Antonio Di Pietro si candida alla guida del Partito Democratico



Dopo la notizia della candidatura dell’on. Antonio Di Pietro alla guida del Partito Democratico gli ho inviato (inutilmente, purtroppo) una mail di dissenso (quel minimo necessario che ci vuole ancora per vivere almeno con la coscienza in pace).
Riporto, successivamente, un post dello stesso Di Pietro sulle intercettazioni telefoniche. Lo ha scritto sul suo blog solo il 26 luglio scorso, ma sembrano essere passati secoli.

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Gentile Onorevole Di Pietro,

apprendo solo ora, e non senza meraviglia, la notizia della Sua candidatura -pur se “sub iudice” e giunta in zona Cesarini- al nascente e sedicente Partito Democratico.

Mi perdoni la franchezza, ma se anziché fare una decisione politica avesse mosso un pezzo degli scacchi, la trascrizione della mossa sarebbe stata seguita dal simbolo “??”, che equivale a una sorta di suicidio di gioco.

Ma qui non si gioca, onorevole Di Pietro.
Il fatto che Lei si candidi alla guida di un partito con le fila tirate da D’Alema e Fassino, per i quali è stata chiesta un’autorizzazione a procedere da parte della Dott. Forleo è grave e mi fa pensare che la tanto decantata separazione del potere politico da quello giudiziario sia solo un sacrosanto principio che rimane scritto sulla Carta Costituzionale, tanto scripta manent, e gli inciuci pure.

Il Suo ruolo di ex magistrato e la Sua difesa dell’operato dei Suoi colleghi che si ritrovano a lavorare senza garanzie (non mi dica che non è già pronto, da parte dei Suoi compagni di Governo, un bel provvedimento di ispezione nei confronti della Forleo!) e senza difese, dovrebbe evitarLe certe commistioni.
Se Di Pietro è con D’Alema e Fassino, chi sarà contro D’Alema e Fassino?

Non l’ho mai votata e non La voterò mai.
Ma, se possibile, adesso ho un motivo in più per non andare a votare e per recitare un “requiem aeternam” a questo Partito Democratico, morto e sepolto prima ancora di nascere.

Lei non si è tolto la toga ai tempi di “Mani Pulite”, lo ha fatto oggi.

La saluto cordialmente.
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Il centrosinistra non deve cadere nella trappola tesa da Berlusconi e dai suoi.

Farsi paladino nel dire no alle intercettazioni dei giudici di Milano è solo il tentativo per mettere sullo stesso piano i parlamentari direttamente interessati di Forza Italia e quelli del centrosinistra . A me pare, invece, che ci sia una bella differenza; non fosse altro per il fatto che alcuni di quelli che militano nelle fila del partito di Berlusconi sono già indagati. Inoltre c’è l’intenzione di uniformare centrodestra e centrosinistra alla stessa logica di un attacco ai magistrati, piuttosto che indurre ad una doverosa sottomissione alla legge e alla giustizia.
La maggioranza dovrebbe evitare di rimandare a dopo le ferie il voto per autorizzare l’utilizzo delle intercettazioni depositate. Dare subito il parere positivo alla richiesta avanzata dal Gip Forleo scongiurerebbe tali pericoli e sarebbe un segnale di trasparenza che la pubblica opinione accoglierebbe con favore.
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