Antonio Ingroia e Sandro Ruotolo a Roseto degli Abruzzi per il Premio Giuseppe Fava

Dopo quello con Beppino Englaro, ieri sera è stata la volta di un incontro con il Dott. Antonio Ingroia, magistrato aggiunto della Procura Antimafia di Palermo.

Il Dott. Ingroia è persona indubbiamente simpatica dal punto di vista umano, ma ieri, nella stessa sala da 80 posti della Villa Comunale di Roseto degli Abruzzi, vuoi la cena, vuoi la stanchezza, vuoi quello che ti pare, non ha brillato.

Gli si deve il massimo del rispetto per l’altissimo compito che sta svolgendo e la vita che rischia ogni giorno, ci mancherebbe altro. Ma ho avuto l’impressione che lui e l’altro ospite illustre, il giornalista Sandro Ruotolo, che mi ricordava, non so perché, l’omino della Bialetti col suo baffo ben curato che pareva quasi finto, non abbiano saputo centrare il punto dell’analisi.

Ottimo il riferimento al ddl sulle intercettazioni, che in pratica diventa un colpo di mannaia anche sul lavoro dei pubblici ministeri che si occupano di criminalità organizzata, pur non essendo i reati di mafia contemplati nel novero delle occasioni in cui si applica la porcherìa in oggetto.

Ma quello che è mancato a Ingroia e a Ruotolo è stato il senso della portata reale dell’effetto-domino che avrà l’entrata in vigore del ddl anti-intercettazioni.
Rutolo diceva che se “a noi” (giornalisti) sono tolte le fonti documentali “a voi” (lettori, utenti dell’informazione) le notizie non arrivano.

Ed è lo stesso gioco che, ripreso da Ingroia, ha caratterizzato tutta la serata. Come se il problema vero dell’approvazione del ddl anti-intercettazioni fosse il cortocircuito che si verrebbe a produrre tra una casta attiva e trasmissiva e un’opinione pubblica passiva e gioco-forza ricevente.

Ma il punto è che l’opinione pubblica non è affatto passiva né esclusivamente ricevente. E’ attiva ed elaborante, l’informazione non è più quella che ci viene data dai cronisti di “Anno Zero” (che è certamente una trasmissione molto coraggiosa, ma pur sempre una trasmissione di regime, perché gestita dagli stessi giornalisti che vedono la conoscenza come un qualcosa che viene elargito soltanto da loro) ma quella che circola attraverso i blog e la rete.
La notizia è elaboazione, è opinione, è coscienza critica.
La notizia non è più il dato puro e semplice.
La notizia è duttile, malleabile, trasformabile, suscettibile di un valore aggiunto, quello insostituibile che la pubblica opinione gli conferisce riconfezionandola e facendola circolare nei blog, nei forum, nei siti web.

E’ possibile che nessuno abbia capito o, peggio, abbia voluto capire che chi ci rimette con questo decreto liberticida e anticostituzionale e’ soprattutto la rete con tutte le sue forme di liberta’ espressive, e che sia proprio la rete la prima vittima di questo tiro incrociato al massacro?

E, dunque, con tutta la buona volontà che ci ho messo, compresa quella di resistere a un caldo-umido terrificante, al sonno e alle strafighe da passerella, che non  mancano nemmeno quando c’è l’antimafia, non potevo essere d’accordo fino in fondo con Ruotolo e con lo stesso Dott. Ingroia.
Che stamattina hanno ricevuto il premio dedicato a Peppuccio Fava con flash di fotografi, applausi, sindaco con fascia tricolore, sai che gliene fregava a loro della mia opinione quanto meno “critica”?

Tanto non gliel’ho nemmeno potuta dire. Il moderatore, l’onnipresente Luca Maggitti, alle 11,15, ha chiuso l’incontro e la gente che aveva qualche domanda da porre ai pur numerosi ospiti, si è attaccata al tram.

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