Antonio Di Pietro – La scomparsa dell’informazione

Lunedì 25 giugno Italia dei Valori ha organizzato il convegno “La scomparsa dell’informazione”. All’incontro hanno partecipato insieme a me, Oliviero Beha, Alessandro Casarin, Peter Gomez, Katharina Kort e Paolo Nizzola.
Riporto il video del mio intervento. Nei prossimi giorni pubblicherò gli interventi degli altri partecipanti.

Testo:

Vi ringrazio per la disponibilità ad ascoltare questo grido di allarme che Italia dei Valori ha voluto lanciare in un panorama incredibilmente concorde, nel sistema politico attuale, nel sistema dei poteri attuale, nella voglia di criticare e imbavagliare l’informazione dopo aver criticato e cercato, in parte con successo, di imbavagliare la magistratura.
E’ una campagna di informazione e mobilitazione che abbiamo avviato da un mese e che stiamo facendo nelle città, nei quartieri, nei mercati, proprio perché nei mezzi di informazione tradizionali se ne parla poco, e quando se ne parla, è per stigmatizzare il comportamento della stampa che pubblica i verbali e le intercettazioni o del magistrato che ha condotto l’indagine o disposto l’intercettazione, senza però mettere in giusta evidenza il contenuto dell’informazione.
E’ di questo che dobbiamo parlare: del contenuto che molte volte non piace a noi politici, ed è giusto. Chi fa il politico, o chi è comunque un personaggio pubblico, è ovvio e naturale che venga sottoposto a una verifica di attendibilità e di correttezza dei comportamenti, proprio per valutarne l’operato.
In realtà noi dovremmo ringraziare l’informazione perché ci consente di sbagliare meno e di correggere i nostri errori. Io stesso sono stato più volte oggetto di un’informazione che ha rimarcato alcuni miei comportamenti non corretti: ho cercato, dopo averne preso atto, di modificare quei comportamenti. Credo che nessuno di noi possa scagliare la prima pietra. Non si può pensare davvero che ognuno di noi sia immune da errori.
Il problema è che quando questo ti viene fatto notare, è inutile lamentarsi: occorre prenderne atto.
Prenderne atto e, ad esempio, stare attento agli amici a cui chiedi un prestito. Questa è la correttezza e l’umiltà con cui si deve affrontare il rapporto tra informazione e pubblica funzione.
Ecco perché credo sia necessario che l’informazione libera debba rimanere anche quando questa fa male. Ci aiuta a fare meglio gli interessi della collettività.
L’Italia dei Valori ed io, se dovesse passare una legge sulle intercettazioni telefoniche che ne impedisse la pubblicazione una volta depositati gli atti, le pubblicheremmo tutte sul sito e sul mio blog, assumendocene la responsabilità, in modo da risolvere il problema ai giornalisti.
Dove vogliamo arrivare?
Vogliamo garantire il diritto dei cittadini a essere informati correttamente, in modo che possano giudicare e scegliere. Non è vero che si possono pubblicare solo gli atti penalmente rilevanti: c’è una rilevanza non penale ma politica, che è perfino più importante.
C’è necessità che i cittadini vengano a conoscenza di certe informazioni prima di votare, non dopo.
Sapere dopo tre anni che il Governatore della Banca d’Italia teneva certi comportamenti, non serve a niente. Né serve a niente dire che è penalmente irrilevante sapere che Consorte prende, per una consulenza di 24 ore, 50 milioni di euro. E’ palese che una consulenza del genere non costa 50 milioni di euro: quello è il prezzo di un documento che giustifica un’operazione poco trasparente, ed è bene che i cittadini sappiano di questa operazione.
Sulla legge sul conflitto di interessi c’è già un accordo trasversale per legittimare, ne più ne meno, la situazione attuale, fotografandola.
Bisogna inserire tre emendamenti, altrimenti voteremo contro. Il vero conflitto di interessi è, oggi, all’interno del Parlamento che è il luogo con la maggior percentuale di persone con problemi di giustizia. Si può risolvere con una legge di un solo articolo: i condannati con sentenza penale passata in giudicato non si possono candidare, punto.
Secondo, devi fare una scelta: puoi fare l’imprenditore, il giornalista, il fotografo o quello che vuoi ma se sei al governo non puoi avere alcun altro interesse soprattutto non puoi avere concessioni o licenze di attività pubbliche. I nostri padri l’avevano capito nel ’57, quando c’era ancora il tubo catodico.
Terzo, il blind trust. Il blind trust all’italiana, come dice Sartori, non serve a niente. Se decido io chi cura gli interessi delle mie attività, gli dico di notte cosa fare di giorno. Ci vuole una separazione netta tra incarichi pubblici e interessi privati.
Dobbiamo uscire dal duopolio Rai-Mediaset attraverso la liberalizzazione delle frequenze radiotelevisive e la loro assegnazione in base a criteri di equità. E dobbiamo intervenire sulla ridistribuzione equa della raccolta pubblicitaria.
Noi, infine, abbiamo proposto due emendamenti fondamentali alla legge sulle intercettazioni: deve cessare la segretezza nel momento in cui un atto è a disposizione delle parti; non deve essere attribuita all’anello più debole, al giornalista, l’eventuale sanzione pecuniaria per la violazione della legge.

Ci sono tanti giornalisti liberi, dobbiamo fare in modo che essi non siano eroi ma cittadini normali che facciano il loro dovere, informando.

da: www.antoniodipietro.it

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