Alessandro Iacuelli – La diossina fa bene?

Nell’agosto 2004, il comprensorio di Acerra (Napoli) sale alla ribalta della scena mediatica italiana a causa delle proteste popolari contro la costruzione di un inceneritore. Durante quelle proteste, per la prima volta, è venuto allo scoperto il problema dell’avvelenamento del terreno e delle acque.
Alcuni pastori della zona, portarono nelle vicinanze del cantiere sette pecore agonizzanti per dimostrare la fondatezza dell’allarme-diossina registrato in un’area vicina al cantiere. Gli animali furono lanciati a terra, a pochi passi dal cordone di agenti di polizia che presidiavano la strada d’accesso alla zona dei lavori.
In realtà, la presenza di diossina nei "Regi Lagni", canali di scolo delle acque reflue e piovane di età borbonica ancora esistenti sul territorio, era già stata rilevata tempo addietro, prima dell’apertura del cantiere per la costruzione dell’inceneritore.

In particolare, la località "Pantano", dove dovrebbe sorgere l’impianto di incenerimento era già considerata "insalubre" e ad alto rischio incidenti per la vicina presenza dello stabilimento chimico Montefibre, specializzata nella produzione di acrilici. Infatti, a partire dal 1999, un’ordinanza comunale dell’Amministrazione di Acerra vietò l’uso dell’area per insediamenti industriali. La Montefibre, dal canto suo, aveva già previsto nel piano di riconversione industriale un progetto di potenziamento dell’esistente centrale termoelettrica (interna alla fabbrica) di circa 400 megawatt.. Per il comune di Acerra questa eventualità alimenterebbe il rischio di incidenti nell’area adiacente allo stabilimento.
La Montefibre annunciò anche di predisporre un’ordinanza sindacale per vietare l’utilizzo di quell’area in applicazione del decreto legislativo 334 del `99, relativo al rischio di incidenti causati da sostanze pericolose, ordinanza che sarebbe solo temporanea, nell’attesa che una nuova variante urbanistica organizzi definitivamente gli insediamenti industriali dell’area.

Chi ne fa le spese, di tutto questo? Ne fa le spese, ad esempio, la famiglia Cannavacciuolo, famiglia che da un secolo vive in quella zona occupandosi di allevamento di ovini. Insieme a loro, altri allevatori della zona vedono ridursi il loro bestiame a causa dell’avvelenamento.
Gli allevatori sostengono che fin dal 2002 (quindi da un periodo precedente al progetto dell’inceneritore) i capi di bestiame si sono decimati a causa della elevata presenza di diossina nel territorio non urbano del comune di Acerra.
Vincenzo Cannavacciuolo aggiunge: "L’assessorato regionale alla sanità ci aveva promesso prima un aiuto economico, poi una zona alternativa per il pascolo, ma ad oggi noi non abbiamo ricevuto nulla."
Forzati a far pascolare là le loro pecore, in attesa di un diverso piano urbanistico che faccia destinare all’allevamento altri terreni più salubri, gli allevatori si trovano in una stretta morsa, tra la moria del bestiame, e le salate multe se si va a pascolare altrove.

Anche sul fronte delle falde acquifere le cose non sono diverse: 79 pozzi artesiani chiusi tra il 2002 ed il 2004 per inquinamento, con danni sia per l’agricoltura sia – ancora una volta – per gli allevatori.

Col passare del tempo, la situazione non è migliorata. Circa un mese fa, il 5 febbraio per la precisione, altri capi di bestiame sono stati ritrovati morti avvelenati. Le autopsie effettuate sugli animali indicano nella presenza di diossina nel cibo e nell’acqua la causa della
morte.
Stavolta Cannavacciuolo, il più attivo tra gli allevatori che protestano, ha portato 20 pecore morte davanti alla sede del comune di Acerra. Gli allevatori hanno chiesto un incontro con il sostituto procuratore Maria Cristina Ribera, che ha condotto l’indagine sul giro di affari legato allo smaltimento di rifiuti industriali e nocivi usati come fertilizzante nelle campagne di Acerra, che ha portato all’arresto di 14 persone, tra cui i dirigenti della ditta Pellino.
"Tutti quei rifiuti tossici", spiega Cannavacciuolo " hanno inquinato il nostro territorio ed hanno portato alla morte le nostre pecore. I nostri allevamenti sono stati decimati dalla diossina, il tutto per il traffico di rifiuti avvenuto sul territorio acerrano".

Se questo è l’effetto sugli ovini, vengono ovviamente dubbi sui potenziali effetti sull’uomo di questo tipo di inquinamento.
Al momento, l’unico studio esistente è la relazione tecnica che il comune di Acerra ha commissionato ai professori Marco Caldiroli e Francesco Francisci, risalente però ai primi di luglio del 2003.
Dalla relazione si evince che il livello di diossina sul territorio è di ben cinquantatrè picogrammi per metro quadrato, un valore "quattro volte superiore" al limite consentito. Ed è grave che le agenzie di analisi del commissariato di governo ritengono il livello di diossina di Acerra non preoccupante. In base a queli esami?

da: www.altrenotizie.org

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