Cannabis Light

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Io su tutta questa manfrina della Cannabis Light non è che ci abbia capito molto. Ho capito che in Senato la Presidente Alberti Casellati  non ha dato il via libera alla parte della manovra economica che avrebbe dato il via alla commercializzazione della cannabis con una ridotta percentuale di delta-9-tetraidrocannabinolo (in ogni caso non superiore allo 0,5%). Soprattutto non capisco la tipologia “light” di una qualsivoglia sostanza legale o illegale. Dalla CocaCola alle Camel. Se lo 0,5% di tetraidrocannabinolo rende la sostanza psicoattiva assimilabile all’effetto di una camomilla, perché non ti fai una camomilla direttamente e la smetti di rompere i coglioni con queste cazzate secondo cui una quantità moderata di una qualsiasi droga (comprese la nicotina, la caffeina e l’alcol) non fa male? Non fa male un bicchiere di vino a pasto? Prova un po’ a dare un bicchiere di vino a pasto a una donna incinta, poi lo vedi se fa male o no. Oppure prova a darlo a una persona che sta per mettersi alla guida e che verrà sottoposta all’alcool-test. E’ questa mania di cercare a tutti i costi il leggero, il legale, il “non-fa-male”, come quelli che dicono che di eroina, di cocaina, di alcol si muore, mentre di marijuana “no xé mai morto nisuni” (come cantavano i Pitura Freska). Sarà anche vero, ma non è un buon motivo. Si vuole differenziare l’uso dall’abuso? Oppure legittimare il fumo di Cannabis per il cosiddetto uso ricreativo? Come sarebbe a dire che io mi “ricreo”? Mi ricreo se faccio una passeggiata, una partita a scacchi, se guardo un bel film, se leggo un buon libro, se faccio quattro chiacchiere con un amico. Cosa mi significa l’uso di sostante stupefacenti a scopo prettamente ludico e quasi di gigioneggiamento? O una sostanza la usi o non la usi. Questa è l’unica differenza. E non è questo quello che si voleva significare quando con i radicali si facevano le battaglie a favore della regolamentazione delle droghe cosiddette “leggere”. Lì si trattava di togliere alle mafie e alla criminalità organizzata parte significativa degli introiti e che lo stato si facesse carico della piccola criminalità che sarebbe venuta a togliersi dalle strade dello spaccio, dell’acquisto di quantità non per uso personale, non di salvare l’immagine del consumatore “light” di Cannabis o di diffondere la cultura dello sballo, dell’essere “fatti” appena appena un pochino (uno sballo light, appunto). Perché la cultura della modica quantità è la cultura della morte, la cultura della vita è rinviare la materia a un più ampio ed approfondito dibattito parlamentare, perché il senso del testo unico sugli stupefacenti venga del tutto rivisto alla luce delle nuove sensibilità sociali.

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