Il 48% degli utenti del blog usa Linux

…sono risultati che, nel giorno del plebiscito del centro-destra in Umbria, dànno un po’ di soddisfazione. Il 48% dei lettori del blog usa Linux. Immagino che in questo risultato da parlamento bulgaro siano inclusi anche coloro che accedono al blog da uno smartphone, visto che i sistemi operativi montati su questi dispositivi sono Linux-derivati (non sono ESATTAMENTE Linux, ma si tratta comunque di una soluzione vivibile) ed è probabile che il contatore di accessi abbia calcolato questa percentuale “riconoscendo” gli smartphone come dispositivi Linux, ma si tratta comunque del 48%, esattamente il doppio di quello che hanno conseguito i macchisti che si fermano a un poco consolatorio 24%. Deludente invece la prestazione del browser Mozilla Firefox che sembra essere il meno usato dagli utenti (e me ne dispiace moltissimo).

299 Views

Quella sua maglietta fina

Sulla maglietta blu venduta in un super o ipermercato Carrefour della Capitale si vedono un omino e una donnina che litigano. Lei alza la voce e lui, per reazione, la spinge fuori dalla vignetta facendola precipitare. La scritta reca la duplice didascalia “Problem/Solved”. Come a dire che il problema di una donna particolarmente petulante si risolve buttandola di sotto o escludendola comunque dal contento della interazione verbale (a voler essere proprio buoni e a voler leggere il messaggio nel modo più neutro e meno cattivo possibile). La maglietta, come era prevedibile, non è piaciuta agli ambienti della sinistra (qui un tweet di Monica Cirinnà)

e Carrefour è stata costretta, ammettendo che la messa in vendita dell’indumento è stata il frutto di un mero errore, a ritirare il prodotto dagli scaffali.

In breve, se ne è fatto un gran parlare. ma è solo la punta dell’iceberg, perché a inserire la chiave di ricerca “problem solved maglietta” su Google si vine rimandati a un maremagnum di soluzioni che riportano vignette anche peggiori di quella tolta dalla vendita da Carrefour. Su E-bay, a 16 euro e spiccoli è disponibile questa:

mentre su Amazon è possibile assicurarsi lo stesso modello per meno di 15 euro, spese di spedizione escluse (va detto che su Amazon è una ditta privata a vendere e che le magliette non vengono direttamente spedite dal colosso):

Tutte cose perfettamente raggiungibili ed acquistabili da chiunque con pochi clic e una carta di credito, anche prepagata. Ora io non credo che la gente che invitava a boicottare Carrefour e che si è (giustamente) indignata per il messaggio veicolato dalla t-shirt incriminata abbia fatto caso alla scritta “T-shirt divertente” con cui Amazon descrive l’indumento posto in vendita. Non c’è nulla di divertente, in realtà, ma chissà quanti di coloro che si sono lamentati di Carrefour si sono lasciati sfuggire E-bay e Amazon. Magari comprano regolarmente su questi due siti. Ha da farne di strada la cultura di ciascuno prima di potersi definire autenticamente “di protesta”. Ma intanto qualcuno si è vendicato, e sul web sono cominciate a circolare anche le versioni femministe:

245 Views

Federica Angeli assolta per la 110.a volta dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa

280 Views

Era solo un ragazzo

Un giovane di 24 anni, Luca Sacchi, è stato ucciso mentre difendeva la fidanzata da un’aggressione e da uno scippo. Non c’è nulla da dire, è una tragedia. A poche ore dalla morte dello sventurato giovane, è apparso questo commento di David Puente sulla sua pagina Facebook (e, successivamente, sotto forma di screenshot, anche sul suo profilo Twitter):

La cosa che Puente mette in rilievo e stigmatizza (e fa bene!) è che “La prima curiosità che ‘smuove le coscienze’ è scoprire la nazionalità della vittima e degli aggressori, poi magari anche le loro posizioni politiche”. Da qui una serie di brevi valutazioni sulle possibili (quattro) reazioni riscontrate e una conclusione che ci appare un po’ semplicistica e frettolosa per cui “Se vi riconoscete in questi ‘commenti’ non vi dispiace che un ragzzzo è stato ucciso. Avete altro per la testa.” Peccato però, che proprio mentre Puente pubblicava queste note, sul sito del giornale on line per cui scrive appariva un redazionale di cui vi offro lo screenshot di seguito:

e in cui si legge: “Era un giovane di idee sovraniste, come si vede chiaramente dai post sulla sua pagina Facebook”.

Cioè, la prima “curiosità che ha smosso le coscienze” è stata proprio quella che Puente condannava, cioè la stigmatizzazione delle idee politiche della vittima. Non si parla di questo giovane in quanto vittima, ma in quanto morto, e se è vero come è vero che i morti non sono tutti uguali, lo sono almeno le vittime di reati infami come quello che ha tolto la vita a Luca Sacchi.

Sono stati in molti quelli che hanno tempestivamente fatto notare a Puente che il suo giornale stava facendo esattamente quello che lui stigmatizzava e che gli hanno domandato se non sentisse il bisogno, lui, persona retta e pulita, di distaccarsi da quello che ha scritto la redazione e assumere una posizione nettamente diversa e più defilata, dissociandosi dal tono da chiacchiericcio del redazionale, pur pubblicato dal giornale (Open On Line) per cui lui presta la sua opera di giornalista e cacciatore di bufale.

A tutt’oggi non c’è stata alcuna risposta di Puente. Eppure mesi fa, quando Open On Line per sbaglio o per maldestrìa pubblicò i dati personali dei genitori di Matteo Renzi, violando potenzialmente la loro privacy, solo allo scopo di rendere noto all’opinione pubblica un ordine giudiziario e il suo contenuto, David Puente fece un “mea culpa” personale (come se quei dati li avesse poi pubblicati lui!) e si dissociò dalla scelta del suo giornale che subito corse ai ripari fotoscioppàndo e sbianchettando l’immagine inizialmente pubblicata in modo integrale (ne parlai a suo tempo qui). Allora, naturalmente, si trattava soltanto di una leggerezza e di una “stupida” (“stupida”?) violazione della privacy, non della messa in linea delle idee politiche di un ragazzo a seguito della sua morte. Voglio dire, questi atti mi sembrano enormemente più gravi.

Restano su tutto (questo sì) l’imbarazzante silenzio di David Puente e l’altrettanto imbarazzante atteggiamento del suo giornale nei confronti delle idee politiche di Luca Sacchi. Che era solo un ragazzo.

 

Aggiornamento delle 12:50: Giulia Marchina, giornalista di OpenOnLine, in risposta a un post poco elegante di un utente, ha scritto su Instagram che Luca Sacchi sarebbe stato uno “sbruffone” (o, almeno, a tal guisa si sarebbe atteggiato): “Il mio lavoro è fatto anche di cose poco piacevoli, come scoprire che una persona appena morta si atteggiava a sbruffone“ (…) “Il mio lavoro mi impone di raccontare i fatti, senza sconto alcuno, altrimenti avrei fatto un altro mestiere”. “Se Luca fosse stato un novax lo avrei detto se avesse avuto la tessera del Pd idem”. Vi posto lo screenshot integrale dell’intervento.

280 Views

Giorgia Meloni querela Francesco Merlo e Carlo Verdelli per diffamazione

«A seguito della pubblicazione dell’articolo «Meloni la peronista dell’altra destra più amata di Salvini» ho dato mandato ai miei legali di sporgere querela per diffamazione nei confronti del giornalista Francesco Merlo e del direttore del quotidiano Repubblica, Carlo Verdelli. Di rado, nella mia vita, ho letto un articolo così violento, così lesivo della dignità di qualcuno, così palesemente volto a istigare odio verso quella persona e considero gravissimo che molte delle affermazioni a me attribuite per giustificare il disprezzo del giornalista siano totalmente inventate o volutamente manipolate. Il che, chiaramente, va ben oltre il diritto di critica e configura la piena diffamazione. Di questo Merlo e il direttore di Repubblica risponderanno in tribunale»

Giorgia Meloni

392 Views

Il cadavere del dittatore Francisco Franco sarà trasferito oggi dal Valle de los Caidos al cimitero del Mingorrubio

I resti mortali di questo brav’uomo, che si fece largo durante la Guerra Civile di Spagna al suono di “Viva la muerte” (ossia “Muera la vida”, come avrebbe detto Unamuno) saranno traslati oggi dal complesso monumentale del Valle de los Caidos, dove hanno riposato indisturbati per oltre 40 anni assieme a quelli di quell’altro dittatorello che fu Primo de Rivera, al più anonimo e discreto cimitero cimitero del Mingorrubio, nella città El Pardo, dopo che il governo di Pedro Sanchez aveva scartato la proposta avanzata dai familiari di Paquito di ospitarne la tomba  all’interno della Cattedrale de la Almudena a Madrid. Si conclude così una polemica pluriennale che dalla questione logistica passa inevitabilmente a quella della gestione della memoria e del culto della personalità (che, evidentemente, dura anche dopo morti), perché non è vero che i morti sono tutti uguali. Ci sono morti che sono più uguali degli altri e cancellarne la memoria cimiteriale potrebbe aiutare a ridimensionarne la portata storica, con la malandata certezza che 39 anni di dittatura di questo ometto bassino e dall’incerto carisma personale sono uno sfregio indelebile alla democrazia e allo stato di diritto.

372 Views

Diffamazione sui social per Chiara Ferragni e Fedez: il Pubblico Ministero chiede l’archiviazione

Sia detto prima di tutto. Io non ho la benché minima idea di chi siano Fedez e Chiara Ferragni. Riprendo questa notizia non tanto perché mi interessino i personaggi in sé o la loro difesa, quanto perché mi interessa commentare la decisione del pubblico ministero di archiviare la loro querela per diffamazione.

In breve i fatti: il 23 ottobre scorso (giusto un anno fa) una certa Daniela Martani scrisse su Twitter a proposito di questi due Fedez-Ferragni: «Io ve lo dico da anni che sono due idioti palloni gonfiati irrispettosi della vita delle persone e degli animali. Per far parlare di loro non sanno più cosa inventarsi. Fare una festa a casa era troppo normale altrimenti chi glieli mette i like». I destinatari di queste offese, ritenendo che l’autrice del post abbia abbondantemente travalicato i confini del diritto di critica, hanno sporto querela.

Il Pubblico Ministero titolare dell’inchiesta, Caterina Sgrò, ha chiesto l’archiviazione perché «sui social accade che un numero illimitato di persone, appartenenti a tutte le classi sociali e livelli culturali», abbia «la necessità immediata» di «sfogare la propria rabbia e frustrazione» (…) «fuori da qualsiasi controllo» anche con «termini scurrili, denigratori, ecc., che in astratto possono integrare il reato di diffamazione, ma che in concreto sono privi di offensività». Sempre secondo la Sgrò il «contesto dei social in genere, frequentato dai soggetti più disparati», «priva dell’ autorevolezza tipica delle testate giornalistiche o di altre fonti accreditate tutti gli scritti postati su internet» al punto che, la «generalità degli utenti non dà peso alle notizie che legge». Le eventuali «espressioni denigratorie» «godono di scarsa considerazione e credibilità» e «non sono idonee a ledere la reputazione altrui».

Risulta di tutta evidenza che se così fosse i social network si trasformerebbero ipso facto in una sorta di zona franca e in un luogo di assoluta impunibilità. I legali della coppia hanno presentato opposizione sostenendo che «la diffusione di un messaggio diffamatorio» (…) «integra un’ipotesi di diffamazione aggravata». Viceversa «si rischierebbe di trasformare i social network in una vera e propria zona franca in cui tutto è concesso», arrivando a «imbarbarire i costumi e le abitudini di vita delle persone». E hanno ragione.

203 Views

Ancora su @vanitosa95: il senso di Open Online per il fake

Il 21 ottobre scorso pubblicavo sul blog un post sulla storia di @vanitosa95, troll e hater bloccato su Twitter dalle numerose segnalazioni degli utenti, che augurava cancri e tumori a iosa a piccoli e grandi personaggi della politica, soprattutto a quelli di sinistra, nonché agli utenti che si fossero, putacaso, trovati in disaccordo con Salvini.

Nel post riportavo alcune delle frasi di odio che l’utente aveva tradotto in svariati tweet, omettendo di riportare la fotografia (chiaramente fasulla e farlocca) che l’hater in questione aveva pubblicato. Scrivevo che: ” i messaggi di questa persona, di cui ho oscurato la foto (non per rispetto della sua privacy, perché non ne ho nessuno, ma per rispetto di quella della persona a cui è stata probabilmente carpita) mi hanno turbato al punto di venirne a parlare con voi “.

Guarda caso, il giorno dopo, esce, alle 14,49, un articolo di David Puente su Open On Line, intitolato “Tutti dietro a Vanitosa95, ma Open vi aveva avvertito. Altri dettagli sull’account e la foto del troll” in cui l’articolista riferisce testualmente: “Qualcuno ha pensato che fosse meglio censurare la foto per una questione di privacy e sicuramente qualcuno potrebbe sostenere che pubblicarla metterebbe a rischio la persona ritratta a causa delle solita – e inutile – «caccia all’uomo».” Non si capisce bene a chi si riferisca l’autore del pezzo quando cita questo “Qualcuno” (ma possiamo bene immaginarcelo).

Segue una lunga disamina per dimostrare che la foto messa da @vanitosa95 sul suo profilo Twitter corrisponde in realtà a quella di una persona transessuale e che le immagini di questa persona erano già apparse su un sito a carattere pornografico.

Per quanto riguarda il nostro blog, nella sua piccola essenza di risorsa di opinione, ho solo da dire che personalmente non ritengo necessario dimostrare che @vanitosa95 sia un troll o, meglio, un hater, perché si tratta di un dato ormai dimostrato per tabulas. E allora ripubblicare la foto che l’odiatore di rete del giorno (tanto verrà abilmente sostituito da qualcun altro, non temete) ha utilizzato per corredare il proprio profilo, diventa inutile e ridondante. In breve, non ho bisogno che mi si dimostri che la foto ritraeva una determinata persona per credere che chi l’ha impunemente usata sia una persona fasulla che cercava solo visibilità. In breve, “un utente intento a pubblicare contenuti provocatori”, per dirla con le stesse parole di Puente.

Qualcuno dirà che si trattava di un transessuale la cui immagine è contenuta in un sito pornografico a disposizione di chiunque voglia andare a visitarlo. Dunque un’immagine pubblica. Vero. Ma non è detto che il nome o l’immagine di questa persona debbano per forza essere associati a un odiatore seriale. La privacy è un valore, e non è detto che quello che è pubblico o che si è autorizzati in qualunque modo a pubblicare debba essere divulgato per forza quando non ha alcun valore dal punto di vista della definizione dei fatti e di quello che si vuole dire. Quella di @vanitosa95 è stata un’utenza del tutto fasulla. La falsità di questo account è stata dimostrata dai contenuti di odio che questo account ha veicolato. Punto. Basta così.Il resto non serve a nulla. Che cosa aggiunge alla nostra conoscenza il sapere che l’ignaro personaggio dell’immagine riportata è un transessuale? Assolutamente nulla. E sarà anche un transessuale da sito porno, ma magari non ha mai augurato il cancro a nessuno e allora non si vede il motivo di metterlo ulteriormente in vetrina.

Non si tratta, quindi, di utilizzare o non utilizzare elementi già pubblici per avvalorare una tesi, ma di verificare a monte se quegli elementi (pubblici, non pubblici, o autorizzati che siano) sono utili alla notizia che si intende dare oppure no.

Soprattutto quando sono riferiti alla sessualità, alla notorietà e alla immagine di terzi.

319 Views

Ubuntu 19.10 (Eoan Ermine), cosa c’è di nuovo

Arriva Ubuntu 19.10 con molte novità tra cui alcune significative.
Uno dei maggiori cambiamenti in Ubuntu 19.10 – che verrà apprezzato soprattutto dagli appassionati dei videogiochi – è la decisione di includere i driver NVIDIA nell’immagine di installazione ISO garantendo un elevato miglioramento delle prestazioni e permettendo così l’installazione di driver proprietari (closed source) per la propria scheda grafica. Un altro grande cambiamento fondamentale in questa versione è il supporto per l’installazione di Ubuntu utilizzando il file system ZFS: Ubuntu infatti, è la prima distribuzione Linux desktop ad offrire supporto nativo per ZFS.
È stato modificato il modo in cui Ubuntu 19.10 supporta le app a 32 bit – di cui abbiamo discusso approfonditamente negli articoli  2019.024 ( https://wiki.ubuntu-it.org/NewsletterItaliana/2019.024#Ubuntu_non_supporter.2BAOA_pi.2BAPk_l.27architettura_i386 ) e  2019.025 ( https://wiki.ubuntu-it.org/NewsletterItaliana/2019.025#Canonical_assicura_che_le_applicazioni_a_32_bit_verranno_eseguite_sulle_versioni_di_Ubuntu_19.10_e_successive ) – con gli sviluppatori Ubuntu “impegnati” a garantire che la distribuzione abbia uno spazio utente a 32 bit funzionante per app e software legacy, inclusi Steam e WINE.
Sono presenti anche le migliori funzionalità di  GNOME 3.34 ( https://wiki.ubuntu-it.org/NewsletterItaliana/2019.028#GNOME_3.34:_ecco_tutte_le_novit.2BAOA- ), dove è possibile trascinare e rilasciare le app nel “Menù delle applicazioni” per creare “cartelle di app”; anche le velocità di avvio iniziali dovrebbero essere più veloci , grazie a una tecnologia di decompressione intelligente, mentre l’utente Intel potrebbe beneficiare di un avvio senza sfarfallio. Per concludere Ubuntu 19.10 a colpo d’occhio porta con sé:
* Kernel Linux 5.3
* GNOME 3.34
* Opzione di installazione del file system ZFS sperimentale
* Spedire i driver NVIDIA sulla ISO
* PulseAudio 13.0
* Avvio senza sfarfallio per gli utenti Intel
* Cestino di Ubuntu Dock e icone di unità esterne
* Rinnovato tema Yaru GTK
* Supporto per temi per le app Snap
* Fwupd disponibile come Snap
Ovviamente ci sono i  nuovi sfondi ( https://wiki.ubuntu-it.org/NewsletterItaliana/2019.031#Vi_presentiamo_i_nuovi_sfondi_di_Ubuntu_19.10_.22Eoan_Ermine.22 ) da godere, incluso il nuovo sfondo predefinito di Ubuntu 19.10!
È qui disponibile anche un  videohttps://www.youtube.com/watch?v=4YywtDfnDI8 ) che illustra tutte le novità. Quindi che aspetti? Affrettati e scaricalo subito dal sito  Ubuntu-it ( https://www.ubuntu-it.org ).
Fonte:  omgubuntu.co.uk ( https://www.omgubuntu.co.uk/2019/05/ubuntu-19-10-release-features )
Fonte:  omgubuntu.co.uk ( https://www.omgubuntu.co.uk/2019/10/ubuntu-19-10-video )

 

da: Newsletter Italiana Ubuntu – La newsletter italiana di Ubuntu è pubblicata sotto la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 ( http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode ).

298 Views

Giovanni Gorga (Omeoimprese): “La campagna promozionale del libro di Roberto Burioni è andata oltre il limite del consentito”

«Gli omeopatici sono riconosciuti come farmaci per legge: non sono preparati, non sono pozioni. Sono medicinali e sottostanno a regole definite dall’Agenzia italiana del farmaco, proprio come i medicinali allopatici. Burioni può esprimere opinioni ma non trasmettere informazioni sbagliate, scorrette e fuorvianti, come ad esempio quella che all’interno del farmaco omeopatico non c’è nulla».

«La campagna promozionale del libro di Roberto Burioni è andata oltre il limite del consentito. Non condivide i principi dell’omeopatia, tanto da averne scritto un saggio, e noi ce ne faremo una ragione. Ma come si può permettere di colpire milioni di utilizzatori delle medicine complementari, derubricare come “roba da comiche” corsi di specializzazione organizzati da prestigiose università italiane e dare dei “babbei” a decine di migliaia di colleghi medici, ricercatori e docenti universitario, il tutto per vendere più copie del suo libro? C’è un limite alla decenza, verbale e intellettuale».

 

212 Views

Cathy La Torre e “Odiare ti costa”

Sono sempre felice quando possodire di essermi sbagliato, e in questo caso lo sono. Ho sbagliato a sottovalutare il talento di Cathy La Torre, avvocato e attivista del mondo LGBT, ideatrice e strenuo difensore dell’iniziativa #odiareticosta. Quando apparirono i primi comunicati stampa su Facebook, “Odiare ti costa” mi sembrava uno slogan un po’ usurato e di maniera per definire una iniziativa lodevole negli intenti ma poco incisiva agli atti pratici, quella di portare gli haters della rete tutti in tribunale per diffamazione. Ma non sotto il profilo penale, che secondo gli organizzatori e i sostenitori dell’iniziativa avrebbe poca incisività per la modestia delle pene irrogate e per la troppa facilità a farla franca (va beh, qui però dipende dai punti di vista), bensì in sede civile, per colpire gli haters in quello che hanno di più caro al mondo, il portafoglio. E ci stanno riuscendo molto bene, se è vero come è vero che uno dei primi haters individuati è un certo “Michele” che di notte scrive cose inenarrabili sul conto di Cathy La Torre, e di giorno posta le sue fotografie di buon padre di famiglia. Pare che l’autore di offese del tipo “Mamma mia che cessa che sei, mi fai schifo, sei vomitevole” sia un agente di polizia penitenziaria. Un bel lavoro, dunque, e un ottimo biglietto da visita. Complimenti a Cathy La Torre e al suo staff.

288 Views

Matteo Renzi querelato per diffamazione. Il PM chiede l’archiviazione.

I genitori di Jessica Faoro, la ragazza uccisa con 85 coltellate da un tranviene a Milano, hanno querelato Matteo Renzi per diffamazione per aver scritto nel suo libro ‘Un’altra strada. Idee per l’Italia di domani’, edito da Marsilio, che “A Milano Jessica Faoro viene uccisa da un italiano. Frequenta un brutto giro legato alla droga. Gli esami medici ci descrivono violenze di ogni genere e un omicidio particolarmente efferato”. La querela è stata sporta a Milano poi, per competenza, trasmessa alla Procura della Repubblica di Padova, dove ha sede la Casa Editrice. Il Pubblico Ministero Luisa Rossi ha chiesto l’archiviazione della querela nei giorni scorsi, richiesta di archiviazione a cui i genitori della ragazza hanno fatto opposizione. Secondo i magistrati infatti era di pubblico dominio che la vittima facesse uso di sostanze stupefacenti e quindi il libro di Renzi non avrebbe divulgato elementi diffamatori ulteriori a quelli già noti. La vicenda quindi non è da ritenersi conclusa e la parola ora passa al Giudice per le Indagini Preliminari.

243 Views

@vanitosa95: a Portrait of the Hater as a young Woman

In fondo @vanitosa95 è un nickname come tanti. Come tanti pseudonimi che uno ha a disposizione per celare agli altri la propria identità. Il perché uno voglia farlo o ne abbia necessità è sempre un mistero. In questo caso mi pare che la ragione della scelta dello pseudonimato sia più che evidente: tirare vigliaccamente il sasso per ritirare subito la mano. Non essere rintracciabile e, di conseguenza, imputabile. @vanitosa95, in fondo, è solo un modo per chiamarla. Quello che veramente importa è che questo account è in Twitter dal maggio scorso, che ha collezionato ben 116 messaggi (capirai!) tutti di odio e di augurio per determinati interlocutori (Laura Boldrini, la figlia di Laura Boldrini, i partecipanti alla Leopolda, Maria Elena Boschi, le persone che fanno battute sulla colica di Matteo Salvini) di tumori e disgrazie varie. Sono delle modalità assolutamente riprovevoli di agire e che hanno fatto sì che Twitter chiudesse l’account nel pomeriggio di oggi, mentre lo screenshot con i due tweet di odio puro l’ho fotografato questa mattina, quando l’account era ancora operativo. E’ un esempio come tanti altri di cialtronismo e di gusto per la vendetta usa-e-getta, ma i messaggi in questione mi sono sembrati particolarmente pesanti. Sarà che non ho mai augurato il cancro a nessuno. Sarà che ho sempre pensato che certi personaggi sono spesso dei grandissimi portatori di polemiche e che le polemiche si smontano con i fatti, per cui non c’è bisogno di invocare il cancro su di loro, basta contraddirli con argomentazioni solide e incontrovertibili. Sarà che trovo internet uno strumento troppo prezioso per sprecarlo in inutili invocazioni oncologiche a danno di questi e di quelli. Sarà che i messaggi di questa persona, di cui ho oscurato la foto (non per rispetto della sua privacy, perché non ne ho nessuno, ma per rispetto di quella della persona a cui è stata probabilmente carpita) mi hanno turbato al punto di venirne a parlare con voi e di lasciarne traccia. Perché il male in rete esiste. Ed oggi è passato per il nome di @vanitosa95.

263 Views