¡Me tocó el Gordo!

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FROM THE DESK OF THE VICE PRESIDENT
Calle de Alcalá 12a E-28014
INTERNATIONAL PROMOTION/PRIZE AWARD DEPARTMENT
MADRID-SPAIN

REF NO: ES/ES/0264524715ZBN 15/12/2020
BATCH NO: ES/5275YD65IMN

Attn: Dick Trubendorffer

RE:AWARD CLAIM FINAL NOTIFICATION

We are pleased to inform you of the released results of the EL GORDO DE
LA PRIMITIVA SWEEPSTAKE LOTTERY .

Your email address was attached to the Ticket number 065-80-311-752-999
with Serial number 2671-763 drew the lucky numbers 65-98-05-11-64 which
consequently won the lottery in the 3rd Category.

To begin your claim please contact your authorized claims agent, Pedro
Leon Foreign Service Manager EL GLOBAL SEGUROS S.A MADRID SPAIN via
email: elglobalseguros@gmail.com for the processing and remittance of
your winning prize money to a designation account of your choice.

Details about your winning prize will be provided to you by your agent.

Please quote your reference and batch numbers in every correspondence
with us or your agent.

Congratulations once again from all our members of staff and thank you
for being part of our International Promotions Program.

Yours Faithfully,

Juan Alfonso Martinez
Vice President.

El Gordo De La Primitiva Loteria Spain

Dicono di me

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Oggi mi sono dedicato a controllare l’andamento delle mie audioletture su Audible di Amazon. Vendicchiano,

Una gentile signora (il sesso femminile è sempre molto gentile) ha mandato una recensione negativa sulla mia interpretazione della magistrale (e unica) traduzione di Grazia Deledda di “Eugénie Grandet” di Honoré de Balzac. Dice la riverita utente:

“Purtroppo non sono riuscita ad arrivare alla fine per l’esagerata monotonia del lettore. Così sapevo leggere anche io.”

Nessuna firma, nemmeno uno pseudonimo, nessuno spazio per rispondere. Verrebbe da dire che così sapevo criticare anch’io. Davvero basta celarsi dietro l’anonimato e il più totale riserbo sull’identità personale offerta da Amazon, senza meterci la faccia o uno straccio di firma, per stroncare il lavoro altrui? Va bene, la mia lettura del capolavoro balzacchiano è eccessivamente monotona. Non era suo obbligo ascoltarla (oltretutto, prima di ordinare un audiolibro, c’è la possibilità di ascoltarne gratuitamente un estratto, quindi se non le andava bene poteva benissimo fare a meno di scaricarselo), oltretutto l’ha presa in abbonamento. E se, poi, non voleva pagare, sappia la riverita che su Audible è disponibile anche la lettura dell’ottima Silvia Cecchini (stroncata anche quella dagli utenti perché “troppo veloce” -e va be’, ma non vi accontentate mai…-), quindi sarebbe bastato cancellare la mia versione e sostituirla con un’altra. Oppure, se proprio ci teneva, scaricarla da classicistranieri.com e ascoltarla gratis et pro amore Dei. E invece no. C’è gente che non si accontenta delle proprie contraddizioni, non è contenta finché non le fa conoscere agli altri. Qualcuno, invece, bontà sua, mi ha dato quattro stelle. Altri cinue addirittura. Oddìo, non che sia un privilegio avere 5 stelle con la situazione politica che ci ritroviamo, ma stiamo parlando di valutazioni, non di forze di governo.

Ma non basta: “Così sapevo leggere anch’io”. E brava! E allora perché non l’ha fatto? Non avrebbe creato un doppione, anzi, io credo che più interpretazioni della stessa opera costituiscano una ricchezza, così uno può scegliere e non è costretto a comprare solo l’unica versione disponibile. Magari a caro prezzo. Non ha tempo? Non ne ha voglia?? E allora lasci quest’incombenza a chi tempo e voglia ne ha e ne ha avuta (si rende conto di quanta fatica costi registrare l’audiolettura di un intero romanzo?), e se proprio l’esperienza di ascolto è stata così deludente per lei, sappia che ci sono centinaia di utenti su classicistranieri.com che quell’opera l’hanno scaricata e che sono rimasti contenti. Considero gli apprezzamenti della Signora una sorta di medaglia al valore, e a questo punto è bene che certi clienti di Amazon si ritrovino a pagare 9,90 euro per un audiolibro che potrebbero acquisire altrove gratuitamente. Se la meritano la mia “esagerata monotonia”.

Tutti poeti noi del ’56

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Quando è morto Maradona è morto un “dio”. Adesso che è morto Paolo Rossi è morto un uomo.

Un uomo che si è insinuato, magari a suo mal grado, nella storia. Un uomo che ha vissuto come un ragazzino quando gli eventi lo sovrastavano senza che nemmeno lui se ne accorgesse.

Quel 1982 è stato l’anno successivo al tentativo di colpo di stato in Spagna ad opera di Tejero (da cui il termine spagnolo “tejerazo” per “colpo violento e repentino”), l’anno dell’ascesa di Felipe González al potere, l’anno dell’apertura spagnola degli occhi alla meraviglia. Tutti che uscivano, si incontravano, si parlavano, prendevano qualcosa al bar, vecchi e giovani, non c’era nessuna distinzione. Non importava che tu ordinassi una horchata de chufas o un gin-tonic, l’importante era sentirsi finalmente liberi. E fu l’anno del mio primo viaggio in Spagna. Avevo 17 anni. Ero giovane e piuttosto scemo. Ma tutto questo Paolo Rossi non lo sa.

Quell’anno vincemmo il mondiale di calcio per la terza volta, passando a stento il primo turno grazie ad una provvidenziale bòtta di culo col Cameroun del portiere ‘Nkono e di Oman Biyik. Pareggiammo ma ci fecero vedere i sorci verdi. Poi ci aspettava il Brasile di Falcão. E Paolo Rossi, da bravo ragazzino qual era, gli rifilò tre pappine di quelle che non te le dimentichi. Al terzo gol sembrava che Paolo Rossi non guardasse nemmeno lo specchio della porta, sembrava che guardasse da tutt’altra parte, e invece lui era lì, nell’area, tirò senza guardare ed il portiere lo fece passare.

Poi fu il turno dell’Argentina dello stesso Maradona, che la prese in saccoccia giocandosi la finale con la Germania, che vincemmo con un secco 3-1. “Campioni del mondo!” gridò per tre volte consecutive Nando Martellini. E tu che cercavi di immortalare nella memoria quel momento imparando a memoria la formazione “Zoff, Gentile, Cabrini”. Non era un elenco, era un verso settenario, che si imprimeva nella mente come “Silvia rimembri ancora”.

E poi Pertini che riportò a casa il poeta-educatore Bearzot e i suoi ragazzi giocando a scopone sull’aereo. Un ragazzo del ’56. Un bambino, un bambino. E anche a me tutto sembrava andasse bene, tra me e le mie parole e la mia anima. In Spagna mi dicevano “¿Italiano? ¡Ah! Paolo Rossi…”

E ora che Rossi se n’è andato, dopo Maradona, si capisce veramente che differenza c’è tra quando muore un dio e quando muore la gente. Perché è la gente che fa la storia.

AGGIORNAMENTO DEL 12/12/2020:

Mi scrive il solerte amico e lettore Roberto Di Giovannantonio chiarendomi quanto segue:
“Per dovere di correttezza, affrontammo prima l’Argentina battendola 2 a 1 (Cabrini, Antognoni), indi il Brasile. Poi, in semifinale la Polonia (2 reti di Rossi) prima della finale. Mi permetto.”

Io ho ricordato solo alcuni avvenimenti “ad sensum”, non volevo certo far torto alla verità storica e al calcio, di cui ammetto di non capire una veneratissima mazza. Grazie Roberto, ti devo sempre una birra gelata.

Teachers do sex! (Anche) gli insegnanti fanno sesso

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Una insegnante di 22 anni aveva un fidanzato. Quando facevano la nanna insieme amavano riprendere i loro rapporti col telefonino. O con la videocamera. O con quello di che ne so io. Spero in maniera libera e consensuale da parte di entrambi. Nella propria intimità ognuno fa quel che vuole.

Come spesso accade a quell’età (e anche ad età ben più avanzate, per quel che mi riguarda), i due fidanzati si lasciano. Lui diffonde via WhatsApp i filmati girati nei loro momenti più intimi. I filmati diventano, usando un’orrenda espressione, immediatamente “virali”. Passano di mano in mano, di telefono in telefono, la ragazza viene messa alla gogna come una poco di buono e viene immediatamente licenziata dalla scuola in cui lavorava, anche con pesanti e gravi motivazioni espresse dalla dirigente scolastica. Non solo ha perso quel lavoro, ma non riesce più a trovarne un altro tout-court. Ormai tutti la conoscono, sanno quello che ha fatto (e che avrà fatto mai?). E nessuno la vuole più.

Ma è accaduto quello che spesso accade in questi casi. Le colleghe non si sono fermate all’indifferenza davanti a questo abominio e tre di loro hanno accettato di posare nude per una campagna di solidarietà denominata “Teachers do sex”, ovvero “(anche) gli insegnanti fanno sesso”. I manifesti sono stati affissi vicino alle scuole, nella zona in cui il licenziamento si è verificato. E la trovo una cosa incredibilmente bella.

Perché c’è questo preconcetto incrollabile dell’insegnante asessuato, che se lo fa lo fa per fare figli (almeno quello è ancora loro concesso), per dovere ma mai esclusivamente per piacere. Avere una vita sessuale attiva e, auspicabilmente, soddisfacente, per un insegnante (soprattutto se donna) è ancora un tabù. Meglio pensarli in mezzo ai loro libri gli insegnanti, che correggano compiti, che parlino con i genitori (poco e bene, possibilmente), che si alzino presto e vadano a letto tardi, che preparino le lezioni, che partecipino ai consigli di classe, ai collegi docenti, possibilmente che non rompano troppo i coglioni, che mettano sei, che si limitino a dire “il ragazzo va bene ma potrebbe fare di più”, se proprio ci tengono. Che facciano il loro dovere, ma il sesso proprio no, e se proprio sono vittime di episodi di “revenge porn” (altra espressione orribile, ma ci dobbiamo adattare edc abituare), la colpa è loro, non di chi ridiffonde immagini e filmati.

Gli insegnanti fanno sesso, invece. Magari in silenzio, per non farsi sentire. Come le mamme (diceva una vecchia canzone di Alice), come gli adolescenti che temono di essere scoperti da un momento all’altro.

E invece è arrivato il segno dello stigma, la lettera scarlatta, il marchio dell’infamia. Nessuno le ha chiesto scusa, ha dovuto riferire alla famiglia particolari di quella che era solo la sua vita personale (la sua, e quella di nessun altro). Eppure, lei, la ragazza, pensa di poter perdonare il suo carnefice, quello che gli ha rovinato la vita. Tanto di cappello, ma le cose, per lei, non cambiano. Bisognava, secondo la direttrice, evitare lo scandalo, salvaguardare il buon nome dell’istituto. E allora il capro espiatorio non poteva che essere lei. Capovolgendo i ruoli, quello della vittima e quello del carnefice, facendo passare una vigliaccata per un gesto di pura goliardia, un torto subito in una colpa.

“Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare”.

Solange Sabine Sonia Hutter, dirigente scolastica dell’Istituto “Marini-Gioia” di Amalfi, Sala stampa della Camera dei Deputati – Il discorso completo (3/9/2020)

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«Parliamoci chiaro, soltanto un ingenuo, uso volutamente un eufemismo, potrebbe chiedere che queste linee guida, le misure concepite dai cosiddetti esperti, i cosiddetti ministri, dai cosiddetti presidenti, e dalla miriade di figure ormai mitologiche per quanto sono nascoste dietro le quinte siano preposte a tutelare la salute di chi che sia, meno che mai dei nostri bambini e dei nostri giovani. Si, perché parliamo del nostro futuro, dei nostri figli. Perché tu, Stato, adesso sei un nostro nemico. Un nemico violento, senza onore, che sta giocando al massacro in un clima sociale dove la coscienza collettiva è sospesa, o quanto meno disfunzionale, guastata. Perché questo non è un momento qualsiasi, questo è uno di quei momenti in cui si scrive la storia. Ma non si tratta di gesta nobili, di patrimoni per l’umanità. Sappi che sarai interpellato un domani per rendere conto di misfatti gravissimi che avrebbero minato fin nelle radici i presupposti stessi della vita e della natura dell’uomo. Tu credi di poterti nascondere dietro le membra ingombranti di un leviatano e invece ci saranno dei nomi e dei cognomi che risuoneranno, scanditi ad altra voce, quando l’umanità dormiente si sveglierà di colpo e guarderà in faccia chi si è permesso di minacciare, violare, attentare la nostra vita. Non abbiamo creduto neanche per un istante che tutto ciò riguardasse la difesa della salute, il contenimento di un contagio che tu, Stato, che voi, ministri, tecnici, commissari, portaborse, davvero fosse interessati ai nostri figli. Ciò che è stato concepito, infatti, se applicato, porterà solo malessere, malattia e morte. Anzi, informo, ha già cominciato da tempo a mietere vittime. E’da tempo che si prova a distruggere la scuola, a minare le fondamenta in tutti i modi legalizzati. Attraverso le cosiddette riforme che sono riuscite sono a svilirne la funzione centrale di istruzione e di formazione e renderne oltremodo complicate le ulteriori funzioni democratiche che inclusive. Eppure la scuola italiana si è difesa dagli attacchi vergognosi che ha subito. Come dico sempre sono le persone a fare la differenza. E pur se vessati da migliaia di adempimenti burocratici inutili e vessatori, circolari che dalla sera alla mattina pretendono inutili monitoraggi delegati a dirigenti scolastici e a docenti operati da ulteriori compiti che a nulla avrebbero a che vedere con l’insegnamento e la cura dei nostri figli, pare che tu, Stato, in base al tuo comportamento, di figli non è abbia. Eppure sono certa che molti di voi, celati dietro la colta di fumo di un apparato statale multiforme sempre più lontano dal popolo, di figli li abbiamo. Forse ciò che vi manca è la coscienza, i valori, la dignità, la cultura. Si perché la cultura, vera, quella che rende le azioni dell’uomo nobili e cruciali, non avrebbe consentito a sviluppi tanto ignobili. Informo che chi ha concepito simili abomini, perché è di questo che si tratta, che nessuna persona da 0 a 18 anni dall’inizio dell’epidemia è stata colpita dal virus in misure tale da chiedere cure intensive e soltanto 4 individui sono deceduti perché gravemente ammalati di pregresse patologie. Rivolgiamo un pensiero commosso a questi bambini. Adesso, dopo mesi di aperture e contatti ravvicinati tra ragazzi, è chiaro a tutti che la curva epidemiologica riferita ai giovani non è accresciuta, nonostante i bombardamenti da parte di organi di stampa vergognosi, manipolati da soggetti senza scrupoli che diffondono notizie false, tendenziose e manipolate. Ricordo anche a questi che hanno nomi e cognomi, così come sopra, che abbiano anche dei figli. Se questo mondo sarà rovinato lo sarà anche per i loro figli. Non solo per i nostri.

Vorreste trasformare la vita dei nostri studenti in un incubo. Vorreste entrare nelle nostre case, nelle nostre scuole e trasformarle in lager e lazzaretti senza malati. E pur vorreste trovarne, come metodi nazisti, dove si vuol far credere che un sano sia malato e che sia un pericolo per familiari e compagni. Spargendo sospetto, paura e la zizzania, separando e dividendo. Perché solo così può governare una compagine simile, che si è venduta al miglior orribile offerente. Costringere i nostri studenti, i docenti e tutto il personale della scuola all’osservanza di simili misure restrittive non solo è inutile, e tu Stato lo sai benissimo, ma è anche criminale. Bambini della scuola dell’infanzia costretti a non poter vivere in modo spontaneo e salutare, impediti nello sviluppo armonico della personalità, condannati con un’altissima probabilità a contrarre nevrosi e psicosi. Costretti a vivere tra persone orribilmente mascherate. Perché? Quali sono i tuoi piani? Possibile che questa frotta di pseudo esperti, inseriti in questi comitati, ignorino le implicazioni e le conseguenze di simili manipolazioni? Davvero ignorate che ciò potrà portare a malattia, autolesionismo e anche suicidi? Ebbene, sia che lo ignoriate che invece ne fosse consapevoli, in entrambi i casi dovete dimettervi e rinnegare immediatamente le prescrizioni che avreste voluto imporre alle nostre scuole. Dovete andarvene! Liberare tutti dal gioco della vostra profonda inadeguatezza. Le nostre scuole devono rientrare nella normalità. Restituite ai nostri figli la serenità, la gioia, la libertà. Non è con questa violenza che potrete godere delle vostre ignobili poltrone o dei vostri soldi. Le barche sulle quali ci troviamo noi e voi saranno di certe diverse. Non siamo sulla stessa barca. No, davvero. Ma il mare è lo stesso, sappiatelo.

Sono chiamata a parlare di responsabilità, è vero, ma ci sono tipi differenti di responsabilità. Fin troppo facile e meschino concepire linee guida illogiche, illecite oltreché anticostituzionali fin del midollo. Per sbatterne poi le responsabilità in capo ad altri, in capo dai dirigenti scolastici. Cari colleghi dirigenti scolastici vi consiglierei di fare attenzione. E’ vero che anche noi siamo responsabili della salute dei nostri studenti e dei nostri dipendenti. E io aggiungo, appunto! Noi dirigenti scolastici abbiamo tra i compiti specifici quelli di rendere l’ambiente di lavoro e di studio salubre e idoneo a studenti e personale scolastico. Ed è ciò che tendiamo di realizzare in ogni modo, anche quando si tratta di scuole che cadono a pezzi e che vengono totalmente ignorate dagli stessi funzionali che oggi sbandierano ai quattro venti la preoccupazione per il contagio nelle scuole. Che ipocrisia immensa. Vorrei sapere per mia curiosità personale dove fossero queste entità prima della pandemia. Ogni santo e sacro giorno nelle nostre scuole regna una grande e profonda solitudine pur nell’allegria chiassosa dei nostri giovani. Allegria che si vorrebbe tacitare con bavagli, museruole e paura. Di cosa siamo responsabili noi presidi? Di cos’altro visto che siamo di tutto, di più da tempo immemore? Egregio Stato, ti stupirai perché io ti chiedo un’altra responsabilità, ulteriore, ed è quella del benessere psicofisico, emotivo, affettivo dei miei studenti, del mio personale. Concedimi l’uso dell’aggettivo possessivo, prassi che mi è stata contestata dagli uffici superiori dai quali sono stata convocata giorni addietro, all’indomani del mio sciopero della fame, per rendere conto delle mie dichiarazioni verso ad una bozza, non ministeriale, bensì a firma dell’associazione nazionale presidi che pare volesse prevedere il voto di condotta che pare non rispettassero l’osservanza delle misure restrittive anticovid, vale a dire il distanziamento sociale. In quell’occasione mi fu ribattuto che le scuole alle quali siamo assegnati noi dirigenti non sono le nostre e non possiamo trattarle come casa nostre. Eppure il nostro lavoro si fonda sul sentimento, intenso come sentire, per poi agire di conseguenza, in direzione del benessere e a vantaggio dei ragazzi. Dunque tu, Stato, non puoi assegnarmi responsabilità che non afferiscano al mio profilo professionale di dirigente scolastico. Perché ti informo che nessuno di noi è un medico e la scuola non è un nosocomio o un carcere sanitario dove i genitori devono temere per i propri figli e per la propria podestà genitoriale. La scuola che io dirigo la sento mia perché la cura come se fosse mia. Apportando tutte le modifiche, tutti gli accorgimenti che possano innalzare i livelli di attrattività come è scritto tra gli obbiettivi di svariati programmi operativi nazionali, finanziati a livello ministeriale e anche europeo. Ma sembra che tu, Stato, non sappia di cosa io stia parlando. Dove sono i sindacati che qualche anno fa inviano vertenze ai quei presidi che articolavano un orario ritenuto ingiusto da qualche docente puntiglioso? Anche essi ignorano i diritti e i doveri le mansioni di un docente? E quando la bomba metaforica scoppierà, dove si rifugeranno tutti quei ministri, esperti, tecnici e portaborse di cui sopra? Pensano di nascondersi? Io credo di no.

Io ho vinto un concorso come dirigente scolastico. Nel decreto 165 del 2001, articolo 25 sulla dirigenza scolastica, non c’è traccia di mansioni medico legali, tanto meno di direttore sanitario, vale a dire, mi spiego, perché mi rendo conto dell’ignoranza abissale, oltre che, probabilmente, della malafede. Io non avrei l’autorità di nominare nessun referente Covid per esempio, tanto meno consentire al personale scolastico di azzardare valutazioni di tipo diagnostico.

Quanto descritto nel protocollo sanitario allegato al piano scuola 2020/21 non è compatibile con i profili professionali a cui si riferisce oltre che assolutamente fuori contesto e fuori luogo. Denuncio preventivamente i rischi connessi alle prescrizioni dettate da questo protocollo sanitario. Pericoli reali di allarme sociale, ordine pubblico all’interno degli istituti scolastici, disordini che potrebbero verificarsi molto facilmente in seguito all’applicazione delle misure in elenco. Per chi non lo sapesse il protocollo prevederebbe che un operatore scolastico qualsiasi alla presenza di colpi di tosse o sintomatologia simili influenzabili, e io aggiungo “cioè?”, abbia autorità, chi gliela concessa? Il ministro? Lucia Azzolina? Il comitato tecnico scientifico? Vale a dire i medici e tecnici Agostino Miozzo? Silvio Brusaferro? Francesco Maraglino? Giuseppe Ruocco? Franco Locatelli? Mauro Dionisio? Tiziana Coccoluto? Walter Ricciardi? Claudio D’Amario? Giuseppe Ippolito? Alberto Zoli? A chi di essi dovrà rivolgersi il dirigente scolastico quando ci sarà un colpo di tosse, uno starnuto, un normale quanto diffusissimo rialzo febbrile, un raffreddore? Parliamo di situazioni che si verificheranno certamente in tutte le scuole. Si innescherà un meccanismo infernale. Tutto ciò porterà disordini, ferimenti e anche potenziali ferimenti, fughe da scuola. Minori, bambini, studenti, personale docente e non docente presi dal panico potrebbero avere reazioni inconsulte. Quando si è in pericolo per la propria vita si può reagire in modo imprevedibile e inconsulto perché ha un solo obbiettivo: sopravvivere. Non ha l’opportunità di pensare che la sua azione potrebbe essere pericolosa ed arrecare danno a sé e ad altri. Sappiamo tutti come gli organi governativi e di stampa connessi stanno bombardando da mesi tutta la popolazione con la strategia del terrore. La massa è terrorizzata, e di questa massa fanno parte anche i bambini e i ragazzi che si ritroveranno nelle scuole travestite da lager.

Pregherei, se ancora esiste, l’Ordine dei Giornalisti a ritirarsi in un consesso di riflessione generale e profonda, durante il quale ripensare alle proprie modalità operative nei confronti dei lettori, dei fruitori televisivi tra cui minori che, ad ogni ora del giorno, subiscono messaggi di una violenza inaudita. Pregherei anche l’Ordine dei Medici che si preoccupa delle dichiarazioni logiche e pertinenti di professionisti al servizio della popolazione, convocandoli al fine di pretendere da essi spiegazioni immediate, circa valutazioni non allineate al pensiero unico governativo quanto meno di fare lo stesso nei confronti di altri “medici” che si permettono di veicolare messaggi ed offese via social del seguente tenore, rappresentato addirittura dal titolo di un libro “La congiura dei somari.Perché la scienza non può essere democratica”. E’ arrivato un altro Dio tra i tanti che già credono di esserlo. Fermo restando il mio amore e rispetto per tutti gli animali e gli asini in particolare, creature belle ed intelligenti, diametralmente opposte all’autore del volume in oggetto. I soldi fanno comodo a tutti, ma devo esistere e sussistere dei limiti. Chiedo con forza che venga ripristinata la verità perché anche la massa acritica possa rientrare nella propria vita e nella dolce normale vita ordinaria. Lo sappiamo tutti, noi non dormienti, lo sapete tutti voi al Governo, lo sai tu Stato che l’emergenza non è più tra noi. A muoverti non è l’amore per i cittadini e per gli studenti. Perché se così fosse non avresti mai agito come hai agito e ti saresti veramente impegnato e premurato di rasserenare gli animi, diffondere ottimismo e tranquillità. Se proprio vuoi insistere sui giovani ti informo, Stato, che ci sono milioni di giovani che soffrono di anoressia, depressione, sostanze stupefacenti, alcolismo, di autolesionismo. Abbiamo giovani che si suicidano sempre prima. A Salerno due casi dopo il lockdown. Se la scuola dovesse partire potrebbero esserci, ci saranno, rischi molto seri da tutti i punti di vista dei quali io chiederò conto alle persone che ne saranno responsabili. Non potranno nascondersi dietro nessuna sigla. I nomi sono noti e saranno fatti. Non sarò intimidita da nessun avvio di procedimento disciplinare perché la difesa dei nostri ragazzi è propedeutica per il futuro di tutti. Vado avanti insieme a quelle persone che ogni giorno celebrano l’amore e vogliono stare lontane da logiche di potere nelle quali non vogliamo essere più vittime.

A voi rappresentati del Governo faccio questo appello. Cogliete questa occasione per ripristinare la verità, restituendo spontaneamente i diritti costituzionali e la libertà al popolo italiano che non vi ha manco eletti. Eppure in parte vi ubbidisce, credendo alla narrazione falsa che vi state raccontando. Chi cerca trova e voi state cercando per trovare ciò vi serve al proseguo della vostra occupazione indebita dei parlamento. I malati, che non si trovano perché non ci sono. Ditelo, riabilitatevi, rientrate nei vostri ruoli di politici, ma anche nel vostro rango di uomini. Mi permetto di aggiungere un invito a Di Maio. Invece di sedere in poltrona dopo l’inguardabile saluto a gomito con politici cinesi che provi a ricordare da dove viene e cose deve fare un ministro degli esteri. E basta astenersi dallo stringersi la mano, è una sceneggiata. Le mani si usano per toccare tutto. Mi chiedo perché dobbiamo sentirci colpevoli nel toccare altre mani. Visto che poi le mani si lavano, anche se in certi casi, pur lavandole, resteranno sporche, ma questa è un’altra storia. E concludo. Egregio Sergio Mattarella. Lei che con il suo stesso cognome rievoca con onori e glorie chi si è immolato sull’altare della giustizia non è il mio presidente finché non entrerà nella sua funzione di garante della costituzione. Avvocato Giuseppe Conte non è il mio presidente del Consiglio e non solo perché non è stato eletto da nessuno, ma anche perché non eletto avrebbe dovuto operare nel modo migliore per il Paese e per il popolo italiano e poi gentilmente congedarsi, e invece non solo non opera a favore degli italiani ma addirittura proroga lo stato di emergenza senza motivo. Ricordo a tutti, unico Stato in Europa ancora in emergenza. Fittizia, con conseguenze inquantificabili da tutti i punti di vista. Chiedo alle opposizioni di pretendere il dibattito parlamentare e il ripristino della legalità, quella vera. Se non lo farete sarete complici di un governo illegittimo e di stampo dittatoriale, sebbene per poco in embrione. Diffido la classe politica tutta, in particolare i governatori di regione ad agire nei nostri confronti. Avete consegnato l’Italia in mano alla peggiore ignoranza. Vi ricordo che le nostre radici affondano nella cultura greco-romana, che poggia le sue fondamenta nel divino. Lasciate il passo. Invito tutti a trattare questa crisi come una grande occasione, la grande bellezza per rinascere per riappropriarci alla gioia del sapere e del fare per tornare agli antichi splendori».

Solange Sabine Sonia Hutter, dirigente scolastica dell’Istituto “Marini-Gioia” di Amalfi, Sala stampa della Camera dei Deputati, conferenza stampa “La Scuola Che Accoglie (SCA): Prospettive e strategie per affrontare il nuovo anno scolastico”
Fonte: https://www.ilvescovado.it/it/sezioni-25/attualita-3/scuola-e-sicurezza-preside-hutter-dalla-camera-de-92218/article

Covid 19: il vaccino arriva per e-mail

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Ricevo e trascrivo questo orrendo messaggio di spam. C’è gente che vende (o pretende di vendere) il vaccino Covid 19 cinese bombardando una serie interminabile di indirizzi e-mail, tra cui il mio, con offerte che hanno dell’incredibile. Leggete il tutto e rabbrividite.

 

We provide different vaccines resource from manufacturer and professional consulting service about purchase.

Below is our detail process to help you purchase one brand vaccines you need.

The main points of influenza or covid-19 vaccines are as follows:

Background: in view of the lengthy process of negotiation and procurement between government departments between countries and the difficulty of operation controllability, the normal compliance international trade form is adopted to simplify the procurement;

Both sides of the transaction: Party A is a Chinese supply chain pharmaceutical company with the qualification of purchasing and exporting compliance vaccines, and Party B is a company with sufficient capital and having compliance operation in the host country;

Trading foreign exchange: US dollar or pound sterling or Euro or Japanese dollar or Hong Kong dollar;

Priority countries: One belt, One Road country, BRIC countries, and friendly countries in China;

Transaction mode: Party B entrusts Party A to purchase domestic vaccines manufacturers, and Party A provides original factory purchase + whole process cold chain transportation + export declaration + CIF delivery to Party B in destination country;

Transaction subject: Party A only accepts the overseas procurement demand of vaccine finished products, and does not deal with the procurement demand of other non-finished vaccines;

Price factor: according to the diplomatic relations and friendly relations with China, as well as the qualification of Party B company and the results of back investigation, the comprehensive quotation shall be made according to the purchase quantity and the expected arrival time of customers;

Intermediary fee: the buyer’s intermediary shall sign an agreement with the demander, i.e. Party B, on an unrestricted form of commission or consulting service fee;

The trading process sand table is as follows:

(a) Written demand information (LOI or inquiry letter) and company information / qualification / payment bank submitted by the buyer’s intermediary;

(b) One belt, one road Group Co., Ltd. of China as a leader group company of Party A carries out background checks to confirm the necessary factors for compliance procurement. If the background investigation fails, it will be terminated;

(c) After the background investigation is passed, the buyer’s intermediary shall be informed, and the interview shall be conducted at the appointed time. Party B must arrange the person qualified for signing the contract to attend the meeting or entrust the commercial counselor of the Embassy of Party B’s country in China to act on his behalf;

(d) After Party B determines the participants, it needs to prepare a written capital certificate, submit it to Party A for confirmation at the closed meeting, and Party A offers, and communicates with both parties to reach the transaction price;

(e) Party A shall issue SPA and Proforma Invoice on the spot of the closed meeting according to the transaction price reached by both parties, and both parties shall sign and complete the written part of the transaction;

(f) According to the SPA signed by both parties, Party A shall perform the contract, deliver the goods at the port of destination in the country designated by Party B on time, and the transaction is completed.

Chinese translation is below :

(…)

Paolo Attivissimo sbaglia gli accenti in spagnolo e confonde lo spagnolo con il portoghese

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Paolo Attivissimo (“diploma in lingue”, secondo quanto riferito da Wikipedia), nel maldestro tentativo di denunciare cialtronaggine giornalistica nel trattare le cause della morte di Diego Armando Maradona (sì, è morto, però ora anche basta!), segnala che ANSA, RAI “e altre testate”, attribuirebbero il decesso del campione argentino a una “parata cardiorespiratoria”.

Brutto vizio quello di scrivere male, frettolosamente e di copiarsi l’un con l’altro le informazioni senza nemmeno dare loro un’occhiata, questo è fuor di dubbio.

Ma nel farlo, il Superlativo, spiega così l’errore commesso:

“Questa disastrosa cialtroneria collettiva deriva probabilmente dal fatto che in spagnolo l’arresto cardiaco si chiama “paro cardiorrespiratório” o “parada cardiorrespiratória”.”

Peccato che in spagnolo “cardiorespiratoria” si scriva senza accento, e che la lingua che, invece, l’accento lo vuole sia il portoghese. Chissà da dove diavolo è andato a copiare e incollare! Ve lo dico io, da Google. Andando a cercare “parada cardiorespiratoria”, questi sono i risultati:

Sui suggerimenti ci sono le due versioni. Quella con l’accento si riferisce (appunto) a pagine in portoghese dove l’aggettivo “cardiorrespiratório” si scrive con l’accento, sì, ma anche con la -rr- (doppia r!!). Insomma, questo castigatore dei giornalisti “cialtroni”, fa un pasticcio incredibile sia a livello ortografico che squisitamente linguistico.

Lui che raccomanda di rileggere sempre quello che si scrive, scivola su queste inezie e banalità.

Stavolta, però, anche noi abbiamo avuto lo scrupolo di salvare in copia permanente il suo scritto (non sia mai che legga questo blog, o che qualcuno glielo segnali, e che corregga gli errori). Lo trovate qui:

https://archive.is/Nk7eS

Ho detto.

La muerte es una tómbola

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Questo è il primo e ultimo articolo che scrivo in cui parlo di calcio, argomento su cui si sono scritte tonnellate di inchiostro e si sono spese parole spesso vacue e inutili per descrivere situazioni al limite del grottesco.

Diego Armando Maradona è morto. Per carità, sia pace all’anima sua e che trovino pace e serenità i suoi diretti congiunti, nonché tutti (e sono tanti) che gli hanno voluto bene in vita.

E’ stato un campione, e questo nessuno lo mette in dubbio.

Quello che, invece, sì, c’è da mettere in dubbio, è la deificazione (addirittura!) che ne è stata fatta. Il famoso gol di mano contro l’Inghilterra fu catalogato come “la mano de Dios“. Leggendo un quotidiano argentino on line ho trovato la scritta “D10s“. Mi pare francamente eccessivo. Un po’ perché, non credendo in nessun dio, mi pare impossibile che un essere umano fallibile come Maradona abbia potuto assurgere direttamente dal ruolo di attaccante a quello di divinità. Un po’ perché l’unica verità è che si muore. E’ toccato a Maradona, ieri, oggi chissà a quanti altri. Forse domani a me. O a qualcun altro.

L’uso di cocacina, l’uso di sostanze dopanti come l’efedrina (che, va beh, la prendono un po’ tutti per perdere peso e per curare il raffreddore, ma si dà il caso che nello sport sia proibita), i suoi eccessi, le sue frequentazioni ambigue in ambiente italico, ne facevano un uomo fragile ed eccentrico allo stesso tempo. Non certo un dio. Eppure “a Rosario, in Argentina, i suoi tifosi fondarono nel 1998 la Iglesia Maradoniana (Chiesa di Maradona), dove il calendario si calcola contando gli anni dalla sua nascita” (Wikipedia). Insomma, AD non sta per Anno Domini, ma per “Antes de Diego”. Gli sono stati dedicati e intitolati in vita stadi (come nel quartiere La Paternal di Buenos Aires), e il sindaco De Magistris ha già annunciato la sua intenzione di dedicargli lo Stadio San Paolo di Napoli.

Non è eccessivo?

E forse sì, magari “Maradona è cchiù meglio ‘e Pelè”, che è come dire che un dio è migliore rispetto a un essere umano. E chi lo mette in dubbio?? Solo che gli dei non giocano a calcio, il calcio è roba per gli esseri umani, e a noi, tifosi di Pelè fino in fondo e con tutto il cuore, rimane solo la consolazione di un vero e proprio poeta del calcio. E i poeti, si sa, non vanno in paradiso. Pelè è un uomo dalla vita specchiata, un vero e proprio gentiluomo. Un uomo che ha dato al calcio dla sua vita, per irprendersela, poi, quando ha visto che era finita. Tutto quello che, forse, gli si può rimproverare è essere stato il testimonial del deodorante “Brut 33 di Fabergé”, certo non avrà mica vissuto per la gloria, ma è, appunto, un uomo. Che lasciava le sue imprese calcistiche agli umani, l’unico vero campione cui si piegò, inchinandosi per il telento, la storica Nazionale italia di Riva, Rivera e Facchetti appena uscita con un sonoro 4-3 dalla semifinale con la Germania nel 1970. E’ stato ” una faccia nera, un par di cosce ipertrofiche e un tronco nel quale stanno due polmoni e un cuore perfetti”, come scrisse Gianni Brera. Si chiama Edson Arantes do Nascimento, e va orgoglioso del fatto che il suo nome, una storpiatura di “Edison”, gli sia stato dato in onore di Thomas A. Edison. E’ “O rei” (il re) e i re sono umani, non hanno nulla a che vedere con la divinità. 761 reti in 821 incontri: una media di quasi un gol a partita.

Qualcuno ci ha provato a dargli del “dio”. Fu il Sunday Times, il giorno dopo della già ricordata vittoria del Brasile contro l’Italia a scrivere «How do you spell Pelé? G-O-D» ma nessuno lo prese sul serio.

Insomma, gli dei non hanno nulla a che vedere col calcio, che è roba da persone mortali. Come mortale era Maradona. Voleva entrare nella storia, c’è entrato, ma la storia è piena di persone che non ci sono più. E quando, o mammammammamàmma, il corazón non ci batte più e ci tradisce, ci se ne va. Come tutti gli altri. Perché i morti sono quasi tutti uguali.

Non credere nella divinità ci aiuterà a vedere Maradona per quello che era e non per quello che noi vorremmo che fosse. ¡Adiós Diego, que un tango te acompañe!.

Paolo Attivissimo, dopo la quarantena (who cares?) parla di “ca**ate”

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Era un bel po’ che non vi parlavo più di Paolo Attivissimo. Davvero, sono passati mesi. Oggi mi sento decisamente più diligente. Tanto è lui che parla di sé.

Paolo Attivissimo è stato in quarantena e ne è uscito, con la sua famiglia, i suoi adorati gatti e tutto il caseggiato che egli ama chiamare “Maniero Digitale”. Nulla di cui preoccuparsi, dunque, per la salute dei diretti congiunti del Nostro. E neanche per Lui (ché da buon superlativo ci vuole la majuscola), per fortuna, perché, parlando una volta sul serio, il male non si augura a nessuno e preferiamo continuare a parlarne per quello che dice e che scrive e non saperlo sofferente o in condizioni di difficoltà, questo mi dispiacerebbe moltissimo. Chiusa la parentesi seria, torniamo al faceto.

Cos’è successo, in pratica? Nulla, è stato a contatto con una persona positiva, la app svizzera (Paolo Attivissimo vive in Svizzera, non lo sapevate? E ha anche una Tesla, non lo sapevate?? Dovreste saperlo….) corrispondente al nostro “Immuni”, lo ha segnalato e ha ricevuto una lettera dal medico cantonale che gli prescriveva la quarantena, appunto. Che è finita.

Cosa c’è di strano in tutto questo? Nulla. A parte il fatto che lui non si limita, come fanno tanti cittadini svizzeri, a prendere atto della sua situazione, e a mettere in pratica i preziosi consigli del medico, per la salvaguardia sua e della sua famiglia, no, lui non è contento finché questa circostanza non l’ha raccontata all’universo mondo. Insomma, tutti devono sapere, attraverso il suo blog, che lui è stato sottoposto a quarantena.

Ma, voglio dire: è una notizia? No, si tratta solo di un particolare sulla salute di un privato cittadino (svizzero, perché non so se sapete che Attivissimo vive e lavora in Svizzera), che casualmente ha un blogghino, che costituisce un dato sensibile, e che riguarda non soltanto lui, ma anche la “Dama del Maniero”, come affettuosamente chiama sua moglie.

L’occasione ha dato il “la” per una dissertazione sul funzionamento dell’app svizzera (perché non so se ve l’ho ancora detto che lui vive in Svizzera) per il tracciamento dei contatti delle persone positive (funziona bene? Ci fa piacere!) e per pubblicare la lettera del medico succitata.

Cioè, non solo “cui prodest?”, ma soprattutto “who cares??” Voglio dire, io sono stato in ospedale per due mesi e poi per altri quattro in clinica riabilitativa, eppure non ho mai messo in linea uno straccio di documento medico che mi riguardasse, nemmeno il foglio fanale delle dimissioni con la scritta “Tutto bene, sono tornato a casa”. Semplicemente ho quasi interrotto le pubblicazioni del blog, salvo qualche raro e sporadico intervento, e poi bon, finita lì. A chi interessava (o doveva interessare) il certificato del mio medico curante che mi imponeva di stare a riposo? A nessuno, appunto.

Perché Paolo Attivissimo NON E’ un personaggio pubblico. Ha scritto diverse cose, è diventato famosetto, lo chiamano in televisione sulla Nove per metterlo in onda alle 23,30 (così fa concorrenza a “Un giorno in pretura”), lo chiamano di qua e di là per tenere quelle che lui chiama “conferenze”, ha una voce su Wikipedia in cui si dichiara che ha un diploma in lingue (titolo che in Italia non esiste, tutt’al più un diploma di liceo linguistico, che non è la stessa cosa), probabilmente se può permettersi una Tesla usata invece che una Panda nuova a benzina guadagna anche diversi soldini più di me. Ma è e rimane un PRIVATO cittadino. Che una volta scriveva via mail dei gattini messi nella bottiglie, delle truffe via posta elettronica. Insegnava agli imbecilli come me a installare Linux, a come difendersi dai virus… poi, d’improvviso è cambiato. L’11 settembre, sulla Luna ci siamo andati, la fantascienza, le imprese nello spazio, Astroquello, Astroquellaltro, e lui che conosce gli astronauti quindi sa quello che dice, si è fatto un account Twitter che ha una buona percentuale di followers di dubbia provenienza (insomma, non si sa bene se siano bot o human beings), litiga con Burioni che gli dice (giustamente) che la cosa più grave che ha visto in vita sua è stato un complottista, scrive alle redazioni dei giornali per ogni nonnulla qualificandosi come “giornalista informatico” (in Svizzera -perché non so se lo sapete, ma il Nostro vive in Svizzera-, basta iscriversi a un sindacato per avere questa qualifica, non come da noi che c’è un ordine che vigila, e va a finire che ciascuno scrive un po’ quello che gli pare), come per esempio l’aver pubblicato una pubblicità mascherata da notizia. Che, voglio dire, basta guardare in fondo a un articolo qualsiasi e ci sono un sacco di link pubblicitari a notizie o pseudotali che l’utente medio spesso può confondere, e invece sono solo i feed di Taboola. E invece no, se la prende, con “OggiTreviso”, che gli ha anche intimato di mettere off line IMMEDIATAMENTE l’articolo in cui il Nostro denunciava questa piramidale nequizia, ma Lui gli ha fatto maramèo e se l’è messa alle spalle, tanto lui risponde solo alle leggi svizzere (ve lo avevo già detto che vive in Svizzera? Ah, sì??). Voglio dire, un po’ di notorietà non si nega a nessuno, ma qui si esagera.

E tornato dalla quarantena dove va? A Focus Live, per un incontro sul tema “Non condividete ca**ate”. Lo scrive proprio così, con due asterischi, come quelli su Facebook che non vogliono farsi bannare o che, peggio ancora, tirano il sasso e vogliono ritirare la mano (“Eh, ma io non l’ho detta una parolaccia, ci sono due asterischi in mezzo, gnè gnè gnè…”). E ci mette anche la sua faccia. Va be’ per carità, uno la faccia la mette dove vuole, ma bisognerebbe tranquillizzarlo, il Nostro, perché la Corte di Cassazione, già nel 2009 aveva sbolognato il termine “cazzate” dal penalmente rilevante. Che, poi, voglio dire, le cose o si dicono (e ci se ne assume tutta la responsabilità) o non si dicono. Che cosa mi viene a significare “ca**ate”?? Voleva forse scrivere “cassate” (plurale dei dolci siciliani)? Voleva dire “cannate” (dicesi di persone che si sono fatte le canne o che risultano in stato di obnubilamento)?? No, voleva proprio dire “cazzate”. Ma, siccome, l’appuntamento era previsto per le 1445, fascia oraria in cui anche i minori sono lì a guardare, forse avrà voluto, non dico di no, preservarli un pochino. Ma non è che i minori sono scemi, hanno capito benissimo dove si vuole andare a parare, voglio dire, le parolacce sono i loro argomenti preferiti, assieme alla curiosità per il sesso, al telefonino e alla Playtèscion.

Ma “ca**ate”, abbiate pazienza, non si può soffrire.

La protesta della professoressa Sara Masoero del Liceo Peano-Pellico di Cuneo: se 5625 studenti positivi le sembran pochi…

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L’edizione di Cuneo del quotidiano “La Stampa” di oggi riporta la notizia, invero inquietante, di una professoressa del Liceo Peano-Pellico, che ha avuto l’idea di fare lezione, per protesta contro la didattica a distanza, sotto i portici dell’Istituto, a partire delle ore 8.

La Professoressa, che si chiama Sara Masoero, si è armata di tablet e di un cartello in cui è scritto: LA SCUOLA, LUOGO DI POSSIBILITA’, CULTURA, PARTECIPAZIONE ATTIVA DEVE ESSERE IN PRESENZA, in caratteri maiuscoli e su sfondo arancione.

Il Dirigente Scolastico, oltretutto, ha pubblicamente espresso un plauso all’iniziativa della docente: “Giustamente la docente contesta questo tempo sospeso”, e anche la Dirigente dell’Ufficio Scolastico provinciale Maria Teresa Furci ha espresso la sua opinione terminando l’intervento con la frase: “La scuola è vita, è naturale e bello che docenti e ragazzi chiedano di poter tornare in aula.

La docente, che ha avvisato esclusivamente i suoi alunni della sua singolare protesta, conta, naturalmente, di avere un nutrito gruppo di followers al suo seguito. Consolata da un the caldo portatole da una bidella e da un collega di sostegno, ha dichiarato: “Insegnerò qui all’aperto e a oltranza finché le scuole riapriranno. La didattica a distanza va bene per periodi brevi, e in emergenza.” E definisce, addirittura, l’iniziativa governativa di chiudere le scuole e gli altri centri culturali come “criminale”.

Io sono disposto a regalare alla signora, anziché un teino caldo della macchinetta delle bevande della scuola, una buona bottiglia di grappa, perché se è vero come è vero che vuole andare avanti ad oltranza, l’inverno e il freddo si avvicinano, e un buon bicchierino di graspa, al mattino, apre le coronarie, scalda i cuori e favorisce la concentrazione.

Ma la docente si contraddice: è pur vero che la didattica a distanza va bene per periodi brevi (e questo non mi pare affatto un periodo lungo, tale da giustificare proteste così plateali), e anche in periodi di emergenza. Ma, mi scusi, professoressa, questo che cos’è se non un periodo di emergenza? Il Dirigente Scolastico, in maniera forse un po’ inopportuna, sciorina delle cifre: prima che il governo portasse, prima al 75% e poi al 100% la didattica a distanza in tutte le scuole superiori, aveva lamentato PIU’ DELLA META’ dei docenti in quarantena precauzionale. Non è un’emergenza questa? Ma c’è di più. Secondo quanto afferma il quotidiano on line “Orizzonte Scuola”, “su 27440 studenti piemontesi testati, 5625 sono risultati positivi. E nell’ultima settimana il dato si è fatto più allarmante.” 5625 studenti positivi non sono un’emergenza TALE da giustificare la didattica a distanza? Lo sono e come! Dovrebbe bastare questo numero altissimo per giustificare la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, altro che tablet e banco e sedia comprati all’Ikea (sì, perché “La Stampa” di Cuneo riferisce anche questo curioso particolare)!!

Quanti studenti seguiranno l’esempio della Professoressa Masoero? Non lo sappiamo. Ma nel caso si trattasse della totalità dei suoi alunni, si creerebbe un assembramento indicibile. La stessa Masoero ammette, in maniera un po’ disincantata, di avere un giorno alla settimana, il mercoledì, in cui è impegnata nell’insegnamento per cinque ore (ma avrà altri giorni in cui ne avrà solo due, tre o quattro, e il giorno libero non lo vogliamo contare?). Immaginiamo solo il putiferio che ne deriverebbe al cambio di ogni ora. Alunni che si siedono su banchi o sedie occupati in precedenza da altri alunni, senza una minima disinfezione o sanificazione, gruppi di una quarantina di individui pronti a darsi il cambio per la causa della didattica in presenza, con rischio contagio elevatissimo. E quando piove? No, perché pare, dice, si vocifera che a Cuneo, come in molte altre parti d’Italia, ogni tanto piova. Basteranno i paraorecchi per preservare docente e alunni dalla pioggia? No, serviranno parecchi ombrelli e diversi impermeabili.

Perché se è vero, come è vero, che la didattica in presenza è un valore, è altrettanto vero e ancor più sacrosanto che la didattica a distanza può contribuire a salvarti la vita. Non abbiamo bisogno di eroi, di proteste, di gesti plateali e di cartelloni, abbiamo bisogno di una risposta certa e adeguata da parte delle istituzioni piemontesi e nazionali, che guardi al rispetto e alla tutela di quei 5625 studenti risultati positivi, delle loro classi, delle loro famiglie e delle persone che frequentano.

Hic Rhodus, hic salta!

Ma la lessicografia non è sessista

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Una signora che si chiama Maria Beatrice Giovanardi, ha vinto una singolare e bizzarra battaglia lessicale. Ha fatto cambiare la definizione del lemma “woman” all’Oxford Dictionary, una delle fonti lessicografiche più autorevoli in Europa su web e su cartaceo.

Tra le definizioni fornite c’era quello di “essere umano adulto femminile” ma anche «moglie, fidanzata, amante di un uomo». Non sia mai. La Giovanardi, armata di una invidiabile determinazione, è riuscita a far cambiare la definizione in “la moglie, la fidanzata, l’amante di una persona” e non di un uomo. Una soddisfazione minima e minimale perché, si spera, una donna è molto di più della moglie, fidanzata o amante di qualcuno, considerato anche che l’Oxford, secondo quanto riferito dal periodico “Io Donna”, non ha cancellato lo spregevole appellativo “bitch”, limitandosi a segnalarlo come un peggiorativo e un volgarismo,.

Ma c’è di più. Tra i sinonimi di “woman” suggeriti dall’Oxford ce n’erano alcuni di estremamente irriguardosi, al limite del sessismo, come “Ragazza”, “femmina”, “signora”, “cagna”,”puledra”, “zoccola”, “poco di buono”.

Allora, andiamo a vedere cosa dice effettivamente l’Oxford Advanced Learner’s Dictionary:

Qui non mi pare ci siano espressioni di tipo sessista. Per scrupolo andiamo a vedere anche la versione on line:

Forse l’avranno modificata dopo l’operazione Giovanardi, non dico di no, ma non mi pare proprio che riporti espressioni di tipo sessista.

La Giovanardi ha promesso battaglia anche contro la Treccani. Andiamo a vedere anche quella:

dònna s. f. [lat. dŏmĭna «signora, padrona», lat. volg. dŏmna]. – 1. a. Nella specie umana, l’individuo di sesso femminile, soprattutto dal momento in cui abbia raggiunto la maturità anatomica e quindi l’età adulta: una giovane d., una d. anziana; non è ancora una d. (non ha ancora raggiunto la pubertà); è già una d.; si dà arie da d. o da d. fatta; frequente in frasi di apprezzamento: una bella d., una d. affascinante, piacente, elegante, di classe, di spirito, una vera donna. Si contrappone a uomo in espressioni come: voce di donna; scarpe, abiti, borse, orologi da donna (nelle quali si alterna, spesso con da signora o con l’agg. femminile); il carattere, la sensibilità, l’intuito della d., ecc., dove il sing. donna ha in genere valore collettivo, ch’è ancora più marcato quando donna viene assunto a rappresentare l’intera componente femminile della società: i diritti della d.; l’emancipazione della d.; i movimenti per la liberazione della donna. b. Con sign. più ristretto: la mia d., mia moglie (cfr. Dante, Par. XV, 137: Mia d. venne a me di val di Pado), oppure la mia compagna, la donna amata; fam., le mie d., le donne che fanno parte della mia famiglia; con senso sim., anche le d. di casa, distinto da una d. di casa, che accudisce da sé alle faccende domestiche, o si occupa solo della casa e della famiglia (oppure, che è portata per i lavori di casa). c. Per antonomasia, nella famiglia, la donna, la persona di servizio (variamente indicata, in successione di tempo, nel linguaggio ufficiale e sindacale: domestica, collaboratrice domestica o familiare, ecc.); meglio determinata, d. di servizio, in senso generico, d. a mezzo servizio, assunta solo per poche ore della giornata, d. a tutto servizio, assunta stabilmente nella famiglia; d. a ore, che viene retribuita secondo il numero di ore di lavoro che svolge; d. tuttofare, che fa tutti i servizî, anche se non viene assunta stabilmente. S’intende sempre la domestica nelle frasi: trovare la d., prendere o assumere una d., licenziare la d., e sim. d. Nel linguaggio teatrale, prima d. (anche unito, primadonna), l’attrice cui viene affidata la parte più importante (in senso fig., fare la prima d. – riferito anche a uomini, e spec. a persone che ricoprano cariche pubbliche o svolgano attività importanti o godano per altri motivi una certa notorietà –, voler primeggiare, cercare con ogni mezzo di essere al centro dell’attenzione, e mostrar di gradire non solo il successo ma anche le forme con cui questo viene tributato); nel circo e nei baracconi di fiera, d. cannone, donna di proporzioni e di peso eccezionali che costituisce uno dei numeri di attrazione. e. Con accezioni partic.: d. di mondo, che frequenta ambienti mondani e ne conosce gli usi, gli aspetti e i difetti, in passato, cortigiana; d. pubblica, d. di strada o di giro o di marciapiede, d. di malaffare, d. di mala vita, prostituta; ha spesso lo stesso sign. anche buona d., spec. nella espressione offensiva figlio di buona d. (in altri casi, buona d. ha il senso proprio: è veramente una buona d.; in passato anche come forma allocutiva: ehi, dite, buona donna!). Di uomini, andare a donne, andare in cerca di facili avventure amorose. f. Proverbî (tradizionali, ma ormai di poca attualità): chi disse donna disse danno; donne e buoi dei paesi tuoi; chi vuol vivere e star sano, dalle d. stia lontano; le d. ne sanno una più del diavolo, ecc. 2. a. Nell’uso ant. e letter., signora (nei due sign. che ha oggi la parola e che aveva domina in latino; nei sec. 13° e 14° donna è il femm. corrispondente a signore): fattosi innanzi, disse: – Signori e donne, come voi sapete … (Boccaccio); quindi anche padrona: io t’avrò sempre cara, e sempre … sarai d. della casa mia (Boccaccio); come vocativo o appellativo della Vergine: Donna, se’ tanto grande e tanto vali (Dante); Nostra D. (cfr. Madonna). Anche nel senso di dominatrice: Non donna di provincie, ma bordello (Dante, con riferimento all’Italia); la cittade [Roma] La qual fu d. de’ mortali un tempo (Leopardi); con sign. sim., fig.: Torna deh! torna al suon, d. dell’arpa (Foscolo). In altri casi, con il sign. che oggi ha dama: Le d., i cavallier, l’arme, gli amori (Ariosto); tale sign. si conserva nei composti gentildonna, nobildonna. b. Titolo di riguardo che si antepone al nome delle nobildonne (analogam. al maschile don) o delle consorti di persone che ricoprono alte cariche pubbliche; nell’Italia merid., viene attribuito anche a donne di umile condizione: d. Carmela, d. Rosa. 3. Nel gioco delle carte, ognuna delle quattro figure che rappresentano una dama: d. di cuori, d. di quadri, d. di fiori, d. di picche. 4. Nel gioco degli scacchi, il pezzo, detto anche regina, che ha la maggiore possibilità di movimento sulla scacchiera e rappresenta quindi l’elemento più importante per la condotta del gioco. ◆ Dim. donnétta (talora anche spreg. o vezz.), donnina, o donnino m. (donna piccola e graziosa, fanciulla o giovinetta assennata; donnina allegra, spesso eufem. per donna di facili costumi; donnino si dice anche di uomo che sbrighi le faccende di casa). Dim. o spreg. donnùccia, donnicciòla (anche di uomo debole o chiacchierone); solo spreg. donnàccola (donna del volgo, pettegola), donnùcola (donna povera e in cattive condizioni), e donnàcchera (donna d’inferiori condizioni, sudicia o d’animo vile). Accr. donnóna, e donnóne m. (donna grossa e robusta). Pegg. donnàccia (donna cattiva d’animo o, più spesso, di pessimi costumi).

Neanche qui appaiono particolari sessismi lessicali.

E allora, tutto questo, cui prodest?? Nessuno vuole certo che i dizionari riportino espressioni offensive nei contronti delle donne, ma la lessicografia è certamente una scienza impietosa, ma non sessista.

Abruzzo zona rossa

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Dunque anche l’Abruzzo, con evidente ritardo, si sta avvicinando alla zona rossa.

Il Governatore Marsilio dovrebbe firmare la documentazione relativa alla fine della sua giornata di consultazioni, e dovrebbe, secondo quanto riferiscono voci insistenti, chiudere le scuole di ogni ordine e grado e stabilire la didattica a distanza. Qualcuno sta frenando su questo punto, cercando di fare in modo che almeno le materne, le elementari e la prima media vengano svolte in presenza, come accade nelle altre regioni rosse.

Se chiudesse le scuole, Marsilio farebbe solo bene, e dimostrerebbe di poter ricevere l’appoggio, su questo provvedimento, anche da chi non si schiera (come me) dalla parte del suo colore politico. Certo, di grane, in caso di lockdown didattico totale, ne avrebbe in quantità. Ci sono associazioni di genitori e cittadini che sono pronte ad affilare i coltelli per ricorrere al TAR perché l’ordinanza della regione sarebbe troppo restrittiva rispetto alle direttive nazionali. Il punto, tanto per cambiare, è sempre lo stesso: considerare la scuola come un Kindergaten, anziché come un luogo di educazione e di cultura. Gente inviperita che non può conciliare le esigenze lavorative con quelle educative, che si vuol mantenere le ferie belle intonse per il mese di agosto, poi magari vanno in vacanza in Sardegna dove riaprono le discoteche, la gente va (s)ballare con la benedizione della Santanché e di Briatore, poi contagia gli altri e il cerchio si chiude di nuovo.

Vinceremo anche la causa al TAR. O se no ci infetteremo tutti. Dipenderà dai giudici. L’epidemiologo Pierluigi Lopalco ha affermato oggi che per ogni studente che contrae il Covid a scuola, statisticamente ci sarebbero circa 20 infezioni tra familiari, parenti, amici, vicini. E allora cosa diavolo aspettiamo? Qui ci sono studenti e pazienti adulti che se ne vanno tranquillamente in giro pur avendo il tampone positivo, è un suicidio-omicidio collettivo che non giova a nessuno. I numeri dei contagi sono ancora troppo alti per poter permetttere a questi gentiluomini e a queste gentildonne di potermantenere i loro pargoli in un luogo che si vorrebbe sicuro, ma che, invece, sicuro non è.

Vi aggiornerò, sempre se non l’avrò beccato anch’io. Qui si vive alla giornata, i ritmi sono scanditi dai radio e telegiornali regionali che dànno cifre preoccupanti, ora per ora. E non è un bel vivere, no davvero.

 

Ma tutto questo Anita non lo sa

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Anita è una ragazzina di circa 12 anni. Frequenta le scuole medie “Italo Calvino” di Torino. Dunque è minorenne.

Come alcune delle sue coetanee è favorevole alla didattica in presenza e chiede che le lezioni tornino ad essere fatte in classe anziché con l'”odioso” computer che, a suo dire, svilirebbe il senso dell’insegnamento. Non c’è nulla di male, è una sua opinione e fa bene ad esprimerla. Ne è liberissima. E ci mancherebbe anche altro.

Ogni giorno, per protesta, fa lezione con il suo tablet davanti al portone della sua scuola chiusa. Mascherina sul volto, molta volontà, grinta da vendere. Nulla da eccepire, viviamo ancora in un paese libero. Forse.

Anita è stata oggetto di un’attenzione mediatica (e non solo!) senza precedenti.

Pigliamo, ad esempio, il Corriere della Sera, di cui vi ho riportato il titolo di richiamo in home page. Non solo ha dato la notizia, ma ha anche pubblicato la foto della ragazza seduta sui gradini di accesso alla scuola. Non insinuo, e non voglio minimamente insinuare che il Corriere non avesse l’autorizzazione per farlo (sono troppo scafàti per questo), il punto non è assolutamente questo. Il punto è, viceversa, se fosse o meno opportuno pubblicare la foto di una minore a corredo di un articolo che avrebbe tranquillamente mantenuto il suo valore informativo anche senza materiale iconografico a corredo.

Idem con patate anche per Repubblica. Sky TG 24 nella sua versione web pubblica un articolo senza immagini (bene!) ma su un’altra pagina pubblica un video costituito da immagini delle ragazze (male!). Torino Today fa la stessa cosa. Come se pubblicare un video o un’immagine costituisse, di per sé, un valore aggiunto, una prova provata di quello che si sta scrivendo. Della serie “se non vedo non credo”. Ma i lettori non sono come San Tommaso e non credo proprio che abbiano interesse a mettere il dito nel costato delle fonti di informazione a cui si riferiscono.

Perfino Orizzonte Scuola non demorde. Foto in primissimo piano delle due studentesse in uno dei loro articoli e viandare. Un’immagine vale più di mille parole, è vero, ma quanto meno bisognerebbe farsi venire il dubbio che quella immagine sia utile e pertinente al messaggio che si vuole veicolare. Che costituisca un’informazione di per sé, che non sia un accessorio o una semplice aggiunta “perché così fan tutti”.

Anche sul linguaggio c’è poi da ridire. Il Corriere titola “La battaglia di Anita contro la didattica a distanza” (una battaglia addirittura?), ma l’apoteosi la raggiunge Torino Today quando scrive che le due ragazze “stanno portando avanti una crociata contro la didattica a distanza”. Si arriva ad paradosso della “crociata”? E’ impossibile, un po’ perché non siamo più nel Medioevo, un po’ perché la didattica in presenza, per la quale le due ragazze si battono, non è il Santissimo Sepolcro.

Ciliegina sulla torta alla crema dell’esposizione mediatica è stata la partecipazione di Lisa e Anita alla trasmissione “Che succede?” (ribattezzata opinabilmente in “Che succ3de?”) di Rai 3, jersera. Intervistate dalla cara la mia simpaticissima e niente affatto verbosa Geppi Cucciari (che all’anagrafe si chiamerebbe anche Maria Giuseppina, ma non si sa perché abbia deciso di usare un diminutivo come nome d’arte, questo resta un mistero come quelli di Parigi di Eugène Sue), le due ragazze hanno agilmente difeso le loro tesi, forti del fatto che proprio il Ministro dell’Istruzione Azzolina avesse appena telefonato ad Anita e le avesse fatto i complimenti per il bel gesto, non prima di averla rassicurata che cercherà di fare di tutto per riportare la didattica in presenza (cosa di cui non nutrivamo alcun dubbio).

Lisa e Anita sono supportate dai rispettivi genitori. Che hanno dichiarato, secondo quanto riportato dallo stesso “Orizzonte Scuola”, che “Altri Paesi hanno tenuto la scuola aperta, solo noi le abbiamo chiuse”. Peccato che questa affermazione vada a cozzare, ad esempio, con il comunicato del governo austriaco (l’Austria è a due passi da noi) che ha preannunciato il lockdown totale per domani e la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. Genitori bravissimi, per carità, su questo non si discute minimamente, ma profeti quanto meno un po’ azzardati.

E poi: “Non sono i ragazzi che stanno diffondendo il virus”. Beh, può anche darsi, ma peccato anche qui che il quotidiano Il Tempo (sì, proprio quello!) abbia contemporaneamente pubblicato una statistica da cui si evince che dall’agosto scorso al 7 novembre, il picco dei contagi è aumentato in maniera incredibile proprio sulla popolazione che va da 0 a 19 anni. Cioè tra coloro che la scuola la frequentano. Sono i fatti che smentiscono le opinioni opinabili. E questi fatti provengono dall’Istituto superiore di Sanità, non da una agenzia di sondaggi di parte.

Ma i fatti non li racconta quasi nessuno. Sono le opinioni che stanno prendendo il sopravvento. C’è qualcuno che pensa che le scuole vadano riaperte in presenza e che siano dei luoghi realmente sicuri? Quella è la verità. Il resto lo si lascia scivolare via come neve disciolta al primo solicchio di primavera.

E ai docenti che si fanno un mazzo tanto ogni giorno per garantire la DaD cosa tocca? Ve lo dico io: un bel nulla. Non una pagina su un giornale (tutt’al più qualche fotografia su quella dei necrologi, quando crepano di Covid), non un’intervista in TV (si accontentino di qualche spazio redazionale in qualche emittente privata e si trovino anche contenti!) Cosa succede a quei dirigenti scolastici che fermano l’attività in presenza e scelgono di ricorrere alla DaD perché è l’unico rimedio affinché il personale scolastico, gli insegnanti e gli alunni non si infettino? Semplice: vengono ignorati. Del resto, come dicevo prima, se le opinioni non ci sono, o, quanto meno, non si vedono, non esistono neanche i fatti, e tanto fa.

E dei ragazzi che seguono la DaD diligentemente, con profitto, che non fanno mai un’ora di assenza, e che magari vivono in posti sperduti, con segnale internet da Terzo Mondo, che usano il cellulare della madre perché il loro “non prende”, e che magari a metà mese hanno esaurito i gigabyte a disposizione, ne vogliamo parlare? Delle scuole che non riescono a dare in comodato d’uso gratuito ai loro studenti se non dei computer vetusti e totalmente inadeguati c’è traccia sull’informazione pubblica?? No. Non ce n’è.

E allora si crea un pericolosissimo squilibrio. Non solo informativo, ma proprio sociale. E’ un cane che si rincorre la coda. E’ una nave che anela il mare eppur lo teme, diceva il Poeta.

Ma i minorenni no. Quelli teneteli fuori dai giochi.