Alessandro Iacuelli – Le rotte dell’ecomafia veneta

All’alba del 24 giugno scorso, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Venezia, a conclusione di un’indagine denominata “Serenissima”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere, numerosi provvedimenti di obbligo di dimora, sequestri e perquisizioni nei confronti di un’azienda con sede a Badia Polesine che gestisce rifiuti nel Veneto, con ramificazione nelle province di Padova e Rovigo. L’accusa è di traffico illecito transfrontaliero di rifiuti; nella fattispecie si tratta di spedizioni di rifiuti, per lo più tossici, verso la Cina, dove vengono riutilizzati per la costruzione di giocattoli ed altri prodotti e poi esportati verso tutti i Paesi del mondo. L’indagine, avviata da un controllo ispettivo eseguito presso l’area doganale del Porto di Venezia nel 2005, ha accertato un traffico illecito di rifiuti speciali verso la Repubblica Popolare Cinese.

I rifiuti speciali, anche di natura pericolosa, attraverso il solo passaggio negli impianti dell’azienda di Badia Polesine, venivano "trasformati" in "merce" o in "rifiuti recuperati", senza che in realtà fosse stata effettuata alcuna operazione di recupero, attestando inoltre in atti pubblici, destinati a comprovare la qualità e la non pericolosità di quanto esportato verso la Repubblica Popolare Cinese, come anche la loro regolarità in caso di controlli da parte delle Forze dell’Ordine.

I sigilli sono scattati per quattro aziende, tra Padova e Rovigo, che fanno tutte parte dello stesso gruppo di Badia Polesine. Nell’ambito dell’operazione sono state eseguite due ordinanze di custodia cautelare – una a carico del titolare della ditta e una nei confronti di una cittadina cinese – e sono stati sequestrati 70 camion e 60 milioni di euro in beni mobili ed immobili.

I rifiuti erano marchiati come materie prime secondarie, ma si trattava, secondo i carabinieri, di rifiuti pericolosi. I militari hanno contabilizzato, dall’avvio dell’indagine nel 2005, il trattamento di oltre 230 mila tonnellate di rifiuti tossici che partivano per la Cina, da Venezia, Genova e Ravenna. Il sospetto dei carabinieri è che i rifiuti, per lo più carta e plastica contaminata con inquinanti velenosi di diversa natura, venissero riusati per la produzione di materiale destinato alla produzione di casalinghi o giocattoli, potenzialmente pericolosi.

Le ipotesi di reato contestate ai due arrestati e ad altre undici persone denunciate sono di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e falso documentale. Le manette sono così scattate, a Grantorto, piccolo centro urbano in provincia di Padova, ai polsi dell’imprenditore Loris Levio, conosciuto nella zona come il "re dei rifiuti". Loris Levio é un volto molto noto a Grantorto per aver fatto fortuna con la sua ditta che gestiva la raccolta dei rifiuti, che opera da 25 anni nel settore del trattamento dei rifiuti. Tuttavia da quanto emerge dalle inchieste degli uomini del Noe, la gestione di questi rifiuti non veniva fatta in maniera legale.

L’operazione “Serenissima” é scattata nel 2005 grazie a un controllo nel porto di Marghera. Da qui é partita l’indagine che ha portato alla luce quanto accadeva nella ditta di Levio. Grazie all’aiuto di Mingming Tou, una donna cinese di 45 anni, anche lei arrestata, Levio esportava rifiuti in Cina, dove venivano riutilizzati da alcuni imprenditori cinesi che li riconvertivano in giocattoli o oggetti che poi tornavano in Italia per essere rivenduti nei negozi dei cinesi. E purtroppo molto spesso i rifiuti usati erano anche tossici.

"Le norme europee vietano la spedizione verso l’estero di rifiuti se non esistono in quel sito idonei impianti che li possano trattare", ha spiegato il capitano Alberto Prettegiani, comandante del Noe nord Italia. Norme ignorate dall’imprenditore padovano, la cui azienda ha come slogan "Levio Loris, il servizio ecologico per un futuro pulito". Evidentemente né ecologico né pulito, secondo gli inquirenti, ed a passare per "pulito" non è bastato il dipingere di rosa i camion per il trasporto dei rifiuti.

Il fascicolo istruito dal pubblico ministero contiene una serie di circostanziate indagini sulle spedizioni di container da parte della Levio Loris srl dal porto di Venezia verso alcune aziende cinesi. Le analisi fatte dai carabinieri del Noe comprovano il fatto che l’azienda aveva avviato un meccanismo di conversione, economicamente fruttuosa, dei rifiuti spacciati per materiale riciclabile o comunque inerte al porto, quando per lo smaltimento degli stessi carichi la Levio Loris srl veniva pagata, profumatamente, in quanto secondo la legge comunitaria quei rifiuti e materiali di scarto vario non potevano essere conferiti a discariche o termovalorizzatori.

Si alza così il sipario su un’azienda che scrive nelle sue presentazioni pubblicitarie "L’azienda opera nel settore della raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti, si avvale di una moderna tecnologia in linea con le norme legislative", con un titolare che a Grantorto, Selvazzano, Vigonza e Badia Polesine viene descritto come "una persona per bene". La cittadina cinese, legata sentimentalmente a Levio, si occupava di tradurre dal cinese le centinaia di telefonate intercettate dai carabinieri del Noe e solo in parte tradotte. Da queste telefonate emergerebbe un filone inedito dell’inchiesta, destinato ad interessare soprattutto le autorità giudiziarie cinesi per scoprire intrecci, coperture, appoggi e corruzioni insite in questo genere di traffici.

Il verbale dell’interrogatorio di garanzia, avvenuto il 27 giugno, di Loris Levio è lungo un solo rigo: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere". A difendere l’imprenditore c’è il penalista-senatore Piero Longo, uno dei legali del premier Berlusconi. Nel corso di una telefonata avvenuta il 13 marzo 2007, Mingming You confida a Loris Levio si essere stata tutta la notte a fare i falsi certificati di ispezione e di averli redatti al computer. Poi parla anche con lo spedizioniere Stefano Fiore di vari carichi di rifiuti da avviare in Cina. Lui racconta dei nuovi sigilli che vengono messi dagli ispettori, insistendo sulla necessità che sui certificati di ispezione ci sia il numero di sigillo giusto per superare i controlli all’arrivo nel paese asiatico.

Due giorni più tardi, il 15 marzo, sempre Mingming You è di nuovo al telefono con Stefano al quale confida di non essere titolare della licenza per mandare in Cina rifiuti plastici. Da queste intercettazioni, l’inchiesta ha potuto portare alla luce la tecnica usata per l’esportazione illegale. Pertanto, anche questa inchiesta non sarebbe mai stata conclusa se fosse già entrata in vigore la legge, attualmente in discussione al senato, che limita le intercettazioni ed il diritto di cronaca.

Il gruppo aziendale di Levio beneficiava di un’autorizzazione ordinaria e semplificata, in merito ai materiali trattati, rilasciata dalla Provincia di Padova. Viene allora da chiedersi come mai in tutti questi anni la Provincia non ha mai fatto, a quanto risulta, controlli sulla “Levio Loris srl”, permettendo all’organizzazione di poter agire indisturbata, caricando sui container rifiuti miscelati senza alcun rispetto delle norme che impongono trattamenti differenziati e lavorazioni particolari per gli scarti ritenuti tossici. Scarti che non andavano via per sempre, ma dalla Cina riprendevano la via dell’Italia sotto forma di manici di scopa o di giocattoli per bambini da 0 a 4 anni.

da: altrenotizie.org

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