Caso Ruby: noblesse oblige (still I’m gonna miss you!)

Non lo sentite anche voi questo senso di cortesia strisciante, non udite queste riverenze salameleccose, questa “politesse” rinnovata e di maniera che trasuda dalle cronache giudiziarie di questi giorni?

La sentenza della Corte Costituzionale che boccia una parte del Lodo Alfano per mantenerne inalterata la struttura e la linea portante (e cioè che il Presidente del Consiglio e i Ministri della Repubblica sono cittadini che possono invocare il legittimo impedimento, mentre gli altri se lo prendono altrove l’impedimento, se ce l’hanno) era stata annunciata per il 14 dicembre scorso, dies irae in cui il Premier avrebbe tranquillamente potuto cadere assieme a tutto il suo esecutivo.

Siccome sembrava brutto dare la sentenza PROPRIO quel giorno lì, perché la Corte di Cassazione avrebbe potuto influenzare l’esito del voto a Montecitorio, allora il tutto è stato spostato, per pura opportunità e gentilezza, a gennaio. E che diamine. Nel frattemo la stampa ha parlato di un “accordo”, ma le notizie sono state lasciate lì a marcire nell’oblio.

Dal canto loro a Milano non è che siano stati da meno. Hanno notificato alla stampa i reati per cui è indagato Berlusconi proprio all’indomani della decisione posticipata degli ermellini. E cosa c’entrava? Tutt’al più si sarebbe discusso del fatto che il Premier, invitato a comparire, potesse far valere il legittimo impedimento o meno. Ma le inchieste e i documenti relativi erano comunque pubblici.

Com’è che un privato cittadino può essere arrestato anche il giorno del suo matrimonio mentre per dare notizia del fatto che Berlusconi avrebbe avuto rapporti sessuali con una minorenne (cosa che, peraltro, ci era già nota) si aspetta prima che si esprima la Corte Costituzionale?

Ma la magistratura non è un potere autonomo dello stato?

O forse dovrebbe esserlo?

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