Alcune riflessioni di Cinzia De Angelis, Docente di Scienze Umane presso il Liceo Guglielmotti di Civitavecchia

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Ricevo via WhatsApp questa note di Cinzia De Angelis e, condividendole, ve le “giro” con piacere.

Cari colleghi vorrei esprimere alcune considerazioni del tutto personali rispetto a quello che stiamo creando con i ragazzi riguardo la didattica a distanza in un momento dove le priorità sono altre. Li stiamo bombardando di informazioni, compiti, messaggi, materiali fino a sera tardi. Noi docenti che consigliamo sempre di non stare tutto il giorno su un PC o un cellulare li stiamo incatenando in una sorta di collegamento virtuale che non tutti sono in grado di capire e sostenere neanche noi docenti. Nella case c’è paura, isolamento sociale, serie difficoltà economiche e noi forse dovremmo, sicuramente assegnare i compiti e renderci disponibili, ma non sentirci bravi docenti se ci “incolliamo” o peggio “facciamo incollare” i nostri ragazzi virtualmente davanti ad un PC con la speranza di fornirgli abilità e competenze. La didattica a distanza non può, a mio avviso, sostituirsi alla relazione educativa che ritengo fondamentale in questa fascia d’età ed inoltre non può essere una forzatura educativo-didattica in un momento dove i bisogni primari e di sicurezza sono destabilizzati. Essere docenti in questo momento storico ritengo sia altro, stiamo vivendo una catastrofe peggio della guerra perché almeno dalle bombe in qualche modo ci potremmo difendere, siamo in pieno PTSD disturbo post traumatico da stress e noi cosa facciamo ci accaniamo sulla didattica a distanza, le piattaforme e le videolezioni. Così da una parte abbiamo il coronavirus dall’altra lo stress che stiamo generando nelle famiglie riguardo una modalità di fare scuola a cui nessuno è abituato. Mi dissocio completamente dalle metodiche in alcuni casi “vessatorie” che stiamo usando. Semplifichiamo la didattica e curiamo il rapporto con i ragazzi sosteniamoli in uno dei momenti più difficili della storia contemporanea. Ci sono ragazzi che hanno tremendamente paura, sono smarriti. Alcuni nostri alunni possono avere i genitori che lavorano interrottamente nella sanità o che non lavorano più con gravissime conseguenze economiche. Vi ricordo che abbiamo riconosciuto BES per molto meno, quindi guidiamoli e facciamogli sentire che la scuola c’e’ ma con la consapevolezza che ognuno di noi nel suo cuore sta cercando di superare la pandemia e le menti hanno bisogno di organizzarsi per gestire la paura e l’angoscia. Un caro saluto a tutti cari colleghi con l’augurio di rivederci presto a scuola con i nostri alunni e le piccole cose di tutti i giorni.

Prof.ssa Cinzia De Angelis Psicologa-Psicoterapeuta
Docente di Scienze Umane presso il Liceo Guglielmotti di Civitavecchia

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