Antologia di giudizi critici – Appendice B

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ANTOLOGIA SOMMARIA DI GIUDIZI CRITICI

“E dài! Ma perché non ci metti anche me nel libro sulla scuola? Che ti costa?”
(Le sue colleghe al cambio dell’ora)

“Se non rientra il 1 settembre la deferisco alla Commissione Medica Permanente de L’Aquila!”
(La prima Dirigente della scuola in cui presta servizio -che gli voleva bene!-)

“Professore, capisco perfettamente. Le mando subito un PC della scuola in comodato d’uso gratuito così può ricominciare a lavorare in DaD. Buona giornata.”
(La seconda Dirigente della scuola in cui presta servizio -che gli voleva bene e gliene vuole ancora-)

“Ah, lo spagnolo… Così musicale, così orecchiabile, così sensuale… come si dice ‘Ti amo’ in spagnolo, te quiero?? Olé, spagnolitooooos!”
(Quelle che vorrei-ma-non-posso)

“Lo spagnolo è facile! Basta mettere la -s in fondo e parlare in italiano.”
(I suoi alunni del primo anno alla prima lezione)

“1”
(Valutazione della sua prima prova scritta di spagnolo al Liceo Linguistico, a.s. 1979-80, matita blu su foglio protocollo)

“Ma perché, c’è differenza tra spagnolo e portoghese?”
(Alunna bocciata alla Certificazione Linguistica DELE, livello A1)

“E scì, professo’, nun saccio l’itagliano, mo’ saccio lu spagnol’, secondo te??”
(Un alunno sincero)

“Professo’, ma in Spagna ci stanno gli arrosticini?”
(Un alunno insicuro)

“Professo’, ma come si chiama il Presidente della Repubblica in Spagna?”
(Un alunno disorientato)

“Allora senti questa, Professo’… ‘Sono il fantasma Formaggino!! Vieni qui che ti spalmo sul panino…'”
(Un alunno convinto di essere spiritoso e aggiornato)

“Comodo, vero, fare l’insegnante? Tre mesi di vacanza pagati, Natale, Pasqua, ponti, permessi, malattia, 18 ore alla settimana di lavoro… provateci voi a campare con solo 3500 euro al mese!”
(Commento sul suo profilo Facebook)

“Di Stefano chi?? Ah, quello che somiglia a Nanni Moretti, sì, sì, ho capito!”
(L’insegnante di italiano dell’anno scorso)

“Messaggio gratuito: il cliente da lei chiamato, non è al momento raggiungibile.”
(Risposta standard alle telefonate in entrata durante la fine settimana)

“Ma funziona questa stampante?”
(Chiunque visiti la sua casa, nessuno escluso)

“E basta con questa radio accesa alle due del mattino su Radio Kabul, qui c’è gente che ogni giorno va a lavorare, sa?”
(Il suo condòmino vicino di appartamento)

“Si eroga la sanzione di euro 75 più spese di notifica e di rimozione del mezzo.”
(Violazione al Codice della Strada – Parcheggio in doppia fila)

“Hai il raffreddore? No, non ci vengo a darti l’estrema unzione, se Dio vuole avremo il piacere di averti tra di noi ancora per lunghi anni a rompere i coglioni!”
(Don Massimo, quello vero, già suo collega di Religione Cattolica – Messaggio WhatsApp)

“Lei non trova che siamo arrivati agli ultimi giorni di questo mondo, che l’apocalisse sia vicina e che sia necessario restaurare la sovranità di Dio sulla Terra?”
(Testimoni di Geova, domenica mattina, ore 7,30)

“Accipe salis sapientiae!”
(Il parroco battezzante, in ‘De inutilitate Valerii Stephanensis Baptisimi”)

“…perché con la parola ‘cazzate’ offendeva e denigrava la persona e il pensiero del collega Berlusconis durante un consiglio di classe, ai sensi dell’art. 595 del Codice Penale.”
(Procura della Repubblica di Teramo – Citazione diretta a giudizio per diffamazione)

“Ma quanta roba ordini on line? Guarda che non è che ogni giorno dobbiamo fare il giro di mezza città per i begli occhioni tuoi!”
(Il corriere Amazon e il postino)

“Ah, Profissori, Profissori… ci sarebbe che c’è al tilefono tilefonante la signora e profissorissa Preside che chiede urgente urgentevole di vossìa!”
(Andrea Camilleri, in “Fenomenologia di Catarella”)

“Mi sono mai permesso di fare una tesi di laurea su di Lei, io??”
(Miguel de Unamuno, poeta e filosofo spagnolo)

“L’opera narrativa del Di Stefano, soprattutto se collazionata con gli scritti della maturità del Leopardi e col dibattito dei più recenti filologici carducciani, è senz’altro da ritenersi una solenne boiata indegna.”
(Francesco De Sanctis, in Storia della letteratura italiana)

“Ciao, grande!!”
(Mohammed, vucumprà stanziale davanti al suo supermercato di fiducia)

“C’è da cambiare la calotta dello spinterogeno, pulire le candele, fare la revisione, pagare gli arretrati del bollo, le gomme sono lisce, dobbiamo sostituire le pasticche dei freni, il freno a mano, l’autoradio e la centralina. Come fa a camminare ancora questa macchina lo sa solo San Gabriele dell’Addolorata!”
(Il suo meccanico di fiducia)

“Son tre chili e rotti di castrato, Professo’, lei vive da solo, ma che cazzo ci farà con tutta questa carne?”
(Il suo macellaio di fiducia)

“Si richiedono con urgenza analisi complete del sangue e delle urine per sovralimentazione e colesterolemia.”
(Il suo medico di base)

“Paga, o merda!”
(Quinto e ultimo sollecito della bolletta del gas)

“Capra! Capra!! Capra!!!”
(Vittorio Sgarbi, in “L’arte pittorica di Valerio Di Stefano”)

“Certo, Maremma ciuca, se s’aspetta che tu telefoni te, qui a Livorno si potrebbe anche morì’ tutti sterminati!”
(Incipit delle telefonate di sua madre dopo il suo trasferimento in Abruzzo)

“Grazie, babbo!”
(Sua figlia Adele Marie, al primo gelato della sua vita)

“Grazie, babbo!”
(I personaggi di questo libro)

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