Bianca Cerri – La formula della morte

Michael Morales doveva essere giustiziato il 21 febbraio in California ma i suoi legali si sono appellati al principio dell’8° emendamento della Costituzione Usa che vieta le punizioni crudeli e disumane. Una grana inaspettata per il giudice Jeremy Fogel che, alla fine, ha deciso di richiedere la presenza di due anestesisti esperti in grado di accertare che al condannato non venissero inflitte sofferenze inutili. Ma l’Associazione Nazionale Anestesisti Usa ha respinto con grande fermezza di venire meno al fondamento stesso dell’etica medica che si basa sulla salvaguardia della vita e non sulla sua soppressione. Non sapendo come uscire dall’impasse, Fogel ha chiesto al governatore della California Schwarzenegger di graziare il condannato del quale non si conosce ancora il destino.

Il dubbio che l’iniezione letale non sia affatto un metodo indolore di giustiziare un essere umano ossessiona da quasi trenta anni coloro che si oppongono alla pena capitale. Non è mai stato provato infatti che il Pauvlon, una delle tre sostanze previste dal protocollo ufficiale riesca a paralizzare anche i nervi del cervello e non soltanto i muscoli, ovvero impedisca al condannato di esprimere la propria sofferenza ma senza annullarla. Se l’operatore è inesperto o incapace di dosare le componenti o di combinarle tra loro possono sorgere infinite complicazioni, come avvenne in Texas il 5 maggio 1985, quando gli operatori cercarono inutilmente di inserire il catetere nelle vene di Stephen Morin, ex-tossicodipendente, per oltre 45 minuti poi furono costretti a servirsi della vena di una gamba.

Esaminando i dati degli esami post-mortem compiuti sul sangue di Edward Harper, giustiziato in Kentucky, i medici forensi trovarono soltanto 3 milligrammi di barbiturici invece dei 6.5 necessari a rendere insensibile il condannato prima di iniettargli la sostanza letale e lo stesso risultò dai rilievi effettuati su altri 8 soggetti. I parenti di Raymond Landry rimasero inorriditi davanti al goffo armeggiare di un operatore che, avendo lasciato ispessire la miscela, sottopose Landry a quasi un’ora di inutile quanto dolorosa agonia. Ricky Lee Rector, che era stato trattato con ansiolitici per anni ed anni perché malato di mente cercò di collaborare con gli infermieri ma anche nel suo caso il processo si rivelò molto laborioso proprio a causa della sua assuefazione a certe sostanze.

Gli Stati Uniti hanno adottato l’iniezione letale nel 1977, per liberarsi di metodi più sanguinari ma continuare ad perseguire le stesse identiche finalità. Il metodo iniziò ad essere praticato a partire dal 1982 e, da allora, 37 dei 38 stati che mantengono la pena capitale lo hanno adottato, solo il Nebraska continua a servirsi della sedia elettrica. Non sempre è prevista la presenza di un medico, spesso la procedura viene svolta da un infermiere o da un paramedico. A parte quelli autorizzati, non sono previsti altri testimoni perché tutto deve avvenire in silenzio, come se si trattasse di una delle tante operazioni chirurgiche che vengono praticate ogni giorno negli Stati Uniti.

Resta da dire che anche nel caso si riesca a rendere più umana la morte di Morales e di tutti gli altri dopo di lui, sarà comunque necessario gli effetti che le sostanze anestetiche hanno avuto sul pubblico, apparentemente portato a credere che evitando spargimenti di sangue un’esecuzione non è più neppure un’esecuzione o che la presenza di un medico al posto di un infermiere giustifichi i linciaggi di stato. Un dibattito vero sul diritto alla vita non si fa con le equazioni chimiche.
Va abolita la pena capitale, non cambiata la sua formula.

da: www.altrenotizie.org

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