Camilla, Gaia, Pietro e certi giornalismi

Per la vigilia di Natale mi sono concesso il piccolo lusso di comprarmi il quotidiano mattutino. “Il Fatto Quotidiano”. Prima bestemmia per il prezzo, 1 euro e 80 a copia. Va beh, è per una buona causa. All’interno un articolo di Selvaggia Lucarelli (sì, me ne sto occupando frequentamente in questi giorni) sul tragico incidente di Roma che è costato la vita a due ragazze minorenni, Gaia e Camilla, investite da un ventenne, Pietro. Si tratta di una tragedia immane. Tre famiglie praticamente distrutte. Lui rischia l’arresto e l’incriminazione per duplice omicidio stradale. Sono cose su cui non si scherza. Il titolo del pezzo della Lucarelli è “Il giornalismo becero che emette sentenze e distrugge persone”. Se la prende, la Lucarelli, con la morbosità di certi giornali (era un titolo di “Repubblica”) che hanno definito Pietro, a grossi caratteri e in prima pagina “Autista drogato”,

“per evocare l’immagine di un tizio strafatto senza neppure sapere se si fosse fatto mezza canna o si fosse sniffato un grammo di cocaina”

Ma che differenza fa? Il conducente è stato riconosciuto “non negativo” all’uso di sostanze stupefacenti. Certo, non è una buona ragione per sbatterlo in prima pagina e dargli del “drogato”. Ma un deplorevole giornalismo non cambia comunque un fatto accertato dagli inquirenti. Così come è un fatto accertato che il tasso alcolemico dell’autista sia risultato dell’1,4% per litro. Non è un buon motivo per dargli dell’ubriacone o dell’alcolista cronico (magari aveva bevuto “solo” un litro di vino), certo, ma è anche vero che il limte massimo tollerato per chi ha la patente da almeno tre anni è dello 0,5% per litro. E poi:

“Senza sapere se la droga e l’alcol fossero stati la causa dell’incidente o un fatto serio, certo, ma slegato dall’evento tragico.”

E’ senz’altro probabile che l’evento tragico sia stato causato da circostanze “slegate” dall’assunzione di sostanze stupefacenti. Ma certamente con l’1,4 di alcolemia e dopo aver fatto uso di una mezza canna o di un grammo di cocaina che sia non ti puoi mettere alla guida di un veicolo. Anche perché l’uso contemporaneo di sostanze psicoattive provoca un effetto sinergico che non si sa quali effetti possa indurre rispetto alla condizione di attenzione “normale” di una persona sobria.

C’è poi il problema della patente. Il giovane era stato oggetto di tre diverse segnalazioni dal 2017 ad oggi, la patente gli era stata ritirata a ottobre. Non si sa come sia stato possibile che ne sia tornato in possesso prima del termine di tre mesi previsto dalla normativa. La Lucarelli altresì stigmatizza:

“E poi un altro titolo con foto del colpevole già processato e condannato da certa stampa: Ecco chi è Pietro, il ragazzo che HA UCCISO (maiuscolo nel testo) Gaia e Camilla.”, dando per scontato, tra l’altro che le abbia uccise lui e non chi le ha investite successivamente, altra ipotesi riportata più volte sui giornali”

Coincidenza (o fatalità) vuole che nella stessa pagina del giornale un pezzo di Vincenzo Bisbiglia titoli: “Investite solo da Genovese, il tasso alcolemico era dell’1,4. Gaia e Camilla, 16 anni, morte sul colpo. Nessun’altra auto le ha travolte”. E ovviamente il maiuscolo “HA UCCISO” nasconde, a questo punto, un altro fatto accertato: la responsabilità della morte delle sventurate ragazze non è attribuibile a terzi. Se è da dimostrare (in un apposito giudizio penale e non certo sui giornali) la responsabilità diretta del conducente nella morte di Gaia e Camilla è certo almeno allo stato dei fatti che le ragazze sono morte in conseguenza dell’incidente da lui provocato. E non sarà certo il suo eventuale arresto a determinarne la responsabilità penale diretta, ma è vero che l’omicidio stradale è quella fattispecie di reato che punisce proprio chi si mette alla guida “in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti” e provoca la morte di una persona.

In breve, la difesa della Lucarelli fa acqua da tutte le parti. Purtroppo. Perché che ci sia del pessimo giornalismo che tende a mettere alla gogna il presunto colpevole è un dato vero dalla notte dei tempi (come si fa a dimenticare Bruno Vespa che sentenziò che Pietro Valpreda era colpevole della strage di Piazza Fontana?) e la Lucarelli, da giornalista, non dovrebbe stupirsene. Se ne indigna, giustamente, ma occorre, in casi delicati come questo, separare il dato oggettivo (“ha ucciso”) dai contorni colpevolisti e sbattimostristi (“Ecco chi è Pietro”). Se no il titolo del giornale va a farsi benedire. E non è proprio il caso di mettere in discussione i dati rilevati, specialmente quando si tratta della morte di due persone.

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