Radio Praga

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La svolta, se di svolta vogliamo parlare, avvenne una sera di novembre del 1982.

Avevo nel frattempo abbandonato la radiolina a transistor, e mio padre mi aveva autocostruito quello che lui pomposamente chiamava “lo stereo”. Si trattava di un’autoradio con le sole onde medie incastonata in un mobiletto improvvisato e anche un po’ squalliduccio, fatto col compensato ricoperto da una pellicola adesiva di plastica color legno autentico, perché a vederlo così faceva proprio schifo. Una sorta di mano pietosa, via.

Mi ero beccato una delle prime influenze della stagione, e me ne stavo a letto a sudare di aspirine, avvolto nei vapori del Vicks Vaporoub, col mal di gola, la tosse, il raffreddore e 38,5° di febbre. Quando ero giovane ero assai cagionevole di salute, poverino.

Ma radiofonicamente parlando ero molto più scafato. Ascoltavo i notiziari della RAI, e mi piaceva tanto una trasmissione che non dimenticherò, l’evoluzione di quel Chiamate Roma 3131 che fu di Paolo Cavallina, e che veniva prodotta negli studi RAI di Firenze.

Mancavano pochi minuti al GR2 della sera, quando ancora Rai 2 non era diventata quel coacervo di ingenue leggerezze che è oggi e quando faceva ancora informazione, al punto che i radiogiornali duravano mezz’ora.

Mi sintonizzai, anche perché non ho mai sopportato di seguire un programma informativo già cominciato, in genere mi sembra di perdermi il meglio. Sentii la voce di una donna che parlava e, nel delirio della febbre, non ascoltai nemmeno quello che diceva.

Si trattava di un programmuccio in verità piuttosto noioso sulla musica cecoslovacca. Interessante l’argomento ma la conduttrice faceva venire due palle così. L’italiano era perfetto, con qualche timida accentazione forestiera. Mi chiesi perché alla RAI si ostinassero ad assumere dei locutori così.

Ma l’orario canonico del GR2 passò e alle 19,32 quella era ancora lì che parlava in pompa magna di un teatro di Praga appena ricostruito. Mi inquietai un poco. Anche perché io coi segnali orari della radio ci vado a nozze, e ci rimetto perfino l’orologio.

La soluzione era semplice e disarmante allo stesso tempo. Non era la RAI, era Radio Praga, come comprovai dall’annuncio successivo: “Qui Radio Praga. Trasmissioni per l’estero della Radio Cecoslovacca.”

Un colpo al cuore. Praga? E com’è che trasmettono in italiano?

La trasmissione, pur nella calda timbrica delle onde medie, era pulita e comprensibile, senza interferenze. Cosa stava succedendo? Decisi di proseguire nell’ascolto, stavolta con orecchio e attenzione più interessati.

Seguì un programma speciale dedicato ai radioamatori. Un quarto d’ora settimanale, non di più. Era bellissimo, perché consideravano radioamatori tutti quelli che amavano la radio, non solo coloro che avevano ottenuto un’autorizzazione ministeriale e che erano stati abilitati a trasmettere su determinate frequenze specifiche. Ma tutti, tutti coloro che avevano a cuore il mezzo radiofonico, fossero pervasi da una curiosità irrefrenabile di scoprirlo, e, soprattutto, avessero trasformato un’abitudine quotidiana in hobby.

Chiedevano, anzi, incoraggiavano gli ascoltatori a scrivere. Lettere, commenti, opinioni, giudizi sui programmi. Ma, soprattutto, chiedevano di mandare loro delle robe che io non conoscevo, ovvero dei rapporti d’ascolto, brevi e succinte relazioni sulla qualità della ricezione nella propria zona. In cambio loro promettevano di inviare la loro cartolina QSL a conferma della correttezza dei dati tecnici forniti. Chissà che roba era! Inoltre avrebbero inviato a tutti una copia della rivista Vita cecoslovacca, con bellissime foto a colori dei castelli di Boemia in quarta di copertina. Troppa grazia, Sant’Antonio!

Cosa cavolo doveva mettere un povero disgraziato in un rapporto d’ascolto per essere omaggiato di cotanta generosità che, negli anni, avrei scoperto essere pura propaganda di regime? Me lo spiegarono loro. La data e l’ora dell’ascolto (facile!), la frequenza (già più complicato rilevarlo con esattezza), alcuni dettagli del programma, per dimostrare che li avevo effettivamente ascoltati (perché c’era gente che fregava anche su questo, avrei saputo più tardi), il modello di apparecchio usato per l’ascolto e un maledetto codice SINFO che altro non era che una valutazione da 1 a 5 per ogni lettera della parola: Signal, Intensity, Noise, Fading, Overall Appreciation. In pratica, se la ricezione era eccellente, senza interferenze, ben comprensibile e pienamente soddisfacente, bastava mettere un valore di 55555 e si era a posto. Ed era esattamente il mio caso.

Era davvero tutto coì semplice? Essere radioamatori era tutto questo? Pareva di sì.

L’entusiasmo della scoperta e della voglia di esplorare quel mondo mi fece passare la febbre e ogni sintomatologia influenzale in due giorni.

Rimessomi dal crudele morbo, nei giorni della convalescenza mi sedetti davanti alla mia macchina da scrivere, una gigantesca e robustissima Olivetti Lexicon 80 in tungsteno temperato, lasciatami da mio zio Piero in comodato d’uso gratuito, e che ormai era diventata mia per usucapione e scrissi una bella letterina, ripiena delle espressioni del mio stupore. Che li avevo scoperti per caso, che mi era piaciuto il loro programma, anche se non era vero, che ero interessato alle lingue straniere e alla musica classica e un po’ di cose così, cominciando la missiva con l’espressione “Gentili Signori”, che avrei usato tante e tante altre volte di lì agli anni a venire. Faceva figo e dava quel non so che di distacco.

Poi fu la volta del famigerato rapporto d’ascolto. Per essere il primo mi sembrò venuto abbastanza bene. Almeno, non faceva schifo, eccola.

Misi i due fogli in una busta e, dopo averla sufficientemente affrancata (700 lire di allora), la passeggiai fino al prima buca delle lettere a portata di mano. Fece un tonfo sordo nel cadere sul fondo, lasciandomi un senso di attesa.

Nei giorni successivi continuai a seguirli. A parte le quotidiane lodi sperticate al compagno Gustav Husak e quelle ai padri della patria cecoslovacca come Antonin Dvorak e Leos Janacek, c’erano rubriche come “L’economia cecoslovacca”, “L’agricoltura in Cecoslovacchia”, “I giovani cecoslovacchi”, “Novità discografiche cecoslovacche” e quant’altro. Ci mancava solo che istituissero uno spazio dedicato a “Come ci soffiamo il naso in Cecoslovacchia” ed eravamo a posto.

Ma, soprattutto, invitavano ad ascoltare un loro programma definita “speciale” che si chiamava Il giornale della siesta. Lo trasmettevano tutti i giorni alle 14, ed era una trasmissione di dediche per emigrati, cui precedeva un piccolo notiziario. Una serie interminabile di Toticutugni, Albani e Rominepower, Claudivilla, con incursioni sporadiche in Luciano Tajoli, Beniamino Gigli e un giovanissimo Luciano Pavarotti alle prime armi.

Le dediche avevano un tenore vagamente vintage e sapevano di treni carichi di giovani speranzosi in un futuro migliore con le valigie di cartone in mano:

“da Ciccillo che sta a Francoforte sul Meno alla sua Ciccilla che sta a Napule con tanto amore”

oppure

“vorrei ascoltare la canzone ‘Mamma’ di Mario Del Monaco e dedicarla a mamma Assuntina di Caltanissetta che oggi compie 101 anni.” [Salute!]

o ancora

“vulesse sentì’ ‘a pizza, ‘o sole e ‘o mandolino!”

Era tutta roba così, fatta alla buona.

E tra una “Felicità” e una canzone cecoslovacca dal gusto un po’ rétro di interpreti sconosciuti, passarono le tre settimane che mi avrebbero separato dallo squillo di campanello del postino.

“Giovaneeee, c’è un pacchetto per lei. Cosa fo’ glielo lascio qui sulla balaustra??”

Il pacchetto veniva da Praga. Conteneva, oltre all’agognata Vita cecoslovacca anche una breve storia della musica ceca (in Slovacchia non hanno musicisti?) e un misero corso di lingua cecoslovacca, miserabile tentativo di creare una lingua standard. Come il russo. O il cinese.

Avevo fatto bingo!

Come tutto cominciò

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Non lo so nemmeno io quando ho avuto il primo contatto con la radio.

Anzi, con l’aradio, come diceva mia nonna Angiolina, che ne aveva una piccola piccola, alla fine degli anni ’60, di un insopportabile color verde spinacio, ma già a transistor. Tecnologica la nonnetta.

Con lei ogni sabato ascoltavo La Corrida, “dilettanti allo sbaraglio presentati da Corrado, musica di Roberto Pregadio, regia di Riccardo Mantoni. Ricordo ancora a memoria lo slogan della presentatrice nella sigla da plaza de toros. E poi, alla domenica, la replica de Il Gambero, condotto da Franco Nebbia.

Mia nonna Angiolina mi raccontava spesso un aneddoto su suo suocero, che sarebbe il mio bisnonno Napoleone (in casa abbiamo sempre avuto il vizio dei nomi curiosi), morto nel 1941 in preda alla demenza senile, quella che non lascia scampo. Era un uomo lungo lungo e secco secco, dritto come un fuso e dall’età apparente ben superiore a quella anagrafica. Quando in casa era accesa l’aradio, il mio bisavolo, ingravescentem aetatem, ormai fuori di testa, toscano e contadino fino al midollo, osservava:

“Pagherei a sapé’ quanto chiacchiera quello di là!”

Oppure no. Oppure i primi ricordi di un apparecchio radiofonico risalgono alla casa degli altri miei nonni, quelli paterni, abruzzesi, che avevano una Radio Marelli a valvole che è durata decenni, con cui scaldavano, oltre che con la legna, le lunghe serate invernali passate accanto al piccolo caminetto, dove mio nonno Raffaele, buonanima, si “appicciava” una sigaretta di trinciato forte fatta a mano, l’unica della giornata sempre uguale di una vita finita a 58 anni.

Fatto sta che eccomi lì, con una radiolina pietosa a transistor in mano, verso i miei 6-7 anni, in pieno giorno, a girare la manopola della sintonia, per ascoltare ora Alto Gradimento con Arbore e Boncompagni, ora la Hit Parade con quel gran brav’uomo che fu Lelio Luttazzi.

Passavo allegramente da Max Vinella e Scarpantibus a Claudio Baglioni e Lucio Battisti. O Mina. Oppure quei gruppi anni ’70 che avevano nomi rassicuranti e infantili, come i Vicini di casa, i Collage, i Santo California, il Giardino dei semplici e i miei preferiti, gli Alunni del Sole che pareva avessero tratto il loro nome collettivo dal titolo di un romanzo di Giuseppe Marotta, nientemeno.

Ma la maggior parte del mio tempo preferivo passarla su Radio Montecarlo, che sulla costa tirrenica arrivava a bomba anche di giorno.

Era un maremagnum di scoperte, un pozzo di San Patrizio, una cornucopia che elargiva buona musica, ma soprattutto tanta, tanta compagnia. Nomi come quello di Roberto Arnaldi (che fu anche eccellente paroliere e traduttore dal portoghese), Luisella Berrino, Awana Gana (ma come faceva uno a chiamarsi così?), Barbara Marchand, Ettore Andenna, erano molto più che meri dati anagrafici personali, erano amici, presenze quasi fisiche, tangibili. Accostavi la mano all’apparecchio e li potevi quasi toccare, tanto erano vivi.

Ma non potevi vederli, disdetta infame. Chissà come sarà Luisella? E Robertino? Avevi voglia e bisogno di dare una fisicità a qualcosa che era solo voce. Per cui, un giorno si decisero a stampare le loro fotografie e ad inviarle su richiesta agli ascoltatori. Bastava mandare una cartolina postale (esistono ancora) a un indirizzo semplice semplice: Radio Montecarlo – Montecarlo – Principato di Monaco. Urka! Ma come fa ad arrivare una cartolina a quell’indirizzo lì se non c’è nemmeno la via? E se il postino si sbaglia? E se torna indietro? Sono domande inquietanti, per legge naturale a quell’età. E che francobollo ci vorrà per il Principato di Monaco? Dove si trova? Oltre Ventimiglia? Ma Ventimiglia è lontana, dall’altra parte della luna.

E poi c’era lui, il mattatore assoluto, il genio, la sregolatezza (ma soprattutto il primo): Herbert Pagani. Riusciva a passare dalla conduzione di un programma musicale a quella di uno spot pubblicitario per la Muratti Ambassador (e chi le fuma più?) una sigaretta “ricca, rara, ricaricante”. Potevano permettersi il lusso di reclamizzare le sigarette perché si trovavano all’estero e se ne fregavano delle leggi italiane perché trasmettevano da uno stato minuscolo e ricchissimo. Qualcuno vociferava che arrivassero perfino a Napoli. Sulla costa adriatica no, lì si ascoltava Radio Capodistria, e io mi immaginavo gli adriatici così tristi e mesti, perché non avevano nessuno, tranne il Maresciallo Tito, che alla mattina desse loro la sveglia con un po’ di carica e di buonumore.

Ma mentre io queste cose non le sapevo, nella sua variegata attività di show-man ante litteram, Herbert Pagani componeva capolavori assoluti da chançonnier francese. Travolgente il successo di Albergo a ore, storia di una coppia di amanti che si suicidano in una sudicia stanza di un alberghetto di terza categoria. Sono cose che non te le scordi più, è peggio del fenomeno dell’imprinting di Konrad Lorez.

Radio Montecarlo aveva un difetto, chiudeva le trasmissioni alle 19,30. Dopo subentrava una noiosissima programmazione in italiano di carattere religioso in cui per un quarto d’ora interminabile ti dovevi sorbire i sermoni di qualche pastore protestante con l’accento americano, che si atteggiava a fare il Billy Graham de noàntri, promettendo bibbie e salvezza.

Poi, di colpo, staccavano i trasmettitori. Li spegnevano, cioè. E allora, soprattutto d’inverno, quando era buio, cominciavano ad arrivare fischi distorti, interferenze, voci in lingue sconosciute. L’inizio di un’avventura interminabile che sarebbe cominciata solo svariati anni più tardi.

Il falso Chisciotte

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Non tutti sanno che il “Chisciotte” di Cervantes, l’opera “sui cui domini non tramonta il sole”, che stabilisce una critica di maniera e bacchettona, sono due.

Quella che noi chiamiamo “Prima parte” fu pubblicata nel 1605, andrebbe chiamata più correttamente “Primo Chisciotte”, ma è un fatto che uscì con un successo senza precedenti. Figurarsi, il monco di Lepanto che dava alle stampe una parodia dei capolavori della letteratura cavalleresca del secolo passato, incluso quel capolavoro che fu l'”Amadigi di Gaula”, e chi se lo faceva scappare?

Con quella tecnica narrativa straordinaria del ritrovamento di un manoscritto arabo, vergato da tale Cide Hamete Benengeli, che si interrompe, guarda caso, proprio nel momento in cui Don Chisciotte leva la spada e sta per combattere contro l’ennesimo nemico immaginario, prodotto più dalla sua follia che dalla realtà dei fatti, con Cervantes costretto a girare i mercatini di mezza Spagna per trovarne la continuazione, se no non poteva finire il romanzo.

Tecniche riprese da Manzoni e, in parte, da Umberto Eco, con alterne fortune.

Dopo la stampa del volume, circostanza che non dovette aver lesinato qualche agio in più all’Autore, Cervantes si dedicò ad altro. A qualche esperimento poetico (in cui, pure, non eccelleva) ma, soprattutto, alla redazione di quel gioiello narrativo che furono le “Novelle Esemplari”, scritte ad uso didattico sul modello boccaccesco.

Ma poi accadde qualcosa che sconvolse i piani dell’Autore, ormai giunto agli ultimi anni della sua vita dissoluta e avventurosa.

Accadde, cioè, che nel 1614, un certo “licenciado” (laureato) Alonso Fernández de Avellaneda, zitto zitto, redige e pubblica una “Seconda parte” del “Chisciotte”, apocrifa, scimmiottando malamente lo stile del nativo di Alcalá de Henares.

Nonostante l’opera non fosse narrativamente all’altezza dell’originale, ebbe tuttavia una diffusione molto ampia, tanto che nel 1614 ne uscì una seconda edizione, apparentemente rivista e corretta, perfino peggiore della prima.

Era molto frequente che al successo di un romanzo facessero seguito prosecuzioni apocrife, quando non addirittura anonime, e la Spagna ne era piena. Basti pensare a tutta la letteratura “parallela” al Lazarillo de Tormes, il cui autore anonimo volle restare e anonimo è resto fino ai nostri giorni.

Avellaneda, più che anonimo fu pseudonimo e tanto fa. Ma fece una operazione rivoluzionaria: fare il verso a un vecchio trombone che faceva il verso ad altri vecchi tromboni, Un po’ come quando oggi si fa l’imitazione di qualcuno che imita qualcun altro.

E questo a Cervantes dovette dare molto fastidio, al punto che si impegnò con lavoro leopardianamente matto e disperatissimo alla redazione del suo Secondo Chisciotte, quello che oggi consideriamo la Seconda parte, e che completa l’opera così come la conosciamo.

E’ l’inizio del concetto moderno di “diritto d’autore”. Cervantes non solo rivendica il suo stile ineguagliabile, ma addirittura l’idea dei personaggi (lo strampalato Sancio Panza, la “bella” Dulcinea del Toboso e il cavallo Ronzinante), lo sviluppo della vicenda. E’ lui il padrone di Alonso Chisciano, e ne fa quel che vuole.

Cervantes visse abbastanza da veder pubblicato il suo Secondo Chisciotte, nel 1615, ma non altrettanto per assistere alla continua pubblicazione di traduzioni nelle lingue più diverse, che ne fissarono una vulgata senza fine per un personaggio universale.

Morì il 23 aprile 1616, lo stesso giorno in cui ci lasciò Shakespeare, dimentico (ma forse no) di quell’Alonso Fernández de Avellaneda che gli aveva rubato la scena.

Ma la vinse Cervantes.

Maggio

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“Primo maggio
su coraggio.”
(Umberto Tozzi)

“Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera,
il nuovo amore getti via l’antico nell’ombra della sera, nell’ombra della sera.
Ben venga Maggio, ben venga la rosa, che è dei poeti il fiore,
mentre la canto con la mia chitarra, brindo a Cenne e a Folgóre, brindo a Cenne e a Folgóre.”
(Francesco Guccini)

“Né di maggio, né di maggione,
non ti levare il pelliccione.”
(Mio nonno Armando)

Maggio arriva d’un colpo, che quasi non te ne accorgi, abituato com’eri, durante il dolce e crudele aprile, a dormire un sonno rigeneratore e malandrino, durante i ponti di Pasqua e quello del 25 aprile, che tanto ce n’è sempre qualcuno, a meno che la Festa della Liberazione non cada di domenica, e allora sei fottuto.

Ma fai bene a riposarti e a recuperare le forze, perché sai già che maggio è un vampiro, ti succhia il sangue e per scacciarlo via ti tocca trapassargli il cuore con un paletto di frassino.

Per una perfida congiunzione astrale, infatti, a maggio nella scuola accade di tutto: documento per gli esami di stato da redigere per le quinte, consigli di classe per l’adozione dei libri di testo, collegio docenti per la conferma dell’adozione dei libri di testo, riunioni per discipline per raccontarsi la rava e la fava, simulazioni delle prove INVALSI, simulazione dell’esame di stato, simulazioni delle simulazioni, recuperi, interrogazioni, alunne supplichevoli, alunni piagnucolosi, mamme in gramaglie, padri che affilano le cinture di cuoio per punire adeguatamente i figli, nonni che scatarrano nell’atrio, chiamate al 118 dal centralino perché qualcuno si sente sempre male, bidelli che urlano, segretarie con le mani nei capelli, cenni patologici di manie di persecuzione e morbo di Parkinson.

Ma la cosa che maggiormente risalta è il continuo andirivieni di persone che affollano i corridoi, che neanche la movida del sabato notte sulle ramblas di Barcellona.

Gli alunni vagano come ossessi da un’aula all’altra, chi perché deve farsi interrogare dal Professor Tale, chi per assicurarsi che il Professor Talaltro non si sia dimenticato di mettergli il sei sul registro elettronico se no ci piglia le bastonate a casa, chi ancora per fare un po’ di struscio.

I dialoghi sono estremamente frammentati, come uno stream of consciousness joyciano, siamo a scuola e pare di leggere il “Finnegan’s Wake”.

“Buongiorno professo’…”

“Buongiorno Santinelli, anzi, no, Bravetti.”

“Ha visto che il Marxistis mi ha rimesso quattro?”

“Ottimo, hai recuperato, mi complimento con te!”

“Professo’, ci viene con noi al bar a bere un gingerino?”

“Professo’, deve andare urgentemente in vice presidenza a firmare i verbali dell’anno scorso!”

“Sì, vfng…!”

“Professo’, oggi interroga?”

“E certo!”

“Ma interroga me? Guardi che io mi ero prenotato per l’ultimo giorno di scuola, devo venì’ a recuperà’!”

“Asinucci, a parte il fatto che l’ultimo giorno di scuola è fra 35 giorni, ma cosa vuoi recuperare? Hai un quattro meno, un due, un impreparato, lo scritto in bianco e due note disciplinari…”

“Sì, ma me lo mette sei in pagella?”

“No!… Corbelli, dove cazzo vai??”

“Al bagno, Professo'”

“E chi ti ci ha mandato?”

“La supplente. Sta a giocà’ a tressette, briscola e scopa coi compagni ed è pure contenta perché sta a vince’! M’ha detto pure di portargli il caffè, lo vuole nero, lungo, caldo e senza zucchero.”

I docenti della quinta pare abbiano il fuoco di Sant’Antonio. Passeggiano su e giù come presi da uno spirito maligno perché sono usciti i presidenti e le materie di commissione. Pare che venga uno da Avezzano, dove è stato trasferito d’ufficio per falsificazione dei bilanci, truffa e omissione di atti d’ufficio, e siccome presiede un Liceo Artistico. non sa una verza delle nostre materie di indirizzo. Però intanto lo tengono lì a frantumare gli zebedei a noi.

La vera e principale preoccupazione degli esami di Stato pare che siano i fantomatici “collegamenti”, ovvero i raccordi interdisciplinari che ogni candidato all’orale dovrà saper gestire per dimostrare di avere una dimensione d’insieme dell’argomento prescelto per l’esposizione, ma tanto non gliene frega niente perché tanto loro la presentazione Powerpoint la scaricano da Internet.

“Allora, parliamo del caso dell’alunno Somarelli. Conosciamo tutti le sue innegabili debolezze (soprattutto quelle verso la marijuana e la Wunderbari!), tuttavia potrebbe proporre un percorso che raccordi economia aziendale con italiano e scienze motorie, accennando, sia pur brevemente, all’esperienz fatta durante l’alternanza scuola-lavoro. Voglio dire, dovrà pur esistere uno scrittore che per vivere faceva il ragioniere, e inoltre potrebbe trattare delle muscolature del corpo che si mettono in moto quando si rimettono a posto le fatture!” è l’entusiastica proposta di quella cretina della Nullafacentis, mentre si attorciglia un boccolo con un dito e sorride, sorride, magari a nessuno.

“Io invece proporrei che parlasse dell’alternanza, sì, ma in inglese, e che poi si raccordasse a un autore italiano esponendolo in tedesco e, se c’è tempo, che passasse a diritto ed economia politica esponendoli in spagnolo”, obietta l’intorcinata e labirintica Acidophili.

“Ma quello non sa parlare nemmeno in dialetto!” è la ciliegina sulla torta del Marxistis, che si accomoda sul banco a rotelle, accavalla le gambe, e sfoglia l’edizione del mattino della Pravda.

“Ma scìne, che volete che sia l’esame di Stato? Fategli due domandine così, come vanno vanno, schiaffategli 60 e un calcio nel deretano. Chi siamo noi per bocciare questi ragazzi? Ci penserà la vita, se mai, a fare una selezione naturale! Pensate piuttosto alle loro mmme che li aspettano a casa col timballo caldo caldo…” controcanta la De Mamminibus.

Per l’occasione è presente anche la Professoressa De Psychiatris, che dal primo settembre non si era più fatta vedere, per via del fatto che il suo analista un giorno non poteva riceverla ed è andata in crisi di panico, ma poi ha trovato un medico psichiatra per cui h avuto un transfert, tanto bravo, ma tanto bravo che hanno prenotato un’intera vacanza di 14 giorni per due a Sharm-el-Sheik.

Nell’aula magna “Erich Priebke” si sta svolgendo un’assemblea sindacale, in cui la De Sindacatiis sta illustrando l’opportunità di passare al convenientissimo fondo Cerbero, che garantisce un’integrazione di pensione dignitosa e flessibile, ricapitalizzandosi e rivalutandosi col tempo, offrendo un resa dello 0,9% annuo, interesse composto, capitali vincolati, per i primi 37 anni di servizio.

In alternativa la De Sindacatiis propone anche, alle giovani coppie di docenti che vogliano mettere su famiglia, un prestito agevolato con TAEG al 15% e con la possibilità di saltare tre rate consecutive e patteggiare tre mesi di galera con la sospensione condizionale della pena e la pena accessoria della pubblicazione della sentenza per riassunto sui principali quotidiani nazionali.

E’ inutile, ormai i sindacati non difendono più i diritti dei lavoratori. Vendono semplicemente prodotti e servizi, ma la De Sindacatiis sembra non accorgersene, quando, sul più bello, un jack traditore dell’amplificazione, le mette KO il microfono.

“‘Sto migrònfano non funzzzziona, mannaggia sanda, mo’ che devo fa’???…Prondoooooo? Mi sendoooooo???… No, non mi sendo, voi mi senditooooo?? ‘Tacci vostra, vabbuò’, gnende, ve ne putete ‘i a la cas’!!”

Applausi scroscianti.

In aula computer il Crucefixis, quello che si è fatto la Rolls coi bonus delle case editrici sta tenendo un seminario sul tema ‘La ricerca di se stessi attraverso le canzoni di Vasco Rossi'”. L’alunno Magretti, che si chima così perché pesa 110 chili, è stato incaricato di svolgere la seguente consegna: “Analizza la ricchezzaa lessicale e semantica dell canzone ‘Toffee’ in non meno di due colonne e mezzo”.

Diligente e disponibile, il Magretti si collega a YouTube e si mette ad ascoltare il testo con la massima attenzione e concentrzione possibili:

“Oh, Toffee, Toffee, Toffee…
oh, Toffee, Toffee, Toffee…”

dapprima sussurrato, indi gridato a voce alta dal cantautore, un’ottava sopra:

“Oh, Toffee, Toffee, Toffeeeeeee…
oh, Toffee, Toffee, Toffeeeeeee…”

“Professo’, ma che cazzo di ricchezza lessicale cià questa canzone? Il prossimo anno mi faccio esonerare così il sabato esco un’ora prima e mi guardo la replica di Paperissima Sprint in santa pace! Andiamo, dài, Professo’, mettimi ‘ddue e andate a rimettervi sotto le coperte al caldo tu e lu Papa!!”

Il ragazzo ha ragione, perché in primo luogo l’abilità principale richiesta in una prova scritta è quella della sintesi. Condensare la conoscenza significa prima di tutto renderla maggiormente fruibile liberandola dagli orpelli inutili e dai fronzoli sovrabbondanti.

E’ per questo che la Petrarchini, in terza ha somministrato una prova di verifica che include lo svolgimento della consegna: “Chiarisci la vita, il pensiero e la poetica di Dante Alighieri in non più di tre righe”.

Il Fantaccini ha risposto: “E’ nato ed è morto. Gemma Donati cornuta. Beatrice Portinari zoccola. Virgilio rompicoglioni. Guelfo. Esiliato e hanno fatt’ ‘bbòne. Troppi endecasillabi. Va all’inferno poi sale su. Io ‘n ce so’ capit’ nint’. Lu libbro era un galeotto, ma Francesca da Rimini era un gran bel pezzo di femmina, chi se ne frega de lu libbro?”

“Bravo, Fantaccini, vedi? Hai colto l’essenza intima di tutta la poetica dantesca, non come quel fannullone del Gualtieri che è andato fuori tema parlando di metafisica, teologia e teoria della salvezza nel Paradiso. Ti meriti un bel dieci in profitto.”

Ma l’orario di servizio finisce e io devo districarmi in una calca infernale per raggiungere l’uscita.

Mo’ ci si è messo pure il barista col carrellino: “Patatine, ciambelline, calzoncigelaticocaaaaaaaa!! Oh, Professo’, ciao, lo vuoi allora il calzone fritto dell’altro giorno? Mo’ si è freddato ma ti faccio lo sconto!”

E io, raggiunta mia madre dissi: “Nelle tue mani restituisco il mio spirito.”

Il rappresentante editoriale di libri di testo

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Col dolce tempo novello, quando la lodoletta tra il verde volge e affina il suo dolce cantare, arriva quatta quatta la laida figura del rappresentante editoriale dei libri di testo (lat. Chalamitas magna scholastica putrex).

La caratteristica di questo singolare esemplare della fauna scolastica è che riesce a mimetizzarsi perfettamente tra gli altri individui delle altre specie in puro stile camaleontico, rendendosi praticamente invisibile agli occhi umani.

Nel periodo degli accoppiamenti, egli ama starsene in ambienti chiusi ed angusti, chiamati “Sale Docenti”, ora sotto le sembianze e il colore della macchinetta del caffè, ora mescolato all’ambiente, mentre aspetta la sua prossima preda per procacciarsi il cibo, che ruminerà tranquillo fino al periodo della schiusa delle uova, denominato “Nuove adozioni”.

Il verso tipico di questa specie è il richiamo ad personam. La vittima predestinata viene circuita in un lungo ed elaborato rituale di corteggiamento, fino allo sfiancamento psicofisico definitivo, quello in cui la malcapitata preda cede ogni resistenza e si lascia divorare dalle sue strette fauci.

L’esemplare medio di rappresentante editoriale preferisce acquattarsi nelle sale docenti durante i primi tepori marzolini, quando il riscaldamento termico dell’ambiente circostante ne permette l’adattamento in natura.

La specie di cui ama nutrirsi maggiormente è quella del docente comune (lat. Docens docens). Guardiamo questo documentario prodotto dal National Geographics:

“Professore, buongiorno, lei che cosa insegna?”

“Eh? Io?? Spagnolo, perché??”

La danza ipnotica ha inizio. Il docens docens è già caduto nella trappola del ballo rituale. Avrebbe potuto rispondere “finlandese”, al che, probabilmente, il rappresentante si sarebbe ritirato, non riconoscendo quella risposta come adeguata a far scattare i suoi impulsi seduttori (“Mi dispiace, non ho novità da proporle.”)

“Perché, vede professore, ho qui giusto per lei una copia in regalo del nostro nuovo corso di lingua in cinque volumi (uno per ogni anno scolastico) allo speciale prezzo di vendita di 36 euro l’uno al pubblico. Il corso è basato su metodi fortemente innovativi. E per i suoi alunni BES non dimentichi che abbiamo anche l’edizione digitale interattiva scaricabile in PDF al prezzo ulteriormente scontato di 25 euro.”

“25 euro per un PDF? ma è un latrocin…”

“Veramente stupefacente, non trova? E non dimentichi i contenuti extra del nostro sito web, dal quale i suoi studenti potranno tranquillamente copiare ed incollare le soluzioni degli esercizi proposti, senza muoversi dal loro cellulare, praticamente senza sforzo.”

“Ma io non…”

“Le confermo senza ombra di dubbio che la sua copia è assolutamente gratuita e senza impegno alcuno. E se adotterà una delle case editrici che abbiamo in rappresentanza, potrà accedere al nostro traduttore simultaneo speciale per Smartphone del valore di ben 100 eurini tondi tondi.”

“Ma questo è un tentativo di corruz…”

“Bene, vedo che ci siamo capiti, Professore!”

(imbambolato) “Ciò fa sì che i nostri rapporti possano proseguire più speditamente…”

“Nel vostro come nel nostro interesse la cosa è certamente da ritenersi positiva. Ma la prego, osservi, osservi… le nostre illustrazioni sono interamente a colori, accattivanti ma perfettamente inserite nel testo. L’unità linguistica di base, per esempio, è concepita in modo tale che i suoi alunni possano apprendere perfettamente in cinque mesi a salutare una persona in lingua straniera!”

“Ma io lo spiego già in cinque min…”

“E pensi, che se qualora decidesse di adottare il nostro corso (e lo farà di sicuro!) in più di due classi, c’è in omaggio anche una pelliccia di puro visone sintetico per sua moglie.”

“Io non sono sposato!”

“Ah no? Lei ha tutte le fortune, se lo lasci dire. Allora che ne dice di una fornitura di squisitissimi sigari cubani marchio “Fidel” per due anni, solo per lei??”

“Io non sono fumato!”

“Ma lo sa che il suo collega di religione, il professor Crucefixis, ha adottato il nostro testo ‘Panem et crucem’ in tutte e diciotto le sue classi, confermandolo per sei anni, e adesso va in giro con la Rolls Royce?”

“Bastardo!!”

“Oh, dimenticavo di dirle che il modulo da firmare per l’adozione e da riconsegnare in segreteria è già precompilato. Lei non deve fare assolutamente nulla, se non apporre una firmettina in calce, è contento?”

“For… forse!”

“Ma benissimo! Vedo qui che avete già in adozione il nostro testo di civiltà storica ispanica “Viva la muerte” del professor Guerrero Franco dell’Università di Guernica, mi complimento vivamente con lei per l’ottima scelta!”

“Era già in uso… vede, il docente che mi ha preceduto era un fottuto nazionalist…”

“Naturalmente dovrà far ricomprare alle famiglie anche quello perché abbiamo cambiato e reimpaginato la copertina, modificando il solo codice ISBN!”

“La copert…”

Le risultanze dell’evoluzione dell’esemplare maschio di rappresentate editoriale, si concretizzano nella presenza di un forte apparato muscolare stritolatore, probabile eredità del Boa costrictor. Il docens docens ormai non ha più scampo. I suoi libri di testo non vedranno la luce del giorno.

E io che ho solo bisogno di gettarmi indomito tra le braccia di Alberto Angela!

Il consiglio di classe straordinario (romanzo gotico)

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C’è un’aria pesante e strana oggi in classe, come quelle giornate plumbee che ti si appiccicano sulla testa al mattino e fino alla sera non ti mollano.

L’alunna Scugnizzi entra in classe esordendo d’acchitto con un incontestabile: “Professo’, mi lasci stà’ che oggi mi girano!”

“E già, Scugnizzi, e quand’è che non ti girano a te?” biascico mormorando.

La Bravetti è bianca in volto come una morta, ha le mani che sembrano di pura carta di Fabriano, e la sciarpina d’ordinanza le si incolla alla gola nemmeno fosse il sepolcro del Cristo velato di Giuseppe Sanmartino nella Cappella Sansevero a Napoli.

L’alunno Perculeggiantis entra in ritardo, non mi dice neanche “Buongiorno, cane!”.

Gli chiedo “Cos’è successo?”

“Eh, so’ stato male, Professo’!”

“Ma qui hai scritto ‘motivi familiari’!”

“E che ne so, Professo’? Io mi faccio gli affari miei! L’avrà scritto qualcun altro…”

Va be’, ho capito. Oggi si interroga. L’alunna Virginelli, repente, si giustifica battendo l’indice e il medio sul pacchetto dei Kleenex: “Professo’, posso andà’ al bagno? Ho le mie cose!”

“Virginelli, tu puoi andare in bagno quanto vuoi, ma la dovete smettere, tu e le tue comari, di prendermi per le terga. Ognuno ha le sue di “cose”!

“Sì, ma le mie cose sono le cose!”

La Virginelli da grande creerà un nuovo movimento letterario, quello del Constatazionismo e diventerà famosa scrivendo romanzi sul nulla. Come Susanna Tamaro. O Isabel Allende.

“Professo’, le posso avere anch’io le cose come la Virginelli, così non mi interroga?” mi interrompe a distanza ravvicinata l’alunno Tontarelli.

E mentre lo invito ad espormi la solita Litania Sanctorum dei verbi melliflui (che, regolarmente, NON ha studiato) mi accorgo che sono già le 8,50 e il Corbelli non è ancora arrivato.

I ragazzi lo riempono di messaggi, facendo type type sul tastierino del telefono e intasandogli il profilo WhatsApp ma nulla da fare. Neanche la madre risponde al cellulare, e questo acuisce la tensione nervosa che ormai si taglia a fette, mentre la Bravetti trema come un uccellino spennacchiato caduto dal nido.

L’ingresso del nostro bidello Antenore è perentorio.

“Toh, Professo’, circolare!”

“Antenore, ma tu a quest’ora più di tre parole in croce proprio non riesci a metterle, vero?”

Reprimo a stento un senso di contenuto ma virile stupore quando comincio a leggere che “la S.V. è tenuta a partecipare al Consiglio di Classe Straordinario che si terrà questo pomeriggio in presenza presso l’aula ‘Hermann Goering’ dalle ore 14 ad libitum per eventuali provvedimenti disciplinari nei confronti dell’alunno Corb. Si consiglia vivamente di portare con sé sacco a pelo, forno a microonde e monoporzioni di melanzane alla parmigiana.”

“Corb… il Corbelli!!” Certo che, quando mi ci metto, anch’io gli do giù di equazioni successive che sembro Einstein, sembro… “Ma è ovvio! Sulla circolare il Dirigente l’ha abbreviato per motivi di privacy, ma si può avere un Dirigente più coglione? Tanto valeva che lo scrivesse per esteso. Imbecille!

La coordinatrice di classe, la Professoressa Subiudice di diritto e economia politica, mi incrocia nel corridoio. Ha il volto livido e indossa un paio di vistosi occhiali da sole, anche se a scuola è sempre buio pesto.

La De Ginocchinibus mi guarda in viso e attacca:

“Oh, Madonnina del Carmelo… Vergine benedetta di Guadalupe, ohimé, Signore Padre Santo, aiutaci, mira il tuo popolo bella Signora…”

E tutti i docenti impegnati nel cambio dell’ora, in coro, all’unisono:

“Cheeee pieeeen di giubilooooo oooggi ti onoraaaaaa!!”

“Ma si può sapere che cazzo è successo? Guardate che io mi tocco debitamente i coglioni, sapete??” osserva il Berlusconis, dopo aver fatto un corso di aggiornamento professionale di sei settimane all’Accademia della Crusca.

Una mano devota ha acceso perfino una candela a San Pio da Pietralcina.

Ci vuole la pazienza di Giobbe per arrivare alle 14, sorretti solo da un panino ipocalorico del bar e da una bibita ghiacciata. Del resto, come cantava Antonello Venditti? “La nostra vita è Cola Cola/fredda nella gola…” che, voglio dire, anche a pensare a una rima del tipo “cola/gola” ci vuole del coraggio.

“Ma mi volete spiegare una volta per tutte? Ma porco Stalin, non si fa cos…”

L’ultima vocale gli si strozza in gola, perché in quel momento entrano le pie donne che portano il sudario, il balsamo e gli olii profumati per la vestizione della salma. In confronto a loro “La casa di Bernarda Alba” di Lorca diventa un arcobaleno variopinto di colori vivaci.

Attacca mesta la Subiudice: “Colleghi carissimi, siamo qui riuniti in questo luogo di pietà e di sofferenza perché è accaduta una cosa grave e tristissima allo stesso tempo. Il Corbelli, per cui ormai solo l’Onnipotente può avere giustizia e parole di perdono, durante la prova di evacuazione, ha tocc… molest.. sì, insomma, ha palpeggiato i glutei della Bravetti, approfittando biecamente della sua funzione di chiudifila.”

“E chissà che cosa mi credevo!! Bravo Corbelli, così si fa con le stronzette. Haut lévé l’esprit révolutionnaire, come si diceva a Tirana ai tempi di quell’uomo immenso che fu Enver Hoxha!” trionfeggia il Marxistis.

La De Chattibus per la notizia ha un mancamento improvviso e viene adagiata provvisoriamente sulla porta in pietra di granito del sepolcro.

“Fatela respirare, povera anima devota a Dio! Sbottonatele la camicetta e scopritele il petto…”

“Sì, sì, dài, dài! Vogliamo vederle anche noi, mica solo l’Exlege, le due cupole della Cattedrale di Siviglia!” incalza il Berlusconis, che tanta grazia divina non la vedeva più dai tempi in cui portava i pantaloni alla zuava e cantava “Giovinezza”.

“Ma c’è di più, venebili confratelli” riprende la Subiudice “perché i genitori della Bravetti hanno minacciato di querelare non solo quello scellerato sciupator di femmine, che va be’, brucerà all’inferno assieme alla sua indegna progenie per sette generazioni ed è solo quel che si merita, ma anche tutto il consiglio di classe per omessa custodia, mancata vigilanza, atti osceni in luogo pubblico e interruzione di pubblico servizio.

“E che sarà mai? Le avrà dato solo una palpatina al sedere, così…” e tira una manata sui glutei della De Chattibus che nel frattempo ha ripreso vigore, tanto che gli sferza uno schiaffo da quindici tonnellate a mano aperta e cinque dita stampate sulla guancia.

La De Ginocchinibus, incurante del suo dolore al menisco, si inchina al centro dell’aula e si cosparge il capo di cenere giaculando “Kyrie eleison, Christe eleison…”

La Wunderbari mentre si batte il petto, mormora “Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa!”

La Nullafacentis, che non ci sta capendo assolutamente niente come al suo solito, giusto per non farci la sua solita stercofigura da antologia, si unisce alla penitenza generale stracciandosi le vesti e pronunziando in un dirotto di pianto le parole del “Miserere nobis, Domine!”

“Voi capirete, colleghi, che ci troviamo in una situazione di gravissimo pericolo per noi e per le nostre poltrone, per cui se non usciamo di qui con una risoluzione severa e ingiusta e ritrovarci in stato di detenzione dovendo dire addio a 30 anni di onorato servizio da scaldasedie. Siete voi disposti a tale onta??”

Risponde un incerto mugugnare di monosillabi consonantici.

“Propongo, dunque, che sia approvato all’unanimità quanto segue: sospensione dalle lezioni per complessivi giorni cinque per ogni natica oggetto dell’infernale libidine, oltre a successivi dieci giorni di lavori socialmente utili consistenti nell’accudire, pulire, lavare e portare a far pipì il cane Grongo, di proprietà dell’Istituto. Oppure qui finisce tutto quanto a schifiu! Chi è favorevole alzi la mano destra, chi è contrario la sinistra, che gliela mozzo.”

D’un colpo sembra di essere tornati ai bei tempi di quando c’era Lui. Il segretario, che per l’occasione redige il verbale su pergamena, intingendo il pennino nel sangue, segna compiaciuto il nulla osta di tutti.

All’uscita dai lavori, la buona bidella Cassandra corre incontro alla Wunderbari gridandole ansiosa:

“Ma che è stato? Professoré, che è stato???”

E la sventurata rispose: “Hanno ammazzato Compare Turiddu!!”

Irrompe la madre del Corbelli: in lacrime: “Fiiiigghiu!! Figghiu miu!!! A mia m’o scannaru stu figghiuzzu nicu nicu… Mariiiiiiaaaaaaa!”

E io corro subito a pugnalarmi il petto tra le braccia di mia madre.

Antologia di giudizi critici – Appendice B

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ANTOLOGIA SOMMARIA DI GIUDIZI CRITICI

“E dài! Ma perché non ci metti anche me nel libro sulla scuola? Che ti costa?”
(Le sue colleghe al cambio dell’ora)

“Se non rientra il 1 settembre la deferisco alla Commissione Medica Permanente de L’Aquila!”
(La prima Dirigente della scuola in cui presta servizio -che gli voleva bene!-)

“Professore, capisco perfettamente. Le mando subito un PC della scuola in comodato d’uso gratuito così può ricominciare a lavorare in DaD. Buona giornata.”
(La seconda Dirigente della scuola in cui presta servizio -che gli voleva bene e gliene vuole ancora-)

“Ah, lo spagnolo… Così musicale, così orecchiabile, così sensuale… come si dice ‘Ti amo’ in spagnolo, te quiero?? Olé, spagnolitooooos!”
(Quelle che vorrei-ma-non-posso)

“Lo spagnolo è facile! Basta mettere la -s in fondo e parlare in italiano.”
(I suoi alunni del primo anno alla prima lezione)

“1”
(Valutazione della sua prima prova scritta di spagnolo al Liceo Linguistico, a.s. 1979-80, matita blu su foglio protocollo)

“Ma perché, c’è differenza tra spagnolo e portoghese?”
(Alunna bocciata alla Certificazione Linguistica DELE, livello A1)

“E scì, professo’, nun saccio l’itagliano, mo’ saccio lu spagnol’, secondo te??”
(Un alunno sincero)

“Professo’, ma in Spagna ci stanno gli arrosticini?”
(Un alunno insicuro)

“Professo’, ma come si chiama il Presidente della Repubblica in Spagna?”
(Un alunno disorientato)

“Allora senti questa, Professo’… ‘Sono il fantasma Formaggino!! Vieni qui che ti spalmo sul panino…'”
(Un alunno convinto di essere spiritoso e aggiornato)

“Comodo, vero, fare l’insegnante? Tre mesi di vacanza pagati, Natale, Pasqua, ponti, permessi, malattia, 18 ore alla settimana di lavoro… provateci voi a campare con solo 3500 euro al mese!”
(Commento sul suo profilo Facebook)

“Di Stefano chi?? Ah, quello che somiglia a Nanni Moretti, sì, sì, ho capito!”
(L’insegnante di italiano dell’anno scorso)

“Messaggio gratuito: il cliente da lei chiamato, non è al momento raggiungibile.”
(Risposta standard alle telefonate in entrata durante la fine settimana)

“Ma funziona questa stampante?”
(Chiunque visiti la sua casa, nessuno escluso)

“E basta con questa radio accesa alle due del mattino su Radio Kabul, qui c’è gente che ogni giorno va a lavorare, sa?”
(Il suo condòmino vicino di appartamento)

“Si eroga la sanzione di euro 75 più spese di notifica e di rimozione del mezzo.”
(Violazione al Codice della Strada – Parcheggio in doppia fila)

“Hai il raffreddore? No, non ci vengo a darti l’estrema unzione, se Dio vuole avremo il piacere di averti tra di noi ancora per lunghi anni a rompere i coglioni!”
(Don Massimo, quello vero, già suo collega di Religione Cattolica – Messaggio WhatsApp)

“Lei non trova che siamo arrivati agli ultimi giorni di questo mondo, che l’apocalisse sia vicina e che sia necessario restaurare la sovranità di Dio sulla Terra?”
(Testimoni di Geova, domenica mattina, ore 7,30)

“Accipe salis sapientiae!”
(Il parroco battezzante, in ‘De inutilitate Valerii Stephanensis Baptisimi”)

“…perché con la parola ‘cazzate’ offendeva e denigrava la persona e il pensiero del collega Berlusconis durante un consiglio di classe, ai sensi dell’art. 595 del Codice Penale.”
(Procura della Repubblica di Teramo – Citazione diretta a giudizio per diffamazione)

“Ma quanta roba ordini on line? Guarda che non è che ogni giorno dobbiamo fare il giro di mezza città per i begli occhioni tuoi!”
(Il corriere Amazon e il postino)

“Ah, Profissori, Profissori… ci sarebbe che c’è al tilefono tilefonante la signora e profissorissa Preside che chiede urgente urgentevole di vossìa!”
(Andrea Camilleri, in “Fenomenologia di Catarella”)

“Mi sono mai permesso di fare una tesi di laurea su di Lei, io??”
(Miguel de Unamuno, poeta e filosofo spagnolo)

“L’opera narrativa del Di Stefano, soprattutto se collazionata con gli scritti della maturità del Leopardi e col dibattito dei più recenti filologici carducciani, è senz’altro da ritenersi una solenne boiata indegna.”
(Francesco De Sanctis, in Storia della letteratura italiana)

“Ciao, grande!!”
(Mohammed, vucumprà stanziale davanti al suo supermercato di fiducia)

“C’è da cambiare la calotta dello spinterogeno, pulire le candele, fare la revisione, pagare gli arretrati del bollo, le gomme sono lisce, dobbiamo sostituire le pasticche dei freni, il freno a mano, l’autoradio e la centralina. Come fa a camminare ancora questa macchina lo sa solo San Gabriele dell’Addolorata!”
(Il suo meccanico di fiducia)

“Son tre chili e rotti di castrato, Professo’, lei vive da solo, ma che cazzo ci farà con tutta questa carne?”
(Il suo macellaio di fiducia)

“Si richiedono con urgenza analisi complete del sangue e delle urine per sovralimentazione e colesterolemia.”
(Il suo medico di base)

“Paga, o merda!”
(Quinto e ultimo sollecito della bolletta del gas)

“Capra! Capra!! Capra!!!”
(Vittorio Sgarbi, in “L’arte pittorica di Valerio Di Stefano”)

“Certo, Maremma ciuca, se s’aspetta che tu telefoni te, qui a Livorno si potrebbe anche morì’ tutti sterminati!”
(Incipit delle telefonate di sua madre dopo il suo trasferimento in Abruzzo)

“Grazie, babbo!”
(Sua figlia Adele Marie, al primo gelato della sua vita)

“Grazie, babbo!”
(I personaggi di questo libro)

Anche le vongole ridono

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E’ Carnevale, e in tutte le scuole d’Italia viene concessa una giornata di ponte, non si aa bene perché, ma viene concessa. Da noi no, perché siamo i più fregnoni.

Così, per passare in modo scanzonato e alternativo l’allegria di questo sempiterno mercoledì delle ceneri, si organizza la solita partitella in un campetto di periferia, tutto poggi e buche, tra Personale ATA e Personale Docente. Gioca anche la signorina Multitasking, nell’inedito ma onorevole ruolo di secondo portiere.

Finisce sempre con sbucciature, contusioni, distorsioni, slegamenti, rotule spostate, periodi di due mesi di fisioterapia obbligatoria, medicazioni, visite ortopediche, richieste di astensione dal servizio, tibie spaccate, polmoniti da stress respiratorio, traumi cranici da scarpetta chiodata volanti, scavigliamenti maldestri, testate contro i pali della porta, incontinenza urinaria, ipertrofia prostatica, ora però anche basta.

L’arbitro, il signor Fischietti di Pagliare, solitamente interrompe la partita al quindicesimo del primo tempo e la rimanda all’anno scolastico successivo per esaurimento dei giocatori disponibili.

Ma l’evento sportivo di punta del periodo è senz’altro la strafottutissima partita di basket tra la nostra rappresentanza e la formazione ospite dell’avverso Liceo Polivalente “Archimede Pitagorico”.

Tutte le classi del nostro riverito e rinomato Istituto sono autorizzate a recarsi in Palestra per sostenere la nostra compagine. L’alunna Bravetti è tutta eccitata perché le hanno appena comunicato che quest’anno sarà fra le majorettes, e io prevedo già che col bastone da parata farà un groviglio che lèvati.

Gestisce la kermesse sportiva il nostro onnipresente professore di Scienze Motorie Lucius Blatt, coadiuvato dal collega Peppe Lu Furt’. Entrano sul parquet che sembrano Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi di Giochi senza frontiere.

Il professor Blatt prende in mano il microfono che gli vien calato dall’alto e con la voce rotta accenna un “Buongiorno a tutti!” rotto dalla tensione nervosa del momento, cui qualcuno dagli spalti risponde con un “Sei bellissimoooo!” a mo’ di ola.

“Grazie, sorcini!” E si asciuga il sudore che già gli imperla la fronte.

“Signor Dirigente Scolastico, Signor Sindaco…”

E la presentazione si interrompe di nuovo per opera della De Sindacatiis che interviene con la sua voce da viola da gamba.

“Prondooooo?? Lucius, mi sendooooo? Ma duv’ sta lu sindac’??”

“…ecco, ragazzi, appunto, volevo dirvi che il nostro caro Primo Cittadino non è potuto essere oggi qui con noi in quanto impegnato nella firma di importanti documenti sulla riqualificazione del territorio con la costruzione di un centro commerciale multifunzionale con dieci sale cinematografiche, una da bowling e una moderna struttura per la raccolta delle scommesse clandestine, al posto di quella orrenda palude che è diventata la Riserva Naturale del Batacchio. Gli auguriamo buon lavoro col pensiero!”

Vivissimi applausi da tutto l’emiciclo.

“Siamo dunque giunti alla gara finale del torneo interscolastico locale. Alla mia destra l’unica, la simpaticissima, l’imbattibile, la invincibile armata… nella tradizionale casacca color carta da zucchero, i ragazzi del nostro Istituto, su, forza, facciamo loro un bell’applauso di incoraggiamento!”

Ovazioni dal centro-destra.

“Alla mia sinistra, nell’ormai storico completo color cacchina chiaro, l’antipatica, odiosa, supponente, disprezzabile squadra dell”Archimede Pitagorico’. Forza, ragazzi, stringetevi la mano…”

“Professo’, ci sta lu Covid!!” osserva beffardo il Corbelli che è dappertutto come il prezzemolo, o in cielo in terra e in ogni luogo, come Dio.

“Ma certo, come no, allora sempre in alto lo spirito sportivo, e che vinca il migliore! Cioè noi!!! Che dici, Peppuccio, sono andato bene??”

E il povero professor Lu Furt’, che non vede l’ora di andare in pensione e che nella scuola italiana ne ha viste più di Carlo in Francia: “‘Nu disastr’!!”

Ma ecco che, appena iniziata la partita, gli ospiti cambiano subito un giocatore. In sostituzione del n. 5, che ha tirato la palla a canestro sì, ma dalla parte opposta, regalandoci i primi tre meravigliosi punti da fuori del match, quel pirla, entra l’alunno Mwanganga Mbu Mbu, ghanese di nascita ma abruzzese di adozione, una montagna enorme di carne e muscoli umani, una macchina da guerra perfetta, gli occhi azzurri come Sterling Saint-Jacques, solo senza lenti a contatto, sei chili e quattrocento grammi alla nascita, ventisette punti di sutura alla madre dopo il parto cesareo.

Dalla parte opposta dell’area di gioco vedo il Corbelli correre come un ossesso verso l’uscita. Lo blocco mentre cerca di sgattaiolare negli spogliatoi:

“Corbelli, dove cazzo vai??”

“Professò’… voi siete tutti scemi… io quello lì non lo marco manco se mi ammazzate. Ma l’ha visto? E una saracinesca senza maniglia… è Polifemo con due occhi!!”

Il professor Lucius Blatt, che nel frattempo mi ha raggiunto, comincia a incitare il Corbelli con paroline dolci e rassicuranti: “Ma vedi, Corbelli, l’importante non è mica vincere, sai, è partecipare! Adesso però sbrigati a rientrare o ti metto due e mezzo in profitto e una nota di demerito!”

Argomento discutibile ma senz’altro persuasivo. Perché se è vero che l’importante non è vincere, è anche vero che siamo sotto di dieci punti. Non c’è nulla da fare, la palla non vuole entrare nel cesto, pare stregata. Cerchio, cerchio interno, tabellone, palo alto… niente da fare. E in più i nostri sono delle vere e proprie pappe molli, non corrono neanche ad ammazzarli.

Allora si fa avanti l’alunno Somarelli che, preso in disparte il collega Blatt, gli sussurra: “Professò’, ho certe supposte di cocaina che sono una bomba. Alto potenziale e velocità di assorbimento. Poi non li ferma nemmeno Abebe Bikila.

“Noooo, ma che cocaina, scherzi?? Piuttosto andate a chiamare quell’anima pia e santissima della bidella Cassandra, che qui ci hanno fatto qualche malefizio.

La Cassandra entra in palestra col piattino dell’olio e la candela, nera nera, pare Amelia quando vuol fondere nel Vesuvio il primo cent di Paperone. E in quel momento gli avversari segnano il punto di massimo distacco.

Il resto della partita è una noiosa ripetizione degli stessi copioni.

Qualcuno dei ragazzi mi chiede:

“Professo’, ma quando suona?? Ma non era meglio stare in classe a fare lezione?”

“Ma quale lezione vuoi fare? Se non mi hai mai studiato un verbo in vita tua!!”

“Scì, vabbuo’, però questi fanno proprio piangere le vongole, professo’!”

Il fischio finale dell’arbitro pone fine alle tribolazioni e alle sofferenze di tutti. Abbiamo perso, anzi, ci hanno proprio stracciati, e la bidella Cassandra sarà costretta, pena licenziamento istantaneo e trasferimento coatto alla sezione femminile della locale Casa Circondariale per evasione fiscale, a restituire la cinquanta euro indegnamente percepita.

“E dunque, ragazzi carissimi, la sportività trionfa sempre (‘tacci vostri!) e io sono lieto di poter premiare questi carissimi amici (sì, ma l’anno prossimo la ripagate con gli interessi, e vi facciamo un culo così!). Forza, ragazzi, applaudite i vincitori!!”

Silenzio tombale. Vergogna e imbarazzo.

“Grazie per questo entusiasmo! E allora è il momento di alzare il trofeo. Ma… dov’è la coppa d’argento?”

E mentre l’uno spirto questo disse, io mi accorgo di una leggera folatina di vento, alle mie spalle e percepisco un’ombra chiara sul pavimento.

“Corbelli, dove cazzo vai?? Posa quella coppa!!”

E perdo beatamente i sensi sulla scalinata di cemento, sognando di mia madre.

Una malattia cellulare

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Se la fatidica domanda “Professo’, posso andà’ al bar?” è uno stillicidio continuo, l’uso del cellulare in classe è un vero e proprio percussionismo scrotale che trova sollievo temporaneo solo al suono del finis, per poi riproporsi paro paro il giorno appresso, con tutto il suo spietato spappolamento di gònadi.

Lo sanno tutti, tutti, alunni e docenti, che l’uso del telefono è proibito, sia che si segua la lezione sia che si sia in servizio. E infatti tutti lo usano. Tutti, indistintamente.

L’alunno Somarelli, al suono della campanella, deve per forza raggiungere il suo spacciatore di fiducia perché, dice, la Corte Costituzionale ha bocciato il referendum sulla libera coltivazione della cannabis a uso personale e qualcosa deve pur fare anche lui. Infatti vende le sue piantine della varietà “sativa” via Wallapop per vedere se ci recupera qualche soldino, almeno per la canna della domenica.

La Bravetti stamattina è entrata in classe sditeggiando perché il fidanzo le ha mandato il bacino del buongiorno e lei deve per forza rispondere, se no quello si insospettisce, perché, magari, la sua druda a tempo perso studia anche e non sia mai.

Il professor Marxistis la redarguisce, come è suo dovere, e per vendicarsi dell’affronto subito la interroga seduta stante.

“Bravetti, parlami dell’approccio gramsciano alla traduzione delle favole dei fratelli Grimm!”

“Sì, professore, Antonio Gramsci lavorò alla traduzione dal tedesco delle favole dei Grimm durante la vile detenzione fascista. L’opera, portata avanti ai tempi delle ‘Lettera dal carcere’, aveva carattere didattico e l’intellettuale comunista la redasse per l’educazione dei propri figli. Ma tanto, professo’, che gliele dico affà’ queste cose? Tanto poi in pagella mi mette quattro!”

Ragionamento chiaro, lineare e ineccepibile. E poi cosa vuole il Marxistis, che ogni giorno si presenta col suo cellulare Made in URSS alla fine degli anni ’80, grosso come una valigia di cartone da emigrante, con il manuale di istruzioni in cirillico, la cornetta stile ufficio della Stasi, che ci si siede anche sopra e quando lo chiamano risponde sempre “Tranquillo, mi trovi sempre SUL cellulare”?

Il professor Exlege, invece, ha assoldato l’intero organico dei Berliner Philarmoniker per l’esecuzione della sua suoneria di default, l’incommensurabile Cavalcata delle Valchirie di Wagner. Dicono che per l’interpretazione si sia scomodato perfino il maestro Von Karajan in persona, tornato con regolare permesso speciale dall’oltretomba.

L’alunno Corbelli, invece, è tutto contento perché gli hanno comprato l’iPhone nuovo, quello da 900 euro.

“Ma scusa, Cobelli”, faccio io, “i tuoi genitori ti comprano un telefono che costa due terzi di uno stipendio medio di un operaio?”

“Nòne!! Ma mica me lo hanno comprato i miei genitori, professo’, me lo ha comprato mia nonna. Le ho detto che mi serviva per studià’ e quella ci ha creduto. Io le voglio tanto, ma tanto bene, anche perché la domenica mi fa sempre le lasagne alla Simmenthal che mi piacciono tanto. Le ha mai assaggiate, professò’? Fanno paura, fanno!”

Lazzarone d’un Corbelli!!

La Figoni, invece, lei il cellulare lo cambia una volta ogni quattro mesi, perché dice che se no le si graffia lo schermo e questo è contrario al suo innegabile senso estetico. Se lo può permettere. Siccome ha dieci in informatica, è diventata una esperta in materia di deep web e si è messa a vendere i suoi filmini hard ai vecchiacci bavosi e ai malviventi che popolano quelle lande virtuali disgraziate. Si fa pagare in bitcoin su un conto cifrato alle Bahamas, gira tutto su una banca svizzera dove non le chiedono niente, e quando le pare va a trascorrere un week-end a Losanna con quell’energumeno con cui sta. Vogliono affittare un appartamentino (chiaramente in nero), piccolo ma bastevole, per il loro nido d’amore e andare a vivere insieme.

Il professor Crucefixis, preoccupato, gli si è avvicinato una volta e col suo solito fare fintamente compassionevole le ha mormorato:

“Figliuola, non devi fare vile mercimonio del tuo corpo, il denaro è lo strumento del diavolo…”

“Mi piace il diavolo, è uno dei miei migliori clienti! Paga anche bene e soprattutto non fa mai domande” lo gela repente la Figoni, attaccando sotto il banco la gomma da masticare che stava ruminando ininterrottamente da tre giorni.

E il Crucefixis piglia, intasca e porta a casa. Cioè in parrocchia. Tanto lui i film porno li compra legalmente su Amazon.

In sala docenti, la discussione culturale giornaliera tra il Berlusconis e la De Estremitatis si fa accesa e coinvolgente: è meglio usare WhatsApp, Telegram o Messenger?

La Acidophili non ha questo problema, perché lei usa Viber. “Cosa volete, colleghi, quando si ha un cognome come il mio i debiti si pagano!” E abbassa la testina irsuta che aveva tirato fuori in modalità cobra reale.

Certo si è che la questione resta irrisolta. La De Estremitatis ha bisogno di una chat sicura e impenetrabile per non farsi beccare dal marito mentre riceve i messaggi dei suoi misteriosi spasimanti, perché se il puzzone la sgama mentre è in linea anziché a cucinargli quella mezza chilata di spezzatino di castrato, va a finire che la rifà nuova dalle bastonate.

Ma mentre la discussione comincia a farsi accesa, un telefono lasciato incustodito sul tavolone in truciolato ricoperto di finta formica comincia a squillare come un ossesso a tutto volume.

“Ih, che scostumati! Di una scostumatezza incredibile, proprio. Che mi devo pure sentire gli affari degli altri, io? C’ manchess’!!” sentenzia ad alta voce la De Ginocchinibus.

“Dov’è…? Ma dove cazzarola l’ho cacciato??…Ah, eccolo, finalmente… Prondoooooo??? No, se ti ho detto che non mi sendo non mi sendo! E come faccio a sendirti se non mi sendo?? Oddio me’, ma guarda che nemmeno cogli scolari mi sendo… e che cosa vuoi, sarà un probblema di connessio’, ma tu che ci hai, il Vodafòno o Uind? Ma che ciazzecca l’Iliade, mo’, io insegno matematica… ah, Iliad, so’ capit’… ‘mbè, allora è per quello che non mi sendo!”

All’Università è stata discussa una tesi di laurea in Scienze della Comunicazione sul tema “Il surrealismo nell’opera letteraria della De Sindacatiis e il flusso di coscienza come modalità narratologica”.

L’unica inflessibile coi cellulari usati in classe è e rimane la De Poppibus. Gli allievi la temono moltissimo, ma ogni tanto ne pizzica qualcuno in fondo all’aula che sacramenta: “Nooooooo!!! Sono morto!!”

Allora, fumando dalle orecchie, la pettofornita si fa consegnare l’apparecchio dal malcapitato beccato a farsi un giro di giochino elettronico di soppiatto, glielo sequestra, verga una nota disciplinare lunga tre chilometri in sessione PL (Pubblico Ludibrio) e porta il tutto in presidenza, dopo aver convocato i genitori. I quali arrivano regolarmente con bastoni e spade per manargli di brutto, ma siccome lei porta pure coppe e denari, come diceva Troisi, gli rende pan per focaccia a tutti e il vile inimico si ritira stile disfatta di Barletta.

Il nostro bidello Antenore deve invece sentirsi col suo collega Agesilao, che presta servizio nell’avverso Liceo Polivalente “Archimede Pitagorico” per compilare la schedina settimanale, che questa settimana se il Cittadella vince in trasferta a Pisa si beccano un mucchio di soldi e lui paga i debiti al bar. Così suona la campanella due minuti prima e io vo’ grato a quel nobiluomo per la salvazione del personale scolastico.

Solo che quando mi avvio verso la meta dell’agognata uscita, la veggente ufficiale del nostro istituto, la buona bidella Cassandra, mi blocca al centralino e mi fa:

“Professò’, c’è un genitore al telefono… brutto segno! Secondo me ti hanno fatto una fattura, ti devo togliere il malocchio… passa domani che con cinquanta euro risolviamo tutto! Che faccio, te lo passo direttamente sul cellulare??”

E io che penso solo a morire, meschino, tra le braccia di mia madre.

Il bar

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Il bar è il bar, non ci sono santi.

Esiste da sempre e da sempre esisterà, come le monadi di Leibniz, il motore immobile o il bosone di Higgs.

Il bar apre qualche minuto prima delle otto. E’ stato raggiunto questo accordo diplomatico perché se no scoppiava la guerra termonucleare globale e i primi ragazzi a raggiungere il sacro suolo dell’Istituto avevano preannunciato lo sfondamento della porta e l’occupazione coatta dei locali stile Putin con l’Ucraina.

Perché i veri protagonisti della vita degli alunni non sono lo studio e l’abnegazione, no, sono il telefono cellulare e la fame.

Una fame atavica, antica, gridata a gran voce come fanno i bambini che nascono, che pare non ci sia un domani e che si calmano solo quando viene loro concessa la tetta, il cibo.

La De Poppibus, che di allattamenti ne ha avuti svariati e prolungati, e si vede pure, prima che la chiave del bar giri nell’ormai logora serratura avverte tutti gli astanti: “Non guardate me o vi piglio tutti a ceffoni!!”

Due minuti dopo, il tempo che la macchinetta del caffè si riscaldi, che il barista si sia messo la parannanza, che siano state deposte nelle vetrine le deliziose cibarie scongelate e cotte al forno elettrico che sostengono gli stomaci dell’intiera progenie scolastica, che il buon bidello Antenore si sia tolto le orrende cispe dagli occhi ancora appiccicati di sonno, arriva la Wunderbari e il barista si mette direttamente sugli attenti risvegliandosi istantaneamente come da un torpore sempiterno che nemmeno un’endovenosa di caffeina:

“Professoré’, il solito orzo lungo macchiato con latte di soia e cannella?”

“Sì, caro, ma mettimici doppio zucchero e cacao, mi raccomando, che ho fatto l’amore tutta la notte provando tre nuove posizioni yoga e ho bisogno di energie nuove e rigeneranti per il mio kharma!”

E il primo svenimento per mancanza d’ossigeno e di respiro della giornata è assicurato.

Il buon bidello Antenore, esaurite ormai le sue abluzioni a secco, va di caffè macchiato e cornetto alla Nutella. Allora il barista tira fuori direttamente il secchio da 5 litri ripieno di crema spalmabile (non possiamo permetterci forniture più piccole, a scuola c’è da sfamare un esercito, sapete?) e ne schiaffa una mestolata informe sul cornetto ancora congelato. Tanto chi se ne frega, Antenore non paga mai e ha una lista di debiti più lunga di quella di Imelda Marcos nel suo negozio di scarpe preferito.

La signorina Multitasking, che arriva di lì a poco, col tacchettio affrettato che la contraddistingue, si pianta davanti al bancone e chiede (anzi, ordina perentoriamente): “Un caffè!”

“Normale, lungo, ristretto, macchiato…?” le fa il barista, cercando di essere vagamente un po’ gentile.

“Fatte li cazza to’!”

E così lo secca sull’istante. Non c’è nulla da fare, ormai è il suo tormentone preferito.

Il bar comincia a mostrare il meglio di sé verso le 8,30, quando finalmente arrivano le maledette liste.

Le liste sono una rottura di palle quotidiana micidiale. Ogni giorno che Dio mette in terra, alla prima ora gli alunni si prendono “alcuni minuti” come da circolare, per mettere una croce a matita sull’elenco dei panini e delle vivande salvavita disponibili, per poi consegnarlo alla bidella, che lo consegna al bar, dove poi uno dei rappresentanti si reca in orario prossimo all’inizio della ricreazione per pigliare il panierino ricolmo di quanto ordinato.

Sembra una stupidaggine, ma è un vero e proprio Calvario. Primo perché gli alunni non sono mai puntuali, secondo perché non sanno mai che cazzo prendere (“Le patatine alla paprika… no, al curry, no, aspetta, alla cipolla, ma no, prendimi i Fonzies!”), terzo perché non hanno i soldi e li chiedono al docente a titolo di comodato d’uso gratuito. Per fare una croce impiegano mezz’ora, per tirar fuori le monete altri cinque minuti (“Professo’, me s’ha sfunnat’ la tasca!!”) e per consegnarla altri due minuti a passo lento, stile Marcia Funebre di Chopin.

Ma la vera, autentica, maledetta, insidiosa, pericolosa portata della purtuttavia variegata offerta formativa del bar è lei, l’odiatissima mezzaluna tonno e sottaceti. Pare che il professor Exlege l’abbia ordinata un giorno per errore e l’abbiano subito arruolato in Corea del Nord per un conflitto chimico-batteriologico segretissimo, non prima di aver passato una mattinata nel premiato bagno docenti intestato alla buonanima di Rudolph Hess, da cui ha fatto le ultime tre ore di lezione in DaD mentre rimetteva l’anima agli spiriti protettori dei suoi avi.

Pare che le reazioni dei succhi gastrici con l’agglomerato e col suo ripieno siano tuttora misteriose, e che anche la nostra benemerita insegnante di chimica, la professoressa Tabula Elementii, abbia dato forfait.

Fatto sta che il Corbelli, quel bastardone, ogni santo giorno cancella l’ordinazione del panino da un euro con prosciutto cotto del compagno Maneschibus, perché proprio non lo può vedere, e la dirotta perfidamente sulla mezzaluna in questione, divertendosi come un matto a veder correre il malcapitato in bagno e cronometrando i tempi di effetto dei sottaceti finemente tritati sull’apparato gastro-enterico.

Alle 11,05 il bar è completamente svuotato. Restano solo le croccantelle al ketchup che ti guardano di sbieco, anche loro, dall’alto del loro sapore disgustosamente acidulo, qualche caramella sparsa, e le Halls-Mento-Liptus al triplo mentolo anodizzato, che quelle le compra solo la Acidophili per mascherare l’alito che le sa di curaro.

Ma è proprio quando il morbo infuria e il pan ci manca che il genio indiscusso del barista viene in soccorso agli affamati. E’ allora che si tirano fuori le razioni K, gli stramaledetti calzoncini mozzarella e pomodoro, nelle loro immarcescibili versioni, fritti e al forno.

Quelli al forno sono sufficientemente gestibili se mangiati a temperatura di fusione. Solo che se ti fuoriesce il ripieno sei fregato. Il professor Crucefixis, cui, pure, l’appetito non manca, addentandone uno si è visto colare il magma su una mano ed è immediatamente corso in sala insegnanti ad annunciare, coram populo ed urbi et orbi, di aver ricevuto le stimmate. Il professor Marxistis, che nel frattempo passava l’ora di buco leggendo “l’Unità” (è rimasto l’unico lettore, ormai), lo ha squadrato e ha sentenziato un “Ma vatti a coricà’, imbecille!” degno del miglior Politburo del PCUS.

Quelli fritti non c’è nulla da fare, assorbono l’olio di colza, regolarmente riciclato, sono ricchissimi di acroleina, si freddano in cinque minuti, ti si piantano sullo stomaco e lì rimangono in saecula saeculorum, amen. Ci vorrebbe un Fernet Branca, ma purtroppo al bar sono rigidamente proibite le bevande alcoliche. Se ti fai amico il barista, tuttavia, puoi ottenere sottobanco una bottiglia da mezzo litro di Idraulico Liquido, che è sempre meglio di niente.

Il bar chiude definitivamente alle 13. Il barista pulisce e l’ambiente puzza orribilmente di detersivo per pavimenti.

“Professò’, ci è rimasto un calzone fritto prosciutto cotto e formaggio, lo vuoi?”

E io che vorrei avere il teletrasporto per gettarmi sconfortato tra le braccia di mia madre.

Gli studenti assaltano Confindustria

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Sui social si parla insistentemente, e con viva approvazione, dell’assalto alla Confindustria da parte degli studenti di Torino, la cui notizia è rimbalzata un po’ qua e là sui giornali. Lo screenshot che vi riporto viene dal “Corriere”.

Non si sa, di preciso (o, almeno, dallo screenshot non risulta), a favore di che cosa lottassero questi studenti, ma c’è gente che li approva incondizionatamente, gente che dice che “poverini, sono stati due anni in DaD incollati davanti a un computer e hanno dei disagi!” Hanno dei disagi? Ma qui si rasenta il patologico! Prima di tutto non mi risulta che la DaD sia tutto questo gran male assoluto, secondariamente, li hanno avuti solo loro i disagi? Voglio dire, le scuole, i docenti, gli uffici di segreteria, non hanno dovuto reinventarsi da zero per correre a salvare il salvabile? Eppure io, per esempio, ad assaltare la Confindustria non ci sono mai andato.

La Confindustria è una cosa cattiva? Forse. Gli studenti non sono preparati ad affrontare il prosieguo delle lezioni in presenza o gli Esami di Stato? Magari anche sì. Ma, cazzo, è da settembre che sono di nuovo in presenza, è trascorso un quadrimestre, hanno rivisto i loro compagnucci, senza i quali evidentemente la scuola non si fa, i loro professori (di cui, francamente, gli è sempre importato una veneratissima), sono tornati a fare le stronzate a ricreazione, alla “normalità” che tanto agognavano, e ora, siccome non sono in grado di fare un paio di scritti, o sono stati costretti a passare del tempo davanti a Meet piuttosto che su TikTok o Instagram a cercare di fare quello che di solito non fanno, cioè studiare, allora assaltano la Confindustria, così per sport e perché gli garba?

E sarebbero questi i salvatori della patria? Quelli che dànno una lezione (ah, loro sì, e mica in DaD, no, a suon di picconate, come Cossiga!) al potere costituito? Quelli che ci toglieranno dal marciume istituzionale? Ma con cosa la vogliono fare la loro in-voluzione, a colpi di manifesti bruciati e fumogeni?

E tutti a dire “bravi, bravi!” oppure “sono il nostro orgoglio e il nostro futuro”. Il mio futuro? Loro?? Ma io ho paura del mio futuro!

Certo, forse loro non molleranno troppo facilmente. Ma gli conviene?

Reverendum

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La presidenza Amato della Corte Costituzionale è iniziata in salita.

I quesiti referendari bocciati sono quelli su:

– il tema dell’eutanasia
– la legalizzazione della cannabis per alcuni usi, tra cui quelli terapeutici
– la responsabilità civile diretta dei giudici.

Il che vuol dire che io non sono libero di disporre della mia vita e della mia morte, che non posso coltivare una pianta in casa mia se soffro di determinate patologie, e che nessun giudice pagherà mai direttamente per i suoi errori se vengo tenuto sulla graticola e assolto dopo anni per un’indagine giudiziaria.

Come inizio non c’è proprio male.

La pena accessoria per questa sofferenza che riporta l’Italia almeno di 400 anni indietro (no, chiedo scusa, 400 anni fa la coltivazione della cannabis era libera), è la danza di conferenze stampa che si sono succedute agli annunci degli stralci di quesiti e democrazia.

Affermare, ad esempio, che un referendum non è ammissibile per vizio di forma, in quanto il quesito è scritto male, è andare contro la storia politica più recente. Le battaglie radicali hanno potato in Cassazione tonnellate di referendum, il cui quesuto era perfettamente formulato. Poi sono stati accolti o bocciati nel merito, magari anche disertati alle urne, perché no? Ma mai per la forma. Si vuol dire, forse, che Marco Cappato o Mina Welby, che sono delle persone straordinarie, non sanno scrivere? Che i radicali non hanno avuto dalla loro parte fior di avvocati e notai (almeno per autenticare le firme) e che nessuno di loro si è mai reso conto dello svarione che stavano commettendo?

E il manrovescio alla democrazia si produce non tanto perché c’è gente che considera la vita sacra, inviolabile, dono di Dio e della Madonna, e altri no. A me questo pare fin troppo lapalissiano. Il colpo violento alla democrazia si produce quando oltre un milione e duecentomila cittadini (tra cui io) che hanno firmato diventano carta straccia davanti a un parlamento inerte e ormai ostaggio di un governo che lo costringe a lavorare quasi esclusivamente per l’approvazione pedissequa dei suoi decreti legge. Un parlamento in ostaggio non può essere all’ascolto delle istanze dei cittadini e non legifererà mai, per condizioni soggettive o cattiva volontà, su temi di tale straordinaria delicatezza.

Dice: “ma i radicali hanno inflazionato l’istituto referendario congestionandolo fino all’inverosimile!” Ma è anche giusto. Perché dove non arriva il legislatore arrivano i cittadini.

Decenni di battaglie per i diritti civili buttati via. Tanto loro non si fermeranno mai. Ma gli conviene?

13 febbraio: Giornata mondiale della radio

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Da giovane mi comprai il 45 giri di “Musica Ribelle” di Eugenio Finardi. Pezzo straordinario e coinvolgente, etichetta Cramps, quella degli Area. Incidevano benissimo.

Sul lato B del disco, quello che di solito non se lo filava nessuno, c’era l’altrettanto famosa “La radio”.

Quella che diceva “Amo la radio perché arriva dalla gente”. O anche “E’ che con la radio non si smette di pensare.”

Ecco, io la radio la amo. E’ sempre stata la mia prima fidanzata e sempre lo sarà.

La televisione mi sta sul cazzo. Con la radio penso, scrivo, mi incazzo, commento, interagisco. E’ fresca, genuina, gentile.

Ascoltando la radio ho vissuto la storia. Quella vera. Con Radio Mosca ho ascoltato gli improbabili funerali di Cernenko, con Radio Bucarest la liberazione dal tiranno traditore, con Radio Berlino Internazionale il crollo del muro di Berlino e la scomparsa della DDR, con Radio Montecarlo la morte di Herbert Pagani, con Radio Tirana ho assistito a orde di radioamatori incazzati perché gli avevano invaso le frequenze, sono stato in Venezuela con Ecos del Torbes, mi sono spaccato i coglioni con Family Radio in italiano, ho assistito all’anno dei tre papi (1978) con la Radio Vaticana, ho ascoltato inutili programmi in italiano verso Malta dalla RAI per la “temporanea mancanza di locutori in maltese”, ho sintonizzato stazioni dalla Germania Est che trasmettevano solo numeri, ho studiato il tedesco coi corsi della Deutschlandfunk, mi sono reso edotto sulle ultime novità discografiche di Radio Luxemburg, ho ricevuto tonnellate di riviste inutili da Radio Praga e ho sentito il silenzio assordante delle ricette di Radio Pechino durante la strage di Tien An Men. E poi c’era il programma di jazz della Voice of America (mai potuto soffrire il jazz, io, ma ascoltavo anche quello), e le trasmissioni in un guaraní perfetto, sempre da Mosca, che in estate arrivavano a bomba.

Le onde medie erano calde, avvolgenti. Quelle corte più sfuggevoli e malandrine, difficili da centrare con la manopola della sintonia della radio a valvole dei nonni.

Oltre alla radio ascoltata c’era anche quella “fatta”. Nella bella stagione mi alzavo ogni mattina alle 6,30 per andare a “aprire”. D’inverno, la domenica sera, conducevo assieme ad Alberico un programma fiume che si intitolava “Obiettivamente ma fino a un certo punto”. Ottima musica sceltissima e microfoni aperti per gli ascoltatori e chiunque ci venisse a trovare. Un sera andammo in onda registrati e il povero Sergio venne a farci visita, solo che ci trovò il registratore a bobine (Revox) che andava e se ne andò con le pive nel sacco.

E tante altre potrei raccontarne. Come quando regalai a un bambino una radio di quelle destinate al Terzo Mondo, che si caricavano a manovella, di plastica. Rammento ncora la luce che gli brillava neglio occhi. Aveva la radio. La radio…

Oggi sono molto più pigro e fannullone. Mi bastano pochi programmi e dispongo di un ricevitore che si collega alla rete. Così posso ascoltare Radio Rebelde da Cuba senza alzarmi la notte. Ma anche la stessa Radio Vaticana, non sono mica razzista!

E poi la sera mi addormento con la radio accesa. Io dormo e il Giornale della Mezzanotte della RAI va avanti per conto suo che è una bellezza.

E non poteva che essere “mondiale” la giornata della radio. Quel “qualcosa di molto facile che io posso fare”.

Be my Valentine

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Una delle sciagure periodiche che si abbattono annualmente sul Beato Istituto è il San Valentino.

Perché puntuale come una multa per divieto di sosta non pagata arriva l’iniziativa “Ti regalerò una rosa”, sostenuta fortemente da un progetto pagato coi soldi pubblici, vòlto a favorire l’interazione e l’amicizia tra gli alunni, ma soprattutto le alunne.

L’iniziativa, di per sé, non sarebbe nemmeno tanto schifosa. Chiunque può decidere, anche in forma anonima, di inviare a prezzi popolarissimi e da taverna polacca dei tempi di Jaruzelzki una rosa a un qualsiasi destinatario, alunno o professore che sia.

I rappresentanti di istituto hanno cominciato a rompere i coglioni con questa storia fin da dieci giorni prima.

“Professore, ci scusi tanto se interrompiamo la sua lezione, ma volevamo segnalare alla classe l’iniziativa dell’Istituto per il 14 febbraio…”

“Che poi è sempre la stessa da quindici anni!” chioso non senza una reazione di fastidio.

“Esatto! Ma siccome i ragazzi sono del primo anno, volevamo brevemente esporre quest’ideona einsteiniana anche a chi non la conosce…”

E giù venti minuti di sproloqui, istruzioni (eh, i ragazzi non hanno il “know-how”, e allora cosa ci vuoi fare??), risposte alle domande della classe, al punto che perfino il Corbelli si è rotto le balle di San Valentino e ha tirato fuori la fionda per cacciarli in malo modo (il Corbelli ha una mira impressionante, colpirebbe un passerotto lontano un miglio…), e io gli metto otto per l’eccezionale contributo al dialogo formativo.

All’ora successiva vado in terza, dove qualcuno ha avuto la fulminante idea, nel frattempo, di appiccicare una fetta di prosciutto cotto al soffitto, sfidando ogni legge di gravità e qualsiasi principio della termodinamica, al punto che la supplente di fisica è arrivata alla conclusione che la scienza non può spiegare tutto e dove non può arrivare arriva la fede nell’ignoto. Ovviamente subito dopo ha presentato domanda di riconversione della sua classe di concorso verso la Religione Cattolica e nell’attesa dell’esito si è messa in malattia accusando sindrome ansioso-depressiva perché questi delinquenti le hanno stravolto tutti i principii su cui aveva basato una vita intera di studi.

“Professore, ci scusi tanto se interrompiamo la sua lezione… ma lei non era quello di prima?”

“Eh, sì, ma si dà il caso che il tempo scorra e che il mondo giri! Levàtevi subito dai cabasisi!”

Mi sono salvato.

Il giorno precedente la festività degli innamorati si compie il rito ancestrale dello scrutino. Il nostro veneratissimo dirigente scolastico siede sullo scranno e, come per le elezioni del Presidente della Repubblica, conta le preferenze espresse.

“Figoni… Figoni… Figoni… Wunderbari… bianca…”

Ormai il risultato, per il quinto anno consecutivo, è scontato. Vince la Figoni di un soffio sulla Wunderbari. Fasci di rose come se piovessero giungono nella sua classe ma lei non li degna neanche di uno sguardo. Delega direttamente al suo erculeo fidanzato il compito di fare le public relations e di rispondere uno a uno al suo fiume di ammiratori. Allora il tipo prepara un breve messaggino di cortesia e lo spamma a tutta la sua rubrica telefonica: “Grazie dei fior, anch’io ti farò un mazzo così!”

Tra gli insegnanti, oltre alla prevedibile Wunderbari, hanno ricevuto fiori anche la De Poppibus, che ha già detto che terrà cara la rosa tra le zinne e la schiaccerà con tutta la loro potenza distruttiva, la De Estremitatis e, inaspettato, il professor Bassettini di matematica, che fa dei culi grandi come ceste di vimini da vendemmia ma che ha le sue fans.

La rosa per la De Estremitatis costituisce motivo di dibattito acceso e serrato. C’è chi dice che è stato quel coglione del Corbelli che voleva vendicarsi del quattro affibbiatogli e che gli sta meglio di una camicia nuova di flanella. Un’altra scuola di pensiero, più peripatetica, sostiene che la De Estremitatis sia addirittura rinata, dopo l’anonimo omaggio floreale.

Fatto si è che la tapina non fa altro che domandarsi chi sarà stato il misterioso spasimante che ha investito due euro per farle presente d’un fior caduco. E questo le dà nuova energia vitale, meglio di un ciclo di cure antidepressive col Prozac.

Il fioraio però si spazientisce. Vuole essere pagato e ha anche ragione, ma i conti non tornano. Mancano due euro e al loro posto c’è una cicca masticata, prova provata del misfatto compiuto. Certamente, come diceva Hitchcock, qualcuno (il Corbelli) aveva usato qualcosa (una cannula di penna BIC con una gomma americana appiccicata in fondo) per pescare una moneta con cui finanziarsi i beveraggi alla macchinetta.

“Corbelli, dove cazzo vai? Rientra in classe!” gli urlo.

Ma quell’anima inquieta mi restituisce un sonoro pernacchione e io svengo tra le braccia di mia madre. O fra quelle della De Chattibus, dipende.

David Puente e i docenti che si dànno fuoco

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Voglio premettere, in prima battuta, che personalmente non ho NULLA contro David Puente.

Non mi interessa la sua persona, non mi interessa il suo credo religioso, non mi importa niente della sua vita privata, delle sue innumerevoli querele (che ha tutto il diritto di sporgere, se pensa di essere stato vittima di un reato, come chiunque altro), con chi viva e dove, quali siano i suoi affetti e quali i suoi nemici.

Mi interessa, al contrario, e molto, il suo modo di fare giornalismo, di esprimere UNA verità (la sua) e di farla emergere come LA verità (assoluta). Quello sì, mi interessa. Anzi, mi preoccupa.

Un esempio? Eccolo.

A Rende, nei giorni scorsi, un docente si è dato fuoco davanti alla caserma dei Carabinieri. Punto, la notizia è questa.

Poi ci sono le illazioni, il ricamato sopra, gli elementi “sovrasegmentali”, come si direbbe in linguistica. Ovvero che il docente avrebbe compiuto l’estremo gesto in quanto sospeso dal lavoro e senza stipendio e che sia addirittura morto per le conseguenze della sua azione.

Tutti pettegolezzi riportati sui social network, Facebook e Twitter in primis.

Puente fa una accurata disamina del “caso”, in un articolo pubblicato su “Open”, di cui è vicedirettore, intitolato “No! Un docente non si è dato fuoco a Rende perché sospeso dal lavoro per mancata vaccinazione anti Covid” (quando si dice avere il dono della sintesi!)

Un debunker, un addetto al “fact checking”, insomma, dovrebbe, appunto, smontare il FATTO, lasciando perdere le inutili equazioni successive della gente.

Invece si mette a smentire quanto diffuso da un certo Floriano su Facebook (immagino che abbia un putiferio di followers e un potere di influenza esagerato sull’opinione pubblica, perché se no non si spiega!). Le altre fonti “smontate” da Puente? Semplice! Un post Facebook, poi smentito, del sindacato Uil Scuola Monza e Brianza e un altro di Marco Rizzo (che non mi risulta sia un esponente di un partito politico con milioni di voti). In più un altro post, anch’esso poi modificto, della senatrice Bianca Laura Granato, e un altro di rassegneitalia.info che annuncia la morte (per fortuna non avvenuta del povero insegnante. Spicca anche un post Telegram dell’Avvocato Mauro Sandri.

Le fonti per questa acrobatica operazione di ristabilimento della verità? Semplice anche questo: una smentita di Michele De Simone, militante in Fratelli d’Italia, cugino del professore. E, inoltre, un servizio del TGR Calabria (che, finora, mi sembra l’unico degno di menzione).

Tutto per dimostrare che:

– il docente era vaccinato;
– che non era stato sospeso dal servizio né dallo stipendio;
– che aveva richiesto due giorni di permesso per motivi personali.

Ma tu pensa! I docenti hanno diritto a tre giorni di assenza all’anno per motivi personali e lui ne aveva richiesti ben due! A volte non ci si crede.

Lo scopo? Smentire delle voci. Che erano poco più che pettegolezzi (oltretutto, in certi casi, smentiti a loro volta). Ora, il pettegolezzo non fa notizia. E’ poco più di un “venticello, un’auretta assai gentile”, come affermano note citazioni rossiniane.

In tutto l’articolo non vi è un cenno di umana pietà verso la vicenda di un uomo che, se non si è dato fuoco per i motivi riportati dai sindacati (i sindacati…), almeno lo avrà fatto per sacrosante ragioni SUE e solo SUE.

Perché se il suo non è stato un gesto di protesta “no-vax”, come si affretta a chiarire il solerte giornalista, allora è l’epilogo di un disagio personale che può e deve essere rispettato come tale.

E invece no. Notizie sulle non-notizie. Che sono delle non-notizie a loro volta.

Lui non mollerà mai. Ma gli conviene?

La morte di Luc Montagnier

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La morte del professor Luc Montagnier, come era previsto e prevedibile, non smette di lasciare strascichi impietosi e inopportuni nell’opinione pubblica.

Dalla mancata conferma della notizia riportata da France Soir al deposito del certificato di morte, fino alle illazioni sulla causa del suo decesso, tutto è stato un caos di interventi, dubbi, incertezze (quando è andata bene), catene di Sant’Antonio, passaparola, ipotesi, ma soprattutto commenti, stavolta durissimi, come quello che vi ripropongo a puro titolo esemplificativo.

Pro-vax e no-vax tirano per le maniche della giacca dalla loro parte nientemeno che un signore 89enne, per giunta deceduto. Troppa grazia.

Soprattutto i primi sottolineano con innecessaria forza e supponenza, una supposta e mai dimostrata patologia degenerativa, secondo la quale il professor Montagnier non fosse più nel pieno delle sue facoltà mentali, per cui le sue ultime teorie (definite, nel migliore dei casi, come “strampalate”), sarebbero del tutto inattendibili e frutto di una mente malata e ormai diretta verso la deriva scientifica.

Dimenticando, o ignorando del tutto (il che è peggio, perché si tratta di una operazione di pura disonestà intellettuale) che il professor Montagnier è stato insigito del Premio Nobel per la Medicina per le sue ricerche sull’HIV, ricerche che hanno aperto le porte alle cure dei malati di AIDS che, se oggi conducono una vita normale e regolare, lo devono anche a lui.

Dicono certi volgari ispiratori di violenza che le sue ultime teorie erano ascientifiche. Ma la scienza non è solo il dato verificato e dato per acquisito. La scienza è dubbio, ricerca, curiosità, voglia di andare oltre il conosciuto, ipotesi, conferme, confutazioni, fallimenti, delusioni, bisogno di ricominciare da capo, mettere in discussione sempre e comunque se stessi e quello che si fa. Non è solo ricercare conferme a una tesi, ma anche e soprattutto dati.

Montagnier è stato tutto questo e, certamente, molto di più. E, comunque, io mi fido più di un premio Nobel morto che di un giornalista d’assalto pagato per dargli contro a prescindere e a ogni pie’ sospinto vivo. Questo è certo.

A chi obietta che Montagnier fosse un uomo di parte, rispondo tranquillamente che era un uomo libero, con i suoi meriti e le sue fragilità, e che incresciosa e deplorevole è l’operazione di quei guitti di Wikipedia che dedicano più spazio alle polemiche che lo hanno coinvolto (certamente a suo mal grado) piuttosto che ai meriti scientifici che lo hanno indubbiamente contraddistinto.

Abbiamo perso una mente libera e indipendente, mai piegata alle logiche dei giornalismi asserviti. Dobbiamo almeno essere grati a Luc Montagnier di questo, invece di cavillare su fatti riportati, come quello per cui si sarebbe spento “serenamente” e contorniato dall’affetto dei suoi cariv (e ci mancherebbe anche altro!).

Pessimi esempi di retorica per la morte di un uomo di scienza, pessimi davvero.

Il Festival di Sanremo

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All’ingresso odierno nel Venerato e Venerabile Istituto noto subito che il buon bidello Aristide è di singolare buonumore.

Dopo essere stato messo a dieta stretta e vegetariana dai medici che lo hanno curato ha perso un po’ della sua panza ed è contento perché la Wunderbari gli passa le ricettine vegane e lui si lustra gli occhi.

Canticchia tutto contento e mi fa: “Buongiorno professo’, l’hai visto Sanremo?”

“No. Perché, dovevo?”

“Ah, m’ha piacit’ tant’!!”

“Buon per te. Cos’è quella cofana di insalata mista che ti stai diluviando??”

“Eh, me l’ha portata la Wunderbari! Quella donna è proprio generosa, ma soprattutto bella dentro.”

E io ci credo! La bellezza “interiore” della Wunderbari è come l’assunzione in cielo anima e corpo di Maria Vergine, è un dogma, e la Santa Sede se ne sta già occupando, sì, sì, come no…

In sala docenti la discussione tra il Berlusconis e il Crucefixis sembra raggiungere livelli sublimi di interscambio culturale.

“Tu pensala come vuoi, ma per me Jovanotti è molto, molto, ma molto maturato!” esordisce il Berlusconis, esaurendo in una frase la sua possibilità quotidiana di starsene zitto.

“Hai ragione, hai ragione…” mugugna il Crucefixis. “Tu pensa che vorrei fare un’UDA interdisciplinare sull’esegesi pastorale di ‘Sono un ragazzo fortunato’. Sai, vorrei inserirla nel libro dei canti della Chiesa. Bach e Mozart sono così desueti…”

Imbecilli.

Al bar mi ferma possente la De Poppibus. Sta consumando con attenzione il suo ginseng preventivo. L’aspettano sette ore di lezione e deve darsi la carica.

“Ma che mi dici di Sanremo?”

“Ma io, veramente non…”

“Ah, che bello Gianni Morandi. L’hai sentita la canzone? ‘Sceeeeende la pioggia ma che faaaaa…'”

E’ inutile. La De Poppibus avrà anche due sise come le corna di un ariete di sfondamento medievale, ma quanto a cultura canterina è rimasta ancorata alla Canzonissima del ’69.

Mi decido ad andare in classe, dove trovo quella faccia di Pasqua rotonda e quegli occhietti vispi della Bravetti. Da quando si è fatta il fidanzatino (lu spos’) è ancora più carina, ma non ha perso affatto il suo proverbiale senso di rompere i coglioni al prossimo.

“Professo’, l’ha seguito Sanremo?”

“No, Bravetti, non l’ho proprio visto. Cosa vuoi farmi, vuoi negarmi anche il diritto di essere un pochino razzista?”

“Ma c’era Elisa!”

“Ecco, proprio per quello non l’ho visto!”

“Io, professo’, ho deciso cosa voglio fare da grande. La rappresentante di Lista!”

“Ah, vuoi controllare i voti alle elezioni per il tuo partito politico?” (che pirla che sono quando faccio di queste domande!)

“Ma no, professo’, che dice? Io voglio cantare! Quella che fa ‘con le mani, con i piedi, con il culo ciao ciao…'”

E muove le mani, zompetta e sporge il posteriore a tempo di musica.

“E poi mi voglio chiudere in bagno, ballare, farmi i videi (il plurale, Bravetti, il plurale!) e poi li posto su TikTok, faccio una freca di soldi e divento una influencer con milioni di followers!”

“Bravetti, ma tu sei la migliore della classe…”

“Sì, lo so, ma tanto che studio a fare se mi mettete quattro in pagella?”

E tu prova a darle torto. E anche la Bravetti quest’anno ce la siamo giocata.

Il Corbelli interviene nella discussione con il suo quotidiano contributo al dialogo formativo: “Eh, professo’, ma l’ha visto Achille Lauro? Si è battezzato!”

“Nel Giordano?”

“Ma nòne!! Alla televisione. Quello è fregno, professo’!”

“Corbelli, anch’io sono stato battezzato, ma mica per questo vado a fare lo scemo davanti a trenta milioni di telespettatori!”

Ho fatto centro. Il Corbelli si tace e, tanto per non saper cosa fare nel frattempo, si mette a smontare il banco con certosina diligenza. Almeno per un po’ sta buono.

L’alunno Chiarini, quello con la maggiore chiarezza espositiva, mi chiede cosa io ne pensi di Drusilla Foer.

“Assolutamente nulla!”

“Ma ha parlato dell’unicità!”

E il Corbelli, che nel frattempo ha svitato le zampe del banco col temperino, gli fa il controcanto: “Quella è lesbica!”

“Ma no, è gay!!”

“Ma figurati, è trans!”

“Ma sei scemo?? E’ una LGBT!!”

“Ragazzi, non è niente di tutto questo. Semplicemente perché Drusilla Foer non esiste. E’ un personaggio inventato. E l’attore che la interpreta guadagna più soldi della Bravetti che ballonzola su TikTok.”

Silenzio di tomba. E’ stato come rivelare che Babbo Natale sono mamma e papà.

“Ma dài, professo’, se non esiste Drusilla non esiste nemmeno Iva Zanicchi!”, echeggia una voce indistinta dal fondo dell’aula.

E io che non vedo l’ora di uscire e immortalarmi tra le braccia di mia madre.

Roseto: Il mio “Nunc et in hora mortis nostrae” è libro di lettura nella Scuola Primaria di Voltarrosto

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Nel progetto “Letture ad alta voce” della scuola primaria di Voltarrosto (zona Moretti) hanno cominciato a leggere il mio racconto lungo “Nunc et in hora mortis nostrae”. Bambini curiosissimi. Una alunna ha già cinque domande per me. Se le è scritte sul quadernino e mi hanno invitato per una lezione. Sono entusiasta, commosso, curiosissimo. E naturalmente tronfio e sussiegoso, come al mio solito. Quello scritto è del 1995. E continua a perseguitarmi. Bene così.

Gli studenti e i “nuovi” (vecchi) esami di Stato

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Sono lì, di nuovo in agitazione.

Sono gli studenti che protestano per la reintroduzione delle prove scritte all’esame di Stato (ex Maturità).

Lamentano di essere stati discriminati da una decisione ministeriale quanto meno “anomala”, quella che reintroduce la prima prova di italiano valida per tutti gli indirizzi di studio, e la seconda prova di indirizzo, scelta e approntata dalle commissioni interne.

Tutto ciò perché, dicono, sono stati tre anni in DaD. Il che non è vero perché le lezioni di questo anno scolastico (il quinto per loro) si sono sempre svolte in presenza per disposizione, e in DaD ci sono andati solo gli alunni positivi e quelli a stretto contatto con loro.

Dicono che molti di loro sarebbero stati svantaggiati perché non avevano i “device” (perché dire “dispositivi” è troppo lungo e faticoso) adeguati. Ma se stanno sempre e costantemente a chattare sui loro telefonini via WhatsApp! Cosa hanno paura, di consumare i loro preziosissimi giga? Sappiano allora che anche i loro insegnanti, soprattutto all’inizio della pandemia, hanno messo a disposizione della scuola le loro connessioni e i loro mezzi personali e PRIVATI (che pagano con i LORO soldi). Fanno spesso da “router” all’amico, all’amichetta, al compagno di banco, regalandogli un po’ delle loro preziosissime risorse telematiche, non sono capaci di regalare a loro stessi tempo e connessione per seguire una lezione a distanza?

Le scuse cambiano la forma ma non la sostanza. Come quando, da piccoli, dicevano “non ho il libro, il cartolaio non me lo ha ancora portato”. Ma, dico io, c’è Amazon che te lo porta a casa in pochi giorni col 15% di sconto e tu vai ancora dal cartolaio? Strani ragazzi, strani davvero.

Fatto è che, siccome negli ultimi due anni si è fatta lezione a distanza e gli esami consistevano nel maxi-orale semplificato, dicono che l’anomalia di cui sopra è quella di tornare agli scritti, dimenticando che la sola prova orale era la VERA e UNICA anomalia e che questa è la tanto agognata “normalità” a cui vaccini e greenpass ci hanno accompagnato. Che poi sono gli stessi vaccini e greenpass che vi hanno portato ad accedere di nuovo ai bar e ai vostri amati Spritz, e che vi porteranno a brevissimo tempo a tornare a ballare in discoteca senza mascherina. Si può sapere che diàmine volete?

Dicono che non sono in grado di affrontare una prova così impegnativa. Ma “impegnativa” de che? Sono arrivati in quinta, dovrebbero aver acquisito conoscenze e competenze adeguate per affrontare la scelta tra sette (dico, sette!) quesiti d’esame allo scritto di italiano. Dice “eh, ma c’è da fare l’analisi del testo, il saggio breve, il tema di storia…” e va be’, santa pazienza, ma l’analisi del testo si fa dal primo anno! Come hanno fatto ad arrivare in quinta senza una competenza così fondamentale? I temi o i questionari di storia si fanno dalla notte dei tempi, per i saggi brevi ci sono le guide dei testi di riferimento, non ci dicano che non sanno leggere e fare un po’ di analisi e sintesi, perché allora, semplicemente, non dovrebbero essere all’ultimo anno.

“Eh, lo so, ma metti che esce un autore che non abbiamo fatto in classe col prof, come facciamo a parlarne?” Ma non ne dovete parlare. Dovete solo cogliere i nuclei linguistici, formali e caratterizzanti quel testo, non inquadrare l’autore e la sua produzione letteraria nel dibattito culturale del suo tempo (a meno che non vi venga espressamente richiesto).

“E la seconda prova?” Eh, quella la formulano i membri della commissione o del consiglio di classe. Insegnanti che vi conoscono e che sanno fin dove si sono spinti con il programma svolto. Siete più che garantiti da questo punto di vista.

“Ma è difficile!” E certo che è difficile, siete abituati a considerare la scuola come una passeggiata da copia-incolla, siete abituati a vivere di pane e Wikipedia (anzi, a volte nemmeno il pane!), pe UNA volta (dico UNA) cercate di produrre qualcosa di vostro, di originale, di confrontarvi coi problemi, di risolverli, di dare un contributo personale a questo schifo di società, fatevi vedere per quello che siete, non siate solo “la copia di mille riassunti”, come cantava Samuele Bersani.

Perché là fuori non vi faranno sconti, sia che decidiate di andare a lavorare, sia che optiate per proseguire con l’Università.

Ma loro non mollano. Ma gli conviene?

I gruppi di WhatsApp

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I gruppi scolastici su WhatsApp sono una vera e propria piaga sociale, un castigo di Dio, una catastrofe comunitaria.

C’è un gruppo per tutto. Per il collegio docenti, per i consigli di classe, per le riunioni di dipartimento, per le singole materie e per quelli che inciampano ogni giorno alle cinque e mezza. Oltre a questo, gli alunni, quelle carogne, hanno i loro gruppi rigorosamente vietati ai maggiori di anni 18 in cui si mettono d’accordo su quale insegnante vessare il giorno dopo, e i genitori, ma soprattutto le mamme, prontissimi e sul piede di guerra per difendere i loro figliuoli che, poverini, hanno il solo difetto di non studiare e non è giusto affibbiargli una insufficienza solo per questo.

Comincia tutto con la figura sinistra ed apparentemente empatica del coordinatore di classe che ti ferma per il corridoio mentre stai raggiungendo l’uscita per andare a casa, ti sorride e ti fa: “Senti, volevo dirti che con gli altri colleghi stiamo creando un gruppo WhatsApp per coordinare un gruppo di studio sul caso comportamentale dell’alunno Corbelli e sulle strategie da porre in essere (cosa ci vuole a scrivere “calci in culo”?). Tu naturalmente sei dei nostri, e allora ti iscrivo!”

Cioè, non ti chiede “Vorresti partecipare?? Ti fa piacere??” Ti aggiunge e basta. E tu non puoi dirgli di no, un po’ perché passi da antipatico e rompicoglioni, un po’ perché non vedi l’ora di toglierti il coordinatore dalle balle e mandarlo a spigare. “Tanto cosa vuoi che sia, saranno sì e no uno o due messaggi al giorno!”

Ora, se c’è un errore frequente nella professione dell’insegnante è quello di sottovalutare le persone e le realtà che si hanno davanti, perché l’unica persona in grado di respingere tutto il massacro quotidiano di messaggini e di bip-bip è la De Poppibus, che ha ancora il Nokia 3310, comprato usato d’occasione quando c’era ancora la lira e ancora perfettamente funzionante (e chi li distrugge quegli apparecchi lì??). Sa solo accenderlo, spegnerlo e rispondere alle chiamate. Ha la scheda della Coop e la ricarica ogni volta che va a fare la spesa per la sua truppa con i punti accumulati con gli scontrini. Praticamente un vitalizio. Naturalmente non telefona a nessuno perché non lo sa fare. Un alunno gli ha chiesto se gli prestava il cellulare per giocare a Snake e lei gli ha mozzato le mani.

La caratteristica principale ed irrinunciabile dei gruppi WhatsApp è quella che tutti parlano di tutto meno che del tema per cui sono stati creati. Per cui ognuno scrive dei cazzi suoi. Ma allegramente, senza pensarci, perché il virtuale è tanto, tanto bello.

E così, alle 6 in punto arriva il primo messaggio di saluto e augurio di buona giornata scolastica da parte del venerato Dirigente Scolastico Ferocius De Leonibus, con allegato il testo in PDF della benedizione apostolica “Urbi et Orbi” e un santino propiziatorio.

Alle 6,01 un punto (ci puoi rimettere l’orologio atomico di Greenwitch!) gli risponde quell’anima pia e penitente della Nullafacentis: “Buongiorno, caro Preside, buongiorno a tutti, stimatissimi colleghi!”

Dopo cinque minuti è il turno di quell’essere ignobile del professor Exlege: “Stimatissimo? Io? Ma se quando mi incontri a scuola manco mi saluti! Mi stavo facendo un giro di letto con la De Chattibus e mi hai interrotto proprio sul più bello. Ma non ce l’hai un marito, un compagno, un amante, un gigolò che ti sollazzi a quest’ora del mattino?”

Naturalmente non c’è risposta. La Nullafacentis si trincera sotto il suo sorriso buonista ad oltranza, incassa il colpo come avrebbe fatto Cassius Clay con George Foreman, e replica con un cuoricino. Che non c’entra un piffero ma fa tanto “social”.

Alle 7,30 giunge canterino il bip del messaggio della Wunderbari che sta facendo colazione e posta un link con la ricetta dei biscotti vegani al sesamo, senza uova, senza burro, senza latte, senza olio di palma, senza glutine, senza acqua, senza zucchero, senza niente.

“Boniiiiiiii!! Io invece mi sto a magnà’ il maritozzo con la panna, vedi un po’ tu!” le risponde perfida la Acidophili, e così la manda a stendere.

“Amo’, passa in rosticceria e compra quattro porzioni di timballo alla teramana, che oggi ci mangiamo quello!” E’ la De Estremitatis che, tanto per cambiare, sbaglia destinatario e ci ragguaglia del menu del giorno. E’ bellissimo che chiami ancora suo marito “amo'”, nonostante le corna che le mette con cadenza settimanale. E anche che il timballo alla teramana riesca in parte, tra pallottine di carne e mozzarella (ma c’è chi preferisce la scamorza passita), riesca a ricomporre una crisi familiare.

“Ragà’, io non ce la faccio più, il Corbelli mi dà il tormento. Ha dato fuoco al cestino e mi ha pure appiccicato la cicca da masticare sulla cattedra per cui ho tutti i compiti della classe che sanno di fragola, che faccio?”, ci interpella ansioso il professor Crucefixis di religione.

E qui si apre il dibattito sempiterno sull’applicazione del regolamento.

“Tagliagli le balle e mandalo a cantare da mezzosoprano nel Coro delle voci bianche della Cappella Sistina!”, risponde premuroso il Marxistis, che in queste cose è letteralmente implacabile.

“Ammettiamo pure che il Corbelli abbia dato fuoco al cestino. Ammettiamo anche che si tratti di un reato penale, ammettiamo che i genitori siano stati messi al corrente dal coordinatore, ammettiamo che il ragazzo sia minorenne, mi dite voi cosa diavolo ce ne frega a noi? Che se la sbrighi il consiglio di istituto, visto che non fanno un piffero dalla mattina alla sera e che la competenza è loro. Troppo comodo prendersela con noi poveri insegnanti, costretti ogni giorno a vessazioni di ogni tipo. Ma basta!! Vero amore mio??” chiosa repentina la De Chattibus, che deve aver finito con l’Exlege e sfodera la sua immarcescibile verbosità.

La Subiudice, invece, la pensa diversamente: “Controlla la media dei voti. Se il decimale è inferiore a 0,5 abbassi il voto per difetto, se è superiore lo arrotondi per eccesso.” Tipica risposta di chi è abituato ad applicare la legge in modo letterale e in maniera salomonica.

“Ragà’ a chi? Scostumato di uno scostumato che altro non sei! Abbi più rispetto per i colleghi anziani, che io me ne vado in pensione e non voglio più vedere la tua faccia di prete della malora!” eccheggia la De Ginocchinibus, mentre si appresta a rincorrere il cane che le ha fatto la pipì sul divano nuovo, delinquente d’un delinquente.

Verso l’una è di nuovo il turno della Nullafacentis che, come il Papa, augura buon pranzo e buon relax a tutti.

“Io sono in orario fino alle 14,40, sto con un panino del bar da un euro da stamattina. Se tu ti decidessi a venire a lavorare, qualche volta…”, conferma di nuovo l’Exlege, che la Nullafacentis proprio non la può soffrire.

“Per le firme sui tabelloni degli scrutini oggi non contate su di me. Sto guardando Forum su Rete 4 e dopo c’è una replica della milionesima puntata di ‘Sentieri’!” Il numero non è associato ad alcun nominativo, ma lo sappiamo tutti che è il Berlusconis che si bea con i suoi programmi culturali preferiti.

“Sentieri?? Figo!! Come sta Beth? Ha sempre la tisi?” rimbalza la Acidophili, che confonde “Piccole donne” con una soap-opera. Tanto che la supplente di fisica commenta con un pollice alzato, non si sa per quale motivo.

Dopo uno scambio di un’ulteriore decina di messaggi sul ponderoso argomento, arriva la quiete prima della tempesta. Il silenzio stampa sul canale è dovuto principalmente al fatto che ognuno ha di meglio da fare o, più semplicemente, è esausto o sta usufruendo dell’ora d’aria.

Ma alle 23,20 giunge, puntuale come un treno svizzero, la comunicazione della signorina Multitasking, della segreteria docenti: “Venite tutti quanti a firmare la domanda di ferie domattina se no ve le do d’ufficio e ve la vedete voi assieme alle anime dei vostri antenati in Purgatorio.”

“Ma scusa, Multità’, la firma non si potrebbe fare ollàin? Io ci ho il compiute’ che non mi sendo, ma quanto a scrivere saccio scrivere, e tengo pure l’àifon e lu tàbblet!” rincara la De Sindacatiis.

“Fatte li cazza to’!” conclude la Multitasking, con un verso ermetico, in confronto al quale Ungaretti diventa una carrettata di bucce di patate.

E io sprofondo di torpore tra le braccia di mia madre!

Le studentesse su TikTok

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Tutte le volte che ho fatto il coordinatore di classe ho pensato che mi ci volesse una laurea in Scienze Politiche ad indirizzo diplomatico, tante sono le tele interrelazionali da tessere e da ricucire pazientemente.

Mettere d’accordo docenti, alunni, genitori e amministrazione scolastica è peggio che fare l’ambasciatore d’Italia a Pyongyang.

Soprattutto gli alunni, però. Perché sono piccoli, curiosi, ti guardano con gli occhietti vispi ed interrogativi. Vogliono una risposta da te e, possibilmente, la vogliono prima di subito.

Per cui, quando entri in classe, quasi non ti stupisci più nemmeno del fatto che ci si una tua alunna che ti guarda e ti fa a bruciapelo:

“Professore, lo sa che io ieri ho guadagnato un centesimo solo postando un video su TikTok??”

E lì non c’è nulla da fare. Devi essere bravo a raccogliere la provocazione e a rilanciargliela. Se no sei fottuto. Allora ti siedi e, messa da parte la lezione del giorno (che, voglio dire, avrà una sua importanza anche quella), fai finta di non capire, anche se in realtà hai capito benissimo. A volte fare il finto tonto è una delle tecniche più efficaci per stabilire il tanto osannato “dialogo formativo”, altro che Creative Learning! Non c’è nulla che risulti più catturante ai loro occhi dell’ignoranza del docente.

“Un centesimo… TikTok… come? Dove? Me lo spieghi??”

E allora, lei, sicura di quel che fa, ma, soprattutto, certa del fatto che sull’argomento “social” sei un capra totale (eh, sì, sanno tutto loro, sanno!), ti risponde di rimando:

“Ma sì, non lo sa che TikTok ti paga un centesimo ogni 10.000 visualizzazioni, soprattutto che hai almeno 10.000 followers??”

“Ah, sì?? E pensare che io faccio 800 euro al mese solo con la pubblicità che ospito nei miei siti!” mi verrebbe da risponderle. Ma non posso. Un po’ perché voglio farla cascare dove voglio io, e ci devo lavorare almeno un’altra mezz’ora come minimo, non voglio aasfaltarla proprio adesso che è convinta di avere il gioco in mano.

“Eh, professore…” (e lo dice come se volesse dirmi “lei la notte dorme ma il mondo gira!”) “con tutti gli altri video ho fatto 10 euro!!”

“Ma brava! E cosa fai per guadagnare tutti questi bei soldini?”

“E’ facile! Mi chiudo in bagno, metto la musica a palla, poi mi metto a ballare. La gente mi guarda, mi mette i like, i cuoricini e io guadagno!”

“Wow!! Ma allora sei ricca!”

“Eh, sì. Ho tanti followers! Sono famosa.”

“E con tutti quei soldi lì cosa ti ci compri, il biberon nuovo?” sono tentato (anzi, tentatissimo) di risponderle. Ma mi trattengo.

“Senti, Tizia (è passato un quadrimestre e io non ho ancora imparato i loro nomi!), ma toglimi una curiosità, queste cifre iperboliche a te come arrivano??”

“E’ facile! (E due. E’ tutto facile per loro…) Basta una carta di credito o un conto PayPal. Lei lo sa cos’è PayPal, vero??”

“Sì, vagamente… credo di averne sentito parlare.” E anche qui non le dico che io sono stato uno dei primi clienti di PayPal, se no la stendo.

“Ecco, io me li faccio arrivare lì!”

“Ma scusa, Sempronia, tu hai 15 anni, sei più che minorenne, non ti fanno nemmeno la Poste Pay Junior ricaricabile, non puoi avere un conto corrente, non puoi aprire nessun conto PayPal, tanto meno ti danno una Visa o una Mastercard!”

“Eh, ma uso quelle dei miei genitori!”

“Cioè?? Mi vuoi dire che i tuoi genitori non solo sanno perfettamente che sgambetti davanti al cellulare e che ti fai vedere a tempo di rumba da mezzo mondo, m che lo approvano anche, anzi, ti aiutano a raccattare i soldini?”

“Sì, certo.” Come se fosse la cosa più normale del mondo. “Mia madre ci si fa le ricariche telefoniche da 5 e poi mi ridà i soldi in contanti.”

Ora, io non ce l’ho affatto con questi alunni che pensano solo ai soldi che ti entrano da soli senza che tu debba fare una beneamata mazza, e nemmeno con TikTok che regala cifre da miseria pur di aassicurarsi un video in più. Fanno il loro. Cioè nulla. Ce l’ho con questi genitori che invece di dire “Disapprovo quello che fai” o addirittura “Dammi il telefono” (oltretutto la scheda è intestata a uno di loro) “che controllo come lo usi”, per 5 euro di ricarica telefonica, chiundono un occhio sul fatto che le loro figliuole in fiore sgambettino e zompettino davanti alla telecamerina di un Samsung. Ah, già, che le hanno comprato l’iPhone da 900 euro perché se no si sente da meno di tutti gli altri suoi compagni e compagne della stessa età. Che poi, voglio dire, cosa ci fai con 5 euro di ricarica? Ci compri qualche giga in più, giusto per chattare su WhatsApp, mandare le fotine su Instagram (sissignori, ce l’hanno anche i genitori, dicono che li fa sentire giovani e più “amici” dei loro figli), scrivere i commentini del cavolo su Facebook e poi il cerchio si chiude, e social chiama social.

Perché la ricchezza, quella vera, anche solo quella meramente economica, per loro non è tanto avere del denaro (lo sanno benissimo che un centesimo o 10 euro sono cifre risibili) ma avere i followers, i like, l’apprezzamento virtuale, qualcuno che ti guardi e che ti apprezzi.

E allora uno si può anche “vendere” per 10 euro. O “vendere” la propria prole per una ricarica telefonica. Ma sì, chi se ne frega??

“Darti gli estremi del mio conto PayPal? Ma non ci penso nemmeno. Intanto non mi piace per niente quello che stai facendo, e i tuoi video ballerini li togli subito da TikTok. Poi, se proprio vuoi riscuotere questo denaro, aspetta di compiere 18 anni e ti apri tutti i conti che vuoi. Per ora studi, che è l’unica cosa che devi fare.”

Ah, ci fossero davvero dei genitori così!

L’alternanza scuola-sfruttamento

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A Torino centinaia di studenti, molti dei quali minorenni, si sono riuniti in piazza per ricordare Lorenzo, lo studente morto nell’Udinese per l’alternanza scuola-sfruttamento.

Mi sembra un’ottima cosa.

Alcuni di loro sono stati picchiati dalla polizia addetta a controllare che il tutto si svolgesse in maniera pacifica e senza incidenti.

Mi sembra una cosa deplorevole.

Gli studenti erano riuniti per protestare contro l’istituto dell’alternanza-sfruttamento e per reclamare maggiore formazione e studio. Motivazioni sacrosante.

Non posso escludere a priori che siano stati commessi dei reati. Certamente qualche studente avrà preso a male parole qualche malcapitato poliziotto. Qualcuno avrà anche reagito in maniera scomposta. Benissimo, se ci sono ipotesi di reato (che so, manifestazione non autorizzata, offese a pubblico ufficiale) che la magistratura persegua gli organizzatori e i colpevoli che avranno solo l’onere di difendersi davanti a un giudice terzo.

Perché così funziona. Perché le forze dell’ordine sono lì per prevenire, non per picchiare.

E quando i ragazzi sono sorvegliati dalla polizia sono affidati allo Stato. E lo Stato deve averne cura, soprattutto se si tratta di minori. Chiunque di loro dovrebbe avere il diritto di tornare a casa sano e salvo la sera. Magari con una denuncia sulla testa, se ha commesso qualcosa di illecito. Ma con una denuncia, non con una gragnuola di botte. Non con ferite e contusioni. Ma sano e salvo, e a casa.

Perché la polizia uno straccio di stipendio (ma giusto uno straccio, beninteso) ce l’ha. Uno straccio di copertura assicurativa infortunistica pure. I ragazzi no. Chi svolge l’alternanza scuola-sfruttamento non percepisce alcuno stipendio, non ha diritto alla malattia né agli infortuni. E’ manodopera semplice, gratuita, facilmente reperibile.

Ragazzi che lavorano gratis, una settimana, dieci giorni. Sbattuti, quando va bene, a fare le fotocopie in qualche azienda. Poi, chi si è visto si è visto. Solo che stavolta ci è scappato il morto. Ma guarda un po’.

Hanno bisogno di confrontarsi coi libri, con i problemi, di essere educati a pensare con la propria testa (molti di loro lo stanno già facendo, ed egregiamente), che deve essere coltivata e lasciata libera di determinarsi, non presa a manganellate.

Anche perché si stanno rendo conto che qualcuno sta cercando di far loro accettare che lavorare gratis e senza diritti, sia pure per pochi giorni, sia la normalità.

Non è vero che l’alternanza scuola-sfruttamento sia la morte PER la scuola. Ma è indubbiamente vero che sia la morte DELLA scuola.

Primo scrutinio

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Che è tempo di scrutini interperiodali (dire “del I quadrimestre” non va più di moda) te ne accorgi dall’aria che tira.

Mentre le alunne del concorrente Liceo Classico “Archimede Pitagorico” sfoggiano già i primi “vestimenti leggieri” di dannunziana memoria, nel nostro Pio e Riverito Istituto tira vento dal Gran Sasso, tanto che stamattina la De Poppibus è arrivata col colbacco e il cappotto di pelliccia stringendo sotto il braccio la fotografia del suo trisavolo buonanima, come Totò e Peppino alla stazione di Milano. Per l’occasione ha inventato un menu “norteño” e si è presentata a scuola con una betoniera di cassoela e un pentolone di bagna cauda, perché dice che i ragazzi si devono temprare, e comunque nell’atrio c’è un odore d’aglio da far scappare le streghe e indebolire i vampiri.

La signorina Multitasking non si sa cos’abbia in corpo, se l’abbia moccicata una tarantola o che cosa, fatto sta che corre su e giù con fogli, circolari, comunicati stampa, coriandoli e stelle filanti. Porta una tutina aderente leopardata ed è già stata adocchiata da quello scavezzacollo dell’alunno Ormonis che, passandole vicino e represso l’impulso incontenibile di gesti ulteriori, dall’alto dei suoi brufoli di testosterone si è limitato a un “‘Ngulo!!” di apprezzamento evidente e sfacciato a cui la Multitasking ha risposto con un secco “Fatte li cazza to’!”. Ed erano solo le 8,10 del mattino.

Ratta come i fulmini che portava, la signorina Multitasking ha cambiato subito discorso e, individuato con lo sguardo un povero supplente al primo incarico, ha gridato con tutto il fiato che aveva in petto: “Fermate quel professore! E’ mio!!!”

La Caviglieri di scienze motorie ha dovuto sudare le sette camicie di Ercole per convincerla che il collega è sposato e che non c’è nulla da fare, ma lei ha insistito, e alle 8,15 è fartito il secondo “Fatte li cazza to'” della giornata.

Comunque gli scrutini sono scrutini, e c’è poco da fare. Quest’anno il nostro buon Dirigente Scolastico Ferocius De Leonibus li ha convocati on line, e ognuno di noi passa il pomeriggio da casuzza sua a traccheggiare con Classroom, Calendar, Gmail, Gsuite e tutti i diavoli che gli si fregano in corpo.

C’è un alone di sacralità in tutto questo, perché gli sfondi che contraddistinguono il collegamento video di ciascun insegnante sono dei più svariati. Si va dalla credenza con le porcellane di Limoges della De Ginocchinibus alla bandiera della DDR comprata nel 1970 a Berlino Est del professor Marxistis, passando per la statua di Sant’Antonio Abate, patrono de lu porc’ del professor Crucefixis, fino alla collezione di sandalini estivi sexy della De Estremitatis. Tutta roba che fa molto feticista, ma tant’è.

Il consiglio di classe lo presiede, su espressa delega del Dirigente, regolarmente firmata e protocollata, quell’anima candida della professoressa Subiudice.

“Allora, colleghi, procediamo con le operazioni preliminari e procediamo all’appello, è vero che siamo con quelle tre o quattro orette in anticipo ma così ci portiamo avanti col lavoro… (dell’altro?) Allora, il professor Marxistis è presente??”

Dal microfono del computer (made in Buthan, capirai!) del Marxistis esce fuori immediatamente l’Inno dell’Unione Sovietica nella versione stabilita e felicemente imposta dal compagno Yuri Andropov.

“Bene… professor Crucefixis, è collegato??”

Il Crucefixis, che sotto sotto è anche un po’ stronzo, replica con un “Gloria in excelsis Deo” della tradizione gregoriana dei Frati Camaldolesi. E ci aggiunge anche una pernacchia come bonus.

“De Sindacatiis…”

“Presendeeeeee… prondooooo?? Mi sendo??? Ma cosa cià ‘sto cacchio di migrònfano stasera?? Io non mi sendo pe’ gnente… oddio, dove devo schiacciare?? Mannaggia santa…”

“De Ginocchinibus…”

“Oddio cumme me dòle lu ginocchio!! Oddio me’, Madonnina Vergine Santa dell’Assunta aiutami, Santa Petronilla e tutti i santi del paradiso venitemi in soccorso…”

“Squacquarelli-Ricai…”

“Sta in bagno!!” Gridano all’unisono tutti gli astanti, facendo innalzare improvvisamente la mole di dati audio necessaria per la connessione.

“Wunderbari…”

“Eccomi, mi si vede? Stavo giusto finendo uno spaghettino di soia con verdurine alla Julienne e curcuma… ma non so se riuscite a vedermi…”

Il Crucefixis suda freddo perché le prospicenze granitiche della Wunderbari hanno mandato in tilt anche il suo computer che ha ricevuto in comodato d’uso gratuito dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.

“Bene, direi che ci siamo quasi tutti, peggio per chi non c’è, lo metto assente ingiustificato poi se la vede lui col Dirigente… possiamo cominciare a proiettare le proposte di voto… ecco qua… ma com’è che non mi condivide la schermata?? Colleghi, qualcuno di voi sa come si fa??”

E il Marxistis, con l’aria di quello che la sa lunga: “Devi cliccare col tasto destro destro del mouse, ti si apre un menu a tendina in cui ci sono varie opzione, scegli “Condividi”, poi vai sul Desktop, poi fai “Salva con nome”, dài l’ok ed è fatto, poi se non funziona cazzi tuoi!”

Dopo 35 minuti stecchiti, finalmente il tabellone si apre e ciascuno ingoia un po’ di saliva davanti alla strage di voti rossi che al confronto la strage di Tienanmen diventa una carezza bonaria data sul viso di un bambino.

“Allora, come vedete la situazione è a tratti un po’ critica, ma non disperata (Nooooo, figurati!). Ecco, qui vedo che l’alunno Soloni ha un due con la professoressa Wunderbari… professoressa, vuole illustrarci la situazione? Brevemente perché siamo già in ritardo (in realtà mancherebbero due ore e mezza circa all’orario ufficiale di apertura)… prego!”

“Beh, io gli ho messo due perché con me non fa nulla. E’ disattento, svogliato, mi smincia sempre la gonna e in più mi ha consegnato un compito completamente in bianco. Ma se volete gli metto sette!”

Non c’è nulla da fare, è una deficiente patentata!

“Ci sarebbe anche da discutere il voto di condotta dell’alunna Figoni. Io ho proposto 9, per voi va bene? Ditemi di sì, vi prego!”

“Ma anche 10!! Devo dire che ultimamente la Figoni partecipa attivamente al dialogo formativo postando le sue foto hard su Instagram e i suoi video spinti su TikTok. Direi che si sa far molto benvolere da tutto il resto della classe e merita di essere valorizzata!” L’arringa difensiva del Marxistis non fa una piega e la Figoni si becca anche due minuti di applausi all’unanimità.

“Poi c’è l’alunno Somarelli, che non mi pare messo tanto bene, voi che ne dite?”

“Beh, il Somarelli non studia molto, è vero” cinguetta la Wunderbari, “però è sempre gentile ed educato con me (e ci credo!), l’altro giorno mi ha offerto una canna e siamo andati a fumarcela insieme nel ripostiglio delle scope!”

“Ah, beh, allora bisogna dargli per forza 6 in profitto!” chiosa il Crucefixis “con me ha fatto un parallelismo tra Gesù Cristo e Bob Marley, non lo si potrebbe aiutare??”

La seduta viene interrotta da un fragoroso rumore di piatti e bicchieri in frantumi.

“Oddìo me’, s’ha cascat’ la credenza!!!” piange disperata da De Ginocchinibus, richiamata immediatamente all’ordine dalla Presidente.

“Collega, sei d’accordo per portare tutti gli uno a otto per voto di consiglio??”

“Ma che me ne importa a me?? Guarda ecc’, tutte le porcellane scassate…”

Implacabile la Subiudice termina il suo improbo compito, con i polsi tremanti ma con la luce in fondo al tunnel ben individuata.

“Dobbiamo solo analizzare il percorso di apprendimento della alunna Bravetti. Ecco qua, 10 in matematica, 10 in fisica, 9 in educazione civica, ottimo in religione e due note di merito. Mi pare che possiamo lasciarla così, vero colleghi??”

“Ma no. Quale 10?? Mettigli 4 a quella saputella, è una stronza!” si sbriga subito il Marxistis, che oggi ha fatto lo show.

“Allora ai voti la proposta del collega: 4 invece di 10 a Bravetti. Tutti d’accordo? Metto approvato all’unanimità?”

“Sì, per favore, all’unanimità che ho la lezione di yoga e devo imparare la posizione del fenicottero!” conclude icastica la Wunderbari.

E mentre la Presidente pro-tempore pronunzia il fatidico e tanto atteso “Il consiglio è sciolto”, io sento il bisogno ineludibile e impellente di buttarmi disperato tra le braccia di mia madre, ma visto che c’era lì la signorina Multitasking ho optato più prudentemente per le sue.

Romanzo Quirinale: la guerra delle due rose

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Certo che in parlamento son buffi.

Vogliono eleggere Draghi al Colle. Quasi tutti. Quasi nessuno escluso. Ci girano intorno, cincischiano, fanno false consultazioni, si dedicano a un buonismo di circostanza, a un’apertura verso le rispettive parti avverse che sa di apparenza e puzza di vecchio canterale impolverato.

E allora che lo facciano, per Dio, e più non ci accascino.

Così prendo su formaggio, pane, salame, vino, fucile, figa e emigro in Irlanda. Che è un paese democratico.

E invece no. E invece oggi il centro-destra ha tirato fuori dal cappello del prestidigitatore Salvini la “rosa” dei nomi: Moratti, Pera e Nordio.

Il centro-sinistra ha ammesso che si tratta di nomi di tutto rispetto. Poi però ha chiarito che non li avrebbe votati. Giusto per essere coerenti. Tanto nemmeno la destra se li è votati, e stasera ci ammanniranno il consueto minestrone di schede bianche.

E poi ci ripenso… la Moratti… ma chi, quella che usa il nome del marito, che ha fatto una riforma della scuola fortunatamente cancellata, che ha totalizzato 9 presenze in Consiglio Comunale in tre anni (2206-2009), che stata condannata dalla Corte dei conti a versare, al Comune di Milano, poco meno di 600.000 euro?

Non li hanno proposti, li hanno semplicemente “bruciati”.

Il PD ha preannunciato la contromossa. Anche loro proporranno una “rosa”. Sono ancora lì che ci pensano.

La guerra delle due rose!

“Eh, si sa, son ragazzi…”

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Io sono di Livorno.

Non sono un “livornese” in senso puro. Non ci sono nato, ci sono solo cresciuto e in quella città ho imparato molte cose. Alcune di queste (fondamentali) le ho apprese frequentando, sia pure di striscio, le varie comunità religiose che compongono la variegata cultura labronica.

Quando da bastardelli adolescenti si faceva “brucia” (ossia si marinava la scuola) si andava spesso alla Chiesa Valdese dove il Pastore Giovanni Scuderi, il cui ricordo mi è caro, ci accoglieva a suon di sacrosanti rimproveri e ci spediva di filato a studiare nella sua biblioteca che sapeva di umido e di muffa. Una volta assolto il compito ingrato, c’era sempre la possibilità di fare due tiri a canestro in un campetto sgangherato.

Oppure si chiedeva asilo politico al rabbino della Sinagoga adiacente alla scuola che, serafico, avvertiva il Preside, lo tranquillizzava, ci offriva delle squisitezze ebraiche inenarrabili sotto forma di dolcetti, ci salmodiava nella sua biblica lingua e si passava la mattinata in un posto sicuro, anziché bighellonare in giro.

E la cosa bella è che non solo, allora, non ci vedevo nulla di strano. O meglio, non ci vedevo nessuna differenza.

Livorno dimentica e abbandona i suoi figli (Modigliani, Piero Ciampi, Giorgio Caproni) e così anch’io ho dovuto camminare sulle mie gambe e percorrere la mia strada.

Oggi mi ritrovo con due ragazzine di 15 anni di Campiglia Marittima che se la sono presa con un 12enne. Lo hanno deriso, insultato, preso a calci e colpito da sputi perché è ebreo.

In una popolazione cresciuta a tolleranza, leggi livornine e seconda comunità ebraica d’Italia, nascono questi teneri virgulti, che, detto fra noi, dovrebbero starsene solo fra le gambe delle loro madri, che se la prendono con un bambino più piccolo solo per un fattore etnico o religioso. Sono femmine, naturalmente, perché non sia mai che le conquiste di genere a favore delle donne le rendano scevre dalla libertà discutibile di esprimere un discorso d’odio verso il diverso, e ci mancherebbe anche altro! Ma cosa hanno imparato dalla scuola e dalla famiglia, a navigare su TikTok? A digitare stronzate su WhatsApp? Dove erano queste fanciulle quando a scuola (perché frequentano le superiori) ad ogni Giorno della Memoria proiettavano “Schindler’s List” o “Il pianista”, erano a casa per “indisposizione” a ciucciare latte e “Mein Kampf” dal biberon?

I ragazzi inviavano a questo bambino (perché a 12 anni si è bambini, via…) immagini di svastiche, di scarpe con la scritta “dal 39 al 42” (anche ignoranti, oltretutto, perché le leggi razziali sono del ’38), e c’è ancora chi si stupisce del fatto che lui e la famiglia non siano riusciti a dormire la notte. O che il padre del piccolo abbia preannunciato querele per ingiurie (l’ingiuria non rientra più nel penale, ma va bene lo stesso) e lesioni. Già, o come sarà? Questi padri che ricorrono alla giustizia ordinaria SOLO perché le figlie di altri genitori li hanno offesi, sputazzati e scalciati a loro esclusivo arbitrio? “Eh, si sa son ragazzi, o cosa gli vògliano fa’?”

Già, i ragazzi sono ragazzi, ma anche le stronzate sono stronzate.

E poi “Eh, sì, ma è tutta colpa della società, perché siamo tutti egoisti.” Ma vaffanculo, io faccio parte della società e non mi sono mai permesso nemmeno per sogno di fare una cosa del genere a 15 anni. E se lo dovesse mai fare mia figlia, come l’ho fatta la disfo. Ha sei anni e si dichiara fidanzata. Con uno straniero. Sicché statevene dimolto zittini.

E poi c’è già chi pensa alla rieducazione delle due antisemite, evidentemente reputate inconsapevoli se non addirittura incapaci di intendere e di volere: accompagnarle ad Auschwitz, Mathausen, Birkenau e farle prendere contatto con la realtà.

No. Queste ragazze devono essere allevate a quintalate di pane e torta di ceci (con parecchio pepe, così gli si infiamma un gocciolino anche il culo), devono mangiare dimolto cacciucco (dal turco “katciuk”, ovvero “mista minutaglia”), essere portate a respirare l’aria salmastra del porto di Livorno, tipo aerosol, costrette ad estenuanti passeggiate sulla Terrazza Mascagni o ad ore di studio nella Biblioteca dei Portuali (ormai purtroppo dismessa), dissetate a spuma bionda ghiacciata e mandate in giro vestite con indumenti usati rigidamente comprati al Mercatino di Piazza XX settembre. Non vanno educate per contraccolpo, ma per osmosi.

Chissà che forse…

Gino e Anchise alle prese col green pass

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Quand’ero adolescente e bastardello (sì, va beh, ormai chi se lo ricorda più??) e abitavo a Vada (Li), verso l’inizio del mese, se mi volevo divertire un po’ perculeggiando i vecchietti (sport diffusissimo a quell’età), non mi restava che andarmene di buon’ora (massimo le 8,15) all’ufficio postale dove una quarantina e passa di anziani si radunavano, librettino alla mano, per riscuotere la pensione in contanti allo sportello.

Era uno spettacolo!

“O Ginooooooooo, bongiorno!”

“Bongiorno una sega!! Guarda vì’ cosa si deve fà’ a ottantasei anni per venì’ a riscòte’ du’ bicci!!”

E finiva tutto in una risata.

Poi c’era il povero Anchise, dirigente brezneviano della locale sezione del Partito Comunista, coi capelli sempre in ordine e impomatati stile ritratto da socialismo reale.

“O Anchiseeeeee, anche te sei compagno, sì, ma a mezzogiorno!! Bello fare il comunista con un milione e due di pensione al mese pulite pulite, eh?? Ma chi l’ha pagati i contributi a te, il Kappagibbì???”

Ora se vuoi riscuotere la pensione e sei dell’età di Gino o Anchise (nel frattempo passati a miglior vita, così il problema della pensione non ce l’hanno più) devi avere il greenpass. Non ci sono cazzi. Hai voglia te ad avere ottantasei anni e non sapere una sega di cosa è uno smartphone, di non essere minimamente interessato ad avere una app installata come “iO”, ad avere il sacrosanto diritto (tanto muori presto) di non capire una veneratissima di tutti questi “pìppoli” che formano il QR Code. Devi avere un greenpass valido e non ci sono cristi né madonne che tengano.

Ce lo vedete uno come Gino (ma anche Anchise) a entrare in un ufficio postale per ritirare la pensione e ritrovarsi come minimo uno con il termometro elettronico che gli misura la febbre:

“O cos’è quel troiaio lì?? Eh??… la febbre?? Io sono sempre stato benone e ti faccio dimolto le ‘orna, popo’ di menagramo!!”

“Sì, ma deve darmi il greenpass, se no non la posso far entrare.”

“Cosa vòi, te?? Cosa ti devo dà’?? Un ber paio di pedate ner culo belle rifinite, quelle te le do, sì…”

“Ma scusi, lei ir vaccino un l’ha fatto??”

“Diobòno, sì! Da militare, con la puntura nel petto. Da allora un ho più avuto nemmeno un raffreddore, seddiovòle!”

“Ma io dico il booster!”

“E, no, le bùste le ‘ompro alla Cònadde, ce n’hanno tante!!”

“Ah, lei allora non è vaccinato!! Guardi che così alla Cònadde ci pòle andà solo per comprà il pane, il latte e lo zucchero, e ringrazi Draghi che è un bravòmo, perché se no bisognava favvi morì’ tutti da piccini, voi no-vax!”

“M’importanasega!! Io le mutande me le faccio fà’ di lana grezza dalla mi’ moglie, belle alte che scaldino la pancia. I pomodori l’ho nell’orto, la ‘nzalata lo stesso, in casa mia un ci piove, mi muovo con l’apino sicché consumo pòo e pago una segatina di bollo, la domenica ammazzo un conìgliolo e lo metto a arrosellire al forno, aglio e ramerino, ma di dici cosa vòi te, popò di cazzabubbolo, costì?? Lèvati dar cazzo e fammi andà’ a ricòte’!!”

Ah, se il mondo fosse davvero così!

Scuola: quando si muore di competenze trasversali

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La cosiddetta “alternanza scuola-lavoro” è uno degli zoccoli duri della scuola italiana più dibattuti e osteggiati.

La sua obbligatorietà negli ultimi tre anni delle scuole superiori, licei inclusi, è stata sancita dalla Legge 107 del 2015, la cosiddetta “Buona scuola”, che sembra più una scuola “alla buona”.

Come spesso succede nella scuola italiana, anche l'”alternanza scuola-lavoro”, dal 2015 ha già cambiato nome. Tutto cambia nome, nella scuola, continuamente. Lo fanno apposta, per disorientare. Per cui i Presidi sono diventati “Dirigenti scolastici”, i bidelli “collaboratori scolastici”, i pagellini “valutazioni interquadrimestrali”, i ricevimenti “colloqui familiari”, in mezzo a migliaia di acronimi, il RAV, il PTOF, il PEI, il DSA, il PDP, il PDF, la PEC e tutto quanto fa spettacolo. E l’alternanza scuola-lavoro ora si chiama “Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento”. E’ singolare questo cambio denominazionale perché fa pensare a qualcosa di importante. Chissà cosa saranno mai queste “Competenze Trasversali”!

Ovviamente, come su tutto quello su cui c’è da guadagnare qualcosa, gli insegnanti ci si buttano a pesce. Voglio dire, per gli alunni in alternanza è stata istituita la figura del “tutor”, e quale occasione migliore per fare bella figura? Ma sì, basta con la scuola che educa, basta fornire agli studenti gli strumenti critici per crescere e pensare con la loro testa, perché se la scuola diventa anche un (bel) po’ azienda, allora c’è bisogno anche di un “tutor”. Termine che sgrava dalle responsabilità e fa anche sentire importanti.

Insomma, tutti lì a esaltarsi e a spartirsi la torta, per un paio di centinaia di eurini in più alla fine dell’anno. Poi, come spesso succede nella scuola, l’imprevisto. L’imprevisto è ciò che non avevi messo in conto, programmato, dato per possibile. E nessuno, dico NESSUNO dà per possibile che un alunno muoia per l’alternanza scuola-lavoro (eh, come si fa a morire? Sono “competenze trasversali”, e che cazzo!). Come è accaduto che Lorenzo Parrelli, un ragazzo di 18 anni di Castions di Strada (Udine) è morto perché ha ricevuto un cavo di acciaio in testa durante la sua ultima giornata di alternanza. Sorprendentemente, molti giornali, anche on line, che hanno riportato la notizia, NON segnalano che lo studente stava acquisendo delle “competenze trasversali”, e che se invece di starsene presso un’azienda meccanica che si occupa di realizzare bilance stradali, se ne fosse stato a scuola a studiare FORSE a quest’ora sarebbe ancora vivo.

Qualche emerito imbecille, sui social, si è già fatto avanti con frasi tipo “Io insegno in un Liceo Classico, da noi queste cose non succedono!!” Tutta gente che al rientro al lavoro avrebbe solo diritto a ritrovarsi la porta chiusa.

Laconiche e lapidarie certe parole del Ministro per l’Istruzione Bianchi:

“Incidenti come questo sono inaccettabili, come inaccettabile è ogni morte sul lavoro.”

Ma Lorenzo non è morto sul lavoro. E’ morto di scuola e nel contesto di una formazione scolastica, se è vero come è vero che gli “stages” sono obbligatori e formano parte del percorso formativo dell’alunno per un triennio intero. “Morte sul lavoro”? Era pagato questo povero ragazzo? No. E allora? Di che cosa stiamo parlando? Di manovalanza gratuita, mani a bassissimo prezzo se non a costo zero, persone giovani, anzi, giovanissime, spesso anche minorenni che male che ti vada, se sei un avvocato ti ritrovi dopo una settimana con le pratiche in ordine, se sei una azienda con le fatture archiviate. Se poi ti va male ti ritrovi con una indagine addosso per omicidio colposo perché a qualcuno, nel 2015 è venuta la bella idea di aziendalizzare precocemente i nostri figli e di farci credere che questa è “buona scuola”.

Morire di lavoro è terribile, ma morire per qualche effetto o meccanismo perverso della scuola è del tutto inaccettabile. Lorenzo non è morto solo perché una putrella che non doveva stare lì gli ha colpito la testa. Lorenzo è morto perché qualcuno ha deciso per lui che è meglio passare 400 ore nell’ultimo triennio a rischiare di morire piuttosto che stare sui banchi a parlare di Dante, Petrarca, Boccaccio, Leopardi, Verga, Manzoni e compagnia cantante. Che vale più il “saper fare” del “sapere”, l’abilità rispetto alla conoscenza.

Ora la vogliamo abolire questa maledetta “alternanza”, sì??

Roberta Metsola succede a David Sassoli alla Presidenza del Parlamento Europeo

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A far seguito alla figura chiara e specchiata di David Sassoli alla Presidenza del Parlamento Europeo, i deputati hanno chiamato la maltese Roberta Metsola.

Fin qui nulla di strano, è il risultato di un processo democratico.

Qualcuno esulta perché è una donna, la prima dopo 20 anni e dopo Simone Veil a salire sullo scranno di Strasburgo. Il paragone certamente un po’ disorienta. La Metsola è considerata persona dall’atteggiamento un po’ “tiepido” nei confronti dell’aborto. Il che non è esattamente cosa di poco conto.

Si parla della sua elezione come di una “conquista”. Non si sa bene però da parte di chi. Forse gli stessi che vorrebbero una donna al Quirinale, senza però indicare nomi. Ma non importa, le persone si giudicano dalle loro opere e dalle loro dichiarazioni.

Le prime dichiarazioni della neo-presidente, secondo quanto testualmente riportato dall’Agenzia ANSA, sono state:

“Le mie posizioni sull’aborto saranno quelle del Parlamento europeo che ora rappresento. Le promuoverò all’interno e all’esterno di questa Camera”

Una posizione programmatica che dice molte cose. Io pensavo che un Presidente, una volta eletto, avesse il dovere dell’imparzialità, del rappresentare chiunque, anche e soprattutto le minoranze, che, in quanto tali, sono più deboli e meno rappresentate. E che sul tema dell’aborto potrebbero pensarla (si veda il caso) diversamente.

L’elezione della neo-Presidente è stata compiuta anche e soprattutto con l’apporto determinante della componente socialista del Parlamento Europeo.

I tempi cambiano.

Il Garante della Privacy commina una sanzione di 26 milioni e 500.000 euro a Enel

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[doc. web n. 9735672]

Ordinanza ingiunzione nei confronti di Enel Energia S.p.a. – 16 dicembre 2021

Registro dei provvedimenti
n. 443 del 16 dicembre 2021

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

NELLA riunione odierna, alla quale hanno preso parte il prof. Pasquale Stanzione, presidente, la prof.ssa Ginevra Cerrina Feroni, vicepresidente, il dott. Agostino Ghiglia e l’avv. Guido Scorza, componenti, e il dott. Claudio Filippi, vicesegretario generale;

VISTO il Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati, di seguito “Regolamento”);

VISTO il Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196), come modificato dal d.lgs. 10 agosto 2018, n. 101, recante disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento nazionale al citato Regolamento (di seguito “Codice”);

VISTA la documentazione in atti;

VISTE le osservazioni formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

RELATORE il dott. Agostino Ghiglia;

PREMESSO

1. L’ATTIVITÀ ISTRUTTORIA SVOLTA

1.1 Premessa

Con atto n. 26890/21 del 14 maggio 2021 (notificato in pari data mediante posta elettronica certificata), che qui deve intendersi integralmente riprodotto, l’Ufficio ha avviato, ai sensi dell’art. 166, comma 5, del Codice, un procedimento per l’adozione dei provvedimenti di cui all’art. 58, par. 2, del Regolamento nei confronti di Enel Energia S.p.a (di seguito “EE” o “la Società”) in persona del legale rappresentante pro-tempore presso la sede legale della società in Roma, Viale Regina Margherita n. 125, C.F. 06655971007.

Il procedimento trae origine da una complessa attività istruttoria avviata dall’Autorità a seguito della ricezione di numerosi reclami e segnalazioni di interessati, i quali lamentavano, in via principale ma non esclusiva (come si vedrà meglio infra par. 1.2), la ricezione, in nome e per conto di Enel, di una o più telefonate promozionali indesiderate, anche attraverso disco preregistrato, su utenze riservate ovvero iscritte al registro pubblico delle opposizioni unitamente, in alcuni casi, a connesse doglianze in materia di esercizio dei diritti e, più in generale, di gestione dei dati degli utenti nell’ambito dei servizi di fornitura energetica.

Il fenomeno del telemarketing nel settore energetico – in cui l’istruttoria nei confronti di Enel si inserisce, pur essendo già stato in passato oggetto dell’attenzione del Garante – ha subito un netto e preoccupante incremento con l’approssimarsi del termine ultimo previsto dal legislatore (peraltro a seguito di molteplici proroghe) per il definitivo passaggio dal mercato tutelato dell’energia elettrica e del gas naturale al mercato libero (si veda, da ultimo, art. 12, comma 9-bis, lett. b) del decreto legge 31 dicembre 2020, n. 183, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2021, n. 21). L’Autorità è stata infatti destinataria, in questo ambito, delle doglianze dei cittadini rispetto ad un persistente e disturbante senso di ingerenza nella propria sfera di riservatezza a causa di tali pratiche, non di rado accompagnate, da comportamenti non solo invasivi ma anche, come lamentato, particolarmente aggressivi.

L’approccio dell’Autorità, conformemente alle precedenti istruttorie relative ad altri titolari del trattamento, si è quindi basato su una osservazione e valutazione complessive – più che in una logica, pur fondamentale e necessaria, di risposta individuale alla singola doglianza – di comportamenti che rivelano un fenomeno già noto, cui, l’approssimarsi del suddetto termine legislativo, ha apportato elementi di cronicità, particolare intensità e, conseguentemente, invasività nella sfera privata degli interessati.

Nel contesto della disciplina in materia di protezione dei dati personali, il sopra descritto approccio analitico di tipo sistemico e globale al problema, che il Garante ha inteso applicare, assume particolare rilevanza per comprendere natura e finalità del trattamento, misure tecniche e organizzative adottate dal titolare per garantire nel complesso dei trattamenti effettuati l’osservanza del Regolamento generale UE 679/2016 (da qui in avanti “RGPD” o “Regolamento”) nonché, alla luce del principio di responsabilizzazione (art. 5, par. 2, RGPD), modalità attraverso cui viene comprovato il rispetto di tale quadro regolamentare.

Pertanto, l’attività del Garante si è svolta principalmente attraverso istruttorie unitarie e richieste di informazioni cumulative. Con l’entrata in vigore del regolamento n. 1/2019, concernente lo svolgimento dei compiti e l’esercizio dei poteri demandati all’Autorità (in www.gpdp.it, doc. web n. 9107633), l’Ufficio ha infatti potuto avvalersi della facoltà ivi prevista all’art. 10, comma 4, di effettuare l’istruttoria preliminare proprio in relazione a più reclami e segnalazioni aventi il medesimo oggetto o relative al medesimo titolare o responsabile del trattamento, ovvero a trattamenti di dati tra loro correlati. Ciò al fine di esaminare, con maggiore efficacia e, al contempo, necessaria economia dei mezzi istruttori, le doglianze che hanno riguardato una pluralità di condotte riferibili non solo direttamente ad Enel ma anche ad alcuni partner commerciali dei quali la stessa si avvale.

In tale contesto Enel S.p.A. ed Enel Energia S.p.a. sono state inizialmente destinatarie, dal dicembre 2018 al luglio 2020, di quattro distinte richieste di informazioni cumulative (infra par. 1.2) le quali hanno riguardato complessivamente 135 fascicoli e sono state così articolate:

13 dicembre 2018, relativamente a 25 segnalazioni (fasc. 133144; da qui in avanti “I cum.”) cui ha fatto seguito il riscontro della società inviato al Garante in data 21 dicembre 2018;

19 agosto 2019, relativamente a 32 segnalazioni (fasc. 133144; da qui in avanti “II cum.”), con riscontro della società inviato al Garante in data 6 settembre 2019;

17 dicembre 2019, relativamente a 25 segnalazioni (fasc. 133144; da qui in avanti “III cum.”) con riscontro della società inviato al Garante in data 21 agosto 2020;

10 luglio 2020, relativamente a 8 reclami e 45 segnalazioni (fasc. 152287; da qui in avanti “IV cum.”), cui ha fatto seguito il riscontro della società inviato al Garante in data 21 agosto 2020; nonché – in data 24 dicembre 2020 ulteriore richiesta di integrazione delle informazioni fornite con riguardo alle fattispecie già individuate nella menzionata nota del 10 luglio 2020, fasc. 152287, da qui in avanti “IV-bis cum.”). Il riscontro a questa ultima richiesta è pervenuto in data 14 gennaio 2021. I riscontri alle predette richieste di informazioni sono pervenuti da parte della sola Enel Energia quale società attiva nel mercato libero della vendita di energia elettrica e gas naturale.

Le lamentate condotte nei confronti di EE hanno anche incluso le valutazioni emerse nell’ambito di istruttorie effettuate rispetto a singoli casi. Il riferimento è, in particolare, a 5 ulteriori reclami, presentati, ai sensi dell’art. 77 RGPD, anteriormente alla data del 20 luglio 2020 (infra par. 1.3).

1.2. Le richieste di informazioni ed esibizione di documenti, ai sensi dell’art. 157 del Codice e i riscontri forniti da Enel

L’esame particolareggiato delle doglianze pervenute all’Autorità ha condotto, nella logica sopra richiamata, a formulare nei confronti delle società interessate, in tempi successivi, diverse richieste di informazioni, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 58, par. 1, lett. a) RGPD e dell’art. 157 del Codice. I numeri dei rispettivi fascicoli sono specificati tra parentesi. Delle stesse e dei riscontri forniti dalla Società si dà sinteticamente conto qui di seguito, fatto salvo, tuttavia, il pieno e completo rinvio a quanto già riportato nell’atto di contestazione.

Richiesta del 13 dicembre 2018 (I cum.): le doglianze pervenute al Garante, alla base delle menzionate richieste di informazioni, hanno riguardato, in particolare, il trattamento dei dati personali degli interessati nel contesto di telefonate promozionali indesiderate in quanto effettuate rispetto ad utenze riservate in assenza del necessario consenso degli interessati (132890, 133076, 132810, 132578, 131243, 131039, 130428, 129707, 122612, 106175), ovvero, rispetto ad utenze fisse , nonostante l’iscrizione della numerazione nel registro pubblico delle opposizioni (132985, 132792, 131811, 131762, 131444, 131337, 131237, 130644, 130529, 130349, 130197, 130077, 129198), nonché il tardivo riscontro ad istanze di esercizio dei diritti di accesso ai dati personali oppure di opposizione al relativo trattamento per finalità di marketing (132334, 129416).

Con riguardo agli indebiti contatti promozionali effettuati sia nei confronti di interessati, i cui numeri risultavano riservati sia nei confronti di interessati le cui utenze risultavano iscritte al ROP alla base della richiesta di informazioni del 13 dicembre 2018, la risposta complessiva fornita in particolare da EE ha evidenziato che in tutti i casi segnalati le numerazioni chiamanti non appartenevano alla rosa di quelle in uso alla società o  ai suoi partner commerciali e che  dette numerazioni, da una ricerca effettuata on-line, risultavano riferibili a “sedicenti operatori che spendono illegittimamente il nome di Enel Energia stessa – ovvero quello di altre società operanti anche in settori diversi da quello energetico” (cfr. riscontro della società del 21 dicembre 2018).

Con riferimento invece all’esercizio dei diritti di cui si è lamentato il mancato riscontro (fasc. 132334 e 129426), le risposte fornite da EE, sempre a seguito della predetta richiesta dell’Ufficio, hanno dato effettivamente conto del ritardo registrato dalla società nel dar seguito alle istanze degli interessati.

Richiesta del 19 agosto 2019 (II cum.): quanto ai riscontri forniti in particolare da EE a seguito della seconda richiesta di informazioni formulata dall’Ufficio il 19 agosto 2019 (fascicoli 116720, 116698, 136284, 137069, 137220, 137655, 137710, 137730, 137772, 137777, 138579, 139334, 140475, 136877, 136921, 136932, 137159, 137360, 138000, 139071, 139222, 139228, 139838, 139930, 140166, 140273, 140301, 138749, 138775, 139131, 139219, 138716) EE ha nuovamente rappresentato che, anche nelle nuove doglianze prospettate al Garante, le telefonate promozionali indesiderate che gli interessati hanno segnalato come riconducibili ad EE prevenivano invece da numerazioni estranee alla società ed alla sua rete di partner commerciali.

Più specificamente, la società ha evidenziato come dalle verifiche informatiche effettuate nei propri sistemi aziendali, la maggior parte degli interessati non avesse mai avuto un rapporto contrattuale con la stessa. Solo in cinque casi i dati personali dei segnalanti sono risultati presenti nei sistemi di EE in ragione di rapporti contrattuali in essere, mentre in sei casi i rapporti contrattuali risultavano cessati. Rispetto a due specifiche fattispecie la società ha tuttavia constatato come i contatti promozionali fossero ascrivibili, in un caso, ad un proprio partner in virtù di un contratto di agenzia ancora in essere (136877) e provenissero, nell’altro, da un ex partner, con il quale i rapporti contrattuali si erano conclusi precedentemente all’effettuazione della telefonata promozionale indesiderata (137360, 138000).

Richiesta del 17 dicembre 2019 (III cum.): una nuova richiesta di informazioni alla Società è stata inviata in merito ad ulteriori 25 segnalazioni, relative ad utenti titolari sia di numerazioni riservate in assenza del necessario consenso (142718, 142745, 142834, 143230, 142718, 143221, 143721, 144373, 144437, 144518) sia iscritte al registro pubblico delle opposizioni (142833, 143025, 143222, 143688, 143749, 143766, 144316, 144446, 145020).

Le doglianze pervenute hanno anche rappresentato la ricezione di telefonate promozionali dichiaratamente nell’interesse EE tramite disco pre-registrato (143863, 144081, 144296, 144240, 144385;). In un caso il segnalante, a fronte dell’indebita ricezione di telefonate promozionali, ha esercitato nei confronti di EE i propri diritti, in particolare quello di opposizione al trattamento per finalità di marketing diretto (144760).

A fronte di quanto rappresentato dagli interessati, la società non ha fornito, entro i termini previsti, alcun genere di riscontro, tanto da indurre il Garante a reiterare, ai sensi dell’art. 157 del Codice, la richiesta di informazioni in merito ai summenzionati fascicoli, unitamente ad una successiva richiesta, resasi necessaria a fronte delle ulteriori segnalazioni e reclami in seguito pervenuti all’Autorità (IV cum.).

La tardiva risposta complessiva comunque fornita dalla società ha evidenziato che in tutti i casi le numerazioni chiamanti non appartenevano alla rosa di quelle in uso ad EE e ai suoi partner.

In relazione ad ipotesi nelle quali i segnalanti hanno evidenziato di essere stati contattati attraverso modalità automatizzate, in particolare una segreteria telefonica, EE ha fornito il proprio riscontro evidenziando di non essere “nella disponibilità dei dati personali degli interessati” (143863; 144240; 144296), rappresentando altresì di non effettuare “chiamate con finalità promozionali mediante segreteria telefonica automatizzata.” (144240). In altri due casi la società non ha fornito alcun riscontro, a parte il menzionato generico richiamo alla estraneità dei numeri chiamanti (144081; 144385).

Analoghe affermazioni sono state formulate dalla società in relazione ad ulteriori segnalazioni (139123 e 143511), inizialmente oggetto di autonoma istruttoria e, successivamente, fatte confluire nel menzionato procedimento principale. In tali segnalazioni venivano lamentati diversi contatti promozionali indesiderati attraverso disco preregistrato che, in vista dell’imminente cessazione del mercato tutelato, invitavano al passaggio al mercato libero con EE. La società, nell’ambito di successive interlocuzioni con i segnalanti, ha negato ogni riferibilità a sé di tali contatti.

L’estraneità di EE al lamentato fenomeno è stata ribadita anche in risposta ad un’altra segnalazione (fasc. 139206) in cui l’interessato, dopo aver lamentato per l’ennesima volta le continue telefonate dalla “segreteria telefonica di Enel Energia”, dava atto di aver selezionato, al termine del messaggio preregistrato, il tasto “3” con l’opzione di essere ricontattato. A seguito di tale azione il segnalante dichiarava di essere stato effettivamente contattato da un’operatrice fisica proprio in nome di EE e, addirittura, di aver fissato una successiva visita ed incontrato un sedicente agente di quest’ultima in veste di incaricato Enel, salvo poi verificare il coinvolgimento di un partner commerciale di EE, XX., e ricevere da quest’ultima società, a seguito del legittimo esercizio dei propri diritti, solo l’indicazione che la stessa non gestisce attività di call center né attività promozionale.

Nell’ambito delle richieste cumulative e dei relativi riscontri forniti, anche con riguardo alle segnalazioni rispetto ad utenze iscritte al registro pubblico delle opposizioni, la società ha poi ribadito che in alcuni casi gli interessati sono stati titolari di contratti ormai cessati (143688, 143766, 144446); ovvero, in altri, ancora in essere (142833, 143749, 143766, 145020).

Richiesta del 10 luglio 2020 (IV cum): le doglianze alla base della quarta richiesta hanno riguardato, ancora una volta:

la ricezione di chiamate promozionali indesiderate verso numerazioni iscritte al Registro delle opposizioni (136820, 140498, 140527, 140842, 141460, 142199, 143304, 143549, 143610, 146926, 147410, 148139, 151382) e verso numerazioni riservate senza la previa ac-quisizione del necessario consenso (109024, 136529, 139443, 140347, 140821, 141283, 141602, 142057, 145842, 146806, 146898, 147277, 147347, 147737);

l’utilizzo di disco pre-registrato sempre nell’ambito di chiamate promo-commerciali (138477, 140347, 144213, 147139, 147196, 147750);

il mancato riscontro da parte di Enel Energia all’esercizio dei relativi diritti, nonché la rice-zione di ulteriori telefonate promozionali, anche preregistrate, nonostante la recepita oppo-sizione al trattamento (138729, 140347, 146556, 140058, 143143, 142953, 150137).

Le richieste dell’Autorità si sono altresì appuntate sulla opportunità di fornire chiarimenti in merito:

ai rapporti tra EE ed altre società che avrebbero contattato l’interessato per suo conto non-ché all’utilizzo del numero di telefono (136020);

alla lamentata obbligatorietà di un consenso da rilasciarsi per finalità di marketing e profila-zione da parte di altre società del gruppo Enel e di partner commerciali, nell’ambito dell’utilizzo di app per la consultazione dei consumi e per il pagamento delle bollette (142396, 142400, 143619, 144726);

all’invio di sms promozionali in assenza del consenso dell’interessato (150613);

alla acquisizione ed automatica associazione di numerazioni telefoniche di contatto (146166, 138115)

all’invio di fatture ed altri dati personali ad altri utenti (147284);

all’indebito utilizzo da parte di terzi di informazioni nella disponibilità di EE (143728) non-ché della relativa modulistica (151477).

ad ulteriori e distinte doglianze (140103; 140911).

A fronte del quadro sopra evidenziato EE ha richiamato i processi di vendita da essa utilizzati quale società attiva nel mercato libero dell’energia elettrica e del gas naturale, anche attraverso la propria rete commerciale e dichiarato di aver adottato anche con riguardo ai propri partner di vendita, misure tecnico-organizzative adeguate rispetto ai trattamenti di dati personali coinvolti in tali processi.

La Società ha anche dato atto “di dover gestire una importante numerosità dei reclami che, però, nella maggior parte dei casi non sono riconducibili alle condotte commerciali adottate dalla stessa”, nonché della frequenza di un uso abusivo del suo nome da parte di terzi, che attraverso condotte truffaldine tentano di trarre un vantaggio economico e ne minano la consolidata reputazione. In tal senso EE è intervenuta “diffidando tali soggetti a cessare le attività illecite inerenti l’uso abusivo dei propri segni distintivi e le pratiche commerciali scorrette poste in essere, anche sporgendo denuncia all’Autorità Giudiziaria”. Il richiamo in questi termini è stato, in particolare rispetto al fenomeno delle telefonate preregistrate a due esposti presentati alla Procura della Repubblica di Roma rispettivamente in data 12.11.2019 e 2.3.2020.

In relazione alle doglianze circa la ricezione di telefonate promozionali tramite disco-preregistrato, la società ha evidenziato, ancora una volta, la propria estraneità a tali modalità di contatto, giustificando in ogni caso la disponibilità dei dati dei segnalanti sulla base di motivazioni già richiamate in precedenza (140347:  alcune chiamate automatizzate sono state effettuate da un partner di EE; 144213: per finalità di gestione di reclamo; 147139: processo di rilevazione della qualità percepita; 1457750: per finalità di gestione di segnalazioni).

Relativamente alla lamentata obbligatorietà del rilascio di un consenso per finalità di marketing e profilazione per l’accesso e la fruizione dei servizi on line e tramite app di consultazione e pagamento delle fatture (142396, 144726, 142400, 143619), EE ha poi rappresentato che, per semplificare tali funzionalità è stato implementato il cosiddetto Profilo unico consistente in un account per l’accesso ai portali web e alle app delle società del Gruppo Enel. La società ha inoltre dichiarato che “ai fini della registrazione dell’account, è prevista solamente la conferma della presa visione dell’Informativa da parte dell’utente e non il rilascio dei consensi al trattamento dei dati personali per finalità di marketing e profilazione [omissis], come invece erroneamente segnalato da alcuni reclamanti”. Tale circostanza, rispetto alle singole doglianze, solo in un caso è stata comunicata direttamente all’interessato (142396).

Rispetto, invece, agli ulteriori singoli casi evidenziati, ci si limita in questa sede a operare pieno e completo rinvio a quanto ricostruito nell’atto di contestazione, qui richiamato integralmente.

Richiesta del 24 dicembre 2020 (IV-bis cum.) e accertamento svolto dall’Ufficio: con riferimento all’ultimo riscontro pervenuto da parte di EE (21 agosto 2020, riscontro a III cum. e IV cum.), quest’ultima è stata destinataria di una ulteriore richiesta di informazioni e chiarimenti rispetto ad alcune circostanze ivi emerse, in particolare rispetto al ruolo di alcuni partner commerciali ed alla relativa attività, nonché alle azioni intraprese e alle misure adottate nei confronti di tali soggetti. In particolare, in merito al rilevante fenomeno delle telefonate preregistrate con finalità promozionali, rispetto alle quali la società aveva in precedenza dichiarato di non essere in alcun modo coinvolta, è stato richiesto un riscontro più puntuale rispetto alle iniziative asseritamente intraprese ed alle misure adottate per contrastare tale fenomeno.

Nel fornire un ulteriore riscontro al Garante, in data 14 gennaio 2021, EE ha trasmesso i modelli di addendum contrattuali regolanti i rapporti tra quest’ultima e alcuni dei propri partner commerciali ed ha altresì specificato, in riferimento a ciascun caso oggetto di richiesta di informazioni, di aver contestato, a seguito della richiesta di informazioni del Garante del 10 luglio 2020, l’utilizzo illegittimo dei dati personali dei segnalanti e di aver notificato la penale contrattualmente prevista (136820, 140911, 141460) ad alcuni partner.

In relazione al fenomeno delle chiamate effettuate mediante segreteria telefonica automatizzata, EE ha comunicato, allegandone prova documentale, di aver depositato due esposti presso la Procura della Repubblica di Roma, in data 12 novembre 2019 e 2 marzo 2020, al fine di tutelare il proprio buon nome, abusivamente utilizzato da terzi oltre che “per prendere le distanze” da tale modalità di contatto promozionale.

Con riguardo, poi, ai servizi on-line ed in particolare alla predisposizione di una app di consultazione dei consumi energetici e per il pagamento delle bollette da parte degli utenti, nell’ambito del cd. Profilo unico è stato richiesto alla società di fornire elementi di chiarimento circa le modalità di funzionamento della predetta app, nonché indicazioni sulla dimensione quantitativa del servizio.

A tale richiesta la società ha dato riscontro evidenziando che “Per poter accedere ai servizi digitali è necessario attivare il Profilo Unico (Unique ID). [omissis] Attraverso una sola coppia di credenziali (username e password) è possibile accedere a tutti i servizi digitali che le singole società del Gruppo Enel mettono a disposizione, senza la necessità di effettuare una nuova registrazione ai fini dell’accesso ad una delle società del Gruppo Enel diversa da quella per la quale è stata effettuata la prima registrazione.” Attualmente tale modalità di accesso, si applica solo a Enel Energia ed Enel X, mentre sono escluse dal Profilo Unico le società del Gruppo Enel soggette alla normativa in materia di unbundling (per quanto riguarda l’Italia, SEN ed E-distribuzione).

EE ha altresì dichiarato che “Tramite il Profilo Unico le società condividono solo le credenziali necessarie per l’accesso ai rispettivi servizi digitali”, specificando che “i dati personali che sono stati conferiti dal digital user alle diverse società (ad esempio, ai fini della gestione del rapporto contrattuale in essere con le stesse) non vengono trasferiti da una società all’altra”. Dal settembre 2019 l’utilizzo del Profilo Unico ha carattere di obbligatorietà per tutti i digital user ossia utenti che avevano già in precedenza attivato un account on line e che sono stati guidati, attraverso un processo di migrazione, al nuovo profilo, ovvero per gli utenti che non usufruivano in precedenza dei servizi digitali.

La società, infine, ha fornito informazioni circa la dimensione quantitativa del ricorso al Profilo Unico (3.113.254 di utenti) e all’App (1.665.969 di utenti).

A fronte della persistente carenza di informazioni circa le modalità di conferimento dei consensi per finalità di marketing nell’ambito della creazione del Profilo Unico e di utilizzo della App, pur alla luce delle doglianze dei segnalanti, trasmesse integralmente alla società, su questo specifico aspetto (142396, 144726, 142400, 143619), l’Ufficio ha ritenuto opportuno svolgere direttamente un accertamento (cfr. verbale di accertamenti svolti, 7 maggio 2021 e allegati).

In tal senso è stato possibile constatare che, a seguito dell’inserimento dei dati richiesti (nome, cognome, informazioni di contatto, codice fiscale), l’utente visualizza una prima schermata con finalità informative, nella quale sia Enel Energia che Enel Italia S.p.a. sono indicate come titolari autonomi del trattamento. Successivamente è possibile visualizzare una seconda schermata relativa ai Termini e alle condizioni del servizio e all’Informativa Privacy, accompagnati da due caselle che devono essere necessariamente contrassegnate per poter procedere nella registrazione (come peraltro descritto da EE all’interno del riscontro del 14 gennaio 2021). All’assenso alla presa visione delle suddette condizioni e della informativa nella quale sono richiamate le finalità per le quali è richiesto il consenso, seppur facoltativo, dell’interessato non fa tuttavia seguito una immediata ed agevole visualizzazione di un’apposita sezione dedicata alla raccolta degli eventuali consensi richiamati nella informativa stessa. Solo a seguito del completamento della procedura di registrazione e dell’accesso all’area riservata, infatti, l’utente può cominciare un percorso, peraltro non di facile intuibilità, che lo condurrà a manifestare la propria volontà o il proprio diniego relativamente al trattamento dei propri dati per le finalità di marketing e profilazione di EE, di società del Gruppo e di terzi.

1.3.  I reclami istruiti singolarmente

Autonome istruttorie confluite nella presente trattazione unitaria con il procedimento prin-cipale, in base a quanto previsto dagli artt. 10, comma 4, del regolamento del Garante n. 1/2019 e 8, comma 2, del regolamento del Garante n. 2/2019, sono state condotte relativamen-te a diversi reclami pervenuti all’Autorità nel periodo preso in considerazione.

Le questioni sollevate hanno riguardato, ancora una volta, il fenomeno delle chiamate promozionali indesiderate, in particolare attraverso disco preregistrato, per il passaggio al mercato libero con EE, rivolte sia ad ex clienti sia a soggetti non clienti di EE, alcune doglianze circa l’esercizio dei diritti e l’invio di comunicazioni promozionali indesiderate via e-mail o sms.

In particolare in tre reclami (fasc. 142298, 144397 e 136321) è stata lamentata la ricezione di diversi contatti telefonici indesiderati, pur avendo gli interessati già rappresentato in più occasioni ad EE tale situazione, chiedendo la cancellazione dei propri dati personali, ovvero comunicando l’opposizione al trattamento per finalità promozionali. In due di questi casi le chiamate sono state effettuate attraverso disco pre-registrato (fasc. 142298 e 144397) e in particolare in uno (fasc. 142298) il reclamante è stato persino in grado di riferire con precisione di aver ricevuto, dopo aver digitato la cd. “opzione 3” ad essere ricontattato (opzione presente nella registrazione), una successiva telefonata da parte di un operatore di un call center che, presentandosi come EE proponeva il passaggio a quest’ultima nell’ambito del mercato libero, confermando, inoltre, dietro ripetute richieste dell’interessato di agire proprio per conto di Enel e non di aziende terze.

Altri specifici profili si sono appuntati, sempre nel contesto di comunicazioni promozionali indesiderate da parte di EE, sulla corretta gestione delle richieste di esercizio dei diritti garantiti dagli artt. 15-22 del Regolamento, in particolare della richiesta di opposizione al trattamento dei dati, esercitata in fase di sottoscrizione del contratto (fasc. 133249) e/o successivamente tramite apposita comunicazione al titolare (fasc. 133249, 136529 e 136321).

Infine, in due casi, i reclamanti hanno lamentato anche la ricezione di comunicazioni promozionali indesiderate via e-mail e/o sms (fasc. 133249 e 136321).

In generale a fronte di tutte le doglianze circa telefonate promozionali indesiderate, la Società si è sempre dichiarata completamente estranea alle chiamate segnalate, precisando che le numerazioni chiamanti dalle quali sono pervenuti i lamentati contatti non risultano appartenenti alla rosa delle numerazioni in uso ad EE né a quelle ricollegabili ai propri partner.

Solo in un caso (fasc. 136321), a seguito della richiesta di informazioni del Garante la Società ha evidenziato che il lamentato contatto telefonico era stato effettuato nell’ambito di attività di customer satisfaction da parte della società XX con la quale EE aveva stipulato un contratto per l’espletamento di tale servizio, nominandola responsabile del trattamento.

Più nello specifico, in merito al lamentato utilizzo del disco pre-registrato, EE ha rappresentato, in relazione ai due richiamati reclami (fasc. 142298 e 144397) di non disporre di alcun sistema automatizzato di segreteria telefonica per effettuare chiamate outbound per finalità promozionali, o per proporre nuovi contratti ovvero acquisire nuovi clienti.

Quanto alle richieste relative all’esercizio dei diritti, in un caso (fasc. 133249), EE ha ammesso il ritardo nella gestione della richiesta, dapprima imputandolo ad un disguido tecnico legato alla gestione della propria posta certificata, quindi, nel dare atto dell’avvenuta registrazione dell’opposizione del reclamante nei propri sistemi aziendali, ha  attribuito la non corretta registrazione della volontà di quest’ultimo all’operatore del punto Enel durante la fase di  caricamento delle informazioni contrattuali,  con la conseguenza che “a causa di questo errore l’indirizzo email fornito dal cliente in occasione della sottoscrizione del contratto suindicato veniva utilizzato quale destinatario di campagne di email marketing eseguite con la logica del soft spam”. Rispetto alle comunicazioni inviate dal reclamante, la società ha poi dichiarato che l’indirizzo e-mail al quale le stesse sarebbero state indirizzate è inesistente e comunque di aver successivamente provveduto a registrare correttamente l’opposizione dell’interessato nei propri sistemi aziendali. A fronte di tale rappresentazione, l’interessato ha replicato evidenziando, in particolare, come il dato di contatto fosse quello espressamente indicato in calce alle e-mail promozionali ricevute.

Relativamente al reclamo che lamentava anche la ricezione di comunicazioni promozionali indesiderate via e-mail e sms (fasc. 136321) EE ha evidenziato come: a) la comunicazione e-mail concernente la possibilità di iscriversi ad un programma fedeltà, promosso dalla società, “è stato inviato a titolo di “soft spam”, trattandosi di comunicazione afferente a servizi di cui il cliente può beneficiare nell’ambito del servizio di fornitura”; b) la comunicazione ricevuta via sms ed inviata da un punto vendita energia, è risultata imputabile ad un ex partner di EE, diffidato dalla società dall’uso illegittimo del marchio Enel.

1.4 Chiusura dell’istruttoria e avvio del procedimento per l’adozione dei provvedimenti correttivi

Esaminati i riscontri forniti dalla Società, l’Ufficio, ai sensi dell’art. 166, comma 5, del Codice, ha adottato l’atto di avvio del procedimento richiamato in premessa, con il quale ha contestato alla Società le violazioni delle seguenti disposizioni:

1. Art. 31 del Regolamento (Cooperazione con l’Autorità di controllo), per non aver fornito alcun riscontro alla richiesta inviata dal Garante alla società in data 17 dicembre 2019 (III cum.), in conseguenza del quale, al fine di ottenere tutti gli elementi utili ad una valutazione di merito, l’Ufficio ha ritenuto di dover reiterare la menzionata comunicazione (IV cum.); parimenti non rispettoso dell’art. 31 del Regolamento è apparso l’atteggiamento adottato in occasione dei riscontri a I, II, III cum. (pervenuto, in quest’ultimo caso, come si ricordava, solo a seguito di reiterata richiesta) e IV cum. (limitatamente ad alcuni fascicoli). La società, infatti, si è limitata ad evidenziare come le numerazioni chiamanti non appartenessero alla rosa di quelle in uso alla stessa o ai propri partner, non fornendo elementi puntuali di valutazione a sostegno di quanto affermato, né offrendo specifica evidenza circa una necessaria attività di verifica di tali numerazioni rispetto alla propria rete di vendita, confezionando, per lo più, una serie di risposte standardizzate per ciascuna delle segnalazioni. Più nello specifico, in sede di riscontro alle richieste III e IV cum. (comunicazione della Società del 21 agosto 2020), è mancata una specifica ed analitica risposta ad alcune delle segnalazioni pervenute all’Autorità, essendosi la società limitata ad una generica esclusione della numerazione chiamante da quelle in uso presso EE e i relativi partner (III cum. 144373, 143221, 143025, 143222, 144316, 144081, 144385; IV cum. 140821, 145842, 146898, 142199, 143304, 146926, 138477, 147196; istruttorie singole: 136529) senza fornire, appunto alcun elemento neppure di generale inquadramento delle singole fattispecie evidenziate.

2. Artt. 5, par. 2, e 25, par. 1 del Regolamento (Principio di responsabilizzazione e privacy by design), per non aver intrapreso rispetto al fenomeno degli indebiti contatti promozionali effettuati in suo nome una efficace azione di contrasto, esercitando (e potendo comprovare) in maniera piena e consapevole, le proprie attribuzioni, alle quali corrispondono i doveri di accountability e di privacy by design (attraverso elementi di prevenzione, funzionalità, sicurezza, trasparenza del trattamento e centralità dell’interessato).

La mera non riferibilità delle numerazioni chiamanti alla rosa di quelle in uso da parte della società e dei propri partner commerciali, più volte ripetuta da EE come elemento di risposta alle richieste inviate dal Garante, si pone, infatti, in chiave critica in ragione di quell’ottica proattiva che definisce il principio di responsabilizzazione del titolare del trattamento e che permea tutto il nuovo assetto normativo di data protection.

Proprio la rilevanza del fenomeno e la circostanza che i contatti telefonici sono stati effettuati in nome di Enel Energia nonché il ruolo primario che essa riveste quale operatore del mercato energetico e le notevoli possibilità organizzative e gestionali che la connotano, avrebbero necessitato riscontri più in linea con la necessaria ed imprescindibile opera di costante vigilanza e di monitoraggio dei fenomeni emersi a seguito delle doglianze pervenute anche direttamente alla società, soprattutto nell’ambito del telemarketing.

Inoltre non vi è stata alcuna evidenza, a parte un generico riferimento alle clausole contrattuali tramite cui la società vincola i propri partner al rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali, circa l’adozione, di specifiche misure tecniche ed organizzative idonee a contrastare in maniera efficace e risolutiva il lamentato fenomeno.

EE avrebbe potuto esercitare nei confronti dei propri partner commerciali (e mostrando di esercitare) in maniera piena e consapevole, le proprie attribuzioni, alle quali corrispondono i doveri di accountability e di privacy by design (attraverso elementi di prevenzione, funzionalità, sicurezza, trasparenza del trattamento e centralità dell’interessato) individuati dagli artt. 5, par. 2, e 25, par. 1 e 2 del Regolamento. In particolare dando contezza dell’introduzione di forme di controllo automatiche e stabili nell’ambito dell’organizzazione societaria sia interna (anche con riguardo al personale) che rispetto alla rete di vendita costituita dai propri partner commerciali, nonché sui sistemi deputati ad attivare offerte e servizi verso la propria clientela. La programmazione di questi ultimi, ad esempio, avrebbe potuto e essere progettata in maniera predefinita in modo da segnalare e bloccare in tempo reale i tentativi di caricamento di contratti di fornitura ottenuti in maniera poco trasparente o comunque all’esito di trattamenti eseguiti in violazione della normativa in materia di protezione dei dati personali.

La società avrebbe dovuto altresì dar conto della individuazione di appositi criteri di selezione e di specifiche attività di audit nei riguardi dei propri partner, come pure di puntuali azioni di verifica, anche attraverso modalità automatizzate, dei propri processi interni di gestione dei dati personali anche sotto il profilo della correttezza e sicurezza degli accessi ai dati degli utenti come pure, per altro verso, in relazione alla sottoscrizione e conseguente caricamento di nuovi contratti.

Tali misure avrebbero contribuito ad una più opportuna rappresentazione della consapevolezza e delle scelte societarie messe in capo, a maggior ragione a tutela di una posizione che viene descritta come fortemente compromessa, in termini di immagine e reputazione, da condotte di terzi asseritamente scorrette.

3. Art. 5, par. 2 (Principio di responsabilizzazione), per non aver comprovato il rispetto della normativa in materia di data protection nel caso di comunicazione promozionale indesiderata effettuata da parte di un partner. Anche nelle ipotesi in cui la società ha dato conto dell’indebito contatto telefonico da parte di un proprio partner a seguito di informazioni richieste dall’interessato presso un punto vendita EE (II cum: 136877), la rappresentazione fornita all’Ufficio si è limitata alla generica riserva di adozione di opportuni provvedimenti nei confronti del partner stesso, senza tuttavia fornire evidenza delle azioni intraprese, soprattutto in un  quadro più articolato di  misure e interventi che, a livello aziendale, dovrebbero essere previsti per la gestione di tali problematiche. Tale comportamento non risulta in linea con il già menzionato principio di responsabilizzazione del titolare del trattamento (art. 5, par. 2 RGPD) il quale richiede a quest’ultimo di comprovare il rispetto della normativa in materia di data protection.

4. Art. 5, par. 2 e 24 del Regolamento (Principio di responsabilizzazione e responsabilità del titolare del trattamento) per non aver controllato l’attività dei propri partner commerciali, anche attraverso adeguate misure tecnico-organizzative). Relativamente alle segnalazioni che hanno lamentato contatti indesiderati attraverso modalità automatizzate, in particolare una segreteria telefonica, EE si è poi limitata a dichiarare generalmente di non effettuare “chiamate con finalità promozionali mediante segreteria telefonica automatizzata.” (III cum: 143863, 144296, 144240; 144296; IV cum: 140347, 144213, 147139, 147750; istruttorie singole: 139206, 143511, 139123, 142298, 144397).

A fronte di quanto rappresentato la società non ha quindi fornito elementi circostanziati volti ad escludere un proprio coinvolgimento rispetto alla formulazione di messaggi pre-registrati che in tutte le segnalazioni sono stati descritti come provenienti da Enel Energia e volti a favorire il passaggio degli utenti alla medesima società nell’ambito del mercato libero.  Ciò a comprova che l’attività promozionale è stata svolta a vantaggio di EE seppure con modalità asseritamente non autorizzate dalla società stessa. Peraltro, in due specifiche circostanze (III cum. 139206; istruttorie singole 142298) è chiaramente emerso che gli interessati, avendo optato per il ricontatto successivamente alla registrazione (cd. “opzione 3”) siano stati effettivamente ricontatti da operatori fisici qualificatisi come incaricati di Enel Energia e addirittura abbiano successivamente incontrato personalmente soggetti qualificatisi come agenti della società o comunque collegati a partner della stessa (XX).

Tali circostanze denotano una mancanza di controllo da parte di EE sull’attività dei propri partner che effettuano attività promozionale a suo vantaggio, anche attraverso adeguate misure tecnico-organizzative, integrando così le violazioni degli artt. 5, par. 2, e 24 RGPD.

5. Art. 5, par. 1, lett. d), del Regolamento (Principio di esattezza), per aver erroneamente associato in automatico, alla anagrafica della segnalante, la numerazione da cui era stata effettuata una chiamata al numero verde della società (presumibilmente un’utenza fissa utilizzata una tantum dalla segnalante stessa; (IV cum: 146166).

6. Artt. 5, par. 1, lett. d) (Principio di esattezza) e 6 del Regolamento (Liceità del trattamento), per aver inviato tramite fatture dati personali ad utente differente dall’intestatario del contratto a seguito dell’associazione del codice fiscale della segnalante ad un’altra utente Enel, in ragione della asserita somiglianza tra i due codici (IV cum: 147284). Da tale accadimento è possibile rilevare sia il profilo della violazione del principio di esattezza, essendo stati associati alla segnalante dati personali non corretti, sia una indebita comunicazione di dati personali (in particolare nome, cognome e codice fiscale di una diversa utente alla prima, tramite invio di fatture) in assenza di qualsivoglia presupposto di legittimità del trattamento;

7. Art. 12 del Regolamento (Trasparenza e modalità di riscontro all’esercizio dei diritti), per non aver fornito il necessario e tempestivo riscontro agli interessati circa le legittime istanze di esercizio dei diritti (nei casi di specie, diritto di diritto di accesso e del diritto di opposizione) formulate dagli interessati (I cum: 132334, 129416; III cum: 144726; IV cum: 138729). La società ha ammesso il ritardo nel dar seguito alle istanze degli interessati, giustificando, quantomeno nei due casi oggetto della prima richiesta, tale ritardo con la necessità di condurre indagini più approfondite e supplementari a seguito della comunicazione del Garante (I cum: 132334) o ancora di sospendere tale attività nelle more della piena applicabilità del RGPD (I cum: 129416). In un caso (III cum. 144726) la società ha attribuito il mancato riscontro ad un “mero disguido tecnico”.

8. Artt. 5. par. 1, lett. a) (Principio di correttezza) e 12, par. 2 del Regolamento, per aver fornito un riscontro contraddittorio a riguardo di un’ulteriore istanza di esercizio dei diritti avanzata dall’interessato in relazione alla ricezione di chiamate promozionali tramite disco pre-registrato (IV cum: 136020). Ciò in quanto in una prima risposta fornita all’interessato (come da all. 19 alla comunicazione di Enel del 21 agosto 2020), EE ha ammesso un “errore di digitazione” quale causa dell’indebito contatto promozionale, mentre nella rappresentazione fornita direttamente alla Autorità (pag. 15 del riscontro del 21 agosto 2020) ha imputato ad altro cliente la responsabilità di aver fornito i dati del segnalante come dati di contatto connessi ad una utenza di fornitura;

9. Art. 21 del Regolamento e art. 130, commi 1 e 2 del Codice (Comunicazioni indesiderate e diritto di opposizione), per aver indebitamente inviato comunicazioni promozionali tramite e-mail, nonostante il diniego manifestato dall’interessato sia in fase di sottoscrizione del contratto di fornitura energetica rispetto al trattamento dei dati per finalità di marketing sia tramite la successiva opposizione al trattamento indirizzata espressamente alla casella di posta elettronica dedicata (istruttorie singole: 133249);

10. Art. 130, comma 4, del Codice (Soft spam), per aver inviato una comunicazione circa l’iscrizione al programma fedeltà di EE, senza aver fornito alcuna evidenza in merito la necessaria presenza di quell’elemento oggettivo di carattere informativo che si pone alla base di una corretta interlocuzione con gli interessati e legittima l’esonero dall’acquisizione del relativo consenso, unitamente alla presenza degli altri elementi richiamati dall’art. 130, comma 4, del Codice come pure dal Provvedimento del Garante del 4 luglio 2013 (doc. web n. 2542348; istruttorie singole, fasc. 1346321);

Il Garante ha altresì contestato a Enel, in relazione al Profilo Unico e alla App di consultazione e gestione dei consumi, anche a seguito di un accertamento svolto dall’Ufficio in data 7 maggio 2021, le seguenti violazioni:

11. Art. 31 del Regolamento (Cooperazione con l’autorità di controllo), per aver offerto una insufficiente collaborazione all’Autorità di controllo, non avendo fornito – pur a fronte di due richieste in tal senso unitamente alle specifiche segnalazioni degli interessati in merito – alcuna informazione circa le modalità di rilascio dei consensi per finalità di marketing e profilazione nell’ambito dell’utilizzo dei servizi digitali;

12. Artt. 5, par. 1, lett. a), 12 e 13 del Regolamento (Principio di trasparenza e obblighi informativi), per aver presentato agli utenti del sito web due informative tra loro discordanti quanto alla individuazione del titolare del trattamento. L’utente, infatti, che intende creare un Profilo Unico, viene reindirizzato, dapprima, su una pagina dove è informato, attraverso una sintetica comunicazione, del fatto che Enel Energia e Enel Italia S.p.a. gestiranno i suoi dati come “autonomi titolari del trattamento”. Successivamente da una seconda informativa più estesa, la cui dichiarazione di presa visione è obbligatoria, unitamente ai termini di servizio, per la registrazione, non emerge più alcun riferimento a Enel Italia S.p.a., essendo menzionato come autonomo titolare del trattamento solo Enel Energia. I testi così discordanti generano confusione nell’utente e non rispecchiano l’essenziale principio di trasparenza informativa, logicamente finalizzato a consentire all’interessato anche una consapevole espressione del consenso;

13. Art. 5, par, 1, lett. c), del Regolamento (Principio di minimizzazione), per aver strutturato una procedura che consente un passaggio di dati ultronei e non pertinenti tra le società del Gruppo. Il Profilo unico, infatti, permette un accesso ai servizi digitali delle diverse società del Gruppo incluse nel relativo perimetro e le credenziali che l’utente acquisisce con una prima registrazione consentono anche successivi accessi ai servizi digitali di dette società. Tuttavia, a fronte dei dati strettamente necessari per creare il profilo utente e le credenziali di accesso, il numero di telefonia mobile, l’indirizzo e il codice fiscale ne arricchiscono il profilo, con informazioni non necessarie o, quantomeno, non necessarie con riguardo ad eventuali future interazioni con altre società del Gruppo. Considerando peraltro l’obbligatorietà dell’utilizzo del Profilo Unico per accedere ai servizi digitali, l’utente deve fornire, all’atto dell’adesione a tale servizio, un insieme di dati non strettamente pertinenti alla mera creazione del profilo che sono poi condivisi, nell’ambito della gestione del Profilo unico, fra le diverse società del Gruppo aderenti;

Sempre in relazione al Profilo unico, la lettura congiunta del testo dell’informativa e del form per la raccolta dei consensi (rinvenibile, peraltro in maniera poco agevole ed intuitiva, all’interno dell’area riservata) ha indotto l’Ufficio a contestare le seguenti ulteriori violazioni,

14. Artt. 12 e 13 del Regolamento (Informazioni agli interessati), per aver rilasciato agli interessati, relativamente al Profilo unico e nell’ambito dell’area riservata del sito, una informativa carente con riguardo ad una necessaria individuazione dei soggetti destinatari dei dati sia nell’ambito delle società facenti parte del Gruppo Enel sia con riferimento ad una generica platea di partner commerciali, risultando poco chiaro il generico riferimento a “società del Gruppo Enel, società controllanti, controllate o collegate, o da partner commerciali di Enel Energia”;

15. Artt. 6, par. 1, del Regolamento e 130, commi 1 e 2, del Codice (Liceità del trattamento e comunicazioni indesiderate), per non aver acquisito uno specifico ed idoneo consenso da parte degli interessati con riguardo a trattamenti svolti da soggetti diversi in veste di autonomi titolari. Le caratteristiche dell’informativa descritte al punto 14 unitamente alle tre generiche finalità indicate in associazione alle caselle per l’espressione del consenso (1. Marketing Enel Energia; 2. Marketing terzi; 3. Profilazione) concorrono a definire un consenso che non soddisfa i requisiti di granularità e chiarezza, previsti dalla normativa vigente (art. 4, n. 11) RGPD). Difatti, un consenso unico alla comunicazione dei dati per finalità promozionali anche da parte di società del gruppo, società controllanti, controllate e collegate e partner commerciali di EE, non può considerarsi né specifico né libero e non costituisce una idonea base giuridica per i richiamati trattamenti, ai sensi dell’art. 6 RGPD. Parimenti non può ritenersi chiaro se il consenso richiesto per le attività di marketing delle “società controllanti, controllate, collegate o partner commerciali di EE” da parte dei medesimi soggetti si riferisca ad attività di marketing che tali società effettuano per conto di Enel Energia ovvero ad una comunicazione di dati da Enel a soggetti terzi per finalità di marketing di questi ultimi, tenendo altresì conto che, in assenza di una chiara individuazione dei soggetti destinatari, non può considerarsi idoneo un consenso collegato a trattamenti riferibili ad un numero indeterminato di soggetti. Analoghi rilievi sono stati estesi alla richiesta di un consenso unico per finalità di profilazione sia di Enel Energia che dei soggetti già richiamati, quali autonomi titolari del trattamento.

Le contestazioni sopra richiamate sono state formulate dall’Ufficio sulla scorta delle più dettagliate osservazioni contenute all’interno dell’atto di avvio del procedimento n. 26890/21 del 14 maggio 2021, che qui deve intendersi integralmente riprodotto e a cui si opera pieno e completo rinvio. Parimenti richiamato in questa sede deve intendersi il verbale relativo all’accertamento svolto dall’Ufficio sul sito internet della società in data 7 maggio 2021.

Occorre infine evidenziare che nel suddetto atto di avvio del procedimento l’Autorità ha anche richiamato, al solo e unico fine di dare ulteriore evidenza della pervasività del fenomeno del telemarketing, le oltre 250 istanze, tra reclami e segnalazioni, pervenuti al Garante successivamente all‘ultima richiesta di informazioni del 20 luglio 2020 e fino alla data di formulazione e notificazione dell’atto stesso. Tali ulteriori doglianze, seppur non oggetto del menzionato atto di contestazione, evidenziavano, infatti, un quadro dinamico di persistente disagio ed una ancor più evidente esasperazione degli interessati rispetto al corretto trattamento dei relativi dati personali nonostante il ricorso all’iscrizione delle numerazioni telefoniche nel RPO, ovvero rispetto a modalità di contatto, quali le chiamate mediante disco preregistrato, particolarmente invasive e sgradite. Le stesse, quindi, pur non confluendo nell’istruttoria e nella correlata fase dell’odierno procedimento, rappresentano un innegabile fatto storico che testimonia, quando ancora ce ne fosse bisogno, che il fenomeno delle chiamate di disturbo è ben lungi dall’essere risolto.

2. OSSERVAZIONI DIFENSIVE E VALUTAZIONI DELL’AUTORITÀ

2.1. Memoria difensiva ed audizione di Enel Energia S.p.A.

2.1.1. Premessa

In data 28 giugno 2021 Enel Energia ha fatto pervenire un’ampia ed articolata memoria difensiva all’Autorità, corredata da copiosa documentazione, ai sensi dell’art. 166, comma 6, del Codice. In base alla medesima disposizione, il 7 luglio 2021 si è svolta, in videoconferenza, l’audizione richiesta dalla parte di cui è stato redatto apposito verbale. Entrambi i documenti sono da intendersi qui, a tutela della parte, integralmente richiamati e riprodotti, unitamente agli allegati alla memoria difensiva.

Nelle more della presentazione della memoria difensiva, EE ha inviato al Garante, in data 26 maggio 2021, una richiesta di proroga del termine per la presentazione delle suddette memorie, unitamente ad un’istanza di accesso ai documenti amministrativi riferito al verbale di accertamento dell’attività svolta dall’Autorità in data 7 maggio 2021 ed alle circa 250 istanze citate nell’atto di contestazione a riprova della persistenza e diffusività del fenomeno.

In data 18 giugno 2021 l’Autorità, dopo aver concesso la proroga richiesta, ha comunicato l’accoglimento dell’istanza relativamente al verbale ed ai fascicoli in questione, nei limiti di una verifica quantitativa e a campione di questi ultimi, rilevando come nessuna contestazione fosse stata formulata nei confronti della Società rispetto alle singole e specifiche circostanze richiamate in tali istanze, ma appunto alla loro globalità ed al loro valore di indicatore della persistenza e diffusività del fenomeno.

La Società ha contestato tale modalità di concessione dell’accesso senza tuttavia procedere a formale impugnazione del relativo provvedimento, ma chiedendo che i fascicoli in questione non fossero presi in considerazione nell’ambito del presente procedimento.

Nella memoria difensiva il titolare ha altresì richiesto l’annullamento o comunque l’archiviazione del procedimento in virtù del “mancato rispetto dei termini regolamentari per la Contestazione” (pag. 13 e ss della memoria). In particolare, il potere sanzionatorio dell’Autorità si sarebbe esaurito decorso il termine di 120 giorni per la notifica della violazione ai sensi dell’art. 166 comma 5 D.lgs 196/2003, dovendosi il dies a quo individuare, a detta di EE, nelle specifiche date riferibili a ciascuna risposta (ivi comprese quelle relative ai reclami istruiti singolarmente) che la stessa avrebbe inviato alle richieste di informazioni inviate di volta in volta dal Garante.

Consolidata giurisprudenza in materia di accertamento degli illeciti amministrativi smentisce la ricostruzione della Società basata su una logica di mero conteggio formale dei giorni successivi alla ricezione dei riscontri alle varie richieste di informazioni, individuando EE, per l’appunto, nell’acquisizione di tali riscontri l’elemento costitutivo dell’attività di accertamento e, dunque, il dies a quo.

In generale per quanto attiene l’attività delle Autorità amministrative indipendenti, la Cassazione (Cass. Civ. Sez. 2, n. 31635/2018), riprendendo argomentazioni già espresse in precedenza, ha ribadito che “l’attività di accertamento dell’illecito, in relazione alla quale collocare il dies a quo del termine per la notifica degli estremi della violazione, non può coincidere con il momento in cui viene acquisito il “fatto” nella sua materialità, ma deve essere intesa come comprensiva del tempo necessario alla valutazione dei dati acquisiti ed afferenti gli elementi (oggettivi e soggettivi) dell’infrazione e, quindi, della fase finale di deliberazione correlata alla complessità, nella fattispecie, delle indagini tese a riscontrare la sussistenza dell’infrazione medesima e ad acquisire piena conoscenza della condotta illecita, sì da valutarne la consistenza agli effetti della corretta formulazione della contestazione (cfr. Cass. n. 13050/2014; Cass. n. 1043/2015 e Cass. n. 770/2017, cit.)”.

A conferma della consolidata impostazione della Cassazione, vanno evidenziate anche recenti pronunce del Consiglio di Stato (ad es., Sez. VI, n. 4020, del 24 maggio 2021)  laddove si osserva che “in tema di sanzioni amministrative, ciò che rileva ai fini del rispetto del principio dell’immediatezza della contestazione […] non è la notizia del fatto sanzionabile nella sua materialità, ma l’acquisizione della piena conoscenza della condotta illecita, implicante il riscontro dell’esistenza e della consistenza dell’infrazione e dei suoi effetti; sicché, per un verso, il termine per la contestazione dell’infrazione non decorre dalla sua consumazione, ma dal completamento dell’attività di verifica di tutti gli elementi dell’illecito, dovendosi considerare anche il tempo necessario all’amministrazione per valutare e ponderare adeguatamente gli elementi acquisiti e gli atti preliminari per l’individuazione in fatto degli estremi di responsabilità amministrativa, e per altro verso, il termine per la conclusione del procedimento sanzionatorio inizia a decorrere solo dal momento in cui è compiuta – o si sarebbe dovuta ragionevolmente compiere, anche in relazione alla complessità della fattispecie – l’attività amministrativa intesa a verificare l’esistenza dell’infrazione, comprensiva delle indagini intese a riscontrare la sussistenza di tutti gli elementi soggettivi e oggettivi dell’infrazione stessa”.

Analogamente ma con specifico riferimento agli illeciti amministrativi di cui al codice della privacy, la Suprema Corte ha poi recentemente ribadito che (Cass. civ., Sez. 2, n. 18288/2020). ”essendo consolidato l’indirizzo di questa Corte secondo cui, in tema di illeciti amministrativi di cui al codice della privacy, il dies a quo per il computo del termine di novanta giorni per la notificazione del verbale di contestazione decorre dall’accertamento della violazione, che non coincide con la generica e approssimativa percezione del fatto e con l’acquisizione della documentazione ad essa relativa, ma richiede l’elaborazione dei dati così ottenuti al fine di individuare gli elementi costitutivi delle eventuali violazioni (così, ex multis, Cass. 14678/2018).” Pur riferendosi tale giurisprudenza al termine di 90 giorni previsto dall’articolo 14 della legge 689/1981, i principi ivi individuati ben possono trovare analoga applicazione in relazione all’art. 166, comma 5 del Codice privacy, dal momento che tale ultima disposizione, a seguito delle modifiche apportate dal d.lgs. 101/2018, reca la nuova disciplina relativa ai procedimenti per l’adozione dei provvedimenti correttivi e sanzionatori, prima di allora definita esclusivamente tramite il rinvio operato dal Codice stesso alla menzionata legge 689/1981.

Ne discende che il tempo per l’elaborazione e valutazione dei dati, quando non arbitrariamente ed irragionevolmente protratto, sarà direttamente proporzionale al livello di complessità delle fattispecie oggetto del procedimento, della numerosità delle segnalazioni e dei reclami presentati e, non da ultimo, del metodo di analisi applicato dall’Autorità.

Tale metodo, come già anticipato, si è basato su una valutazione complessiva di numerose doglianze, pur una volta individuati profili e fattispecie ricorrenti, in grado di delineare tratti di responsabilità che più difficilmente sarebbero emersi in una logica di istruttoria e contestazione caso per caso. Si è, dunque, applicato un modus procedendi di fatto imposto dalle stesse caratteristiche del principio di responsabilizzazione, la cui realizzazione l’Autorità ha per l’appunto indagato, a fronte di un numero consistente e costante nel tempo di doglianze da parte degli interessati.

In altre parole, la piena conoscenza della condotta illecita connessa, in particolare, ma non esclusivamente, ai profili di responsabilità e responsabilizzazione, di cui agli articoli 5, par. 2, 24 e 25 par. 1 del RGPD, correlati, per di più, alle attività di un titolare della dimensione organizzativa di EE non poteva che passare attraverso una attività di acquisizione documentale e successiva valutazione composita ed articolata, anche a livello temporale.

Si rileva inoltre che una istruttoria, già di per sé complessa, non è stata certo agevolata dall’insorgere di un evento repentino ed imprevedibile, come la pandemia e di una conseguente situazione di emergenza tuttora in atto – in considerazione della quale, peraltro, il legislatore ha previsto la sospensione dei termini dei procedimenti amministrativi, da ultimo prorogata fino al 30 novembre 2020 (art. 41 del d.l. 34/2020). Né, tantomeno, per differenti profili, ha avvantaggiato la scarsa collaborazione dimostrata dal titolare del trattamento (amplius infra par. 2.2., n. 1).

Più in generale va da ultimo considerato che gli elementi richiesti dall’art. 83 del Regolamento per una compiuta valutazione delle condotte, che si assumono poste in essere in violazione delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali, sono talmente ampi e complessi (anche in ottica garantistica) che, nel caso in argomento, non può seriamente obiettarsi che l’Autorità abbia difettato in tempestività nella contestazione degli illeciti.

2.1.2. Le singole contestazioni

Con riferimento alle singole contestazioni rivolte dall’Autorità si riportano qui di seguito le argomentazioni difensive sviluppate dalla Società nella propria memoria e in sede di audizione.

1) Con riferimento alla contestazione di cui al numero 1 del par. 1.4, la Società non ha na-scosto la propria sorpresa dinanzi a tali contestazioni, dal momento che “EE ha sempre dato se-guito alle richieste del Garante senza ricevere in risposta alcuna richiesta di chiarimenti o approfondi-menti.”. Inoltre la Società, secondo quanto dichiarato nella memoria “ha formulato le proprie ri-sposte con l’intento di non eccedere rispetto alle richieste per non incorrere in una violazione del prin-cipio di economicità del procedimento sancito anche dall’art. 7 del Regolamento 1/2019 […] onde evi-tare di essere di intralcio al fluido proseguimento dell’istruttoria” (punto 14). In altri passaggi della memoria, così come nel corso della audizione, EE ha ricordato la costante e dispendiosa, anche in termini di impegno economico, attenzione che la Società da sempre dedica al rispetto della disciplina in materia di protezione dei dati personali (punto 24 della memoria difensiva).

Relativamente alla mancata risposta alla III cum., EE ha attribuito l’accaduto a un “errore umano” che sarebbe occorso nello “smistamento di una pec” (Punto 25).

Infine, EE ha comunicato che implementerà la possibilità per l’interessato di verificare diret-tamente dal sito web di EE “la riferibilità a EE e ai suoi partner delle numerazioni dalle quali egli abbia ricevuto chiamate commerciali.”; a tal proposito la Società ha altresì inviato al Ga-rante un elenco contenente le numerazioni chiamanti riferibili a EE. In sede di audizione, il ti-tolare ha poi comunicato che il suddetto sistema è stato già implementato sul sito.

2-4) La Società ha dedicato ampia parte della propria memoria difensiva (punti 27-138) a controdedurre le contestazioni formulate dal Garante circa la responsabilità e responsabilizzazione del titolare e il rispetto del principio di privacy by design, così come richiamate ai numeri 2, 3 e 4 del precedente paragrafo.

La Società si è soffermata ad illustrare come le proprie scelte quanto ai contatti promozionali possano essere suddivise tra un approccio seguito fino all’insorgere della pandemia ed uno successivo ad esso.

Prima dell’emergenza epidemiologica e delle conseguenti misure di contenimento, EE non ha utilizzato né ha commissionato a terzi alcun canale di telemarketing o teleselling, e più in generale nessun canale telefonico outbound con finalità commerciali. La promozione commerciale di EE avveniva esclusivamente tramite punti fisici (negozi gestiti da partner EE con contratti di collaborazione commerciale) e contatti “porta a porta”, effettuati da agenzie autorizzate. Anche relativamente alle attività svolte da tali agenzie (tutte selezionate attraverso una precisa procedura di scouting) il ricorso al teleselling e al telemarketing era espressamente vietato all’interno dei contratti stipulati dalla Società. La procedura di acquisizione di nuovi contratti a seguito di una disponibilità recuperata dalle agenzie nel corso del “porta a porta” era strutturata secondo un sistema di controllo ex post (in due fasi, via telefono e via mail; Quality call, seguendo precisi script, e Quality letter) per ottenere conferma della identità del soggetto, dei dati personali ad egli/ella riferibili e della effettiva volontà a contrarre.  La Società ha affermato che tale sistema le ha consentito di tenere sotto controllo e limitare il fenomeno delle revoche di utenze attivate sulla base delle proposte delle agenzie. Quanto affermato e descritto nella memoria circa la modalità di gestione del canale commerciale ante-pandemia è, dunque, da ritenersi applicabile, secondo la rappresentazione fornita da EE, a tutti i casi oggetto di istruttoria e contestazione da parte del Garante, essendo quest’ultimi tutti antecedenti al gennaio 2021 (data di reintroduzione, come si vedrà a breve, delle chiamate outbound).

L’emergenza epidemiologica ha reso necessaria la reintroduzione delle modalità di contatto telefoniche per cui: a) a partire da maggio 2020 vi è stata la possibilità per le agenzie autorizzate da EE di concordare incontri tramite preventivo appuntamento telefonico (tale attività è finalizzata alla stipula di contratti di fornitura con modalità “a distanza” e alla digitalizzazione dei processi); b) a partire da gennaio 2021 è stato introdotto il canale teleselling. Tale ultima attività viene svolta, a detta di EE, attraverso “limitazioni delle numerazioni per i teleseller, controlli ex ante sulle liste di contatti ed ex post sulla bontà dell’espressione di volontà dei clienti e sulle modalità di contatto iniziali, in modo da escludere il ricorso a pratiche di marketing aggressivo e chiamate indesiderate.” (Punto 70 della memoria).

La Società ha tenuto a precisare che le procedure e le attività per le agenzie e per i teleseller sono del tutto differenti: solo i teleseller acquisiscono liste di contatti e concludono contratti per conto di EE (vendita a mezzo telefonico di prodotti e servizi tramite vocal order); le agenzie non svolgono attività di teleselling ma si limitano a telefonare a potenziali clienti per concordare successivi appuntamenti.

Nel quadro, dunque, antecedente alla pandemia e alle scelte compiute da EE, in presenza del richiamato divieto assoluto di effettuare chiamate commerciali da parte della Società e delle proprie agenzie, l’unico obbligo da riconoscersi in capo alla stessa, secondo la relativa rappre-sentazione, sarebbe stato quello di verificare che i propri partner non facessero chiamate pro-mozionali tout court e quindi, nei casi di chiamate non autorizzate, escludere che le numera-zioni chiamanti potessero essere riconducibili ad alcuno di essi. Nessun altro onere derivante dal principio di responsabilizzazione né da quello di privacy by design sarebbe stato attribuibile a EE, non essendo per nulla contemplata la possibilità di effettuare attività di telemarketing e teleselling. Non era dunque compito di EE, secondo quanto affermato nella memoria difensiva, ipotizzare e introdurre misure e procedure volte a controllare la formazione di liste di utenze telefoniche il cui utilizzo era del tutto vietato. Non sarebbero, dunque, applicabili ad Enel Energia tutti gli obblighi e le misure individuati dal Garante nel caso di titolari che effettiva-mente svolgevano attività di teleselling e telemarketing. Il richiamo è ai provvedimen-ti/ordinanze di ingiunzione nei confronti di Fastweb S.p.A. (provvedimento 25 marzo 2021, doc. web 9570997) o anche di ENI S.p.A. (provvedimento del 1 dicembre 2019, doc. web 9244358) o Vodafone S.p.A. (provvedimento 12 novembre 2020, doc. web 9485681).

La Società ha dunque ribadito la propria completa estraneità alle chiamate indesiderate og-getto delle doglianze presentate al Garante e sottolineato che in quanto del tutto estranea al fe-nomeno, EE non disponeva di alcun potere di verifica circa tale fenomeno e circa soggetti estranei al suo controllo.

Più nello specifico, la Società è poi tornata sull’argomento, ribadendo, a suo dire, l’insussistenza della violazione dell’art. 25, dal momento che la privacy by-design di EE prima delle misure adottate a seguito della pandemia era basata “sull’insieme di verifiche preliminari della serietà delle agenzie e su controlli successivi volti a verificare l’effettuazione tout court di chiama-te commerciali da parte delle proprie agenzie a seguito di reclami o segnalazioni degli utenti (così come è avvenuto in occasione di tutti i reclami oggetto delle Richieste) anche segnalando le condotte illecite all’autorità giudiziaria e al Garante. Non sarebbe stata invece ragionevole e coerente con una corretta privacy by-design l’attuazione di procedure di disciplina e verifica della formazione di liste di contatta-bilità telefonica, dato che i contatti telefonici erano esclusi e vietati a monte dai contratti conclusi con le agenzie”. (punto 122).

In tale contesto va ad inquadrarsi la principale tesi difensiva esposta dalla Società ovvero la fraudolenta e scorretta spendita del nome di Enel Energia da parte di soggetti non meglio iden-tificati i quali mirano ad irretire clienti per concludere contratti “senza che i contraenti siano dav-vero consapevoli di ciò che accade” (punto 64 e, in generale, tesi esposta nei punti da 55 a 64).

EE ritiene di essere vittima di “millantatori” e “truffatori”, i quali, lavorerebbero per società concorrenti spendendo in maniera illecita il nome del primo operatore energetico del Paese quale elemento di rassicurazione e al fine di suscitare l’attenzione dell’utente. Solo successiva-mente, secondo quanto ricostruito dalla Società, in caso di prosecuzione della telefonata e ma-nifestazione di interesse, tali soggetti lascerebbero intendere di essere un’agenzia e di ritenere in fondo più conveniente l’offerta di un concorrente di EE. La Società ha quindi sostenuto di non trarre alcun vantaggio da tale pratica ma, al contrario, di ricevere un significativo danno an-che di immagine.

EE ha argomentato tale tesi presentando a supporto: a) un provvedimento dell’AGCM del 24 ottobre 2018 con il quale è stata sanzionata la pratica commerciale scorretta della società Switch Power S.r.l., la quale cercava di irretire clienti telefonicamente spacciandosi per una so-cietà del gruppo Enel (all. 21 alla memoria). In sede di audizione la Società ha ampliato tale argomentazione riferendosi anche ad un esposto presentato nell’aprile 2021 nei confronti di un’altra società per la medesima pratica commerciale scorretta; b) alcuni casi, tra cui anche quelli riportati da parte di alcuni dirigenti Enel ed altri oggetto di articoli di stampa (all. 23 alla memoria); c) le dichiarazioni a favore di Enel rese da Federconsumatori, sezione provinciale di Taranto, che ha specificato come il personale EE visiti i clienti presso le utenze domestiche solo a seguito di chiamate per “presa   appuntamento”; d) le denunce (12 dal 2017 a maggio 2021) relative a una pluralità di condotte poste in essere da soggetti individuati come competitor di EE o completamente estranei all’attività del gruppo Enel o del tutto ignoti (cfr. punto 132 della memoria e all. 24 alla memoria).

5) Con riferimento alla contestazione di cui al numero 5 (art. 5, par. 1, lett. d), del Regolamento, la Società ha evidenziato che non vi è stata alcuna associazione automatica sull’anagrafica della segnalante con la numerazione da cui era stata effettuata una chiamata al numero verde della società (IV cum: fasc. 146166). L’errore sarebbe stato riconducibile all’intervento manuale di un operatore. La Società ha fatto presente che “a seguito della segnalazione, EE ha provveduto immediatamente a cancellare il dato e a contestare al proprio partner la pratica scorretta” (punto 172).

6) Sempre in relazione a profili di esattezza dei dati emersi in relazione all’invio di fatture ad un soggetto errato (IV cum: 147284), così come richiamati dal numero 6 (artt. 5, par. 1, lett. d), EE ha evidenziato un “errore materiale” dovuto alla somiglianza dei codici fiscali dei due clienti e, ha comunicato che, una volta accortasi dell’errore, vi ha prontamente posto rimedio (punto 173).

7) Quanto alle contestazioni richiamate all’interno del numero 7 (art. 12 del Regolamento, (I cum: 132334, 129416; III cum: 144726; IV cum: 138729). La società ha confermato quanto già ammesso in sede di riscontro riconoscendo il ritardo nel dar seguito alle istanze degli interessati, giustificando, quantomeno nei due casi oggetto della prima richiesta di informazioni (I cum: 132334, 129416) tale ritardo con la necessità di condurre indagini più approfondite e supplementari a seguito della comunicazione del Garante (I cum: 132334) o ancora di sospendere tale attività nelle more della piena applicabilità del RGPD (I cum: 129416). La Società, tuttavia, ha sottolineato come in entrambi i casi riferiti alla I cum. gli interessati fossero stati informati della necessità di tale proroga. Questa informazione sarebbe stata fornita in un caso 33 giorni dopo la richiesta (I cum. 132334) e in un secondo caso, entro il 30mo giorno dalla ricezione della stessa.

Relativamente ad un altro caso (III cum. 144726) la Società ha ribadito in sede difensiva quanto già sostenuto in sede di riscontro alle richieste del Garante ovvero ha riconosciuto l’accadimento di un “mero disguido tecnico”. Infine, relativamente al fascicolo 138729 (IV cum.) EE non ha fornito ulteriori informazioni rispetto a quelle contenute nelle comunicazioni di riscontro in fase istruttoria.

8) Parimenti, rispetto ad analoga contestazione, ma riferita alla differente fattispecie, di cui al numero 8 (artt. 5. par. 1, lett. a), e 12, par. 2 del Regolamento), EE ha negato la contraddittorietà tra la risposta fornita all’interessato e quella fornita all’Autorità (IV cum: 136020). Secondo la Società, infatti, pur essendo stati i due riscontri formulati in modo diverso (nella risposta al cliente si è parlato di “errore di digitazione”), in realtà essi sarebbero entrambi veritieri. Questo perché i dati di contatto del segnalante sono stati forniti da un altro cliente e, per via di tale sovrapposizione, l’operatore ha poi “erroneamente registrato sull’anagrafica” del cliente i dati del segnalante.

9) Sempre in materia di esercizio dei diritti degli interessati, la Società, con riguardo alla contestazione di cui al numero 9 (art. 21 del Regolamento e art. 130, commi 1 e 2 del Codice), ha riconosciuto di aver commesso un ulteriore errore nell’aver indicato un indirizzo email sbagliato in calce alla comunicazione inviata all’interessato (istruttorie singole fasc. 133249) ma ha altresì evidenziato la facile reperibilità on line dell’indirizzo corretto per l’invio di istanze di esercizio dei diritti (privacy.enelenergia@enel.com). A riprova di tale facilità nella comunicazione vi sarebbe stata, secondo EE, la circostanza per cui lo stesso reclamante avrebbe poi successivamente rivolto una seconda istanza di opposizione all’indirizzo corretto, trovando piena e pronta soddisfazione.

10) Con riferimento alla contestazione della violazione dell’art. 130, comma 4, del Codice, di cui al numero 10, (istruttorie singole: 136321), EE ha ribadito dettagliando le proprie argomentazioni, quanto già sostenuto in fase istruttoria, richiamando, in relazione alle tre fattispecie lamentate dalla reclamante: a) l’invio di comunicazione assimilabile a soft spam come presupposto in grado di escludere la necessaria acquisizione del consenso; b) la circostanza che la chiamata ricevuta dalla reclamante è stata effettuata per verificare la qualità del servizio offerto e non a fini commerciali; c) l’invio del SMS promozionale era stato effettuato non da EE bensì da un suo ex partner, un XX, non più contrattualmente legato alla Società al momento dell’invio della comunicazione all’interessata.

11) Relativamente alla contestazione della violazione dell’art. 31, di cui al numero 11 anche in relazione alle informazioni fornite in merito al funzionamento del Profilo unico ovvero alla mancata allegazione della documentazione relativa ai consensi (in risposta a IV cum. e IV-bis cum.), EE ha ritenuto di essere stata esaustiva. Secondo la Società, infatti, il Garante non avrebbe espressamente richiesto di ricevere maggiori dettagli circa i consensi ma avrebbe solo formulato istanze di chiarimento circa le modalità di funzionamento della app e indicazioni sulla dimensione quantitativa del servizio.

12) Per quanto riguarda le contestazioni connesse al Profilo unico e alla app di consultazione e gestione dei consumi, riportate al numero 12 (artt. 5, par. 1, lett. a), 12 e 13 del Regolamento), EE ha negato che vi fosse discordanza tra le due informative presenti sul sito web con riferimento alla individuazione del titolare del trattamento. In fase difensiva la Società ha spiegato come esistano sulla medesima pagina le informative dei due soggetti (Enel Energia S.p.A. e Enel Italia S.p.A.) e come “solo una parte delle informazioni e delle sezioni sul sito riguarda entrambe le entità”. La Società ha aggiunto che le informative sono “richiamate da un touchpoint unico (il footer della homepage) ma hanno struttura, forma e contenuto ben distinti e separati”. A trattare i dati di navigazione dei visitatori del sito è Enel Italia S.p.A., la quale, però, non è titolare del trattamento quanto alla gestione del Profilo unico (il quale risulta essere Enel Energia); al contrario Enel Italia S.p.A. unitamente ad una terza società, Enel Global Services s.r.l., agisce come responsabile del trattamento quanto ai dati forniti nel momento della registrazione e per fornire il servizio di autenticazione.

13) Sempre relativamente al Profilo Unico, rispetto alla contestazione di cui al numero 13 (art. 5, par, 1, lett. c), del Regolamento, EE ha evidenziato che “le società abilitate al Profilo Unico (per l’Italia EE e Enel X Italia Srl – “EX”) non hanno accesso ai dati degli utenti che hanno creato il Profilo Unico con l’altra società abilitata.” (Punto 185). Conseguentemente, secondo quanto riferito in fase difensiva, è possibile che si verifichino due ipotesi: 1) utente nuovo che non ha ancora creato un account tramite il Profilo Unico; 2) accesso ad area riservata con profilo già esistente.

Nel primo caso, l’utente si registra, sul sito di EE o sul sito di EX a seconda del caso, fornendo i propri dati (nome, cognome, codice fiscale, numero di telefono, e-mail. Questi ultimi due sono soggetti a validazione) e crea una password personale.

Nella seconda ipotesi, l’utente, con le medesime credenziali create presso la società con la quale per primo ha creato l’account, può accedere all’area riservata dell’altra società (“Ad esempio, prima l’utente ha creato l’account Profilo Unico sul sito e per l’area riservata di EE e dopo vuole accedere all’area riservata di EX”). EE ha sostenuto esservi una netta separazione tecnica e contenutistica tra le due aree riservate e che “nessun dato relativo alle aree riservate delle società abilitate a utilizzare il Profilo Unico viene scambiato tra le stesse.”.

Dopo aver illustrato le caratteristiche tecniche del sistema, la Società ha proseguito spiegando come tanto il numero di cellulare (a fini di validazione del meccanismo della password temporanea) quanto il codice fiscale debbano ritenersi quali dati indispensabili ai fini della corretta identificazione per prevenire la creazione di profili multipli (Punti 194-198). EE ha poi tenuto a precisare che la misura della autenticazione tramite numero di cellulare è stata implementata a seguito di alcune vulnerabilità (creazione di account multipli) emerse, con riferimento ad altra società del gruppo, nell’ambito di una precedente e distinta istruttoria condotta dall’Ufficio del Garante. L’indispensabilità, dunque, di tali dati ai fini della funzionalità del servizio, secondo EE dovrebbe indurre a ritenere superabile la contestazione circa la presunta violazione del principio di minimizzazione.

14) Rispetto alle contestazioni di cui al numero 14) (artt. 12 e 13 del Regolamento, la Società ha rappresentato che, fermo restando il fatto che nessun consenso per le finalità di marketing è raccolto nel corso della creazione del Profilo Unico, “le diverse finalità di marketing sono invece descritte, così come indicato dal Garante nella Contestazione, nella apposita sezione “Finalità di marketing e/o profilazione”.” In ogni caso la Società ha comunicato di aver provveduto a rivedere l’informativa “compiendo scelte lessicali più chiare.” (Punti 199-204).

15) Quanto alla granularità e specificità dei consensi, con riguardo a trattamenti svolti da soggetti diversi in veste di autonomi titolari di cui al numero 15 (artt. 6, par. 1, del Regolamento e 130, commi 1 e 2, del Codice), EE ha richiamato le tre finalità individuate ovvero: 1) marketing diretto svolto da EE per prodotti EE; 2) marketing di terzi; 3) profilazione, sostenendo che tale distinzione è rispettosa delle Linee guida del Garante in materia di contrasto allo spam adottate nel 2013. La Società ha specificato di non aver mai svolto attività di profilazione né mai aver ceduto dati a terzi per finalità di marketing. Inoltre, EE non hai mai fatto marketing diretto pubblicizzando prodotti di terzi, incluse le società del gruppo La Società, infine, ha prospettato l’intenzione in futuro di chiedere il consenso degli interessati per finalità di marketing e profilazione, rimodulando la struttura tripartita dei consensi e meglio specificando le differenti finalità rispetto ai vari titolari (all. 38 alla memoria) e ha comunicato di aver sottoposto la correlata informativa ad un’opera di revisione “in un’ottica di sempre più diretta comunicazione”.

2.2 Considerazioni in fatto ed in diritto

Le argomentazioni difensive esposte da EE non consentono di escludere la responsabilità della Società in ordine alle violazioni contestate per i seguenti motivi, da considerare in uno con le osservazioni già espresse nel richiamato atto di contestazione:

1) Per quanto riguarda la contestazione relativa all’art. 31 del Regolamento (Cooperazione con l’autorità di controllo), di cui al numero 1, è un dato di fatto incontrovertibile che la Società non abbia fornito risposta alcuna, se non dopo essere stata in tal senso sollecitata, alla terza richiesta di informazioni da parte del Garante. Il laconico, sintetico e non documentato riferimento all’errore umano nello smistamento non elide, infatti, il rilevato profilo di criticità.

Parimenti in sede di riscontro, l’atteggiamento di EE non ha dato conto, in un’ottica collaborativa e proattiva, di risposte analitiche e dettagliate circa le differenti fattispecie oggetto di segnalazione, così da agevolare ogni più opportuna valutazione dell’Autorità. Come è noto, infatti, i riscontri alle richieste di informazioni provenienti dal Garante andrebbero forniti sin da subito nella maniera più dettagliata e completa possibile e gli elementi utili a definire il quadro di indagine andrebbero, dunque, presentati già in sede istruttoria piuttosto che in una fase difensiva in quanto sollecitati. Tali comportamenti, già sanzionati dal Garante (Ordinanza di ingiunzione nei confronti di Iren Mercato S.p.A. del 13 maggio 2021, doc. web 9670025), rischiano di determinare proprio quell’allungamento e appesantimento dell’iter procedimentale, che la stessa Società ha dichiarato di voler evitare. Né al riferimento al regolamento interno n. 1/2019 (art. 7, comma 5) può attribuirsi alcun rilievo in tale ambito, posto che la disposizione è chiaramente riferita alla fase difensiva e non a quella istruttoria.

Peraltro non vale come esimente neanche la richiamata circostanza secondo cui il Garante non avrebbe fornito alcuna risposta o richiesto ulteriori di chiarimenti una volta ricevuti i ri-scontri da parte di EE, posto che è di tutta evidenza come l’onere di collaborazione, previsto dal citato art. 31 del Regolamento, gravi in capo al titolare, anche nel suo precipuo interesse, e non già in capo all’Autorità di controllo.

2-4) Con riferimento alle contestazioni formulate dal Garante con riguardo ai profili di responsabilizzazione del titolare e del rispetto del principio di privacy by design, così come richiamate all’interno dei numeri da 2 a 4 (artt. 5, par. 2, e 25, par. 1 del Regolamento; art. 5, par. 2 e art.t 5, par. 2 e 24 del Regolamento) le argomentazioni presentate dalla Società non risultano convincenti e non valgono a superare i rilievi dell’Autorità.

La principale argomentazione richiamata dalla Società a difesa della propria posizione, attraverso il richiamo ad una indebita spendita del suo nome non risulta supportata da elementi idonei ad escludere la responsabilità del titolare e rimane, in quanto tale, una ricostruzione meramente ipotetica. Ciò in quanto in nessuno dei passaggi argomentativi sviluppati dalla Società è stata comprovata l’attività di competitor volti ad acquisire clienti presentandosi come Enel Energia.

Gli articoli di stampa riportati fanno, infatti, prevalentemente riferimento ad episodi che nulla hanno a che vedere con le ipotesi contestate, posto che la spendita del nome di Enel è utilizzata per tentare di accedere, tramite raggiro, all’interno delle abitazioni degli utenti al fine di perpetrare azioni illecite ai danni dei malcapitati (prevalentemente persone anziane e sole).

Analogamente, il riferimento all’associazione di categoria Federconsumatori – peraltro non relativo ad una presa di posizione pubblica degli organi nazionali dell’associazione bensì riferito ad una intervista rilasciata da una rappresentante locale (Sezione di Taranto) – si riferisce al fenomeno delle truffe e dei tentativi di intrusione nelle abitazioni. Risulta pertanto inconferente rispetto alla fattispecie in esame e non rappresenta un profilo significativo ai fini della valutazione del Garante e in particolare rispetto al tema della responsabilizzazione.

A tal proposito è necessario premettere che le disposizioni regolamentari (artt. 5, par. 2, e 25, par. 1 del Regolamento; art. 5, par. 2 e art.5, par. 2 e 24 del Regolamento) delineano un preciso quadro di responsabilità generale gravante sul titolare del trattamento, non solo nel senso di imporre a quest’ultimo l’adozione di misure adeguate ed efficaci per assicurare il rispetto della disciplina in materia di protezione dei dati personali ma anche nel senso di esigere che il titolare dimostri, in concreto e con elementi probatori, la conformità di qualsiasi attività di trattamento che abbia effettuato direttamente o che altri abbiano effettuato per suo conto (si veda anche considerando 74, RGPD). È necessario, dunque, fornire evidenza di valutazioni complessive svolte sulle caratteristiche dei trattamenti, sui rischi ad essi connessi e sulla efficacia e adeguatezza delle misure adottate caso per caso. Efficacia ed adeguatezza che non possono che essere testate e dimostrate se non attraverso strutturati e sistematici meccanismi di verifica.

La ratio delle disposizioni sopra richiamate risiede nella necessità di far sì che il complesso degli adempimenti in materia di privacy non si riduca ad un assemblaggio meramente cartolare e che la “filiera” delle responsabilità nell’ambito del trattamento non preveda indebiti “scaricabarile” ma sia sempre, da ultimo, riconducibile al titolare. Questi, infatti, è il primario motore dei complessi meccanismi che determinano la compatibilità delle varie attività svolte con le disposizioni del Regolamento e del Codice volte a consentire all’interessato il pieno governo dei propri dati e il compiuto esercizio dei propri diritti e delle proprie libertà.

Il principio di responsabilizzazione, dunque, delineato sia in una prospettiva giuridica (art. 5, par. 2 e art. 24) sia in una più moderna dimensione tecnologica (art. 25) comporta il superamento di una logica esclusivamente formalistica di adeguamento al dato normativo, imponendo al titolare del trattamento di approntare sistematici meccanismi di verifica, anche ex ante ed ex post, del rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali da parte di tutti i soggetti coinvolti nella filiera dei trattamenti che lo riguardano, che possono essere ad esso riconducibili o che possono recare vantaggi anche di carattere economico al titolare.

A tal proposito il Garante osserva, in via preliminare, che il titolare ha fornito nel corso della fase difensiva elementi solo di carattere formale, per lo più legati alla dimensione della liceità contrattuale tra EE e i propri partner – che peraltro nulla prova sotto il profilo del corretto trat-tamento dei dati personali – senza produrre appunto necessaria evidenza di iniziative concrete assunte in qualità di titolare del trattamento, a fronte del dilagare di un fenomeno così invasivo e preoccupante nel corso degli anni, che avrebbe dovuto fungere per la società da vero e pro-prio  “campanello di allarme”.

La storia, la struttura e la dimensione organizzativa di Enel Energia ben avrebbero consentito a questa società, leader nel mercato energetico italiano e da sempre protagonista della vita economico-produttiva del Paese, seppure con forme e modalità differenti, di approntare con la dovuta diligenza misure organizzative all’avanguardia nella tutela degli interessati, nonché appropriati ed efficaci strumenti di controllo sull’intera filiera coinvolta nel trattamento dei dati personali. Ciò, a maggior ragione, in considerazione, da un lato, della mole di dati personali di cui la società, proprio in virtù della sua posizione e della sua storia, è detentrice (attualmente 9 milioni di clienti – cfr. scritti difensivi, punto 173), dall’altro, dell’elevato numero di segnalazioni ricevute ogni mese direttamente da EE (scritti difensivi, punto 167: una media mensile, da aprile 2020 ad aprile 2021, di circa 740 istanze di esercizio dei diritti, in larga parte relative al diritto di opposizione), nonché delle numerose e reiterate richieste di informazioni inviate dal Garante.

Tutto ciò premesso, con riferimento allo specifico profilo emerso in sede difensiva sulle mo-dalità di gestione delle attività promozionali nella fase antecedente alla pandemia, quando alla rete di vendita di EE era vietato l’utilizzo di liste telefoniche, giova evidenziare che la Società avrebbe dovuto, a fronte del crescente numero di segnalazioni relative a contatti telefonici in-desiderati, verificare che tale pressante divieto fosse stato adeguatamente osservato, compro-vando peraltro l’esistenza di strumenti di verifica. Ciò anche mediante controlli idonei a deli-neare e documentare comunque l’origine del dato alla base della eventuale proposta contrat-tuale e/o le modalità di “primo contatto” del potenziale cliente. Tale tipologia di controllo è del tutto differente da una attività di verifica di liste di anagrafiche (richiamata nella memoria di-fensiva), che appare, infatti, inconferente rispetto a quanto contestato dall’Autorità.

Tali controlli potevano, in primis, essere agevolmente svolti se le modalità di primo contatto e/o l’origine del dato del cliente avessero, per esempio, formato espressamente oggetto di indi-cazione analitica nel sistema di registrazione dei contratti, anche utilizzando il canale informa-tivo della Quality call che, invece, da quanto emerso documentalmente, non contiene riferimen-ti specifici rispetto alla verifica della liceità dell’originaria acquisizione del dato e/o del primo contatto, focalizzandosi piuttosto sulla sola verifica della regolarità dei profili contrattuali.

Analogamente, dalla documentazione fornita dalla Società ed esaminata dal Garante, non emergono con univoca chiarezza le caratteristiche delle modalità di accesso ai sistemi deputati all’attivazione delle offerte e dei servizi, attraverso cui le agenzie possono veicolare il risultato delle proprie attività. È su questo passaggio, infatti, che dovrebbero concentrarsi i controlli suc-cessivi da parte del titolare, soprattutto in un sistema commerciale complesso e stratificato qua-le quello presentato da EE. Difatti, se in un passaggio della memoria si fa riferimento alla rice-zione, da parte di EE, della “proposta contrattuale dalle agenzie” (Punto 37) e negli schemi con-trattuali allegati, si legge come le agenzie si impegnino ad “utilizzare in via esclusiva il sistema informativo autorizzato o messo a diposizione dalla Preponente” tuttavia non è stata fornita alcuna incontrovertibile evidenza circa il funzionamento effettivo di tale sistema e circa l’attività di monitoraggio e controllo svolta da EE, al fine di rappresentare all’Autorità l’idoneità delle mi-sure. Ciò, a maggior ragione, ove si consideri che, come emerso dalla documentazione in atti, la Società risulta piuttosto delegare in toto alle agenzie il controllo preventivo sulla liceità del primo contatto: “Eventuali verifiche pre-caricamento nei sistemi informatici eseguite attraverso l’utilizzo del contatto telefonico rientrano, altresì, nella diretta ed esclusiva responsabilità dell’Agenzia.” (Contratto Agenzia, All. 13 alla memoria, punto 2.2).

Similmente, all’interno del contratto tra EE e i negozi partner (punti fisici) si individua una sorta di manleva a favore di EE quando si legge: “Il Partner sarà unico responsabile dell’operato dei Punti Enel e dello Staff, qualsivoglia siano i rapporti giuridici che intercorrano con lo stesso, obbli-gandosi a tenere indenne Enel Energia da qualsiasi pretesa o richiesta avanzata, in relazione allo svol-gimento delle attività oggetto del Contratto, dal Punto Enel, dallo Staff o da terzi, ivi comprese quelle relative a risarcimenti danni, a obbligazioni retributive, a indennità e contributi previdenziali e/o assi-curativi, nonché quelle relative a qualsiasi ulteriore obbligazione o adempimento derivante dalla nor-mativa vigente in materia di lavoro autonomo e subordinato, dalla normativa posta a tutela della pri-vacy, dalla normativa fiscale.” (Contratto PENP, All. 12 alla memoria, punto 5.3).

Infine, rileva la circostanza per cui EE dispone, in sede di validazione dei contratti, di una serie di informazioni che attengono alla corretta gestione, anche da parte del singolo operatore, delle attività promozionali, essendo nella condizione di poter individuare facilmente per cia-scun contratto il canale di vendita e l’incaricato (il riferimento è al codice contratto, codice incari-cato, codice canale, tutti presenti all’interno del modulo di adesione, liberamente scaricabile sul sito Internet della Società).  Tuttavia appare evidente che la Società non compie questo genere di controlli o quantomeno non ne ha fornito evidenza al Garante, come si evince sia dalla già richiamata assenza nella Quality call di riferimenti specifici alla verifica della liceità sull’origine del dato, sia dal rinvio che viene compiuto all’attività dei partner sia, infine, dalle stesse affer-mazioni della società esplicitate in sede difensiva quando si legge: “Se alcune agenzie hanno in ipotesi avallato chiamate commerciali, estranee in sé e per sé (e non semplicemente per le modalità) alle attività previste da EE, non si poteva pretendere che EE svolgesse ex ante controlli su attività total-mente nascoste ed estranee alla propria filiera commerciale, attività che EE non poteva evidentemente nemmeno prevedere. Indagini di quel tipo riguardano la condotta materiale dei dipendenti delle agen-zie, alle spalle delle agenzie stesse e di EE, e non rientrano tra i poteri del titolare del trattamento [omissis] Quando un’attività illecita è completamente estranea e invisibile al titolare del trattamento, questi – se ha evidenza successiva di violazioni di tal fatta – non può che invocare l’intervento dell’autorità giudiziaria e chiudere i rapporti con chi se ne sia reso protagonista. Né la Contestazione indica ragionevoli misure volte a mitigare un rischio del genere, dato che la Contestazione illustra mancate misure relative alla gestione di attività di telemarketing e teleselling non previste da EE.” (scritti difensivi, punti 51 e 53).

Disponendo, dunque, delle informazioni necessarie a collegare ciascuna proposta contrat-tuale persino con il singolo operatore, la verifica dei volumi di vendita di ciascun operatore in relazione ad altre variabili, quali, a mero titolo esemplificativo, l’area geografica, la densità di popolazione relativa all’area commerciale di riferimento e altri analoghi indicatori numerici avrebbero reso possibile l’individuazione di pratiche scorrette e in violazione della normativa in materia di protezione dei dati. Parimenti indispensabile la già richiamata verifica, da effet-tuarsi direttamente presso il cliente, della liceità dell’origine del dato personale alla base della proposta contrattuale. Enel Energia disponeva di tutti gli strumenti necessari a contrastare sul nascere fenomeni di “sottobosco” di cui, peraltro, era a conoscenza ben prima dell’intervento del Garante.

Misure, quali quelle qui descritte, se adottate e se rappresentate al Garante (al quale non si può certo imputare la mancata indicazione nell’atto di contestazione) avrebbero dato oppor-tuna contezza di una impostazione non meramente formalistica e conservativa basata sul con-tratto e sulle sue caratteristiche ma, al contrario, avrebbero fatto emergere un apprezzabile ap-proccio proattivo a tutela del complesso dei diritti del consumatore e dell’interessato.

Emerge, in conclusione, l’assenza di un concreto collegamento fra le informazioni relative alle attività promozionali che vengono poste in essere, con qualunque modalità e in ogni for-ma, in base ai differenti canali di vendita, da EE e la piattaforma deputata alla validazione e alla registrazione dei contratti, cosicché le due differenti fasi (quella promozionale e quella con-trattuale) rimangono sostanzialmente separate e ciò rende possibile, da parte di agenti che in-tendano veicolare le proposte contrattuali senza seguire le disposizioni del titolare, inserire le stesse anche in caso di contatto promozionale illecito o comunque indesiderato. Ciò rende non solo possibile ma anche fortemente probabile, attesa la labilità delle “difese” poste in essere, che l’ingente quantità di contatti indesiderati portati all’attenzione dell’Autorità siano stati posti in essere nell’ambito della promozione di prodotti e servizi della Società.

Nell’ottica di quanto richiesto dall’art. 5, par. 2, del Regolamento, che impone al titolare di comprovare la liceità dei trattamenti, proprio l’assenza di misure, nel sistema ufficiale di regi-strazione, che verifichino il pieno rispetto delle norme e dei diritti degli interessati, degli utenti e dei consumatori fin dal momento del primo contatto è condizione idonea a rappresentare la porta d’accesso per eventuali “procacciatori non ufficiali” di contratti in grado di “catturare” gli utenti destinatari delle lamentate telefonate promozionali, i quali costantemente denunciano un contatto in nome della Società (analogamente a quanto già rappresentato nei richiamati provvedimenti nei confronti di Vodafone Italia S.p.A. e Fastweb S.p.A.).

Peraltro, per affrontare in radice il problema, non è sufficiente agire in via esclusiva sulla re-te di vendita “ufficiale”, proprio a fronte di quel danno reputazionale che la Società lamenta con tanta convinzione, quanto piuttosto prevedere, come l’Autorità ha già avuto modo di evi-denziare, meccanismi efficaci volti a monitorare e a contrastare, anche in considerazione delle capacità organizzative e aziendali della principale società energetica italiana, un fenomeno che impatta in maniera così significativa e pervasiva sulla dimensione privata degli interessati che lamentano contatti promozionali indesiderati da parte di Enel Energia e ad escludere in radice che nella rete di vendita di Enel Energia si verifichino contatti tramite telefono.

In tal senso l’Autorità non ha mancato, in altre occasioni, di richiamare, proprio in una logi-ca preventiva e di rispetto della privacy by design, la possibilità di ricorrere a scelte societarie e organizzative volte, ad esempio, a inibire l’attivazione contrattuale di offerte o servizi quando esse non siano certamente riconducibili ad attività svolte nel rispetto delle norme e dei diritti degli interessati, degli utenti e dei consumatori fin dal momento del primo contatto e dell’origine del dato (cfr. già menzionati provvedimenti nei confronti di Vodafone Italia S.p.A, 12 novembre 2020, doc. web 9485681, e Fastweb S.p.A., 25 marzo 2021, doc. web 9570997).

Tali medesime condizioni andrebbero applicate anche alle campagne di telemarketing che dichiaratamente EE ha ripreso a seguito dell’emergenza pandemica. Tali attività, al fine di non violare le disposizioni del Regolamento, andranno condotte nel pieno rispetto dei principi di responsabilizzazione e privacy by design, dovendo il titolare comprovare in qualsiasi momento che l’attivazione di offerte e servizi e la registrazione di contratti avvenga solo a seguito di con-tatti promozionali effettuati dalla rete di vendita della Società attraverso numerazioni telefoni-che censite e iscritte al ROC – Registro degli Operatori di Comunicazione e fermo restando la necessaria verifica delle liste di contattabilità, come più volte ribadito dal Garante (da ultimo si veda Ordinanza di ingiunzione nei confronti di Iren Mercato S.p.A., 13 maggio 2021, doc. web n. 9670025).

5-6) Con riferimento alle contestazioni di cui ai numeri 5 e 6 (art. 5, par. 1, lett. d); artt. 5, par. 1, lett. d), e 6 del Regolamento, Liceità del trattamento), i riferimenti ad un “errore manua-le dell’operatore”, nel primo caso, ed a un errore materiale, nel secondo,  non valgono a solle-vare la Società dalla responsabilità derivante dalla violazione delle menzionate disposizioni né consentono di applicare l’esimente di cui all’art. 3 della legge n. 689/1981 in tema di buona fe-de, a maggior ragione perché non analiticamente documentati e in ordine ai quali EE non è sta-ta in grado di dimostrare l’inevitabilità. L’Autorità prende comunque atto della dichiarazione di Enel di aver prontamente posto rimedio all’errore in uno dei due casi (IV cum: 147284).

Quanto alle contestazioni richiamate nei numeri da 7 a 9 relativamente alle richieste di eser-cizio dei diritti è doveroso premettere alcune considerazioni. Pur prendendo atto di quanto af-fermato dalla Società in sede di memoria difensiva (Punto VI.G della memoria e annessa tabel-la) circa il consistente volume di richieste di esercizio dei diritti che vengono gestite dalla stessa, sia su base mensile sia su base annua, occorre comunque ribadire che, sebbene i rappresentati disallineamenti rispetto alle ordinarie modalità operative in tema di esercizio dei diritti costitui-scano una espressione statistica non significativamente rilevante rapportata alla attività di Enel Energia, tale elemento non può far venire meno la necessità di assicurare agli interessati la tutela individuale che il Regolamento prevede, attraverso l’adozione di provvedimenti di natu-ra correttiva e sanzionatoria.

7) quanto alle contestazioni richiamate all’interno del numero 7 (art. 12 del Regolamento, le argomentazioni fornite in merito al ritardo nei riscontri nei casi di cui ai fascicoli 132334 e 129416 (I cum.) non consentono di superare il rilievo circa la violazione delle norme poste a presidio della necessaria tempestività dei riscontri che devono essere forniti agli interessati a seguito di istanze di esercizio dei diritti.

Ciò, nel caso di specie (132334), anche tenendo conto della circostanza per cui la precedente disciplina dettata dal Codice già prevedeva l’istituto del cd. “interpello preventivo” e, dunque, non poteva avere rilevanza il fatto che non fosse stata data, all’epoca, una piena e completa applicabilità alla nuova normativa europea. Allo stesso modo, la circostanza per cui l’istanza rivolta dall’interessato fosse contestualmente oggetto di una richiesta di informazioni del Garante, avrebbe semmai dovuto indurre il titolare ad un comportamento virtuoso e non, come invece accaduto, reticente circa il riscontro (129416). In entrambi i casi, si ritiene che il ritardo, per quanto comunicato agli interessati, non fosse giustificato né giustificabile, dal momento che il titolare era senza dubbio in grado di fornire un completo ed esaustivo riscontro alle richieste degli stessi sin da subito.

Relativamente, poi, alla fattispecie oggetto di segnalazione nel fascicolo 144726 (III cum.), si rinviene nella memoria il riferimento ad un “mero disguido tecnico”. Tale circostanza non sgrava la Società della responsabilità derivante dalla violazione dell’articolo 12 né consente, in questo come nei precedenti casi, di applicare l’esimente di cui all’art. 3 della legge n. 689/1981 in tema di buona fede, dal momento che non è stata fornita prova del fatto che l’errore non è derivato da colpa. Ciò, a maggior ragione, perché l’inconveniente tecnico non è stato in alcun modo documentato né se ne è dimostrata l’inevitabilità.

Infine, con riferimento al fascicolo 138729 (IV cum.), non avendo il titolare fornito alcun elemento ulteriore volto a giustificare il mancato riscontro ad una istanza di esercizio dei diritti, è da ritenersi pienamente integrata la violazione dell’art. 12 del Regolamento;

8) parimenti, con riferimento alla contestazione analoga, ma riferita a differente fattispecie (IV cum. fasc. 136020), di cui al numero 8 (artt. 5. par. 1, lett. a), la circostanza che si sia trattato effettivamente di un errore di digitazione, non vale a superare le osservazioni dell’Autorità, dal momento che l’interessato comunque non ha ricevuto in prima battuta un riscontro chiaro ed inequivocabile rispetto alla fattispecie oggetto del reclamo. Si fa notare che la circostanza dell’errore di digitazione, se chiarita dall’inizio e non solo in sede difensiva e su sollecitazione del Garante, avrebbe permesso all’Autorità di verificare, disponendo di più specifici elementi, l’eventuale sussistenza di una più pertinente violazione in materia di mancato rispetto del principio di esattezza; peraltro, in tale contesto andrebbe evidenziato che, affinché l’errore di digitazione potesse essere considerato scusabile, la Società, per esempio, avrebbe dovuto fornire prova della volontà di contattare una numerazione differente di pochi elementi numerici da quella effettivamente chiamata nel medesimo contesto della campagna pubblicitaria;

9) con riguardo alla contestazione di cui al numero 9 (art. 21 del Regolamento e art. 130, commi 1 e 2 del Codice), l’errore commesso e riconosciuto dalla Società nell’aver indicato un indirizzo email non corretto in una comunicazione all’interessato ha, di fatto, ostacolato  l’esercizio del diritto di opposizione (istruttorie singole: 133249) così come le  argomentazioni offerte dalla Società circa la mancata registrazione del diniego in fase di sottoscrizione contrattuale confermano la sussistenza della responsabilità della Società per l’invio di comunicazioni promozionali tramite e-mail senza il previo necessario consenso dell’interessato;

10) in relazione alla contestazione richiamata al numero 10 (art. 130, comma 4, del Codice) il titolare non ha prodotto alcuna prova documentale in grado di dimostrare che la reclamante avesse ricevuto la necessaria, adeguata informazione  circa la possibilità di ricevere comunicazioni su servizi e prodotti analoghi, attraverso le proprie coordinate di posta elettronica e, quindi, circa la presenza di quell’elemento oggettivo di carattere informativo che è fondamentale per una corretta interlocuzione con gli interessati e che legittima l’esonero dall’acquisizione del relativo consenso, oltre agli ulteriori elementi richiamati dall’art. 130, comma 4, del Codice come pure dal Provvedimento del Garante del 4 luglio 2013 (doc. web n. 2542348) (istruttorie singole: 136321); in assenza di tali fondamentali elementi di carattere informativo, la violazione dell’art. 130, comma 4, risulta integrata;

11) con riferimento al profilo di contestazione relativo alla mancata allegazione della documentazione sulla strutturazione dei consensi nell’ambito del Profilo Unico (richieste IV cum. e IV-bis cum.), la richiamata difesa di parte non ha fondamento. Le richieste del Garante volte a comprendere il funzionamento del Profilo Unico comportavano, come naturale corollario, la documentazione illustrativa della modalità di acquisizione dei consensi per finalità di marketing e profilazione;

12) per quanto riguarda le contestazioni riportate al numero 12 (artt. 5, par. 1, lett. a), 12 e 13 del Regolamento) in relazione alle informazioni fornite agli interessati, pur avendo la Società maggiormente chiarito l’interazione esistente tra Enel Energia s.r.l. ed Enel Italia e pur avendo provveduto a modificare le informative presenti sul sito assorbendo i rilievi del Garante, la comunicazione informativa precedentemente fornita da parte della Società agli utenti del sito internet non era in grado di soddisfare i requisiti di correttezza e trasparenza a vantaggio degli interessati;

13) sempre relativamente al Profilo Unico, rispetto alla contestazione di cui al numero 13 (art. 5, par, 1, lett. c), del Regolamento), il Garante prende atto delle spiegazioni fornite da EE in fase difensiva e ritiene che gli elementi raccolti siano pertinenti e idonei a sollevare la Società da responsabilità circa un mancato rispetto del principio di minimizzazione, ferma restando la necessaria rivalutazione, da parte del titolare del trattamento, circa il rispetto del principio di minimizzazione nel caso in cui muti l’attuale assetto rappresentato al Garante, per esempio attraverso un aumento del numero delle società che fruiscono del Profilo unico e un conseguente mutamento delle finalità del trattamento;

14) rispetto alle contestazioni di cui al numero 14 (artt. 12 e 13 del Regolamento), pur aven-do la Società rappresentato di aver provveduto a rivedere l’informativa “compiendo scelte lessi-cali più chiare.” (Punti 199-204), l’informativa finora fornita non può ritenersi completa ed esaustiva rispetto alla individuazione dei soggetti terzi destinatari dei dati, stante il generico richiamo a “società del Gruppo Enel, società controllanti, controllate o collegate, o da partner com-merciali di Enel Energia”. Con riferimento al periodo antecedente il giugno 2021, l’informativa rilasciata agli interessati da EE nell’ambito del proprio portale risultava carente proprio con ri-guardo ad una necessaria individuazione dei soggetti destinatari dei dati, quantomeno con ri-ferimento alle categorie merceologiche, sia nell’ambito delle società facenti parte del Gruppo Enel sia con riferimento ad una generica platea di partner commerciali. Per tali aspetti l’informativa è risultata, quindi, carente ed inadeguata con riferimento ai requisiti previsti da-gli artt. 12 e 13 RGPD;

15) quanto alla granularità e specificità dei consensi, con riguardo a trattamenti svolti da soggetti diversi in veste di autonomi titolari di cui al numero 15 (artt. 6, par. 1, del Regolamento e 130, commi 1 e 2, del Codice), premesso che in sede di audizione EE ha comunicato di aver già adottato alcune misure per accogliere le osservazioni formulate dal Garante (tra cui proprio una revisione del wording dei consensi per una migliore riformulazione degli stessi), i rilievi dell’Autorità sono confermati. La previsione di un consenso nei termini accertati dal Garante nell’atto di avvio del procedimento non soddisfa i requisiti di granularità e chiarezza, ricavabili dalla normativa regolamentare. Difatti, un consenso unico alla comunicazione dei dati per finalità promozionali anche da parte di società del gruppo, società controllanti, controllate e collegate e partner commerciali di EE, non può considerarsi né specifico né libero e non costituisce una idonea base giuridica per i richiamati trattamenti, ai sensi dell’art. 6 RGPD.

Le informazioni fornite dalla Società in fase difensiva parrebbero aver chiarito che il consenso richiesto per le attività di marketing delle “società controllanti, controllate, collegate o partner commerciali di EE” da parte dei medesimi soggetti non si riferisce ad una comunicazione di dati da Enel a soggetti terzi per finalità di marketing di questi ultimi. Tuttavia in assenza di una chiara individuazione dei soggetti destinatari, non può comunque considerarsi idoneo un consenso collegato a trattamenti riferibili ad un numero indeterminato di soggetti.

Analoghi rilievi possono estendersi alla richiesta di un consenso unico per finalità di profilazione sia di Enel Energia che dei soggetti già richiamati, quali autonomi titolari del trattamento, poiché, anche in tal caso, un consenso lecitamente acquisito deve essere specifico e distinto per poter costituire una idonea base giuridica, ai sensi della richiamata norma regolamentare.

Pertanto, con riferimento agli aspetti anche fattuali sopra evidenziati e tenuto conto delle affermazioni della Società, di cui il dichiarante risponde ai sensi dell’art. 168 Codice, nonché dell’ulteriore documentazione prodotta, si formulano le seguenti valutazioni circa i profili riguardanti la disciplina in materia di protezione dei dati personali.

3. CONCLUSIONI

Per quanto sopra esposto, mentre può ritenersi superata la contestazione di cui al numero 13) in ragione dei motivi esposti nelle considerazioni in diritto al numero 13 (par. 2.2.). si ritiene accertata la responsabilità di Enel in ordine alle seguenti violazioni:

1)  Art. 31 del Regolamento, per le motivazioni descritte al numero 1 del precedente para-grafo 2.2;

2) Artt. 5, par. 2, e 25, par. 1 del Regolamento, per le motivazioni descritte ai numeri da 2 a 4 del precedente paragrafo 2.2;

3) Artt. 5, par. 2 , per le motivazioni descritte ai numeri da 2 a 4 del precedente paragrafo 2.2;

4) Art. 5, par. 2 e 24 del Regolamento, per le motivazioni descritte ai numeri da 2 a 4 del precedente paragrafo 2.2;

5) Art. 5, par. 1, lett. d), per le motivazioni descritte al numero 5 del precedente paragrafo 2.2;

6) Artt. 5, par. 1, lett. d), per le motivazioni descritte al numero 6 del precedente paragrafo 2.2;

7) Art. 12 del Regolamento, per le motivazioni descritte al numero 7 del precedente paragrafo 2.2;

8) Artt. 5. par. 1, lett. a) e 12, par. 2 del Regolamento, per le motivazioni descritte al numero 8 del precedente paragrafo 2.2;

9) Art. 21 del Regolamento e art. 130, commi 1 e 2 del Codice, per le motivazioni descritte al numero 9 del precedente paragrafo 2.2;

10) art. 130, comma 4, del Codice, per le motivazioni descritte al numero 10 del precedente paragrafo 2.2;

11) Art. 31 del Regolamento, per le motivazioni descritte al numero 11 del precedente paragrafo 2.2;

12) Artt. 5, par. 1, lett. a), 12 e 13 del Regolamento, per le motivazioni descritte al numero 12 del precedente paragrafo 2.2;

13) Artt. 12 e 13 del Regolamento, per le motivazioni descritte al numero 14 del precedente paragrafo 2.2;

14) Artt. 6, par. 1, del Regolamento e 130, commi 1 e 2, del Codice, per le motivazioni descritte al numero 15 del precedente paragrafo 2.2;

Da tale accertamento di illiceità delle condotte della Società con riferimento ai trattamenti presi in esame, si rende necessario, nei confronti di Enel Energia S.p.A:

– rivolgere un avvertimento, ai sensi dell’art. 58, par. 2, lett. a), del Regolamento, circa le campagne promozionali tramite teleseller che, secondo le dichiarazioni difensive, EE ha ri-preso a seguito dell’emergenza pandemica. Tali campagne, al fine di non violare le disposi-zioni del Regolamento, andranno condotte nel pieno rispetto dei principi di responsabiliz-zazione e privacy by design, dovendo il titolare comprovare in qualsiasi momento che l’attivazione di offerte e servizi e la registrazione di contratti avvenga solo a seguito di con-tatti promozionali effettuati dalla rete di vendita della Società attraverso numerazioni tele-foniche censite e iscritte al ROC – Registro degli Operatori di Comunicazione e previa neces-saria verifica delle liste di contattabilità;

– rivolgere un ammonimento, ai sensi dell’art. 58, par. 2, lett. b), del Regolamento, in merito alla circostanza per cui fornire una rappresentazione ed una documentazione probatoria incompleta ed inidonea circa elementi di valutazione da parte dell’Autorità così come omet-tere la risposta ad una richiesta di informazioni formulata da quest’ultima, durante la fase istruttoria del procedimento, integra la violazione di quei doveri di collaborazione nei con-fronti dell’Autorità di controllo cui il titolare del trattamento è tenuto ai sensi dell’art. 31 del Regolamento;

– ingiungere, ai sensi dell’art. 58, par. 2, lett. d) del Regolamento, di adeguare ogni trattamen-to svolto dalla propria rete di vendita, a modalità e misure idonee a prevedere e comprova-re che l’attivazione di offerte e servizi e la registrazione di contratti avvenga solo a seguito di contatti promozionali che, qualora siano stati operati mediante telefono, siano stati effet-tuati dalla suddetta rete di vendita attraverso numerazioni telefoniche censite e iscritte al ROC – Registro degli Operatori di Comunicazione e nel rispetto delle disposizioni di cui all’art. 130 del Codice;

– ingiungere, ai sensi dell’art. 58, par. 2, lett. d), di implementare tutte le ulteriori misure tec-niche ed organizzative necessarie alla gestione delle istanze di esercizio dei diritti degli inte-ressati – e in particolare il diritto di opposizione alle finalità promozionali – che consentano di dar riscontro agli interessati, nonché individuare e recepire correttamente la loro effettiva volontà, senza ingiustificato ritardo, e comunque, al più tardi, entro 30 giorni dal ricevimen-to delle richieste, fatti salvi motivi legittimi prevalenti e fatta salva la necessità, tempestiva-mente comunicata agli interessati, di un’eventuale proroga per il riscontro;

– richiedere di comunicare quali iniziative siano state intraprese al fine di dare attuazione a quanto prescritto nel presente provvedimento e di fornire comunque riscontro adeguata-mente documentato, ai sensi dell’art. 157 del Codice, entro il termine di giorni 40 dalla noti-fica del presente provvedimento; l’eventuale mancato riscontro può comportare l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’art. 83, paragrafo 5, del Regolamento;

– adottare un’ordinanza ingiunzione, ai sensi degli artt. 166, comma 7, del Codice e 18 della legge n. 689/1981, per l’applicazione nei confronti di Enel Energia S.p.A. delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dall’art. 83, par. 4 e 5, del Regolamento.

4. ORDINANZA-INGIUNZIONE PER L’APPLICAZIONE DELLA SANZIONE AMMINISTRATIVA PECUNIARIA

Le violazioni sopra indicate impongono l’adozione di un’ordinanza ingiunzione, ai sensi degli artt. 166, comma 7, del Codice e 18 della legge n. 689/1981, per l’applicazione nei con-fronti di Enel Energia S.p.a. della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’art. 83, parr. 3, 4 e 5, del Regolamento (pagamento di una somma fino a € 10.000.000 ovvero, per le imprese, fino al 2% del fatturato mondiale annuo dell’esercizio precedente, se superiore e pa-gamento di una somma fino a € 20.000.000 ovvero, per le imprese, fino al 4% del fatturato mondiale annuo dell’esercizio precedente, se superiore);

Per la determinazione del massimo edittale della sanzione pecuniaria, occorre pertanto fare riferimento al fatturato di Enel Energia S.p.A., in accordo con i precedenti provvedimenti adot-tati dall’Autorità, e quindi di dover determinare tale massimo edittale, nel caso in argomento, in euro 530.279.555.

Ai fini della determinazione dell’ammontare della sanzione occorre tenere conto degli ele-menti indicati nell’art. 83, par. 2, del Regolamento;

Nel caso in esame, assumono rilevanza:

1) la gravità delle violazioni (art. 83, par. 2, lett. a) del Regolamento) – con riferimento alle contestazioni di cui ai numeri 2, 3 e 4 in ragione della particolare pervasività dei contatti il-leciti effettuati in nome del titolare (lesivi di vari diritti fondamentali e, in particolare, oltre al diritto alla protezione dei dati personali, il diritto alla riservatezza e il diritto alla tranquil-lità individuale), del livello di danno effettivamente subito dagli interessati, che sono stati incessantemente esposti a chiamate di disturbo, delle crescenti difficoltà che gli stessi incon-trano per arginare il fenomeno, della molteplicità delle condotte poste in essere da EE in vio-lazione di più disposizioni del Regolamento e del Codice;

2) quale fattore aggravante, la durata delle violazioni (art. 83, par. 2, lett. a) del Regolamento), in ragione del carattere ripetuto delle violazioni di cui ai numeri da 2 a 4, della durata supe-riore a sei mesi delle violazioni dei numeri da 2 a 4, se si considera che le prime segnalazioni riferiscono di chiamate indesiderate avvenute nel 2018; similmente il Profilo unico è stato at-tivo con le modalità illustrate nei numeri 12 a 15 sino al giugno 2021, quando, secondo le dichiarazioni rese dalla Società, informativa e box dei consensi sono stati modificati;

3) quale fattore aggravante, l’elevato numero dei soggetti coinvolti (art. 83, par. 2, lett. a) del Regolamento) che, per la violazione di cui ai numeri da 2 a 4 deve tenere conto non solo dei numerosi segnalanti e reclamanti (140); similmente estesa è la platea di interessati i cui dati sono trattati nell’ambito del Profilo Unico. Secondo quanto riferito dalla Società in sede di ri-scontro, si tratterebbe di oltre 3 milioni di Digital users Enel;

4) quale fattore aggravante, il carattere negligente delle condotte (art. 83, par. 2, lett. b) del Re-golamento) in considerazione dell’ampia e costante interlocuzione con il Garante su tutti gli aspetti del telemarketing, nonché della rilevante attività provvedimentale dell’Autorità, elementi che, anche alla luce di recenti provvedimenti dell’Autorità, avrebbero dovuto costi-tuire un valido supporto nelle scelte organizzative della Società ma che invece, in particola-re con riferimento alle violazioni di cui ai numeri da 2 a 4, sono risultati in massima parte disattesi.

5) quali fattori aggravanti la reiterazione specifica delle condotte (art. 83, par. 2, lett. e) del Re-golamento) e la precedente adozione da parte dell’Autorità di analoghi provvedimenti cor-rettivi e sanzionatori con riferimento a trattamenti affini (art. 83, par. 2, lett. i) del Regolamento);

6) quale fattore attenuante, l’adozione di misure volte a mitigare le conseguenze delle viola-zioni (art. 83, par. 2, lett. c) del Regolamento), con riferimento, in particolare: a) alla imple-mentazione della possibilità per l’interessato di verificare direttamente dal sito web di EE “la riferibilità a EE e ai suoi partner delle numerazioni dalle quali egli abbia ricevuto chiamate commerciali.”; b) alla avvenuta modifica delle informative presenti sul sito, ivi compresa quella relativa al Profilo unico; c) alla riformulazione delle didascalie illustrative in prossimi-tà dei riquadri per l’acquisizione dei consensi, sempre nell’ambito del Profilo unico;

7) quali fattori ulteriori da tenere in considerazione per parametrare la sanzione (art. 83, par. 2, lett. k) del Regolamento), l’ampio margine temporale concesso a tutti i titolari del tratta-mento al fine di consentire loro un compiuto e coerente adeguamento dei sistemi e delle pro-cedure alla nuova normativa europea, in vigore già dal 25 maggio 2016 e pienamente ap-plicabile dal 25 maggio 2018; la particolare attenzione che il legislatore ha dedicato alla re-golamentazione del fenomeno del telemarketing, anche con interventi normativi di recente adozione (ad es., legge n. 5/2018); la primaria posizione di mercato di Enel Energia nel set-tore delle telecomunicazioni e il valore economico complessivo della Società; l’esigenza di in-trodurre con prontezza misure adeguate, a fronte di un netto e percepibile incremento del fenomeno delle comunicazioni promozionali, di cui la Società ha mostrato di avere piena contezza, con l’approssimarsi del termine ultimo previsto dal legislatore per il definitivo passaggio dal mercato tutelato dell’energia elettrica e del gas naturale al mercato libero.

In base al complesso degli elementi sopra indicati, e ai principi di effettività, proporzionalità e dissuasività previsti dall’art. 83, par. 1, del Regolamento, e tenuto conto del necessario bilan-ciamento fra diritti degli interessati e libertà di impresa, in via di prima applicazione delle san-zioni amministrative pecuniarie previste dal Regolamento, anche al fine di limitare l’impatto economico della sanzione sulle esigenze organizzative, funzionali ed occupazionali della Socie-tà, si ritiene debba applicarsi a Enel Energia S.p.a. la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di euro 26.513.977 (ventisei milioni, 513.977), pari al 5% della sanzione massi-ma edittale, in linea con altri recenti provvedimenti adottati dall’Autorità in materia di tele-marketing.

Nel caso in argomento si ritiene che debba applicarsi la sanzione accessoria della pubblica-zione sul sito del Garante del presente provvedimento, prevista dall’art. 166, comma 7 del Co-dice e art. 16 del Regolamento del Garante n. 1/2019, tenuto conto della condotta della Società nonché dell’elevato numero dei soggetti potenzialmente coinvolti nei trattamenti presi in esame;

Ricorrono infine i presupposti di cui all’art. 17 del Regolamento n. 1/2019 concernente le procedure interne aventi rilevanza esterna, finalizzate allo svolgimento dei compiti e all’esercizio dei poteri demandati al Garante.

TUTTO CIO’ PREMESSO IL GARANTE

a) rivolge un avvertimento ad Enel Energia S.p.A., ai sensi dell’art. 58, par. 2, lett. a), del Regolamento circa le campagne promozionali tramite teleseller che, secondo le dichiara-zioni difensive, il titolare ha ripreso a seguito dell’emergenza pandemica; tali campagne, al fine di non violare le disposizioni del Regolamento, andranno condotte nel pieno ri-spetto dei principi di responsabilizzazione e privacy by design, dovendo il titolare com-provare in qualsiasi momento che l’attivazione di offerte e servizi e la registrazione di contratti avvenga solo a seguito di contatti promozionali effettuati dalla rete di vendita della Società attraverso numerazioni telefoniche censite e iscritte al ROC – Registro degli Operatori di Comunicazione e previa necessaria verifica delle liste di contattabilità;

b) rivolge un ammonimento ad Enel Energia S.p.A., ai sensi dell’art. 58, par. 2, lett. b), del Regolamento, in merito alla circostanza per cui fornire una rappresentazione ed una do-cumentazione probatoria incompleta ed inidonea circa elementi di valutazione da parte dell’Autorità così come omettere la risposta ad una richiesta di informazioni formulata da quest’ultima, durante la fase istruttoria del procedimento, integra la violazione di quei doveri di collaborazione nei confronti dell’Autorità di controllo cui il titolare del tratta-mento è tenuto ai sensi dell’art. 31 del Regolamento;

c) ingiunge ad Enel Energia S.p.A, ai sensi dell’art. 58, par. 2, lett. d) del Regolamento, di adeguare ogni trattamento svolto dalla propria rete di vendita, a modalità e misure idonee a prevedere e comprovare che l’attivazione di offerte e servizi e la registrazione di contratti avvenga solo a seguito di contatti promozionali che, qualora siano stati operati mediante telefono, siano stati effettuati dalla suddetta rete di vendita attraverso numerazioni telefoniche censite e iscritte al ROC – Registro degli Operatori di Comunicazione e nel rispetto delle disposizioni di cui all’art. 130 del Codice;

d) ingiunge ad Enel Energia S.p.a, ai sensi dell’art. 58, par. 2, lett. d), di implementare tutte le ulteriori misure tecniche ed organizzative necessarie alla gestione delle istanze di eser-cizio dei diritti degli interessati – e in particolare il diritto di opposizione alle finalità pro-mozionali – che consentano di dar riscontro agli interessati, nonché individuare e recepire correttamente la loro effettiva volontà, senza ingiustificato ritardo, e comunque, al più tardi, entro 30 giorni dal ricevimento delle richieste, fatti salvi motivi legittimi prevalenti e fatta salva la necessità, tempestivamente comunicata agli interessati, di un’eventuale proroga per il riscontro;

e) ingiunge ad Enel Energia S.p.a., ai sensi dell’art. 157 del Codice, di comunicare all’Autorità, entro 40 giorni dalla notifica del presente provvedimento, le iniziative intra-prese al fine di dare attuazione alle prescrizioni e ai divieti adottati, nonché alle richieste dei reclamanti; l’eventuale mancato adempimento a quanto disposto nel presente punto può comportare l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’art. 83, paragrafo 5, del Regolamento

ORDINA

ad Enel Energia S.p.a., in persona del legale rappresentante pro-tempore, con sede legale in Roma, Viale Regina Margherita n. 125, C.F. 06655971007, di pagare la somma di euro 26.513.977 (ventisei milioni, 513.977) a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria per le violazioni indicate in motivazione, rappresentando che il contravventore, ai sensi dell’art. 166, comma 8, del Codice ha facoltà di definire la controversia, con l’adempimento alle prescrizioni impartite e il pagamento, entro il termine di trenta giorni, di un importo pari alla metà della sanzione irrogata.

INGIUNGE

alla predetta Società, in caso di mancata definizione della controversia ai sensi dell’art. 166, comma 8, del Codice, di pagare la somma di euro 26.513.977 (ventisei milioni, 513.977), se-condo le modalità indicate in allegato, entro 30 giorni dalla notificazione del presente provve-dimento, pena l’adozione dei conseguenti atti esecutivi a norma dall’art. 27 della legge n. 689/1981.

DISPONE

L’applicazione della sanzione accessoria della pubblicazione sul sito del Garante del pre-sente provvedimento, prevista dall’art. 166, comma 7 del Codice e art. 16 del Regolamento del Garante n. 1/2019, e ritiene che ricorrano i presupposti di cui all’art. 17 del Regolamento n. 1/2019 concernente le procedure interne aventi rilevanza esterna, finalizzate allo svolgimento dei compiti e all’esercizio dei poteri demandati al Garante.

Ai sensi degli artt. 152 del Codice e 10 del d.lg. n. 150/2011, avverso il presente provve-dimento può essere proposta opposizione all’autorità giudiziaria ordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha la sede il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso.

Roma, 16 dicembre 2021

IL PRESIDENTE
Stanzione

IL RELATORE
Ghiglia

IL VICESEGRETARIO GENERALE
Filippi