Antologia di giudizi critici – Appendice B

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ANTOLOGIA SOMMARIA DI GIUDIZI CRITICI

“E dài! Ma perché non ci metti anche me nel libro sulla scuola? Che ti costa?”
(Le sue colleghe al cambio dell’ora)

“Se non rientra il 1 settembre la deferisco alla Commissione Medica Permanente de L’Aquila!”
(La prima Dirigente della scuola in cui presta servizio -che gli voleva bene!-)

“Professore, capisco perfettamente. Le mando subito un PC della scuola in comodato d’uso gratuito così può ricominciare a lavorare in DaD. Buona giornata.”
(La seconda Dirigente della scuola in cui presta servizio -che gli voleva bene e gliene vuole ancora-)

“Ah, lo spagnolo… Così musicale, così orecchiabile, così sensuale… come si dice ‘Ti amo’ in spagnolo, te quiero?? Olé, spagnolitooooos!”
(Quelle che vorrei-ma-non-posso)

“Lo spagnolo è facile! Basta mettere la -s in fondo e parlare in italiano.”
(I suoi alunni del primo anno alla prima lezione)

“1”
(Valutazione della sua prima prova scritta di spagnolo al Liceo Linguistico, a.s. 1979-80, matita blu su foglio protocollo)

“Ma perché, c’è differenza tra spagnolo e portoghese?”
(Alunna bocciata alla Certificazione Linguistica DELE, livello A1)

“E scì, professo’, nun saccio l’itagliano, mo’ saccio lu spagnol’, secondo te??”
(Un alunno sincero)

“Professo’, ma in Spagna ci stanno gli arrosticini?”
(Un alunno insicuro)

“Professo’, ma come si chiama il Presidente della Repubblica in Spagna?”
(Un alunno disorientato)

“Allora senti questa, Professo’… ‘Sono il fantasma Formaggino!! Vieni qui che ti spalmo sul panino…'”
(Un alunno convinto di essere spiritoso e aggiornato)

“Comodo, vero, fare l’insegnante? Tre mesi di vacanza pagati, Natale, Pasqua, ponti, permessi, malattia, 18 ore alla settimana di lavoro… provateci voi a campare con solo 3500 euro al mese!”
(Commento sul suo profilo Facebook)

“Di Stefano chi?? Ah, quello che somiglia a Nanni Moretti, sì, sì, ho capito!”
(L’insegnante di italiano dell’anno scorso)

“Messaggio gratuito: il cliente da lei chiamato, non è al momento raggiungibile.”
(Risposta standard alle telefonate in entrata durante la fine settimana)

“Ma funziona questa stampante?”
(Chiunque visiti la sua casa, nessuno escluso)

“E basta con questa radio accesa alle due del mattino su Radio Kabul, qui c’è gente che ogni giorno va a lavorare, sa?”
(Il suo condòmino vicino di appartamento)

“Si eroga la sanzione di euro 75 più spese di notifica e di rimozione del mezzo.”
(Violazione al Codice della Strada – Parcheggio in doppia fila)

“Hai il raffreddore? No, non ci vengo a darti l’estrema unzione, se Dio vuole avremo il piacere di averti tra di noi ancora per lunghi anni a rompere i coglioni!”
(Don Massimo, quello vero, già suo collega di Religione Cattolica – Messaggio WhatsApp)

“Lei non trova che siamo arrivati agli ultimi giorni di questo mondo, che l’apocalisse sia vicina e che sia necessario restaurare la sovranità di Dio sulla Terra?”
(Testimoni di Geova, domenica mattina, ore 7,30)

“Accipe salis sapientiae!”
(Il parroco battezzante, in ‘De inutilitate Valerii Stephanensis Baptisimi”)

“…perché con la parola ‘cazzate’ offendeva e denigrava la persona e il pensiero del collega Berlusconis durante un consiglio di classe, ai sensi dell’art. 595 del Codice Penale.”
(Procura della Repubblica di Teramo – Citazione diretta a giudizio per diffamazione)

“Ma quanta roba ordini on line? Guarda che non è che ogni giorno dobbiamo fare il giro di mezza città per i begli occhioni tuoi!”
(Il corriere Amazon e il postino)

“Ah, Profissori, Profissori… ci sarebbe che c’è al tilefono tilefonante la signora e profissorissa Preside che chiede urgente urgentevole di vossìa!”
(Andrea Camilleri, in “Fenomenologia di Catarella”)

“Mi sono mai permesso di fare una tesi di laurea su di Lei, io??”
(Miguel de Unamuno, poeta e filosofo spagnolo)

“L’opera narrativa del Di Stefano, soprattutto se collazionata con gli scritti della maturità del Leopardi e col dibattito dei più recenti filologici carducciani, è senz’altro da ritenersi una solenne boiata indegna.”
(Francesco De Sanctis, in Storia della letteratura italiana)

“Ciao, grande!!”
(Mohammed, vucumprà stanziale davanti al suo supermercato di fiducia)

“C’è da cambiare la calotta dello spinterogeno, pulire le candele, fare la revisione, pagare gli arretrati del bollo, le gomme sono lisce, dobbiamo sostituire le pasticche dei freni, il freno a mano, l’autoradio e la centralina. Come fa a camminare ancora questa macchina lo sa solo San Gabriele dell’Addolorata!”
(Il suo meccanico di fiducia)

“Son tre chili e rotti di castrato, Professo’, lei vive da solo, ma che cazzo ci farà con tutta questa carne?”
(Il suo macellaio di fiducia)

“Si richiedono con urgenza analisi complete del sangue e delle urine per sovralimentazione e colesterolemia.”
(Il suo medico di base)

“Paga, o merda!”
(Quinto e ultimo sollecito della bolletta del gas)

“Capra! Capra!! Capra!!!”
(Vittorio Sgarbi, in “L’arte pittorica di Valerio Di Stefano”)

“Certo, Maremma ciuca, se s’aspetta che tu telefoni te, qui a Livorno si potrebbe anche morì’ tutti sterminati!”
(Incipit delle telefonate di sua madre dopo il suo trasferimento in Abruzzo)

“Grazie, babbo!”
(Sua figlia Adele Marie, al primo gelato della sua vita)

“Grazie, babbo!”
(I personaggi di questo libro)

Certi numeri di Liber Liber

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Il 28 novembre scorso Liber Liber ha compiuto 27 anni. E va be’, auguri vivissimi, cosa volete che gli dica, non sono certo geloso della “ingravescentem aetatem” altrui.

Una breve paginetta festeggia l’avvenimento sul loro sito. “Come da tradizione”, dicono. Molto bene, non ho mai avuto nulla contro la tradizione. Sono ateo ma faccio regolarmente l’albero di Natale e il Presepe. Bisognerà pur avere qualche contraddizione.

Nell’articolo si legge:

“il sito viene visitato da circa 120.000 persone al mese”

Molto bene. Cioè molto male. Il 15 febbraio scorso, in un articolo di analogo tenore, ma con tono ben più aulico, la ex biblioteca digitale più visitata d’Italia trionfeggiava:

“Nel 2020 il sito di Liber Liber ha superato la soglia dei 10 milioni di visite (10.495.771 per la precisione). Non male per una biblioteca! E’ come riempire più di 130 volte lo stadio San Siro.”

Siccome la mia maestra delle elementari mi ha insegnato a fare i conti a suon di sacrosante bacchettate sulle dita, allora li ho fatti.

120.000 visite circa al mese per 12 mesi fanno 2.400.000 visite circa all’anno. Assai più del 75% IN MENO rispetto al vantato dell’anno precente. E sono stato di manica larga. E con buona pace di San Siro.

Direte voi (e diranno loro): “tu che fai tanto il ganzino e hai una biblioteca multimediale on line, ci fai un po’ vedere i TUOI di accessi, bella testina di cazzo?”

Certo, eccoli.

159.000 pagine viste a settembre, 275.000 a ottobre e 424.000 a novembre. Che, voglio dire, proiettati sui quattro trimestri di un anno non riempiranno San Siro ma lo Stadio Tombolato di Cittadella sì.

E allora, che diamine, DI CHE COSA STIAMO PARLANDO?

La mia biblioteca Classici Stranieri (puntocòm) costa meno di un centinaio di euro l’anno. Siamo su un server condiviso Aruba. E’ come stare in un condominio. Liber Liber ha un server per conto proprio. Che certamente costa più di 100 euro all’anno.

Classici Stranieri non fa affidamento sul lavoro di nessun volontario. Una mano ce la dà chi ci ama. E nessun altro. Classici Stranieri non vende nulla, nessun gadget, nessuna risorsa informatica, nessun download. E’ tutto gratis. Non chiede un soldo a nessuno (certo, è tecnicamente possibile fare delle donazioni, se uno vuole, ma non vi offriamo NESSUNA home page con la richiesta di due euro).

Classici Stranieri non è costituita in associazione di volontariato. Non ha costi burocratici, non ha vincoli statutari, non deve rendere conto a nessuno, non ha obblighi di bilancio, può tranquillamente permettersi di chiudere l’anno in attivo coi soli proventi derivati dalle pubblicità, che vengono regolarmente dichiarati dal sottoscritto nella dichiarazione dei redditi. Che è PUBBLICA.

Insomma, se ci sono riuscito io quasi da solo, ci può riuscire, a maggior ragione, chiunque.

E qui mi taccio. E non sorrido più di così perché sono bene educato.

Valerio Di Stefano
per classicistranieri.com

Diario di un rosetano appena vaccinato

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Ho fatto il vaccino, dunque.

Siccome sono un rosetano lavoratore fragile e con patologie, mi è stato riservato un appuntamento all’HUB vaccinale dell’ospedale di Giulianova per effettuare la (prima) vaccinazione in ambiente protetto.

Mi dànno un foglio da riempire. E’ la versione del ricatto informato a scaricabarile per la terza dose. Io devo fare la prima. Non ci siamo. Faccio gentilmente notare l’errore. Mi dànno il modulo giusto ma mi chiedono cortesemente di sedermi in un angolino, lontano da tutti gli altri. Il non-vaccinato, per il solo fatto di esserlo, è visto con sospetto. Non è cambiato nulla dai tempi degli untori di manzoniana memoria. Solo un po’ più di cortesia formale, ma la paura che qualcuno unga le mura del nosocomio con un non-so-che di covidico, persiste.

Mentre riempo quanto di mia spettanza, la fila si ingrossa, la gente si accalca vicino al tavolinetto e si crea un assembramento di cui mi lamento ad alta voce con gli addetti.

Un signore della Croce Rossa mi dice: “Dotto’, se ci riesce lei a cacciarli tutti noi siamo solo che contenti!” Rispondo “E che ci vuole a cacciarli?? Basta chiamare i carabinieri!” E così mi sono fatto conoscere.

L’ambiente è stretto e angusto. La gente sta in fila lungo il corridoio e passano su e giù barelle con pazienti anziani dai vólti grinzosi e sofferenti. Tutto è stretto e maledettamente piccolo. E la gente continua ad accalcarsi. Chi vuol farsi la prima, chi la seconda, chi la terza dose, chi non trova il tesserino sanitario, chi non vuole firmare il foglio del ricattino, chi è un insegnante, chi in servizio civile volontario. E poi fa caldo, un caldo da non credersi. Paghiamo le tasse per il riscaldamento di un ospedale e sprechiamo i denari pubblici in questo modo. E nel frattempo passa un’altra barella. La signora che vi è adagiata mi guarda. Avrà 90 anni e l’odore di chi ha i valori completamente sballati e rischia di non farcela. Vorrei dirle qualcosa, darle una carezza. Ma mentre sto per farlo la portano via e io mi sento una merda umana.

Nella sala di attesa per la vaccinazione la distanza tra le sedie è di molto inferiore al metro. Il che fa pari e patta con gli assembramenti di cui sopra. Il bagno è rotto. Naturalmente.

L’ambiente in cui si somministrano i vaccini è piccolissimo e strettissimo. Il medico vaccinatore, l’addetta all’acquisizione dei dati e l’infermiera somministratrice operano in un ambiente di pochissimi metri quadrati. Riesco a vedere, perché la porta è spalancata, la somministrazione alla signora che è arrivata rima di me. Alla faccia del pudore e della discrezione. La signora aveva fatto la dose precedente con Moderna. Chiede che le venga somministrato lo stesso vaccino. Ma oggi Moderna non c’è. Solo Pfizer. E’ come andare al ristorante, chiedere un piatto di spaghetti alle vongole e sentirsi rispondere che le vongole non ci sono perché c’è il fermo biologico e le barche non sono uscite, però se la vuoi c’è sempre la pepata di cozze, che è pure buona.

Il medico vaccinatore lo conosco. E so che è un medico chirurgo, sì, ma con una specializzazione che poco ha a che vedere con la somministrazione di vaccini. Il farmaco lo inietta l’infermiera, d’accordo. Ma mi sembra strano che a supervisionare il tutto sia un allergologo. O un otorinolaringoiatra. O un dermatologo. O un chirurgo estetico. A questo punto potrebbe essere anche un medico omeopata, basta che abbia la qualifica di “medico chirurgo”.

Ma il piacere di incontrare di nuovo un professionista che ti ha dato una mano in un periodo delicato della tua vita professionale è tale che non sento niente. Nemmeno la punturina dell’ago. Niente di niente. Dovrò solo starmene il doppio del tempo previsto per l’osservazione in un’altra stanzetta angusta e viandare.

Del resto Peppino Di Capri cantava “Ce vuo’ tiempo”. E l’immenso Eduardo ci ricorda che ogni volta “Ha da passà’ a nuttata!”

Riprendo la mia auto da settimane rigata da quei delinquenti dei miei alunni di seconda e mi accorgo che i solertissimi vigili mi hanno elevato una contravvenzione. Il foglietto giallo svolazza sotto il tergicristallo, agitato da un piacevole venticello. Disco orario scaduto. E vaffanculo!

Domani mi vaccino

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Allora è fatta. Domani mi vaccino. Voilà, c’est l’unique question, scriveva Albert Camus.

Lo faccio solo ed esclusivamente perché sono stato obbligato e ho una bambina di cinque anni da mantenere.

Voglio premettere che sono un egoista e un grandissimo pezzo di merda. Quindi non me ne frega niente di preservare gli altri attraverso il mio gesto.

Gli altri… chi sono gli altri? Quelli che quando ero costretto a pagarmi un tampone ogni 48 ore mi criticavano e mi dicevano “Vaccìnati, così puoi andare in discoteca!!” senza sapere un cazzo di quello di cui ho sofferto?

Oppure i virologi che dalle TV di Stato ci esortavano amorevolmente e con calma (“Vaccinatevi e basta!”) a ponderare l’ipotesi del minor rischio possibile “I vaccini sono sicuri!!” e che trattavano da topi di fogna chi non la pensava allo stesso modo?

Gli altri sono forse i debunker di stato, i paoliattivissimi, i dàvidipuenti de noàntri, quelli che siccome LORO si sono vaccinati allora DEVONO farlo tutti e se si azzardano a dire qualcosa in contrario li bannano (gnè gnè gnè)?

Chi cazzo è il mio “prossimo” per cui io dovrei fare quest’opera di bene? Il manipolo di governanti che ha spaccato l’Italia in buoni e cattivi fomentando odio sociale da parte del partito delle terze dosi? O forse sono gli stessi governanti che hanno preso a colpi di idrante i manifestanti disarmati di Trieste?

O gli irriducibili che non si sono arresi nemmeno davanti alla morte di Camilla Canepa (perché loro credono nella scienza, certo, ma solo quando gli fa comodo).

Ecco, sì, vogliono farmi credere che il mio è un gesto di amore. Invece no. Io voglio urlare al mondo che NON lo è. E’ un gesto di puro e semplice egoismo. Perché a me di queste persone non frega una beneamata minchia. Muoiano pure. Oppure si salvino, che volete che importanza abbia? Mi importa solo ed esclusivamente di me stesso. Il mio non è un gesto sociale, anzi, è un gesto molto vigliacco, perché cerco di salvarmi la pelle nel modo più semplice, indolore e diretto. E no, non mi piace vincere facile. Ho sempre pensato che le strade più facili sono lastricate dalla vergfogna dell’ipocrisia.

Ed è così che io considero i pro-vax: ipocriti. E anche un po’ ignoranti e fascisti, a dirla tutta. Perché hanno barattato lo stato di diritto per un’illusione sanitaria.

Domani potrei anche morire. Me lo hanno detto chiaro e tondo. Sia così, se proprio deve essere. Non ho rimpianti. Solo quello del marciume e dell’odore escrementizio del paese che lascio in eredità a mia figlia.

Ora però non mi rompete i coglioni.

Libertà NON è partecipazione

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Oggi un medico (e che medico! Grazie infinite, dottoressa) mi ha detto che POSSO vaccinarmi e che, da protocollo, non ci sono controindicazioni di sorta, salvo un po’ di umana, doverosa e sacrosanta prudenza.

Giorni fa un Consiglio dei Ministri (che non è un’autorità in medicina o virologia) mi ha detto che DEVO vaccinarmi, pena la sospensione dal servizio e dallo stipendio, entro il 15 dicembre.

Quindi, chi dovrebbe far parte dell’ala più dura e oltranzista dei pro-vax (per studi, formazione e approccio), proprio una di quelli che dovrebbero dirmi che i vaccini sono sicuri, che non c’è nessun rischio, e che se il rischio c’è è infinitamente inferiore ai vantaggi che potrebbe dare un’immunizzazione, riconosce la mia libertà di fondo di autodeterminazione e mi dice “Lei può!”. Eppure il mio medico non è una giurista, che io sappia.

Chi, di contro, dovrebbe tutelare i miei diritti costituzionalmente garantiti, cioè il governo del mio paese, mi dice che io DEVO. Perché se no, oltre a “perdere” il lavoro (cioè il cardine della nostra Costituzione), perdo il sostentamento per me e per mia figlia, il diritto a una vita dignitosa, e la libertà di insegnare. E’ un ricatto? Certo che lo è. E ci mancherebbe anche altro che, fatto il ricatto, i colpevoli debbano per forza essere gli insegnanti!

Ci si vaccina, dunque, e basta. E che l’articolo 32 vada a farsi fottere.

Anche il Presidente della Repubblica, con esternazioni imbarazzanti, dice che dobbiamo conservare quel patrimonio di libertà che abbiamo faticosamente riconquistato. Non è vero, non abbiamo riconquistato un bel nulla. O, quanto meno, non le libertà.

A me è stata tolta quella di poter lavorare garantendo un tampone ogni 48 ore. Ad altri questa libertà è stata ancora lasciata. Perché, comunque sia, i “tamponati” non potranno (nossignori!) andare al bar, al cinema, a sciare, al ristorante, a teatro, allo stadio, in piscina, in discoteca e perfino nelle sale gioco. Per quelli ci vorrà tanto di vaccino. E che cazzo!

Come se la nostra libertà fosse quella di farci uno Spritz, di andare a vedere un film con gli effetti speciali in prima visione, muniti di occhialino 3D in cartone e secchio maxi di popcorn, di ingrassare come maiali, di risalire con gli impianti la neve delle nostre vacanze (me lo immagino, tutti in fila prima all’hub vaccinale e poi allo skilift!!), di magnare come castighi di Dio lui una tagliata di manzo con la rucola e il parmigiano e lei un’instalatona (che va tanto di moda e fa tanto salutare), a picchiarsi al botteghino per accaparrarsi un biglietto per la Finocchiaro che debutta al Piccolo Strehler di Milano con la trasposizione di un libro di Cristina Cattaneo, di insultare l’arbitro (regolarmente cornuto) di una partita di calcio, farci due vasche già che ci siamo per smaltire un po’ di trippa, e sfondarci di tecno e magari anche qualcos’altro al sabato notte.

Questa non è libertà! Questo è far girare l’economia. Che è cosa ben diversa.

La libertà NON è partecipazione. Giorgio Gaber non ci ha capito una mazza. La mia libertà è quella di avere, innanzitutto, una vita di relazioni. Conoscere, parlare, interagire. E certo che se ti vaccini puoi andare al cinema. Così non parli con nessuno. O in discoteca. Così la musica ti impedisce ogni comunicazione verbale. Tanto hai sempre il tuo telefonino, no? E allora usa WhatsApp e non rompere i coglioni!

La mia libertà è vedere crescere mia figlia in una scuola sicura, non in un ambiente in cui tutti i suoi docenti DEVONO essere vaccinati per forza e non per scelta, e che poi le parlano come degli automi dei diritti fondamentali del cittadino, dell’inclusione, della diversità come ricchezza, mentre i suoi compagni se la ridono, tanto a loro il greenpass o la vaccinazione obbligatoria non li imporranno nessuno.

Non me ne faccio di niente di poter mangiare il sushi al ristorante giapponese con gli amici e tutti senza mascherina, a casa mia si mangia bene ugualmente. Non voglio perdere i neuroni ad ascoltare Unz-Unz-Unz-Unz in discoteca. Voglio nutrirli di letture, buona musica, film di qualità, magari quelli che non ho mai visto e che posso prendere in prestito, assieme ai libri, alla biblioteca comunale.

Ho un caro, carissimo amico (un amico, Cristo di Dio!!, mica uno qualsiasi) che una delle gratificazioni più graandi che ha dimostrato dopo essersi vaccinato è aver portato la propria famiglia a mangiare da MacDonald’s. La libertà è un Big Mac? Forse. Ma allora aveva ragione Rettore, datemi davvero una lametta che mi taglio le vene.

Hanno minato le basi dello stato di diritto, hanno formattato la Costituzione a basso livello e adesso ci regalano qualcosa per la nostra fedeltà. Come coi punti della Star, come con le raccolte del supermercato per prendere i piatti, come le borse della Panini quando facevamo la raccolta delle valide, delle bisvalide e delle trisvalide. Ti permettono di diventare un perfetto pirla, però intanto vogliono te. Bell’affare che abbiamo fatto, sì…

Voglio un PC, di’àne!!

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Dedico codesto sfogo e le sue considerazioni
all’ipotricotico (ormai) Baluganti Ampelio
cui asciugai le làgrime della sua età di bimbo (forse).

Dice Lei: “Ma come mai non fai più il toscanaccio sul blog?” Pronti. Eccomi.

Ho voglia di un PC (Laptop) nuovo. Non ne ho esattamente “bisogno”, ne ho solo voglia, e tanto fa.

Voglio un altro PC. “Ci voglio scherzare io”, come diceva l’anima immensa di Eduardo De Filippo del presepe di Luca Cupiello. Voglio dedicarlo a Linux. Ci voglio pasticciare. Ci voglio creare partizioni, installare il sistema operativo, distribuzioni diverse, da provare, cancellare se mi va, aggiornare, perfezionare se mi stanno bene, e se non mi stanno bene mandarle cordialmente affanculo, senza troppi sensi di colpa. Non mi basta più usare Linux da chiavetta. Tutto lì.

Non ho bisogno di un PC che spacchi il culo ai passeri, o che lèvi il fumo alle schiacciare. Mi sta bene anche un usato, non sono mica razzista. Ed eccolo lì l’usato. Il primo che trovo costa 432 euro e ha ben 4 Gb. di RAM e una garanzia di un anno (generosi!). Troppa grazia Sant’Antonio! E siccome 432 euro son tantini, accidenti a loro, ti ci mettono anche il sistema operativo: Windows 7. Cioè un coso che non è più supportato da Microsoft e che ti viene infettato dalle peggio cose al primo accesso a Internet. Però, se me lo vendessero senza sistema operativo ci risparmierei qualcosina, andiamo a cercare qualcuno (saranno pochi, lo so) che mi venda un laptop SENZA sistema operativo, che tanto quello mi ce lo installo da me, se mi riesce.

Peggio che andar di notte. Si va da 700 euro a 1200 euro e passa. Però una grande catena di distribuzione, se voglio, mi ritirerebbe anche l’usato. Gentili. Poi vado a vedere le caratteristiche specifiche degli apparecchi e, Maremma puttana, mi ci ritrovo Windows 10 preinstallato. No, grazie, quello ce l’ho di già, sul mio PC principale, che è pieno zeppo di dati che non posso cancellare, e una partizione Linux mi ci starebbe strettina assai, è per questo che voglio un altro PC. Ma non dovevate vendermelo senza sistema operativo? Va beh, opzione scartata. Proviamo a vedere un PC con Linux preinstallato, anche se vorrei installarci cosa mi pare a me.

Ne trovo uno a 800 eurini tondi tondi. Accidenti a loro e al budello delle loro veneratissime madri, ma quanto me la fanno pagare una installazione di Linux, che oltretutto è GRATIS? E perché, in sede di fornitura dell’accrocchio non posso scegliere la distribuzione che mi pare A ME e devo per forza accettare quella che gli pare A LORO, col rischio di brasarla dopo i primi tentativi e aver buttato via fior di quattrini.

Ma ecco l’intuizione, l’asso nella manica. Cos’è il genio? E’ fantasia, intuizione, colpo d’occhio e rapidità di esecuzione. Mi compro un rigenerato. Così faccio il fighetto che ho il PC figo e do anche una mano all’ambiente. Del resto se non si ostenta un po’ di sussiego e supponenza, cos’è mai la vita? Una piattata di cacciucco, un cinquecinque da Gàgari, una battuta al vetriolo scambiata con la Fiorella, la su’ moglie, un rutto dal profondo dello stomaco provocato da un bicchiere di spuma bionda gelata, e poi muori come uno strónzolo.

Anche qui, se vuoi un rigenerato, ti ciucci Windows 10. Sempre con 4 Gb. di RAM, eh, te ne dessero almeno 8, almeno, tanto son caatine che costano pochi bicci! Ti serve? Buon per te. Non ti serve? Dé, cazzi tùa. E poi scrivono che il PC è come nuovo, assolutamente funzionante (e vorrei anche vedere che alla fine mi arrivasse un troiaio che non funziona, con tutti quei vadrìni che lo fanno pagare!!), pronto all’uso, perfetto, nessuna differenza, e ti ci dànno una garanzia di un anno solamente. Ora, una garanzia di un anno sull’usato la capisco anche, ma se il prodotto è come nuovo, perché non mi ci dài una garanzia di due anni, Maremma smutandata, che oltretutto non è che mi fai un favore, lo prevede la legge. Comprare un PC rigenerato è come comprare i prodotti della linea BIO del tuo supermercato di fiducia: costano cari asserpentati, durano pochissimo e magari un son bòni a una sega.

Per cui niente PC. Cazzo. Culo. Merda! Se voglio installare Linux devo accontentarmi di una caosissima distribuzione Lubuntu da provare su un computer di 13 anni fa, che gira, gira, gira, e poi non carica una sega di nulla, malidetto chi gli ‘òce ‘r pane, alla faccia di chi dice che usare Linux è un modo infallibile per riciclare computer vecchi e obsoleti. La verità è che anche Linux, da un bel po’ di tempo a questa parte, puppa un sacco di risorse e che anche la più basilare e merdosissima delle sue distribuzioni richiede un computer se non di ultimissima generazione, almeno compatibile e versatile.

E pensare che il mio primo PC era un Commodore con 1 Mb. di RAM e 40 Mb. di hard disk. Ci facevo girare, oltre che i miei coglioni, il DOS, Windows 3.0, Word per Windows, e una carrettata di altra buonissima roba (e sottolineo “roba”). Per non parlare del GeOS, che andava su un semplice Commodore 64 (sì, ciavevo anche quello!)

Ora invece sono vecchio, e la tecnologia invecchia insieme a me. Spero tanto che le venga la prostata anche a lei!

Lord Valerio Di Stefano

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Ho compiuto un gesto benefico verso l’ambiente. Ho acquistato un metro quadro di terreno in Scozia, in cui verrà piantato un albero. In più riceverò il titolo di “Lord”, cosa di cui menerò vanto con tronfiaggine e supponenza, odio, mendacia e sdegno. Per cui le SS.LL. Ill.me avranno cura di rivolgersi alla mia nobile persona con “Milord”, o “Sua Signoria”, d’ora innanzi. Ah bene!!!

PS: Vi fornirò al più presto adeguata documentazione

Il gruppo Facebook dei fan di “Un posto al sole” da più di 80.000 iscritti

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E’ arrivato il momento, per me, di fare outing, di dire a tutti voi qualcosa che non direi nemmeno alla più intima parte di me stesso.

Ebbene sì, io guardo “Un posto al sole”. Tutte le sere. E se mi perdo qualche puntata me la recupero attraverso “Rai Play”. Insomma, non perdo bòtta, come si suol dire.

Non è una cosa di cui andare particolarmente orgogliosi o di cui menare vanto, ma c’è di peggio nella vita.

Come fan della soap opera di Palazzo Palladini, mi sono iscritto al gruppo Facebook dei suoi fans, per vedere di nascosto cosa scrive la gente. Ovviamente ho postato anch’io degli interventi che sono stati rifiutati perché guai a dire che Rossella è tornata da indica imbruttita e ingrassata. Va beh, fin qui nulla di male.

In risposta a un mio commento, una moderatrice del gruppo (che conta più di 80.000 iscritti, e tutti a discutere se Fabrizio muore o no, se Silvia ha fatto bene o male a mettere le corna a Michele con Giancarlo, di quanto sia stupido l’ex fidanzato di Rossellina, che ora sta quasi con Clara, ma no, non si sa bene, di quanto sia stronzo Ferri etc… etc…), tale Patrizia, mi invita a tacere suggerendomi che a volte il silenzio vale più di mille parole. Le ho risposto che spesso una parola vale più di mille silenzi e quella, per tutta risposta, mi ha cacciato. Non ci ho dormito sopra per tre notti consecutive, come potrete facilmente immaginare.

La cosa buffa è che mentre mi cacciava da tutte le scuole del Regno per la mia piramidale nequizia, mi ha chiesto contemporaneamente l’amicizia. All’una e venti di notte, poi, che, voglio dire, ma la gente non ha di meglio da fare a quell’ora che chiedere l’amicizia a me? Ecco a voi la prova del misfatto. La gente non sa proprio resistere alle tentazioni, peggio di Oscar Wilde. Naturalmente ho rifiutato subito e ho rispedito al mittente la preziosa richiesta. Per un follower in più o in meno non muore nessuno. Però guardate che la gente è strana forte, nevvero??

Dicono di me: Alessandra Pozzi, produttrice di podcast, “Ciaula scopre la Luna” e la mia “produzione pessima”

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Il popolo dei pignolini di Audible si è “arrisbigliato”, come direbbe Camilleri.

Stavolta a recensire la mia audiolettura di “Ciaula scopre la luna” di Luigi Pirandello è una certa Alessandra Pozzi (meno male, almeno qualcuno che ci mette la faccia e si firma con nome e cognome!), che stigmatizza senza possibilità di appello (in pratica è una sentenza definitiva passata in giudicato) il mio lavoro con un maiuscolo che è tutto un programma: PRODUZIONE PESSIMA. E vai così.

Dice che è una produzione “casalinga, raffazzonata e letta in fretta”. Casalinga sicuramente (nel senso che l’ho fatta in casa), letta in fretta forse (dipende dall’intensità del ritmo della interpretazione, che, nel mio caso, è solo una lettura), raffazzonata proprio no. L’ho curata, almeno quanto ho curato le altre audioletture e non mi pare di non averci messo impegno, dedizione e attenzione, no, questo proprio no.

Non c’è una pre o una post produzione? Che vuol dire? L’attenta lettrice si dichiara “una produttrice di podcast” (e va be’, la pagheranno per fare il suo lavoro, io per registrare quell’audiolibro non ho percepito un solo centesimo) e mi dice la mia voce è bella, sì (grazie!) ma manca di professionalità. E grazie tante, sono un dilettante, ho fatto quelle cose perché mi andava di farle, più per gioco che per convinzione nelle mie capacità, all’inizio volevo regalarle ai non vedenti, ma siccome loro di registrazioni ne hanno a tonnellate, ho pensato di metterle a disposizione gratis sul mio classicistranieri.com, dove sono restate per una decina d’anni, prima di metterle contemporaneamente in vendita su Audible.it tanto per raggranellarci qualche soldino e vedere di nascosto l’effetto che fa.

Mi dice che avrei addirittura registrato quella lettura con un cellulare. Eh, no, carina, l’ho registrata con un microfono semiprofessionale, con il programma Audacity sotto sistema operativo Linux, e la qualità di ascolto è stata ulteriormente rivista e migliorata dal mio editore. Quindi c’è poco da mordere. E poi, sì, Audible accetta anche produzioni “casalinghe” e, in generale, amatoriali. Mi sono proposto e mi hanno accettato, qualcosa in contrario?

Il resto è una critica relativa. Non avrei “reso” adeguatamente la bellezza di un capolavoro della nostra letteratura. Ebbene, la signora non ha che da accomodarsi fuorit, ci sono altre versioni di quella novella, proposte come singolo audiolibro oppure in raccolta (sono varie le edizioni delle “Novelle per un anno” di Pirandello), può fare ciò che più le aggrada. Anche, se vuole, registrare lei stessa una versione della novella, visto che è del mestiere, proporla a Audible, metterla in vendita, e vivere felice.

Da parte mia, ho segnalato il commento come “inopportuno” a Audible, mi hanno dato retta e l’hanno tolto di mezzo immediatamente. Per fortuna che avevo fatto uno screenshot preventivo. L’ascolto della signora Pozzi, come tutti gli altri, contribuirà a far affiorare nelle mie tasche qualche dindino, che poi mi ci compro cosa mi pare. Ah bene!!


AGGIORNAMENTO: La cara e fedele lettrice Artemisia Panciàtici vedova Rotini mi segnala un link, questo. 

Contiene l’audiolettura della poesia “La pace dei sensi” di un certo Dennis Mazzolini, ad opera di una certa Alessandra Pozzi. Sarà senz’altro un caso di plateale omonimia. Certo non può esserci una sola Alessandra Pozzi che fa podcast in Italia. Il prodotto è fruibile anche su DioTubo e su archive.org, quindi se avete voglia (ma non credo) cercàtevelo. Si sente il clic della pausa all’inizio della registrazione, il che dà un po’ fastidio, e per una lettura di 46 secondi ci sono dei problemi di salto di sillabe (ben due) che rendono il tutto inascoltabile. La voce poi non mi sembra particolarmente gradevole. Insomma, questa sì che è una iniziativa “raffazzonata”. Ma non può essere lei, no, non ci credo…

 

Risposta a un volontario Librivox che mi chiede come mi permetto di vendere le sue audioletture (guardate che son pensieri, sapete…)

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Gentile Signore,

le accuso volentieri, come da Sua richiesta, ricevuta della Sua comunicazione di ieri sera.

In merito alla materia del contendere, La informo che tutte le registrazioni Librivox, incluse le Sue produzioni, sono di dominio pubblico e che, su esplicita licenza, sono disponibili anche per proposte commerciali. Naturalmente nessuno vieta all’utenza di scaricarsele gratuitamente. Quanto invece al prezzo eccessivo lamentato, La informo che non sono io a decidere i prezzi di vendita, che vengono imposti da Audible.com sulla base della durata dell’opera. In ogni caso, nessuno Le impedisce di vendere per Suo conto a prezzi inferiori. Si chiama “libero mercato”.

Sulla base della liberatoria contenuta nelle succitate licenze, ritengo di non doverLe nessun risarcimento, non avendo Ella provato il danno subito e la sua reale entità.

La informo, infine, che per ulteriori comunicazioni epistolari potrà rivolgersi al mio legale di fiducia, avv. Laura Avolio, con studio in via… in Roseto degli Abruzzi, e-mail …. telefono ….

Sono a Sua completa disposizione in sede penale e civile per darLe tutte le informazioni di cui abbisogna.

Valerio Di Stefano

Dicono di me: narratore magistrale

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Oh, gioja, oh tripudio, oh amore e coro meu!! Mentre revisionavo le recensioni ai miei audiolibri su Audible (vi ho mai detto che i miei audiolibri sono disponibili anche su Audible? No? Strano!!) sono andato ad incappare nel giudizio entisiastico di una amorosa utente che così descrive la mia lettura de “La giara” di Luigi Pirandello:

La lettura ha sottolineato con molta maestria tutti i personaggi rendendo l’ascolto veramente molto piacevole

Ma soprattutto intitola la sua breve ma intensa e piena di mirra recensione con un “Narratore magistrale” che mi dà i brividi. In effetti debbo ammettere che la lettura della novella pirandelliana mi è riuscita particolarmente bene e ho sempre ricevuto giudizi entusiastici. Altre cose le ho fatte più controvoglia. Ma per qualcuno sono un “narratore magistrale” e questo mi rende estremamente tronfio, sussiegoso, pieno di spocchia e di vanagloria come è mio costume. Volevo condividere con voi questo momento di estremo rigonfiamento dell’ego.

Dicono di me: il Gattopardo presuntuoso

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Come al solito il pubblico indistinto e incline alla dissacrazione di Audible non ha capito nulla, o ha capito molto poco del mio lavoro.

Stavolta è “Adri” (si firma così, è un uomo? E’ una donna?? Accidenti al vizio di non identificarsi mai con un nome e un cognome, ma cosa vi costa?) a darmi del “professore presuntuoso” (anziché no!). Per carità, sia pure mi abbia dato una sola stella nella lettura (ma quale lettura? Si trattava di una lezione improvvisata!) me ne ha date altre cinque negli altri due valori. Insomma, un risultato non proprio lusinghiero al 100%, ma che incasso e porto a casa di buon grado, consapevole di essere di bocca buona e che tutto fa brodo. Come direbbe quello lì, “pochi, maledetti e subito”.

E certo che sono presuntuoso. Perché per tenere accesa l’attenzione di un pubblico di anziani per circa un’ore bisogna pur tirarsela un pochino, fare un po’ gli spocchiosetti, provocare, fare domande, coinvolgere, insomma, fare il “conferenziere” a 360 gradi. Per il resto sono molto più che presuntuoso, sono astioso, stizzoso, supponente, sussiegoso, saccente, antipatico, mendace, reticente, borioso, cialtrone, bugiardo, egoista, sdegnoso, avido di denaro (ho ricevuto 70 euro netti per quell’incontro e incasserò del vile danaro anche per ogni minuto del mio intervento che “Adri” abbia ascoltato) e nettamente in malafede. Indubbiamente. Ora, però, a fare le lezioni all’Università della Terza Età ci vada lui. O lei. Così la prossima volta l’unica stellina al suo attivo gliela metto io.

Dicono di me: il Vangelo secondo Marco

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Il pubblico di Audible, udite udite, si è espresso. Un tale Antonio da Milano ha vergato (mal gliene incolse) una righetta e mezza scarsa di “recensione” alla mia audiolettura del Vangelo secondo Marco, nella versione italiana del Prof. Giovanni Luzzi, esordendo che si aspettava una lettura “regolare”, ma non dicendo una beneamata verza su cosa intenda Egli con tale termine. Non gli è molto piaciuta, dice (e padronissimo), troppi termini desueti.

Ora, si dà il caso che quell’audiolettura la realizzai dopo un faticoso lavorìo di contatti, richieste, attese di risposta (spesso vane). Volevo leggere delle parti della Bibbia. In particolare i quattro Vangeli canonici. L’opera l’ho lasciata incompiuta, mancando ancora (e per chissà quanto tempo) il Vangelo di Giovanni. Non tutte le ciambelle riescono col buco, comunque, i tre Vangeli sinottici sono ancora lì per chi se li vuole scaricare.

Il problema era (ed è) che tutte le traduzioni moderne della Bibbia sono sotto copyright. Tutte. Non ce n’è una che non lo sia. Per mettere in linea i sinottici ho dovuto scrivere a destra e a manca, perfino alla CEI, per vedere se mi dava l’autorizzazione alla lettura e alla distribuzione. Non mi si sono filati nemmeno di pezza. Gli unici che mi hanno dato una risposta sono quelli della Società Biblica Britanniac e Forestiera, che dall’ufficio italiano mi diedero il via libera per la versione del 1925 (ce l’ho anche scritto sulla copertina!) del Luzzi, di cui, allora, detenevano i diritti. Potevo distribuire le mie letture ad alta voce gratuitamente, e l’ho fatto fino a che non è arrivato il momento che i diritti di Giovanni Luzzi sono scaduti con il compimento del 70° anniversario della morte. Da allora posso anche venderle, se qualcuno me le compra. E così ho fatto.

Il linguaggio è desueto? Per forza, è del 1925! E’ una traduzione storica, ad uso dei protestanti (che mi risulta adesso adottino delle traduzioni più moderne), può non piacere ma è un testo fondamentale. E’ come leggere gli “Ossi di seppia” di Montale. Non credo che la gente si prenderebbe la briga di criticare solo perché “schiòcchi di merli e frusci di sèrpi” lo trova un po’ antiquato.

Che ci vada Antonio a chiedere i diritti alla CEI o alle Dehoniane per il testo del 1970 della Bibbia di Gerusalemme, lo registri, lo pubblichi e vediamo la gente cosa ne pensa. Gli auguro di cuore miglior fortuna.

Bollette insolute

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– Buonasera signor Valerio, qui è la Società XYZ. La chiamo perché ci risultano insolute due fatture per la fornitura dell’energia elettrica…
– Sì, dica… (yawn!!)
– Ecco, come le dicevo, non ci risultano pagate le ultime due bollette emesse…
– Ho capito, quali?
– Le ultime due.
– Potrebbe darmi data e numero delle fatture insolute? (Yawn!)
– Non ho a disposizione questi dati, signor Valerio, questo è solo l’ufficio recupero crediti. Il totale è di 214 euro e spiccioli. Vuole saldare subito con carta di credito?
– Mah, non saprei… mi mandi un link, che poi controllo. Comunque io non ho mai ricevuto alcuna fattura da voi, né nessun sollecito, se volete potete procedere tranquillamente con la disattivazione del servizio, tanto, per quello che mi frega…
– Ma… come…
– …tanto più che non sono nemmeno vostro cliente! Io ho un altro gestore… Buonasera.
– (sconsolata) ‘sera…

Dicono di me: “sembra una televendita con voce fuori campo”

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L’ennesima polita utente di Audible.it (che questa volta si firma, almeno mette il nome di battesimo, “Mirella” e non si trincera dietro all’anonimato) ha pensato bene di dare una miserabile stella alla registrazione della mia lezione-conferenza sulla cucina ai tempi de “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, disponibile sulla piattaforma. Ha motivato così il suo formidabile giudizio critico:

“è una registrazione di non so cosa, sembra una televendita con voci fuori campo, non c’entra nulla”

Allora: intanto “registrazione di non so cosa” lo va a dire a sua sorella, perché di che cosa si tratta lo sapeva e bene. Sulla copertina dell’audiolibro c’è scritto chiaramente “Lezione-conferenza”, e questo dovrebbe bastare almeno a dare un orientamento di massima, in secundis, sulla descrizione dell’opera (opera?) c’è scritto che si tratta di una “Lezione-conferenza tenuta all’Università della Terza Età di Roseto degli Abruzzi”. Sì, sono andato a spiegare questo tema ai cari vecchietti del paesello in cui vivo, è normale che in una registrazione in presa diretta ci siano dei rumori di sottofondo, delle interruzioni da parte del pubblico, domande, commenti, risatine e quant’altro.

E, quindi, certo che non è un audiolibro, è un podcast. Audible.it mette in linea anche quelli. La signora in questione, come tutti, poteva tranquillamente ascoltarsi l’anteprima (gratuita) e decidere se scaricarsi il tutto e ascoltarlo o, se proprio era tanto sensile, non farne di niente.

E invece no. Invece c’è gente che non si accontenta di avere delle opinioni (sbagliate!) per conto proprio, non è felice finché non le esplica pregiudizialmente “coram populo”.

“Televendita”, poi? Ma quando mai ha sentito (ammesso che lo abbia sentivo) promuovere pentole, gioielli, robot da cucina, attrezzi per affettare le zucchine, cremine di bellezza o quant’altro?

Nulla da fare, la gente è fatta così. Comunque grazie alla signora Mirella. Ascoltando il mio podcast ha contribuito ad arricchire il mio portafogli. Che, visti i tempi che corrono, non è nemmeno poco.

“Per aspera ad AstraZeneca”: voglio i diritti!!

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Io non so chi sia questo signor Andrea Pennacchi, non guardo La7 e ignoro perfino se esita o no il Pojanistan, se sia, dunque, un paese immaginario o reale, se la sua trasmissione si ironica o seria e non ho né voglia né tempo per andare ad approfondire su Google.

Ma so con certezza che il titolo “Per aspera ad AstraZeneca” l’avevo usato io in un articolo sul blog il 4 marzo scorso. Il post de La7 è del 5/3.

Ora come la mettiamo?

Per aspera ad AstraZeneca

Dicono di me: “Voce insopportabile”

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La platea di melòmani della lettura e dell’interpretazione di Audible.it ha dato il suo infausto responso: la mia voce, nella mia audiolettura di “Eugenia Grandet” di Balzac, tradotta dall’incommensurabile Grazia Deledda, è “insopportabile”.

Lo dice una signorina che si firma con l’esotico pseudonimo di LouLou, e io non sono abituato a dare spiegazioni a chi non ci mette la faccia, a chi non si identifica con un Egregio Signor Nome e Cognome.

Ma a chi mi legge, sì, una risposta la do. Sempre.

La signorina in questione intitola il suo commento con il giudizio tranchant di “Voce insopportabile”. E va beh, è una sua legittima opinione. Per me è perfino troppa grazia. Ma vediamo cosa dice:

Perché non scegliere grandi voci per grandi romanzi?? Libro letto più volte ma con questo non sono andata oltre i 20 minuti.

Allora le rispondo. Le grandi case editrici preferiscono concentrare il loro impegno negli audiolibri riferiti a titoli recentemente usciti o, al massimo, in “classici” del ‘900 (si veda ad esempio, la coinvolgente e trascinante lettura di Battiston dei romanzi del ciclo di Maigret di Simenon). Dei classici precedenti non si preoccupano. Perché c’è troppa concorrenza (le opere sono, nella maggior parte dei casi, cadute in pubblico dominio) e il gioco non vale la candela.

Su Audible, oltre alla mia, della Grandet di Balzac c’è la lettura di Silvia Cecchini. Perché non ha scelto quella? E’ una alternativa e viviamo in un regime (!) di libero mercato. Inoltre, se proprio la mia voce la disturba tanto, avrebbe potuto fare una cosa, ascoltare l’anteprima (libera e gratuita per tutti) e poi decidere se scaricarla e ascoltarla o no. Invece, con il suo comportamento e con il suo voto, sia pure negativo, ha contribuito a spingere in alto il mio audiolibro nel motore di ricerca di Audible e, anche con la sua lettura durata solo 20 minuti, ha fatto piovere qualche soldino nelle mie tasche (grazie!).

La gente non si accontenta di avere delle idiosincrasie per conto proprio. Non è contenta finché non le rigetta sul prossimo. Voi mi direte: cosa avrebbe potuto fare la signora in questione? Semplice: munirsi di un microfonino da PC, di un programma per la gestione dei file audio (Audacity è libero e gratuito per chiunque!), della traduzione di Grazia Deledda della Grandet di Balzac e mettersi a registrarla. Un libro come quello non ha mai fatto del male a nessuno. Poi avrebbe potuto metterla in commercio, come ho fatto io. Se ci sono arrivato io è segno che ci può arrivare chiunque. Sentiamola la voce di questa signorina, poi decideremo anche noi se è “insopportabile” o no. C’è gente che si fa un mazzo tanto per mettere a disposizione, anche gratuitamente (avrebbe potuto scaricarla da classicistranieri.com, quella audiolettura, e a me non sarebbe venuto in tasca nemmeno un soldo) opere classiche del passato. Insomma, c’è chi lavora e chi dà giudizi. Non le piace la mia voce? La mia lettura è monotona? Provi ad ascoltare Gianrico Carofiglio che legge se stesso, si addormenta nemmeno dopo il primo capitolo, altro che 20 minuti!

Occhio, se se su Audible io sto male, c’è sempre gente che sta molto, molto peggio.

Ultimissime e nuovissime immissioni di audiolibri su Audible.it

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L’8 febbraio scorso sono stati pubblicati su Audible.it i seguenti titoli, prodotti da classicistranieri.com:

Dante Alighieri – Vita Nuova
https://www.audible.it/pd/Vita-nuova-Audiolibri/B08V5DS3LB

Vangelo secondo Lucahttps://www.audible.it/pd/Vangelo-secondo-Luca-Audiolibri/B08V5DQYH2

Vangelo secondo Marco
https://www.audible.it/pd/Vangelo-secondo-Marco-Audiolibri/B08V5CWBJM

Gaspara Stampa – 90 sonetti d’amore
https://www.audible.it/pd/90-sonetti-damore-Audiolibri/B08V533KJQ

Luigi Pirandello – Ciaula scopre la luna
https://www.audible.it/pd/Ciaula-scopre-la-luna-Audiolibri/B08V5C3JS4

Giovanni Verga – Cavalleria Rusticana
https://www.audible.it/pd/Cavalleria-rusticana-Audiolibri/B08V5DDQRT

Buon ascolto!

Audiolibri: novità su Audible.it

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Ieri Audible.it ha pubblicato alcuni miei nuovi audiolibri. I titoli e i link sono i seguenti:

La cucina nella letteratura:
Dona Flor e i suoi due mariti di Jorge Amado
https://www.audible.it/pd/La-cucina-nella-letteratura-Audiolibri/B08VJGNDXV

Scrivere e lagrimar vedrai insieme:
Il libro Cuore di Edmondo De Amicis
https://www.audible.it/pd/Scrivere-e-lagrimar-vedrai-insieme-Audiolibri/B08VDXX9Q9

Maledetti Toscani! Il “caso” delle “Sorelle Materassi” di Aldo Palazzeschi
https://www.audible.it/pd/Maledetti-Toscani-Il-caso-delle-Sorelle-Materassi-Audiolibri/B08VJHQL91

Costituzione della Repubblica Italianahttps://www.audible.it/pd/Costituzione-della-Repubblica-Italiana-Audiolibri/B08VF2533C

Antonio Gramsci:
Odio gli indifferenti
Per la libertà della scuola
https://www.audible.it/pd/Odio-gli-indifferenti-Audiolibri/B08VDVL4G4

Cantico dei Cantici
https://www.audible.it/pd/Cantico-dei-cantici-Audiolibri/B08VDT4TPZ

Libro di Habacuchttps://www.audible.it/pd/Habacuc-Audiolibri/B08VF3RQD4

Naturalmente questi titoli continuano e continueranno ad essere disponibili gratuitamente su classicistranieri.com

Scaricateli ed ascoltateli in letizia, così io divento ricco!! :-)

Valerio Di Stefano
per classicistranieri.com

Il Vangelo secondo Matteo non è mio (state attenti)

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Vi ho resi edotti alcuni giorni fa sulla disponibilità su Audible della mia audiolettura del Vangelo secondo Matteo. Se andate a guardare la scheda di Audible noterete un particolare curioso, l’opera è stata attribuita a me come autore. Naturalmente non è vero, ma una cara amica, su Facebook mi ha detto che lei crede nella reincarnazione, ed è convinta che io sia l’Evangelista reincarnato in un blogger del XXI secolo. Quand’è così voglio TUTTI i diritti d’autore della mia (fortunata) opera da 2000 anni a questa parte. Con un sessantaseiesimo di ogni copia venduta del libro più letto al mondo ci campo bene senza lavorare fino alla fine dei miei giorni e ci passo le vacanze a Montecarlo almeno due volte l’anno. Sì, lo so, sono venale. Ma delle cose mie ne fo’ quel che mi aggrada ognor!

Installare WordPress, evitare lo stress e altre porcheriole

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Beh, il 2021 inizia sotto i migliori augurii (o auspicii, fate un po’ voi!).

E’ uscito oggi in e-book il libro scritto a quattro mani con Marialuisa Basile “Installare WordPress, ed evitare lo stress”. Mi fa piacere farne partecipi i lettori del blog, perché sono quelle piccole soddisfazioncine che durano un giorno, ma che ti permettono di guardare il prossimo dall’alto in basso, e, magari, sparargli anche due o tre raudi fischioni avanzati ai piedi.

Si tratta solo di una versione beta, lo devo ancora rivedere (mi sono stati segnalati dall’implacabile Essebì degli errori che non dovrebbero proprio starci), ma intanto è disponibile su Amazon la versione Kindle. La versione e-pub sarà disponibile a giorni, se non a ore, sugli store più importanti (Mondadori, Feltrinelli, IBS, libreriauniversitaria.it, Hoepli e svariati altri). Amazon ha deciso (bontà sua) di applicarvi uno sconticino. Insomma, approfittatene, così io divento ricco.

Novità di rilievo anche sul fronte del mio vecchio racconto lungo (o romanzetto brevissimo, anche qui fate un po’ voi) “Nunc et in hora mortis nostrae”, di cui è uscita la versione audiolibro, che se avete Audible vi incoraggio a scaricare qui:

https://www.audible.it/pd/Nunc-et-in-hora-mortis-nostrae-Audiolibri/B08GQ5VFXK

Alla chetichella, oltre alla versione Kindle, è uscita anche la versione e-pub, per i puristi e i pignolini. La trovate a uno dei seguenti link:

https://www.mondadoristore.it/Nunc-et-in-hora-mortis-nostrae-Valerio-Di-Stefano/eai979122031131/

https://www.ibs.it/nunc-et-in-hora-mortis-ebook-valerio-di-stefano/e/9791220311311

https://www.lafeltrinelli.it/ebook/valerio-stefano/nunc-et-hora-mortis-nostrae/9791220311311

Quella cartacea, per chi ama sniffare l’inchiostro, è sempre disponibile su:
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/42831/nunc-et-in-hora-mortis-nostrae/

Ma c’è di più. Stamattina il prode Franco Probi (o Caciagli Edo, ora non rammento) mi ha omaggiato della versione radiofonica tratta dall’audiolettura del racconto, e ne ha fatto materiale da trasmettere nella sua “Nuova Radio” (che potrete ascoltare in streaming spippolando sull’iconcina qui a fianco, sulla colonna a destra del blog). Anche qui vi do il link:

https://www.valeriodistefano.com/nunc.mp3

Come sempre, la versione PDF e l’audiolettura del libro saranno sempre libere e gratuite su classicistranieri.com alla voce
http://www.classicistranieri.com/audioletture/

Sì, maramaldi che altro non siete, potete scaricare il tutto anche gratis, senza pagare una lira. Ma se ci tenete ad aiutarmi scaricatevi Audible (il primo mese di ascolto è gratis, che volete di più??) o compratevi una edizione a pagamento.

E a proposito di Audible, giusto per dovere di completezza, e anche per tirarmela un altro pochino, eccovi i link alle audioletture d’autore messe in linea in questo periodo. Ma badate bene che ho intenzione di fare sul serio e ne ho già pronte un’altra ventina:

Vamba: Il giornalino di Gian Burrasca
https://www.audible.it/pd/Il-giornalino-di-Gian-Burrasca-Audiolibri/8831692143

Pirandello: La giara
https://www.audible.it/pd/La-giara-Audiolibri/8831691171

Collodi: Pinocchio
https://www.audible.it/pd/Pinocchio-Audiolibri/883169183X

Verga: Storia di una capinera
https://www.audible.it/pd/Storia-di-una-capinera-Audiolibri/8831691686

De Amicis: Cuore
https://www.audible.it/pd/Cuore-Audiolibri/883169216X

Stecchetti: Postuma
https://www.audible.it/pd/Postuma-Audiolibri/883169281X

Il regalo di Natale di classicistranieri.com

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In occasione delle prossime festività, assieme alla deliziosa vignetta del Maestro Federico Maria Sardelli qui raffigurata, classicistranieri.com, oltre ad augurare ai suoi utenti ogni bene e un 2021 ricco di soddisfazioni, ha pensato di regalarvi 101 audiolibri tratti da Librivox.org. Si tratta di un vero e proprio maremagnum di registrazioni da scaricare a vostro bell’agio e da ascoltare (auspicabilmente) durante queste feste di clausura. Vi posto di seguito i link al materiale, rinnovandomi il mio più sincero augurio di serenità.

Valerio Di Stefano per classicistranieri.com

About – Le Nez d’un notaire
Alarcon – Capitan Veneno
Alighieri – Divina commedia
Alighieri – Rime
Allais – A se tordre
Anonimo – Lazarillo de Tormes
Apollinaire – Alcools
Balzac – La Fille aux yeux d’or
Balzac – Le Pere Goriot
Barrili – Galatea
Barrili – L’undecimo comandamento
Barrili – Ritratto del diavolo
Baudelaire – Les Fleurs du mal
Becquer – Desde mi celda
Blasco Ibanez – Canas y barro
Blasco Ibanez – La Barraca
Cabeza de Vaca – Naufragios
Calderon de la Barca – La vida es sueno
Campana – Canti orfici
Carducci – Odi barbare
Carroll – Alice nel paese delle meraviglie
Castro – El caballero de las botas azules
Cervantes – Don Quijote de la Mancha
Cervantes – Persiles y Sigismunda
Clarin – La Regenta
Collodi – Pinocchio
Corneille – Le Cid
Dario – Abrojos
Daudet – Lettres de mon moulin
Daudet – Tartarin de Tarascon
De Amicis – Cuore
De Amicis – Ricordi di Parigi
Deledda – Canne al vento
Delgado – Angelina
Di Giacomo – Mattinate napoletane
Dumas – Le Comte de Monte-Cristo
Espinel – Marcos de Obregon
Flaubert – Dictionnaire des idees recues
Flaubert – Madame Bovary
Flaubert – Salammbo
Foscolo – Ultime lettere di Jacopo Ortis
Galilei – Dialogo sui massimi sistemi
Garcia Lorca – Impresiones y paisajes
Ghislanzoni – La contessa di Karolystria
Goldoni – La Locandiera
Gozzano – Colloqui
La Fayette – La Princesse de Monpensier
Leopardi – Canti
Machado – Paginas escogidas
Mannrique – Coplas
Manzoni – Inni Sacri
Maupassant – Le Horla
Maupassant – Les Contes de la becasse
Moliere – Les Precieuses ridicules
Pardo Bazan – Cuentos de amor
Pardo Bazan – Insolacion
Pardo Bazan – Los Pazos de Ulloa
Pardo Bazan – Morrina
Pascoli – Myricae
Perez Galdos – Bailen
Perez Galdos – Cadiz
Perez Galdos – El 19 de marzo
Perez Galdos – Estafeta Romantica
Perez Galdos – La batalla de Arapiles
Perez Galdos – Trafalgar
Pirandello – Candelora
Pirandello – Dal naso al cielo
Pirandello – Donna Mimma
Pirandello – Il fu Mattia Pascal
Pirandello – Il vecchio dio
Pirandello – Il viaggio
Pirandello – In silenzio
Pirandello – La Giara
Pirandello – La mosca
Pirandello – La rallegrata
Pirandello – La vita nuda
Pirandello – L’uomo solo
Pirandello – Scialle nero
Pirandello – Tutt’e tre
Reina-Valera – Genesis
Salgari – Le meraviglie del duemila
Sand – La Mare au diable
Sand – Legendes rustique
Speroni – Dialogo delle lingue
Straparola – Piacevoli notti
Teresa de Jesus – Libro de la vida
Unamuno – Abel Sanchez
Unamuno – Niebla
Unamuno – Rimas de dentro
Valera – Juanita la larga
Valle Inclan – Sonata de estio
Valle Inclan – Sonata de otono
Vega – Fuente Ovejuna
Verga – I Malavoglia
Verga – Mastro Don Gesualdo
Verga – Vagabondaggio
Verga – Vita dei campi
Verlaine – Fetes galantes
Verne – Cinq semaines en ballon
Verne – Les Enfants du Capitaine Grant
Verne – Les Forceurs de Blocus
Voltaire – Candide
Zola – J’accuse

Dicono di me

Reading Time: 2 minutes

Oggi mi sono dedicato a controllare l’andamento delle mie audioletture su Audible di Amazon. Vendicchiano,

Una gentile signora (il sesso femminile è sempre molto gentile) ha mandato una recensione negativa sulla mia interpretazione della magistrale (e unica) traduzione di Grazia Deledda di “Eugénie Grandet” di Honoré de Balzac. Dice la riverita utente:

“Purtroppo non sono riuscita ad arrivare alla fine per l’esagerata monotonia del lettore. Così sapevo leggere anche io.”

Nessuna firma, nemmeno uno pseudonimo, nessuno spazio per rispondere. Verrebbe da dire che così sapevo criticare anch’io. Davvero basta celarsi dietro l’anonimato e il più totale riserbo sull’identità personale offerta da Amazon, senza meterci la faccia o uno straccio di firma, per stroncare il lavoro altrui? Va bene, la mia lettura del capolavoro balzacchiano è eccessivamente monotona. Non era suo obbligo ascoltarla (oltretutto, prima di ordinare un audiolibro, c’è la possibilità di ascoltarne gratuitamente un estratto, quindi se non le andava bene poteva benissimo fare a meno di scaricarselo), oltretutto l’ha presa in abbonamento. E se, poi, non voleva pagare, sappia la riverita che su Audible è disponibile anche la lettura dell’ottima Silvia Cecchini (stroncata anche quella dagli utenti perché “troppo veloce” -e va be’, ma non vi accontentate mai…-), quindi sarebbe bastato cancellare la mia versione e sostituirla con un’altra. Oppure, se proprio ci teneva, scaricarla da classicistranieri.com e ascoltarla gratis et pro amore Dei. E invece no. C’è gente che non si accontenta delle proprie contraddizioni, non è contenta finché non le fa conoscere agli altri. Qualcuno, invece, bontà sua, mi ha dato quattro stelle. Altri cinue addirittura. Oddìo, non che sia un privilegio avere 5 stelle con la situazione politica che ci ritroviamo, ma stiamo parlando di valutazioni, non di forze di governo.

Ma non basta: “Così sapevo leggere anch’io”. E brava! E allora perché non l’ha fatto? Non avrebbe creato un doppione, anzi, io credo che più interpretazioni della stessa opera costituiscano una ricchezza, così uno può scegliere e non è costretto a comprare solo l’unica versione disponibile. Magari a caro prezzo. Non ha tempo? Non ne ha voglia?? E allora lasci quest’incombenza a chi tempo e voglia ne ha e ne ha avuta (si rende conto di quanta fatica costi registrare l’audiolettura di un intero romanzo?), e se proprio l’esperienza di ascolto è stata così deludente per lei, sappia che ci sono centinaia di utenti su classicistranieri.com che quell’opera l’hanno scaricata e che sono rimasti contenti. Considero gli apprezzamenti della Signora una sorta di medaglia al valore, e a questo punto è bene che certi clienti di Amazon si ritrovino a pagare 9,90 euro per un audiolibro che potrebbero acquisire altrove gratuitamente. Se la meritano la mia “esagerata monotonia”.