Giornata internazionale del Pubblico Dominio: “Gone with the Wind” è fuori copyright. “Il Post” pubblica uno svarione su Antonio Machado (libero da dieci anni)

 

Ogni anno il 1 gennaio è la Giornata internazionale del Pubblico Dominio. Centinaia e centinaia di opere dei più svariati autori deceduti entro il 31 dicembre di 70 anni prima si liberano dai vincoli del copyright e tutti i diritti d’autore cadono. Vuol dire che chiunque può pubblicare, riprendere, fotocopiare, distribuire, rielaborare quell’opera senza pagare nemmeno un centesimo agli eredi dell’autore, che, giustamente e legittimamente, ne hanno sfruttato i diritti economici e morali fino a due giorni prima.

Quest’anno, l’opera senz’altro più famosa a cadere in pubblico dominio in Italia è “Gone with the Wind”, la versione originale in inglese di “Via col vento” di Margaret Mitchell (deceduta nel 1949). Ve l’ho già messa a disposizione qui.

Attenzione: le traduzioni italiane di questi autori sono libere solo e se anche i relativi traduttori sono deceduti da oltre 70 anni. Questa è la legge italiana in materia, riassunta in $oldoni.

Ogni anno, in occasione di questo lieto giorno, si susseguono notizie che poi si rivelano inapplicabili in Italia. L’anno scorso entrarono in pubblico dominio opere di Agatha Christie e di Thomas Mann. Questo vale soltanto per gli Stati Uniti, non per noi.

Ma gli svarioni non mancano. In un articolo de “il Post” si afferma letteralmente che tra gli autori che cadono in pubblco dominio con questo inizio d’anno, c’è anche “il noto poeta spagnolo Antonio Machado”. Dimenticando, o non sapendo proprio per niente, che Antonio Machado è morto nel 1939 e che è già un decennio che le sue opere vengono distribuite sul web come nell’editoria. Personalmente ho messo in linea una mia pessima audiolettura delle Soledades del 1903 e una un po’ migliore delle Soledades, Galerías y otros poemas. Varie case editrici si sono occupate di ristampare nuove traduzioni dell’opera machadiana e sono tuttora in circolazione pubblicazioni col testo originale a fronte. Dispiace vedere questi svarioni perché “Il Post” è un quotidiano serio e attendibile. Ma non è detto che anche loro non possano sbagliare. Dunque, siempre adelante, pero con juicio.


Aggiornamento del 6/1/2020:

Il riferimento al poeta spagnolo Antonio Machado è stato tolto dalla pagina dell’articolo de “Il Post”. Magari un grazie, non a me, certo, ma a Silvia Bogliolo che ha segnalato via commento lo svarione… no, eh??

285 Views

Copyright: sì, ma tu che ne pensi??

Devo proprio ammettere che quando vi ci mettete siete più noiosi e pedanti di un granchio nelle mutande (era “un riccio”, ma il granchio mi sembrava più efficace). Ho scritto giorni fa una piccola riflessione sul tema del copyright e sull’emanazione della direttiva relativa da parte del parlamento europeo. Tuttavia, recentemente, una cara lettrice, che noi chiameremo per brevità Melchiorri Marusca nei Baneschi, mi ha chiesto “Sì, ma di tutta questa roba, tu cosa ne pensi??” E allora eccomi, a mio mal grado, a rispondere e a tornare sul pruriginoso argomento.

Premetto che di quello che penso io non gliene può fregare niente a nessuno, ma ho come l’impressione che si stia parlando di un gigantesco baraccone, di un ambaradan di dimensioni ciclopiche, che alla fine non sortirà che pochi e relativi effetti pratici e che andrà a colpire le multinazionali del Web e i colossi di argilla a cui queste nuove normative sono rivolte. Wikipedia può dormire sonni tranquilli, i suoi interessi sono salvaguardati, potranno continuare a chiedere soldi, fare oscuramenti estemporanei, restare nel web così come sono, e dire che non faranno mai uso di pubblicità, come se gliene fregasse qualcosa a qualcuno.

Intanto chiariamo una cosa: il fatto che tra un paio di anni questa normativa sarà recepita da tutti i paesi dell’Unione con leggi anche sostanzialmente diverse l’una dall’altra non può essere considerato un ostacolo ma una ricchezza. Per quanto riguarda l’Italia sappiamo come la pensa il Governo, che è stato contrario a questo provvedimento ritenendolo (legittimamente, ma sono sacrosanti cavoli suoi) dannoso per gli equilibri del web. Quindi è possibile che in sede di ricezione nazionale la legge possa venire modificata e maggiormente articolata. Sempre se questo governicchio riuscirà a stare ancora al potere quando se ne riparlerà in modo compiuto.

L’ articolo 15 (ex articolo 11) introduce una sorta di tassa sulle citazioni da parte degli editori e dei raccoglitori di contenuti (come Google News, per intenderci, che è la prima entità destinata a scomparire) che ripubblicano pari pari articoli giornalistici o loro parti coperte da diritto d’autore senza corrispondere alcunché agli autori. Saranno fatti salvi gli estratti “brevi” (ma la direttiva non dice “brevi” quanto).

L’articolo 17 (già articolo 13) stabilisce che sono esentate dal pagamento del diritto d’autore le citazioni, le recensioni, le parodie, i pastiche satirici, i meme (parola orribile per determinare cose orribili) e quant’altro. Regola inutile e sovrabbondante perché nella legge sul diritto d’autore italiana è fatto già salvo l’uso della citazione a scopo di critica o di discussione. Quindi il problema non si pone. Ma quello che l’articolo 17 stabilisce è che un sito che permette l’immissione di contenuti da parte degli utenti (come YouTube, per esempio) debba controllare se contributi video, testuali o audio violino o meno la legge sul diritto d’autore. Se c’è una violazione deve bloccarli. E qui c’è da riflettere. Lo stesso YouTube che ha miriadi e miriadi di filmati relativi a canzoni, brani musicali, opere, film in versione integrale, dovrebbe oscurare una serie impressionante di contenuti che la gente ha messo lì a suo bell’agio, senza pagare né multe, né diritti, né conseguenze. E se volete proprio conoscere la mia opinione in merito, sarebbe anche l’ora di finirla.

134 Views

Copyright: e ora che succede??

Allora è successo, il Parlamento Europeo ha approvato la riforma del copyright. Cosa succederà adesso? Non lo sa nessuno. Nonostante il fatto che ci sia stata una grande mobilitazione dei media sull’argomento e che ne stiano parlando con abbondanza di interventi radio, TV e giornali, nessuno ci ha ancora capito nulla (e, conseguentemente, non lo ha fatto capire agli altri). Non ci ho capito nulla nemmeno io, ma forse non c’è proprio niente da capire. So solo che per essere effettiva la direttiva sul copyright dovrà essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, e che dopo due anni gli stati membri dovranno recepirla, ognuno nel proprio ordinamento giuridico. Quindi in Italia (Paese contrario alla normativa) potrebbero trascorrere circa tre anni prima di sapere qualcosa di più chiaro, ovvero su come in quali modalità lo stato italiano intenda recepire per il proprio territorio la direttiva europea. Cosa cambierà per questo blog? Nulla. Proprio nulla. Per classicistranieri.com? Poco, anzi, pochissimo, continuerà tranquillamente ad esistere, magari con qualche scossa di assestamento. C’è un atteggiamento di generale panico su quello che queste modifiche al copyright (che sembrano epocali solo perché parlano di “equo compenso”) possono portare nel mondo del Web, l’oscuramento recente di quelli di Wikipedia ne è una testimonianza tangibile. Aspettiamo che la legge entri in vigore in Italia. Poi prendiamo due o tre respiri, recitiamo un om per rilassarci, leggiamola e applichiamola ai nostri siti. Non è un tirare a campare, non è un rimandare a domani un pericolo che si è preannunciato oggi, non è l’italico “in tre anni nasce un gobbo e va diritto”. E’ buon senso, non si può essere contrari ad una legge se questa legge ancora non c’è (fermo restando che in Italia una legge sul Copyright esiste dal 1941 -cioè, mentre l’Italia era in guerra hanno trovato il tempo e il modo di proteggere il diritto d’autore- e che chi è interessato, nel frattempo è pienamente e legittimamente tutelato). C’è solo da aspettare. Ha da passà’ ‘a nuttata.

147 Views

Agatha Christie e Thomas Mann NON saranno di pubblico dominio nel 2019

Stanno circolando notizie preoccupanti. Non si sa perché o percome ma i principali quotidiani italiani (qui lo screenshot tratto da “il Messaggero” che sbaglia perfino a scrivere Christie) stanno diffondendo la notizia che Thomas Mann e Agatha Christie saranno di pubblico dominio a partire da domani. È noto anche ai bambini che le opere letterarie di un autore entrano in vigore a partire dal compimento del 70^ anno dalla morte. Agatha Christie è morta nel 1976 e Thomas Mann nel 1955 (il fratello Heinrich -ammesso che il titolo del Messaggero si riferisca a lui- è deceduto nel 1950). Inoltre ci sono da considerare i diritti d’autore di eventuali traduttori, che devono essere anche loro deceduti da almeno 70 anni. Non ci sono eccezioni. Thomas Mann e Agatha Christie continueranno ad essere blindati fino, rispettivamente, al primo gennaio del 2026 e a quello del 2047 se tutto va bene. Autori rilevanti che cadranno in pubblico dominio dalla mezzanotte saranno, ad esempio, Vicente Huidobro (poeta cileno) e Georges Bernanos (scrittore cattolico francese). A partire da tra pochissimo, dunque, sarà possibile diffondere e utilizzare (per nuove traduzioni o adattamenti) il Diario di un curato di campagna. Ma le avventure di Miss Marple e di Hercule Poirot, le storie di Morte a Venezia e Cane e Padrone, quelle SONO e RESTANO sotto copyright. Almeno in Italia. Ripeto: andateci cauti con queste informazioni. Ma molto cauti, mi raccomando. Se proprio volete togliervi una soddisfazione, consultate la pagina dedicata agli autori in pubblico dominio che mette a disposizione Wikipedia per il 2019. Non dovrei essere io a suggerirvi di usare Wikipedia, ma in questo caso fatelo per avere un elenco orientativo della materia del contendere. Mentre scrivevo queste riflessioni RaiNews24 ha diffuso un servizio sull’argomento. Ovunque poche notizie ma ben confuse.

707 Views

Copyright: in pubblico dominio le opere di Adolf Hitler. Per Anna Frank bisogna continuare a pagare

"Mein Kampf dust jacket" by Unknown author of dust jacket; Adolf Hitler author of volume - This image is available from the New York Public Library's Digital Library under the digital ID 487722: digitalgallery.nypl.org → digitalcollections.nypl.orgThis tag does not indicate the copyright status of the attached work. A normal copyright tag is still required. See Commons:Licensing for more information.English | français | Nederlands | русский | Türkçe | 中文 |+/−. Licensed under Public Domain via Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg#/media/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg
“Mein Kampf dust jacket” by Unknown author of dust jacket; Adolf Hitler author of volume – This image is available from the New York Public Library’s Digital Library under the digital ID 487722: digitalgallery.nypl.org → digitalcollections.nypl.orgThis tag does not indicate the copyright status of the attached work. A normal copyright tag is still required. See Commons:Licensing for more information.English | français | Nederlands | русский | Türkçe | 中文 |+/−. Licensed under Public Domain via Commons – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg#/media/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg

Ad ogni inizio d’anno, assieme allo scintillante Concerto di Capodanno dal Musikverein di Vienna e alla sua pallida e tisica imitazione della Fenice di Venezia, va in onda il tradizionale dibattito sulla scadenza dei diritti d’autore e su quali autori siano caduti in pubblico dominio.

Per intenderci, dal primo gennaio dopo il compimento dei 70 anni dalla morte dell’autore, chiunque può duplicare, distribuire, tradurre, pubblicare e perfino vendere (se qualcuno glielo compra) un testo di quell’autore.

I conti sono semplici: dal 1 gennaio 2016 sono di pubblico dominio gli scritti di tutti coloro (non necessariamente scienziati o letterato o filosofi) che sono morti nel 1945. Tra cui quella bella faccia di Pasqua dello zio Hitler. Dura lex sed lex, ma se qualcuno intraprendesse (e non è detto che qualcuno non l’abbia già intrapreso) la trascrizione del “Mein Kampf” e la sua messa in linea sarebbe perfettamente legittimato a farlo. Ovviamente in tedesco. Ma, ugualmente, se qualcuno conoscesse così bene il tedesco da essere in grado di tradurre in modo decente tutto il libro, potrebbe metterne in linea una versione in italiano, in francese, in inglese, o quello che sia.

Hitler in pubblico dominio, dunque, che ci piaccia o no.
Quello che invece non ci piace è il fatto che i diritti del Diario di Anna Frank, la vittima che, pure, sarebbe caduta in pubblico dominio assieme al suo orrendo carnefice, siano stati procrastinati fino a tutto il 2049. Tutto ciò per una dichiarazione della Anne Frank Fonds, la società svizzera che gestisce i diritti d’autore dell’opera, secondo la quale il Diario sarebbe frutto della collaborazione dell’opera del padre di Anna, Otto, morto nel 1980.

Si noti bene che nelle copie cartacee, sia in lingua originale, sia nelle innumerevoli traduzioni fin qui apparse, viene indicata come unica autrice Anna Frank e mai il padre Otto, sia pure come coautore.

L’intolleranza è gratis. Per le testimonianze di vita e di morte bisogna ancora continuare a pagare.

201 Views

#ioleggoperché non mi va di partecipare a #ioleggoperché

Immagine ripresa dal sito http://www.comune.massa.ms.it/ che l'ha ripresa a sua volta da chissà dove
Immagine ripresa dal sito http://www.comune.massa.ms.it/ che l’avrà ripresa a sua volta da chissà dove, so assai io…

Oggi è la giornata mondiale del libro. Sì, ogni tanto ne istituiscono una. E’ un po’ come il mio onomastico: ho scoperto che esistono sette o otto San Valerio sul calendario, siccché ogni tanto me lo ritrovo tra i coglioni.

Pensare al libro e a quanto faccia bene leggere è cosa da considerarsi sol che positiva. Il problema è che non è soltanto la giornata del libro, è anche quella del diritto d’autore e della proprietà intellettuale. Che, poi, sono la stessa cosa.

In Italia abbiamo una delle leggi sul diritto d’autore più liberticide d’Europa. L’impianto è del 1941: pensate che in piena guerra il regime di Mussolini trovò il tempo per mettere in piedi una normativa che proteggesse l’opera dell’ingegno e i diritti ad essa connessi.

Oggi, secondo una delle tante toppe e secondo i tanti aggiornamenti che sono stati fatti di quel testo, rischia una condanna fino a tre anni anche lo studente che, per esempio, si installa un software commerciale per farci la tesi di laurea, perché in Italia non è vietata solo la riproduzione a scopo di lucro (che avrebbe tenuto lo studente fuori dal penale) ma anche quella a scopo di profitto (e profitto è, ad esempio, quando lo studente di cui sopra risparmia il prezzo dell’acquisto del software in questione). Con un gioco di sostituzione di una sola parola hanno creato una legione straniera di possibili delinquenti.

Come se non bastasse, recentemente le prime incisioni di un brano che cadevano in pubblico dominio dopo 50 anni, sono state portate, dietro la spinta dell’Unione Europea, a cadere in pubblico dominio dopo 70 anni.

Non vedo proprio cosa ci sia da festeggiare! E’ un’ecatombe liberticida. Oggi, specialmente sulla rete, si va sempre di più verso il modello aperto (come i contenuti pubblicati sotto licenza Creative Commons, come le condizioni della GPL che ha permesso di diffondere un miracolo come Linux e molti dei suoi software) e i testi di legge vigenti nelle nazioni dell’UE ormai non bastano più, stanno diventando come la coperta corta che lascia scoperta la testa o i piedi. Per non parlare del concetto del “fair use” statunitense, che qui da noi è pura utopia.

Così ci accontentiamo di un hashtag come #ioleggoperché, sponsorizzato dalla TIM. Ecco, non appena c’è qualcosa di mondialmente rilevante la gente rilancia con degli hashatag e va beh, così sia, il giorno dopo non se ne ricorderà più nessuno.

160 Views

Copia privata

Il Ministro Franceschini ha firmato il decreto che impone costi supplementari sui dispositivi di memorizzazione per la copia privata legittimamente acquistata.

Per avere un dato anche solo vagamente orientativo dell’entità dei costi, basti sapere che per uno smartphone con 32 Gb di capienza, per la sola copia privata si pagano circa 5 euro che andranno a ripagare i diritti di autori ed interpreti.

In pratica, se avete comprato un CD di Carmen Consoli (ma certo, come potreste farne a meno?) e avete il suddetto smartphone potete farne una copia ulteriore a vostro uso e consumo, che so, campionando in MP3 il contenuto del CD originale. Così sarà possibile passeggiarvi la vostra artista preferita per ogni dove voi vogliate.

Ci sono altri esempi di uso della copia privata. Ad esempio quello della copia del CD-ROM pagato una pacca di denari su un hard disk esterno, oppure su una chiavetta USB.

Però c’è anche chi sullo smartphone ci memorizza le foto e i selfie che ha scattato in vacanza. O la registrazione delle prime parole pronunciate dal figlio. Sono cose sue, perché mai dovrebbe pagarci i diritti d’autore? E, soprattutto, questi diritti d’autore, a chi vanno? A Carmen Consoli per il giusto riconoscimento di aver realizzato una copia della suo opera imprescindibie o all’azienda che ha realizzato il CD ROM? Niente di tutto questo. Vengono redistribuiti in proporzione a quegli artisti che “vendono” di più. Ed è assai probabile che a Carmen Consoli per quella copia non vada nemmeno un soldo, disdetta. Per archiviare le vostre foto basterà pagare il balzello per intero. Dàte, dàte…dàte qui (possibilmente in moneta contante).

163 Views

AGCOM: in vigore il regolamento sul copyright

Da oggi siamo tutti molto meno liberi.

Si sono levati scudi di incostituzionalità, proteste, obiezioni, ma il Regolamento AGCOM sul copyright è in pieno vigore.

E se lo scopo, pur nobile, quello di combattere la pirateria massiccia, può essere condivisibile, non è da condividere il metodo per cui il detentore dei diritti di un’opera qualsiasi possa chiederne la rimozione o possa fare istanza di sequestro del sito attraverso l’Authority. Per quello ci sono i giudici ordinari.

E non è che uno dice “io non ho mai fatto nulla, sicché…”. Alzi la mano chi non ha mai fatto l’upload di un video su YouTube, magari una scena del film preferito, o un brano musicale camuffato da video come ce ne sono tanti. O chi, semplicemente, ha messo in linea il filmato del proprio matrimonio con il sottofondo dell’Ave Maria di Schubert preso da qualche disco. O, ancora più terra-terra, chi non abbia preso una foto da una testata giornalistica e l’abbia messa a disposizione su Facebook ai suoi cosiddetti “amichi”.

Voi mi direte, “ma non è reato, lo fanno tutti! Quindi a me non può succesdere nulla.” Invece non è così. Cioè, è vero che lo fanno tutti, non è vero che non sia reato.

Quindi siamo tutti nel calderone, e chi pensa di non esserci è semplicemente uno che non ha capito un cazzo della rete e della politica.

E’ certo che se a occuparsi di diritto d’autore fosse solo la magistratura si intaserebbero i tribunali, molto di più che con la diffamazione o con i procedimenti che riguardano i politici. Ma chi dovrebbe occuparsene, allora? Perché l’AGCOM? Chi è? Cosa mi rappresenta??

Nell’attesa di dare risposta a queste domande aspettiamo il primo che cade nella rete. “Sempre accusando, sempre cercando il responsabile, non certo io.”

207 Views

Il Fatto Quotidiano on line abbandona la licenza Creative Commons

C’è sempre qualcosa di gratificante nel mettere una licenza Creative Commons a un sito.

Ci si sente ganzetti, si ha la consapevolezza di far parte di un movimento culturale, ci se la tira da profeti del copyright quando va bene o, quando va peggio, da guru dell’open-source.

Pensiamo sempre di averci guadagnato qualcosa a permettere agli altri di poter fare qualcosa con i nostri contenuti (siano essi testo, musiche, foto o video). Finché poi la gente lo fa. Perché, voglio dire, glielo abbiamo permesso noi.

Dal 2005 la versione on line de “Il Fatto Quotidiano” aveva sposato anche lei una licenza Creative Commons. Poi, d’improvviso, senza dir niente a nessuno (trovatemi una sola notizia che riporti quanto vi sto raccontando) è cambiato tutto.

Ora alla pagina “Termini e condizioni d’utilizzo” (http://www.ilfattoquotidiano.it/termini-e-condizioni-dutilizzo/) si leggono frasi come:

Tutti i materiali pubblicati nel sito (inclusi, a titolo esemplificativo, articoli di informazione, fotografie, immagini, illustrazioni, registrazioni audio e/o video, qui di seguito indicati anche come i “contenuti”) sono protetti dalle leggi sul diritto d’autore e sono di proprietà dell’editore o di chi legittimamente disponga dei diritti relativi.

Inquietante, e non esattamente compatibile con la licenza Creative Commons usata fino a pochi giorni fa. Ma andiamo avanti:

Il lettore, solo per uso personale, è autorizzato a scaricare o copiare i contenuti e ogni altro materiale scaricabile reperibile attraverso i servizi del sito a condizione che riporti fedelmente tutte le indicazioni di copyright e le altre indicazioni riportate nel sito. La riproduzione e la raccolta di qualsiasi contenuto per motivi diversi dall’uso personale è espressamente vietata in assenza di preventiva autorizzazione espressa rilasciata in forma scritta dall’editore o dal titolare del diritto d’autore come indicato nel sito.

Insomma, nessuno può (più) in nessun modo, riprodurre in un suo sito personale, contenuti pubblicati da “Il Fatto Quotidiano”, come era possibile fare prima, quando era sufficiente citare l’autore, la fonte e la licenza a cui era sottoposta l’opera.

Con ogni probabilità, leggendo quanto riportato, l’applicazione che ho scaricato gratis e mediante la quale leggo il giornale sull’Android sfruttando il feed RSS del sito web, è illegale. E illegali sono (o, meglio, “diventano”) i bannerini pubblicitari che i programmatori che lo hanno realizzato hanno posizionato in fondo alla schermata per tirar su due lire. Per tirarle su, si badi bene, sull’applicazione, non sui contenuti. Potrei essere diventato un delinquente solo per questo?

Wikipedia non ha ancora registrato la variazione. Lasciamogliela ancora per qualche tempo giusto per ricordarci di quando eravamo più liberi. E di quando lo erano anche Padellaro & C.

Download (PDF, 430KB)

234 Views

Copyright sui fonogrammi: 70 anni di cultura negata

Quello che si ventilava dal 2008 sta per accadere anche in Italia.

I termini per il copyright per la libera diffusione delle incisioni sonore passeranno presto da 50 a 70 anni.

Il che significa che moltissime delle registrazioni (soprattutto di musica classica e operistica, ma non solo) presenti e distribuite in rete (anche dalle mie biblioteche on line!) non potranno più essere (re)distribuite, né tanto meno scaricate in Italia.

Lo schema di recepimento è già stato approvato dal Consiglio dei Ministri. Ora la parola passa alle Camere, al mPresidente della Repubblica e alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Da lì ci saranno altri 15 giorni di comporto.

Per quanto attiene le mie iniziative, queste registrazioni resteranno in linea il più a lungo possibile, ma saranno tolte dalla distribuzione con tanto di spiegazione non appena la normativa starà per essere operativa anche in Italia.

E’ una legge assurda che, inutile dirlo, penalizza la libera fruizione dei contenuti a favore delle industrie discografiche e con scarso vantaggio per gli interpreti. E’ il frutto di un compromesso all’europea, perché la proposta iniziale del commisario europeo McCreevy rischiava di portare questo termine a 95 anni.

Ma, comunque sia, non ho nessunissima intenzione di rischiare la galera per voi, quindi dàtevi una regolata.

198 Views

Altrove qualcuno mi copia

Solo ieri ho scritto e pubblicato il post che ho intitolato “Collegio! (Uno stream-of.consciousness)”, un divertissement che non mi sembrava niente di che.

Questa mattina l’ho ritrovato paro paro sul sito www.tgonline.eu.

Mi dispiace sempre un po’ quando mi copiano e incollano senza chiedermelo, o, peggio, quando quello che scrivo viene triturato dagli aggregatori di news, visto che non è neanche rilasciato sotto licenza Creative Commons, a quanto mi consta. E se consta a me consta a tutti.

Ho scritto al webmaster per cercare, senza rinunciare a pretendere un minimo indennizzo, di risolvere la cosa senza passare per vie gerarchiche superiori.

Dopo circa sei-sette ore dalla mia mail il sito risulta radicalmente cancellato:

E dire che sarebbe bastata una mail: “Posso ripubblicare quello che scrivi?”

230 Views

I “43 anni” (Piazza Fontana – Il libro – Il Film) di Adriano Sofri

Adriano Sofri ha appena pubblicato in rete un instant-book.

Si intitola “43 anni” ed è un file PDF realizzato un po’ alla meno peggio, dal punto di vista della grafica (il testo non è neanche giustificato a destra, ma qualcuno dei miei lettori mi dirà che conta sempre e soltanto il contenuto, e va beh, allora scaricàtevelo e buon pro vi faccia, cosa volete che vi dica…).

Nel libro, distribuito via internet (cosa che fa abbastanza “in”, ultimamente, bisogna riconoscerlo) e regolarmente protetto da copyright (infatti non esiste neanche una nota in proposito, né una liberatoria da parte dell’Autore, il che lo inserisce implicitamente e di diritto tra le opere protette da diritto d’autore, in breve, sic stantibus rebus, non potete nemmeno darlo a un amico), Sofri contesta l’impostazione storica fornita da Paolo Cucchiarelli nel libro “Il segreto di Piazza Fontana” (Edizioni “Ponte alle Grazie”), e, conseguentemente, quella contenuta nel recente film di Marco Tullio Giordana “Romanzo di una strage”.

Naturalmente è diritto di Sofri, che mi risulta essere un libero cittadino, dire quello che vuole. Mi risulta che una “libera ispirazione” di un film, sia pure a un libro impostato col rigore di un’analisi storica, ancorché non condivisa, possa essere considerata un rifacimento un po’ romanzesco, o, comunque, narrativo, che non pretende di dare una spiegazione che sia storicamente attendibile. Insomma, il film di Marco Tullio Giordana è, appunto, un film.
Come se ne sono fatti tanti su eventi e personaggi che hanno inquinato la nostra storia patria, dalla banda della Magliana al bandito Salvatore Giuliano, senza che nessuno abbia mai messo in dubbio o criticato un’opera filmica solo perché si appoggia su una tesi piuttosto che su un’altra. Proprio perché un film è ALTRO dalla storia.

Sofri è stato condannato in via definitiva per l’omicidio Calabresi. E’ un dato che pesa come un macigno, fermo restando, come dicevo, il suo diritto di dare tutte le ricostruzioni storiche e le interpretazioni che vuole dei fatti di cui è stato, direttamente, indirettamente, o solo moralmente, protagonista.
Gli diamo atto che si è sempre proclamato innocente rispetto ai fatti contestatigli e che, per questo, e coerentemente, non ha mai chiesto la grazia. Solo nel 2009, un articolo del Corriere della Sera riportava una sua frase un po’ inquietante:
«Di nessun atto terroristico degli anni Settanta mi sento corresponsabile. Dell’omicidio Calabresi sì, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse, “Calabresi sarai suicidato”».

Una autoaccusa morale, dunque, ma Sofri ha scontato per intero la sua pena. Gli fa onore, ma non ci convince lo stesso.
Come non ci convince il fatto che Sofri abbia dato del “cretino” a Travaglio, trattandolo da “squadrista”, solo perché in un suo libro (forse il più bello, o, quanto meno il più emotivamente partecipato, “La scomparsa dei fatti”, edito per i tipi del “Saggiatore”) si era permesso di affermare che «essendo [Sofri] condannato per omicidio e dunque beneficiario dell’indulto, lo farà uscire dal carcere tre anni prima».

Sofri mi risulta che abbia collaborato a lungo con Panorama. E che attualmente collabori con “Repubblica” e anche con “Il Foglio” di Giuliano Ferrara. Nel 2002 ha pubblicato il volume “Altri Hotel. Il mondo visto da dentro 1997-2002”. Con Mondadori.

410 Views

Copyright: sequestrati scaricolibero.com, filmgratis.tv e ifile.it

Con un provvedimento operato dalla Guardia di Finanza del Veneto, sono stati posti sotto sequestro i siti scaricolibero.com e filmgratis.tv.

Le accuse, oltre che alla violazione della proprietà intellettuale (art. 171 ter comma 2 e 171 comma 1), fann oriferimento alla ricettazione (art. 648 cp).

L’inchiesta è stata disposta dal Tribunale di Parma.

Con un provvedimento separato è stato chiuso il servizio di hosting ifile.it e il sito Library.nu dedicati alla diffusione illegale di e-book. Il giro di affari si sarebbe aggirato attorno agli 8 milioni di euro.

178 Views

Copyright: L’Unione Europea estende a 70 anni i diritti sulle interpretazioni e le incisioni



Il Consiglio dell’Unione Europea, con un comunicato stampa, ha annunciato di aver adottato in sede comunitaria la cosiddetta"legge Cliff", che estende i diritti d’autore sulle incisioni fonografiche da 50 a 70 anni.
Tutti gli stati membri sono tenuti ad adeguare le rispettive legislazioni entro due anni.

Il comunicato stampa è reperibile e scaricabile qui.

E qui trovate il testo della direttiva.

E’ chiaro che si tratta di una notizia tragica per la libera circolazione della cultura in rete, ma ancor più tragico mi sembra il silenzio dei soliti noti che detengono il monopolio della distribuzione, gratuita o a pagamento, di materiale attualmente fuori diritto d’autore. I piagnistèi arriveranno, come al solito, pietosi nella forma e nei contenuti, quando ciò che è già irreversibile, lo diventerà in modo definitivo.

Quindi, se l’entrata in pubblico dominio delle incisioni è stabilita, a tutt’oggi, fino al 1960, se fosse già in vigore la nuova direttiva dovremmo fermarci al 1940.

Ma l’aspetto più grottesco è che questa estensione dei termini di legge viene fatta passare come una conquista a favore degli autori. E’ palesemente falso. Si tratta, tutt’al più, ma proprio tutt’al più, di un contentino supplementare per gli interpreti, ma nulla di più.

Adesso vi spiego perché:

L’incisione della Quinta Sinfonia di Beethoven del 1952 diretta da Toscanini, con la NBC Symphony Orchestra, attualmente è in pubblico dominio.
Questo significa che chiunque può redistribuirla (gratis o a pagamento) o riprodurla, rimasterizzarla, metterla in circolazione in opere derivate (ad esempio, una neanche tanto ipotetica edizione dell’Opera Omnia di Beethoven).
Con l’entrata in vigore della legge, l’incisione entrerebbe in pubblico dominio dal 1 gennaio 1953.
Gli eredi di Toscanini, quindi (perché Toscanini è morto) potranno continuare a percepire i diritti sulle opere distribuite fino a quella data.
Ma gli eredi di Beethoven (l’autore dell’opera), naturalmente, non prendono un centesimo, essendo Beethoven morto nel 1827. Ed essendo trascorsi 70 anni dalla sua morte, la sua opera è comunque in pubblico dominio.

Prendiamo ora l’esempio dell’incisione de "Il nostro concerto" di Umberto Bindi, che risale, guarda caso, proprio al 1960.
L’incisione dovrebbe essere già in pubblico dominio. Nessun problema per l’interpretazione, dunque.
Invece si dà il caso che l’interprete sia anche autore della canzone. E, quindi, anche se quella registrazione è stata effettuata più di 50 anni fa, il brano non è comunque utilizzabile perché cadrà in pubblico dominio compiuto i 70 anni dalla morte di Bindi. Cioè il 1 gennaio 2073.

Quindi non corrisponde a verità l’affermazione che con l’attuale legislazione si sta entrando lentamente in un inestricabile Far West del diritto d’autore in cui potrebbero venire diffuse impunemente copie di "Volare" di Domenico Modugno, delle primissime incisioni dei Beatles, dei primi smolleggiamenti di Adriano Celentano. Il punto è che non basta che l’incisione sia in pubblico dominio, ci vuole anche che l’autore o gli autori siano passati a miglior vita da più di 70 anni!


Placido Domingo è presidente dell’IFPI (Federazione Internazionale delle Industrie Fonografiche) e ha rilasciato questa dichiarazione:
"E’ un grande onore essere invitato a diventare il presidente dell’IFPI – ha dichiarato Domingo – Ho sempre creduto moltissimo nell’importanza del rispetto per il talento e nei diritti di tutti coloro che interpretano, creano, producono e investono in musica. Oggi il mondo della musica e di tutte le arti sta affrontando enormi cambiamenti e sfide. La tecnologia, che da una parte consente agli artisti di essere conosciuti come non mai, ha condotto ad un dibattito su come trovare un modo per proteggere la proprietà intellettuale di artisti, creatori e di tutti coloro che vivono e lavorano nel mondo della musica. Spero di essere parte di questi dibattiti". (il grassetto è mio)

Ritengo sorprendente il fatto che un artista come Domingo parli di "trovare un modo per proteggere la proprietà intellettuale" a fronte della tecnologia (e la "tecnologia", anche se Domingo non lo dice, è la rete) e non parli, invece, di "trovare un modo per rendere la cultura libera di circolare".

Il punto è che oggi, se qualcuno prende la Quinta di Beethoven diretta da Toscanini nel 1952, la digitalizza, la masterizza e la distribuisce (gratuitamente o vendendola, non importa) non commette nessun reato. Tra meno di due anni potrebbe ritrovarsi a rischiare il carcere (perché per questo tipo di reato è prevista la reclusione). Si rischia il carcere per un brano inciso nel 1952! E per la cui incisione Toscanini e, successivamente, i suoi eredi, hanno già percepito i diritti sulle vendite e sulle utilizzazioni per 50 anni.

50 anni erano e sono un tempo più che ragionevole per godere dei proventi di una interpretazione. Fermo restando che Umberto Bindi e Domenico Modugno non li può comunque toccare nessuno.

Per cui, quello che viene fatto passare come un intervento a favore degli autori è e rimane un intervento a favore delle case discografiche a scapito del privato cittadino e dell’accesso alla cultura in linea generale.

Dunque, tra meno di due anni, una iniziativa come classicistranieri.org diventerà fuorilegge. O, quanto meno, monca di più della metà del suo catalogo. Ed è chiaro che non appena la legge sarà recepita in sede nazionale, cancellerò i contenuti "proibiti", perché distribuire gratuitamente cultura è da nobiluomini, ma rischiare la galera per la cultura è da imbecilli.

Non c’è altro da dire se non sottolineare che la direttiva è stata appoggiata caldamente dall’Italia. C’era da dubitarne?
182 Views

Copyright: il Presidente dell’AGCOM Calabro’ convocato d’urgenza al Senato

Ricevo da Luca Nicotra dell’Associazione "Agorà Digitale" la seguente nota sull’audizione al Senato della Repubblica del Presidente dell’AGCOM Corrado Calabrò, convocato d’urgenza per giovedì 21 luglio alle 8,30. Lo riproduco integralmente, anche se rispetto all’originale sono "saltati" alcuni link.

Il Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Corrado Calabrò è stato convocato con urgenza per giovedì 21 luglio, alle ore 8.30, dalle commissioni 7a (Comunicazioni) e 8a (Cultura) del Senato per rispondere dei gravi attacchi alla libertà di informazione e all’accesso alla conoscenza che permangono nel nuovo schema di regolamento sul diritto d’autore (qui il calendario del Senato).

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è stata sì costretta a modificare il suo regolamento, rinunciando di autoattribuirsi il potere di inibire l’accesso ad interi siti web, ma ha deciso di perseverare nel faraonico e inquietante progetto di diventare arbitro unico di tutti i contenuti presenti sulla Rete.

Aver ottenuto questa convocazione è un altro importante successo (dopo l’evento La notte della Rete che ha spinto l’Agcom a modificare parte della delibera) per chi, come l’associazione radicale Agorà Digitale e tutte quelle riunite nell’iniziativa sitononraggiungibile.it (Adiconsum, Altroconsumo, Assoprovider assistiti dagli avvocati Fulvio Sarzana e Marco Scialdone), fin dall’inizio ha preso una posizione chiara e netta, che manterremo fino alla fine: l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non può intervenire con un regolamento che mette in pericolo principi fondamentali come giusto processo, libertà di espressione, di informazione, diritto di accesso alla conoscenza e la libertà di impresa.

C’e’ bisogno innanzitutto di una riforma delle regole che ci permettono di condividere contenuti in rete: è impensabile applicare le norme previste dall’Autorità senza prima riformare la legge sul diritto d’autore, vecchia ormai 70 anni e chiaramente obsoleta rispetto ai cambiamenti a livello informativo e tecnologico dei decenni successivi alla sua promulgazione: deve infatti essere adeguata alle nuove forme della creatività, della circolazione delle informazioni e della possibile remunerazione.

Da una parte il Parlamento non ha strumenti per imporre "formalmente" uno stop al regolamento. Dall’altra però Agcom non potrà ignorare la posizione delle istituzioni, soprattutto se questa posizione si dimosterà forte e motivata. A questo proposito sono stati chiarissimi i senatori Vita e Vimercati, che con urgenza hanno avanzato la richiesta di convocazione sostenendo che a questo punto, sia opportuna una moratoria, in attesa di una procedura istituzionalmente più corretta, non lesiva delle prerogative delle Camere".

Ma sono 23 i senatori che compongono gli uffici di presidenza delle due Commissioni che audiranno Calabrò ed è noto quanto scarsa sia la consapevolezza della classe politica dei rischi insiti nel regolamento Agcom.

È compito anche e soprattutto nostro, di noi che ci siamo mobilitati fin dall’inizio, provare a convincerli dell’assoluta necessità di uno stop al provvedimento. Abbiamo meno di 48 ore.

Volete saperne di più? Trovate i loro nomi e le le loro attività su questa e quest’altra pagina.

E questi sono i loro indirizzi:

possa_g@posta.senato.it, barelli_p@posta.senato.it, vita_v@posta.senato.it, valditara_g@posta.senato.it, marcucci_a@posta.senato.it, asciutti_f@posta.senato.it, giambrone_f@posta.senato.it, rusconi_a@posta.senato.it, pittoni_m@posta.senato.it, musso_e@posta.senato.it, polibortone_a@posta.senato.it, levimontalcini_r@posta.senato.it, grillo_l@posta.senato.it, menardi_g@posta.senato.it, ranucci_r@posta.senato.it, baldini_m@posta.senato.it, vimercati_l@posta.senato.it, cicolani_a@posta.senato.it, filippi_m@posta.senato.it, stiffoni_p@posta.senato.it, oliva_v@posta.senato.it, fistarol_f@posta.senato.it, detoni_g@posta.senato.it

Continuate a mobilitarvi. Scrivete, informate e condividete. Fatelo subito. I motivi di questa nuova mobilitazione sono forti e condivisi non solo tra la società civile ma anche dagli stessi addetti ai lavori. Raccontate a questi politici ormai da troppo tempo distanti dalle nuove forme di diffusione dell’informazione e della conoscenza l’enorme rischi che stiamo correndo!

Per maggiori informazioni potete leggere ed inviare ai senatori la seguente documentazione:

    * La lettera aperta ai Membri delle Commissioni VII e VIII del Senato della Repubblica di Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assoprovider e Studio Legale Sarzana.
    * L’approfondimento a cura di Agorà Digitale sul nuovo regolamento Agcom.

Luca Nicotra
Associazione Agorà Digitale
Tel: (+39) 0668979271
www.agoradigitale.org

206 Views