Alcune osservazioni a margine dell’invito di Samantha Cristoforetti al reclutamento per l’ESA

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Oggi “Repubblica on line” e il supplemento “Il Venerdì” hanno pubblicato un articolo-intervista (stavolta autentica) all’astronauta Samatha Cristoforetti.

Mi sarebbe piaciuto leggerlo, per potervi offrire le mie riflessioni nel merito, e non in una serie di osservazioni a margine come sto facendo. Direte voi “e chi te lo impedisce?” Ve lo spiego subito: la versione on line è a pagamento (costa un euro al mese per i primi tre mesi), quella cartacea pure. Non è un problema di spilorceria, posso ancora permettermi di regalare pochi spiccioli a questi signori, il fatto è che ho deciso di non dare più soldi a una testata che pubblica in prima pagina la pubblicità al libro di Giorgia Meloni. Siccome sono pagati, e profumatamente, dalla casa editrice Rizzoli, non vedo perché io dovrei versare anche un solo centesimo per leggere un articolo riguardante un personaggio pubblico.

Ma veniamo al conquibus. L’articolo, a firma di Luca Fraioli, si intitola “AstroSamantha: forza ragazze, fatevi spazio.” E qui mi sorge spontanea una innocente ed innocua riflessione: questa moda, questa tendenza linguistica, questta abitudine invalsa di chiamare un(‘) astronauta “AstroNome”. Perché “AstroSamantha”, “AstroLuca” e via discorrendo? Per indicare un’accezione affettiva del termine? Ma non ci andiamo mica a fare colazione insieme la mattina! Hanno un nome e un cognome. La signora si chiama “Samantha Cristoforetti”, e così voglio chiamarla, perché ritengo che un approccio seppur critico non possa prescindere dal necessario rispetto formale che si deve a ciascun interlocutore. Per non parlare di Paolo Attivissimo che la chiama “Sam”, che mi sembra proprio il colmo.

Nella pubblicazione, Samantha Cristoforetti “invita le donne a partecipare al reclutamento di nuovi astronauti dell’Esa: entro il 28 maggio”. Intento lodevole e pienamente condivisibile. Ma se Samantha Cristoforetti tornerà nello spazio nel 2022 (a proposito, auguri vivissimi!), io resto sulla Terra. Sono felicissimo che le donne abbiano la possibilità di dimostrare il loro valore e la loro competenza in un settore così delicato, ma io non vivo nello spazio, e per attività, professione e attitudine personale mi ritrovo quotidianamente a lavorare con delle giovani ragazze problematiche. Non che abbiano problemi insormontabili, per carità, ma, per esempio, a volte non curano la propria igiene personale, stanno sempre appiccicate al loro cellulare perché ritengono WhatsApp e i social network molto, ma molto più interessanti di qualsiasi contenuto culturale, sociale, familiare o relazionale. Conosco una ragazza di 18 anni, sta per affrontare gli esami di stato di quinta superiore ed è molto preoccupata perché pensa di non riuscire a raggiungere la tutto sommato modesta valutazione di 75/100 per poter partecipare al concorso nella Polizia di Stato. Sempre più soggetti di sesso femminile, terminati gli studi liceali (quando non si iscrivono a un istituto tecnico o professionale) si dedicano a cercare un lavoro: hanno bisogno di soldi, di crearsi una indipendenza, di affrancarsi dalle rispettive famiglie e, magari, formarsene una propria. E mica puoi fargliene una colpa se la vita le ha costrette a bruciarsi in fretta e non avere altri sogni se non quelli pratici del “pochi-maledetti-subito” e di non avere particolari ambizioni nella vita. Sono sinceramente felice che Samantha Cristoforetti abbia sognato di fare l’astronauta fin da bambina e sia riuscita a trasformare questo suo sogno in una solida realtà di successo per se stessa e per il nostro paese, ma qui si vive coi piedi bene ancorati a terra, non in assenza di gravità. Qui si cresce in fretta e si ripongono le bambole e i giochi di bimba nella busta ripiena di canfora, per smettere i vestiti infantili e passare direttamente ai jeans strappati e alle magliette succinte, perché si capisce, neanche troppo tardi, che nella vita è meglio apparire fighe piuttosto che intelligenti: è una sorta di assicurazione sulla vita, e in più ti rende molti like su TikTok e su Instagram, che sono l’unico parametro di valore che certe adolescenti riconoscono. Qui si rischia di restare incinte presto e di giocarsi la vita sposando troppo giovani un ragazzo che presto non si amerà più, e il Poeta ce l’ha insegnato che “l’amore finisce e il figlio rimane”. Qui la famiglia ti insegna che la vita è dura e che una brava ragazza deve portare in dote la sua abilità, ereditata dal nucleo familiare, nel fare la “massa”, ovvero la pasta fatta in casa, il timballo alla teramana, le screppelle ‘mbuss’, l’agnello cacio e uovo e la pizza dolce, che male che ti vada, se proprio devi fare la mantenuta non muori di fame. Qui, in breve, si diventa donne presto, e l’unica astronave che ti puoi permettere di pilotare è la Panda della mamma, e trovati contenta. Qui si comincia presto a fumare. Fa figo e aiuta a prevenire lo stress. E poi ai ragazzi piace vedere una ragazza che fuma, e pazienza se quando rientri a casa c’è tuo padre che ti dà due schiaffatoni, perché dopo due lacrime puoi sempre rinchiuderti nella tua stanza e scambiarti due fotine discinte col tuo moroso.

L’ESA? Se non sanno che cos’è non perdono nemmeno il tempo per cercarselo su Google. O su Wikipedia. Che, tutt’al più, possono tornare buone per copiare e incollare qualche ricerca scolastica, del resto, perché fare fatica a studiare quando qualcuno lo ha già fatto per te? Perché per diventare astronauti e prendere tutti quei soldi lì ci vuole come minimo una laurea, non basta l’entusiasmo, e per prendere una laurea bisogna andare all’Università, e l’Università son soldi e se poi, come accade, molli gli studi mentre sei in corsa, son soldi sprecati. E poi perché mai studiare se puoi tranquillamente guadagnare tanti soldi facendo l’influencer? Guarda la Chiara Ferragni, per esempio, quella sì che è una giusta e positiva, ha 23 milioni e mezzo di followers, basta che apra bocca e mezza Italia l’ascolta, guadagna soldi anche quando dorme, e se proprio si deve avere un modello le candidate preferiscono quello. E’ di una tristezza disarmante, ne convengo pienamente. Ma nessuno, per queste ragazze, realizzerà mai una Barbie su misura (cfr, https://www.ilmessaggero.it/persone/barbie_in_orbita_con_samantha-4387056.html), nessuno mai le inviterà a fare da testimonial a una insalatina di sgombri, quinoa e crema di porri (cfr. https://www.youtube.com/watch?v=ATQjhZAYTag) fatta con gli ingredienti contenuti in buste sterilizzate che, voglio dire, volendo si possono anche usare degli ingredienti freschi, non è che è proibito. Nessuna di loro darà mai ai suoi coetaei consigli su come affrontare l’esame di stato (cfr. https://www.youtube.com/watch?v=qKABtiApvts) perché qui, semplicemente, c’è da vivere e da affrontare la vita.

Ma confermo volentieri a Samantha Cristoforetti il mio augurio e il mio apprezzamento per il suo impegno. Ci vedremo presto.