Alunno tira un pugno alla maestra ma il portiere della scuola minimizza: “e’ solo un bambino!”

E’ la visione della scuola che hanno tutti, c’è poco da fare, quella in cui i ragazzi sono ragazzi, i bambini sono bambini, gli adolescenti sono adolescenti e, solo per questo, sono sempre e comunque giustificabili, e non può abitare in loro neanche il minimo sentore di stronzaggine acuta. E se si comportano da stronzi, non è perché sono stronzi, è perché hanno dei problemi, e gli insegnanti farebbero bene a capirlo una volta per tutte.

Il bambino di nove anni ha menato di santa ragione la maestra.

O, forse di santa ragione no, magari l’ha menata solo quel tanto che basta per crearle un codice verde al pronto soccorso (roba minima, s’intende, son bambini).

Che, voglio dire, una bella cosa non è, anche per un bambino con problemi e seguito dall’insegnate di sostegno (già, ma al momento dell’accaduto l’insegnante di sostegno dov’era? Se c’era non vorrei essere nei suoi panni, se non c’era è certamente l’effetto dei tagli all’organico di sostegno operato dalla Signorina Rottermeyer, Reggente del Pio Istituto del Ministero dell’Istruzione).

Ma “un bambino è sempre un bambino”, dice l’unica voce che si leva dal personale scolastico dell’istituto frequentato dal Franti di turno. E l’unica voce di chi è? Della maestra che è stata menata? Del direttore didattico? Del collegio dei docenti riunito in seduta straordinaria? No, del portiere del plesso scolastico.

Che evidentemente ne sa più degli insegnanti. E infatti lo schiaffano sulla cronaca di Roma di “Repubblica”.

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