E’ morto John Renbourn

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John Renbourn è stato uno dei componenti (assieme a Bert Jansch, Terry Cox, Jacqui McShee e Danny Thompson del gruppo inglese dei Pentangle, tra i più innovativi e completi della storia della musica.

Dopo la morte di Bert, che aveva spezzato il Pentacolo, se n’è andato anche John, mio modello e maestro.

Mi è impossibile riassumere la sua carriera chitarristica, John Renbourn ha rielaborato tutto, dalla musica medievale a quella tradizionale, dal jazz al blues, sia come solista che come fondatore di gruppi collegati al suo nome. Vi posso fare i titoli di quattro dischi, giusto per darvi solo una idea del suo genio e della sua abilità chitarristica: “Faro Annie”, “The Black Balloon”, “A maid in Bedlam” e “The enchanted garden” (gli ultimi due sotto il nome di “John Renbourn Group”).

Che fosse accompagnato da musicisti e cantanti di indubbio valore (Jacqui McShee fra tutte, voce inglese per eccellenza) o che suonasse da solo Renbourn ha sempre dimostrato una incredibile versatilità con lo strumento, e ora che se n’è andato, questa giornata grigia di fancazzismo è, se possibile, ancora più acida da digerire. E non vi dico altro.

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Ma la depressione non uccide 150 persone!

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Se non avessi certezza della fondamentale cretineria e della sempiterna stupidità del genere umano, potrei dire anch’io, assieme a un coro quasi unanime di persone, che 150 persone sono schiantate contro una montagna della Provenza perché il copilota dell’aereo su cui viaggiavano, guarda caso, era depresso.

Mi sembra di sentirla tanta gente: “O allora? Del resto l’ha lasciato la fidanzata, sei anni fa aveva avuto un episodio patologico analogo, ma sarà un po’ padrone d’andarsi a stracatafottere la vita come gli pare?”

Già, o com’è che ora son d’improvviso diventati tutti esperti di depressione e fino all’altroieri non ci capiva un cazzo di nulla nessuno?

Ma, soprattutto, com’è che il suddetto copilota è diventato per tutti semplicemente un depresso e non è diventato, più appropriatamente, un assassino, un uomo privo di scrupoli, una persona spregevole e votata alla commissione di un crimine atroce e aberrante, che non troverebbe giustificazione nemmeno se avesse sofferto di un tumore allo stadio terminale?

La depressione è una cosa seria ma non uccide e, soprattutto, non fa uccidere, diventa una minestrina riscaldata davanti a personalità evidentemente disturbate e deviate a livello psichico, che tutto quello che possono pilotare è una bella camicia di forza in un reparto ospedaliero.

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