La colpa è degli insegnanti!

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Nella concezione comune, nella “vulgata” della scuola italiana c’è sempre la classica litania che tutto quello che accadee sia colpa degli insegnanti.

O, meglio, se le cose vanno male è colpa degli insegnanti, mentre se le cose vanno bene è segno che gli alunni sono bravi, educati, e ci sono arrivati con le loro forze. Come se nessuno li avesse guidati per gl’intricati sentieri del sapere e del saper fare.

La colpa, comunque, in caso di insuccesso e di manifesta brutta figura da parte dello studente, non può essere sua, ma di qualcun altro. Se non dell’insegnante che non è stato abbastanza bravo, almeno della scuola che non ha saputo capire. E quando non attacca nemmeno con la scuola, la colpa è sempre e comunque della società. Ripeto, mai dello studente o della famiglia.

A Manfredonia un gruppo di ragazzini di tredici anni ha trattato in maniera pesantemente vessatoria un docente reo soltanto di essere un disabile, di essere una persona fragile e di vivere il suo handicap con profondo disagio. Lo hanno minacciato di tutto, compreso di bruciargli la macchina con i comandi speciali se solo si fosse azzardato a non sottostare alle loro piccole e misere angherie, o se si fosse deciso di rivelare le vessazioni alle forze dell’ordine, cosa che il docente ha trovato il coraggio di fare. Ma loro niente, pare che continuassero a sbeffeggiarlo anche quando la polizia provvedeva a fermarli. Della serie: “Mi arresteranno pure, ma io la soddisfazione di lasciarti in pace non te la lascio”.


A Teramo, invece, due ragazze maggiorenni sono state indagate per diffamazione per aver immesso su Facebook una pagina web con insulti pesanti a una docente che aveva avuto il solo torto di bocciarle, senza minimamente pensare che non è UNA docente che può bocciare un alunno, ma l’intero consiglio di classe. C’è di mezzo anche un’altra ragazza, minorenne.

Questo è il terreno di coltura della cultura. Non c’entra niente il non aver saputo interessare una classe o non essere stati particolarmente bravi a toglòiere i bambini dalla strada o non essere stati in grado di trasmettere a delle ragazze dei concetti elementari come quello che in rete non è vero che si è anonimi o che non ti vede nessuno, anzi, lo fanno apposta perché si sentono strafighe, perché così tutti le vedono, perché, si sa, se non c’è la luce della ribalta dello spettacolo e della pubblicità, non si esiste.

Perché la colpa è degli insegnanti.

La Stampa: giornalisti sudamericani rischiano tre anni per un editoriale

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“La Stampa” oggi pubblica la notizia che un gruppo di giornalisti, in Sud America (Ecuador, per la precisione), rischierebbe fino a tre anni di carcere per un articolo contro il potere.

E si scandalizza (giustamente). Ma come, la libertà di stampa, di espressione, la critica contro il potere costituito, i diritti fondamentali all’informare, all’essere informati… siamo proprio in Sud America…

E invece in Italia dove per una diffamazione a mezzo stampa si continuano a rischiare gli stessi tre anni di carcere dove siamo, in democrazia?

Daniela Santanche’ rinviata a giudizio per diffamazione

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Oggi il Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale di Milano ha disposto il rinvio a giudizio di Daniela Santanché ipotizzando il reato di diffamazione, per aver offeso l’onore e il decoro di una donna italiana convertita alla religione islamica.

Il presunto reato si sarebbe consumato durante una puntata della trasmissione “Iceberg”, in onda il 21 settembre 2009 su Telelombardia, in cui la Santanché avrebbe riferito di una condanna a 20 giorni di carcere inflitta alla donna che, invece, è stata assolta dalle accuse che le sono state rivolte in Corte d’Appello nel 2002.

Guido Olimpio condannato per diffamazione dalla Corte d’Appello di Milano: dovra’ risarcire 120.000 euro a Youssef Nada e Chaleb Himmat

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[Luca Bauccio]

L’amico e avvocato Luca Bauccio ha conseguito un brillante risultato rappresentando in giudizio innanzi alla Corte d’Appello di Milano i cittadini Youssef Nada e Chaleb Himmat,  nei confronti del giornalista Guido Olimpio del Corriere della Sera, che dovrà risarcire 120.000 euro alle controparti.
Nella motivazione della Corte di Appello a favore di Youssef Nada e Chaleb Himmat si legge che quanto riportato da Guido Olimpo costituisce “mere congetture e illazioni” da cui è derivata una “seria lesione alla reputazione”.

A Luca Bauccio i migliori complimenti da parte del blog.

Marco Travaglio, Peter Gomez, Marco Lillo e Claudio Pappaianni rinviati a giudizio per diffamazione sul libro “Papi”

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[Nell’immagine: "Il diffamatore" – Olio su tela e aglio su bruschetta di Baluganti Ampelio – Livorno, "Sala de’ ponci" del Museo della Potta – Ripruduzione riservata, anzi, riservatissima chè me n’ho a male, eh?? Guaj a voi!!]

Marco Travaglio è stato rinviato a giudizio assieme a Peter Gomez, Marco Lillo e Claudio Pappaianni per alcune frasi contenute sul libro "Papi", pubblicato da Chiarelettere nel 2009, con l’accusa di diffamazione a mezzo stampa.

Ora, l’espressione "rinviato a giudizio" è impropria. Per la diffamazione a mezzo stampa, che è un reato minore, è prevista, più correttamente, la citazione diretta a giudizia. Insomma, non c’è la famosa "udienza filtro", quella per cui si decide se si va a giudizio o no, ovvero se l’accusa abbia sufficienti elementi da portare in un dibattimento. In breve, non ci dovrebbe essere stato il pronunciamento di nessun giudice terzo, ma solo l’iniziativa del pubblico ministero.

Gli accusati avrebbero definito Lucia e Domenico Rossini, definiti rispettivamente «donna d’onore legata a un clan malavitoso barese» e «spacciatore di droga e pusher di fiducia di Gian Paolo Tarantini».

E’ da dire che Marco Travaglio non è mai stato raggiunto in sede penale da una sentenza definitiva passata in giudicato. Il 23 febbraio scorso, dopo essere stato condannato per diffamazione in primo e in secondo grado, il reato contestato è caduto in prescrizione.

A pensar male si fa peccato.

Diffamazione 1 – Patrizia Moretti Aldrovandi davanti al GIP il 10 novembre prossimo

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Mi ritrovo di nuovo a dover parlare di diffamazione e di alcuni paradossali effetti perversi a cui questo istituto giuridico ci conduce.

Patrizia Moretti Aldrovandi, madre di Federico, è stata querelata da Paolo Forlani, condannato in secondo grado per omicidio colposo e in attesa del giudizio definitivo della Cassazione. La donna, nell’entrare in un bar, aveva riconosciuto tra gli avventori il Forlani, e nel ricordare l’episodio sul suo blog aveva scritto di aver visto e riconosciuto “uno degli assassini di mio figlio”.
Dopo la querela il Pubblico Ministero Ombretta Volta si è espressa per l’archiviazione sia in merito all’accusa di diffamazione che a quella, pure contestata a Patrizia Moretti Aldrovandi, di istigazione alla violenza per aver scritto le frasi “quando vedo uno di loro mi manca il fiato, come a mio figlio. Mi si ferma il cuore, come a lui. Non riesco più a respirare, non so reagire. Vorrei urlare, picchiare, uccidere, ma non ne sono capace. Posso solo andare via e piangere. Andare via per non mostrare le lacrime proprio a loro. Impuniti. Per ora”.

Patrizia Aldrovandi ha scritto questo. E questo basta per trascinarla davanti al Giudice per le Indagini Preliminari, che il 10 novembre prossimo deciderà se rinviarla a giudizio oppure dichiarare il non luogo a procedere.

Il 1 marzo prossimo Patrizia Moretti Aldrovandi comparirà alla prima udienza del processo a suo carico per diffamazione a mezzo stampa a danno del PM Mariaemanuela Guerra, dopo essere stata rinviata a giudizio dal GUP di Mantova.

Diffamazione: il diritto di satira nei siti web – Sentenza del Tribunale di Pisa del 18/11/2010

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La critica:
 «corrisponde al punto di vista di chi la manifesta e di conseguenza non può che essere fondata su un’interpretazione necessariamente soggettiva di fatti e comportamenti».
«(è)  iperbole, paradosso, ricerca del grottesco e del sensazionale è svincolata da forme convenzionali non può essere ingabbiata in rigidi schemi precostituiti».
 (…)
«non può essere considerato satirico un gratuito insulto sol perché espresso in una parafrasi o in una similitudine più o meno fantasiosa».

Si osserva che:
«la satira possa essere realizzata anche con una rielaborazione della home page di un sito, laddove (…) siano utilizzati toni ironici e sarcastici, che strangolano i contenuti concettuali dell’opera parodiata pur con la realizzazione dei suoi stessi elementi estrinseci e la conservazione della forma esteriore».

Scarica il testo della sentenza del Tribunale di Pisa (PDF)

Conciliazione obbligatoria anche per le cause civili di diffamazione a mezzo stampa

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La fattispecie giuridica della diffamazione  in Italia non è, evidentemente, una modalità per difendere i diritti di chi sente derisa la propria onorabilità e agisce in giudizio per vedere ripristinati i propri diritti.

Se fosse veramente così, la diffamazione (soprattutto quella a mezzo stampa) nel nostro Paese sarebbe già stata depenalizzata, come è accaduto in Inghilterra, dove si paga un’ammenda salatissima che è pur sempre una sanzione pecuniaria.

Invece la diffamazione in Italia è ancora un reato penale. Gravissimo, naturalmente, perché è punito, nel massimo edittale, con la reclusione. Insomma, per scrivere delle cazzate qualunque su Tizo o su Caio su un giornale, un sito internet, un mezzo di diffusione qualsiasi si può anche andare in galera. La pena massima prevista dal Codice è di tre anni di reclusione.  
Esattamente quella prevista per chi viene giudicato colpevole di occultamento di cadavere.

Questo l’italiano medio lo ha capito benissimo, ed è la forza del "lei non sa chi sono io", "io la denuncio…", "io la mando in galera…" perché il "parli come badi!" è sempre un ottimo concetto da esprimere a chiunque ci sembra voglia attentare alla nostra integrità di mafiosetti dentro e spocchiosi fuori.
Così, se qualcuno dice qualcosa per cui noi ci sentiamo offesi, sporgiamo querela.
Sporgere querela non costa nulla, è un atto completamente gratuito, e soprattutto non si rischia niente. Non importa se quello che viene segnalato all’Autorità Giudiziaria è un reato o no. A stabilire quello ci penserà un giudice, eventualmente. Basta che sia una circostanza vera.
Per cui, se c’è una pubblicità che dice "Chi non mangia la Golia o è un ladro o è una spia", uno può sempre dire: "Io non mangio la Golia ma non sono nè un ladro né una spia" , querelare la Golia per diffamazione e se la causa va avanti ne avrà un po’ di notorietà, e se un giudice glielo riconoscerà, un po’ di soldi di risarcimento danni. 

Certo, c’è il rischio di dover tirare fuori un po’ di quattrini di avvocati, ma, in fondo, quello che si vuole non è mai la condanna di chi ci ha dato del ladro o della spia solo perché non mangiamo una caramellina di liquirizia, chè i tribunali, si sa, fanno paura in primo luogo ai querelanti. Perché a dimostrare la fondatezza delle loro tesi devono andarci loro in primo luogo. E se il giudice assolve il presunto diffamatore potrebbero essere guai seri per il querelante.

Per cui esiste un modo ancora più subdolo per avere quattrini e rischiare ancora meno, quello di ricorrere in sede civile anziché penale.

Si va dal giudice civile, la si tira per le lunghe (una decina d’anni, solitamente)  e alla fine se c’è stata diffamazione il diffamatore non rischia nessuna condanna penale (perché dopo dieci anni una diffamazione è già bell’e che passata in prescrizione), il diffamato i soldi li vede lo stesso, e se non li vede, tutt’al più paga le spese legali .

Insomma, intanto ti cito davanti al giudice, poi si vedrà.

Da oggi, per la parte civile riguardante la diffamazione a mezzo stampa, entra in vigore la cosiddetta "conciliazione obbligatoria".
Cioè, se ti senti diffamato da qualcuno prima ancora di rivolgerti al Tribunale Civile, devi, obbligatoriamente, cercare una soluzione stragiudiziale mediata da un organismo di conciliazione, con speciale autorizzazione del Ministero di Grazia e Giustizia.
Naturalmente non è obbligatorio accettare la soluzione proposta dal mediatore (che avrà il compito di cercare di trovare un accordo tra le parti) ma, in quel caso, si spalancano le porte del Tribunale e si dovranno pagare le spese anche in caso di vittoria della causa.

La diffamazione, anche se appare come il più evidente tra i campi di azione della conciliazione obbligatoria, non è certo la sola materia ad essere disciplinata (ci sono anche diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, contratti assicurativi, bancari e finanziari, responsabilità medica e Diocilìberi.

Gli avvocati sono incazzati come iene, anche perché non finisce qui. Infatti tra un anno la conciliazione obbligatoria riguarderà anche le cause condominiali e il risarcimento danni da incidenti stradali.

Insomma, l’avvocato e il giudice non servono più e c’è nostalgia per quella vaga strizza al basso ventre che la lettera scritta su carta intestata dell’avvocato faceva venire a chi la riceveva.

Il mediatore non stabilisce chi ha ragione e chi ha torto. Il mediatore si limita a trovare un accordo ragionevole a prezzi che sono anche tutto sommato accessibili. La lite si conclude in quattro mesi al massimo, e per una procedura di un valore fino a 1000 euro ciascuna delle parti in causa ne paga 65.
Ovvio che agli avvocati girino particolarmente le balle, una volta mi è capitato di consultare un avvocato che aveva un onorario di 250 euro l’ora, con 65 euro non ti fa nemmeno calpestare il tappeto dell’anticamera dello studio, figuriamoci!

Ma chissà poi cos’avranno da sbraitare, visto che nel Registro degli Organismi di Mediazione messo a disposizione dal Ministero della Giustizia  si trovano:
– Organismo di Conciliazione dell’Ordine degli Avvocati di Monza
– Organismo di Conciliazione del Foro di Nocera Inferiore istituito dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nocera
– Camera Arbitrale e di Conciliazione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola
– CAMERA DI CONCILIAZIONE istutuito (sic!!)  dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Brescia
– SACA s.r.l. – Sociatà di Avvocati per la Conciliazione e l’Arbitrato a.r.l.
– A.R.D. ORDINE AVVOCATI S. MARIA C.V. costituito dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di S. Maria C.V.
– Camera di Conciliazione forense di Ancona costituita dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Ancona
– Camera di Conciliazione Forense dell’Ordine degli Avvocati di Pescara
– Organismo di Mediazione Forense di Roma costituito dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma
– "Organismo di Conciliazione dell’Ordine degli avvocati di Massa Carrara" organismo non autonomo dell’Ordine degli avvocati di Massa Carrara

e qui mi fermo perché non ho più voglia di cercare oltre.

Le caste, quindi, una volta indignate, si ricostituiscono rinnovandosi sempre di
più, perché nulla cambi, anche se sembra (gattopardescamente) che cambi tutto.

La critica sferzante e pungente all’autorita’ giudiziaria puo’ escludere la diffamazione – Cass. Pen. Sez. V n. 37442 – 24 settembre 2009

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Cassazione – Sezione quinta – sentenza 16 giugno – 24 settembre 2009, n. 37442
Presidente Nardi – Relatore Bevere
Ricorrente De Nicola e altro

Svolgimento del processo

Con sentenza emessa il 15.1.2008, la corte di appello di Palermo ha confermato la sentenza emessa dal tribunale della stessa sede il 21.7.2005 con cui Liori Angelo Antonio era stato assolto, perché il fatto non sussiste dall’imputazione di diffamazione aggravata, in danno del magistrato Sergio De Nicola, conseguente alla pubblicazione, il 14.6.1998, sul quotidiano L’Unione Sarda dell’articolo dal titolo