Bianca Cerri – La tragedia del Boccaccio

Uno dei principi del giornalismo, buono o cattivo che sia, è quello di non far mai trapelare i propri sentimenti o i propri ricordi sulla realtà, ma nel caso della tragedia della nave Boccaccio Al-Salam attenersi alle regole non serve a molto. La nave affondata in Egitto aveva fatto parte della mia vita quando, appena lasciata l’Università, trovai il primo impiego importante con una compagnia marittima ed ero al settimo cielo perchè adoravo il mare. Ogni giovedì intravedevo la sagoma del Boccaccio ferma nel porto di Palermo arrivando da Tunisi prima ancora che attraccassimo: così per cinque anni, durante i quali feci amicizia con molte delle persone del suo equipaggio di allora.

Ci ritrovavamo sempre negli stessi posti, alla ricerca di un telefono per chiamare casa o negli uffici delle capitaneria per sbrigare una pratica. Giusto il tempo di un saluto e di un caffè e poi ognuno verso la sua destinazione. Qualche volta ripetevamo lo stesso rituale il sabato mattina a Genova, sempre di fretta perchè i marittimi, capaci di grande solidarietà reciproca, non hanno mai tempo per le cerimonie. Un giorno la panchina riservata alla Boccaccio rimase vuota e tutti pensarono che fosse andata in disarmo, fino a quando apprendemmo che era stata venduta dalla Tirrenia agli arabi.
L’ho rivista a distanza di tanti anni sulle pagine dei giornali: era alla deriva e i soccorritori stavano cercando di sottrarre ad una morte assurda e disperata quante più persone possibile delle 1.400 che erano a bordo. Nonostante la gravità, la tragedia è stata subito liquidata come una delle tante che, per imprevedibile fatalità, accadono in mare. Non c’è una versione ufficiale ma si parla di incendio scoppiato in sala macchine, di allagamento del ponte, di capitano irresponsabile e di tante altre ipotesi. Ma la verità è che la Boccaccio Al Salam non era più in condizioni di navigare; avendo più di 25 anni, non avrebbe dovuto trasportare passeggeri. Si dice che fosse stata rimodernata ma non si può parlare di ammodernamento solo perchè vengono innalzati due nuovi piani su uno scafo di quasi 40 anni e, probabilmente, la nave rientrava tra quei seimila natanti classificati come pericolosi che circolano attualmente sugli oceani. Il fatto che sia affondata in pochi minuti prova che aveva a bordo un peso eccessivo in rapporto alle sue condizioni.

A due giorni dalla tragedia non esiste ancora un elenco dei dispersi. I loro nomi vengono scanditi da un altoparlante ma ai parenti non è stato comunicato nulla di ufficiale, Nelle ultime ore sarebbero state salvate altre 60 persone ma degli altri non si sa più nulla e resta da chiarire quanti fossero effettivamente i passeggeri a bordo del Boccaccio Al-Salam. La compagnia sta facendo di tutto per tenerlo nascosto ed il Presidente egiziano Hosni Mubarak se l’è cavata con una visita all’ospedale ad alcuni superstiti e con le condoglianze alle famiglie delle vittime espresse attraverso la televisione. La nave risulta appartenere alla Red Sea, che ha assicurato di averla sottoposta a regolare ispezione poco tempo fa. Ma è difficile credere a quanto dice la Red Sea, famosa da sempre per aver sfruttato fino all’estremo le navi di sua proprietà anche a costo di mettere a repentaglio la vita dei passeggeri. Inoltre, da quando il settore marittimo è finito nelle mani di compagnie ed armatori che hanno fatto carta straccia delle norme di sicurezza, capita che vengano fatti viaggiare anche natanti classificati tecnicamente ma privi del certificato di navigabilità o con un certificato di navigabilità spesso ottenuto con abili raggiri. Il trasporto passeggeri su nave è divenuto una vera giungla anche a causa della bandiere-ombra economiche che nel 1945 rappresentavano solo il 5% del tonnellaggio lordo mondiale contro il 64% di oggi. Basti dire che paesi come il Giappone registrano a Panama il 40% della loro flotta al fine di ottenere protezione giuridica per le società di navigazione ma senza riguardo per la vita dei passeggeri. L’immatricolazione libera offre anche il vantaggio di diminuire fino al 50% le spese di registrazione.

Sull’insieme del pianeta avviene in media un naufragio ogni tre giorni e il fattore scatenante è sempre la negligenza. La Boccaccio Al Salam trasportava passeggeri poveri, lavoratori, venditori ambulanti, donne e molti bambini che avevano scelto di viaggiare via mare perchè meno caro, ed è probabile che l’incuria nel loro caso sia stata ancora più grande. Le correnti che le fanno affondare si chiamano profitto senza etica. Da ventiquattro ore intanto, una folla di padri e madri dei dispersi indignata, assetata, distrutta dalla stanchezza, attende di sapere cosa sia accaduto ai loro figli.

da: www.altrenotizie.org
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