Il ritorno di fiammella della notizia delle dimissioni di Samantha Cristoforetti dall’Aeronautica Militare

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Samantha Cristoforetti si dimise dall’Aeronautica Militare il 31/12/2019.

Lo annunciò, fornendone alcune motivazioni e spiegazioni in un suo post sul suo account Twitter ufficiale, il 2/1 scorso:

Alla notizia non diedi peso, pensando che non valesse la pena parlarne, visto che si trattava di questioni personali, che nulla avevano a che vedere con la pubblicità di “AstroSamantha” (anche questa noda degli astronauti di chiamarsi “Astro-qualcosa” finirà un giorno!). E per “pubblicità” non intendo certo la réclame, ma il suo essere un personaggio pubblico.

In questi giorni, però, la notizia delle sue dimissioni sta rimbalzando di nuovo sui social. A puro titolo di esempio, ecco uno dei (tanti) post che ho trovato:

Vi si legge, tra l’altro, che:

“per ragioni politiche in Italia le preferiscano un altro astronauta, che pur essendo costato al contribuente una dozzina di milioni in preparazione non ha passato gli esami ed i test, venendo comunque promosso ad un grado militare superiore alla Nostra”

Non faccio il nome dell’astronauta che sarebbe stato preferito alla Cristoforetti (del resto non lo fa neanche il post), perché ha la rettifica facile e io non sono in grado di pagarmi gli avvocati per difendermi da eventuali repliche e precisazioni (per quelle ci sono i commenti, che sono sempre aperti a tutti).

Riporto però per intero le precisazioni (un po’ lunghine, ma non importa, abbiamo spazio) della Cristoforetti, così come riportate da bufale.net:

“Tornata da una breve vacanza con la famiglia, vorrei fare alcune brevi precisazioni a proposito delle notizie che mi riguardano riportate nei giorni scorsi dalla stampa.

È vero che mi sono congedata dall’Aeronautica Militare il giorno 31.12.2019 transitando nel complemento. Era mia facoltà chiedere la cessazione del servizio da quando, nel settembre 2019, ho concluso i miei obblighi di ferma.
In previsione di questa “scadenza” avevo informato i vertici dell’Aeronautica Militare già all’inizio del 2019 sul fatto che avrei riflettuto, nel corso dell’anno, sull’opportunità o meno di continuare la doppia dipendenza da ESA e dalla Forza Armata, resa possibile dalla legge 1114/62.

Dal 2009 sono infatti impegnata in ESA in qualità di astronauta. Da ESA dipendo per l’impiego quotidiano e da ESA percepisco lo stipendio. L’appartenenza alla Forza Armata ha avuto negli ultimi 10 anni un valore simbolico e affettivo.

Le Superiori Autorità hanno inoltre sempre saputo, perché l’ho sempre detto chiaramente, che non avevo anche per il futuro intenzione di lasciare il mio incarico in ESA. Per questo ho ritenuto poco utile interrompere le mie attività per svariati mesi per svolgere i corsi necessari all’avanzamento a Ufficiale Superiore, e vi ho quindi rinunciato, rinunciando contestualmente di mia volontà all’avanzamento nel grado.

Riguardo ai motivi per i quali mi sono congedata e alle varie ipotesi che ho letto:

1) non sto cambiando mestiere o assumendo un nuovo incarico: continuo ad essere un’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea e conto di tornare presto nello spazio;

2) non mi sento oggetto di discriminazione di genere: non posso entrare nella testa delle persone, ed è vero che siamo tutti, ma proprio tutti, pieni di bias di ogni tipo, ma io non ho motivo concreto di lamentare alcuna discriminazione di questo tipo;

3) ho avuto il massimo supporto da parte della delegazione italiana alla Ministeriale ESA dello scorso novembre, tanto che l’Italia ha ottenuto l’impegno per un secondo volo per me entro qualche anno; ho già allora manifestato pubblicamente la mia gratitudine al capo delegazione, Sottosegretario Fraccaro, e a tutto il team della Presidenza del Consiglio e di ASI, quest’ultimo guidato dal Presidente Saccoccia;

4) semplicemente, ho avuto occasione di esprimere alla Forza Armata, nelle sedi appropriate, il mio disaccordo riguardo ad alcune situazioni e, contestualmente, ho ritenuto per coerenza e per mia serenità congedarmi. In schiettezza e reciproca cordialità, senza alcuna polemica. Speravo anche con discrezione, ma su questo nulla ho potuto.

La formazione di pilota militare è un’ottima strada, seppur certamente non l’unica, per prepararsi a fare l’astronauta. In vista di una nuova selezione astronauti prevista entro un paio d’anni, mi auguro che tanti e tante giovani Ufficiali vogliano partecipare e a loro va il mio “in bocca al lupo”. Alle tante amiche e ai tanti amici che vestono l’uniforme azzurra, il mio affetto. A tutte le donne e a tutti gli uomini dell’Aeronautica Militare e di tutte le Forze Armate il mio grazie, da cittadina italiana, per il servizio che prestano al Paese. Sono stata orgogliosa di essere una Vostra collega.”

Ecco, tutto qui. La Cristoforetti ha avuto SOLO delle divergenze di opinione con l’Aeronautica, che ha fatto presenti nelle “sedi opportune”, e che costituiscono, soltanto, motivi personali (come si scriveva un tempo nelle giustificazioni quando si andava a scuola). Non si sente vittima di alcuna discriminazione di genere, se è questo che i soliti gattini da tastiera vogliono insinuare, e si è congedata spontaneamente dall’Aeronautica senza rancori e senza lasciare aspetti non chiariti in sospeso.

Perché, dunque, questo ritorno di fuochino sul web? Perché è questo che ci interessa. Il come mai una notizia di più di otto mesi fa stia ancora rimbalzando sui social, come se non si trattasse di una vicenda definitivamente chiusa, come se ci fosse ancora qualcosa da dire, da recriminare, da sottolineare, da evidenziare.

Samantha Cristoforetti si è dimessa perché sono affari suoi. Punto. Non parliamone più, adesso.

Perché è vero che non ne parla nessuno e che la notizia ha avuto poco risalto sulla stampa italiana. Ma in genere le scelte personali della gente non interessano all’opinione pubblica, anche quando si tratta di personaggi noti, conosciuti e stimati, come nel caso della Nostra.

Lasciamola cadere così, “come una cosa posata in un angolo e dimenticata“, come scriveva il Poeta.

Paolo Attivissimo (che si autodefinisce “amico” dell’astronauta) ci ha tenuto a farci sapere che alla Cristoforetti piacciono StarTreck e BattleStar Galactica (che non so nemmeno cosa sia e me ne vanto). Ecco, queste sì sono le notizie senza le quali l’opinione pubblica non riuscirebbe più a vivere!

Le metamorfosi dei debunker

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Tutto cominciò quando Laura Boldrini, nella sua veste di Presidente della Camera, decise di organizzare una task force di debunker, ovvero di giornalisti e persone che, pur non essendo iscritte all’ordine, o fregiandosi del titolo di “giornalista” perché facenti parte di un sindacato svizzero e dovendo rispondere delle proprie azioni solo alla legislazione del paese elvetivo, si occupano di “bufale” (termine orrendo), ovvero di evidenziare notizie false e tendenziose che invadono il web.

Facevano parte di quel gruppo, in ordine rigorosamente alfabetico, Paolo Attivissimo, Michelangelo Coltelli (responsabile di butac.it, già querelato per diffamazione e oscurato dalla magistratura), David Puente e Walter Quattrociocchi. Di quell’esperienza, oltre che una sgangherata conferenza stampa e una riunione preliminare per decidere il da farsi, rimane solo un sito, bastabufale.it, che continua a raccogliere firme (non si sa di chi, non si sa quante, i nomi vengono prudenzialmente oscurati per motivi di privacy, ma i dati, anche quelli trasmissibili e pubblicabili, non sono disponibili, quindi non si sa che cosa ci faccia ancora quel sito on line) su un appello per il diritto a una corretta informazione. Nobile intento caduto nel vuoto, nonostante l’adesione di molti personaggi della cultura, dello sport e dello spettacolo, come Claudio Amendola, Geppi Cucciari, Carlo Verdone, Paola Cortellesi, Francesco Totti, Ferzan Ozpetek, Lucio Caracciolo e altri del cui nome non voglio ricordarmi, come direbbe il Sommo Poeta.

Rimane anche una polemica su una porzione di pasta all’amatriciana, che Paolo Attivissimo avrebbe consumato a sue spese durante il suo soggiorno romano. E anche la domanda, questa volta più interessante, del perché una persona come lo stesso Attivissimo che fa parte del CICAP, abbia ammesso candidamente in un suo storico post di avere visto i defunti:

C’è anche chi ha posto il problema della collaborazione di Attivissimo con “la Verità” di Maurizio Belpietro, giornale non propriamente di sinistra, dopo essere stato collaboratore di Le Scienze (diretto da Marco Cattaneo). Insomma una gragnuola di critiche e di dissensi che si abbatterono sul povero giornalista svizzero, diplomato in Lingue (secondo quanto riporta l’inossidabile Wikipedia), titolo che non esiste (esiste il diploma di Liceo Linguistico), che non fecero altro che aumentare il livello della bufera.

Fatto sta che il sito è ancora presente, e questi sono i dati del registrante secondo quanto riportato dal Whois.

Tra l’altro il browser Google Chrome segnala bastabufale.it come sito “Non sicuro”.

Ma non è finita qui. Ieri sono venuto a sapere, e con evidente ritardo (cosa volete, sono scemo, sono disinformato, o, più semplicemente, di queste cose non me ne importa un fico secco) che è stata istituita un’altra commissione, questa volta da Andrea Martella, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’editoria, in quota PD, per il contrasto alle bufale sul coronavirus. Tra i nomi dei facenti parte del gruppo, Ruben Razzante, Luisa Verdoliva, Giovanni Zagni, Fabiana Zollo, Roberta Villa, Riccardo Luna, Francesco Piccinini e, indovinate un po’, David Puente.

Mentana, che è il direttore della testata gionalistica on line “Open”, sul principio si era opposto a che Puente facesse parte del gruppo, ma il debunker più che mai di stato, ha risposto con questo lungo intervento alle riserve del suo direttore:

Oggi il mio editore, Enrico Mentana, mi aveva chiesto di non partecipare alla “task force” di esperti per combattere le fake news intorno al coronavirus. Il motivo era legato alla politicizzazione strumentale della vicenda da parte di alcuni esponenti di forze politiche.
Avevo accettato di far parte della “task force” nonostante sia una cosa molto delicata ed ero consapevole delle reazioni che potevano suscitare da più parti, non solo di una. Avevo accettato, ma seguendo le mie linee guida che chi mi segue conosce molto bene: no ai “ministeri della verità”, no alle “sante inquisizioni”, no ai bavagli o censure e operare in ambito culturale al fine di contrastare civilmente un fenomeno che danneggia tutti, nessuno escluso, soprattutto in questo momento così delicato dovuto a una orribile pandemia.
Avevo accettato per partecipare e monitorare il lavoro della “task force”, di cui riconosco figure professionali con i quali non credo di avere problemi a condividere queste mie posizioni. Avevo ritenuto sfavorevole starne fuori e poi eventualmente piangere sul latte versato da altri, almeno dall’interno potevo dire la mia e dare una mano non al Governo, ma ai cittadini e al mondo dell’informazione.
Ho parlato con il mio editore e gli ho illustrato le motivazioni che mi avevano portato ad accettare di far parte di questo progetto con il senso civico che mi contraddistingue. Ringrazio Enrico Mentana perché non mi ha obbligato, ma ha fatto una richiesta rispettando la mia eventuale decisione. Detto questo, siamo entrambi d’accordo che non sarà certo un politico, quale che sia, a impedirmi di lavorare. Continuerò il mio lavoro di fact-cheking con Open, come sempre, e allo stesso tempo farò parte della “task force” per i motivi che ho spiegato anche in questo post.
#Coronavirus

Ma qual è la storia di David Puente? Ha iniziato con la Casaleggio e Associati, occupandosi del blog e della cominicazione di Antonio Di Pietro, che esiste ancora, ma appare più come un blog personale che come quello di un ex leader politico, l’ultimo post risale al 26 gennaio 2020 e i commenti ai post sono chiusi -perché si ha così tanta paura della libertà di espressione e di dissenso?-. Successivamente il Nostro abbraccia le idee grilline, e sposa la causa di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, movimento che lascerà in tempi successivi, pur restando in rapporti cordiali ed amichevoli con Casaleggio. Il resto lo sapete, la Boldrini lo nota e lo fa suo nel gruppo di lavoro del progetto-appello anti fake news. Adesso il matrimonio con il PD che la benedizione (o, se si vuole, con il “non expedit”) di Mentana.

Roberta Villa, già collaboratrice ventennale del Corriere della Sera, nel commentare, ha dichiarato in un’inervista al Foglio:

“Chi ci dà di censori sbaglia: non toccherà certo a noi stabilire cosa è vero e cosa no”

Ah no? Viene istituita una task force per correggere, individuare, stabilire quali siano le fake news sull’epidemia da Covid 19 e non toccherà certo a loro stabilire cosa è vero e cosa no? E allora che ci stanno a fare?

E continua:

“Dovremo invece ragionare con diverse competenze sul fenomeno, per capire se esiste un approccio strategico che permetta di migliorare l’ecosistema informativo. Che sia meglio un approccio a livello politico oppure di incentivi, questo è da studiare”.

Cos’è un “appoccio strategico”, ma, soprattutto, cosa significa “ecosistema informativo”? La Villa non lo spiega. Quello che è certo è che ci sono state svariate obiezioni, soprattutto da parte di esponenti dell’opposizione. Giorgia Meloni ha scritto:

“Il governo istituisce una sedicente task force anti fake news che avrà il compito di assicurarsi che sia diffusa solo la verità sul Covid-19 (proprio come il Ministero della Verità di orwelliana memoria). Sempre il governo ha scelto di imperio gli ‘esperti’, tra loro neppure un medico o un virologo, che decideranno cosa si può dire e cosa no. Utile ricordare che tra le ‘fake news’ c’erano fino a ieri anche il fatto che gli asintomatici trasmettono il virus, che fosse utile tenere in quarantena chi proviene da zone a rischio, che fosse saggio indossare la mascherina in pubblico. Credo che si stiano limitando le libertà fondamentali e costituzionali con eccessiva disinvoltura. P.S. Mi manderanno in un campo di riedcazione per queste mie parole o si limiteranno a oscurare il post su Facebook?”.

A parte l’inesattezza della Meloni sulla presenza di medici nella task force, è vero che esiste libertà di opinione e che con un organismo di controllo sulle notizie fasulle, si rischia che questa libertà venga limitata da personaggi che la cosa più terribile che hanno visto è qualche complottista che se ne sta per conto suo a difendere le proprie follie (è legittimo anche esprimere idee folli, purché queste idee non diffamino nessuno). Sta alla sensibilità del lettore finale, ed esclusivamente alla sua coscienza, credere a Burioni o ai terrapiattisti. Non abbiamo bisogno di task force di parte o, peggio ancora, di partito.

Eppure il pubblico plaudente dei debunker si fa sentire. Prendo, a puro titolo di esempio, un commento pubblico di un recente post Facebook di Puente in cui il Nostro pubblica la foto di Bolsonaro affetto da Covid 19, con un sondino naso-gastrico (niente ossigeno), affermando che la foto è autentica (grazie!) ma che sarebbe “decontestualizzata”. Ometto l’identità della commentatrice (anche se il post è pubblico) e raggiungibile da chiunque:

Cosa significa “Non perdere la tua verginità”? Non si sa, né l’autrice del commento ce lo chiarisce. La verginità è dichiarare vera ma “decontestualizzata” una fotografia? Mi pare ben poca cosa.

E comunque di questa task force io ho paura.

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Twitter: facciamo i conti in tasca a Paolo Attivissimo e David Puente

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Oggi facciamo i conti in tasca a Paolo Attivissimo e a David Puente per quanto riguarda i loro account Twitter. Pochi strumenti. Una calcolatrice, le regole sulle proporzioni che mi ha insegnato la Gabellieri, la mia professoressa di matematica delle medie, Twitter (appunto!), un sito dedicato a scoprire gli account fasulli, molta pazienza, e vari screenshot.

PAOLO ATTIVISSIMO ha al suo attivo 4141528 followers. Un numero apparentemente impressionante. Ma da un controllo effettuato su:

https://www.twitteraudit.com

sia pure su un campione di tre anni fa (vecchiotto, ma il numero dei followers non è cambiato significativamente), risulta che il numero di followers REALI corrisponde esattamente al 56%. Il resto sono solo fake, account fasulli, che nulla hanno a che vedere con un interesse REALE (e due!) nei confronti del titolare dell’account e, presumibilmente, in quelli dei suoi contenuti (quelli dell’account, non quelli del titolare).

Certo, 250000 e rotti account rimanenti sono comunque un grosso pubblico, ma andiamo a vedere CHI segue attentamente Paolo Attivissimo e cosa succede DAVVERO ai suoi tweet.

Prendiamone uno, a puro titolo esemplificativo, questo, l’ultimo inserito dal Superlativo:

Al momento dello screenshot aveva totalizzato 66 risposte, 71 retweet e 316 like. Che corrispondono esattamente allo 0,0159%, allo 0,0171%, e allo 0,07% (una percentuale di James Bond cuoricinanti) rispettivamente. Percentuali certamente irrisorie rispetto al numero dei followers.

E DAVID PUENTE? Eccoci, David Puente ha attualmente 45983 follower. Quasi un decimo di quelli di Attivissimo. Sono proporzioni sorprendenti e stupefacenti, per certi versi, visto che tutti e due si occupano di bufale, ma purtuttavia superiori oltre del doppio ai 26132 aficionados di BUTAC (Bufale Un Tanto Al Chilo).

Quanti sono gli account fasulli secondo Twitteraudit? Pochissimi (bravo!), giusto il 4%.

Una percentuale assolutamente fisiologica che ci indurrebbe a supporre percentuali più elevate, quanto a commenti, retweet e cuoricinazioni affettuose assortite, rispetto a quelle di Paolo Attivissimo. Nemmeno per sogno. Prendiamo anche qui un tweet a caso:

Conta 5 commenti (0,0109% sul numero totale di followers), 5 retweet (stessa percentuale) e 60 like (lo 0,13%).

Sono numeri ottimistici, perché dànno per scontato (ma non troppo), che chi interagisce con un tweet sia PER FORZA un follower di quell’account. Potrebbe essere benissimo un estraneo che ha letto quel contenuto attraverso un retweet.

Insomma, sono percentuali che se fossero dati elettorali verrebbero conteggiati (conteggiati? Mah, magari sì) nella voce “Altre liste”. Se invece che account Twitter fossero delle grandi città si direbbe che a Attivissimo e Puente rispondono soltanto gli inquilini del condominio in cui abitano e forse nemmeno tutti.

Voi mi direte “E tu? Com’è la tua situazione su Twitter?”. Ve lo dico subito, pessima. Ma io non mi occupo di astronauti (se non in Tribunale), di spazio, non mi compro la Tesla (vado in giro con una Panda, figuràtevi!), non faccio i meme, non mi occupo dei terrapiattisti, non trovo che il problema principale dell’Umanità siano i complottisti. Il mio account Twitter riporta quasi esclusivamente i link agli aggiornamenti e agli articoli del blog, per chi ne sia interessato.

Parlo di e-book, cultura, cultura libera (sì, c’è differenza), software libero, diffondo conoscenza, rifletto su argomenti che attengono alla diffamazione, alla scuola, ai diritti, all’informazione, alla politica, non sono mai stato assoldato dalla Presidenza della Camera, non ho mai percepito nemmeno un centesimo che non venisse dalle donazioni o dalla pubblicità di AdSense (men che meno dai politici, uomini, ominicchi e quaqquaraqquà), non lavoro per nessun giornale.

Chi volete mai che mi si fili? Certo, se postassi tette e culi sarebbe diverso. Ma se Sparta piange, Atene non ride.

Hanno messo la pubblicità sul blog di Paolo Attivissimo (sgomento & tradimento!)

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Paolo Attivissimo dovrebbe essere la persona più felice del mondo, adesso che si è comprato la Tesla e si balocca bel bello con il suo nuovo giocattolino tecnologico.

Invece, disdetta, ci si è messa Google AdSense a guastargli il buonumore. Ha riferito sul suo blog che, in maniera inspiegabile (ma c’è qualcosa di inspiegabile nelle cose informatiche e telematiche? No, ci sono solo delle cose che si capiscono o non si capiscono), erano apparse per qualcuno dei suoi utenti delle pubblicità di AdSense, che, tuttavia, non erano visibili dalla totalità dei visitatori, ma solo di alcuni, senza una logica apparente (ma nelle cose telematiche c’è sempre una logica, solo che a volte non siamo nelle condizioni di trovarla).

Colpito nell’orgoglio (“Come? La pubblicità sul MIO blog??”), Attivissimo ha allertato i suoi adepti prima per cercare nuove prove e screenshot del mistero della caramella ciucciata, e poi, una volta risolto il problema, per fare un sondaggino su Twitter per sapere se i banner pubblicitari fossero ancora visibili e se si fosse trattato, quindi, di un complotto, o se il tutto fosse scomparso.

Ora, il blog di Paolo Attivissimo è ospitato su Blogspot (già Blogger). Blogspot è di Google. Blogspot ti permette di mettere in linea un blog con testi, foto e video, GRATUITAMENTE. Cioè, prima ti iscrivi (possibilmente con la tua identità di GoogleMail su cui ti sarai iscritto precedentemente), e poi puoi mettere in linea il blog. Va bene per chi comincia, per chi vuole uno strumento agile, veloce e senza particolari pretese per scrivere e gestire il proprio pensiero in rete. Ma di gratuito, si sa, in rete non c’è nulla. E infatti, quando apri un blog, “firmi” con il semplice clic una sorta di “contratto” con Google, in cui le dài il diritto ad inserire dei contenuti pubblicitari nelle tue pagine. Ed è esattamente quello che Blogspot ha fatto con il blog di Attivissimo. Né più né meno.

Poi qualcuno (grazie, se no il Nostro avrebbe pianto fino alla fine dei suoi giorni!) gli ha spiegato che il tutto era risolvibile con pochi clic e con l’eliminazione di pochi segni di spunta in un menu di impostazioni della pubblicità di AdSense. Insomma, si può fare senza particolari allarmismi.

E, poi, cosa si aspettava Paolo Attivissimo, che su una iniziativa totalmente GRATUITA per tutti il fornitore dei servizi non ci guadagni o non ci voglia guadagnare nulla? Che DAVVERO gratis significhi “libero da qualsiasi costo”? Il costo c’è, ed è anche molto caro da pagare. Se vuoi un servizio devi dare le tue credenziali, devi dare della merce in cambio, e nella stragrande maggioranza dei casi il prezzo sei tu, sono i tuoi dati, è la tua persona, i tuoi contatti, i tuoi commenti. Vale per tutti, vale per Facebook, per Twitter, per WhatsApp, per Instagram, tanto per citarne alcuni, e vale anche per i servizi di Google. Il blog del Nostro non è suo. E’di Google, e, se tu gli dài il permesso (perché glielo dài tu al momento della firma dell’accordo), loro inseriscono delle pubblicità per guadagnare. Non ci vedo nulla di male. Succede così anche per i più diffusi servizi di posta elettronica. Tu mandi una mail e loro te la spediscono,sì, ma nei footer inseriscono un messaggio pubblicitario (fosse anche solo allo stesso servizio). Non ci trovo nulla di strano o di scandaloso.

L’unico modo per sbrogliare la matassa è usare una piattaforma gratuita e aperta come WordPress (ma non è certo la sola disponibile), il “motore” che sta alla base dello stesso blog che state leggendo. Si studiano due istruzioni (e vi assicuro che se sono riuscito a capirlo io possono riuscirci tutti), si modifica UN SOLO file, se ne cancella un altro e, una volta comprato un dominio, un servizio di server MySQL e uno spazio web Linux, se tutto va bene, l’applicazione funziona al primo colpo. Ha migliaia di template, infiniti plugin per fare esattamente quello che vuoi tu, puoi controllare tutto, e, soprattutto, scegliere se non mettere NESSUNA pubblicità o riempirlo di banner (così come stiamo facendo noi). Certo, anche a un provider come Aruba i dati glieli devi dare, ma per le fatturazioni e le informazioni tecniche o commerciali (niente spamming, dunque, ma solo mail pertinenti e legate al servizio che acquisti). Sei TU che paghi (e un provider come lo stesso Aruba ha dei prezzi assolutamente ragionevoli), e se non vuoi la pubblicità, semplicemente, non ce la metti. Tu PAGHI e tu SCEGLI. Non è più roba del provider, è roba tua. E’ come se tu vivessi in una casa in affitto. Se paghi regolarmente il canone hai comunque il diritto di ospitare chi vuoi e di cacciare di casa chi ti pare (sì, anche dicendogli “Addio e grazie per tutto il pesce!”). Non puoi scegliere di fare quello che ti pare in casa degli altri (a meno che i suddetti “altri” non ti diano il permesso di farlo).

Much ado about nothing.

Paolo Attivissimo si inventa i “memi”

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Ora Paolo Attivissimo sarà contento. Si è comprato la Tesla, e sta fornendo ai lettori del suo blog una telenovela intitolata “Come ho comprato una Tesla per meno di 35000 euro”. Naturalmente non me ne perdo una puntata, io che ho una Panda 1200 cc!

Ma il Nostro, forte del suo diploma di Liceo Linguistico, ma ribattezzato su Wikipedia (non si sa perché) “Diplomato in lingue”, si prodiga ultimamente nella coniazione di neologismi. Si è inventato il plurale di “meme”, parola che già fa schifo di suo al singolare. Scrive e ribadisce che il plurale di “meme”, infatti, sia “memi”, sul tipo analogico dello scivolone corrente e frequente di “un euro/due eurI”, e questo è sinceramente deplorevole.

Si dice “un meme/due meme”, essendo il termine, evidentemente, un singularia tantum. No, tanto per dire, ecco…

Paolo Attivissimo: “Addio e grazie per tutto il pesce”

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Paolo Attivissimo è un giornalista svizzero umile, molto accurato, sempre aperto alle opinioni altrui, garbato se qualcuno lo critica (non lo butta mai fuori dalla porta senza prima averlo accompagnato), sensibile ma anche molto obiettivo nello scegliere le motivazioni per cui un utente non debba più interloquire con lui (una volta buttò fuori dal suo blog una signora solo perché non le piaceva l’inglese, e nel dirlo gli aveva pestato i calli perché lui, che si professa di madrelingua inglese, forte del suo diploma di Liceo Linguistico -e pensare che c’è chi ha la laurea in lingue, ma a lui non ditelo, non vi risponderà mai- ha una ipersensibilità su questo argomento).

Giustamente, le regole per la moderazione dei commenti al suo blog (che è suo nel senso che lo redige, ma non gli appartiente perché è ospitato da Blogspot, che ci fa, giustamente, quello che le pare, compreso inserirci una buona dose di pubblicità, cosa di cui egli si lagna), quelle per i commenti al suo seguitissimo (anche da pare di tanti fake) Twitter le stabilisce lui. E fin qui non c’è nulla di male, lo faccio anch’io.

Quando vuole liberarsi di qualcuno (e la cosa accade assai frequentemente), gli dice garbatamente “Addio e grazie per tutto il pesce”. Come, ad esempio ha fatto qui:

qui

e qui

Al perché dell’uso di questa frase ha dedicato uno spiegone (che potete trovare qui). Ma la cosa paradossale è che alla frase in questione viene dedicata una voce nientemeno che da Wikipedia (che non considera “enciclopedico” un bravo divulgatore come Salvatore Aranzulla, ma che evidentemente ritiene degne di enciclopedismo tutte queste puttanatine qui). La voce la riporto in PDF alla fine di questo articolo.

Wikipedia chiarisce che la frase “Addio, e grazie per tutto il pesce” (So long, and thanks for all the fish), è una frase a contenuto umoristico per dire “Arrivederci!”, titolo del quarto libro della quarto libro della “Guida galattica per gli autostoppisti”, scritta da Douglas Adams. E sticazzi.

Nel suo “Kit di risposta rapida agli imbecilli (perché se non conosci l’opera sei, evidentemente, un imbecille): “Addio, e grazie per tutto il pesce””, a proposito della “Guida galattica per Autostoppisti”, Paolo Attivissimo scrive che

(se non lo avete letto, la vostra vita è profondamente incompleta e dovete rimediare)

Eh, beh, certo. Come si fa a vivere senza aver letto Douglas Adams? La Bibbia in confronto alla Guida galattica diventa una scatola di sardine. La Divina Commedia è una stronzata colossale, il Don Chisciotte un libèrcolo senza senso, l’opera di Shakespeare una collezione di storielle graziose ma noiosette, e i Promessi Sposi un romanzetto d’amore degno del migliore Harmony.

Non ho difficoltà ad ammettere che non ho MAI letto e MAI leggerò la “Guida galattica per gli autostoppisti” e che, nonostante questo, ritengo di avere una vita normale, serena, felice, per nulla “incompleta”.

Ché, poi, Attivissimo ce lo spiega anche: “se rispondo a un vostro tweet con una di queste immagini (come quella che vedete all’inizio di questo articolo sul blog, ndr), vuol dire che vi ho Silenziato (sì, lo scrive maiuscolo perché è imperativo categorico! -ndr-). Per cui non perdete tempo a rispondermi, attaccarmi o insultarmi. Non vi sento. State strillando nel vuoto. Che vi siete ampiamente meritati.”

Sull’immagine sono raffigurati dei delfini perché, spiega sempre l’ineffabile Wikipedia, “Il titolo è il messaggio lasciato dai delfini al loro abbandono del pianeta Terra, poco prima che questo venisse demolito per costruire una superstrada spaziale”.

Se qualcuno gli fa notare che “(…) il delfino non è un pesce, è un mammifero, debunker dei miei stivali”, lui lo tratta da “saputello”. Ve l’ho detto, è umile, sensibile, aperto alle critiche dei lettori e disponibile al dialogo.

Nel 2015, come evidenziato al link

https://www.repubblica.it/scienze/2015/06/11/foto/samantha_l_ultimo_tweet_prima_del_rientro_sulla_terra_e_grazie_per_tutto_il_pesce_-116592131/1/#1

Samantha Cristoforetti (perché, non posso parlare di Samantha Cristoforetti sul mio blog?), prima del suo rientro sulla Terra, scrisse un ultimo tweet proprio con questa frase. Che, insomma, è una sorta di strizzata d’occhio tra compagnucci, un cenno di intesa verso gli amanti della fantascienza (in cui io non mi annovero), ai geek, ai nerd, alle persone che hanno letto Douglas. Una specie di linguaggio di gruppo, un bagaglio lessicale che dà il senso di appartenza a una comunità (un po’ come facevano i paninari nei primi anni 80, o i “cugi” livornesi dello stesso periodo). E si sa benissimo che quando uno usa un microlinguaggio settoriale il minimo che gli possa capitare è di non essere capito da chi a quel settore non appartiene. Cioè quasi tutti. Delfini compresi.

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Paolo Attivissimo e il “delirio del giorno”

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Paolo Attivissimo ha una piccola ma deplorevole abitudine. Quando riceve dei commenti di insulti, cosa che gli accade assai frequentemente, screnshotta (termine orribile che significa “acquisisce una copia grafica del contenuto”), rimuove il commento e lo ripubblica sotto una sezione che ha denominato “il delirio del giorno”.

Così ha fatto con un recente commento di uno dei soliti conigli da tastiera (i conigli sono animali nobilissimi) che, a suo dire, lo ha riempito di insulti. Il mittente di questo ignobile messaggio di commento, però, non è stato al gioco ed ha minacciato Attivissimo di denuncia-querela, preannunciandogli in una mail la richiesta economica dei danni.

Naturalmente Attivissimo non ha resistito alla tentazione di raccontare l’accaduto sul suo blog, lamentando il fatto di avere ricevuto un preannuncio di querela per una presunta diffamazione che lui non avrebbe posto in essere, ma che sarebbe stata originata proprio dal mittente del commento. In breve, lui è stato diffamato e lui è il destinatario della querela annunciata.

Di errori Paolo Attivissimo ne ha commessi tanti. In primo luogo non ci si difende su un blog da una querela per il momento solo preannunciata. Si attende che l’atto si materializzi, che il pubblico ministero ne venga a conoscenza e che compia le dovute indagini, per decidere alla fine, se procedere con la citazione diretta a giudizio o chiedere l’archiviazione al GIP.

Durante questo procedimento le strategie di difesa sono varie. Paolo Attivissimo può farsi interrogare dal Pubblico Ministero, spiegare le sue ragioni, e produrre una memoria difensiva. Se tutto questo non dovesse bastare a chiudere la questione può andare a processo, farsi interrogare da un giudice, dai suoi avvocati difensori, dagli avvocati della parte lesa e dallo stesso pubblico ministero.

Anche chi scrive è stato querelato per diffamazione (peraltro da una cara amica dello stesso Attivissimo) ma per rispetto delle condizioni procedurali, del segreto istruttorio, della supposta parte lesa, non si è mai minimamente sognato di definire l’atto della querelante “il delirio del giorno”. Ognuno, se si sente diffamato, ha il diritto di rivolgersi alla magistratura, e questo diritto è inalienabile. Nella aule di giustizia non esistono cacciatori di bufale, debunker, terrapiattisti o complottisti. Esiste solo chi ha ragione e chi ha torto.

Un punto (un altro) su cui Attivissimo ha inevitabilmente torto è quando scrive che “Al suo avvocato, invece, non sarà sconosciuto il concetto di lite temeraria.” La lite temeraria è un concetto che si applica al processo civile, quello in cui un giornalista e il direttore della sua testata sono chiamati a rispondere economicamente del danno diffamatorio ricevuto, non a quello penale, in cui in primo luogo si deve valutare se un atto di querela è fondato o no.

Cosa avrebbe potuto fare Attivissimo? Semplice: non cancellare quel messaggio di insulti, correre alla prima stazione dei carabinieri o della polizia postale, sporgere querela e vedere che cosa sarebbe successo in futuro. Senza allertare i suoi adepti, avendo fiducia nelle istituzioni, e proseguendo il suo cammino nel pieno rispetto dei diritti delle parti.

Almeno per una volta non basterà la frase “graie per tutto il pesce” per venirne fuori.

 

 

Il sesso “sicuro” ai tempi del coronavirus e dei debunker

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Già, ma come vivono i debunker, i tuttologi della notizia farlocca, i dispensatori di buoni consigli tecnologici e di vita, i “deus ex machina” della presidenza Boldrini sulle fake news on line l’emergenza coronavirus?
Ad andare a vedere il blog di Paolo Attivissimo, sembra quasi tutto normale. La gente gli chiede consigli e lui dà risposte. Anzi, non ne dà perché è oberato di richieste e quindi consiglia carinamente di seguire delle indicazioni. Il tema sono i vari messaggi che arrivano via testo e audio su WhatsApp (e di cui in parte ci siamo occupati anche noi, segno evidente che quando si vuole il tempo per scrivere due righe del tipo “state attenti” lo si trova sempre) e che riguardano contenuti non attendibili e possibilmente allarmistici (come la sopravvivenza del coronavirus sull’asfalto per ben 9 giorni).
E allora andiamo a vederli questi consigli: non prendere per veri messaggi provenienti da fonte non ufficiale, non sovraccaricare i debunker di segnalazioni (poveretti, tengono famiglia), non citare e non leggere siti che pubblicano notizie tarocche, non frequentare i gruppi WhatsApp che diffondono notizie allarmistiche non verificate, insomma, i soliti consigli del quotidiano debunking, un po’ come lavarsi spesso le mani, non portarsele agli occhi, stare a un metro di distanza almeno dalla persona più prossima, buon senso.
Ma poi… ma poi Attivissimo sente il dovere di uscire dal ruolo di esperto giornalista informatico e dal tema della discussione per dare consigli di ordine più generale:

Invece di perdere tempo e alimentare paranoie sui social, fate altro. Leggete un libro. Riordinate la casa. Guardate un film. Cucinate. Tenete un diario privato. Staccate gli occhi dallo schermo del telefonino e parlate con gli esseri umani che avete intorno. Date una mano a chi ha bisogno.

Ma certo. Leggere un libro arricchisce la mente, guardare un film può aiutare a distrarre, cucinare tiene lontana la mente dai cattivi pensieri. Parlare con gli esseri umani che ci circondano può essere una buona idea, ma Attivissimo si dimentica del metro di distanza di sicurezza da tenere; anche dare una mano a chi ha bisogno può essere una buona cosa, magari, che so, facendo una piccola donazione per una buona causa, così si evita di fare del volontariato in loco e di creare inutili assembramenti. Bravo!

E poi continua:

Se avete figli, giocate con loro. Aiutateli con i compiti. Imparate una lingua straniera. Fate quel lavoretto di casa che avete sempre rinviato perché non avevate tempo.

Ora io vorrei vedere chi è quel cane che, avendo del tempo a disposizione, non si mette a giocare coi propri figli e ad aiutarli nei compiti (che nessuno può aver dato loro perché le attività didattiche sono state sospese in fretta e in furia da un giorno all’altro). E poi chi è che non si studierebbe una lingua straniera nel pieno tempo del coronavirus che durerà sì e no un paio di mesi, quando per conoscere una lingua straniera non bastano anni di studio, perché non tutti hanno avuto la fortuna di nascere madrelingua inglese come lo stesso Attivissimo va rivendicando da tempo (però magari qualcuno uno straccio di laurea in lingue l’ha presa, nel frattempo, e non si è fermato al diploma di scuola superiore). Due mesi di studio anche intensivo di una lingua straniera dovrebbero essere appena sufficienti per conoscere il presente indicativo del verbo essere, quello dei verbi regolari, dire come ci si chiama, sono italiano, tu da dove vieni, ah, sì questo mi piace e quest’altro non mi piace, ma “imparare una lingua straniera”, per favore, quella è un’altra cosa.

E si arriva alla parte cruciale, quella che dà anche il titolo a questo scritto (se no cosa ce l’ho messo a fare?). Tra i consigli etici di opportune e proficue attività alternative da svolgere al tempo del coronavirus invece di stare appiccicati a WhatsApp, ecco che cosa tira fuori dal cilindro il Superlativo:

Se avete un partner, fate sesso (sicuro). Se non l’avete, siate creativi.

Ora, se uno ha un partner (che si intende possibilmente non occasionale) generalmente ci fa l’amore, non ci fa del generico “sesso”. Quella di Attivissimo ricorda un po’ da lontano la raccomandazione di Crosby, Stills, Nash e Young per cui “if you can’t be with the one you love, love the one you’re with!!“,se non fosse per quell’infelice chiusura per cui se uno non ha un partner deve essere “creativo”. Che minchia mi significa “siate creativi”? Cosa intende esattamente per “creatività” (in senso squisitamente sessuale, s’intende), Paolo Attivissimo? Non ce lo spiega. Qualcuno dei suoi fans lo specifica in commenti che riportano dei giochini di parole da scuola elementare e che non vale la pena citare in questa sede (forse pensava di essere simpatico). Insomma, se avete un partner buon per voi ma usate delle precauzioni, se non lo avete arrangiatevi. Del resto il Superlativo mica può avere una soluzione per tutto!

Paolo Attivissimo: “i commenti (di YouTube) sono una cloaca di complottisti, odiatori e imbecilli”

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(…) non è la prima volta che Youtube mi causa problemi e perdite di tempo. I suoi controlli sul copyright sono diventati vessatori e ridicoli (…) e i suoi commenti sono una cloaca di complottisti, odiatori e imbecilli.

da: https://attivissimo.blogspot.com/2020/01/bye-bye-youtube-visto-che-per-te-i-miei.html

Il proverbiale aplomb britannico del Superlativo, oggi ha raggiunto il culmine. Siccome è stato avvisato da YouTube che “We found that a significant portion of your channel is not in line with our YouTube Partner Program policies.”  si è lasciato andare a queste frasi di particolare appprezzamento contro il colosso e contro i suoi utenti (dove li vede tutti questi “odiatori, complottisti e imbecilli”? Nei commenti rivolti ai suoi contenuti, probabilmente), che non si sa cosa c’entrino con il fatto che i suoi filmati e i contenuti inseriti non siano in linea con la Policy del Partner Program che gli rende, a detta dello stesso Attivissimo, ben oltre un dollaro al mese (e pensare che questo blog con gli annunci di AdSense un dollaro lo fa al giorno!) Non si capisce come un gruppo eterogeneo di utenti (ci saranno pure commentatori tranquilli e poco inclini alla polemica) viene ridotto ai minimi termini con appellativi spregevoli e denigratori). Sia come sia, se sei su YouTube e vuoi essere suo Partner osservi le sue regole. Se non le osservi, o se i tuoi contenuti non sono compatibili con le loro richieste, quali che siano, te ne vai da un’altra parte. Cosa che Attivissimo ha già detto di voler fare passando a Vimeo. L’account su YouTube, però, lo mantiene. I risicati ma sudati e meritati guadagni pregressi fruttati “in questa macchina tritacarne senza volto” pure.

Paolo Attivissimo criticato da una madre di un alunno della scuola media di Morbio Inferiore (Ticino)

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«È una vergogna. La scuola media non dovrebbe spingere per il 5G. Invece mio figlio, in classe, è stato “indottrinato” da Paolo Attivissimo, esperto di nuove tecnologie invitato in aula».

(Madre di un allievo frequentante la scuola media di Morbio Inferiore)

 «Fa piacere che alcuni genitori siano insorti. La scuola non è luogo per fare propaganda».

«Intanto va ricordato che il 98% delle nuove antenne sono bloccate dalle opposizioni. Gli svizzeri hanno capito di essere sottoposti a esperimenti forzati»

(Eva Camilleri – Gruppo ‘Stop 5G’)

«Paolo Attivissimo viene nella nostra scuola da una decina d’anni. I suoi interventi sono legati all’ambito dell’educazione alla cittadinanza, all’uso consapevole delle nuove tecnologie, a come porsi di fronte alle fake news».

«Ma Attivissimo non è stato chiamato da noi per parlare del 5G. Ne avrà parlato per un minuto al massimo. E solo perché il 5G fa parte del mondo contemporaneo in cui viviamo. Lungi da noi usare la scuola per fare qualsiasi tipo di promozione. E sicuramente non era nemmeno l’intenzione del signor Attivissimo. È incredibile come una vicenda del genere possa essere strumentalizzata. Si tratta di una polemica inutile. Sono senza parole».

(Gabriele Magnone, direttore della scuola media)

 «Si parlava di manipolazione di notizie. Sul web circolano tante informazioni distorte sul 5G. È un esempio classico. Ci sono addirittura video in cui si sostiene che il 5G ci ucciderà tutti. Ho semplicemente invitato i ragazzi a riflettere prima di credere a tutto quello che la rete propina loro. Mi sembra doveroso».

(Paolo Attivissimo)

Fonte: tio.ch

Sulla Luna? Sì, ci siamo andati. Ma ora anche basta.

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Quando avevo 5 anni, una notte, mia madre, con la delicatezza che la contraddistingueva, mi svegliò dal mio sonno ignaro di quello che stesse succedendo al di fuori del mio candido lettino e mi offrì una goccia di spumante. L’uomo era arrivato sulla Luna e aveva cominciato a muovere i suoi primi passi sul suolo del nostro satellite.
Evviva! Da quel momento lì capii due cose. La prima era che lo spumante è buono. La seconda è che eravamo andati sulla Luna e che su questo non c’era alcun dubbio. Due verità incontrovertibili che non ho mai messo in dubbio in vita mia.

Non mi sono mai interessato di roba spaziale. L’unica volta che l’ho fatto è stato per comunicare che una “intervista” all’astronauta Samantha Cristoforetti è stata contraddetta dalla stessa interessata e ci ho guadagnato una querela e una iscrizione nel registro degli indagati. Per il resto astronauti, razzi, missili, circuiti di mille valvole, stelle, satelliti, meteoriti, assenza di gravità, libri di cibernetica, insalate di matematica mi hanno sempre annoiato e ho sempre avuto una grande e sincera ammirazione verso chi perde il suo tempo a discuterne.

Ma mi ha colpito questa notizia: un blogger del Fatto Quotidiano on line, tale Ivo Mej, ha pubblicato recentemente un articolo dal titolo “Insomma, sulla Luna ci siamo stati o no?” in cui premete chiaramente e senza ombra di dubbi che “la mia personale opinione è che no, sulla Luna non si saremmo mai potuti andare con la tecnologia degli anni 60, tant’è vero che non riusciamo ad andarci neanche oggi.
Una personale opinione, dunque. Ivo Mej alle prove sull’allunaggio non ci crede. Punto. Non è compito nostro stabilire se sia un bene o se sia un male, è una sua personalissima opinione, come quelle che appaiono in centinaia e centinaia di blog. Lui, al contrario di me e di tanti altri, non ci crede. E lo scrive, lo dice. Fa nomi, cognomi, cita circostanze. Dà un sostegno alle sue tesi. Tesi che, ripeto, ognuno è libero di condividere o non condividere.

Fa nomi, dicevo Ivo Mej. Uno è quello del “solito Paolo Attivissimo, di nome e di fatto nel tentare di intorbidire le acque della vicenda lunare.” E qui sta la sua piramidale “colpa”, quello che non doveva fare. Perché, si sa, a debunkare i debunker, poi, se ne pagano le conseguenze. E infatti il “solito” Paolo Attivissimo, che vanta dalla sua la pubblicazione di un libro intitolato “Luna? Sì, ci siamo andati“, distribuito gratuitamente -non si sa se per disinteressse delle case editrici o espresssa volontà dell’autore-, ha scritto un articolo sul suo blog dove per prima cosa fornisce l’indirizzo web a una copia dell’articolo di Mej salvata su archive.org, definendola “una copia permanente che potete consultare senza regalare clic, visibilità e incassi alle testate che diffondono baggianate irresponsabilmente.
Poi passa a definire “tesi complottiste”, “baggianate”, “fandonie” e financo “supercazzole” (lui che sta attento alle virgole, alle traduzioni discutibili da e verso l’inglese, dovrebbe sapere che si dice “supercàzzore” e non “supercàzzole”, nei commenti del suo blog glielo hanno anche fatto notare con tanto di citazione da Wikipedia -la Bibbia dei suoi adepti-, ma lui fa spallucce) gli elementi che Mej porta a sostegno delle proprie tesi.

Ma fin qui, gli si potrebbe riconoscere quel minimo di eleganza che sta nel replicare all’avversario senza minimamente far riferimento a quel virgolettato che lo riguarda. Poi, a un certo punto dell’articolo, inspiegabilmente, spunta fuori Peter Gomez, il direttore del Fatto Quotidiano On Line. La sua colpa? Quella di aver ospitato delle opinioni. Che come tali si sono presentate e tali restano. A leggere quello che scrive Attivissimo non ci si capisce niente, per cui vi riporto gli estremi della discussione:

Scrive Attivissimo su Twitter: “Chiedo a @petergomezblog se intende rettificare le falsità scritte da @ivomej a proposito degli allunaggi sul @fattoquotidiano.
Qualcuno gli risponde: “E perché? Mica è un giornalista,
Replica indefesso il Superlativo: “Scrive su una testata giornalistica. Esiste l’obbligo di rettifica, in capo al direttore responsabile. Come da regole dell’ODG.
E allora è qui che subentra Peter Gomez: “No è un blog ospitato. Non condivido l’opinione, ma è innocua. Se negasse l’AIDS o l’Olocausto non sarebbe stata ospitata. Ma se uno dice io non credo all’allunaggio è libero di farlo. Altrimenti chi è ateo dovrebbe pretendere rettifiche da a chi parla di Dio o di miracoli.

Non fa una piega. Peter Gomez sarà pur padrone di ospitare sulla sua piattaforma digitale opinioni di chi crede o non crede all’allunaggio. Ma è qui che Attivissimo si inalbera: “Mej non si è limitato a dire “non credo”. Ha fatto accuse precise. Ha scritto balle conclamate (l’obiettivo di Kubrick). Insinua che gli astronauti italiani siano allocchi, visto che loro dicono che sulla Luna ci siamo andati. Difendi anche questo?” “Per non parlare di questa insinuazione nei miei confronti: ” il solito Paolo Attivissimo, di nome e di fatto nel tentare di intorbidire le acque della vicenda lunare.” Difendi anche queste diffamazioni?” “Questo non solo è diffamatorio, ma è anche falso nei fatti, visto che ho scritto un intero libro per chiarire come andarono le cose.”

Insomma, secondo Paolo Attivissimo scrivere di lui che tanta di “intorbidire le acque della vicenda lunare” è diffamazione, mentre se lui chiama “baggianate”, “supercàzzole”, “fandonie” le tesi altrui questa è sacrosanta verità. Ha scritto un libriccino in cui ha “chiarito” (con tanto di sottolineato) come sono andate le cose, e allora che cosa poteva mai fare Peter Gomez? Peter Gomez, che è un gentiluomo, gli ha fatto una proposta: “Paolo il problema è che è sfuggita la critica nei tuoi confronti e non doveva accadere. Domani se credi ti intervisteremo volentieri. In blog che dice di avere un’opinione controcorrente non c’è verifica perché la premessa è chiara: il blogger dice è una mia opinione contraria.” Gli offre, cioè, un’intervista (mossa che Attivissimo stesso definiste “astuta”, attenzione, non “generosa”, “riparatrice”, “comprensibile”, ma “astuta”, cioè “acuta, accorta, avveduta, dritta, furba, (pop.) ganza, ingegnosa, sagace, scaltra, smaliziata, sottile”, secondo quanto riportato dal Vocabolario Treccani dei sinonimi e contrari. Ma Attivissimo controreplica indignato: “Mi stai proponendo seriamente di regalarti clic pubblicitari con il mio lavoro? Geniale, a modo suo, ma anche piuttosto triste. Grazie, ma non mi interessa essere intervistato. Non sono io l’oggetto del contendere e non mi interessa apparire. Pubblica semmai i fatti, che puoi chiedere a qualunque esperto, e rettifica le fandonie. E capiamoci: quelle non sono “opinioni”. Sono accuse.” E qui Attivissimo sbaglia clamorosamente il tiro in una porta vuota: potrebbe correggere nel merito le opinioni di Mej (o le “accuse”, se a lui piace di più), pubblicare le sue controdeduzioni sullo stesso mezzo in cui sono state pubblicate le “accuse” medesime, ristabilire l’ordine delle cose. Ma basta saper attendere e il giorno dopo aver fatto il gran rifiuto a Gomez, Attivissimo rilascia (successivamente a Mej) una intervista a Radio Capital, che ha un sito web, che ha dedicato alla sua presenza come ospite una pagina sul proprio sito web, che riceve, evidentemente, dei clic da parte di chi volesse acquisire ulteriori informazioni o riascoltare il podcast. Sono andato a cercarla, e su Capital.it ho trovato pubblicità alla Jeep e all’Esta-Thè. Proprio nel riquadro che offriva l’audio con l’intervista a Paolo Attivissimo che, questa volta, non sembra lagnarsi troppo del fatto che l’emittente sfrutti il suo nome e le sue conoscenze per avere dei clic, pubblicitari o meno che siano. “Non mi interessa apparire.” Beh, Attivissimo segnala 86,284,099 di visualizzazioni del suo blog al momento in cui sto scrivendo questo articolo, il suo account Twitter conta 409.000 Followers (ma sono solo 1331 quelli su Instagram), è conduttore di una rubrica radiofonica su un canale dell’emittente svizzera, autore di libri (più o meno gratuiti), giornalista (almeno lui si definisce così) e viene a dirci che non gli interessa apparire? Per carità, liberissimo, lo dica pure. Semplicemente ci prendiamo la libertà di non credergli. Infatti è andato a battibeccare con Mej su Radio Capital. Forse non gli interessava apparire sul Fatto Quotidiano. Posizione anche queste rispettabile, se solo avesse avuto la bontà di dircelo.

E la storia vòlge al suo epilogo, ormai. Fabrizio Bocchino, direttore INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo, scrive una lettera “aperta” (ma non ho il permesso di ripubblicarla, quindi mi limiterò a poche e significative citazioni) al Fatto Quotidiano, nella persona dello stesso Peter Gomez e all’ordine dei giornalisti in cui, dopo aver stigmatizzato un tweet del Direttore (“La gravità delle Sue affermazioni è di gran lunga superiore alle farneticazioni del giornalista Mej, il cui blog contenente l’articolo in questione è ospitato fra le pagine del Suo quotidiano, sulle quali non mi dilungo non valendone la pena.“) passa a una (a mio giudizio pericolosa) equiparazione (“Lei conclude paragonando l’allunaggio ad un atto di fede, al quale ognuno di noi è libero di credere o non credere, così facendo delegittimando con un tratto di penna anni e anni di studi di ingegneria, di astronomia, di meccanica portati avanti con dedizione da scienziati di tantissime discipline (…)”) e finisce per deferire il giornalista (Peter Gomez, si badi bene, non l’autore dell’articolo del blog) all’Ordine dei Giornalisti (“Per questa ragione, io credo che ci siano gli estremi per deferirLa all’Ordine dei Giornalisti, alla quale io invio questa mia email come segnalazione da semplice cittadino (…)“).

Mazziato dunque a dovere, Gomez dovrà rispondere di aver pubblicato delle opinioni. E’ il triste destino di chi si trova a scontrarsi coi tanti paoliattivissimi della rete.

Paolo Attivissimo ha visto i defunti

Reading Time: 3 minutesCattura

La notizia non è nuova, anche se la apprendo solo in queste ore. Quindi rilassatevi, nessuna novità.

Ci tenevo solo a sottolineare che Paolo Attivissimo ha visto i defunti. Lo ha scritto lui nel 2015 sul suo blog (l’ultima correzione dell’articolo risale al 2017). Emotivamente non c’è nulla di male nel vedere i defunti. Anch’io ho visto la buonanima di mio nonno Raffaele mentre ero in coma farmacologico, infuso di morfina fino alla punta dei capelli. E lo vedevo davvero, come se fosse stato lì a parlarmi. E io gli rispondevo. Sono esperienze emotivamente (e, ripeto, solo dal punto di vista emotivo) molto intense. Ma spiegabili. Nel mio caso è perché la morfina provoca, come effetto collaterale a quello antidolorifico, delle allucinazioni. Quindi è normale che io abbia visto questo e molto altro, finché ero sotto l’effetto del farmaco.

E’ anche comprensibile che Paolo Attivissimo, nel vivere un’esperienza di forte impatto come quella della perdita di un caro amico, abbia rivelato di averlo visto. Io ho perso una amica carissima in circostanze tragiche e la sogno spesso. Ogni tanto mi sembra di sentirne la voce. Segno che il bene che le ho voluto in vita è sopravvissuto alla sua stessa morte e che sono ancora affezionato al suo (caro) ricordo. Questo vale, naturalmente, anche per Paolo Attivissimo.

Però io lo so che mio nonno non poteva essere presente al capezzale del mio lettino di ospedale, perché si dà il caso che sia morto nel 1970. Così come so che la mia amica assassinata nel parcheggio di un ospedale non può rispondermi né parlarmi, che tutto questo è frutto della elaborazione psicologica della mia suggestione (o di una suggestione indotta, si veda il caso).

Paolo Attivissimo però no. Lui di questa esperienza ha scritto un articolo per “Le Scienze”. E il bello è che “Le Scienze” glielo ha pure pubblicato. Perché, comunque, a detta di Attivissimo “bisogna capire che le esperienze paranormali, per chi le vive, sono potenti e reali e vanno trattate con rispetto e non con scherno”. Ripeto, massimo rispetto per il sentire e la sensibilità di Attivissimo rispetto a un’esperienza dolorosa. Ma questa non è un’esperienza paranormale. Le esperienze paranormali, in quanto tali, non esistono. I morti non si vedono, non ci si parla, sono morti e basta. Tutto quello che vediamo o sentiamo è frutto della nostra psiche che non sa darsi pace e affronta il dolore come può. Ora rappresentando una situazione, ora dandoci l’illusione (ma, ripeto, è solo un’illusione) di vedere o sentire una persona cara. E’ una semplice esperienza di vita, credo, molto simile a quella che ci viene offerta dai sogni.

Ma, se mi permettete, una persona iscritta al CICAP, che è stata già presidente della sezione del Canton Ticino, come rivela l’implacabile Wikipedia e che ammette di aver aver avuto una esperienza “paranormale” di questo genere sono cose che non vanno poi tanto d’accordo. Chi smonta (per vocazione, associazione o tentazione), notizie e crede a un approccio scientifico non può dare per scientifico tutto ciò che non è dimostrabile e, quindi, non dimostrato. Attivissimo è un accanito oppositore dell’omeopatia (e fa bene), ma se lui ha visto i defunti non si vede perché non ci possa essere anche chi crede che una molecola, diluita per centinaia e centinaia di volte in acqua fresca (ma anche a temperatura ambiente), possa far bene (questa, più che un’esperienza “paranormale” è un pensiero paranoide, ma ognuno ha il diritto di avere le paranoie che meglio crede).

Lasciamo che i defunti stiano dove stanno, senza caricarli delle nostre personali aspettative o dei nostri dolori. Vivremo tutti molto più sereni.

cicap

Paolo Attivissimo all’Università del Salento

Reading Time: 2 minutesattmo

Era molto tempo che non vi parlavo più di Paolo Attivissimo.

Oggi mi sento molto più diligente rispetto al passato.

L’Università del Salento lo ha invitato per inaugurare l’anno accademico della Scienza e Tecnica della Mediazione Linguistica, nell’ambito della Traduzione tecnico-scientifica e dell’interpretariato. Parlerà (tra poche ore, ormai) sul tema “Traduzione brevettuale: tecniche ed esperienze”. Sotto al nome di Paolo Attivissimo, nella locandina che vi riproduco, è riportata la dicitura “Traduttore brevettuale professionista“.

Ora, però, si dà il caso che Paolo Attivissimo non abbia neanche la laurea in lingue, ma un semplice diploma di Liceo Linguistico.

Mi si dirà che non occorre una laurea per andare a fare una conferenza di inizio anno accademico. Cioè che non c’è nulla di strano o di inusuale se un non laureato va a fare lezione a persone che, verosimilmente, si laureeranno di lì a pochi anni.

Ma certo che no. Infatti la questione non è legata all’ambito della legalità o della possibilità materiale, ma dell’etica.

In Italia una non laureata è stata per mesi e mesi Ministro della Pubblica Istruzione e dell’Università. In Italia il Ministro del Lavoro nonché vice Presidente del Consiglio ha il diploma di Liceo Classico. In Italia l’altro vice Presidente del Consiglio nonché Ministro degli Interni ha, pure, il diploma di Liceo Classico conseguito con la valutazione di 48/60 dopo, però, aver partecipato a “Doppio Slalom”, condotto da Corrado Tedeschi nel 1993.

In Italia Paolo Attivissimo, non laureato, ma, da quello che mi dice lui stesso, di madrelingua italiana e inglese, con 32 anni di esperienza nel settore della traduzione, e nessuna lamentela da parte dei suoi clienti, può andare ad aprire l’anno accademico di un corso di laurea Ateneo nazionale.

E’ un reato? Ma no, ci mancherebbe anche altro il contrario! E’ una cosa che non si può fare? No, del resto se abbiamo dato una laurea honoris causa a Valentino Rossi è segno che in Italia si può fare di tutto. E’ una cosa inopportuna? Sì, ecco, inopportuna è proprio la parola giusta. Perché, diciamocelo fuori dai denti, quanti di noi sarebbero disposti a farsi operare da un “chirurgo” con 32 anni di esperienza sul tavolo operatorio, senza nessuna lamentela, ma senza la laurea in medicina?

E’ la stessa cosa. Ma nel paese del “valàchevaibene” tutto è possibile. Ma perché una laurea è importante? Perché anni di studio non si sostituiscono con la mera esperienza, ma soprattutto perché se non si studia le cose non si sanno, ecco perché.

Solo che, a dirglielo, Paolo Attivissimo si adira. E per la seconda volta mi butta fuori dai suoi possedimenti telematici. Ormai è più prevedibile del M5S al Governo o di un insulto generalizzato di Burioni.

nobel
“Sono quasi pronto per il Nobel per la Letteratura” (Paolo Attivissimo)

 

Paolo Attivissimo: “Un po’ complottisti lo siamo tutti”

Reading Time: < 1 minute(…) in realtà, «un po’ complottisti lo siamo tutti», dice Paolo Attivissimo, debunker, giornalista scientifico, da anni attento rivelatore di bufale e smascheratore di falsi complotti (il suo blog, il Disinformatico, è uno dei più seguiti). «Lo sono anche io», confessa.

da: https://www.linkiesta.it/it/article/2014/12/05/il-complottismo-nasce-da-cio-che-ci-rende-umani/23790/

 

(ah, ecco… sta parlando per sé!)

Paolo Attivissimo e i verbi transitivi e riflessivi

Reading Time: 2 minutesmasturbate

La domanda è legittima e la risposta di facilissima reperibilità: quali sono stati gli studi di Paolo Attivissimo? La risposta la troviamo sulla sua purtuttavia inutile pagina su Wikipedia (inutile perché non enciclopedica, come quella su Wanna Marchi) che ci rivela che il nostro è “Diplomato in lingue“.

In Italia un “diploma in lingue” non esiste.

Esistono il diploma di liceo linguistico e, eventualmente, la laurea triennale. Quindi non si sa bene questo benedetto “diploma in lingue” né dove sia stato conseguito (se in Italia o all’estero) né che equivalenza abbia nell’ordinamento italiano dell’istruzione e dell’Università. Di certo possiamo dire che Paolo Attivissimo non è laureato (nel senso italiano del termine), circostanza in cui non c’è nulla di male, magari spiacevole, ma che non gli ha impedito di svolgere l’attività di traduttore a livelli anche incoraggianti (voglio dire, conosco fior di laureati in lingue che farebbero a gara per fare quel tipo di lavoro). Dunque, Paolo Attivissimo dovrebbe essere uno che con sintassi, morfologia, vocabolari, strumenti di ricerca e quant’altro ha una certa dimestichezza.

Eppure proprio qualche tempo fa sbagliò un verbo francese (“pouver” per “pouvoir”) rattoppando subito la malefatta (ma, ahimé, l’avevo fotografata -per maggiori approfondimenti cliccate qui-), e questa mattina sul suo blog leggo l’ennesimo suo pippone sull’ennesima truffa telematica. Dei buontemponi chiedono dei soldi al malcapitato destinatario di turno di una mail ricattatoria: se non paghi diffondiamo un tuo video (girato a seguito dell’installazione di non ben meglio identificati malware sul computer della vittima) in cui ti masturbi (sissignori).

Ora, per dimostrare che la mail è fasulla e per consigliare di non cadere nella trappola (ma soprattutto di non pagare), Attivissimo usa un argomento di tipo linguistico, questo:

“Il testo del messaggio dice in sintesi: “Ho scaricato tutte le informazioni riservate dal tuo sistema… i video dove tu masturbi” (sì, forma transitiva, segno che è una traduzione, forse dall’inglese, nel quale il verbo to masturbate è sia transitivo sia riflessivo).”

A parte la prosaicità del verbo modello prescelto (recentemente non riesce a parlare di argomenti più elevati e nobili, a parte il Bildungsroman scritto quando sforò nella zona C di Milano), bisognerebbe spiegare a Attivissimo (ma un traduttore diplomato in lingue dovrebbe saperlo già per conto suo) che TUTTI i verbi riflessivi sono anche transitivi perché ammettono un complemento oggetto che in questo caso è lo stesso soggetto che compie l’azione. Semplice e chiaro.

E ora come la mettiamo? Roba bruttina, nevvero? Senza contare che quel “tu” potrebbe essere un semplice errore di battitura per “ti” (la u è alla immediata sinistra della i) ed ecco spiegata l’incongruenza. Ma quell’Uffico Complicazioni Affari Semplici che è Paolo Attivissimo non ha voluto vedere la semplicità della spiegazione.

Dunque si rimane così. Perplessi, titubanti, allibiti, ma sempre con un punto interrogativo sulla testa finché non avremo svelato che cos’è un “diploma in lingue”.

Effetto Streisand: Paolo Attivissimo sbaglia il verbo “pouvoir”

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E così, nella selva selvaggia (sempre più aspra e più forte) degli svarioni, delle svisature, delle sviste, degli ooooops ortografici, linguistici, culturali e grammaticali di cui tanto mi piace andare a caccia, è incappato anche il nostro caro amico Paolo Attivissimo.

In un post del suo blog (il “Disinformatico”, casomai ci fossero dubbi), il Nostro racconta di aver passato del tempo a comunicare e a scambiarsi messaggi con un truffatore che si finge donna per “acchiappare” trasferimenti bancari via Western Union (o qualsiasi altro vettore internazionale di denaro). Beato lui, e pensare che c’è gente che deve lavorare e non può concedersi questi piccoli e innocenti piaceri della vita. Va beh, a un certo punto della corrispondenza, scritta in un improbabile linguaggio da bot con parole straniere di difficile identificazione, *.issimo si imbatte in un probabile francesismo, la forma verbale “Puyisse” scritta ortograficamente da cani (ma del resto da un truffatore che si finge una bellissima donna per spillare soldi a quelli che ci cascano non ci aspettavamo niente di diverso), e la spiega come un errore di ortografia “al posto di puisse, voce del verbo pouver”.

Qualcuno dei suoi solerti vassalli, valvassori e valvassalli gli ha fatto notare che in francese il verbo “pouver” non esiste, che, se del caso, esisterà il verbo “pouvoir”, che significa, appunto, “potere” e l’errore è stato bello che sistemato. Ma volevate che io non lo aspettassi al varco? E siccome il Superlativo afferma sempre candidamente che il web non perdona e non dimentica, ecco l’istantanea, l’effetto Streisand, lo screenshot ripreso dal cellulare (mitico Samsung J1, 98 euro e funziona ancora come una scheggia!) della papera linguistica commessa e candidamente ammessa nei commenti.

E, come si suol dire, avanti un altro!

Certi numeri di Paolo Attivissimo

Reading Time: < 1 minuteI follower di Paolo Attivissimo, si sa, sono tanti. Ma proprio tanti. Sulla loro suddivisione, però, Ilaria Bifarini ha postato un’interessante indagine che rileverebbe come il 44% dei followers del cacciatore di bufale sarebbe costituito da account che non corrisponderebbero necessariamente a quello che viene dichiarato (dai followers, si intende, non da Paolo Attivissimo). Poco male, succede a tutti di avere qualche fake. Il problema è che le percentuali nel caso di Attivissimo sono davvero grosse e il fenomeno da “fisiologico” rischierebbe di trasformarsi in “patologico”.
Ecco il post di Ilaria:

La lettera dell’avvocato a Paolo Attivissimo

Reading Time: 4 minutesquerelomani

Paolo Attivissimo mi ha definito, altrove, una “persona davvero piccola e triste”. Ve l’ho raccontato nei miei due post “Paolo Attivissimo mi ha censurato. Vittoria su tutti i fronti!” e “Per una disamina del seguace medio di Paolo Attivissimo”.

In seguito a questa definizione ho contattato il mio legale (che è una persona squisita) e insieme abbiamo convenuto che fosse buona cosa inviare una lettera al Superlativo, per proporgli di addivenire ad una composizione bonaria della vicenda. La lettera è stata spedita come raccomandata internazionale e anticipata via e-mail.

Una volta anticipato il testo della missiva, sul blog del Superlativo di cui sopra (il “Disinformatico”, e se lo dice lui c’è da crederci!) è apparsa una breve risposta pubblica. E in questo consiste la grande pisciata fuori dal vaso di Paolo Attivissimo. Una raccomandata e una mail, se non sbaglio (e non sbaglio!) sono comunicazioni di tipo personale, individuale, di una certa delicatezza, non destinate alla pubblicazione né per intero né per estratto o riassunto. Se aveva qualcosa da dire, Paolo Attivissimo poteva farlo tranquillamente rispondendo al mio legale. Cioè nella stessa forma e nelle stesse modalità in cui il messaggio gli era giunto.

E invece *.issimo non ha resistito alla tentazione di trasformare, come fa con tutta la sua vita, un fatto privato e delicato in una personale esibizione sul palcoscenico del web. Paolo Attivissimo ha una moglie? Delle figlie? Dei gatti? Una macchina elettrica? Si compra un nuovo computer? Non vi preoccupate che ve lo dirà con dovizia di particolari. Nella sezione “Mi presento” del suo blog è perfino raccolta una spiegazione sul perché lui si fa chiamare “topone” in un vecchio indirizzo di posta elettronica che ora ha rottamato per un più professionale account @gmail.com, dicendoci che è un nomignolo con cui si vezzeggia con sua moglie, cosa di cui ci importa anche il giusto, cioè zero. Di recente ha comprato una macchina elettrica e posta con frequenza quasi maniacale dettagliatissimi resoconti sulle sue scorribande per la Svizzera, su quanto si sia spinto oltre il punto di non ritorno (ma se è di non ritorno cosa ci si spinge oltre a fare?), della difficoltà a trovare delle colonnine per la ricarica elettrica, si lamenta che la Lidl offre la ricarica solo ai suoi clienti e in orario di apertura dei supermercati. Insomma, se io vi parlassi del fatto che la mia vecchia Fiat Punto di 20 anni fa funziona ancora perfettamente e che ho superato i 100.000 Km. la cosa non vi importerebbe (giustamente) un fico secco. Invece Paolo Attivissimo è così: non si accontenta di vivere le sue ansie da solo, non è contento finché non le ha messe in rete a beneficio dei suoi aficionados ed adepti.

Non fa nomi, Paolo Attivissimo. Ma fatti e circostanze. Non mi cita (non lui, almeno, però fa passare un messaggio di un certo “Mammina” -no, dico, “Mammina”, ma si può?- che il mio nome lo fa). E’ come quello che ti dice “L’assassina è una bambina che va a portare il pranzo alla nonna in un cestino e in mezzo al bosco incontra il lupo cattivo.” Però non dice chi è. Nonostante faccia riferimenti evidenti e espliciti sia alle parole che mi ha rivolto, sia a quello che ho scritto sul mio blog (dimostrando così di leggerlo, e che le mie osservazioni vanno a segno).

Scrive: “Piccolo promemoria generico per tutti quelli che non hanno di meglio da fare che spender soldi in querele temerarie

Il “piccolo promemoria generico” tanto generico non è perché è chiaramente indirizzato a me. Secondariamente non si tratta di una querela “temeraria”. Io infatti non ho (ancora) querelato Paolo Attivissimo, gli ho solo fatto inviare dal mio legale una missiva per invitarlo a nominare un difensore di fiducia e cercare un punto di incontro che potesse (anzi!) scongiurare una questione legale. E non è una questione “temeraria”: qui ci sono delle frasi che possono venir percepite come insulti personali e la gente si difende. Non vedo dove stia il problema. Ma il punto più basso e volgare Attivissimo lo realizza quando parla dello “spender soldi”. Gliel’ho già detto una volta e glielo ripeto ora: i miei soldi li guadagno senza fare il consulente della Boldrini (appena rimpiazzata da Roberto Fico, quindi si spera che la figura ambigua di Attivissimo alla Camera dei Deputati sparisca del tutto) e non devo certo rendere conto a lui su come li spendo. Oltretutto in Italia le querele sono gratis: si va dai carabinieri, si espongono i fatti, si fa mettere a verbale, si firma e si torna a casa senza aver sborsato un centesimo.

“Se esprimo la mia opinione descrivendoti come “persona davvero piccola e triste”(…)”

“Persona davvero piccola e triste” non è un’opinione, è un insulto.

“se poi ti vanti pubblicamente di aver ottenuto una “vittoria su tutti i fronti” perché pensi di essere stato “censurato” quando in realtà il tuo commento era solo in coda di moderazione”

Il commento non era in “coda di moderazione”. Il commento è stato moderato in ritardo rispetto ad altri commenti della stessa ora che sono stati regolarmente fatti passare. Quindi sono stato censurato, sia pure per poche ore. Poi qualche anima buona dev’esssersi accorta che, toh, il commento non offendeva nessuno, e allora lo ha “passato”. Ma quando parlo di censura mi riferisco anche e soprattutto all’esclusione dai followers di Twitter. Quella sì, c’è stata, ed è meglio di una medaglia al valore.

“Ogni ulteriore comunicazione verrà serenamente cestinata.”

Ecco, allora il signor Superlativo cestini anche questo post che, almeno, alla pari del suo, resterà per sottolineare l’evidenza dei fatti e che evidenzierà, casomai ce ne fosse il bisogno, che al suo mondo di presunta “informatica etica” e “etica del giornalismo” c’è chi non ci crede più.

Per una disamina del seguace medio di Paolo Attivissimo

Reading Time: 4 minutesVe l’avevo detto che ci sarebbe stato da schiantarsi dalle risate.

Un mio commento sul blog “Disinformatico” di Paolo Attivissimo, inserito verso le 13,30 di ieri, per tutto il pomeriggio e buona parte della sera non è apparso nella cronologia. Tanto da indurmi a segnalare la cosa su Twitter, segnalazione che mi è valsa, come è noto,  l’esclusione dal nòvero dei fans di Paolo Attivissimo (e chi l’ha mai detto che io sono un suo fan?), l’espulsione da tutte le scuole del Regno, la cacciata dal Paradiso terrestre e tutta una serie di condanne accessorie, naturalmente alla frequentazione di gironi danteschi di varia fatta e natura. Attivissimo ha mille pregi, ma è incredibilmente permaloso (e la permalosità non è un reato, per carità), e questo lo ha indotto a definirmi una “persona piccola e triste”, cosa di cui parleremo altrove, se del caso.

Successivamente (e solo successivamente, si badi bene), il post è apparso come per miracolo, naturalmente in buon ordine cronologico. E’ una cosa facilmente dimostrabile: ieri quando ho fatto lo screenshot del commento con l’apprezzamento di Attivissimo, quel commento portava il n. 67 (andate pure a controllarlo nell’articolo precedente).

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Oggi porta il n. 69. E’ segno che due commenti sono stati inseriti nel frattempo. Uno è esattamente sattamente il n. 64, quello rimasto in “sospeso”.

commento2

Questi i fatti, che non sono minimamente in discussione.

Ovviamente di cosa parlano i seguaci di Paolo Attivissimo? Di Medici Senza Frontiere? Del debunking al film complottista?? Di qualcosa che abbia anche la pur vaga attinenza con il tema della discussione del giorno??? No. Parlano di me. L’argomento non è più quello proposto dal post originario, ma si è spostato sulla mia umile personcina che non ha mai fatto del male a nessuno, a parte quando ho detto la verità su Medici Senza Frontiere e quando ho alzato il ditino per dire che un mio commento non era stato (ancora) approvato (cioè ancora una volta una circostanza vera) e si è aperto il cielo e si è squarciata la terra. Quali sono gli argomenti? C’è un certo “harlequin” (minuscolo nell’originale, sic!) che dice che il 90% dei miei tweet sono polemici. Non dice la cosa più ovvia che potrebbe dire: “nel 90% dei casi non mi trovo d’accordo con i tweet di valeriodistefan”. La “colpa” non è di una divergenza di vedute, no, sono in assoluto i miei tweet (con tanto di percentuale, segno deve averli letti proprio TUTTI) a essere polemici, senza neanche dire un’altra cosa anche questa lapalissiana: “Nel suo account Twitter, l’utente valeriodistefan può scrivere quello che vuole perché è a “casa sua””. Quello che il seguace medio di Paolo Attivissimo rivendica per sé (eh, la moderazione, tu non puoi fare come vuoi, il responsabile è il guru, chi ti credi di essere, tu non sei in casa tua) non lo riconosce ad altri, anzi, lo critica.
Prosegue “harlequin”: “il 90% dei suoi tweet non hanno commenti nè “mi piace””. E qui c’è davvero di che stupirsi. Perché da quando in qua i “like”, o i “mi piace” sono indice della validità o della dignità all’interesse di un qualsiasi contenuto? Da quando c’è Facebook. Ed è questa cultura facebookiana che si è inoculata nella visione del fan medio di Paolo Attivissimo: se hai tanti commenti e tanti like sei bravo e scrivi cose interessanti, e poi viene Babbo Natale giù dal camino che ti porta i doni perché sei stato buono, se non hai “like” viene la Befana e ti porta il carbone perché scrivi cose polemiche. A me i “like” non sono mai interessati. E’ facile scaricarsi la coscienza con un clic. Più difficile argomentare le proprie posizioni contrarie. Ce n’è anche per il blog, che, sempre secondo “harlequin” avrebbe solo il 10% di articoli commentati. Ora, questo blog ha oltre 4000 post. Li ha consultati tutti per poter affermare una cosa del genere?? Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è che “harlequin” termina con questa domanda cosmologica: “davvero è il caso di continuare a parlare di lui?“ (cioè di me) Ma veda un po’ lui. Se ritiene opportuno usare il suo tempo e le sue energie per criticarmi vuol dire che -almeno per lui- sì, è “davvero il caso”. Se no può starsene zitto o parlare di altro.

Poi c’è un altro che si fa chiamare “Grezzo” (nome e cognome mai, sempre e solo pseudonimi) che scrive: “Ehm, e a giudicare dai suoi screenshot pare usi ancora Windows XP… “ Notevole argomentazione, non c’è che dire. Sì, ho una macchina con una (vecchia) partizione Windows XP. La uso per gli screenshot e per altre cosette ancora. Siccome ho comprato quel sistema operativo (con soldi che non chiedo a nessuno) mi sembra giusto che io lo usi almeno finché mi serve o mi è utile. Invece no, invece c’è questo ditino puntato di chi, bontà sua, è arrivato a Windows 10 o addirittura a un Mac e considera delle mezze calzette chi non si aggiorna, chi non evolve, chi non ha l’ultimo grido in fatto di grafica, suono, video, effetti speciali, frizzi, lazzi, triccheballàcche e tutto quanto fa spettacolo. In breve, sono i fan del cannibalismo informatico, sempre in barba all’informatica sostenibile, che ti giudicano per quello che usi e non per quello che dici. Come quelli che guardano come vai vestito per la strada.

E torno a dirvi che siamo solo all’inizio.