“Assurdo contestare il Papa” (se no se ne ha a male…)

Il Papa è stato invitato all’Università La Sapienza per l’inaugurazione dell’anno accademico.

In 67 docenti hanno definito “incongrua” la sua presenza, in nome della laicità della scienza, e la Radio Vaticana ha dissentito.

Prima ha definito “tollerante” l’appello dei docenti contro la visita di Ratzingere alla fine si sono prodigati in un giudizio esternato nell’espressione “E’ assurdo contestare il Papa”.

Sarebbe anche carino, dall’altro lato, dire che è assurdo contestare la legge 194, ma quelli di Radio Vaticana sono andati perfino oltre, sostenendo che la visita di Benedetto XVI è, in fondo, giustificata dal fatto che se si va a vedere la storia, la Sapienza di Roma l’ha fondata Bonifacio VIII nel 1303.
Bonifacio VII, per intendersi fu quello che prima fece annullare tutte le decisioni del suo predecessore Celestino V, e poi lo fece rinchiudere per tutta la vita per accertarsi che i francesi non lo riconoscessero come antipapa.
Bonifacio VIII fu anche quello che faceva appendere per la lingua i suoi detrattori e che fu fatto processare da Filippo il Bello (sfuggendo, peraltro, a una condanna certa, perché fece in tempo a morire prima tra atroci dolori, imprecazioni, maledizioni, ma soprattutto bestemmie grosse come chiavi inglesi del 36!).

Ecco l’appello dei 67 che stanno dimostrando di avere un po’ di sale in zucca:

Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l’intervento di papa Benedetto XVI all’Inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza. Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essere annullato.

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