Baluganti Ampelio entra nella Reale Accademia della Lingua Spagnola

Antonio Machado accademico nel 1927

Quando il nostro più affezionato e metempsicotico (1) lettore, Baluganti ampelio, chiama al telefono vuol dire (in ordine decrescente di gravità) che:

a) è morto qualcuno (raro);
b) ha finito i quattrini (spesso);
c) ha voglia di rompere i coglioni (quasi sempre).

Il motivo del suo ultimo consumare i minuti che il suo gestore telefonico, dice, gli ammannisce gratis, era una consulenza linguistica.

Il buon Baluganti è un essere dotato di intelligenza sopraffina, è un maremagnum d’informazioni, ma bisogna dire che di lingue straniere non ci capisce una veneratissima. Egli ha, in particolare, un rapporto conflittuale con il tedesco (come mia moglie e Valentina Lo Surdo, del resto), non sopportando la logica per cui se si vuole indicare il ponte, in Germania si dice

“Quel-coso-di-ferro-ma-anche-di-cemento-che-ci-passano-le-macchine-e-qualche-volta-il-treno”

tutto attaccato e con la lettera maiuscola perché è sostantivo, o cosa ciavrà mai un sostantivo di così importante da essere scritto con la lettera maiuscola? O allora? O vàglielo a spiegà’.

Ma non era il tedesco il “casus belli”, bensì lo spagnolo. Voleva sapere se “azúcar” si pronuncia con l’accento sulla “u” o sulla “a” finale. Gran bella testina a pinolo il Baluganti, giacché la parolina incriminata si scrive con l’accento, e quindi non ci sono dubbi: l’avesso sotto le mani lo stiaccerei con infamia prima di farlo cacciare da tutte le scuole del Regno.

Ma per dargli un po’ di soddisfazione e tirarmela vieppiù, sono andato a vedere il Diccionario de la Real Academia Española, che, per intenderci, è quella che norma lo spagnolo, che dice come si scrive e come non si scrive, che stabilisce i delitti e le pene, in breve, giudica e manda secondo ch’avvinghia.

Ora, assieme alla definizione della parola (il “lemma”, per intenderci) sulla versione on line del dizionario è inclusa anche l’etimologia.

Si dice, nel nostro caso, che l’ètimo è arabo classico, e da questo sono derivate svariate altre forme, più o meno somiglianti.

Ma guardate un po’. Scrivono “de este”. Con la minuscola.

Un piccolo passo indietro. “Este” è un dimostrativo. Significa “questo”. Quando, in spagnolo, ha funzione di aggettivo si scrive senza accento. Quando ha, invece, funzione di pronome, si scrive con l’accento.

E qui l’accento non c’è.

Davanti a un maremagnum di accademici che occupano i “sillones” della Real Academia, corre l’obbligo di un po’ di prudenza, ma il Baluganti non sa quanto sia gerundico mettere il ditino nel pentolone della Real Academia spagnola. E questa l’abbiamo capita solo io e lui.

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