“Amori criminali” di Camila Raznovich

Ogni sabato sera io e mia moglie andiamo a letto un po’ più tardi del solito.

Sarà perché è finita una settimana, perché è ancora inverno e si sta bene in casa, sarà che in camera c’è un piccolo televisore con il quale guardiamo si e no un paio di trasmissioni alla settimana, quando è grassa, sarà che il sabato sera tardi su RaiTre c’è Camila Raznovich che conduce “Amori criminali“.

Amori criminali è una trasmissione che parla di donne uccise dal proprio uomo. Marito, compagno o fidanzato geloso che sia.

Non c’è nulla da ridere, sono tragedie. Di troppo amore, o di amore sbagliato si muore.

E allora mi spieghino perché c’è una sigla allegra che scorre in sottofondo al disegno di un pugnale che ammazza un cuore, sui versi di Oscar Wilde.

Each man kills the things he loves
dadaddààààààaaa daddà-daddààààààaaaa

Che è una vera ingiustizia anche per Oscar Wilde, che quelle parole le aveva scritte per spiegare una estetica, una poetica, un credo narrativo, letterario, iconico, in una parola artistico. E’ Dorian Gray che dà una coltellata al suo ritratto e uccide se stesso. Non c’entra nulla con la storia di donne perseguitate e maltrattate.

Poi comincia la trasmissione con l’esposizione sommaria del caso e la storia dell’amore della povera vittima di turno nei confronti di bastardi inqualificabili che pian piano si rivelano essere quello che non sono.
Non è un film di cui si conosce già il finale, è

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