Gingo bè

Gingo beeeè gingo beeeeè gingo trallalà… feliz Navidad, próspero año y felicidad, salud amor y dinero e speriamo che il Natale si presenti migliore di quello che ci aspettavamo alla vigilia. Qui c’è un bel sole, ho deciso di concedermi una passeggiata rigenerante e ho messo un piede in una buca prendendo una storta con la caviglia che ha fatto CRAC. Nessuna frattura ma un dolore che ho visto a Patrepie sul Moto Guzzi. Ora, se possibile, zoppico ancora di più ma devo ringraziare il suddetto Patrepie se non mi sono sfracellato, pecché lui è buone e mi salvette da danno sicuro nel giorno del Santo Natale. Ame.

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Gigetta

Vi presento Gigetta. È la mia nuova auto da tre giorni. Sì, è una Panda e ne sono giustamente orgoglioso, visto che non mi è mai fregato niente delle automobili e che questa è la seconda auto nuova che compro nella mia vita. È bellina e va come le schioppettate, col suo bel colorino canna di fucile un po’ metallizzato, praticamente una tentazione irresistibile per chi voglia sfricinarmela ignobilmente ma tanto sono assicurato contro gli atti vandalici. L’ho presa superaccessoriata. Ha una roba che si chiama Start & Stop che spegne il motore quando metti in folle e stacchi la frizione per poi riaccenderlo appena la riabbassi che ti prende un accidente perché pensi: “E se non si riaccende che succede?”. Ha i comandi al volante ma non ci capisco assolutamente niente. L’autoradio ha un RDS che leva il fumo alle schiacciate, la presina per la chiavetta usb, le memorie per le stazioni (già memorizzati i tre canali RAI e Radio Radicale, tanto per sopravvivere ai viaggi lunghi e a quelli brevi, visto che non tollero le automobili senza autoradio), praticamente mi fa anche il caffè la mattina. Ma il lettore CD dov’è? Non c’è. Se voglio sentire i miei CD (e ne ho parecchiotti) devo per forza convertirli in MP3, trasferirli su chiavetta e ascoltarli così. Insomma, t’attacchi. Se la vuoi è così e se non la vuoi è così lo stesso. Ora cominciano a uscire anche i primi PC portatili (primi?) senza lettore CD e se vuoi usare una live di Linux o installarlo direttamente o te lo schiaffi sulla chiavetta o lo pigli nello scodellaminestre e ti compri un lettore esterno. Ma la Gigetta queste cose non le sa.

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Il mio compagnuccio (della parrocchietta) Baluganti Ampelio

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E questo è il mio compagnuccio preferito nonché attivo e sprezzante lettore di queste insulse paginette Baluganti Ampelio (io mi son da presso) il quale venne a trovarmi sciroppandosi ben 30 chilometrini di strada, lui che non ha mai portato le sue ciabatte fuori dalla stanza del suo computer. Vestito in abiti eleganti e con la caratteristica maglietta “a vista”, il volto curato e le gòte rasate coll’accetta, col Baluganti abbiamo chiacchierato del più e del meno (ma soprattutto del meno, visto che a chiacchierare era solo la su’ moglie, la celeberrima Contessa Marusca, che non le cresce certamente l’erba in bocca), soprattutto di teologia, letteratura, dinghi, rutti, lazzi, frizzi, triccheballacche, petardi, raudi, raudi fischioni, poponi, Di Stefano ora basta.

Furon ore di piacevole conversazione, peccato che ora io sia tornato a casa e che non abbia più la possibilità di vedere il Baluganti che ha un telefono coi minuti illimitati ma non lo usa mai, e questo mi rende triste, sicché vado a consolarmi con una vagonata di tacchinella à la Peyregord, ché tanto il Baluganti non la può soffrire.

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Le amicizie finiscono

Le amicizie finiscono, sissignori. Una mi è finita stasera. A distanza di un’ora dal folle e irreversibile “Addio!” (retaggio melodrammatico da vaudeville d’antan) sono ancora vivo. Segno che alla fine di qualcosa si può sopravvivere. Il che è già qualcosa che consola e che ti rende più consapevole delle cose (belle) che hai. Tua figlia, i libri, il blog, la radio, un computer su cui installare Linux e quei sigarini che devi essserti dimenticato nella càntera di cima.

Una volta per finire un’amicizia ci si mandava a fare in culo cordialmente. Io con quell'”amico” lì lo facevo praticamente tutti i i giorni, che quando il vaffanculo è stato definitivo si può dire che nemmeno me ne sono accorto. Poi la controprova: l'”amicizia” su Facebook è stata cancellata. Bloccato, interdetto. Ecco, è così che si fa oggi. Si blocca una persona su Facebook, su WhatsApp. Non la si guarda più, la si cancella dalla vista così ci si illude che non esista, che non continui ad avere una vita e un pensiero propri, e che in un certo senso non ci riguardi più. La vita, ovviamente, è molto più complicata di un clic. Ma al mio “amico” è piaciuto così, cosa gli posso fare?

Gli posso dire che ha cominciato a tradire la nostra amicizia quando mi ha cantato una mezza messa dicendomi delle cose vere per metà (ma l’altra faccia della luna, ovviamente, non me l’ha mostrata. Troppo buia, troppo oscura, troppo piena di sassi e di buche per essere minimamente presentabile) e che ora non c’è più rimedio, come se, da amico, io avessi potuto giudicarlo, criticarlo, insultarlo, denigrarlo per quello che mi nascondeva.

E così ci siamo mandati cordialmente a fare in culo l’uno con l’altro e ora se non altro so con chi avevo a che fare. Nessun rimpianto, no, sono troppo vecchio. Ma ho bannato a mia volta TRE suoi amici di Facebook un po’ perché mi piacciono le rappresaglie e un po’ perché non mi andava di averci ulteriormente a che fare (oh, sarò padrone…).

Certo però che miseria!

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La mia nuova vita

Oggi festeggio 2 mesi senza toccare pane, pasta, fritti, torte, biscotti, gelati e latticini .
Il cambiamento è stato fantastico. Ho perso peso, riacquistato la forma di una volta e il mio modo di pensare è molto più concentrato e positivo. La pizza è un lontano ricordo e l’ho sostituita con le verdure. Stasera a cena 4 mandorle e tè verde. Poi uno spuntino con semi di girasole.
Continuerò a mantenere questo stile di vita e a fare ancora di più perché ci tengo tantissimo e sono rinato!!
I risultati sono fantastici e mi spingono ad andare avanti. Niente alcool, fumo, dolci: un’alimentazione sana e soprattutto un’ora di corsa ogni giorno. Sveglia alle 5 con esercizi tibetani, poi doccia fredda senza shampoo né sapone.
Non so chi abbia scritto questo post, ma c’era scritto di copiare e incollare.

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Catarella è vivo e lotta insieme a noi

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Questo è Catarella. E’ stato il mio primo portatile, molti e molti anni fa. Ora è un vecchio rudere che non accetterebbe più nemmeno lo sfasciacarrozze. Però funziona ancora. E bene. Oddio, la batteria è andata, però attaccandolo alla rete elettrica fa il suo dannatissimo dovere. Solo che Windows è un sistema operativo troppo pesante per lui, che ha risorse estremamente limitate, ma che andava benissimo con le configurazioni Linux di una volta (installai, con mia somma soddisfazione, Linux Ubuntu 6.06 e fu un trionfo. Sistema velocissimo, applicazioni straordinarie, insomma, Catarella funzionava da Dio). Poi anche Linux ha cominciato a non supportare più gli aggiornamenti per quella versione (e son dei bei signorini di nulla anche loro, sì…), tutto si è fatto vetusto, la partizione Windows XP anche quella è stata abbandonata dalla Microsoft e mi si è impestata di sacrosanti malware, insomma, la paralisi. Tanto che decisi di piallare l’hard disk e di metterci Xubuntu. E’ la versione più leggera di Ubuntu, come minimo installato quello il sistema diventa una scheggia. Clìcchete clìcchete clìcchete…macché! Catarella era diventato un pachiderma con una lentezza incredibile di movimento. Operativo in cinque minuti dall’accensione, macinava e macinava l’hard disk come se fossero ulive di Grecia nel frantojo.

Ieri ho scoperto che esiste una versione ultraleggera di Ubuntu, destinata proprio ai computer vetusti. Si chiama Lubuntu (anche loro con questi nomi del cavolo non farebbero meglio a fare un po’ più di chiarezza? Ubuntu, Kubuntu, Lubuntu, Xubuntu… culo!!). L’ho scaricata, masterizzata e installata. Quelli di Linux sono tutti dei grandissimi ottimisti. Ti dicono che l’installazione avviene in tempi rapidissimi, “solitamente 20 minuti”. Invece io ci ho messo un’ora e dieci. Però è andata bene al primo tentativo, ho riavviato il PC e ho fatto l’accesso al sistema operativo in tempi decenti, e adesso, con profonda soddisfazione, vi sto scrivendo proprio da Catarella (che si chiama così per via dell’informaticcia di cui è profondamente esperto). Ho riportato in vita un PC che funzionava benino e che mi dispiaceva dover sacrificare, io che non butto via niente, perché queste cose costan quattrini. Certo, non vola, viaggia (per citare il Poeta), e certamente è ripartito.

E Maione? “Maione” è il nome del mio nuovo PC portatile che monta Linux Mint. Ci devo ancora prendere la mano, ma funziona egregiamente. Peccato che l’aspetto di Linux Mint sia così bujo.

Ah, vi tolgo la curiosità: il vizio di chiamare per nome i PC viene proprio da Linux, che chiede, al momento dell’installazione, un nome da inserire. Catarella, come vi ho detto, è per via dell’abilità informatica del personaggio di Andrea Camilleri, fedele collaboratore del commissario Montalbano. Maione, invece, è il collaboratore fedele del commissario Ricciardi (il personaggio di Maurizio De Giovanni), nella Napoli degli anni ’30. E’ piuttosto grosso di stazza e questo giustifica il nome per il PC che ha risorse decisamente più potenti.  Ovvia, ora lo sapete.

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Il mio nuovo PC

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Eccolo lì, l’ho ordinato questa mattina da Amazon e arriverà martedì prossimo.

E’ il nuovo PC (portatile) con cui saranno gestiti classicistranieri.com e questo blog. Non posso più andare avanti con una vecchissima macchina sotto Windows XP (e una versione vetusterrima di Ubuntu Linux) che è piena di virus e malware, sicché ho deciso di investire qualche spicciolo in questo gioiello della tecnica con la speranza che mi dia qualche soddisfazione. Una parte di quello che pago andrà alla Microsoft perché ho accettato di avere Windows 10 PRO preinstallato. E’ la terza volta che compro una licenza di Bill Gates. Dopo Windows ME e XP, un altro troiaio mi ci voleva proprio. Ora si tratta di vedere che fare del vecchio Catarella (il nome del mio portatile precedente) che ha installato X-Ubuntu, ma non c’è verso di farlo girare (col cavolo che X-Ubuntu resuscita i morti!). Vedremo.

Ah, il nuovo computer si chiamerà Maione. Indovinate perché.

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Saluto l’autunno

Sia benedetto nei secoli l’autunno, che arriva d’improvviso e ti fa sentire il fresco vento che butta giù le foglie che poi tua figlia ci gioca calpestandole e facendo cric crac, cric crac e ti sorride tutta contenta. Sia benedetto l’autunno per i funghi, per la polenta, per le castagne, per i sapori veri della terra, per i colori giallognoli, per il cielo limpido e sgombro da nubi, per i golfini e i maglioncini che ti proporzionano quel teporino piacevole che ti senti addosso. Sia benedetto l’autunno perché ci porta via lontani gli effetti di quella baldracca, puttana, meretrice, battona, donna di malaffare, poco di buono, prostituta, zoccola e maiala dell’estate, chè il caldo fa male, malissimo, all’umore, alla testa, al corpo, allo spirito, e la pressione d’autunno si rialza e con lei si affaccia di nuovo la vita, quella che vuole il freddo, quella che aborrisce il caldo amaro e che fa sì che io vada in giro ancora con la maglietta a maniche corte perché voglio sentire il fresco freddo che ti vibra nelle ossa e che ti entra nella pelle. E’ l’autunno ribelle, e per questo lo amo.

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Oggi sono stato alle Poste

– Buongiorno polito e riverito utente, in che cosa posso rendermi fattiva per restare ai suoi servigi?

– Buongiorno spettabile impiegata, avrei bisogno di spedire una raccomandata e di fare un’operazione a denaro, per cortesia (e sottolineo P-E-R C-O-R-T-E-S-I-A).

– Uh, ma che vedo???? Passi pure per la raccomandata, ma l’operazione a denaro non gliela posso proprio fare, no, no, non se ne parla, sa?

– Ma su, via, è mia convinzione che se Lei lo desiderasse, potrebbe fare un’eccezione ed accettarmi l’operazioncina a denaro evitandomi di fare una seconda fila.

– Oh, che insolenza, ma questo non è proprio possibile, sa? Per chi mi ha preso?? Guardi quanta gente c’è dietro di Lei (tre persone).

– Ma è il mio turno!

– Ah già, mi faccia vedere il bigliettyno. Ah, peggio ancora. Orrore delle mie pupille, veggo qui che lei, povero e rintontito utente, ha sbagliato a prendere la prenotazione. Doveva premere il tasto in alto invece ha premuto quello in basso, mal gliene incolse, ora lei prende tutti i suoi ciottolini e fa un’altra fila alle casse che sono abilitate anche per la spedizione delle raccomandate, ma te guarda che insolenza.

– Ma io non posso fare tutta questa fila, ho una bambina piccola a casa.

– Cazzi suoi, o peripatetico, io gliel’ho detto, poi faccia un po’ come le pare, io non ho tempo da perdere. (Gentile)

Dopo 45 minuti di attesa nella nuova fila

– Di bel nuovo inclito utente, disponga pure di me a suo bell’agio.

– B-b-b-buongiorno, mi sc-sc-sc-usi de bal-bal-balbetto ma ho i nervi a pe- a pe- a-pe -a pezzi dall’attesa.

– Faccia poco il gazzosino e lo spiritosetto, dia qui, che cos’ha, un’operazione a denaro??

– Sì, e ho anche una rac- raccomandata.

– Eh, no, mi scusi, lei non può venire alle poste a prendere in giro i poveri impiegati che lavorano unicamente per il bene del pubblico e per vendere prodotti finanziari. Sappia che a noi delle poste c’importassai della corrispondenza, che sarà, questo sì, un diritto costituzionale ma che per noi è un peso morto incredibile, e poi non posso assolutamente accettarle nulla dato che non ho la connessione Internet.

– Ma una volta le raccomandate si accettavano a mano.

– Eh, caro il mio Coso, lei è ancora all’età del Pleistocene. Oggi è tutto ollàin. Vada a casa e ritorni quando siamo a posto, vedrà che prima o poi ci riesce.

. MA L- L- L- Lei allora mi vuol D-D-D-D-DISTRVGGERE!!!!!!!!!! (ricovero coatto del polito utente)

 

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E’ già tempo di elezioni e io ancora no

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Mancano tre giorni alle elezioni e chissà, col tempo che sta facendo, se non pioverà, come diceva Giorgio Gaber.

Fatto sta che io non sono per niente preparato all’evento e non so esattamente cosa fare. Le possibilità sono tre:

a) andare a votare e annullare la scheda;

b) non andare a votare del tutto;

c) andare a votare e in un impeto di antiqualunquismo mettere la croce sul simbolo di Liberi & Uguali, dopo essermi opportunamente turato il naso, e avere preso dosi massicce di Xamamina, farmaco antinausea contro il mal di mare e il mal d’auto (avevo visto alcune dichiarazioni della Boldrini che, a prescindere dal fatto di essere stata una Presidente della Camera più che criticabile, condividevo nella forma e nella sostanza. Mi sono stupito anch’io di me stesso e mi sono chiesto “com’è possibile? Io d’accordo con la Boldrini??” Ma poi, per fortuna, è venuto in mio soccorso un articolo di giornale letto stamattina sul “Corriere”: Grasso ha dichiarato che sarebbe favorevole a un governo di scopo per la riscrittura di una nuova legge elettorale, con Renzi e Berlusconi. Al di là di una improbabile “große Koalition”, con Berlusconi e Renzi non si governa nemmeno da impiccati, per cui Liberi & Uguali può correre da solo senza il mio voto.

Restano le opzioni a) e b). E se ne vanno i tempi in cui ci credevo davvero che il mio voto fosse importante per qualcuno. Erano quelle che il Poeta chiamava “i sogni senza tempo/le impressioni di un momento”. E io ho 54 anni, perdìo.

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Liscia & bussa

lisciare

Giorni or sono, il poliuretanico lettore Baluganti Ampelio mi ha recapitato un commento al mio recente post su Asia Argento e il caso Meloni. Nel pur breve testo di quello scritto usai (e mal me ne incolse) l’espressione “liscia e bussa”, che tanto male ha fatto al Baluganti e alla sua anima nobile, da spingerlo a pigliar penna e chàlamo e scrivermi “‘un si pole vedè” (sì, perché lui dopo le parole troncate ci mette l’accento, mica l’apostrofo! E perfino l’accento grave, nemmeno quello acuto. O vàgli a di’ quarcosa…) proponendomi in alternativa “striscio e busso” e chiedendomi, in chiusa, “ma ‘un sai più gioà nemmeno a tresette??”

Ora, si sa che nel mentre il Baluganti da giovane si trastullava coll’inutil giuoco del tressette, vantando napoletana a picche a ogni pie’ sospinto, io già mi dilettavo con le concordanze de’ testi letterari, tanto per dire la differenza.
Quanto poi all’espressione incriminata, va detto che ella esiste nella lingua italiana con il significato di “rapogna”, “pesante rimprovero”. Fare un “liscia e bussa” è un po’ come dire “fare il pelo e il contropelo” (e non ci dica il Baluganti che lui dal barbiere non c’è mai stato!) e in quel senso l’avevo usato nel post sulla sventurata Asia Argento.
Ed è sinonimo di quel “striscio e busso” che il Baluganti rivendica come più corretto o, quanto meno, più ascoltabile, esattamente come prevede il vocabolario Treccani alla voce “lisciare” nello screenshot che apre queste note.

L’ho trovato usato perfino nel romanzo “Curzio” di Osvaldo Guerrieri

curzio

con una semplice ricerca su Google Libri, grazie alla quale il Baluganti Ampelio si sarebbe risparmiato una figura cacina, ma del resto egli è avvezzo a questo ed altro.

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Dall’autarchico al papa: 60 anni di Nanni Moretti

Nanni Moretti o dell’orgoglio del cinema italiano. Sembra ieri che il Sommo mise mano al cortometraggio “Come parli frate”, anticipando la storica battuta del “Come parla? Le parole sono importanti” e ce lo ritroviamo già 60enne.
Ora, di certo, Egli non venderà più la sua collezione di francobolli per acquistare una cinepresina in Super8 e realizzare “Io sono un autarchico”. Ben venga però il Gronchi rosa se Nanni Moretti ci ha regalato una meravigliosa sequela di film impareggiabili, sublimi, imprescindibili, assolutamente perfetti (che dite, ora basta aggettivi? Sì, vai…) nella tessitura filmica, nei dialoghi, nei tempi sembre rapidissimi che non lasciano nemmeno un attimo per riprendere il respiro, tanto sono coinvolgenti le atmosfere di “Palombella Rossa”, il nutellone di “Bianca”, la fantasia pseudofelliniana di “Eccebbombo” (così lo pronunzia il divin Moretti), e la toccante vicenda umana e vocazionale di “La messa è finita”.
Dopo la Sacher film, ci auguriamo che Nanni Moretti voglia fondare la Tiramisù Produzioni e la Saint-Honoré Distribution.
Sempre attento alla scelta dei suoi protagonisti, come ha dimostrato immancabilmente in “Caro Diario” e “Aprile”, è confluito da un moderato pessimismo personale all’esplosione dei sentimenti e della ritrovata vitalità in “La stanza del figlio”.
Di carattere schivo e modesto, Moretti interpreta lo psicoanalista del papa, dopo essere passato attraverso l’alter-ego Mariano Apicella.
Tra le sue ultime apparizioni pubbliche si ricorda quella al Teatro Ambra Jovinelli di Roma all’ultimo comizio elettorale del Partito Democratico di Pier Luigi Bersani, com’era bello, mamma mia…

N.B.: Ho scritto questo pezzo sotto la minaccia di mia moglie che se non glielo pubblicavo in toni entusiastici tirava il grilletto, sicche sapete…

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