Bancomat

Ci sono momenti in cui il tempo e la vita sembrano rimanere lì sospesi a non fare un accidente di niente e a rimandare la vita a qualche istante dopo.

Uno di questi momenti è certamente il pagamento tramite bancomat.

La cassiera o il venditore (tipologia assai più diffusa la prima, più imbarazzante la seconda, soprattutto tra i benzinai) guardano la tessera e chiedono “Bancomat o carta di credito?”, e tu li guardi rincoglionito specificando “Bancomat!” e cercando di dire che la carta di credito effettivamente ce l’hai ma l’hai lasciata a casa assieme a quella valigetta contenente un paio di milioncini di euro in contanti per cui se non le dispiace per ora pago così poi dalla prossima La servo in moneta ballante e sonante.

La cassiera striscia il bancomat come se se stesse sfregiando le putenda di un amante che l’ha respinta, la tesserina si piega nel lettore e a volte ti senti dire “Mi dispiace, non me lo prende…” (prova a farlo passare perbene, cretina…).

Poi è la volta dell’immissione del prezzo, a cui devi stare attentissimo perche’ alcuni POS non hanno la virgola automatica, per cui se spendi 20,64 euro ti puoi trovare un addebito di 2064 senza nemmeno passare dal via e ti ritrovi a mangiare alla mensa della Caritas.

E alla fine il codice PIN. Che lo hai ripassato a memoria fra il banco della frutta e quello della macelleria, lo sapevi perfettamente ma ora arrivi lì e te lo sei dimenticato. “Credo sia giusto“, fai, con la faccia da pirla, mentre quella ti guarda come se ti volesse incenerire perche’ ha la fila e con una operazione annullata si perde tempo e il tempo è denaro.

Infine l’attesa. Quella per la risposta. “Ci saranno le linee congestionate”, dici specificando bene ogni sillaba, e sperando che arrivi il sospirato “OK” alla transazione, che regolarmente non arriva, regalandoti attimi di panico in cui pensi di tutto, compreso che la banca ti ha tolto il conto corrente e che sei diventato un nulla tenente in tre secondi netti.

E poi il sollievo, il “trìcchete trìcchete” della macchinetta che consegna gli scontrini e che ci dice che sì, il nostro bancomat è stato accettato.

E allora ripensi a quanto è bella la vita e a quanto la tecnologia ce la renda così semplice, nonche’ a quanto siamo pirla noi a essere così malfidati e a non riporre fiducia in questi mezzi di pagamento elettronici.

Saluti la cassiera stronza con un sorriso disteso, porti via quello che hai comprato ed esci finalmente dal negozio.

La cassiera nel frattempo si è dimenticata di ridarti il bancomat.

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