Albissola Superiore: Scuola media vieta l’amicizia su Facebook tra insegnanti e alunni

Non amo parlare di scuola sul mio blog e voi lo sapete.

Ma in una scuola media statale di Albisola Superiore, il Dirigente Scolastico, a seguito di un increscioso episodio di insulti sulle pagine dei Social Network tra studenti ed insegnanti, ha preso una decisione che lascia quanto meno perplessi, quella di emanare una circolare in cui si vieta espressamente ai docenti di concedere l’amicizia sui social network agli studenti (immagino con particolare riferimento a Facebook). Orientamento condiviso dall’attuale Dirigente Scolastico.

Si tratta chiaramente del classico colpo di cannone per ammazzare una mosca, un provvedimento esagerato rispetto alle motivazioni che lo hanno provocato.

Prima di tutto c’è da osservare che se qualche studente ha insultato un insegnante, l’insegnante ha sempre e comunque la facoltà di agire in giudizio contro lo studente (se punibile) o contro i genitori per il classico binomio “culpa in educando” e “culpa in vigilando”, ovvero per non aver controllato cosa fa il proprio figlio su Facebook e per non averlo educato al rispetto degli altri.

Questa sarebbe stata la soluzione migliore, tenuto conto del fatto che sarà anche vero che i bambini sono bambini, ma non è affatto vero che per il solo fatto che sono bambini la scuola debba sempre dar loro ragione e far passare tutto in cavalleria.

Però si è andati oltre. E lo si è fatto in un modo piuttosto opinabile e discutibile: vietando la concessione dell'”amicizia” sui Social Network agli insegnanti si è di fatto agito su un diritto elementare della persona che è quello della corrispondenza, dell’entrare in contatto, del comunicare, dello scambiarsi opinioni (anche in pubblico), garantito dal dettato costituzionale (art. 15):

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Fino a prova contraria un Dirigente Scolastico non è l’Autorità Giudiziaria, quindi la circolare in questione sarebbe gravemente viziata da almeno due scavalcamenti di principii fondamentali: il fatto che la comunicazione (in qualunque forma, anche quella dell’essere ammessi a scrivere un commento sulla pagina personale di Facebook, evidentemente) sia libera e inviolabile, e che solo l’Autorità Giudiziaria con atto motivato e con le garanzie di legge possa limitarla.

Non si vede, infatti, perché il Dirigente Scolastico abbia fatto riferimento ai Social Network e non al fatto che insegnanti e studenti possano scambiarsi, a puro titolo di esempio, e-mail, telefonate, SMS o anche lettere spedite col francobollo.

Il problema è, evidentemente, educativo. Si tratta di vedere se sia opportuno o meno che su Facebook o sui Social Network insegnanti e studenti (specialmente di età critica come quelli di una scuola media) si pongano sullo stesso piano annullando quella distanza di sicurezza indispensabile tra chi insegna e chi apprende. Ma questo è un altro paio di maniche. Il fatto che non sia opportuno che questo accada (io sono di quest’opinione, ma mi rendo conto che ci sono correnti di pensiero diverse e contrarie) non significa che questo debba essere automaticamente vietato d’ufficio.

Forse non è opportuno che ci siano signore e signorine che si innamorano di pluriomicidi condannati a tre o quattro ergastoli, e passino il loro tempo a scrivere loro lettere grondanti amore eterno e, probabilmente, malato. Ma non è un reato. E’ un comportamento discutibile ma legittimo. E se è legittimo non può essere vietato da nessuno.

E un insegnante soprattutto se e quando è fuori dal proprio servizio, parla e comunica con chi vuole. Se vuole.

Il dèmone di Internet torna a colpire. La rete fa paura soprattutto là dove è impossibile esercitare il controllo su di essa.

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