“Andrà tutto bene” compie un anno (e io 57, ma non è questo il punto)

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Vedete, la cosa che più mi fa girare i coglioni, non è il fatto di compiere 57 anni, oggi. Invecchiare è l’unico modo che conosco per non morire giovani, e tanto fa. No, la cosa che mi fa tremendamente incazzare, ma incazzare di brutto, è che oggi compie un anno uno dei messaggi più assurdi e retorici che la mente umana del genio italiota abbia concepito: quell’“Andrà tutto bene!” di cui si sono riempiti la bocca tutti, ma proprio tutti, all’inizio della pandemia. Lenzuoli con scritte enormi appesi alle finestre delle abitazioni, era diventato quasi un mantra con cui la gente aveva preso la pessima abitudine di salutarsi per strada. Naturalmente non è andato tutto bene, e se oggi ci ritroviamo con le pezze al culo, nella melma più totale, con la gente che muore sola nelle rianimazioni degli ospedali, lo dobbiamo anche a quel briciolo di incoscienza che caratterizzava la società italiana appena un anno fa, la stessa che poi si è evoluta nei recenti assembramenti delle nostre metropoli, di gente che rifiutava la mascherina perché voleva bere un cazzo di Spritz per gustarsi un sorso di “normalità” (è questa la normalità, o bischeri!), di gente che se n’è andata da Barbara D’Urso a lamentarsi della DaD perché non poteva più andarsi a prendere il caffè al bar (fatevelo da sole e in casa il caffè, o mammine!). E così, quelle scritte disgraziate e buoniste, le abbiamo rimosse dai balconi e dalla memoria. Ecco, così si fa. Si nega il problema, così il problema non c’è più. Struzzi, siete tutti struzzi!