Anche le vongole ridono

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E’ Carnevale, e in tutte le scuole d’Italia viene concessa una giornata di ponte, non si aa bene perché, ma viene concessa. Da noi no, perché siamo i più fregnoni.

Così, per passare in modo scanzonato e alternativo l’allegria di questo sempiterno mercoledì delle ceneri, si organizza la solita partitella in un campetto di periferia, tutto poggi e buche, tra Personale ATA e Personale Docente. Gioca anche la signorina Multitasking, nell’inedito ma onorevole ruolo di secondo portiere.

Finisce sempre con sbucciature, contusioni, distorsioni, slegamenti, rotule spostate, periodi di due mesi di fisioterapia obbligatoria, medicazioni, visite ortopediche, richieste di astensione dal servizio, tibie spaccate, polmoniti da stress respiratorio, traumi cranici da scarpetta chiodata volanti, scavigliamenti maldestri, testate contro i pali della porta, incontinenza urinaria, ipertrofia prostatica, ora però anche basta.

L’arbitro, il signor Fischietti di Pagliare, solitamente interrompe la partita al quindicesimo del primo tempo e la rimanda all’anno scolastico successivo per esaurimento dei giocatori disponibili.

Ma l’evento sportivo di punta del periodo è senz’altro la strafottutissima partita di basket tra la nostra rappresentanza e la formazione ospite dell’avverso Liceo Polivalente “Archimede Pitagorico”.

Tutte le classi del nostro riverito e rinomato Istituto sono autorizzate a recarsi in Palestra per sostenere la nostra compagine. L’alunna Bravetti è tutta eccitata perché le hanno appena comunicato che quest’anno sarà fra le majorettes, e io prevedo già che col bastone da parata farà un groviglio che lèvati.

Gestisce la kermesse sportiva il nostro onnipresente professore di Scienze Motorie Lucius Blatt, coadiuvato dal collega Peppe Lu Furt’. Entrano sul parquet che sembrano Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi di Giochi senza frontiere.

Il professor Blatt prende in mano il microfono che gli vien calato dall’alto e con la voce rotta accenna un “Buongiorno a tutti!” rotto dalla tensione nervosa del momento, cui qualcuno dagli spalti risponde con un “Sei bellissimoooo!” a mo’ di ola.

“Grazie, sorcini!” E si asciuga il sudore che già gli imperla la fronte.

“Signor Dirigente Scolastico, Signor Sindaco…”

E la presentazione si interrompe di nuovo per opera della De Sindacatiis che interviene con la sua voce da viola da gamba.

“Prondooooo?? Lucius, mi sendooooo? Ma duv’ sta lu sindac’??”

“…ecco, ragazzi, appunto, volevo dirvi che il nostro caro Primo Cittadino non è potuto essere oggi qui con noi in quanto impegnato nella firma di importanti documenti sulla riqualificazione del territorio con la costruzione di un centro commerciale multifunzionale con dieci sale cinematografiche, una da bowling e una moderna struttura per la raccolta delle scommesse clandestine, al posto di quella orrenda palude che è diventata la Riserva Naturale del Batacchio. Gli auguriamo buon lavoro col pensiero!”

Vivissimi applausi da tutto l’emiciclo.

“Siamo dunque giunti alla gara finale del torneo interscolastico locale. Alla mia destra l’unica, la simpaticissima, l’imbattibile, la invincibile armata… nella tradizionale casacca color carta da zucchero, i ragazzi del nostro Istituto, su, forza, facciamo loro un bell’applauso di incoraggiamento!”

Ovazioni dal centro-destra.

“Alla mia sinistra, nell’ormai storico completo color cacchina chiaro, l’antipatica, odiosa, supponente, disprezzabile squadra dell”Archimede Pitagorico’. Forza, ragazzi, stringetevi la mano…”

“Professo’, ci sta lu Covid!!” osserva beffardo il Corbelli che è dappertutto come il prezzemolo, o in cielo in terra e in ogni luogo, come Dio.

“Ma certo, come no, allora sempre in alto lo spirito sportivo, e che vinca il migliore! Cioè noi!!! Che dici, Peppuccio, sono andato bene??”

E il povero professor Lu Furt’, che non vede l’ora di andare in pensione e che nella scuola italiana ne ha viste più di Carlo in Francia: “‘Nu disastr’!!”

Ma ecco che, appena iniziata la partita, gli ospiti cambiano subito un giocatore. In sostituzione del n. 5, che ha tirato la palla a canestro sì, ma dalla parte opposta, regalandoci i primi tre meravigliosi punti da fuori del match, quel pirla, entra l’alunno Mwanganga Mbu Mbu, ghanese di nascita ma abruzzese di adozione, una montagna enorme di carne e muscoli umani, una macchina da guerra perfetta, gli occhi azzurri come Sterling Saint-Jacques, solo senza lenti a contatto, sei chili e quattrocento grammi alla nascita, ventisette punti di sutura alla madre dopo il parto cesareo.

Dalla parte opposta dell’area di gioco vedo il Corbelli correre come un ossesso verso l’uscita. Lo blocco mentre cerca di sgattaiolare negli spogliatoi:

“Corbelli, dove cazzo vai??”

“Professò’… voi siete tutti scemi… io quello lì non lo marco manco se mi ammazzate. Ma l’ha visto? E una saracinesca senza maniglia… è Polifemo con due occhi!!”

Il professor Lucius Blatt, che nel frattempo mi ha raggiunto, comincia a incitare il Corbelli con paroline dolci e rassicuranti: “Ma vedi, Corbelli, l’importante non è mica vincere, sai, è partecipare! Adesso però sbrigati a rientrare o ti metto due e mezzo in profitto e una nota di demerito!”

Argomento discutibile ma senz’altro persuasivo. Perché se è vero che l’importante non è vincere, è anche vero che siamo sotto di dieci punti. Non c’è nulla da fare, la palla non vuole entrare nel cesto, pare stregata. Cerchio, cerchio interno, tabellone, palo alto… niente da fare. E in più i nostri sono delle vere e proprie pappe molli, non corrono neanche ad ammazzarli.

Allora si fa avanti l’alunno Somarelli che, preso in disparte il collega Blatt, gli sussurra: “Professò’, ho certe supposte di cocaina che sono una bomba. Alto potenziale e velocità di assorbimento. Poi non li ferma nemmeno Abebe Bikila.

“Noooo, ma che cocaina, scherzi?? Piuttosto andate a chiamare quell’anima pia e santissima della bidella Cassandra, che qui ci hanno fatto qualche malefizio.

La Cassandra entra in palestra col piattino dell’olio e la candela, nera nera, pare Amelia quando vuol fondere nel Vesuvio il primo cent di Paperone. E in quel momento gli avversari segnano il punto di massimo distacco.

Il resto della partita è una noiosa ripetizione degli stessi copioni.

Qualcuno dei ragazzi mi chiede:

“Professo’, ma quando suona?? Ma non era meglio stare in classe a fare lezione?”

“Ma quale lezione vuoi fare? Se non mi hai mai studiato un verbo in vita tua!!”

“Scì, vabbuo’, però questi fanno proprio piangere le vongole, professo’!”

Il fischio finale dell’arbitro pone fine alle tribolazioni e alle sofferenze di tutti. Abbiamo perso, anzi, ci hanno proprio stracciati, e la bidella Cassandra sarà costretta, pena licenziamento istantaneo e trasferimento coatto alla sezione femminile della locale Casa Circondariale per evasione fiscale, a restituire la cinquanta euro indegnamente percepita.

“E dunque, ragazzi carissimi, la sportività trionfa sempre (‘tacci vostri!) e io sono lieto di poter premiare questi carissimi amici (sì, ma l’anno prossimo la ripagate con gli interessi, e vi facciamo un culo così!). Forza, ragazzi, applaudite i vincitori!!”

Silenzio tombale. Vergogna e imbarazzo.

“Grazie per questo entusiasmo! E allora è il momento di alzare il trofeo. Ma… dov’è la coppa d’argento?”

E mentre l’uno spirto questo disse, io mi accorgo di una leggera folatina di vento, alle mie spalle e percepisco un’ombra chiara sul pavimento.

“Corbelli, dove cazzo vai?? Posa quella coppa!!”

E perdo beatamente i sensi sulla scalinata di cemento, sognando di mia madre.