Boicottare la Mondadori e’ giusto. Io lo faccio. E vi spiego perche’.

Sono diversi giorni che ci penso, e alla fine sono giunto alla felice e serena conclusione che sì, boicottare la Mondadori è giusto.

Gli argomenti di chi sostiene la tesi contraria sono, sostanzialmente, ridotti a uno solo: non è giusto boicottare la cultura solo perché in mano a un uomo che, per evitare alla casa editrice di pagare qualcosa come 350 milioni di euro, ha in programma di far approvare un decreto-salvacondotto che le permetterebbe di cavarsela versando una cifra irrisoria rispetto a quella dovuta. E’ una cosa ignobile, è vero, ma non c’entrano niente gli autori né le opere che scrivono, la cultura è di tutti e non ha colore politico.

E invece no, la cultura un colore politico ce l’ha e come.

Basti pensare a quella fucina di intellettuali che fu la casa editrice Einaudi (prima che passasse anch’essa sotto il controllo di Berlusconi), in cui gravitarono Pavese, la Pivano, Calvino, la Ginzburg, per cui pubblicarono autori come Rigoni-Stern e Calvino, come lo stesso Sciascia, come Primo Levi, fino ad arrivare a Rossana Rossanda.

Basti pensare al fatto che la stessa Einaudi (sempre quella sotto il controllo di Berlusconi, il faut le dire) ha recentemente rifiutato la pubblicazione di una delle ultime opere del Premio Nobel per la Letteratura José Saramago ("Il Quaderno") perché aveva trattato Berlusconi da "delinquente".

Basti pensare al fatto che case come la Editori Riuniti non pubblicherebbero certo una nuova traduzione del "Mein Kampf" di Hitler, solo perché anche quello è un libro, e non c’è fine alla cultura. Non a caso è un testo che si trova in edizioni semiclandestine nelle librerie, con pochissime o nulle indicazioni circa il luogo di edizione e il nome del traduttore.

E questo ha una ragione ben precisa, che si chiama "politica editoriale", la stessa che fa sì che in Italia non vengano praticamente tradotte le opere di Kim Il-Sung e di Kim Jong-Il, dittatori nordcoreani.

Nessun editore sano di mente prenderebbe mai sul serio l’ipotesi di pubblicare i falsi diari di Mussolini in mano a Marcello Dell’Utri, eppure costituiscono indubbiamente un documento storico (anche i falsi sono documenti storici!) di un certo interesse. Renzo De felice, il massimo storico del fascismo italiano li ha definiti una patacca, e, appunto, nessuno vuole sporcare le stamperie con le patacche, fossero anche patacche di interesse di studio storico.

Ce le vedete voi le edizioni Paoline a pubblicare una nuova traduzione della "Nouvelle Justine" del Marchese De Sade? Eppure anche quella è cultura, e la cultura non ha colore. Oppure quelli delle edizioni Kaos che pubblicano un’edizione (seria, eh, mica una patacca…) della Bibbia, magari nella traduzione settecentesca del Diodati?

Le case editrici hanno una politica, quella di Mondadori è quella di pubblicare tutto quanto faccia fare quattrini. Lo si può anche condividere, a tratti, certo, magari il vecchio Arnoldo Mondadori, che era imprenditore, sì, e proprio per questo sapeva vedere bene i limiti dell’editoria, la pensava in un altro modo.

Ma certamente Elsa Morante che pretese che "La Storia", dalla sua prima pubblicazione, fosse stampato e distribuito in edizione economica oggi non potrebbe pubblicare certo con la logica di Marina Berlusconi.

Ricordo ancora una vecchissima edizione del 1945 di alcuni romanzi di Simenon pubblicati da Mondadori. Era appena finita la guerra. Nelle pagine finali era scritto più o meno "Scusateci, la carta e le materie prime per la stampa di questa edizione non sono eccellenti, è difficile trovare materie prime e speriamo di tornare alla qualità standard di sempre". Era stupendo, e quel libro, stampato con materiali scadenti è arrivato integro fino a noi.

La Mondadori era questa, e adesso non lo è più. García Márquez o Bruno Vespa sono la stessa cosa, sotto il profilo del minimo comune denominatore del profitto.

Per questo vi segnalo volentieri l’iniziativa degli amici di

http://www.mondadorinograzie.org

che prevede tre gradi di boicottaggio.

Personalmente scelgo di non comperare più libri della Mondadori. Oh, intendiamoci, ne ho ancora molti qui in casa e non ho intenzione di farne uno stupido falò.

Ma non comprerò più Guccini, Camilleri, o lo stesso Saviano, che avrebbero tutto il potere di decidere di non pubblicare più per Mondadori e non lo fanno.

Calvino, ad esempio, non può più decidere il destino delle proprie opere, per evidenti e sopraggiunte condizioni di cessata esistenza in vita, ma i suoi eredi questo potere lo hanno e Calvino non percepisce più un centesimo dai diritti d’autore della sua opera.

L’errore più tremendo e pericoloso che si possa commettere è proprio quello di dire che i libri, proprio perché libri, siano avulsi dalle logiche di chi li scrive e di chi li pubblica.

Esistono case editrici, come la Sellerio di Palermo, che hanno fatto della propria politica editoriale un punto di forza e di riscatto, senza aver bisogno delle leggine "ad aziendam".

E non lasciamoci fuorviare, per favore, da articoli come quelli di Alessandro Gnocchi de "il Giornale" (sempre di proprietà della famiglia Berlusconi) quando, con lo scopo di trattare il soggetto che boicotta da "Cretino Militante" (sic!) titola "Dicono no a Pirandello solo per boicottare il colosso Mondadori": le opere di Luigi Pirandello sono in pubblico dominio, chiunque può pubblicarle e le librerie sono piene di edizioni alternative a quelle della Mondadori, persino i remainders.

Quindi

IO BOICOTTO MONDADORI

voi fate un po’ il cazzo che vi pare.

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Commenti

commenti

Un pensiero riguardo “Boicottare la Mondadori e’ giusto. Io lo faccio. E vi spiego perche’.

  1. Single a trent'anni

    Ma il premio nobel, coso, li’, Sarago, non aveva detto “sono io a non voler pubblicare per abberlusconi” piuttosto che il contrario? o risulta male a me?

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