Catarella è vivo e lotta insieme a noi

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Questo è Catarella. E’ stato il mio primo portatile, molti e molti anni fa. Ora è un vecchio rudere che non accetterebbe più nemmeno lo sfasciacarrozze. Però funziona ancora. E bene. Oddio, la batteria è andata, però attaccandolo alla rete elettrica fa il suo dannatissimo dovere. Solo che Windows è un sistema operativo troppo pesante per lui, che ha risorse estremamente limitate, ma che andava benissimo con le configurazioni Linux di una volta (installai, con mia somma soddisfazione, Linux Ubuntu 6.06 e fu un trionfo. Sistema velocissimo, applicazioni straordinarie, insomma, Catarella funzionava da Dio). Poi anche Linux ha cominciato a non supportare più gli aggiornamenti per quella versione (e son dei bei signorini di nulla anche loro, sì…), tutto si è fatto vetusto, la partizione Windows XP anche quella è stata abbandonata dalla Microsoft e mi si è impestata di sacrosanti malware, insomma, la paralisi. Tanto che decisi di piallare l’hard disk e di metterci Xubuntu. E’ la versione più leggera di Ubuntu, come minimo installato quello il sistema diventa una scheggia. Clìcchete clìcchete clìcchete…macché! Catarella era diventato un pachiderma con una lentezza incredibile di movimento. Operativo in cinque minuti dall’accensione, macinava e macinava l’hard disk come se fossero ulive di Grecia nel frantojo.

Ieri ho scoperto che esiste una versione ultraleggera di Ubuntu, destinata proprio ai computer vetusti. Si chiama Lubuntu (anche loro con questi nomi del cavolo non farebbero meglio a fare un po’ più di chiarezza? Ubuntu, Kubuntu, Lubuntu, Xubuntu… culo!!). L’ho scaricata, masterizzata e installata. Quelli di Linux sono tutti dei grandissimi ottimisti. Ti dicono che l’installazione avviene in tempi rapidissimi, “solitamente 20 minuti”. Invece io ci ho messo un’ora e dieci. Però è andata bene al primo tentativo, ho riavviato il PC e ho fatto l’accesso al sistema operativo in tempi decenti, e adesso, con profonda soddisfazione, vi sto scrivendo proprio da Catarella (che si chiama così per via dell’informaticcia di cui è profondamente esperto). Ho riportato in vita un PC che funzionava benino e che mi dispiaceva dover sacrificare, io che non butto via niente, perché queste cose costan quattrini. Certo, non vola, viaggia (per citare il Poeta), e certamente è ripartito.

E Maione? “Maione” è il nome del mio nuovo PC portatile che monta Linux Mint. Ci devo ancora prendere la mano, ma funziona egregiamente. Peccato che l’aspetto di Linux Mint sia così bujo.

Ah, vi tolgo la curiosità: il vizio di chiamare per nome i PC viene proprio da Linux, che chiede, al momento dell’installazione, un nome da inserire. Catarella, come vi ho detto, è per via dell’abilità informatica del personaggio di Andrea Camilleri, fedele collaboratore del commissario Montalbano. Maione, invece, è il collaboratore fedele del commissario Ricciardi (il personaggio di Maurizio De Giovanni), nella Napoli degli anni ’30. E’ piuttosto grosso di stazza e questo giustifica il nome per il PC che ha risorse decisamente più potenti.  Ovvia, ora lo sapete.

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