Copyright sui fonogrammi: 70 anni di cultura negata

Quello che si ventilava dal 2008 sta per accadere anche in Italia.

I termini per il copyright per la libera diffusione delle incisioni sonore passeranno presto da 50 a 70 anni.

Il che significa che moltissime delle registrazioni (soprattutto di musica classica e operistica, ma non solo) presenti e distribuite in rete (anche dalle mie biblioteche on line!) non potranno più essere (re)distribuite, né tanto meno scaricate in Italia.

Lo schema di recepimento è già stato approvato dal Consiglio dei Ministri. Ora la parola passa alle Camere, al mPresidente della Repubblica e alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Da lì ci saranno altri 15 giorni di comporto.

Per quanto attiene le mie iniziative, queste registrazioni resteranno in linea il più a lungo possibile, ma saranno tolte dalla distribuzione con tanto di spiegazione non appena la normativa starà per essere operativa anche in Italia.

E’ una legge assurda che, inutile dirlo, penalizza la libera fruizione dei contenuti a favore delle industrie discografiche e con scarso vantaggio per gli interpreti. E’ il frutto di un compromesso all’europea, perché la proposta iniziale del commisario europeo McCreevy rischiava di portare questo termine a 95 anni.

Ma, comunque sia, non ho nessunissima intenzione di rischiare la galera per voi, quindi dàtevi una regolata.

1 Views

Altrove qualcuno mi copia

Solo ieri ho scritto e pubblicato il post che ho intitolato “Collegio! (Uno stream-of.consciousness)”, un divertissement che non mi sembrava niente di che.

Questa mattina l’ho ritrovato paro paro sul sito www.tgonline.eu.

Mi dispiace sempre un po’ quando mi copiano e incollano senza chiedermelo, o, peggio, quando quello che scrivo viene triturato dagli aggregatori di news, visto che non è neanche rilasciato sotto licenza Creative Commons, a quanto mi consta. E se consta a me consta a tutti.

Ho scritto al webmaster per cercare, senza rinunciare a pretendere un minimo indennizzo, di risolvere la cosa senza passare per vie gerarchiche superiori.

Dopo circa sei-sette ore dalla mia mail il sito risulta radicalmente cancellato:

E dire che sarebbe bastata una mail: “Posso ripubblicare quello che scrivi?”

1 Views

I “43 anni” (Piazza Fontana – Il libro – Il Film) di Adriano Sofri

Adriano Sofri ha appena pubblicato in rete un instant-book.

Si intitola “43 anni” ed è un file PDF realizzato un po’ alla meno peggio, dal punto di vista della grafica (il testo non è neanche giustificato a destra, ma qualcuno dei miei lettori mi dirà che conta sempre e soltanto il contenuto, e va beh, allora scaricàtevelo e buon pro vi faccia, cosa volete che vi dica…).

Nel libro, distribuito via internet (cosa che fa abbastanza “in”, ultimamente, bisogna riconoscerlo) e regolarmente protetto da copyright (infatti non esiste neanche una nota in proposito, né una liberatoria da parte dell’Autore, il che lo inserisce implicitamente e di diritto tra le opere protette da diritto d’autore, in breve, sic stantibus rebus, non potete nemmeno darlo a un amico), Sofri contesta l’impostazione storica fornita da Paolo Cucchiarelli nel libro “Il segreto di Piazza Fontana” (Edizioni “Ponte alle Grazie”), e, conseguentemente, quella contenuta nel recente film di Marco Tullio Giordana “Romanzo di una strage”.

Naturalmente è diritto di Sofri, che mi risulta essere un libero cittadino, dire quello che vuole. Mi risulta che una “libera ispirazione” di un film, sia pure a un libro impostato col rigore di un’analisi storica, ancorché non condivisa, possa essere considerata un rifacimento un po’ romanzesco, o, comunque, narrativo, che non pretende di dare una spiegazione che sia storicamente attendibile. Insomma, il film di Marco Tullio Giordana è, appunto, un film.
Come se ne sono fatti tanti su eventi e personaggi che hanno inquinato la nostra storia patria, dalla banda della Magliana al bandito Salvatore Giuliano, senza che nessuno abbia mai messo in dubbio o criticato un’opera filmica solo perché si appoggia su una tesi piuttosto che su un’altra. Proprio perché un film è ALTRO dalla storia.

Sofri è stato condannato in via definitiva per l’omicidio Calabresi. E’ un dato che pesa come un macigno, fermo restando, come dicevo, il suo diritto di dare tutte le ricostruzioni storiche e le interpretazioni che vuole dei fatti di cui è stato, direttamente, indirettamente, o solo moralmente, protagonista.
Gli diamo atto che si è sempre proclamato innocente rispetto ai fatti contestatigli e che, per questo, e coerentemente, non ha mai chiesto la grazia. Solo nel 2009, un articolo del Corriere della Sera riportava una sua frase un po’ inquietante:
«Di nessun atto terroristico degli anni Settanta mi sento corresponsabile. Dell’omicidio Calabresi sì, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse, “Calabresi sarai suicidato”».

Una autoaccusa morale, dunque, ma Sofri ha scontato per intero la sua pena. Gli fa onore, ma non ci convince lo stesso.
Come non ci convince il fatto che Sofri abbia dato del “cretino” a Travaglio, trattandolo da “squadrista”, solo perché in un suo libro (forse il più bello, o, quanto meno il più emotivamente partecipato, “La scomparsa dei fatti”, edito per i tipi del “Saggiatore”) si era permesso di affermare che «essendo [Sofri] condannato per omicidio e dunque beneficiario dell’indulto, lo farà uscire dal carcere tre anni prima».

Sofri mi risulta che abbia collaborato a lungo con Panorama. E che attualmente collabori con “Repubblica” e anche con “Il Foglio” di Giuliano Ferrara. Nel 2002 ha pubblicato il volume “Altri Hotel. Il mondo visto da dentro 1997-2002”. Con Mondadori.

5 Views

Copyright: sequestrati scaricolibero.com, filmgratis.tv e ifile.it

Con un provvedimento operato dalla Guardia di Finanza del Veneto, sono stati posti sotto sequestro i siti scaricolibero.com e filmgratis.tv.

Le accuse, oltre che alla violazione della proprietà intellettuale (art. 171 ter comma 2 e 171 comma 1), fann oriferimento alla ricettazione (art. 648 cp).

L’inchiesta è stata disposta dal Tribunale di Parma.

Con un provvedimento separato è stato chiuso il servizio di hosting ifile.it e il sito Library.nu dedicati alla diffusione illegale di e-book. Il giro di affari si sarebbe aggirato attorno agli 8 milioni di euro.

2 Views

Copyright: L’Unione Europea estende a 70 anni i diritti sulle interpretazioni e le incisioni



Il Consiglio dell’Unione Europea, con un comunicato stampa, ha annunciato di aver adottato in sede comunitaria la cosiddetta"legge Cliff", che estende i diritti d’autore sulle incisioni fonografiche da 50 a 70 anni.
Tutti gli stati membri sono tenuti ad adeguare le rispettive legislazioni entro due anni.

Il comunicato stampa è reperibile e scaricabile qui.

E qui trovate il testo della direttiva.

E’ chiaro che si tratta di una notizia tragica per la libera circolazione della cultura in rete, ma ancor più tragico mi sembra il silenzio dei soliti noti che detengono il monopolio della distribuzione, gratuita o a pagamento, di materiale attualmente fuori diritto d’autore. I piagnistèi arriveranno, come al solito, pietosi nella forma e nei contenuti, quando ciò che è già irreversibile, lo diventerà in modo definitivo.

Quindi, se l’entrata in pubblico dominio delle incisioni è stabilita, a tutt’oggi, fino al 1960, se fosse già in vigore la nuova direttiva dovremmo fermarci al 1940.

Ma l’aspetto più grottesco è che questa estensione dei termini di legge viene fatta passare come una conquista a favore degli autori. E’ palesemente falso. Si tratta, tutt’al più, ma proprio tutt’al più, di un contentino supplementare per gli interpreti, ma nulla di più.

Adesso vi spiego perché:

L’incisione della Quinta Sinfonia di Beethoven del 1952 diretta da Toscanini, con la NBC Symphony Orchestra, attualmente è in pubblico dominio.
Questo significa che chiunque può redistribuirla (gratis o a pagamento) o riprodurla, rimasterizzarla, metterla in circolazione in opere derivate (ad esempio, una neanche tanto ipotetica edizione dell’Opera Omnia di Beethoven).
Con l’entrata in vigore della legge, l’incisione entrerebbe in pubblico dominio dal 1 gennaio 1953.
Gli eredi di Toscanini, quindi (perché Toscanini è morto) potranno continuare a percepire i diritti sulle opere distribuite fino a quella data.
Ma gli eredi di Beethoven (l’autore dell’opera), naturalmente, non prendono un centesimo, essendo Beethoven morto nel 1827. Ed essendo trascorsi 70 anni dalla sua morte, la sua opera è comunque in pubblico dominio.

Prendiamo ora l’esempio dell’incisione de "Il nostro concerto" di Umberto Bindi, che risale, guarda caso, proprio al 1960.
L’incisione dovrebbe essere già in pubblico dominio. Nessun problema per l’interpretazione, dunque.
Invece si dà il caso che l’interprete sia anche autore della canzone. E, quindi, anche se quella registrazione è stata effettuata più di 50 anni fa, il brano non è comunque utilizzabile perché cadrà in pubblico dominio compiuto i 70 anni dalla morte di Bindi. Cioè il 1 gennaio 2073.

Quindi non corrisponde a verità l’affermazione che con l’attuale legislazione si sta entrando lentamente in un inestricabile Far West del diritto d’autore in cui potrebbero venire diffuse impunemente copie di "Volare" di Domenico Modugno, delle primissime incisioni dei Beatles, dei primi smolleggiamenti di Adriano Celentano. Il punto è che non basta che l’incisione sia in pubblico dominio, ci vuole anche che l’autore o gli autori siano passati a miglior vita da più di 70 anni!


Placido Domingo è presidente dell’IFPI (Federazione Internazionale delle Industrie Fonografiche) e ha rilasciato questa dichiarazione:
"E’ un grande onore essere invitato a diventare il presidente dell’IFPI – ha dichiarato Domingo – Ho sempre creduto moltissimo nell’importanza del rispetto per il talento e nei diritti di tutti coloro che interpretano, creano, producono e investono in musica. Oggi il mondo della musica e di tutte le arti sta affrontando enormi cambiamenti e sfide. La tecnologia, che da una parte consente agli artisti di essere conosciuti come non mai, ha condotto ad un dibattito su come trovare un modo per proteggere la proprietà intellettuale di artisti, creatori e di tutti coloro che vivono e lavorano nel mondo della musica. Spero di essere parte di questi dibattiti". (il grassetto è mio)

Ritengo sorprendente il fatto che un artista come Domingo parli di "trovare un modo per proteggere la proprietà intellettuale" a fronte della tecnologia (e la "tecnologia", anche se Domingo non lo dice, è la rete) e non parli, invece, di "trovare un modo per rendere la cultura libera di circolare".

Il punto è che oggi, se qualcuno prende la Quinta di Beethoven diretta da Toscanini nel 1952, la digitalizza, la masterizza e la distribuisce (gratuitamente o vendendola, non importa) non commette nessun reato. Tra meno di due anni potrebbe ritrovarsi a rischiare il carcere (perché per questo tipo di reato è prevista la reclusione). Si rischia il carcere per un brano inciso nel 1952! E per la cui incisione Toscanini e, successivamente, i suoi eredi, hanno già percepito i diritti sulle vendite e sulle utilizzazioni per 50 anni.

50 anni erano e sono un tempo più che ragionevole per godere dei proventi di una interpretazione. Fermo restando che Umberto Bindi e Domenico Modugno non li può comunque toccare nessuno.

Per cui, quello che viene fatto passare come un intervento a favore degli autori è e rimane un intervento a favore delle case discografiche a scapito del privato cittadino e dell’accesso alla cultura in linea generale.

Dunque, tra meno di due anni, una iniziativa come classicistranieri.org diventerà fuorilegge. O, quanto meno, monca di più della metà del suo catalogo. Ed è chiaro che non appena la legge sarà recepita in sede nazionale, cancellerò i contenuti "proibiti", perché distribuire gratuitamente cultura è da nobiluomini, ma rischiare la galera per la cultura è da imbecilli.

Non c’è altro da dire se non sottolineare che la direttiva è stata appoggiata caldamente dall’Italia. C’era da dubitarne?
1 Views

Copyright: il Presidente dell’AGCOM Calabro’ convocato d’urgenza al Senato

Ricevo da Luca Nicotra dell’Associazione "Agorà Digitale" la seguente nota sull’audizione al Senato della Repubblica del Presidente dell’AGCOM Corrado Calabrò, convocato d’urgenza per giovedì 21 luglio alle 8,30. Lo riproduco integralmente, anche se rispetto all’originale sono "saltati" alcuni link.

Il Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Corrado Calabrò è stato convocato con urgenza per giovedì 21 luglio, alle ore 8.30, dalle commissioni 7a (Comunicazioni) e 8a (Cultura) del Senato per rispondere dei gravi attacchi alla libertà di informazione e all’accesso alla conoscenza che permangono nel nuovo schema di regolamento sul diritto d’autore (qui il calendario del Senato).

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è stata sì costretta a modificare il suo regolamento, rinunciando di autoattribuirsi il potere di inibire l’accesso ad interi siti web, ma ha deciso di perseverare nel faraonico e inquietante progetto di diventare arbitro unico di tutti i contenuti presenti sulla Rete.

Aver ottenuto questa convocazione è un altro importante successo (dopo l’evento La notte della Rete che ha spinto l’Agcom a modificare parte della delibera) per chi, come l’associazione radicale Agorà Digitale e tutte quelle riunite nell’iniziativa sitononraggiungibile.it (Adiconsum, Altroconsumo, Assoprovider assistiti dagli avvocati Fulvio Sarzana e Marco Scialdone), fin dall’inizio ha preso una posizione chiara e netta, che manterremo fino alla fine: l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non può intervenire con un regolamento che mette in pericolo principi fondamentali come giusto processo, libertà di espressione, di informazione, diritto di accesso alla conoscenza e la libertà di impresa.

C’e’ bisogno innanzitutto di una riforma delle regole che ci permettono di condividere contenuti in rete: è impensabile applicare le norme previste dall’Autorità senza prima riformare la legge sul diritto d’autore, vecchia ormai 70 anni e chiaramente obsoleta rispetto ai cambiamenti a livello informativo e tecnologico dei decenni successivi alla sua promulgazione: deve infatti essere adeguata alle nuove forme della creatività, della circolazione delle informazioni e della possibile remunerazione.

Da una parte il Parlamento non ha strumenti per imporre "formalmente" uno stop al regolamento. Dall’altra però Agcom non potrà ignorare la posizione delle istituzioni, soprattutto se questa posizione si dimosterà forte e motivata. A questo proposito sono stati chiarissimi i senatori Vita e Vimercati, che con urgenza hanno avanzato la richiesta di convocazione sostenendo che a questo punto, sia opportuna una moratoria, in attesa di una procedura istituzionalmente più corretta, non lesiva delle prerogative delle Camere".

Ma sono 23 i senatori che compongono gli uffici di presidenza delle due Commissioni che audiranno Calabrò ed è noto quanto scarsa sia la consapevolezza della classe politica dei rischi insiti nel regolamento Agcom.

È compito anche e soprattutto nostro, di noi che ci siamo mobilitati fin dall’inizio, provare a convincerli dell’assoluta necessità di uno stop al provvedimento. Abbiamo meno di 48 ore.

Volete saperne di più? Trovate i loro nomi e le le loro attività su questa e quest’altra pagina.

E questi sono i loro indirizzi:

possa_g@posta.senato.it, barelli_p@posta.senato.it, vita_v@posta.senato.it, valditara_g@posta.senato.it, marcucci_a@posta.senato.it, asciutti_f@posta.senato.it, giambrone_f@posta.senato.it, rusconi_a@posta.senato.it, pittoni_m@posta.senato.it, musso_e@posta.senato.it, polibortone_a@posta.senato.it, levimontalcini_r@posta.senato.it, grillo_l@posta.senato.it, menardi_g@posta.senato.it, ranucci_r@posta.senato.it, baldini_m@posta.senato.it, vimercati_l@posta.senato.it, cicolani_a@posta.senato.it, filippi_m@posta.senato.it, stiffoni_p@posta.senato.it, oliva_v@posta.senato.it, fistarol_f@posta.senato.it, detoni_g@posta.senato.it

Continuate a mobilitarvi. Scrivete, informate e condividete. Fatelo subito. I motivi di questa nuova mobilitazione sono forti e condivisi non solo tra la società civile ma anche dagli stessi addetti ai lavori. Raccontate a questi politici ormai da troppo tempo distanti dalle nuove forme di diffusione dell’informazione e della conoscenza l’enorme rischi che stiamo correndo!

Per maggiori informazioni potete leggere ed inviare ai senatori la seguente documentazione:

    * La lettera aperta ai Membri delle Commissioni VII e VIII del Senato della Repubblica di Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assoprovider e Studio Legale Sarzana.
    * L’approfondimento a cura di Agorà Digitale sul nuovo regolamento Agcom.

Luca Nicotra
Associazione Agorà Digitale
Tel: (+39) 0668979271
www.agoradigitale.org

0 Views

AGCOM: il testo della delibera 398/11

[…]

RITENUTO OPPORTUNO, stanti la particolare rilevanza e complessità tecnica della materia oggetto di regolamentazione e la conseguente necessità di approfondire adeguatamente gli aspetti relativi alla protezione del diritto d’autore connessi ai servizi di media audiovisivi, di sottoporre ad ulteriore consultazione pubblica lo schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica;
A tale scopo, lo schema di Regolamento che si pone in consultazione si propone, da un lato, di favorire lo sviluppo dell’offerta legale, dall’altro di disciplinare l’attività di accertamento, prevenzione e cessazione delle forme di violazione del diritto d’autore nei settori di competenza dell’Autorità. Sono escluse dall’ambito dell’emananda disciplina le applicazioni con le quali gli utenti possono scambiare contenuti direttamente con altri utenti attraverso reti di comunicazione elettronica.
Nell’esercizio delle attività previste dallo schema di Regolamento l’Autorità opera nel rispetto dei diritti e delle libertà di espressione del pensiero, di cronaca, di commento, critica e discussione, ispirandosi ai principi fondamentali sanciti dal Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici e alle eccezioni previste dalla Legge sul diritto d’autore.
Al fine di promuovere l’offerta legale, l’Autorità ritiene utile coinvolgere tutti gli stakeholder attraverso l’istituzione di un Tavolo tecnico, le cui modalità di funzionamento sono delineate nell’ambito dell’articolato; ad esso è altresì demandata la definizione di alcuni aspetti operativi del procedimento posto a tutela del diritto d’autore.
Inoltre, sotto il profilo procedimentale, appare opportuno prevedere una prima fase in cui il titolare del diritto potrà richiedere direttamente al gestore del sito o al fornitore del servizio di media audiovisivo o radiofonico la rimozione del contenuto protetto, fatte salve le garanzie di contraddittorio con il c.d. uploader. Solo a seguito di tale fase preliminare sarà possibile invocare l’intervento dell’Autorità, che potrà attivarsi su segnalazione del titolare del diritto in caso di mancata rimozione, o dell’uploader che lamenti, per contro, l’illegittima rimozione del contenuto.
La Direzione competente, ove ne ravvisi gli estremi, potrà invitare il gestore del sito o il fornitore del servizio di media audiovisivo o radiofonico all’adeguamento spontaneo alla normativa rilevante che si assume violata. Nell’ipotesi in cui tale invito dovesse rimanere inevaso, la Direzione investirà della questione l’organo collegiale competente che, al termine di un procedimento che fa salve le garanzie di contraddittorio tra le parti, potrà ordinare la rimozione dei contenuti illegali. Nel caso di soggetti localizzati all’estero, previo richiamo, potrà richiedere la rimozione dei contenuti illegali destinati al pubblico italiano in violazione delle norme sul diritto d’autore. Nel caso in cui il sito non ottemperi alla richiesta, il caso verrà segnalato alla Magistratura per i provvedimenti di competenza.
Al fine di fugare qualsiasi dubbio sulla proporzionalità e sui limiti dei provvedimenti dell’Autorità e sul rapporto tra l’intervento amministrativo e i preminenti poteri dell’Autorità giudiziaria, non si è ritenuto di includere negli interventi di propria competenza la misura dell’inibizione dell’accesso ai siti, sia italiani che esteri. Inoltre, resta inteso che, qualora il soggetto decida di adire la via giudiziaria, l’Autorità non darà al procedimento alcun seguito.

VISTA la delibera n. 453/03/CONS del 23 dicembre 2003, recante “Regolamento concernente la procedura di consultazione di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 28 gennaio 2004, n. 22;
RITENUTO congruo il termine di 60 giorni entro il quale i soggetti interessati possono comunicare le proprie osservazioni;
VISTA la proposta formulata dalla Direzione contenuti audiovisivi e multimediali, d’intesa con il Servizio giuridico;
UDITA la relazione dei Commissari Sebastiano Sortino e Gianluigi Magri, relatori ai sensi dell’art. 29 del Regolamento concernente l’organizzazione e il funzionamento dell’Autorità;

DELIBERA

Articolo 1
1. È sottoposto a consultazione pubblica lo schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, di cui all’allegato A alla presente delibera, di cui forma parte integrante e sostanziale, recante “Schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”.
2. Le modalità di consultazione sono riportate nell’allegato B alla presente delibera.
3. Le comunicazioni di risposta alla consultazione pubblica dovranno pervenire entro 60 giorni dalla data di pubblicazione del presente provvedimento nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana.
La presente delibera è pubblicata integralmente sul sito internet dell’Autorità e nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 6 luglio 2011
IL PRESIDENTE

Scarica il testo del provvedimento in formato .PDF

***************

0 Views

La delibera dell’AGCOM: niente piu’ chiusura diretta dei siti. Ma il testo e’ discutibile.

Dài, dài, pigia, picchia e mena, come si dice a Guasticce, la montagna dell’AGCOM ha partorito un topolino di modeste dimensioni e di dubbia efficacia.

Ma è già qualcosa che nel testo firmato ieri sia sparita la maledetta e odiosa chiusura dei siti per mano dell’autorità amministrativa, prima ancora che per quella giudiziaria, e che abbia fatto capolino in un qualche contesto normativo il concetto del "Fair use" ovvero dell’uso e della diffusione di lavori altrui senza scopo di lucro o commerciale.
E’ anche un bene che le decisioni dell’AGCOM siano appellabili presso il TAR del Lazio (secondo il testo precedente non si poteva nemmeno proporre appello), ma proprio perché il "Fair Use" è tracciato in modo così nebuloso, sarebbe bene, anzi, sarebbe decisamente meglio che il legislatore creasse una normativa ad hoc in modo che sia chiaro cosa si può e cosa non si può fare.

In breve, poche idee ma ben confuse. Abbassare la guardia proprio adesso sarebbe il vero e proprio reato morale che si possa fare davanti all’AGCOM, che concede 60 giorni di tempo per far pervenire alla sua sede rimostranze e proposte. Solo che ci sono di mezzo le vacanze e il caldo, e dubito fortemente che si apra un dibattito approfondito in rete.
0 Views