Burioni e il senso dello stato di diritto

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Non si sa bene cosa stia succedendo al Professor Burioni, ma è evidente che, qualunque cosa sia, non si tratti di nulla di piacevole.

Quello che leggete è solo l’ultima delle sue esternazioni, che ha tutto il diritto di fare, ma non può pretendere che la gente non deplori, trattandosi di dichiarazioni pubbliche di una persona pubblica.

Lasciamo stare il buon gusto e l’eleganza, completamente assenti in questo intervento. Parliamo piuttosto di stato di diritto, che è meglio.

Chi non è vaccinato e si fa il tampone ogni 48 ore, pagandolo, è in regola con gli obblighi di legge. Punto. Puzza? Magari anche no, se si lava come tutti gli altri. Comunque non è reato puzzare. Fine della discussione.

La gente lo guarda schifata? E che ne sa la gente se uno è vaccinato o no? Non è come quando uno si scaccola al semaforo mentre aspetta che scatti il verde, che la gente lo vede e c’è chi si schifa e chi no (ma anche qui, non è reato lavorarsi a fondo una narice al semaforo o in qualsiasi altro luogo). Burioni è arrivato perfino a stigmatizzare ciò che è lecito, ancorché sia di cattivo gusto ai suoi occhi. Certo, non lo deve sapere lui se ha davanti un vaccinato o un non vaccicato. E altrettanto certamente il suo gusto estetico non è norma vincolante per gli atteggiamenti altrui.

Se siamo disposti a perdere lo stato di diritto, solo perché c’è una persona a cui certe norme non piacciono, abbiamo perso molto di più della nostra salute: abbiamo perso la nostra dignità di cittadini e il senso dello stato democratico. Ed è una morte un po’ peggiore.