo gnorri. Le dico che per scriverle su WhatsApp ho bisogno del SUO recapito telefonico. Me lo sciorina senza problemi su un piatto d’argento. Anche questo è strano. Una ragazza 33enne che dà senza problemi il suo numero di telefono a uno sconosciuto.

Basta una ricerca su Google del numero in questione per vederlo inserito in una roba che si chiama “todaloca.net” e che mi propone una figona in ombra direttamente sulla testata:

Bingo! Ma sarà un caso?? Oltretutto il numero proviene da un operatore ITALIANO. Una persona che vive in Spagna e che ha una scheda SIM italiana?? Può darsi, ma mi puzza.

Su “todaloca.net”, tra i numeri di telefono evidenziati, oltre ad apparire il Nostro, compaiono quasi tutti numeri italiani.

Ma andiamo a vedere il suo account Facebook. Stranamente (“stranamente”?) gli unici post che contiene sono alcune fotografie. Pochissimi i commenti. Uno da un russo che fa il pollice alzato, uno da un americano che scrive giusto una riga e mezzo di numero. Nient’altro. Niente dati personali. Non si sa di dove sia, dove lavori, quali siano i suoi studi, i luoghi in cui ha abitato, niente di niente.

La sua foto di copertina la ritrae con alcune colleghe vicino al letto di una paziente. Sia lei che le colleghe che (soprattutto!) la paziente sono perfettamente riconoscibili. Tiè, alla faccia della privacy!

Nessuna indicazione neanche sulle sue “amicizie”. Non è possibile vedere chi siano i suoi contatti. So solo che ne abbiamo due in comune. Pochine.

Ma, siccome un pochino di spagnolo lo conosco anch’io, decido di prolungare l’indagine. Da principio con una “chat” semplice. Ho bisogno di stabilire se dietro a quell’account ci sia o no un sistema di risposta automatico. Cosa volete, è l'”ispettore” da romanzo giallo che è in me. O, se volete, il Paolo Attivissimo che mi coltivo nell’anima. I messaggi che mi arrivano sono tutti estremamente generici. Il italiano ricevo cose tipo “Ciao” e “Come stai?” Troppo poco. Sembra proprio un boot.

In spagnolo la conversazione è più fluida. Le risposte arrivano con precisione cronometrica (una al minuto, ci si può rimettere l’orologio), le espressioni si ripetono, se scrivo una riga e mezzo (capirai!) ricevo un “ok”, ma il sistema pare essere ben strutturato per dare la sensazione che dietro lo schermo ci sia una persona in carne ed ossa. Se faccio un discorso appena più complesso come “Cosa stai facendo?” il sistema pare reggere, sia pure con risposte altrettanto generiche tipo “Sto lavorando”. Ma appena scrivo qualcosa di più complesso o complicato l’interlocutore pare andare in tilt. Se chiedo “Perché hai deciso di chiedermi l’amicizia?” il sistema risponde con lo stesso messaggio identico, preciso, ‘ntìfico.

Non ho ancora la prova provata che l’utente Facebook in questione sia un fake, ma, naturalmente, tutte le circostanze mi portano a pensare che lo sia.

Ora la domanda non è tanto chi si cela dietro a questa identità, perché lo so (è il suddetto “todaloca.net”) ma “cui prodest”, cioè a chi giova?? Cosa spinge una persona o una società a creare degli account palesemente fasulli? A quale scopo? Quello di raccogliere dei numeri di telefono?? Mi sembra uno sforzo francamente sovrumano per un risultato così misero. Vogliono vendermi qualcosa? Vogliono dei soldi?? Più probabilmente la risposta sta nel mezzo. Vogliono l’utente. I suoi dati, le sue abitudini, le sue amicizie, i suoi contatti, il suo pensiero, i suoi interventi. Come si dice in questi casi “Non chiederti che prodotto vogliono venderti, il prodotto sei tu”. E viandare.

Manlio Di Stefano (M5S) sull’esplosione di Beirut: solidarietà agli “amici libici”

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L’esponente del M5S Manlio Di Stefano ha fatto una imperdonabile gaffe. A seguito della tragica esplosione di Beirut dei giorni scosri, ha espresso solidarietà “agli amici libici”.

Ora, non ci sono dubbi che sia necessario esprimere solidarietà ai libici, ma si dà il caso che Beirut sia in Libano. Uno scivolone, insomma, a cui Di Stefano ha risposto su Facebook con un tono un po’ stizzito:

“Non ho mai ambito alla fama, quelli come me, ingegneri di formazione, preferiscono lavorare duramente nell’ombra e portare a casa i risultati. Eppure oggi mi trovo addirittura primo nelle tendenze di Twitter e in home page di svariati giornali.
Sarà per l’enorme successo del “Patto per l’Export” col quale stiamo aiutando centinaia di migliaia di aziende italiane ricevendo complimenti quotidianamente da tutte le associazioni di categoria da Confindustria in giù? Sarà perché in questi due anni da Sottosegretario in tutti i Paesi target della mia azione (e sono tanti) l’export italiano è aumentato mediamente di almeno il 15%?
Sarà perché mi occupo da anni anche di Libano dal punto di vista sia politico che commerciale e proprio il 6 luglio ho incontrato il Ministro degli Esteri Nassif Hitti ribadendogli, come già fatto al Ministro dell’Energia, la nostra disponibilità ad aiutarli a ristrutturare le centrali elettriche nazionali per aiutare il popolo libanese? No. No. No e No. Sarebbe troppo lineare, non sarebbe il web, tantomeno la stampa italiana”.

Su Twitter il caso Di Stefano è subito stato catalogato come “di tendenza”, la stampa italiana ne ha parlato con grande evidenza.

Da riportare anche il durissimo commento dell’ex M5S Luis Orellana:

Molti hanno fatto ironia sul tuo errore perché talvolta si sceglie di ridere per non piangere avendo te al Governo.
Anche in questa tua replica (la replica di Di stefano su Twitter, non il messaggio su Facebok, nda) sei vergognoso: attacchi chi ti critica, bastava solo chiedere scusa per l’errore fatto ma il tuo ego smisurato non te lo consente.

E’ vero. Sarebbe bastato che Di Stefano chiedesse scusa. Ma vedo che abbiamo alcune cose in comune: il cognome e l'”ego smisurato”.

Ma sullo svarione degli “amici libici” è cascata anche la rappresentante del M5S Elisa Pirro. Non si è mai soli al mondo:

Le idiosincrasie di Facebook

Reading Time: 2 minutesMi succede una cosa strana (un’altra?)

Se, dal computer, mi collego con una delle mie pagine Facebook e tento di mettere in evidenza un post (a pagamento), ricevo un messaggio di errore come questo:

in cui mi si dice, in pratica, che se voglio continuare a pubblicare o mi metto a fare il bravo per svariate settimane e rispetto le loro regole (mi hanno già disattivato e successivamente riattivato l’account due volte!), oppure gli invio i miei documenti: patente di guida e una delle ultime bollette ricevute. O anche l’ultimo estratto conto della mia carta di credito (che cosa se ne faranno mai dei miei movimenti, visto che la maggior parte di loro vanno proprio a Facebook?), insomma, qualcosa che sia intestato a me (gli manderò l’ultima bolletta del gas, che era pari a zero, anzi, mi hanno perfino rimborsato).

La cosa curiosa è che se provo a mettere in evidenza lo stesso post tramite cellulare, tutto va regolarmente a buon fine, e non mi chiedono proprio nulla. Certo, c’è da aspettare che loro “approvino” i contenuti (capirai, cosa sarà mai un po’ di cultura libera, rispetto alle fotografie di piedacci in primo piano, formosità più o meno gradevoli in costume, cuoricini e gattini varii), ma, insomma, il divieto viene bypassato.

Ah, dimenticavo; in pochissimi giorni la pagina Facebook di musicaclassicaonline.com ha raggiunto la non disprezzabile cifra di 200 aficionados (ed è veramente poco, anzi, pochissimo, che è in linea).

Piccole idiosincrasie, grandi soddisfazioni.

Considerazioni in qua e in là

Reading Time: 2 minutesSono due o tre giorni che non scrivo un po’ perché mi sembrava di non avere nulla di interessante da dire, un po’ perché sono stato impegnato a rimpinguare le casse di Facebook con la mia carta di credito per la pubblicità ai miei siti (o sytarelli), solo che ho visto che mi “sugavano” un po’ troppo e ho dovuto limitarmi, un po’ perché, secondo le statistiche di matomo.org (o .cloud, ora non rammento), site calati vertiginosamente nelle visite e nelle pagine viste.

Non si fa, ingrati. Che va bene che siamo in estate, va bene che avete altro di meglio da fare che stare a legger me (ma, mi raccomando, qualsiasi cosa facciate fàtela con la mascherina!), ma un tracoloo come quello di queste ultive 24-36 ore non si era mai visto. Cosa vi scrivo a fare, allora? Perché importa a me, e poi le statistiche dicono mille cose diverse. Aruba spara numeri altissimi, Google Analytics dice che il sito sta bene e che, anzi, è in ripresa, Matomo invece indica che siamo al lumicino degli accessi, OWA dice che più o meno siamo stabili. Io non so più a chi dar retta.

Su Facebook la pagina che sta funzionando di più è senza dubbio quella di musicaclassicaonline.com, che sta avendo un putiferio di like e di iscrizioni. Ma anche classicistranieri.com e il post del blog dedicato al sequestro e all’oscuramento del Gutenberg Project ha i suoi fans (è, a tutt’oggi, la pagina più visitata del blog in assoluto, e ne sono contento, quella “inchiesta” mi è costata 12 ore di lavoro -ma ripartite in due giorni-). Insomma, si va avanti. Pagando.

Siamo ancora lontanissimi dai risultati di quella che si autodefisce “concorrenza”, e che io semplicemente definisco “editore”. Ma esistiano da pochi giorni, e, passo dopo passo, andremo lontano.

Se no a che serve Facebook? A mettere i cuoricini?

Le piace Mozart?

Reading Time: < 1 minute

Come vi ho spiegato nell’ultimo aggiornamento del mio articolo:

Facebook disattiva il mio account pubblicitario

quelli di Facebook mi hanno riattivato l’account per poter sponsorizzare le inserzioni delle mie pagine. Un gran sollievo, anche se ci sono ancora diverse inserzioni in attesa di approvazione (e quanto ci mettono!).

Tuttavia, un mio post tratto da musicaclassicaonline.com (che, vi ricordo, NON contiene pubblicità, e quindi non ci guadagno niente) che conteneva il link all’opera immortale del Maestro Wolfgang Amadeus Mozart “Eine kleine Nachtmusik”, la piccola serenata notturna K525, è stato inspiegabilmente rifiutato dagli algoritmi del colosso di Zuckerb… Zanzib… Zuzzurel…. o come si chiama.

Cos’abbiano quelli di Facebook contro le opere d’arte, contro la musica immortale, contro le iniziative culturali senza scopo di lucro o di profitto non si sa. Fatto sta che la storica incisione diretta da Bruno Valter che ho messo in linea non sarà più visibile dal pubblico degli “amici”, degli amici degli amici, del pubblico, di chiunque fosse interessato. I criteri di selezione dei contenuti di Facebook restano e resteranno per sempre un mistero.

In compenso ho pubblicato un link ad alcuni quartetti per archi e fiati di Mozart, che potete trovare qui:

https://www.musicaclassicaonline.com/wolfgang-amadeus-mozart-quattro-quartetti-per-archi-e-fiati-american-baroque.html

ed è stato subito accettato. Vedremo se e quando me lo cancelleranno.

Facebook disattiva il mio account pubblicitario

Reading Time: 3 minutesQuelli di Facebook mi hanno tartassato di nuovo. E’ stato disattivato il mio account pubblicitario.

In pratica non posso più pagare per “spingere” le inserzioni delle mie pagine relative al blog, a classicistranieri.com e a musicaclassicaonline.com (sì, è stata aggiunta anche quella). Mi hanno mandato un conto di 37 euro e spiccioli (dìa, dìa pure, dìa qui!) e hanno disabilitato la possibilità di mettere in evidenza un post o un link a un articolo.

La motivazione? Eccola:

Il mio account sarebbe stato segnalato a seguito di “attività sospette”. Quali? Cosa c’è di sospetto a segnalare il post della registrazione storica di una versione del “Magnificat” di Bach? Perché quello è stato il post che ha scatenato tutto questo casino. Mi hanno anche oscurato TUTTE le campagne in corso, anche se non ancora scadute.

Ho fatto opposizione al centro competente di Facebook jersera a mezzanotte, richiedendone la revisione, ma naturalmente non mi hanno ancora risposto.

Riuscirò a sopravvivere? Credo proprio di sì. In fondo sulle pagine Facebook gli aggiornamenti vengono regolarmente pubblicati. Certo, se non li spingo (pagando!), riceveranno pochissimi clic, ma ci sono delle valide alternative: Twitter, per esempio (quando ci capirò qualcosa con i pagamenti e con le impostazioni dei tweet, ho scritto tre volte anche a loro, ma anche qui nessuna risposta), oppure le sinergie tra siti (il blog, classicistranieri e musicaclassicaonline si “rimandano” tra loro), oppure il passaparola, oppure chi vuole venire a prendersi qualcosa da me può farlo, se no, vada pure a prenderselo in qualche altro posto che crede meglio.

Come sempre vi terrò informati sugli sviluppi. Nel frattempo attendo che mi rispondano. Altro non posso fare. Meno male.


AGGIORNAMENTO DEL 21/07/2020:

Tutto è bene quel che finisce bene. Facebook, sia pure prendendosi due giorni lavorativi per rispondere, ha risattivato il mio account pubblicitario (ora sono libero di spenderci tutti i quattrini che voglio) e tutto sembra funzionare bene, apparentemente. Certo, per approvare un’inserzione si prendono i loro tempi, ma bisogna stare al loro gioco.

Ecco il testo della comunicazione che mi hanno mandato:

Salve Valerio, Ti ringraziamo per averci contattato. Abbiamo riattivato il tuo account pubblicitario e ora dovresti essere in grado di creare nuove inserzioni e gestire quelle esistenti. Se la pubblicazione di una delle tue campagne è stata interrotta, le inserzioni contenute in essa non potranno essere riavviate finché non riattiverai la campagna. Per attivare le inserzioni:

1. Accedi a Gestione inserzioni.
2. Individua l’inserzione che vuoi attivare o disattivare.
3. Nella colonna Stato, usa il pulsante per modificare lo stato in attivo o non attivo.

Ci scusiamo per qualsiasi inconveniente e ti ringraziamo per la comprensione.Com’è stata la tua esperienza con la procedura di ricorso? Inviaci il tuo feedback per aiutarci a migliorarla.Grazie,- Il team di Inserzioni di Facebook

Ed ecco la mia risposta:

Gentili Signori,

Vi ringrazio innanzitutto per la riattivazione dell’account pubblicitario, che era di estrema importanza per me.

Non mi è stata data, però, alcuna spiegazione o giustifazione sul perché tale account sia stato temporaneamente bloccato. Ritengo sia stato in relazione alla proposta di pubblicazione di un link relativo a un’edizione storica del “Magnificat” di Bach. Non capisco come abbia potuto violare la Vostra normativa un annuncio dedicato a una risorsa culturale e di estremo interesse per gli appassionati.

Quanto alla mia esperienza con la procedura di ricorso, sono senz’altro soddisfatto per l’esito finale, tuttavia devo rilevare una estrema lentezza nella sua elaborazione e roluzione, dato che altri dipartimenti di Facebook, per problematiche diverse, mi hanno risposto nel giro di pochissimi minuti.

Ma tutto è bene quel che finisce bene, e sono lieto di continuare la mia collaborazione con Voi, sperando che sia di reciproca soddisfazione.

Cordialmente

Valerio Di Stefano

Avanti così, dunque, e che Twitter, con i suoi prezzi astronomici, termini le campagne commissionate e vada in quel posto, sì?

Facebook rifiuta una mia inserzione sul Commissario Montalbano perché fa riferimento a un “personaggio politico”

Reading Time: 3 minutesDa un po’ di tempo mi ero rotto i coglioni di ripostare a mano tutti i link del blog sul mio account Facebook. Non che non ci tenessi a che i miei “amici” li vedessero, claro, ma mi scocciava ogni volta dover prendere il link, metterlo sul profilo, aspettare l’anteprima, cancellare il link, lasciare l’anteprima e mettere tutto in linea con risultati davvero deludenti.

Così ho deciso di creare 2 pagine, una dedicata al blog e l’altra a classicistranieri.com. Come dire, le cazzate e le cose serie. Ho invitato un po’ dei suddetti “amici” a mettere “mi piace” alle pagine in questione, e adesso tutti gli aggiornamenti dei miei siti (o sytarelli) vanno in automatico lì, chi li vuol vedere li guarda e chi non li vuol vedere si attacca al tràmme, come si suol dire.

I risultati sono incoraggianti. Intanto chi guarda gli aggiornamenti è un pubblico (minimo, ma crescerà) veramente interessato alle cose che pubblico, e poi c’è la possibilità di mettere in evidenza un post pagando una piccola cifra (circa l’equivalente di una ricarica telefonica). Così, pagando un po’ questo e un po’ quello (si muore un po’ per poter vivere, si sa) gli accesi ai siti sono aumentati, i proventi pubblcitari pure (non è molto, ma tutto fa, come diceva quello che pisciava in mare), qualche commento, qualche “amicizia in più”. Insomma, un po’ di soddisfazione per due bicci.

Oggi sarebbe stato il primo anniversario della morte del maestro Andrea Camilleri. Volevo omaggiarlo “spingendo” il link al mio breve scritto in camillerese sulla morte di Montalbano. Capirete, proprio ieri mi è arrivato “Riccardino”, quale occasione più ghiotta. E poi mi sono detto: “Adesso mica quelli di Facebook si meteranno a fare storie per un piccolo racconto in grammelot siciliano dove immagino la fine del commissario più amato dagli italiani? L’avevo pubblicato qui:

La morte del commissario Montalbano

e volevo che qualcuno in più lo leggesse. Ho chiesto di pagare 10 euo per farlo pubblicizzare e al mattino successivo mi sono ritrovato con questo messaggio:

Ma come, la mia “inserzione faceva riferimento a un personaggio politico”? E addirittura a un tema che “potrebbe influenzare i risultati di un’elezione”? Ma chi, Montalbano? Un personaggio di finzione, un uomo nato dalla penna, dalla creatività e dal genio di uno scrittore che non ha mai fatto politica, magari si è solo limitato a scrivere qualche libro che i signori di Facebook farebbero anche bene (anzi, benone) a leggere? E quali elezioni potrei influenzare, io, con il mio post in cui immagino un dialogo tra il commissario e un fantaCatarella, in cui si stabilisce che morto Camilleri sono morti tutti i suoi personaggi, o sono lì lì per farlo.

Ho provato e riprovato a riproporre il mio contenuto, mi hanno detto che per pubblicare un post a tema politico (sì, un cazzo!) dovevo identificarmi come persona fisica, mandare i miei dati, mi hanno fatto una telefonata alle 23,45 da Los Aneles per fornirmi un codice di controllo, un alto me lo hanno mandato via mail, voglio sapere chi sono, dove abito, cosa faccio, insomma, un tritume. Ho risposto a tutte le loro domande e impostato tutti i dati forniti perché a quel post ci tengo. L’ultimo tentativo di metterlo in evidenza risale a mezz’ora fa. Lo controlleranno di nuovo e mi diranno che per l’ennesima volta l’inserzione è rifiutata.

Povero Camilleri, povero Montalbano, povero Riccardino!