Certi numeri di Liber Liber

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Il 28 novembre scorso Liber Liber ha compiuto 27 anni. E va be’, auguri vivissimi, cosa volete che gli dica, non sono certo geloso della “ingravescentem aetatem” altrui.

Una breve paginetta festeggia l’avvenimento sul loro sito. “Come da tradizione”, dicono. Molto bene, non ho mai avuto nulla contro la tradizione. Sono ateo ma faccio regolarmente l’albero di Natale e il Presepe. Bisognerà pur avere qualche contraddizione.

Nell’articolo si legge:

“il sito viene visitato da circa 120.000 persone al mese”

Molto bene. Cioè molto male. Il 15 febbraio scorso, in un articolo di analogo tenore, ma con tono ben più aulico, la ex biblioteca digitale più visitata d’Italia trionfeggiava:

“Nel 2020 il sito di Liber Liber ha superato la soglia dei 10 milioni di visite (10.495.771 per la precisione). Non male per una biblioteca! E’ come riempire più di 130 volte lo stadio San Siro.”

Siccome la mia maestra delle elementari mi ha insegnato a fare i conti a suon di sacrosante bacchettate sulle dita, allora li ho fatti.

120.000 visite circa al mese per 12 mesi fanno 2.400.000 visite circa all’anno. Assai più del 75% IN MENO rispetto al vantato dell’anno precente. E sono stato di manica larga. E con buona pace di San Siro.

Direte voi (e diranno loro): “tu che fai tanto il ganzino e hai una biblioteca multimediale on line, ci fai un po’ vedere i TUOI di accessi, bella testina di cazzo?”

Certo, eccoli.

159.000 pagine viste a settembre, 275.000 a ottobre e 424.000 a novembre. Che, voglio dire, proiettati sui quattro trimestri di un anno non riempiranno San Siro ma lo Stadio Tombolato di Cittadella sì.

E allora, che diamine, DI CHE COSA STIAMO PARLANDO?

La mia biblioteca Classici Stranieri (puntocòm) costa meno di un centinaio di euro l’anno. Siamo su un server condiviso Aruba. E’ come stare in un condominio. Liber Liber ha un server per conto proprio. Che certamente costa più di 100 euro all’anno.

Classici Stranieri non fa affidamento sul lavoro di nessun volontario. Una mano ce la dà chi ci ama. E nessun altro. Classici Stranieri non vende nulla, nessun gadget, nessuna risorsa informatica, nessun download. E’ tutto gratis. Non chiede un soldo a nessuno (certo, è tecnicamente possibile fare delle donazioni, se uno vuole, ma non vi offriamo NESSUNA home page con la richiesta di due euro).

Classici Stranieri non è costituita in associazione di volontariato. Non ha costi burocratici, non ha vincoli statutari, non deve rendere conto a nessuno, non ha obblighi di bilancio, può tranquillamente permettersi di chiudere l’anno in attivo coi soli proventi derivati dalle pubblicità, che vengono regolarmente dichiarati dal sottoscritto nella dichiarazione dei redditi. Che è PUBBLICA.

Insomma, se ci sono riuscito io quasi da solo, ci può riuscire, a maggior ragione, chiunque.

E qui mi taccio. E non sorrido più di così perché sono bene educato.

Valerio Di Stefano
per classicistranieri.com

Installare WordPress, evitare lo stress e altre porcheriole

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Beh, il 2021 inizia sotto i migliori augurii (o auspicii, fate un po’ voi!).

E’ uscito oggi in e-book il libro scritto a quattro mani con Marialuisa Basile “Installare WordPress, ed evitare lo stress”. Mi fa piacere farne partecipi i lettori del blog, perché sono quelle piccole soddisfazioncine che durano un giorno, ma che ti permettono di guardare il prossimo dall’alto in basso, e, magari, sparargli anche due o tre raudi fischioni avanzati ai piedi.

Si tratta solo di una versione beta, lo devo ancora rivedere (mi sono stati segnalati dall’implacabile Essebì degli errori che non dovrebbero proprio starci), ma intanto è disponibile su Amazon la versione Kindle. La versione e-pub sarà disponibile a giorni, se non a ore, sugli store più importanti (Mondadori, Feltrinelli, IBS, libreriauniversitaria.it, Hoepli e svariati altri). Amazon ha deciso (bontà sua) di applicarvi uno sconticino. Insomma, approfittatene, così io divento ricco.

Novità di rilievo anche sul fronte del mio vecchio racconto lungo (o romanzetto brevissimo, anche qui fate un po’ voi) “Nunc et in hora mortis nostrae”, di cui è uscita la versione audiolibro, che se avete Audible vi incoraggio a scaricare qui:

https://www.audible.it/pd/Nunc-et-in-hora-mortis-nostrae-Audiolibri/B08GQ5VFXK

Alla chetichella, oltre alla versione Kindle, è uscita anche la versione e-pub, per i puristi e i pignolini. La trovate a uno dei seguenti link:

https://www.mondadoristore.it/Nunc-et-in-hora-mortis-nostrae-Valerio-Di-Stefano/eai979122031131/

https://www.ibs.it/nunc-et-in-hora-mortis-ebook-valerio-di-stefano/e/9791220311311

https://www.lafeltrinelli.it/ebook/valerio-stefano/nunc-et-hora-mortis-nostrae/9791220311311

Quella cartacea, per chi ama sniffare l’inchiostro, è sempre disponibile su:
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/42831/nunc-et-in-hora-mortis-nostrae/

Ma c’è di più. Stamattina il prode Franco Probi (o Caciagli Edo, ora non rammento) mi ha omaggiato della versione radiofonica tratta dall’audiolettura del racconto, e ne ha fatto materiale da trasmettere nella sua “Nuova Radio” (che potrete ascoltare in streaming spippolando sull’iconcina qui a fianco, sulla colonna a destra del blog). Anche qui vi do il link:

https://www.valeriodistefano.com/nunc.mp3

Come sempre, la versione PDF e l’audiolettura del libro saranno sempre libere e gratuite su classicistranieri.com alla voce
http://www.classicistranieri.com/audioletture/

Sì, maramaldi che altro non siete, potete scaricare il tutto anche gratis, senza pagare una lira. Ma se ci tenete ad aiutarmi scaricatevi Audible (il primo mese di ascolto è gratis, che volete di più??) o compratevi una edizione a pagamento.

E a proposito di Audible, giusto per dovere di completezza, e anche per tirarmela un altro pochino, eccovi i link alle audioletture d’autore messe in linea in questo periodo. Ma badate bene che ho intenzione di fare sul serio e ne ho già pronte un’altra ventina:

Vamba: Il giornalino di Gian Burrasca
https://www.audible.it/pd/Il-giornalino-di-Gian-Burrasca-Audiolibri/8831692143

Pirandello: La giara
https://www.audible.it/pd/La-giara-Audiolibri/8831691171

Collodi: Pinocchio
https://www.audible.it/pd/Pinocchio-Audiolibri/883169183X

Verga: Storia di una capinera
https://www.audible.it/pd/Storia-di-una-capinera-Audiolibri/8831691686

De Amicis: Cuore
https://www.audible.it/pd/Cuore-Audiolibri/883169216X

Stecchetti: Postuma
https://www.audible.it/pd/Postuma-Audiolibri/883169281X

Il regalo di Natale di classicistranieri.com

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In occasione delle prossime festività, assieme alla deliziosa vignetta del Maestro Federico Maria Sardelli qui raffigurata, classicistranieri.com, oltre ad augurare ai suoi utenti ogni bene e un 2021 ricco di soddisfazioni, ha pensato di regalarvi 101 audiolibri tratti da Librivox.org. Si tratta di un vero e proprio maremagnum di registrazioni da scaricare a vostro bell’agio e da ascoltare (auspicabilmente) durante queste feste di clausura. Vi posto di seguito i link al materiale, rinnovandomi il mio più sincero augurio di serenità.

Valerio Di Stefano per classicistranieri.com

About – Le Nez d’un notaire
Alarcon – Capitan Veneno
Alighieri – Divina commedia
Alighieri – Rime
Allais – A se tordre
Anonimo – Lazarillo de Tormes
Apollinaire – Alcools
Balzac – La Fille aux yeux d’or
Balzac – Le Pere Goriot
Barrili – Galatea
Barrili – L’undecimo comandamento
Barrili – Ritratto del diavolo
Baudelaire – Les Fleurs du mal
Becquer – Desde mi celda
Blasco Ibanez – Canas y barro
Blasco Ibanez – La Barraca
Cabeza de Vaca – Naufragios
Calderon de la Barca – La vida es sueno
Campana – Canti orfici
Carducci – Odi barbare
Carroll – Alice nel paese delle meraviglie
Castro – El caballero de las botas azules
Cervantes – Don Quijote de la Mancha
Cervantes – Persiles y Sigismunda
Clarin – La Regenta
Collodi – Pinocchio
Corneille – Le Cid
Dario – Abrojos
Daudet – Lettres de mon moulin
Daudet – Tartarin de Tarascon
De Amicis – Cuore
De Amicis – Ricordi di Parigi
Deledda – Canne al vento
Delgado – Angelina
Di Giacomo – Mattinate napoletane
Dumas – Le Comte de Monte-Cristo
Espinel – Marcos de Obregon
Flaubert – Dictionnaire des idees recues
Flaubert – Madame Bovary
Flaubert – Salammbo
Foscolo – Ultime lettere di Jacopo Ortis
Galilei – Dialogo sui massimi sistemi
Garcia Lorca – Impresiones y paisajes
Ghislanzoni – La contessa di Karolystria
Goldoni – La Locandiera
Gozzano – Colloqui
La Fayette – La Princesse de Monpensier
Leopardi – Canti
Machado – Paginas escogidas
Mannrique – Coplas
Manzoni – Inni Sacri
Maupassant – Le Horla
Maupassant – Les Contes de la becasse
Moliere – Les Precieuses ridicules
Pardo Bazan – Cuentos de amor
Pardo Bazan – Insolacion
Pardo Bazan – Los Pazos de Ulloa
Pardo Bazan – Morrina
Pascoli – Myricae
Perez Galdos – Bailen
Perez Galdos – Cadiz
Perez Galdos – El 19 de marzo
Perez Galdos – Estafeta Romantica
Perez Galdos – La batalla de Arapiles
Perez Galdos – Trafalgar
Pirandello – Candelora
Pirandello – Dal naso al cielo
Pirandello – Donna Mimma
Pirandello – Il fu Mattia Pascal
Pirandello – Il vecchio dio
Pirandello – Il viaggio
Pirandello – In silenzio
Pirandello – La Giara
Pirandello – La mosca
Pirandello – La rallegrata
Pirandello – La vita nuda
Pirandello – L’uomo solo
Pirandello – Scialle nero
Pirandello – Tutt’e tre
Reina-Valera – Genesis
Salgari – Le meraviglie del duemila
Sand – La Mare au diable
Sand – Legendes rustique
Speroni – Dialogo delle lingue
Straparola – Piacevoli notti
Teresa de Jesus – Libro de la vida
Unamuno – Abel Sanchez
Unamuno – Niebla
Unamuno – Rimas de dentro
Valera – Juanita la larga
Valle Inclan – Sonata de estio
Valle Inclan – Sonata de otono
Vega – Fuente Ovejuna
Verga – I Malavoglia
Verga – Mastro Don Gesualdo
Verga – Vagabondaggio
Verga – Vita dei campi
Verlaine – Fetes galantes
Verne – Cinq semaines en ballon
Verne – Les Enfants du Capitaine Grant
Verne – Les Forceurs de Blocus
Voltaire – Candide
Zola – J’accuse

Dicono di me

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Oggi mi sono dedicato a controllare l’andamento delle mie audioletture su Audible di Amazon. Vendicchiano,

Una gentile signora (il sesso femminile è sempre molto gentile) ha mandato una recensione negativa sulla mia interpretazione della magistrale (e unica) traduzione di Grazia Deledda di “Eugénie Grandet” di Honoré de Balzac. Dice la riverita utente:

“Purtroppo non sono riuscita ad arrivare alla fine per l’esagerata monotonia del lettore. Così sapevo leggere anche io.”

Nessuna firma, nemmeno uno pseudonimo, nessuno spazio per rispondere. Verrebbe da dire che così sapevo criticare anch’io. Davvero basta celarsi dietro l’anonimato e il più totale riserbo sull’identità personale offerta da Amazon, senza meterci la faccia o uno straccio di firma, per stroncare il lavoro altrui? Va bene, la mia lettura del capolavoro balzacchiano è eccessivamente monotona. Non era suo obbligo ascoltarla (oltretutto, prima di ordinare un audiolibro, c’è la possibilità di ascoltarne gratuitamente un estratto, quindi se non le andava bene poteva benissimo fare a meno di scaricarselo), oltretutto l’ha presa in abbonamento. E se, poi, non voleva pagare, sappia la riverita che su Audible è disponibile anche la lettura dell’ottima Silvia Cecchini (stroncata anche quella dagli utenti perché “troppo veloce” -e va be’, ma non vi accontentate mai…-), quindi sarebbe bastato cancellare la mia versione e sostituirla con un’altra. Oppure, se proprio ci teneva, scaricarla da classicistranieri.com e ascoltarla gratis et pro amore Dei. E invece no. C’è gente che non si accontenta delle proprie contraddizioni, non è contenta finché non le fa conoscere agli altri. Qualcuno, invece, bontà sua, mi ha dato quattro stelle. Altri cinue addirittura. Oddìo, non che sia un privilegio avere 5 stelle con la situazione politica che ci ritroviamo, ma stiamo parlando di valutazioni, non di forze di governo.

Ma non basta: “Così sapevo leggere anch’io”. E brava! E allora perché non l’ha fatto? Non avrebbe creato un doppione, anzi, io credo che più interpretazioni della stessa opera costituiscano una ricchezza, così uno può scegliere e non è costretto a comprare solo l’unica versione disponibile. Magari a caro prezzo. Non ha tempo? Non ne ha voglia?? E allora lasci quest’incombenza a chi tempo e voglia ne ha e ne ha avuta (si rende conto di quanta fatica costi registrare l’audiolettura di un intero romanzo?), e se proprio l’esperienza di ascolto è stata così deludente per lei, sappia che ci sono centinaia di utenti su classicistranieri.com che quell’opera l’hanno scaricata e che sono rimasti contenti. Considero gli apprezzamenti della Signora una sorta di medaglia al valore, e a questo punto è bene che certi clienti di Amazon si ritrovino a pagare 9,90 euro per un audiolibro che potrebbero acquisire altrove gratuitamente. Se la meritano la mia “esagerata monotonia”.

Tirarsela con i libri: “La Mennulara” di Simonetta Agnello Hornby

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Ho due copie de “La Mennulara” di Simonetta Agnello Hornby. Quella verdolina, del 2002 nella collana “I Narratori” (mi raccomando, con l’articolo determinativo) di Feltrinelli, che è una prima edizione e ne sono gelosissimo anche se non ha un valore pecuniario folle, e quella più recente, accresciuta e rivista, pubblicata nella collana “Narratori” (stavolta senza articolo determinativo, chissà che differenza c’è??). La seconda edizione, la più recente, è anche autografata, e io ne vo’ orgoglioso, tronfio e supponente, mostrandovi con saccenza e cialtroneria il prezioso reperto, chè tanto io ce l’ho e voi no:

Ancora su “Tutta la città ne parla” (ho fatto il bis!)

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Ieri sono ancora stato citato su “Tutta la città ne parla” a Radio3. Un massaggio dell’ego smisurato (sia il massaggio che l’ego) che mi ha fatto molto piacere. Si partiva dall’intervento di una ascoltatrice di “Prima Pagina” che denunciava la particolare difficoltà dei concorsi per diventare medici (ma i concorsi devono essere selettivi o no?) e questo è il mio intervento in proposito, letto dalla purtuttavia ineffabile Rosa Polacco:

Mi do all’editoria elettronica. Dopo mi rimane solo l’ippica!

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Ho deciso. Ora i miei e-book, le mie audioletture (soprattutto quelle), i testi di pubblico dominio li metto in vendita anch’io.

Non si vive di sola cultura gratuita (e va da sé che su classicistranieri.com tutte le risorse che vi sono contenute continueranno sempre ad essere libere e gratuite per chi si collega), spero di avere anche qualche piccola, piccolissima soddisfazione di tipo economico. Nulla con cui vivere o campare, naturalmente, ma qualcosa che mi dia un minimo (e quando parlo di minimo intendo proprio il minimo) di soddisfazione, oltre a quella che già mi dànno i miei siti.

Per questo ho contattato un sito italiano (purtroppo Audible non accetta audiolibri provenienti dall’Italia) che dovrebbe fare da intermediario tra me, Amazon e iTunes per la vendita (sì, la vendita) delle mie audioletture. Per ora gliene ho inviate un paio per prova, ho pagato 14 euro per il loro disturbo, e mi diranno loro se sono degne o no della distribuzione di massa. Incrocio le dita.

Poi sto creando per Amazon una collana di libriccini per Kindle. Si tratta di piccoli racconti, saggi brevi, cose da leggere in pochi minuti, insomma, che costeranno 2 USD l’uno (a me ne ritornano 0,70 per ogni copia venduta). Certo, prima di avere un introito visibile bisogna metterne in linea a centinaia, ma ho tempo e volontà da vendere. La collana si chiama “Amarillos” (“gialli”, in italiano, non perché siano romanzi polizieschi, ma perché la copertina è gialla, come quella dei libriccini della Reclam, una casa editrice tedesca, che mi è sempre piaciuta molto).

Tutto qui. Per cui se non mi vedete scrivere più di tanto, sappiate che sto lavorando. Per voi e per le mie misere tasche.

La manna su musicaclassicaonline.com: download possibili anche nei formati .OGG e .WMA (sentilì!)

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musicaclassicaonline.com raddoppia, anzi, triplica.

La sezione “download” del sito, dove è possibile scaricare migliaia di files .MP3 tratti dal catalogo magnatune.com su autorizzazione della stessa è disponibile anche nei formati .OGG (libero, aperto, open source e gratuito) e .WMA (proprietario, chiuso, ugualmente gratuito, è della Microsoft ma ha i suoi fans).

Basta andare su:

https://www.musicaclassicaonline.com/download-ogg

e

https://www.musicaclassicaonline.com/download-wma.

In formato .OGG e. WMA è disponibile ugualmente la sezione in appendice dedicata alla musica etnica. Scaricate e godete come dei majali!

La “soprassata” si chiama soppressata. Oh!

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Che va bene che uno va al discount (Penny Market) per risparmiare e per comprare dei prodotti no logo. Che va bene che non tengono o quasi prodotti di marchio (più che “di marca”), che va bene che gli affettati sono serviti in confezioni di plastica anziché freschi al banco, e che questo aumenta il numero di scarti da riciclare, che va bene tutto ma “soprassata” proprio non si può sentire.

In Toscana si dice, correttamente, “soppressata” e basta. E’ il salume che ospita, in triturazioni grossolane, le parti meno nobili, ma non per questo meno buone, del majale, che vengono, giustappunto, pressate (da qui il nome “soppressata”) viene bollito e una volta rappresi i grassi e le parti gelatinose (orecchie e quant’altro) si taglia a fette e si vende dal salumiere. Esiste in Veneto un salume che si chiama “soppressa”, che somiglia di più a un salame che alla specialità toscana, ugualmente gustoso (sia con aglio che senz’aglio), e fatto con la stessa tecnica della pressatura.

Ora voglio vedere chi ha il coraggio di darmi torto.

Gingo bè

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Gingo beeeè gingo beeeeè gingo trallalà… feliz Navidad, próspero año y felicidad, salud amor y dinero e speriamo che il Natale si presenti migliore di quello che ci aspettavamo alla vigilia. Qui c’è un bel sole, ho deciso di concedermi una passeggiata rigenerante e ho messo un piede in una buca prendendo una storta con la caviglia che ha fatto CRAC. Nessuna frattura ma un dolore che ho visto a Patrepie sul Moto Guzzi. Ora, se possibile, zoppico ancora di più ma devo ringraziare il suddetto Patrepie se non mi sono sfracellato, pecché lui è buone e mi salvette da danno sicuro nel giorno del Santo Natale. Ame.

Gigetta

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Vi presento Gigetta. È la mia nuova auto da tre giorni. Sì, è una Panda e ne sono giustamente orgoglioso, visto che non mi è mai fregato niente delle automobili e che questa è la seconda auto nuova che compro nella mia vita. È bellina e va come le schioppettate, col suo bel colorino canna di fucile un po’ metallizzato, praticamente una tentazione irresistibile per chi voglia sfricinarmela ignobilmente ma tanto sono assicurato contro gli atti vandalici. L’ho presa superaccessoriata. Ha una roba che si chiama Start & Stop che spegne il motore quando metti in folle e stacchi la frizione per poi riaccenderlo appena la riabbassi che ti prende un accidente perché pensi: “E se non si riaccende che succede?”. Ha i comandi al volante ma non ci capisco assolutamente niente. L’autoradio ha un RDS che leva il fumo alle schiacciate, la presina per la chiavetta usb, le memorie per le stazioni (già memorizzati i tre canali RAI e Radio Radicale, tanto per sopravvivere ai viaggi lunghi e a quelli brevi, visto che non tollero le automobili senza autoradio), praticamente mi fa anche il caffè la mattina. Ma il lettore CD dov’è? Non c’è. Se voglio sentire i miei CD (e ne ho parecchiotti) devo per forza convertirli in MP3, trasferirli su chiavetta e ascoltarli così. Insomma, t’attacchi. Se la vuoi è così e se non la vuoi è così lo stesso. Ora cominciano a uscire anche i primi PC portatili (primi?) senza lettore CD e se vuoi usare una live di Linux o installarlo direttamente o te lo schiaffi sulla chiavetta o lo pigli nello scodellaminestre e ti compri un lettore esterno. Ma la Gigetta queste cose non le sa.

Il mio compagnuccio (della parrocchietta) Baluganti Ampelio

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E questo è il mio compagnuccio preferito nonché attivo e sprezzante lettore di queste insulse paginette Baluganti Ampelio (io mi son da presso) il quale venne a trovarmi sciroppandosi ben 30 chilometrini di strada, lui che non ha mai portato le sue ciabatte fuori dalla stanza del suo computer. Vestito in abiti eleganti e con la caratteristica maglietta “a vista”, il volto curato e le gòte rasate coll’accetta, col Baluganti abbiamo chiacchierato del più e del meno (ma soprattutto del meno, visto che a chiacchierare era solo la su’ moglie, la celeberrima Contessa Marusca, che non le cresce certamente l’erba in bocca), soprattutto di teologia, letteratura, dinghi, rutti, lazzi, frizzi, triccheballacche, petardi, raudi, raudi fischioni, poponi, Di Stefano ora basta.

Furon ore di piacevole conversazione, peccato che ora io sia tornato a casa e che non abbia più la possibilità di vedere il Baluganti che ha un telefono coi minuti illimitati ma non lo usa mai, e questo mi rende triste, sicché vado a consolarmi con una vagonata di tacchinella à la Peyregord, ché tanto il Baluganti non la può soffrire.

Le amicizie finiscono

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Le amicizie finiscono, sissignori. Una mi è finita stasera. A distanza di un’ora dal folle e irreversibile “Addio!” (retaggio melodrammatico da vaudeville d’antan) sono ancora vivo. Segno che alla fine di qualcosa si può sopravvivere. Il che è già qualcosa che consola e che ti rende più consapevole delle cose (belle) che hai. Tua figlia, i libri, il blog, la radio, un computer su cui installare Linux e quei sigarini che devi essserti dimenticato nella càntera di cima.

Una volta per finire un’amicizia ci si mandava a fare in culo cordialmente. Io con quell'”amico” lì lo facevo praticamente tutti i i giorni, che quando il vaffanculo è stato definitivo si può dire che nemmeno me ne sono accorto. Poi la controprova: l'”amicizia” su Facebook è stata cancellata. Bloccato, interdetto. Ecco, è così che si fa oggi. Si blocca una persona su Facebook, su WhatsApp. Non la si guarda più, la si cancella dalla vista così ci si illude che non esista, che non continui ad avere una vita e un pensiero propri, e che in un certo senso non ci riguardi più. La vita, ovviamente, è molto più complicata di un clic. Ma al mio “amico” è piaciuto così, cosa gli posso fare?

Gli posso dire che ha cominciato a tradire la nostra amicizia quando mi ha cantato una mezza messa dicendomi delle cose vere per metà (ma l’altra faccia della luna, ovviamente, non me l’ha mostrata. Troppo buia, troppo oscura, troppo piena di sassi e di buche per essere minimamente presentabile) e che ora non c’è più rimedio, come se, da amico, io avessi potuto giudicarlo, criticarlo, insultarlo, denigrarlo per quello che mi nascondeva.

E così ci siamo mandati cordialmente a fare in culo l’uno con l’altro e ora se non altro so con chi avevo a che fare. Nessun rimpianto, no, sono troppo vecchio. Ma ho bannato a mia volta TRE suoi amici di Facebook un po’ perché mi piacciono le rappresaglie e un po’ perché non mi andava di averci ulteriormente a che fare (oh, sarò padrone…).

Certo però che miseria!

La mia nuova vita

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Oggi festeggio 2 mesi senza toccare pane, pasta, fritti, torte, biscotti, gelati e latticini .
Il cambiamento è stato fantastico. Ho perso peso, riacquistato la forma di una volta e il mio modo di pensare è molto più concentrato e positivo. La pizza è un lontano ricordo e l’ho sostituita con le verdure. Stasera a cena 4 mandorle e tè verde. Poi uno spuntino con semi di girasole.
Continuerò a mantenere questo stile di vita e a fare ancora di più perché ci tengo tantissimo e sono rinato!!
I risultati sono fantastici e mi spingono ad andare avanti. Niente alcool, fumo, dolci: un’alimentazione sana e soprattutto un’ora di corsa ogni giorno. Sveglia alle 5 con esercizi tibetani, poi doccia fredda senza shampoo né sapone.
Non so chi abbia scritto questo post, ma c’era scritto di copiare e incollare.

Catarella è vivo e lotta insieme a noi

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Questo è Catarella. E’ stato il mio primo portatile, molti e molti anni fa. Ora è un vecchio rudere che non accetterebbe più nemmeno lo sfasciacarrozze. Però funziona ancora. E bene. Oddio, la batteria è andata, però attaccandolo alla rete elettrica fa il suo dannatissimo dovere. Solo che Windows è un sistema operativo troppo pesante per lui, che ha risorse estremamente limitate, ma che andava benissimo con le configurazioni Linux di una volta (installai, con mia somma soddisfazione, Linux Ubuntu 6.06 e fu un trionfo. Sistema velocissimo, applicazioni straordinarie, insomma, Catarella funzionava da Dio). Poi anche Linux ha cominciato a non supportare più gli aggiornamenti per quella versione (e son dei bei signorini di nulla anche loro, sì…), tutto si è fatto vetusto, la partizione Windows XP anche quella è stata abbandonata dalla Microsoft e mi si è impestata di sacrosanti malware, insomma, la paralisi. Tanto che decisi di piallare l’hard disk e di metterci Xubuntu. E’ la versione più leggera di Ubuntu, come minimo installato quello il sistema diventa una scheggia. Clìcchete clìcchete clìcchete…macché! Catarella era diventato un pachiderma con una lentezza incredibile di movimento. Operativo in cinque minuti dall’accensione, macinava e macinava l’hard disk come se fossero ulive di Grecia nel frantojo.

Ieri ho scoperto che esiste una versione ultraleggera di Ubuntu, destinata proprio ai computer vetusti. Si chiama Lubuntu (anche loro con questi nomi del cavolo non farebbero meglio a fare un po’ più di chiarezza? Ubuntu, Kubuntu, Lubuntu, Xubuntu… culo!!). L’ho scaricata, masterizzata e installata. Quelli di Linux sono tutti dei grandissimi ottimisti. Ti dicono che l’installazione avviene in tempi rapidissimi, “solitamente 20 minuti”. Invece io ci ho messo un’ora e dieci. Però è andata bene al primo tentativo, ho riavviato il PC e ho fatto l’accesso al sistema operativo in tempi decenti, e adesso, con profonda soddisfazione, vi sto scrivendo proprio da Catarella (che si chiama così per via dell’informaticcia di cui è profondamente esperto). Ho riportato in vita un PC che funzionava benino e che mi dispiaceva dover sacrificare, io che non butto via niente, perché queste cose costan quattrini. Certo, non vola, viaggia (per citare il Poeta), e certamente è ripartito.

E Maione? “Maione” è il nome del mio nuovo PC portatile che monta Linux Mint. Ci devo ancora prendere la mano, ma funziona egregiamente. Peccato che l’aspetto di Linux Mint sia così bujo.

Ah, vi tolgo la curiosità: il vizio di chiamare per nome i PC viene proprio da Linux, che chiede, al momento dell’installazione, un nome da inserire. Catarella, come vi ho detto, è per via dell’abilità informatica del personaggio di Andrea Camilleri, fedele collaboratore del commissario Montalbano. Maione, invece, è il collaboratore fedele del commissario Ricciardi (il personaggio di Maurizio De Giovanni), nella Napoli degli anni ’30. E’ piuttosto grosso di stazza e questo giustifica il nome per il PC che ha risorse decisamente più potenti.  Ovvia, ora lo sapete.

Il mio nuovo PC

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computernuovo

Eccolo lì, l’ho ordinato questa mattina da Amazon e arriverà martedì prossimo.

E’ il nuovo PC (portatile) con cui saranno gestiti classicistranieri.com e questo blog. Non posso più andare avanti con una vecchissima macchina sotto Windows XP (e una versione vetusterrima di Ubuntu Linux) che è piena di virus e malware, sicché ho deciso di investire qualche spicciolo in questo gioiello della tecnica con la speranza che mi dia qualche soddisfazione. Una parte di quello che pago andrà alla Microsoft perché ho accettato di avere Windows 10 PRO preinstallato. E’ la terza volta che compro una licenza di Bill Gates. Dopo Windows ME e XP, un altro troiaio mi ci voleva proprio. Ora si tratta di vedere che fare del vecchio Catarella (il nome del mio portatile precedente) che ha installato X-Ubuntu, ma non c’è verso di farlo girare (col cavolo che X-Ubuntu resuscita i morti!). Vedremo.

Ah, il nuovo computer si chiamerà Maione. Indovinate perché.

Saluto l’autunno

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Sia benedetto nei secoli l’autunno, che arriva d’improvviso e ti fa sentire il fresco vento che butta giù le foglie che poi tua figlia ci gioca calpestandole e facendo cric crac, cric crac e ti sorride tutta contenta. Sia benedetto l’autunno per i funghi, per la polenta, per le castagne, per i sapori veri della terra, per i colori giallognoli, per il cielo limpido e sgombro da nubi, per i golfini e i maglioncini che ti proporzionano quel teporino piacevole che ti senti addosso. Sia benedetto l’autunno perché ci porta via lontani gli effetti di quella baldracca, puttana, meretrice, battona, donna di malaffare, poco di buono, prostituta, zoccola e maiala dell’estate, chè il caldo fa male, malissimo, all’umore, alla testa, al corpo, allo spirito, e la pressione d’autunno si rialza e con lei si affaccia di nuovo la vita, quella che vuole il freddo, quella che aborrisce il caldo amaro e che fa sì che io vada in giro ancora con la maglietta a maniche corte perché voglio sentire il fresco freddo che ti vibra nelle ossa e che ti entra nella pelle. E’ l’autunno ribelle, e per questo lo amo.

Oggi sono stato alle Poste

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– Buongiorno polito e riverito utente, in che cosa posso rendermi fattiva per restare ai suoi servigi?

– Buongiorno spettabile impiegata, avrei bisogno di spedire una raccomandata e di fare un’operazione a denaro, per cortesia (e sottolineo P-E-R C-O-R-T-E-S-I-A).

– Uh, ma che vedo???? Passi pure per la raccomandata, ma l’operazione a denaro non gliela posso proprio fare, no, no, non se ne parla, sa?

– Ma su, via, è mia convinzione che se Lei lo desiderasse, potrebbe fare un’eccezione ed accettarmi l’operazioncina a denaro evitandomi di fare una seconda fila.

– Oh, che insolenza, ma questo non è proprio possibile, sa? Per chi mi ha preso?? Guardi quanta gente c’è dietro di Lei (tre persone).

– Ma è il mio turno!

– Ah già, mi faccia vedere il bigliettyno. Ah, peggio ancora. Orrore delle mie pupille, veggo qui che lei, povero e rintontito utente, ha sbagliato a prendere la prenotazione. Doveva premere il tasto in alto invece ha premuto quello in basso, mal gliene incolse, ora lei prende tutti i suoi ciottolini e fa un’altra fila alle casse che sono abilitate anche per la spedizione delle raccomandate, ma te guarda che insolenza.

– Ma io non posso fare tutta questa fila, ho una bambina piccola a casa.

– Cazzi suoi, o peripatetico, io gliel’ho detto, poi faccia un po’ come le pare, io non ho tempo da perdere. (Gentile)

Dopo 45 minuti di attesa nella nuova fila

– Di bel nuovo inclito utente, disponga pure di me a suo bell’agio.

– B-b-b-buongiorno, mi sc-sc-sc-usi de bal-bal-balbetto ma ho i nervi a pe- a pe- a-pe -a pezzi dall’attesa.

– Faccia poco il gazzosino e lo spiritosetto, dia qui, che cos’ha, un’operazione a denaro??

– Sì, e ho anche una rac- raccomandata.

– Eh, no, mi scusi, lei non può venire alle poste a prendere in giro i poveri impiegati che lavorano unicamente per il bene del pubblico e per vendere prodotti finanziari. Sappia che a noi delle poste c’importassai della corrispondenza, che sarà, questo sì, un diritto costituzionale ma che per noi è un peso morto incredibile, e poi non posso assolutamente accettarle nulla dato che non ho la connessione Internet.

– Ma una volta le raccomandate si accettavano a mano.

– Eh, caro il mio Coso, lei è ancora all’età del Pleistocene. Oggi è tutto ollàin. Vada a casa e ritorni quando siamo a posto, vedrà che prima o poi ci riesce.

. MA L- L- L- Lei allora mi vuol D-D-D-D-DISTRVGGERE!!!!!!!!!! (ricovero coatto del polito utente)

 

E’ già tempo di elezioni e io ancora no

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scheda

Mancano tre giorni alle elezioni e chissà, col tempo che sta facendo, se non pioverà, come diceva Giorgio Gaber.

Fatto sta che io non sono per niente preparato all’evento e non so esattamente cosa fare. Le possibilità sono tre:

a) andare a votare e annullare la scheda;

b) non andare a votare del tutto;

c) andare a votare e in un impeto di antiqualunquismo mettere la croce sul simbolo di Liberi & Uguali, dopo essermi opportunamente turato il naso, e avere preso dosi massicce di Xamamina, farmaco antinausea contro il mal di mare e il mal d’auto (avevo visto alcune dichiarazioni della Boldrini che, a prescindere dal fatto di essere stata una Presidente della Camera più che criticabile, condividevo nella forma e nella sostanza. Mi sono stupito anch’io di me stesso e mi sono chiesto “com’è possibile? Io d’accordo con la Boldrini??” Ma poi, per fortuna, è venuto in mio soccorso un articolo di giornale letto stamattina sul “Corriere”: Grasso ha dichiarato che sarebbe favorevole a un governo di scopo per la riscrittura di una nuova legge elettorale, con Renzi e Berlusconi. Al di là di una improbabile “große Koalition”, con Berlusconi e Renzi non si governa nemmeno da impiccati, per cui Liberi & Uguali può correre da solo senza il mio voto.

Restano le opzioni a) e b). E se ne vanno i tempi in cui ci credevo davvero che il mio voto fosse importante per qualcuno. Erano quelle che il Poeta chiamava “i sogni senza tempo/le impressioni di un momento”. E io ho 54 anni, perdìo.

Liscia & bussa

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lisciare

Giorni or sono, il poliuretanico lettore Baluganti Ampelio mi ha recapitato un commento al mio recente post su Asia Argento e il caso Meloni. Nel pur breve testo di quello scritto usai (e mal me ne incolse) l’espressione “liscia e bussa”, che tanto male ha fatto al Baluganti e alla sua anima nobile, da spingerlo a pigliar penna e chàlamo e scrivermi “‘un si pole vedè” (sì, perché lui dopo le parole troncate ci mette l’accento, mica l’apostrofo! E perfino l’accento grave, nemmeno quello acuto. O vàgli a di’ quarcosa…) proponendomi in alternativa “striscio e busso” e chiedendomi, in chiusa, “ma ‘un sai più gioà nemmeno a tresette??”

Ora, si sa che nel mentre il Baluganti da giovane si trastullava coll’inutil giuoco del tressette, vantando napoletana a picche a ogni pie’ sospinto, io già mi dilettavo con le concordanze de’ testi letterari, tanto per dire la differenza.
Quanto poi all’espressione incriminata, va detto che ella esiste nella lingua italiana con il significato di “rapogna”, “pesante rimprovero”. Fare un “liscia e bussa” è un po’ come dire “fare il pelo e il contropelo” (e non ci dica il Baluganti che lui dal barbiere non c’è mai stato!) e in quel senso l’avevo usato nel post sulla sventurata Asia Argento.
Ed è sinonimo di quel “striscio e busso” che il Baluganti rivendica come più corretto o, quanto meno, più ascoltabile, esattamente come prevede il vocabolario Treccani alla voce “lisciare” nello screenshot che apre queste note.

L’ho trovato usato perfino nel romanzo “Curzio” di Osvaldo Guerrieri

curzio

con una semplice ricerca su Google Libri, grazie alla quale il Baluganti Ampelio si sarebbe risparmiato una figura cacina, ma del resto egli è avvezzo a questo ed altro.

Dall’autarchico al papa: 60 anni di Nanni Moretti

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Nanni Moretti o dell’orgoglio del cinema italiano. Sembra ieri che il Sommo mise mano al cortometraggio “Come parli frate”, anticipando la storica battuta del “Come parla? Le parole sono importanti” e ce lo ritroviamo già 60enne.
Ora, di certo, Egli non venderà più la sua collezione di francobolli per acquistare una cinepresina in Super8 e realizzare “Io sono un autarchico”. Ben venga però il Gronchi rosa se Nanni Moretti ci ha regalato una meravigliosa sequela di film impareggiabili, sublimi, imprescindibili, assolutamente perfetti (che dite, ora basta aggettivi? Sì, vai…) nella tessitura filmica, nei dialoghi, nei tempi sembre rapidissimi che non lasciano nemmeno un attimo per riprendere il respiro, tanto sono coinvolgenti le atmosfere di “Palombella Rossa”, il nutellone di “Bianca”, la fantasia pseudofelliniana di “Eccebbombo” (così lo pronunzia il divin Moretti), e la toccante vicenda umana e vocazionale di “La messa è finita”.
Dopo la Sacher film, ci auguriamo che Nanni Moretti voglia fondare la Tiramisù Produzioni e la Saint-Honoré Distribution.
Sempre attento alla scelta dei suoi protagonisti, come ha dimostrato immancabilmente in “Caro Diario” e “Aprile”, è confluito da un moderato pessimismo personale all’esplosione dei sentimenti e della ritrovata vitalità in “La stanza del figlio”.
Di carattere schivo e modesto, Moretti interpreta lo psicoanalista del papa, dopo essere passato attraverso l’alter-ego Mariano Apicella.
Tra le sue ultime apparizioni pubbliche si ricorda quella al Teatro Ambra Jovinelli di Roma all’ultimo comizio elettorale del Partito Democratico di Pier Luigi Bersani, com’era bello, mamma mia…

N.B.: Ho scritto questo pezzo sotto la minaccia di mia moglie che se non glielo pubblicavo in toni entusiastici tirava il grilletto, sicche sapete…

Capodanno & Maiuscole

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(Livorno: Roba bella)

 

Questa storia del Capodanno, auguri, auguri, balletti, tappi di spumante, fischi, raudi, petardi, bombe di Maradona (che ora non vanno nemmen più di moda, c’è la bomba-spread che vi fa scoppiare direttamente il conto corrente), trenini, macarena, coriandoli, lingue di menelicche, cappellini da imbecilli, cenoni di zampone e lenticchie, questa storia del Capodanno cominciato, come da tradizione, con la consolazione della un-pa-pà-Musik, questo Capodanno, dicevo, è una soverchia coglionatura. Domani ci risveglieremo tutti con le balle girate e un bel po’ di acidità di stomaco in più, ci renderemo conto che c’è da pagare (forza, dàte, dàte qui…),  e anche una bella frana di $oldi, altro che auguri e lenticchie.

Lasciamo perdere il Capodanno, per favore. Il Capodanno son solo giacconi nuovi e pelliccine sintetiche sfilate per le strade e sotto i portici dello struscio.

Questo è il primo giorno del resto della nostra vita. Investiamolo in conoscenza, che è l’unica cosa per cui valga la pena vivere in un’esistenza MAIUSCOLA per davvero e non per forza.

Mariacristina Adorante recensisce “duepuntozero”

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Stavo per accasciarmi sul divano stremato, con la pentola del brodo sul fornello che fa blu-blu-blu bollendo pian pianino il sacro e reliquiario contenuto, quando mi è giunta notizia che sul giornale on line City Rumors è apparsa una recensione a firma di Mariacristina Adorante del mio "duepuntozero".

Sono rimasto lì davanti allo schermo del PC per due minuti in stato di fantozziana morte apparente perché non mi sarei mai aspettato di avere addirittura una recensione cliccata, in meno di 24 ore, oltre 300 volte, il che significia circa 2100 volte in una settimana.
Per fare quei numeri lì col mio blog devo far stare un post in prima pagina almeno nove settimane e mezzo (giuro, non sto scherzando è un risultato che rappresenta il calcolo di una previsione ottimista realizzata sui dati di accesso) e a parte la battuta scontata per cui il mio blog sarebbe un’espressione erotica al pari di Kim Basinger quando era giovane e si spogliava al ritmo delle canzoni di Joe Cocker (che, invece, giovane non lo è stato mai), sono ancora lì a leggere e rileggere quanto scritto da questa gentile e (semi)sconosciuta critica, che ha voluto far conoscere quello che ho scritto oltre le zone naturalmente delimitate da casa mia e la libreria "La Nuova Editrice", unici luoghi fisici e non virtuali in cui si può trovare il libro).

Mariacristina Adorante parla del mio libro in questi termini:

"È un’opera talmente poliedrica e composita che crea non pochi problemi nel momento in cui si vuole cercare in qualche modo di classificarla o definirla."

"Si tratta senza dubbio di un libro sui generis, che riesce perfettamente nel tentativo di trovare un compromesso e un nesso tra la scrittura digitale, il blog, e la carta stampata, il libro."

"Questa geniale ed originale raccolta spazia nei più disparati campi dello scibile (…)"

" (…) l’autore qualcosa da dire ce l’ha e merita di essere letto. Giudizio complessivo sul libro: assolutamente consigliato!"

Ma io scherzavo…
Io volevo solo fare una bagatella, un "vanity book" (come lo chiamerebbe un mio amico), una cazzatina in sol maggiore che allietasse le persone che conosco e che mi conoscono e, al limite, qualche curioso che avesse la disgraziata idea di comprarlo. Invece non solo ho scoperto che in libreria è stato acquistato da una misteriosa signora elegantissima, tacchi a spillo vertiginosi e gonna nera, oltre che da una signora che lo ha regalato alla sua vicina (chissà se sono ancora vicine di casa, adesso…), ma anche che è poliedrico, composito, sui generis, geniale ed originale, assolutamente consigliato.

Ora, è vero che quando scrivi qualcosa e la pubblichi il lettore ci mette del suo e vede cose a cui tu non hai pensato (Flaubert, parlando delle recensioni e delle analisi degli studiosi al suo "Madame Bovary" ebbe a dire una cosa del tipo: "Ma io non ho mai pensato di metterci tutte queste cose!") però, appunto, non solo si dà il caso che  io non sia Flaubert, ma, soprattutto, non pensavo -e non penso a tutt’ora- che quello che ho scritto sia così interessante da destare la curiosità di più di cinque o sei persone al massimo (tutt’al più, delle rimanenti altre, il disprezzo), oltre a rappresentare un temporaneo automassaggio del mio ego.

E siccome quelli di Cityrumors.it hanno la buona abitudine di usare una licenza Creative Commons eccovi il testo intero della recensione, per vostra ulteriore rabbia e invidia:



Bisogna Lottare Ogni Giorno

Parlare di “Duepuntozero” è tutt’altro che facile. È un’opera talmente poliedrica e composita che crea non pochi problemi nel momento in cui si vuole cercare in qualche modo di classificarla o definirla. Si tratta senza dubbio di un libro sui generis, che riesce perfettamente nel tentativo di trovare un compromesso e un nesso tra la scrittura digitale, il blog, e la carta stampata, il libro.

Dalla Premessa, definita dall’autore stesso perfettamente inutile (come tutte le premesse, del resto), si evince che stiamo per leggere una raccolta, o meglio, un’antologia ragionata, degli articoli più interessanti postati sul blog valeriodistefano.com. Per sua stessa affermazione, il blog è un qualcosa di impellente, un vero e proprio bisogno a cui non ci si può sottrarre, oltre ad un ottimo metodo per non perdere traccia degli avvenimenti e fissare nelle memoria i pensieri volatili.

Questa geniale ed originale raccolta spazia nei più disparati campi dello scibile, con  considerazioni di vario genere e natura, prendendo spesso  spunto da avvenimenti d’attualità e politica. Non mancano ovviamente una sottile satira, un sano umorismo, così come una tagliente ironia e spietata lucidità.

Tra gli articoli più interessanti troviamo la molto attuale Dichiarazione universale dei diritti dell’odio verso le pubblicità natalizie, di cui vorrei riportare alcuni estratti: A Natale puooooi / fare quello che non puoi fare maaaaaaiiiii”. Ma cosa fanno a Natale questi rompicoglioni in erba che non possono fare negli altri momenti dell’anno? Voglio dire, a parte reclamare a gran voce un cellulare nuovo, la Playstation, Facebook libero in libero stato, l’opzione natalizia per la scheda SIM per poter mandare mille e più SMS a chiunque ed entrare così nel novero dei tritura testicoli ad oltranza?
Articoli/post come questo ci fanno sorridere e riflettere allo stesso tempo, affermando con sarcasmo delle sacrosante verità.

Altro post di straordinaria creatività ed originalità è la riscrittura parodica de “La pioggia nel pineto”, diventata “La pioggia di Roseto”, con riferimento all’alluvione del 2 marzo 2011, i cui ultimi versi recitano: Piove che rompe i coglioni,/ piove come pisciurilla/ piove che non senti più nulla/ se non l’acqua che frulla/ altro che favola bella!/ Illuditi Ermione! / Non rimborserà niente il Comune…

Sempre sulla stessa linea tra il serio e il faceto, troviamo Volevo solo spedire una raccomandata, in cui l’autore narra le sue inenarrabili (l’ossimoro è d’obbligo) peripezie in un ufficio postale, solo per spedire una banalissima raccomandata. Chi non si riconosce in un racconto del genere? Conosciamo fin troppo bene le espressioni robotiche stampate sui volti di alcuni impiegati postali, la loro sadica lentezza nell’effettuare le operazioni o l’esitazione nel premere il pulsante che fa avanzare altri clienti. Il racconto che ne fa Di Stefano è lo sfogo di tutti noi, nostro malgrado inermi davanti alla disarmante inefficienza degli uffici pubblici e alla sempre maggiore intricata matassa della burocrazia.

Più engagés sono invece gli articoli che trattano ad esempio della morte di Marco Simoncelli e la retorica del cordoglio a tutti i costi, in cui viene criticato il finto dolore della gente estranea, di chi ha parole solo per dire che non ha parole.

Quasi a fare da contrappeso a questo atteggiamento tipico di noi occidentali, vi è l’articolo sui giapponesi, in cui si accenna al loro cordoglio intimo, profondo ma riservato, sommesso e per nulla ostentato. Ebbene sì, nella terra del Sol Levante non ci si dispera, non si urla, non ci si straccia le vesti, e soprattutto non si dà la colpa a nessuno di quello che è successo. Noi, che siamo migliori di loro, preferiamo mostrarlo il dolore, fare in modo che tutti sappiano che noi soffriamo per la morte di una persona cara, perché la morte e il dolore non esistono se gli altri non li vedono. E se si può andare in televisione è perfino meglio.

Merita infine attenzione l’articolo/post dedicato ai ragazzi, dal titolo La malattia dei giovani, in cui si affronta il problema della comunicazione, del dialogo e nel quale si conclude riflettendo sul fatto che i giovani  si sentano stranamente vecchi, citando a tal proposito il blog di una ragazza: parlava del compimento dei suoi 25 anni, e ne faceva un bilancio come se si fosse trattato delle volontà testamentarie di un ottuagenario. Cazzo, la malattia dei giovani è la vecchiaia. E io a 47 anni non dovrei avere più un accidente da dire…

Ma l’autore qualcosa da dire ce l’ha e merita di essere letto. Giudizio complessivo sul libro: assolutamente consigliato!

Potete trovare “Duepuntozero” su www.ilmiolibro.it e su http://www.classicistranieri.com/valerio-di-stefano-duepuntozero-bisona-lottare-ogni-giorno-edizioni-ilmiolibro-it-e-lulu-com.html dove è presente anche la versione e-book.


Mariacristina Adorante su cityrumors.it
Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/


Cambia la licenza delle mie audioletture (e vi sta bene!)

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A qualcuno, recentemente, è venuto il ghiribizzo di volermi far passare il buonumore.

Il qualcuno in questione (che non ho identificato perché non mi interessa sapere chi è) in passato ha messo in vendita su Lulu.com, che è un’iniziativa più che lodevole, un CD-ROM (o DVD-ROM, stai a guardare il capello!) di audiobook in italiano presi un po’ qua e un po’ là. Tra queste letture c’era senz’altro il mio “Giornalino di Gian Burrasca” e, con ogni probabilità, la mia “Eugénie Grandet”.

Che io ho messo a disposizione di tutti a condizione che non venissero usati per la vendita.

Ringrazio cordialmente la persona che mi ha comunicato la circostanza (e di cui, da bravo vigliacco quale sono, non faccio il nome). Tra l’altro, proprio per bravate come quella attribuibile all’ignoto spacciatore di audiolibri, Lulu.com ha deciso di escludere la sezione audio dai suoi cataloghi.

Non so quale fosse il fine ultimo di chi ha messo in vendita le mie letture e quelle di altri, a parte fare soldi, naturalmente.

Se non

Sol Levante

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E certo che sono strani i giapponesi!

Vengono in Italia a gruppi, con quei ridicoli cappellini, con le camicine così odiosamente e ordinatamente stirate, anche dopo aver fatto un viaggio di migliaia e migliaia di chilometri, e pretendono perfino di andare a visitare i musei e i luoghi artistici (che, notoriamente, non gliene frega più niente a nessuno).
Per fare il biglietto si mettono ordinatamente in fila (sacrilegio!), e dire che potrebbero passare avanti agli altri come facciamo noi italiani che, notoriamente, siamo migliori di loro.
Oppure, sempre per essere migliori dei giapponesi, si potrebbe eliminare il problema alla radice e

Adesso su Repubblica dicono basta anche gli uomini

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Quelli di
Repubblica devono avere letto il mio post di ieri.

Si devono essere resi conto che oltre alle donne che dicono basta al puttanesimo di Stato, forse ci sono anche gli uomini che esprimono un po’ di solidarietà nei confronti delle donne e del loro ruolo posto in ridicolo dai comportamenti delle Rubacuori che fanno del loro corpo quello che vogliono e dalla legittimazione di questi modelli.

Fatto sta che da oggi su Repubblica si indignano anche gli uomini.

E in tutta questa corsa all’indignamento coatto non hanno ancora capito che bisogna dire basta alla mania di protagonismo della gente, uomini o donne che siano, che per un clic pubblicato dal sito di Repubblica venderebbero la propria madre.

Magari se continuano a leggere il blog…