[ancora] del perche’ trovo inutili le associazioni di volontariato

Il Presidente della Repubblica Napolitano ha tessuto oggi l’elogio del volontariato “ribadendo che il volontariato è una linfa vitale della nostra convivenza e costituisce un elemento caratterizzante e distintivo della qualità della nostra democrazia”.

Orbene, l’occasione mi dà modo di ribadire ancora una volta il motivo per cui sono contrario a qualsivoglia associazione di volontariato, pur considerando il volontariato in sé un gesto meraviglioso e impagabile.

Se qualcuno ha bisogno devono essere le istituzioni a occuparsene al meglio. Per questo ho sempre pensato che il volontario migliore non è quello che fa, ma, piuttosto, quello che fa fare e che pungola i soggetti preposti a risolvere un problema.

Lo Stato, come è logico, non può accollarsi l’onere di tappare tutte le falle del sistema. Non ce la farebbe e lo sa benissimo. Se dovesse occuparsi di dare una vita dignitosa agli indigenti, dar da mangiare agli affamati, occuparsi della cultura, della assistenza ai malati terminali, degli animali abbandonati, del sostentamento dei religiosi, dei bisogni relativi alle catastrofi naturali e umanitarie nel mondo, fallirebbe in due giorni.

Questa non è una buona ragione per delegare alle associazioni di volontariato ogni tipo di intervento in questo senso.

Se il mio prossimo (quello che, evangelicamente, dovrei amare come me stesso) ha bisogno e lo stato non interviene, devo intervenire io in prima persona. Ogni ulteriore intermediario tra me e i bisogni del mio prossimo è inutile e dannoso.

Se il mio vicino ha un figlio portatore di handicap, io devo fare di tutto perché il comune gli assicuri tutti i giorni un servizio efficiente che gli dia un pulmino, lo porti all’asilo, a scuola, o dove deve andare, lo riaccompagni a casa e gli fornisca tutta l’assistenza necessaria.

Può darsi benissimo che questo, per varie ragioni, non sia possibile. Bene, se il figlio del mio vicino non ha il trasporto assicurato lo accompagno io all’asilo, a scuola, o dove deve andare, sono ben lieto di spendere il mio tempo e i miei mezzi per chi ha bisogno. Ma, appunto, non dovrei essere io a farlo. Se lo faccio è perché conosco il mio vicino, i bisogni di suo figlio e quanto io sono disposto a investire nel mio essergli accanto nelle situazioni di necessità. Poi vado anche al Comune e litigo perché i pulmini per le scuole non ci sono.

Ma creare una associazione di volontariato che raccolga i bisogni della gente, compri dei pulmini, magari faccia delle convenzioni con il settore pubblico che non vede l’ora di sbolognare la patata bollente a qualche volenteroso che, da parte sua, non vede l’ora di interfacciarsi con la “Cosa” dello Stato è sbagliato e pericoloso.

Perché si crea un altro scalino tra i bisogni e chi vuole offrire una soluzione. Che deve passare necessariamente dall’associazione, se vuole far sentire la sua presenza. Se no sarà uno fra tanti, uno sfigato.

Provate ad avere in casa una persona malata terminale di tumore, e a barcamenarvi con tutti gli anfratti della mala sanità italiana da soli. Provate adesso ad avere in casa la stessa persona malata terminale di tumore, ma affidandovi a una di quelle associazioni per la prevenzione del carcinoma mammario piuttosto che di quello prostatico, o a qualche Comitato Nazionale per la Ricerca sulle Neoplasie. Saranno loro a prendersi carico del vostro congiunto. Metteranno il loro marchio sulla sofferenza e si interfacceranno per voi con la sanità dimostrandovi, senza che voi ve ne accorgiate, che se siete amici dell’iniziativa “Un melone giallo per la ricerca” siete degni di essere presi in considerazione, altrimenti il vostro congiunto morirà come un cane tra l’indifferenza della società che queste associazioni pretendono di rappresentare.

Sì, sono contrario alle associazioni di volontariato, ma non dico e non ho mai pensato che non debbano esistere.

Però chi le vuole mi faccia il favore di pagarsele. Niente cinque per mille sull’Irpef, niente deduzioni sulla dichiarazione dei redditi.
Chi crede in qualcosa ed è disposto a spendere di tasca propria per quello in cui crede si faccia avanti, altrimenti che queste associazioni chiudano pure, segno che non ce n’era bisogno.

Sono molto preoccupato per la mancata vaccinazione dei bambini in Africa e per la loro morte prematura per malattie da noi facilmente risolvibili. Ma il vaccino vorrei comprarglielo io. Metterlo nelle mani del medico volontario che glielo inocula, non versare 2 euro con un SMS, 10 euro perché è Natale, o mettere una firmetta nella casella del cinque per mille con la speranza che i soldi versati vengano smobilitati dai conti correnti bancari (dove fruttano dei begli interessi, soprattutto se raggiungono cifre ragguardevoli), versati a chi ne ha bisogno e tradotti in medicinali, mentre la gente muore per l’inerzia altrui.

Napolitano, a mio dire, ha fatto benissimo a valorizzare la figura dei volontari, malissimo a difendere le associazioni di volontariato. Che sono le stesse che, quando si interfacciano con lo Stato, spesso ci guadagnano, ma a volte vanno in rosso coi conti. Come è successo con la Croce Rossa. Guardate “Report” stasera e poi ne riparliamo.

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