Boicottare Yahoo perché…

Sta suscitando reazioni la dichiarazione con cui Yahoo! ha risposto all’accusa di aver fornito alla polizia di Pechino le e-mail inviate all’estero da un giornalista cinese, che gli sono costate l’arresto e la condanna a dieci anni di prigione.

Yahoo!, infatti, ha replicato che, “come ogni altra compagnia globale, Yahoo! deve assicurare che i propri siti nazionali operino all’interno delle leggi, dei regolamenti e dei consuetudini del Paese in cui sono hanno sede”.

Goeffrey Chandler, che è stato direttore di Shell International e poi fondatore e responsabile del Gruppo Business della sezione inglese di Amnesty International per dieci anni, fino al 2001, si è dichiarato “sgomento”.

“In molti Paesi”, osserva Chandler, “le leggi non vengono fatte rispettare o possono contravvenire gli standard internazionalmente accettati; non esistono regole che garantiscono il posto di lavoro; la corruzione, lo sfruttamento del lavoro minorile e persino il lavoro forzato possono rientrare tra le consuetudini; l’oppressione e la violazione dei diritti umani possono rappresentare il contesto.

“Ci dobbiamo quindi aspettare che Yahoo!, apparentemente venendo meno ai propri principi, segua ogni pratica, anche se in contrasto con gli standard internazionali e i principi generalmente condivisi sul rispetto dei diritti umani?”.

“Fortunatamente”, prosegue Chandler, “i comportamenti di Yahoo! non sono come quelli di ogni altra compagnia globale. Un crescente numero delle maggiori multinazionali ha ormai esplicita consapevolezza della propria responsabilità globale per quanto riguarda le condizioni del lavoro, l’impatto sull’ambiente e sui diritti umani, ovunque esse operino, e sulla necessità di basare i propri comportamenti su principi internazionalmente accettati, non su variabili consuetudini locali.

“Molte di queste imprese”, conclude Chandler, “hanno imparato la dura lezione, dopo aver visto distrutta la propria reputazione. Possiamo solo sperare che Yahoo! dimostri di avere una simile capacità di imparare”.

“Scioccata e sgomenta”, di fronte alla dichiarazione di Yahoo!, si è dichiarata anche Mary Robinson, Presidente della Repubblica d’Irlanda dal 1990 al 1997, Alto Commissario Onu sui diritti umani fino al 2002 , Laureata honoris causa in Scienze Politiche all’Università di Firenze nel 2004, attualmente Direttrice del Business & Human Rights Resource Centre’s International Advisory Network e Direttrice esecutiva dell’Ethical Globalization Iniziative.

“Sembra che Yahoo! ignori le crescenti aspettative dell’opinione pubblica, affinché le imprese si assumano le proprie responsabilità per la promozione e il rispetto degli standard internazionali sui diritti umani, ovunque operino”, afferma Mary Robinson.

Dopo aver richiamato i rischi legali e di danno alla propria reputazione, cui Yahoo! può andare incontro con questi comportamenti, anche Mary Robinson sollecita i dirigenti della compagnia, “prima che la sua immagine sia ulteriormente danneggiata”, a seguire i buoni esempi di altre imprese, “che riconoscono come le compagnie possano essere una forza positiva per i diritti umani nel mondo d’oggi”.

Le dichiarazioni di Yahoo!, Chandler e Robinson sono state inviate al Business & Human Rights Resource Centre.

 

da http://www.rsinews.it/newsformat1.asp?news=860

 


 

All’ambasciatore in Italia della Repubblica democratica cinese
Al ministro degli Esteri del governo italiano
A Yahoo Italia
Ai lettori di PeaceLink


L’Associazione PeaceLink esprime la propria netta condanna per quanto è accaduto al giornalista cinese Shi Tao.

E’ stato violato, sia da Yahoo sia dal governo cinese, l’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che afferma: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.

PeaceLink è direttamente interessata a questa vicenda in quanto l’articolo 3 del proprio statuto promuove la difesa della “cultura della legalità e dei diritti civili, in particolare i diritti telematici, i diritti all'espressione multimediale del pensiero e i diritti al pluralismo informativo”.

Shi Tao, condannato a 10 anni per aver rivelato “segreti di Stato” ha in realtà resa nota una circolare del governo cinese con cui si vietava ai mass media della Repubblica democratica cinese la commemorazione della strage di Tienanmen. Pertanto Shi Tao non si è reso responsabile di violazione di segreto di Stato ma ha reso noto un tentativo del governo cinese di imbavagliare la stampa e le tv in violazione dell’articolo 19 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.
Siamo in presenza quindi di una duplice violazione di una Carta firmata in sede Onu da tutte le nazioni del mondo.

L’Associazione PeaceLink chiede all’ambasciatore di sollecitare una revisione del processo, al ministro degli Esteri italiano di esprimere la posizione del governo italiano in merito, a Yahoo Italia di dissociarsi da quanto è stato commesso da Yahoo a danno di Shi Tao rivelando il contenuto di una email privata alla polizia cinese.

PeaceLink invita infine tutti gli utenti del servizio email di Yahoo a dissociarsi da questo provvedimento repressivo sostituendo la loro casella di posta elettronica con una casella gratuita del servizio http://www.peacemail.it lanciato in questi giorni con il sostegno di padre Alex Zanotelli, primo utente del servizio.


Per l’Associazione PeaceLink
Carlo Gubitosa - segretario
Alessandro Marescotti - presidente


Il presente comunicato è stato inviato a

Claudia Ronchi
PR Manager
Yahoo! Italia
E-Mail: claudia.ronchi at kelkoo.it
Tel. +(39) 02 45421421
Fax +(39) 02 45421472


Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia
S.E. DONG JINYI, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario
Indirizzo: Via Bruxelles, 56 , 00198 Roma Italia
Tel: +39-06-8413458
Fax: +39-06-85352891
chinaemb_it at mfa.gov.cn


Ministro degli Esteri Gianfranco Fini
Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP)
Ministero degli Affari Esteri,
Piazzale della Farnesina, 1
relazioni.pubblico at esteri.it
Fax: +39 06.3236210
Tel: +39 06.3691.8899

da: http://lists.peacelink.it/news/msg09349.html


Roma – Pietro Folena, deputato indipendente PRC, ha presentato una interrogazione al ministro degli Affari Esteri, a quello degli Interni e al ministro all’Innovazione Tecnologica, sulla vicenda Yahoo! e sul ruolo del portalone americano nell’arresto e nella condanna di un giornalista cinese a 10 anni di carcere. Di seguito il testo:

– secondo quanto rivela Reporters Sans Frontieres la divisione cinese del noto portale internet "Yahoo!" avrebbe collaborato con le autorità locali per l’arresto del giornalista dissidente Shi Tao;
– Tao è stato condannato a 10 anni di prigionia per aver divulgato in tutto il mondo alcune "direttive segrete" emanate dal governo di Pechino: veri e propri divieti rivolti ai direttori di tutte le testate nazionali, scritti con tono intimidatorio, che stabilivano il divieto di raccontare il quindicesimo anniversario della rivolta di Piazza Tiananmen, svoltosi lo scorso giugno;
– Tao, che si è servito di "Yahoo!" per aprire un indirizzo e-mail, sarebbe stato rintracciato attraverso i messaggi di posta elettronica spediti tramite il servizio offerto dal portale;
– è legittimo domandarsi se tale "collaborazione" sia possibile anche in Italia, sulla base del recente decreto antiterrorismo e quindi quali siano le garanzie di privacy e di libertà garantite dall’attuale ordinamento;

– se il Ministro degli Affari Esteri intenda sollevare formale protesta presso il governo cinese;
– se il Ministro degli Interni ritenga che un fatto simile possa accadere anche in Italia in base alla legislazione vigente;
– se il Ministro dell’Innovazione tecnologica intenda attuare politiche più restrittive a garanzia della privacy degli utenti italiani

da: http://punto-informatico.it/p.asp?i=55175&r=PI

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