La manna su musicaclassicaonline.com: download possibili anche nei formati .OGG e .WMA (sentilì!)

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musicaclassicaonline.com raddoppia, anzi, triplica.

La sezione “download” del sito, dove è possibile scaricare migliaia di files .MP3 tratti dal catalogo magnatune.com su autorizzazione della stessa è disponibile anche nei formati .OGG (libero, aperto, open source e gratuito) e .WMA (proprietario, chiuso, ugualmente gratuito, è della Microsoft ma ha i suoi fans).

Basta andare su:

https://www.musicaclassicaonline.com/download-ogg

e

https://www.musicaclassicaonline.com/download-wma.

In formato .OGG e. WMA è disponibile ugualmente la sezione in appendice dedicata alla musica etnica. Scaricate e godete come dei majali!

La “soprassata” si chiama soppressata. Oh!

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Che va bene che uno va al discount (Penny Market) per risparmiare e per comprare dei prodotti no logo. Che va bene che non tengono o quasi prodotti di marchio (più che “di marca”), che va bene che gli affettati sono serviti in confezioni di plastica anziché freschi al banco, e che questo aumenta il numero di scarti da riciclare, che va bene tutto ma “soprassata” proprio non si può sentire.

In Toscana si dice, correttamente, “soppressata” e basta. E’ il salume che ospita, in triturazioni grossolane, le parti meno nobili, ma non per questo meno buone, del majale, che vengono, giustappunto, pressate (da qui il nome “soppressata”) viene bollito e una volta rappresi i grassi e le parti gelatinose (orecchie e quant’altro) si taglia a fette e si vende dal salumiere. Esiste in Veneto un salume che si chiama “soppressa”, che somiglia di più a un salame che alla specialità toscana, ugualmente gustoso (sia con aglio che senz’aglio), e fatto con la stessa tecnica della pressatura.

Ora voglio vedere chi ha il coraggio di darmi torto.

Gingo bè

Reading Time: < 1 minuteGingo beeeè gingo beeeeè gingo trallalà… feliz Navidad, próspero año y felicidad, salud amor y dinero e speriamo che il Natale si presenti migliore di quello che ci aspettavamo alla vigilia. Qui c’è un bel sole, ho deciso di concedermi una passeggiata rigenerante e ho messo un piede in una buca prendendo una storta con la caviglia che ha fatto CRAC. Nessuna frattura ma un dolore che ho visto a Patrepie sul Moto Guzzi. Ora, se possibile, zoppico ancora di più ma devo ringraziare il suddetto Patrepie se non mi sono sfracellato, pecché lui è buone e mi salvette da danno sicuro nel giorno del Santo Natale. Ame.

Gigetta

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Vi presento Gigetta. È la mia nuova auto da tre giorni. Sì, è una Panda e ne sono giustamente orgoglioso, visto che non mi è mai fregato niente delle automobili e che questa è la seconda auto nuova che compro nella mia vita. È bellina e va come le schioppettate, col suo bel colorino canna di fucile un po’ metallizzato, praticamente una tentazione irresistibile per chi voglia sfricinarmela ignobilmente ma tanto sono assicurato contro gli atti vandalici. L’ho presa superaccessoriata. Ha una roba che si chiama Start & Stop che spegne il motore quando metti in folle e stacchi la frizione per poi riaccenderlo appena la riabbassi che ti prende un accidente perché pensi: “E se non si riaccende che succede?”. Ha i comandi al volante ma non ci capisco assolutamente niente. L’autoradio ha un RDS che leva il fumo alle schiacciate, la presina per la chiavetta usb, le memorie per le stazioni (già memorizzati i tre canali RAI e Radio Radicale, tanto per sopravvivere ai viaggi lunghi e a quelli brevi, visto che non tollero le automobili senza autoradio), praticamente mi fa anche il caffè la mattina. Ma il lettore CD dov’è? Non c’è. Se voglio sentire i miei CD (e ne ho parecchiotti) devo per forza convertirli in MP3, trasferirli su chiavetta e ascoltarli così. Insomma, t’attacchi. Se la vuoi è così e se non la vuoi è così lo stesso. Ora cominciano a uscire anche i primi PC portatili (primi?) senza lettore CD e se vuoi usare una live di Linux o installarlo direttamente o te lo schiaffi sulla chiavetta o lo pigli nello scodellaminestre e ti compri un lettore esterno. Ma la Gigetta queste cose non le sa.

Il mio compagnuccio (della parrocchietta) Baluganti Ampelio

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E questo è il mio compagnuccio preferito nonché attivo e sprezzante lettore di queste insulse paginette Baluganti Ampelio (io mi son da presso) il quale venne a trovarmi sciroppandosi ben 30 chilometrini di strada, lui che non ha mai portato le sue ciabatte fuori dalla stanza del suo computer. Vestito in abiti eleganti e con la caratteristica maglietta “a vista”, il volto curato e le gòte rasate coll’accetta, col Baluganti abbiamo chiacchierato del più e del meno (ma soprattutto del meno, visto che a chiacchierare era solo la su’ moglie, la celeberrima Contessa Marusca, che non le cresce certamente l’erba in bocca), soprattutto di teologia, letteratura, dinghi, rutti, lazzi, frizzi, triccheballacche, petardi, raudi, raudi fischioni, poponi, Di Stefano ora basta.

Furon ore di piacevole conversazione, peccato che ora io sia tornato a casa e che non abbia più la possibilità di vedere il Baluganti che ha un telefono coi minuti illimitati ma non lo usa mai, e questo mi rende triste, sicché vado a consolarmi con una vagonata di tacchinella à la Peyregord, ché tanto il Baluganti non la può soffrire.

Le amicizie finiscono

Reading Time: 2 minutesLe amicizie finiscono, sissignori. Una mi è finita stasera. A distanza di un’ora dal folle e irreversibile “Addio!” (retaggio melodrammatico da vaudeville d’antan) sono ancora vivo. Segno che alla fine di qualcosa si può sopravvivere. Il che è già qualcosa che consola e che ti rende più consapevole delle cose (belle) che hai. Tua figlia, i libri, il blog, la radio, un computer su cui installare Linux e quei sigarini che devi essserti dimenticato nella càntera di cima.

Una volta per finire un’amicizia ci si mandava a fare in culo cordialmente. Io con quell'”amico” lì lo facevo praticamente tutti i i giorni, che quando il vaffanculo è stato definitivo si può dire che nemmeno me ne sono accorto. Poi la controprova: l'”amicizia” su Facebook è stata cancellata. Bloccato, interdetto. Ecco, è così che si fa oggi. Si blocca una persona su Facebook, su WhatsApp. Non la si guarda più, la si cancella dalla vista così ci si illude che non esista, che non continui ad avere una vita e un pensiero propri, e che in un certo senso non ci riguardi più. La vita, ovviamente, è molto più complicata di un clic. Ma al mio “amico” è piaciuto così, cosa gli posso fare?
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La mia nuova vita

Reading Time: < 1 minuteOggi festeggio 2 mesi senza toccare pane, pasta, fritti, torte, biscotti, gelati e latticini .
Il cambiamento è stato fantastico. Ho perso peso, riacquistato la forma di una volta e il mio modo di pensare è molto più concentrato e positivo. La pizza è un lontano ricordo e l’ho sostituita con le verdure. Stasera a cena 4 mandorle e tè verde. Poi uno spuntino con semi di girasole.
Continuerò a mantenere questo stile di vita e a fare ancora di più perché ci tengo tantissimo e sono rinato!!
I risultati sono fantastici e mi spingono ad andare avanti. Niente alcool, fumo, dolci: un’alimentazione sana e soprattutto un’ora di corsa ogni giorno. Sveglia alle 5 con esercizi tibetani, poi doccia fredda senza shampoo né sapone.
Non so chi abbia scritto questo post, ma c’era scritto di copiare e incollare.

Catarella è vivo e lotta insieme a noi

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Questo è Catarella. E’ stato il mio primo portatile, molti e molti anni fa. Ora è un vecchio rudere che non accetterebbe più nemmeno lo sfasciacarrozze. Però funziona ancora. E bene. Oddio, la batteria è andata, però attaccandolo alla rete elettrica fa il suo dannatissimo dovere. Solo che Windows è un sistema operativo troppo pesante per lui, che ha risorse estremamente limitate, ma che andava benissimo con le configurazioni Linux di una volta (installai, con mia somma soddisfazione, Linux Ubuntu 6.06 e fu un trionfo. Sistema velocissimo, applicazioni straordinarie, insomma, Catarella funzionava da Dio). Poi anche Linux ha cominciato a non supportare più gli aggiornamenti per quella versione (e son dei bei signorini di nulla anche loro, sì…), tutto si è fatto vetusto, la partizione Windows XP anche quella è stata abbandonata dalla Microsoft e mi si è impestata di sacrosanti malware, insomma, la paralisi. Tanto che decisi di piallare l’hard disk e di metterci Xubuntu. E’ la versione più leggera di Ubuntu, come minimo installato quello il sistema diventa una scheggia. Clìcchete clìcchete clìcchete…macché! Catarella era diventato un pachiderma con una lentezza incredibile di movimento. Operativo in cinque minuti dall’accensione, macinava e macinava l’hard disk come se fossero ulive di Grecia nel frantojo.
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Il mio nuovo PC

Reading Time: < 1 minutecomputernuovo

Eccolo lì, l’ho ordinato questa mattina da Amazon e arriverà martedì prossimo.

E’ il nuovo PC (portatile) con cui saranno gestiti classicistranieri.com e questo blog. Non posso più andare avanti con una vecchissima macchina sotto Windows XP (e una versione vetusterrima di Ubuntu Linux) che è piena di virus e malware, sicché ho deciso di investire qualche spicciolo in questo gioiello della tecnica con la speranza che mi dia qualche soddisfazione. Una parte di quello che pago andrà alla Microsoft perché ho accettato di avere Windows 10 PRO preinstallato. E’ la terza volta che compro una licenza di Bill Gates. Dopo Windows ME e XP, un altro troiaio mi ci voleva proprio. Ora si tratta di vedere che fare del vecchio Catarella (il nome del mio portatile precedente) che ha installato X-Ubuntu, ma non c’è verso di farlo girare (col cavolo che X-Ubuntu resuscita i morti!). Vedremo.

Ah, il nuovo computer si chiamerà Maione. Indovinate perché.

Saluto l’autunno

Reading Time: < 1 minuteSia benedetto nei secoli l’autunno, che arriva d’improvviso e ti fa sentire il fresco vento che butta giù le foglie che poi tua figlia ci gioca calpestandole e facendo cric crac, cric crac e ti sorride tutta contenta. Sia benedetto l’autunno per i funghi, per la polenta, per le castagne, per i sapori veri della terra, per i colori giallognoli, per il cielo limpido e sgombro da nubi, per i golfini e i maglioncini che ti proporzionano quel teporino piacevole che ti senti addosso. Sia benedetto l’autunno perché ci porta via lontani gli effetti di quella baldracca, puttana, meretrice, battona, donna di malaffare, poco di buono, prostituta, zoccola e maiala dell’estate, chè il caldo fa male, malissimo, all’umore, alla testa, al corpo, allo spirito, e la pressione d’autunno si rialza e con lei si affaccia di nuovo la vita, quella che vuole il freddo, quella che aborrisce il caldo amaro e che fa sì che io vada in giro ancora con la maglietta a maniche corte perché voglio sentire il fresco freddo che ti vibra nelle ossa e che ti entra nella pelle. E’ l’autunno ribelle, e per questo lo amo.

Oggi sono stato alle Poste

Reading Time: 2 minutes– Buongiorno polito e riverito utente, in che cosa posso rendermi fattiva per restare ai suoi servigi?

– Buongiorno spettabile impiegata, avrei bisogno di spedire una raccomandata e di fare un’operazione a denaro, per cortesia (e sottolineo P-E-R C-O-R-T-E-S-I-A).

– Uh, ma che vedo???? Passi pure per la raccomandata, ma l’operazione a denaro non gliela posso proprio fare, no, no, non se ne parla, sa?

– Ma su, via, è mia convinzione che se Lei lo desiderasse, potrebbe fare un’eccezione ed accettarmi l’operazioncina a denaro evitandomi di fare una seconda fila.

– Oh, che insolenza, ma questo non è proprio possibile, sa? Per chi mi ha preso?? Guardi quanta gente c’è dietro di Lei (tre persone).

– Ma è il mio turno!

– Ah già, mi faccia vedere il bigliettyno. Ah, peggio ancora. Orrore delle mie pupille, veggo qui che lei, povero e rintontito utente, ha sbagliato a prendere la prenotazione. Doveva premere il tasto in alto invece ha premuto quello in basso, mal gliene incolse, ora lei prende tutti i suoi ciottolini e fa un’altra fila alle casse che sono abilitate anche per la spedizione delle raccomandate, ma te guarda che insolenza.

– Ma io non posso fare tutta questa fila, ho una bambina piccola a casa.

– Cazzi suoi, o peripatetico, io gliel’ho detto, poi faccia un po’ come le pare, io non ho tempo da perdere. (Gentile)
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E’ già tempo di elezioni e io ancora no

Reading Time: 2 minutesscheda

Mancano tre giorni alle elezioni e chissà, col tempo che sta facendo, se non pioverà, come diceva Giorgio Gaber.

Fatto sta che io non sono per niente preparato all’evento e non so esattamente cosa fare. Le possibilità sono tre:

a) andare a votare e annullare la scheda;

b) non andare a votare del tutto;

c) andare a votare e in un impeto di antiqualunquismo mettere la croce sul simbolo di Liberi & Uguali, dopo essermi opportunamente turato il naso, e avere preso dosi massicce di Xamamina, farmaco antinausea contro il mal di mare e il mal d’auto (avevo visto alcune dichiarazioni della Boldrini che, a prescindere dal fatto di essere stata una Presidente della Camera più che criticabile, condividevo nella forma e nella sostanza. Mi sono stupito anch’io di me stesso e mi sono chiesto “com’è possibile? Io d’accordo con la Boldrini??” Ma poi, per fortuna, è venuto in mio soccorso un articolo di giornale letto stamattina sul “Corriere”: Grasso ha dichiarato che sarebbe favorevole a un governo di scopo per la riscrittura di una nuova legge elettorale, con Renzi e Berlusconi. Al di là di una improbabile “große Koalition”, con Berlusconi e Renzi non si governa nemmeno da impiccati, per cui Liberi & Uguali può correre da solo senza il mio voto.
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Liscia & bussa

Reading Time: 2 minuteslisciare

Giorni or sono, il poliuretanico lettore Baluganti Ampelio mi ha recapitato un commento al mio recente post su Asia Argento e il caso Meloni. Nel pur breve testo di quello scritto usai (e mal me ne incolse) l’espressione “liscia e bussa”, che tanto male ha fatto al Baluganti e alla sua anima nobile, da spingerlo a pigliar penna e chàlamo e scrivermi “‘un si pole vedè” (sì, perché lui dopo le parole troncate ci mette l’accento, mica l’apostrofo! E perfino l’accento grave, nemmeno quello acuto. O vàgli a di’ quarcosa…) proponendomi in alternativa “striscio e busso” e chiedendomi, in chiusa, “ma ‘un sai più gioà nemmeno a tresette??”

Ora, si sa che nel mentre il Baluganti da giovane si trastullava coll’inutil giuoco del tressette, vantando napoletana a picche a ogni pie’ sospinto, io già mi dilettavo con le concordanze de’ testi letterari, tanto per dire la differenza.
Quanto poi all’espressione incriminata, va detto che ella esiste nella lingua italiana con il significato di “rapogna”, “pesante rimprovero”. Fare un “liscia e bussa” è un po’ come dire “fare il pelo e il contropelo” (e non ci dica il Baluganti che lui dal barbiere non c’è mai stato!) e in quel senso l’avevo usato nel post sulla sventurata Asia Argento.
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Dall’autarchico al papa: 60 anni di Nanni Moretti

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Nanni Moretti o dell’orgoglio del cinema italiano. Sembra ieri che il Sommo mise mano al cortometraggio “Come parli frate”, anticipando la storica battuta del “Come parla? Le parole sono importanti” e ce lo ritroviamo già 60enne.
Ora, di certo, Egli non venderà più la sua collezione di francobolli per acquistare una cinepresina in Super8 e realizzare “Io sono un autarchico”. Ben venga però il Gronchi rosa se Nanni Moretti ci ha regalato una meravigliosa sequela di film impareggiabili, sublimi, imprescindibili, assolutamente perfetti (che dite, ora basta aggettivi? Sì, vai…) nella tessitura filmica, nei dialoghi, nei tempi sembre rapidissimi che non lasciano nemmeno un attimo per riprendere il respiro, tanto sono coinvolgenti le atmosfere di “Palombella Rossa”, il nutellone di “Bianca”, la fantasia pseudofelliniana di “Eccebbombo” (così lo pronunzia il divin Moretti), e la toccante vicenda umana e vocazionale di “La messa è finita”.
Dopo la Sacher film, ci auguriamo che Nanni Moretti voglia fondare la Tiramisù Produzioni e la Saint-Honoré Distribution.
Sempre attento alla scelta dei suoi protagonisti, come ha dimostrato immancabilmente in “Caro Diario” e “Aprile”, è confluito da un moderato pessimismo personale all’esplosione dei sentimenti e della ritrovata vitalità in “La stanza del figlio”.
Di carattere schivo e modesto, Moretti interpreta lo psicoanalista del papa, dopo essere passato attraverso l’alter-ego Mariano Apicella.
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Capodanno & Maiuscole

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(Livorno: Roba bella)

 

Questa storia del Capodanno, auguri, auguri, balletti, tappi di spumante, fischi, raudi, petardi, bombe di Maradona (che ora non vanno nemmen più di moda, c’è la bomba-spread che vi fa scoppiare direttamente il conto corrente), trenini, macarena, coriandoli, lingue di menelicche, cappellini da imbecilli, cenoni di zampone e lenticchie, questa storia del Capodanno cominciato, come da tradizione, con la consolazione della un-pa-pà-Musik, questo Capodanno, dicevo, è una soverchia coglionatura. Domani ci risveglieremo tutti con le balle girate e un bel po’ di acidità di stomaco in più, ci renderemo conto che c’è da pagare (forza, dàte, dàte qui…),  e anche una bella frana di $oldi, altro che auguri e lenticchie.

Lasciamo perdere il Capodanno, per favore. Il Capodanno son solo giacconi nuovi e pelliccine sintetiche sfilate per le strade e sotto i portici dello struscio.

Questo è il primo giorno del resto della nostra vita. Investiamolo in conoscenza, che è l’unica cosa per cui valga la pena vivere in un’esistenza MAIUSCOLA per davvero e non per forza.

Mariacristina Adorante recensisce “duepuntozero”

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Stavo per accasciarmi sul divano stremato, con la pentola del brodo sul fornello che fa blu-blu-blu bollendo pian pianino il sacro e reliquiario contenuto, quando mi è giunta notizia che sul giornale on line City Rumors è apparsa una recensione a firma di Mariacristina Adorante del mio "duepuntozero".

Sono rimasto lì davanti allo schermo del PC per due minuti in stato di fantozziana morte apparente perché non mi sarei mai aspettato di avere addirittura una recensione cliccata, in meno di 24 ore, oltre 300 volte, il che significia circa 2100 volte in una settimana.
Per fare quei numeri lì col mio blog devo far stare un post in prima pagina almeno nove settimane e mezzo (giuro, non sto scherzando è un risultato che rappresenta il calcolo di una previsione ottimista realizzata sui dati di accesso) e a parte la battuta scontata per cui il mio blog sarebbe un’espressione erotica al pari di Kim Basinger quando era giovane e si spogliava al ritmo delle canzoni di Joe Cocker (che, invece, giovane non lo è stato mai), sono ancora lì a leggere e rileggere quanto scritto da questa gentile e (semi)sconosciuta critica, che ha voluto far conoscere quello che ho scritto oltre le zone naturalmente delimitate da casa mia e la libreria "La Nuova Editrice", unici luoghi fisici e non virtuali in cui si può trovare il libro).

Mariacristina Adorante parla del mio libro in questi termini:

"È un’opera talmente poliedrica e composita che crea non pochi problemi nel momento in cui si vuole cercare in qualche modo di classificarla o definirla."

"Si tratta senza dubbio di un libro sui generis, che riesce perfettamente nel tentativo di trovare un compromesso e un nesso tra la scrittura digitale, il blog, e la carta stampata, il libro."

"Questa geniale ed originale raccolta spazia nei più disparati campi dello scibile (…)"

" (…) l’autore qualcosa da dire ce l’ha e merita di essere letto. Giudizio complessivo sul libro: assolutamente consigliato!"

Ma io scherzavo…
Io volevo solo fare una bagatella, un "vanity book" (come lo chiamerebbe un mio amico), una cazzatina in sol maggiore che allietasse le persone che conosco e che mi conoscono e, al limite, qualche curioso che avesse la disgraziata idea di comprarlo. Invece non solo ho scoperto che in libreria è stato acquistato da una misteriosa signora elegantissima, tacchi a spillo vertiginosi e gonna nera, oltre che da una signora che lo ha regalato alla sua vicina (chissà se sono ancora vicine di casa, adesso…), ma anche che è poliedrico, composito, sui generis, geniale ed originale, assolutamente consigliato.

Ora, è vero che quando scrivi qualcosa e la pubblichi il lettore ci mette del suo e vede cose a cui tu non hai pensato (Flaubert, parlando delle recensioni e delle analisi degli studiosi al suo "Madame Bovary" ebbe a dire una cosa del tipo: "Ma io non ho mai pensato di metterci tutte queste cose!") però, appunto, non solo si dà il caso che  io non sia Flaubert, ma, soprattutto, non pensavo -e non penso a tutt’ora- che quello che ho scritto sia così interessante da destare la curiosità di più di cinque o sei persone al massimo (tutt’al più, delle rimanenti altre, il disprezzo), oltre a rappresentare un temporaneo automassaggio del mio ego.

E siccome quelli di Cityrumors.it hanno la buona abitudine di usare una licenza Creative Commons eccovi il testo intero della recensione, per vostra ulteriore rabbia e invidia:



Bisogna Lottare Ogni Giorno

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Cambia la licenza delle mie audioletture (e vi sta bene!)

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A qualcuno, recentemente, è venuto il ghiribizzo di volermi far passare il buonumore.

Il qualcuno in questione (che non ho identificato perché non mi interessa sapere chi è) in passato ha messo in vendita su Lulu.com, che è un’iniziativa più che lodevole, un CD-ROM (o DVD-ROM, stai a guardare il capello!) di audiobook in italiano presi un po’ qua e un po’ là. Tra queste letture c’era senz’altro il mio “Giornalino di Gian Burrasca” e, con ogni probabilità, la mia “Eugénie Grandet”.

Che io ho messo a disposizione di tutti a condizione che non venissero usati per la vendita.

Ringrazio cordialmente la persona che mi ha comunicato la circostanza (e di cui, da bravo vigliacco quale sono, non faccio il nome). Tra l’altro, proprio per bravate come quella attribuibile all’ignoto spacciatore di audiolibri, Lulu.com ha deciso di escludere la sezione audio dai suoi cataloghi.

Non so quale fosse il fine ultimo di chi ha messo in vendita le mie letture e quelle di altri, a parte fare soldi, naturalmente.

Se non