Notificato a Salvini l’atto conseguente alla querela per diffamazione da parte di Carola Rackete

L’ex ministro degli interni e leader della Lega Matteo Salvini è stato raggiunto nei giorni scorsi da un verbale di invito a dichiarare o eleggere domicilio e nomina del difensore di fiducia a seguito della querela per diffamazione sporta a suo tempo da Carola Rackete, la capitana della nave Sea Watch. A suo tempo Salvini aveva replicato: “Infrange leggi e attacca navi militari italiane, e poi mi querela. Non mi fanno paura i mafiosi, figurarsi una ricca e viziata comunista tedesca! Bacioni” “Mi mancava – prosegue Salvini – l’istigazione a delinquere. Con tutti i problemi che hanno i tribunali, arriva una signorina tedesca viziatella e di sinistra che ha come passatempo notturno anche lo speronamento di militari che per me è reato. Noi che facciamo? Contro denunciamo, io non ho mai attentato alla vita di nessuno”.

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Le belle forme

Milàn l’è un gran Milàn. Una “prima” alla Scala strepitosa con uno Chailly in splendida forma nel riproporre l’attualissima Tosca nella versione filologicamente ristabilita della prima assoluta diretta dallo stesso Puccini nel 1900. Straordinari i cantanti, meravigliosi le scenografie e i costumi. Regia impeccabile, serata al di sopra di ogni aspettativa con la RAI che finalmente ha onorato la sua funzione di servizio pubblico e ha reso una serata memorabile. C’era tutto. Ella fragrante, l’uscio dell’orto che stridea, l’arte e l’amore di cui visse Tosca che non fece mai male ad anima viva. Una recondita armonia che ha dato lustro alla cultura italiana nel mondo. E non ho amato mai tanto la vita.

 

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La verità putativa nel reato di diffamazione secondo la Cassazione

“l’esimente della verità putativa dei fatti narrati, idonea ad escludere la responsabilità dell’autore d’uno scritto offensivo dell’altrui reputazione, sussiste solo a condizione che:

a) l’autore abbia compiuto ogni diligente accertamento per verificare la verosimiglianza dei fatti riferiti; b) l’autore abbia dato conto con chiarezza e trasparenza della fonte da cui ha tratto le sue informazione, e del contesto in cui, in quella fonte, esse erano inserite; c) l’autore non ha sottaciuto fatti collaterali idonei a privare di senso o modificare il senso dei fatti narrati; d) l’autore, nel riferire fatti pur veri, non abbia usato toni allusivi, insinuanti, decettivi”.

Cassazione, sentenza 29 ottobre 2019, n. 27592 – III sezione civile

 

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Varese: “fai schifo, sei proprio un terrone”. Offendeva i bambini dell’asilo nido. Maestra sospesa per sei mesi dal GIP.

Schiaffeggiava bambini e li offendeva gridando “fai schifo, sei proprio un terrone”. Bambini di età compresa tra i pochi mesi e i due anni. Asilo nido, per indenderci. La donna si appartava anche in una stanza con il compagno, fatto entrare di nascosto, lasciando soli i bambini. Sono state le telecamere dei carabinieri, installate su ordine del PM di Varese a dimostrare i fatti e a spingere il GIP a irrogare la sanzione di sei mesi di sospensione dall’attività lavorativa per una maestra di Cocquio Trevisago. L’inchiesta ha avuto origine dalla segnalazione di una coppia di genitori che hanno riferito ai carabinieri della stazione di Besozzo che il loro bambino accusava sintomi di insonnia, incubi notturni e reazioni di  autolesionismo. Il piccolo è stato ritirato dall’asilo.

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Bibbiano: il sindaco Carletti torna libero. Scarcerata anche Lara Comi.

Il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti è tornato in stato di libertà e gli sono state revocate dalla Cassazione le misure cautelari inflittegli (in primo luogo l’arresto, poi la detenzione domiciliare e l’obbligo di dimora). Resta indagato per abuso d’ufficio, ma, questo sì, non doveva essere arrestato. Può aspettare da libero l’esito del processo a suo carico.

Anche Lara Comi è libera. Il 14 novembre scorso era stata posta agli arresti domiciliari nell’ambito della seconda parte dell’inchiesta denominata “mensa dei poveri”. Il tribunale del riesame ha annullato la misura cautelare che l’affliggeva. Resta indagata anche lei per corruzione e truffa ma non per finanziamento illecito. Le è stato disposto il divieto di esercitare l’attività di impresa o di assumere cariche direttive o di ricoprire uffici direttivi per sei mesi.

Ora, di fronte a casi così eclatanti di ingiusta detenzione viene spontaneo chiedersi “e pensarci prima no??” Voglio dire, non è che un sistema può funzionare secondo la logica del “intanto comminiamo una misura cautelare, poi l’indagato avrà tutto il tempo e il modo di dimostrare nelle sedi opportune che quella misura era ingiustificata”. Siamo nel 2020 e viviamo in uno stato di diritto. Mi si dirà che nei casi in questione lo stato di diritto ha funzionato, perché sia la Cassazione che il Tribunale del Riesame hanno ripristinato l’equilibrio della bilancia della giustizia rispetto alle persone indagate. Che però si sono fatte rispettivamente 6 mesi e 15 giorni di detenzione non dovuta. Innocenti o colpevoli che siano. E il fatto che siano innocenti o colpevoli lo stabilisce un processo in cui avranno il diritto di difendersi dalle accuse.

Vale per loro. Vale per tutti.

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Mala giustizia

Siamo arrivati alla frutta. Se il 1 gennaio 2020 entrerà in vigore la disposizione secondo cui una volta emessa la sentenza di primo grado in un procedimento penale scatta sine die il blocco della prescrizione, non ci saranno più garanzie di uno stato di diritto per il cittadino che, colpevole o innocente che sia, si ritrova a dover subire un processo. I procedimenti d’appello e di cassazione potrebbero intervenire con ritardi clamorosi e il sistema della giustizia potrebbe ritrovarsi di fatto paralizzato nella confortevole certezza di avere a disposizione tutto il tempo necessario per processare un cittadino. Che, nel frattempo che aspetta che qualcuno sblocchi il suo fascicolo, potrebbe vedersi negate alcune possibilità fondamentali: lavoro, accesso a concorsi pubblici, accesso a gare d’appalto e chi più ne ha più ne metta.

La durata ragionevole del processo è un principio costituzionale irrinunciabile, fermo restando il fatto che dove interviene la prescrizione del reato si verifica un vero e proprio vulnus dello stato che dichiara la sua incapacità a perseguire un crimine.

Ma non si può stare sulla graticola a tempo indeterminato. Ognuno ha il diritto di sapere quanto durerà il proprio processo e quali sono le prospettive temporali dell’azione penale contro di lui. Se queste prospettive temporali vengono superate, l’imputato ha diritto alla prescrizione, che, tra l’altro, può accettare (dichiarandosi in un certo qual modo colpevole) o rifiutare (chiedendo, quindi, di proseguire il processo e di essere assolto nel merito).

C’è solo da sperare che il 1 gennaio 2020 non entri in vigore un bel niente, perché le prospettive, viste da qui, fanno paura.

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Facebook oscura la pagina di Francesca Totolo. Siamo tutti a rischio.

Io non so chi sia Francesca Totolo.

Da quel poco che ho potuto vedere su Internet, è una signora (altrimenti nominata “dama sovranista”) delle cui idee non condivido una virgola. E va beh, può capitare.

La seguo su Twitter, così come seguo svariate altre persone, non con particolare entusiasmo.

Ma è accaduto che ieri, a seguito della pubblicazione di quella che la stessa Totolo definisce una “schedatura” di chi c’è dietro al movimento delle sardine, la sua pagina Facebook (“Dama sovranista”, appunto) è stata oscurata dopo che una serie di post su Facebook aveva invitato a segnalarla:

Cioè, è bastato che qualcuno (più di uno, probabilmente) si attivasse, che segnalasse la presunta scorrettezza “ogni giorno almeno due volte” (sembra la posologia di un medicinale), per fare oscurare una pagina che aveva raccolto oltre 22.000 like? Ma allora basta veramente poco per vedersi tappare la bocca su Facebook. Come se non bastasse il fatto che si è in casa loro e in casa loro (come spiegavo in occasione della messa off line della pagina delle 6000 sardine) si fa quello che loro dicono, senza se e senza ma. Probabilmente se Francesca Totolo avesse avuto un blog personale ospitato su qualche server indipendente anziché affidarsi a Facebook e Twitter a quest’ora sarebbe ancora in linea. Ma basta veramente che qualcosa non piaccia a qualcuno perché questo qualcuno ti segnali agli amministratori e ti faccia segare la possibilità di scambiare opinioni con chi ha deciso di seguirti.

Ripeto, non è in discussione la legittimità del fatto. Probabilmente Facebook avrà le sue ragioni (che non è detto siano perfettamente e pienamente condivisibili) per bannare una pagina dai suoi domini (ragioni che spero siano state debitamente riferite alla Totolo). Ma altrettanto probabilmente (anzi, sicuramente) non è più possibile far sottostare la permanenza su Facebook alle segnalazioni arbitrarie dei suoi utenti. E’ logico che ci sarà sempre qualcuno che si sveglia la mattina assieme a te e che legge i tuoi interventi e siccome non ha nulla da fare ti segnala perché non è d’accordo. Siamo tutti sotto tiro, non ci sono santi che tengano. Ognuno può essere bannato in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione. Moltiplichiamo il tutto per i valori esponenziali che raggiunge questo meccanismo perverso a livello di dibattito politico e raggiungeremo il risultato finale: una censura imprevista e imprevedibile la cui mannaia si abbatte su ciascuno di noi. E’ toccato alle 6000 sardine, è toccato alla Totolo. Qui non c’è destra e non c’è sinistra, c’è solo da chiedersi chi sia il prossimo.

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Diffamazione nei confronti di Mauro Voerzio: Giulietto Chiesa patteggia. Ma si è dichiarato colpevole o innocente?

Sono andato a cercare su Google il link a qualche fonte che approfondisse la sentenza che sanziona Giulietto Chiesa a 1500 euro di multa per diffamazione nei confronti del giornalista Mauro Voerzio. Ho trovato questo riferimento

che riferisce che

“Accusato di aver diffamato un reporter italiano nel Donbass, Chiesa non si è dichiarato colpevole…”

mentre andando a controllare la fonte in questione (un articolo di David Puente su Open) si apprende che

“…Chiesa non si è dichiarato innocente preferendo patteggiare”

Insomma, Chiesa si è dichiarato colpevole o innocente? Di certo c’è che patteggiando ha scelto un rito alternativo che costituisce un vero e proprio mostro giuridico. La sentenza per patteggiamento, infatti, pur essendo equiparata a sentenza di condanna, non è ontologicamente una sentenza di condanna, perché per poter arrivare a stabilire la responsabilità penale del reo occorre un procedimento dibattimentale che arrivi alla prova provata mediante il contraddittorio tra le parti (contraddittorio che nell’applicazione della pena su richiesta dell’imputato e del pubblico ministero evidentemente non c’è). Insomma, Chiesa innocente non è, e colpevole nemmeno.

Condiscono l’articolo di Open le scansioni della prima pagina della sentenza di applicazione della pena su richiesta (quella in cui si comminano i 1500 euro di multa, appunto) e il Decreto di Citazione diretta a giudizio in cui si evince il capo di imputazione. Tutto normale, per carità, si tratta di atti pubblici, anche se dalla lettura del dispositivo di sentenza si evince che la stessa è stata emessa “in camera di consiglio”. Mi chiedo, dunque, se fosse stato veramente necessario pubblicare quei documenti che non dànno nessun apporto ulteriore alle informazioni già contenute nell’articolo (entità della pena applicata, scelta del rito alternativo da parte dell’imputato, frasi suppostamente diffamatorie contestate). Me lo chiedo. Ma non trovo nessuna risposta

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Barcellona: trattenuto dai Mossos e denunciato per resistenza l’antropologo Stefano Portelli

Il ricercatore e antropologo italiano Stefano Portelli (@stafe76) è stato trattenuto e denunciato a Barcellona per resistenza ai Mossos. Ecco quanto riferisce Portelli nei suoi Tweet:

“Appena arrivato a #Barna oggi pomeriggio, la sera stessa mi ritrovo trattenuto per un’ora senza ragione da un cordone di Mossos, poi trascinato per il collo da 4 energumeni, identificato e denunciato per resistenza.”

e ancora

“Questa secondo loro sarebbe “resistenza”. Energumeni armati mi sbattono a terra mi trascinano per il collo, si rifiutano di darmi numero identificativo, né niente di scritto e poi dicono “Puoi andare, sei stato denunciato.” (…)

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Turchia: confermata in appello la condanna a 11 giornalisti di opposizione

Apprendo dall’account Twitter di Antonella Napoli che il giornalista investigativo turco Ahmet Sik, della testata “Cumhuriyet” è stato condannato in Appello (lo era già stato in primo grado) assieme ad altri 11 giornalisti e collaboratori del quotidiano turco di opposizione. L’editorialista Kadri Gursel è stato, invece, completamente assolto.

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Rilasciato il Kernel Linux 5.4

Linus Torvalds ha annunciato, come sempre tramite un  messaggio ( http://lkml.iu.edu/hypermail/linux/kernel/1911.3/00186.html ) nella mailing list il kernel Linux 5.4 soprannominato “Kleptomaniac Octopus”, che porta con sé numerose e tante nuove funzionalità, maggiore sicurezza e driver aggiornati per ottenere un migliore supporto hardware. Andiamo con ordine e vediamo quali sono le varie migliorie apportate in questa nuova release. Prima di tutto:
* il supporto per il file system exFAT di Microsoft che ora è finalmente integrato nel kernel per offrire agli utenti un esperienza immediata quando collegano unità formattate exFAT. Ciò è stato possibile in quanto Microsoft ha pubblicato le specifiche del suo file system proprietario ad agosto;
* l’integrazione della modalità di blocco del kernel Linux. Questa nuova funzione di blocco ha principalmente lo scopo di impedire che l’account root possa modificare il codice sorgente del kernel. Ricordiamo che la funzione viene disabilitata per impostazione predefinita e per poterla abilitare, si utilizza il parametro lockdown = kernel. Prevalentemente questa proposta era stata fatta nel lontano 2010 dall’ingegnere di Google Matthew Garrett.
* il supporto per le schede grafiche di AMD come, GPU AMD Radeon Navi 12 e 14, GPU AMD Radeon Arcturus, APU AMD Dali. Inoltre, le CPU AMD Ryzen serie 3000 hanno ricevuto il supporto per la segnalazione della temperatura mentre i microprocessori AMD EPYC hanno migliorato il bilanciamento dei carichi di lavoro.
Altri aggiornamenti integrati e degni di nota sono il supporto per le CPU Intel Tiger Lake, supporto per SoC Qualcomm Snapdragon 855, supporto SoC Intel Lightning Mountain, una nuova funzionalità di sicurezza per rilevare la manomissione dei file chiamata  fs-verity ( https://www.kernel.org/doc/html/latest/filesystems/fsverity.html ) e  dm-clone ( https://www.kernel.org/doc/html/latest/admin-guide/device-mapper/dm-clone.html ) per la clonazione in tempo reale di dispositivi a blocchi e ancora tanto altro.
Bisogna considerare un altro piccolo particolare, cioè che questa versione del kernel è etichettata come
“mainline”, questo significa che viene considerata una versione pre-release non ancora pronta per distribuzioni di massa. Quindi, se anche tu sei curioso di testare queste nuove funzionalità, nel sito  kernel.org ( https://www.kernel.org ) sono presenti per il download i file sorgenti del kernel Linux 5.4.
Fonte:  omgubuntu.co.uk ( https://www.omgubuntu.co.uk/2019/11/linux-5-4-kernel-release-features )
Fonte:  news.softpedia.com ( https://news.softpedia.com/news/linux-kernel-5-4-officially-released-with-exfat-support-kernel-lockdown-feature-528289.shtml )
Fonte:  fossbytes.com ( https://fossbytes.com/linux-kernel-5-4-released-kernel-lockdown-exfat-support/ )

da: Ubuntu – Newsletter Italiana

La newsletter italiana di Ubuntu è pubblicata sotto la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 ( http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode ).

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