Beppe Grillo firma assieme a Matteo Renzi, Enrico Mentana e Mina Welby il manifesto per la scienza di Roberto Burioni contro la pseudomedicina

“Oggi è successa una cosa molto importante: Beppe Grillo e Matteo Renzi hanno sottoscritto (insieme a molti altri), un patto a difesa della scienza(Roberto Burioni)

“Ho ricevuto il presente appello dal Professor Guido Silvestri.  Non conosco il Professor Roberto Burioni.(Beppe Grillo)

“Ci si può dividere su tutto, ma una base comune deve esserci. La scienza deve fare parte di questa base”
“Perché non ascoltare la scienza significa non solo oscurantismo e superstizione, ma anche dolore, sofferenza e morte di esseri umani”
“Ha detto Albert Einstein che la ‘scienza, al confronto con la realtà, è primitiva e infantile. Eppure è la cosa più preziosa che abbiamo’” (Roberto Burioni)

Beppe Grillo e Mina Welby. Paladini l’uno del dubbio, l’altra della libera scelta e dell’autodeterminazione dell’uomo sulla scienza hanno firmato, alla stessa stregua di un Matteo Renzi qualsiasi, il documento del Dottor Burioni per la scienza e contro la pseudoscienza. Non li tratto da “traditori”, come hanno fatto in molti, firmino ciò che vogliono, ma non si meraviglino se poi la gente si allontana da loro. Non sono mai stato un antivaccinista, ma sentire un paladino dei vaccini come Burioni liquidare un caso doloroso di malasanità correlata alla somministrazione di un vaccino con le parole “La sicurezza dei vaccini non la stabiliscono i tribunali”, rafforza il mio scetticismo e voglio essere lasciato libero di dubitare di lorsignori e di scegliere se vaccinarmi o meno. Beppe Grillo, in particolare, afferma con gentile e puerile candore di non conoscere il Dottor Burioni e di avere firmato un appello per interposta persona. Ma come si può? Ma non poteva farsi almeno una ricerca su Google?? Non c’è uno straccio di voce su Burioni su Wikipedia? Poteva almeno cominciare da quella. Dio mio che desolazione. Grillo e la Welby come Mentana e Matteo Renzi. E’ semplicemente scioccante. Più che un patto trasversale sembra un inciucio informe e pericoloso. E’ da questo che la scienza deve essere difesa. Burioni l’ha aperta alla firma di tutti e i soliti rapaci ci hanno messo lo zampino. Se ne renderà conto, un giorno. Ma noi non ci saremo.

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Roberto Burioni: “La sicurezza dei vaccini non la stabiliscono i tribunali”

Giorni fa ho pubblicato un post sul caso di una donna di Pescara che si è bvista risarcire dalla ASL di appartenenza 150.000 euro e un vitalizio di 800 euro mensili per aver contratto la sindrome di Guillain Barré dopo una vaccinazione.

Mi chiedevo, scrivendo quelle poche righe (e ormai di righe ne scrivo davvero poche) che cosa ne avrebbe detto il Dottor Burioni. Se fosse rimasto zitto per rispetto della paziente, se avesse esternato che gli dispiace, se avesse ammesso che sì, in qualche caso i vaccini NON sono sicuri e che bisogna stare attenti nelle somministrazioni, se avesse detto che comunque sia e comunque vada ha sempre ragione lui, se si fosse stracciato le vesti, insomma, una qualche reazione, quale che fosse.

La reazione non ha tardato ad arrivare. L’ho letta su Twitter dove Burioni ha risposto al post di un lettore che riportava la notizia con tanto di riproduzione delle pagine de “il Centro” che io ho solo cercato maldestramente di fotografare. E la reazione è… (sospiro di attesa):

LA SICUREZZA DEI VACCINI NON LA STABILISCONO I TRIBUNALI

Qui siamo al mondo alla rovescia, al teatro dell’assurdo. Qui Ionesco e Beckett impallidirebbero, si tratta di una reazione che lascia sbigottiti, stupefatti. Ma certo, perbacco, che la sicurezza dei vaccini non la stabiliscono i tribunali, ma i tribunali devono ricostruire i fatti, accertare le responsabilità e, nel caso, condannare i colpevoli al carcere, alle multe o al risarcimento dei danni. E in questo caso il fatto è che la signora ha contratto la sindrome di Guillain Barré dopo una vaccinazione (ho scritto “dopo”, non ho scritto “in seguito a”) e che la ASL ha delle responsabilità tali che non ha neanche interposto appello, accettando così che andasse in giudicato la sentenza di primo grado, Ma di che cosa stiamo parlando? Solo perché in un caso un tribunale ha sentenziato tutto questo quello che dice il tribunale è carta straccia solo perché non spetta ai tribunali stabilire se i vaccini sono sicuri o no? Ma a cosa deve ricorrere un cittadino per avere ragione delle sue doglianze, alla scienza medica che gli dice “Non dica cazzate, i vaccini sono sicuri!”??

Siamo ridotti così. Come se i tribunali non avessero consulenti medici specializzati per stabilire i nessi di causa ed effetto che sottendono alle cause che devono dirimere. Siamo arrivati all’apice di ogni umano paradosso.

Io qui l’ho detto e qui lo ripeto: bisognerebbe dirlo a quella povera donna che la dicurezza dei vaccini non la stabiliscono i tribunali, ammesso di avere il coraggio e la mancanza di rispetto di farlo, poi FORSE (ma FORSE) qualche idea preconcetta comincerà a sgretolarsi.

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Le regole di casa Burioni

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Roberto Burioni ha avvertito i suoi followers che “Chi in questo profilo scrive notizie false e pericolose” (sostanzialmente chi è contrario ai vaccini o dice che i vaccini fanno male) “viene bloccato. Tradizione della casa.” Poi ci ripensa e aggiunge: “Vale anche per chi insulta”. Ora, bloccare un utente perché critica, pone dei dubbi, esprime un disagio, un malessere, non può essere “tradizione della casa”. Un utente lo posso bloccare io che sono un privato cittadino e che non voglio che nel mio spazio espressivo entrino persone a me sgradite (o magari anche gradite, ma che sono impossibilitato a gestire, come è il caso dei commenti di questo blog), ma un medico, un immunologo, una persona esperta che ha deciso di esporsi pubblicamente per difendere la causa dei vaccini ha il dovere sacrosanto di rispondere. Se lo insultano può querelare. Ma mettere l’utente nelle condizioni di non replicare e di non dire compiutamente la sua, solo perché, per esempio, la notizia che diffonde è falsa (è falso che io abbia avuto una reazione anomala dopo la somministrazione di un vaccino?) non è decisamente nelle corde di un Burioni e della sua vocazione alla divulgazione della verità.

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Cosa penso di Roberto Burioni

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Alcuni di voi (che siete sempre meno) mi hanno chiesto che cosa io pensi di Roberto Burioni e della sua campagna pro-vaccini, dei suoi tweet, dei suoi interventi, dei suoi libri (che non ho voglia di leggere) e della gente che pubblica su Facebook il numero dell’ombrellone e dello stabilimento balneare presso il quale va a passare le sue vacanze augurandogli sinceramente di affogare.

La verità è che in merito a quello che dice sui vaccini non penso assolutamente nulla. Mi aspetto solo che dica una cosa del tipo

“E’ scientificamente provato che i vaccini non provocano alcun effetto collaterale e che la loro somministrazione può essere effettuata in tutta sicurezza su qualsiasi individuo, anche se gravemente debilitato”,

ecco, questo mi aspetto. Ma non lo dirà mai. Quindi personalmente resto con i miei dubbi sull’obbligatorietà dei vaccini a cui non sono (e ci mancherebbe altro!) contrario in linea di principio.

Quanto al Burioni polemista, devo dire la verità, mi sta un pochino antipatico. L’ultimo suo intervento che mi pare degno di nota è un interventi di qualche giorno fa contro un tale Dino Giarrusso del M5S, che ha fatto l’inviato per “le Iene” qualche tempo fa e che ora si ritrova al MIUR per verificare la correttezza dei concorsi per i professori universitari. C’è da piangere, lo so, ma Burioni non piange (per sua fortuna) ma rilancia fortemente dicendogli:

“Gentile Giarrusso, se parliamo di vaccini ci sono due possibilità: lei si prende laurea specializzazione e dottorato e ci confrontiamo. Oppure – più comodo per lei – io spiego, lei ascolta e alla fine mi ringrazia perché le ho insegnato qualcosa. Uno non vale uno.”

Che, voglio dire, è una stilettata mica male che, però, sottende un concetto sbagliato, ovvero quello che per parlare di un argomento si debba per forza essere laureati, aver completato un percorso superiore di studi, si debbano avere dei titoli, o, comunque, delle competenze in merito. Certo, tutto questo è auspicabile, ma di questa via va a finire che non parla più nessuno. Non possiamo impedire alla casalinga di Voghera di parlare dell’ultimo romanzo di Sveva Casati Modignani (supponendo che lo abbia letto, naturalmente) solo prendendo a pretesto il fatto che non è laureata in lettere e non sa distinguere un romanzo di genere popolare e leggero da un capolavoro del ‘900. Se si facesse così, un insegnante che riceve un genitore un po’ incazzato perché il figlio non ha preso la sufficienza, dovrebbe dirgli “Prima di parlare con me prenda una laurea, un’abilitazione all’insegnamento, vinca un concorso pubblico e poi insegni lei la mia materia, se no stia zitto e ascolti quello che ho da dirle, chè qui dentro sono io che insegno”. E invece sappiamo che non è così. Ecco, Burioni quando si trincera dietro al “Io so’io e voi non zete un cazzo” resta assolutamente sgradevole. Oltre che perdente sul piano dialettico. Poi la sua competenza sul tema “vaccini” nessuno la mette minimanete in discussione.

Ecco, adesso ve l’ho detto.

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