Burioni e il senso dello stato di diritto

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Non si sa bene cosa stia succedendo al Professor Burioni, ma è evidente che, qualunque cosa sia, non si tratti di nulla di piacevole.

Quello che leggete è solo l’ultima delle sue esternazioni, che ha tutto il diritto di fare, ma non può pretendere che la gente non deplori, trattandosi di dichiarazioni pubbliche di una persona pubblica.

Lasciamo stare il buon gusto e l’eleganza, completamente assenti in questo intervento. Parliamo piuttosto di stato di diritto, che è meglio.

Chi non è vaccinato e si fa il tampone ogni 48 ore, pagandolo, è in regola con gli obblighi di legge. Punto. Puzza? Magari anche no, se si lava come tutti gli altri. Comunque non è reato puzzare. Fine della discussione.

La gente lo guarda schifata? E che ne sa la gente se uno è vaccinato o no? Non è come quando uno si scaccola al semaforo mentre aspetta che scatti il verde, che la gente lo vede e c’è chi si schifa e chi no (ma anche qui, non è reato lavorarsi a fondo una narice al semaforo o in qualsiasi altro luogo). Burioni è arrivato perfino a stigmatizzare ciò che è lecito, ancorché sia di cattivo gusto ai suoi occhi. Certo, non lo deve sapere lui se ha davanti un vaccinato o un non vaccicato. E altrettanto certamente il suo gusto estetico non è norma vincolante per gli atteggiamenti altrui.

Se siamo disposti a perdere lo stato di diritto, solo perché c’è una persona a cui certe norme non piacciono, abbiamo perso molto di più della nostra salute: abbiamo perso la nostra dignità di cittadini e il senso dello stato democratico. Ed è una morte un po’ peggiore.

Roberto Burioni: “Un insegnante che rifiuta il vaccino va cacciato”

Reading Time: 2 minutesIl pensiero di Roberto Burioni è passato rapidamente dall’esposizione legittima delle opinioni di un personaggio pubblico sui social, alla esposizione di circostanze, se non false, almeno altamente fuorvianti. Ecco qui:

Perché questo tweet è fuorviante? Perché si basa su asserzioni non vere o, come minimo assai facilmente confutabili. Vediamo un po’:

“Un insegnante che rifiuta il vaccino dovrebbe essere cacciato”

Questa è una personalissima opinione del virologo. In realtà, ope legis, nessun insegnante può essere “cacciato” (cosa significa? Che va allontanato dalla comunità scolastica? Se sì, in che modo? Licenziandolo?). Può solo essere sospeso dalle funzioni e dallo stipendio se il suo greenpass non è in regola. NON perché non è vaccinato. Le cose stanno così, bisogna farsene una ragione, viviamo in uno stato di diritto. Questo è.

“perché è un pericolo per la salute dei suoi alunni”

Falso. Con il 90% dei professionisti della scuola (docenti e personale ATA) già vaccinato (dati forniti dal Gen. Figliuolo) e il 25% appena della popolazione discente (dati forniti dalle principali riviste informative del settore) sono gli alunni a rappresentare un pericolo. Sia per la scarsa, anzi, scarsissima risposta alla sensibilizzazione vaccinale, per chi se la può permettere, sia per la totale mancanza di controlli operati dalle scuole, controlli invece serratissimi su chi deve insegnare.

“ma ancora più perché evidentemente non è in grado di formare i cittadini di domani ed è totalmente inadeguato ad occupare l’importantissimo ruolo che ricopre.”

Se un docente è in grado o non è in grado di “formare i cittadini di domani” o sia adeguato o “inadeguato” a svolgere il suo ruolo educativo, non lo decide certo il Prof. Burioni né nessun altro per lui, ma il superamento o meno di un pubblico concorso e il rispetto di rigorosissime e certosine graduatorie di merito. “Di merito” non vuol dire “secondo la propria posizione vaccinale”. Evidentemente.

E un docente, proprio perché svolge una funzione di estrema delicatezza ed importanza, non può esimersi dalla maieutica. Fare emergere, cioè, nei suoi alunni, quelle verità interiori che gli permettano di sviluppare un pensiero originale ed autonomo, nonché uno spirito critico nei confronti delle cose del mondo. Se no qui stiamo tutti a prenderci per le natiche. E non è bello.

La Dottoressa Maria Elena De Bellis di Camponogara sospesa dal servizio e dallo stipendio. Burioni ringrazia Zaia.

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La Dottoressa Maria Elena De Bellis, di Camponogara, 1500 pazienti al suo attivo, è stata sospesa dal servizio e dallo stipendio fino (almeno) al mese di dicembre 2021.

I suoi assistiti sono stati invitati a cambiare medico. La dottoressa non si è vaccinata contro il Covid-19 e viene descritta da molta parte della stampa on line come una “no-vax” (siccome secondo me c’è molta, ma molta differenza tra un “no-vax” e un “non vaccinato”, ho tenuto a specificare questo particolare).

I fatti sono questi. La dottoressa, se lo riterrà opportuno, si difenderà nelle sedi opportune impugnando il provvedimento e attenderà il responso fiale. Perché è così che si fa ed è così che funziona.

Poi ci sono i ragionamenti corollari.

Il primo è che 1500 pazienti da curare non sono bruscolini. Ma soprattutto sono persone. Persone che, immagino, avranno instaurato con il loro medico un rapporto di fiducia e di cura costruito e consolidato nel tempo. Penso che, posizione vaccinale a parte, ci sia stato anche qualcuno che sarà stato curato decentemente da questa dottoressa. Che so, qualche bambino con l’influenza, qualche anziano con la gotta, qualche signora in gravidanza, la classica vecchietta da tenere su ad antidepressivi ed ansiolitici perché è un po’ ansiosa, il diabetico, l’iperteso, l’ipocondriaco, perfino. Il rapporto tra un medico e il suo paziente è una relazione assai complicata. Non si risolve con un cartello della ASL affisso davanti alla porta dell’ambulatorio che, sostanzialmente, dice di andarsi a cercare un altro medico e chiasso finito. Ci vogliono tempo, fiducia, ricostruire una storia sanitaria, un dialogo. Non è come cambiare parcheggio e spostare una macchina da qui a là.

Il secondo è che sul caso si è espresso su Twitter nientemento che il virologo Roberto Burioni, il quale ha espresso soddisfazione per l’accaduto (e non poteva essere altrimenti) e si è congratulato con il Goveratore della Regione Veneto Zaia per il lieto evento. Solo che a sospendere la dottoressa De Bellis non è stato Zaia, bensì la USL-3 e l’Ordine dei Medici. Ma tanto ormai chi glielo spiega più?

Burioni denunciato dal Codacons all’Ordine dei Medici. Richiesta la radiazione immediata dell’illustre virologo

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Apprendo, non senza una punta di malcelata soddisfazione, frammista a un sorriso d’orgoglio, da un lancio dell’agenzia di stampa ADNKronos che il virologo Roberto Burioni è stato segnalato dal Codacons all’Ordine dei Medici per le espressioni sconvenienti rivolte a chi non ha possibilità o intenzione di vaccinarsi, di cui vi ho debitamente reso conto nei post precedenti.

Il Codacons chiederà, in quella sede, la radiazione dall’albo dell’illustre Professore.

“Il Codacons, pienamente favorevole ai vaccini anti-Covid e alla campagna di vaccinazione avviata in Italia, non può accettare che un medico, onnipresente sui mass media e sui canali televisivi privati e pubblici, possa lasciarsi andare ad affermazioni disgustose e insulti raccapriccianti nei confronti dei cittadini che, per i più disparati motivi, non possono o non vogliono vaccinarsi”

ha dichiarato il Presidente del Codacons Carlo Rienzi. Nessuna reazione del virologo sul suo profilo Twitter dove esprime, piuttosto, il suo dispiacere per il rifiuto del vaccino Pfizer da parte di alcuni giocatori della Lazio, la sua squadra del cuore. Burioni si difenda nelle sedi deputate.

Volevo solo rispondere a Burioni

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Giuro, volevo solo rispondere a Burioni, per i due tweet che vi ho evidenziato nel mio post precedente sul tema. Non intendevo insultarlo né, tanto meno, riempirgli i commenti di improperi. Volevo solo dirgli, civilmente e in 120 caratteri, quello che penso del suo chiamare “sorci” ed “evasori fiscali” coloro che non intendono vaccinarsi.

Mi sembrava una cosa equa. Del resto un personaggio pubblico si esprime pubblicamente e il pubblico, altrettanto pubblicamente, gli risponde. E’ una dinamica piuttosto frequente e naturale nei social network. Ed è ancor più frequente e naturale nel normale scambio dialettico e democratico delle idee. Tu hai una idea, io ne ho una opposta. E’ così che funziona.

O che dovrebbe funzionare, perché, si veda il caso, ai tweet di Burioni possono replicare esclusivamente:

a) gli utenti che LUI segue;
b) gli utenti che lui cita e linka (su Facebook si direbbe “tagga”) nei suoi interventi.

E’ chiaro che, così agendo, a fare Burioni e a dare del “sorcio” (vi ricordate il personaggio di Er Sorcio in “Romanzo Criminale”, quello della banda della Magliana che se la cantò e che fece in modo di mandare al gabbio tutti i capoccia? Ecco, chissà perché mi viene in mente quello) e dell'”evasore fiscale” a chi, semplicemente, ha fatto una scelta o, ancor più banalmente, non è in grado di farne una, sono buoni tutti.

Eppure, quando va in TV, Burioni percepisce un cachet di tutto rispetto, pagato anche con i miei soldi, quelli che servono per finanziare il servizio pubblico. Un confronto “au pair”, almeno, sarebbe stato più che auspicabile.

Brutta storiella, brutta davvero.

Le collette di Roberto Burioni

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Ho sempre seguito Roberto Burioni. Nel bene e nel male. Ho alcuni suoi libri, di cui uno inutilmente autografato. Molte volte sono stato d’accordo con lui. Altre volte, semplicemente, no.

Questo è il momento di staccare la spina, se è vero come è vero che il Professore scrive su Twitter:

“Propongo una colletta per pagare ai novax gli abbonamenti Netflix per quando dal 5 agosto saranno agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci.”

Mi dà del “novax” e del “sorcio”, solo perché sono titubante all’ipotesi di vaccinarmi. Se li tenga i soldi di Netflix, posso ancora permettermelo e pagarlo con i soldi che mi guadagno dal mio lavoro. Sempre con gli stessi proventi mi sono comprato una magnifica radio digitale che tengo accesa dalla mattina alla sera e che soddisfa perfettamente i miei bisogni informativi e ricreativi. Non ho bisogno della colletta di nessuno, tanto meno della sua.

Secondo un altro tweet del Nostro sarei addirittura assimilabile a un evasore fiscale.

Sappia il Professore che io le tasse le pago fino all’ultimo centesimo e che non accetto ironie o sconsiderate metafore su questo argomento. E che non mi faccio comprare per uno Spritz consumato al tavolo interno di un bar, o per uno spaghettino alle vongole con il vino bianco ghiacciato ordinati al ristorante. Mangio e bevo benissimo anche a casa mia. Perché io non sono in vendita.

Quelli che Burioni lo chiamano “Bubu”

Reading Time: 3 minutesL’uso dei nomignoli e dei soprannomi può essere anche divertente, per l’amor del cielo. Chiamare la propria fidanzata “Ciccina” (Ciccina??), il proprio gatto “Fufi”, Paolo Attivissimo “Topone” (Topone??) può essere un atteggiamento di affetto e di confidenza che, anche se non compreso o gradito dalla maggior parte delle persone che lo percepiscono, rivela indubbiamente una intimità rara.

A volte, però, mettere un soprannome può essere una condanna a morte. Dove io abito c’è l’usanza di mettere nomignoli a tutti: e il nomignolo che ti affibbia il popolo te lo mantieni per tutta la vita. Un conto è se ti tocca un appellativo neutro (tipo “lu marchiciane”, cioè colui che viene dalle Marche), altro conto è se ti chiamano Peppe “lu zuzzone” (magari padrone dell’omonimo ristorante le cui condizioni igieniche sono già incorporate nel soprannome prescelto), perché zuzzone sei, zuzzone sei chiamato e zuzzone resti per tutto il resto dei tuoi giorni.

Ho scoperto ieri che Roberto Burioni in rete lo chiamano “Bubu”. Per carità, “Bubu” è un personaggio simpatico, l’amico di Yoghi, l’orso del parco di Yellowstone che va in giro a fregare i cestini da picnic ai visitatori, sempre inseguito dal Ranger Smith, devo poi riconoscere che l’appellativo appare particolarmente azzeccato perché rappresenta il raddoppiamento delle prime due sillabe del cognome dello scienziato. Come potrebbero dirlo i bambini, che quando imparano a parlare duplicano un elemento linguistico ad libitum. Forse, inoltre, in alcune foto c’è una certa somiglianza fisica tra la persona e il personaggio. Non c’è che dire, “Bubu” gli sta proprio bene ed è simpatico. Però è da carogne. Perché l’appellativo viene usato solo dagli avversari ideologici di Burioni. I novax, coloro che lavorano in ambiti e in aziende omeopatiche, i sostenitori della letalità dei vaccini, quelli dell’efficacia di acqua e zucchero. Se vado su Google a cercare la stringa “Bubu Roberto Burioni” trovo circa 1600 risultati. Ecco, a titolo di esempio, solamente i primi quattro:

Cioè, da un atteggiamento simpatico e scanzonato si è arrivati all’uso del soprannome come “sfottò”. Come in questo caso, successivo alla critica di Burioni a Dario Chiriacò, un medico omeopata, a proposito della quale una utente Facebook ha scritto:

Usare un nomignolo a mo’ di sfottò, dicevo, significa non porsi mai e non volersi mai porre sullo stesso livello dell’avversario, ma trattarlo come qualcuno (se non come qualcosa) di diverso da noi e, proprio per questo, da trattare come un oggetto di pura ilarità (senza contare che anche e persino “Bubu” è nome proprio di persona -o di personaggio- e che richiederebbe la lettera maiuscola, che la mittente del messaggio ha pericolosamente padellato).

In breve, solidarietà al dottor Burioni anche per queste noie che, ne sono convinto, saprà sopportare con senso dell’umorismo e leggerezza. Si sa che chi non ha esaurito gli argomenti, o non ne ha mai avuti, passa immediatamente dal piano del confronto delle idee a quello dell’attacco personale. Come dice il motto del blog, “prima ti deridono”. Ed è solo il primo passo verso azioni più gravi, ma che porta, poi, inevitabilmente alla vittoria.

La libertà di opinione secondo Roberto Burioni

Reading Time: < 1 minute “Libertà di opinione significa che se dici che con la tua dieta si vive fino a 120 anni non finisci in galera, non che ti invitano in prima serata in un canale televisivo nazionale a sparare le tue pericolosissime bugie davanti a milioni di telespettatori.” Roberto Burioni via Twitter (e questa la sottoscrivo in pieno)

Beppe Grillo firma assieme a Matteo Renzi, Enrico Mentana e Mina Welby il manifesto per la scienza di Roberto Burioni contro la pseudomedicina

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“Oggi è successa una cosa molto importante: Beppe Grillo e Matteo Renzi hanno sottoscritto (insieme a molti altri), un patto a difesa della scienza(Roberto Burioni)

“Ho ricevuto il presente appello dal Professor Guido Silvestri.  Non conosco il Professor Roberto Burioni.(Beppe Grillo)

“Ci si può dividere su tutto, ma una base comune deve esserci. La scienza deve fare parte di questa base”
“Perché non ascoltare la scienza significa non solo oscurantismo e superstizione, ma anche dolore, sofferenza e morte di esseri umani”
“Ha detto Albert Einstein che la ‘scienza, al confronto con la realtà, è primitiva e infantile. Eppure è la cosa più preziosa che abbiamo’” (Roberto Burioni)

Beppe Grillo e Mina Welby. Paladini l’uno del dubbio, l’altra della libera scelta e dell’autodeterminazione dell’uomo sulla scienza hanno firmato, alla stessa stregua di un Matteo Renzi qualsiasi, il documento del Dottor Burioni per la scienza e contro la pseudoscienza. Non li tratto da “traditori”, come hanno fatto in molti, firmino ciò che vogliono, ma non si meraviglino se poi la gente si allontana da loro. Non sono mai stato un antivaccinista, ma sentire un paladino dei vaccini come Burioni liquidare un caso doloroso di malasanità correlata alla somministrazione di un vaccino con le parole “La sicurezza dei vaccini non la stabiliscono i tribunali”, rafforza il mio scetticismo e voglio essere lasciato libero di dubitare di lorsignori e di scegliere se vaccinarmi o meno. Beppe Grillo, in particolare, afferma con gentile e puerile candore di non conoscere il Dottor Burioni e di avere firmato un appello per interposta persona. Ma come si può? Ma non poteva farsi almeno una ricerca su Google?? Non c’è uno straccio di voce su Burioni su Wikipedia? Poteva almeno cominciare da quella. Dio mio che desolazione. Grillo e la Welby come Mentana e Matteo Renzi. E’ semplicemente scioccante. Più che un patto trasversale sembra un inciucio informe e pericoloso. E’ da questo che la scienza deve essere difesa. Burioni l’ha aperta alla firma di tutti e i soliti rapaci ci hanno messo lo zampino. Se ne renderà conto, un giorno. Ma noi non ci saremo.

Roberto Burioni: “La sicurezza dei vaccini non la stabiliscono i tribunali”

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Giorni fa ho pubblicato un post sul caso di una donna di Pescara che si è bvista risarcire dalla ASL di appartenenza 150.000 euro e un vitalizio di 800 euro mensili per aver contratto la sindrome di Guillain Barré dopo una vaccinazione.

Mi chiedevo, scrivendo quelle poche righe (e ormai di righe ne scrivo davvero poche) che cosa ne avrebbe detto il Dottor Burioni. Se fosse rimasto zitto per rispetto della paziente, se avesse esternato che gli dispiace, se avesse ammesso che sì, in qualche caso i vaccini NON sono sicuri e che bisogna stare attenti nelle somministrazioni, se avesse detto che comunque sia e comunque vada ha sempre ragione lui, se si fosse stracciato le vesti, insomma, una qualche reazione, quale che fosse.

La reazione non ha tardato ad arrivare. L’ho letta su Twitter dove Burioni ha risposto al post di un lettore che riportava la notizia con tanto di riproduzione delle pagine de “il Centro” che io ho solo cercato maldestramente di fotografare. E la reazione è… (sospiro di attesa):

LA SICUREZZA DEI VACCINI NON LA STABILISCONO I TRIBUNALI

Qui siamo al mondo alla rovescia, al teatro dell’assurdo. Qui Ionesco e Beckett impallidirebbero, si tratta di una reazione che lascia sbigottiti, stupefatti. Ma certo, perbacco, che la sicurezza dei vaccini non la stabiliscono i tribunali, ma i tribunali devono ricostruire i fatti, accertare le responsabilità e, nel caso, condannare i colpevoli al carcere, alle multe o al risarcimento dei danni. E in questo caso il fatto è che la signora ha contratto la sindrome di Guillain Barré dopo una vaccinazione (ho scritto “dopo”, non ho scritto “in seguito a”) e che la ASL ha delle responsabilità tali che non ha neanche interposto appello, accettando così che andasse in giudicato la sentenza di primo grado, Ma di che cosa stiamo parlando? Solo perché in un caso un tribunale ha sentenziato tutto questo quello che dice il tribunale è carta straccia solo perché non spetta ai tribunali stabilire se i vaccini sono sicuri o no? Ma a cosa deve ricorrere un cittadino per avere ragione delle sue doglianze, alla scienza medica che gli dice “Non dica cazzate, i vaccini sono sicuri!”??

Siamo ridotti così. Come se i tribunali non avessero consulenti medici specializzati per stabilire i nessi di causa ed effetto che sottendono alle cause che devono dirimere. Siamo arrivati all’apice di ogni umano paradosso.

Io qui l’ho detto e qui lo ripeto: bisognerebbe dirlo a quella povera donna che la dicurezza dei vaccini non la stabiliscono i tribunali, ammesso di avere il coraggio e la mancanza di rispetto di farlo, poi FORSE (ma FORSE) qualche idea preconcetta comincerà a sgretolarsi.

Le regole di casa Burioni

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Roberto Burioni ha avvertito i suoi followers che “Chi in questo profilo scrive notizie false e pericolose” (sostanzialmente chi è contrario ai vaccini o dice che i vaccini fanno male) “viene bloccato. Tradizione della casa.” Poi ci ripensa e aggiunge: “Vale anche per chi insulta”. Ora, bloccare un utente perché critica, pone dei dubbi, esprime un disagio, un malessere, non può essere “tradizione della casa”. Un utente lo posso bloccare io che sono un privato cittadino e che non voglio che nel mio spazio espressivo entrino persone a me sgradite (o magari anche gradite, ma che sono impossibilitato a gestire, come è il caso dei commenti di questo blog), ma un medico, un immunologo, una persona esperta che ha deciso di esporsi pubblicamente per difendere la causa dei vaccini ha il dovere sacrosanto di rispondere. Se lo insultano può querelare. Ma mettere l’utente nelle condizioni di non replicare e di non dire compiutamente la sua, solo perché, per esempio, la notizia che diffonde è falsa (è falso che io abbia avuto una reazione anomala dopo la somministrazione di un vaccino?) non è decisamente nelle corde di un Burioni e della sua vocazione alla divulgazione della verità.

Cosa penso di Roberto Burioni

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Alcuni di voi (che siete sempre meno) mi hanno chiesto che cosa io pensi di Roberto Burioni e della sua campagna pro-vaccini, dei suoi tweet, dei suoi interventi, dei suoi libri (che non ho voglia di leggere) e della gente che pubblica su Facebook il numero dell’ombrellone e dello stabilimento balneare presso il quale va a passare le sue vacanze augurandogli sinceramente di affogare.

La verità è che in merito a quello che dice sui vaccini non penso assolutamente nulla. Mi aspetto solo che dica una cosa del tipo

“E’ scientificamente provato che i vaccini non provocano alcun effetto collaterale e che la loro somministrazione può essere effettuata in tutta sicurezza su qualsiasi individuo, anche se gravemente debilitato”,

ecco, questo mi aspetto. Ma non lo dirà mai. Quindi personalmente resto con i miei dubbi sull’obbligatorietà dei vaccini a cui non sono (e ci mancherebbe altro!) contrario in linea di principio.

Quanto al Burioni polemista, devo dire la verità, mi sta un pochino antipatico. L’ultimo suo intervento che mi pare degno di nota è un interventi di qualche giorno fa contro un tale Dino Giarrusso del M5S, che ha fatto l’inviato per “le Iene” qualche tempo fa e che ora si ritrova al MIUR per verificare la correttezza dei concorsi per i professori universitari. C’è da piangere, lo so, ma Burioni non piange (per sua fortuna) ma rilancia fortemente dicendogli:

“Gentile Giarrusso, se parliamo di vaccini ci sono due possibilità: lei si prende laurea specializzazione e dottorato e ci confrontiamo. Oppure – più comodo per lei – io spiego, lei ascolta e alla fine mi ringrazia perché le ho insegnato qualcosa. Uno non vale uno.”

Che, voglio dire, è una stilettata mica male che, però, sottende un concetto sbagliato, ovvero quello che per parlare di un argomento si debba per forza essere laureati, aver completato un percorso superiore di studi, si debbano avere dei titoli, o, comunque, delle competenze in merito. Certo, tutto questo è auspicabile, ma di questa via va a finire che non parla più nessuno. Non possiamo impedire alla casalinga di Voghera di parlare dell’ultimo romanzo di Sveva Casati Modignani (supponendo che lo abbia letto, naturalmente) solo prendendo a pretesto il fatto che non è laureata in lettere e non sa distinguere un romanzo di genere popolare e leggero da un capolavoro del ‘900. Se si facesse così, un insegnante che riceve un genitore un po’ incazzato perché il figlio non ha preso la sufficienza, dovrebbe dirgli “Prima di parlare con me prenda una laurea, un’abilitazione all’insegnamento, vinca un concorso pubblico e poi insegni lei la mia materia, se no stia zitto e ascolti quello che ho da dirle, chè qui dentro sono io che insegno”. E invece sappiamo che non è così. Ecco, Burioni quando si trincera dietro al “Io so’io e voi non zete un cazzo” resta assolutamente sgradevole. Oltre che perdente sul piano dialettico. Poi la sua competenza sul tema “vaccini” nessuno la mette minimanete in discussione.

Ecco, adesso ve l’ho detto.