blasterzone.it afferma che classicistranieri.com viola i diritti d’autore di Wikipedia

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blasterzone.it è un sito web dedicato a mettere “le aziende in contatto con i canali di comunicazione che contano”, secondo quanto recita la loro stessa home page.

Funziona così, ci si iscrive, si mette a disposizione la propria risorsa web (blog o pagina che sia), e se qualche canale la ritiene interessante, si viene contattati per scrivere un post che contenga un link a una azienda di brand e alcune parole chiave per la ricerca del settore su Google.

Una volta fatto ciò si viene pagati per il proprio disturbo. Pochi spiccioli, una ventina di euro circa di media. Li faccio in poco più di mezza giornata mentre dormo o me ne sto comodo sul divano a leggere, ascoltare la radio o a non fare niente.

Ma tutto fa brodo e ho voluto provare. E poi ognuno si arrangia come può, il mercato è libero (e selvaggio).

Non ho ricevuto che due proposte. La prima l’ho ignorata. Scrivere un post ad hoc mi sarebbe costato un’ora e sinceramente il mio tempo vale molto di più di quanto mi veniva proposto.

Per la seconda non ho fatto in tempo ad accettare che subito dopo mi è giunta una lettera da parte di un amministratore dell’azienda (o, almeno, ritengo ragionevolmente che rivesta tale funzione) in cui mi si annuncia che il mio account, relativo al blog di classicistranieri.com sarebbe stato bannato e cacciato da tutte le scuole del Regno.

Nessun problema, nessuno ha sposato nessuno. Loro facoltà, ne prendo atto.

Il motivo? Semplice: un loro “brand” avrebbe segnalato il mio sito in questione per aver “violato il copyright” di Wikipedia.

Se non sbaglio (e non sbaglio) violare il copyright è un reato punito con pene variabili dalla multa (per le ipotesi meno gravi) alla reclusione fino a 4 anni.

Naturalmente classicistranieri.com non ha violato nessun copyright di nessuno, tanto meno di Wikipedia.

L’edizione messa in linea è quella del giugno 2008, senza immagini (proprio per non violare i diritti di nessuno), solo con i testi, e viene distribuita secondo la GNU Free Documentation License, allegata ad ogni archivio, che recita testualmente:

You may copy and distribute the Document in any medium, either commercially or noncommercially, provided that this License, the copyright notices, and the license notice saying this License applies to the Document are reproduced in all copies, and that you add no other conditions whatsoever to those of this License. You may not use technical measures to obstruct or control the reading or further copying of the copies you make or distribute.

Quindi, posso anche tranquillamente venderla a 10.000 euro, o a 100.000, se voglio, ammesso e mai concesso che qualcuno me la compri. Figuriamoci se non posso metterci delle inserzioni pubblicitarie che mi fanno guadagnare solo se e quando qualcuno ci clicca sopra. “Either commercially or noncommercially“, recita la licenza. E tanto fa.

Ovviamente non ci sto a sentirmi dire che avrei commesso un reato. La prima mossa è stata l’invio di un interpello preventivo ai sensi delle norme per la Privacy per vedere se detengono ancora i miei dati e quali. Il resto si vedrà strada facendo.

Amen.

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