“Addio e grazie per tutto il pesce” (So long and thanks for all the fish): lo spieghetto

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Or non è molto che ho pubblicato un post riepilogativo sulla squallida vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto, sia pure marginalmente e di striscio, il mio blog, salutando il querelante con la frase “Addio e grazie per tutto il pesce” (So long, and thanks for all the fish) che subito i miei amici e lettori più pignolini, tra cui la Essebì (stavolta non QUELLA Essebì, ma un’altra) mi hanno chiesto che cosa significhi.

Si tratta, come alcuni di voi sapranno, del titolo del quarto volume della “trilogia” (eh, sì, i nerd e gli aficionados del genere si divertono con poco) “Guida galattica per gli autostoppisti” di Douglas Adams, o robaccia paraletteraria del genere.

E’ un’opera (va be’, parlare di “opera” in questo caso mi sembra esagerato, ma è tanto per capirci) che piace tanto a Paolo Attivissimo, e questa mi sembra un’ottima ragione per non leggerla. Solo che in questo volume ci sono i delfini che abbandonano la Terra, dopo averla conquistata, e salutano l’infelice genere umano (cui essi sono intellettivamente e politicamente superiori) con questa frase. Come a dire, sì, va bene, ci avete nutriti fino ad ora, grazie, ma noi ce ne andiamo da un’altra parte e qui finisce il nostro rapporto.

La frase tornò prepotentemente di moda quando l’astronauta Samantha Cristoforetti la usò per mandare un tweet conclusivo della sua missione spaziale del 2015 (l’11 giugno, precisamente).

E chest’è! Anzi, no. Sempre la seconda Essebì di cui sopra, incuriosita, mi ha chiesto di rivelarle l’identità dell’ignoto querelante. Non ci penso minimamente a farlo. Perché nei tribunali non esiste chi è conosciuto e chi è sconosciuto, chi ha tanti soldi e chi non ha i mezzi nemmeno per difendersi. Esiste solo chi ha torto e chi ha ragione. E io ho avuto ragione. Punto. Ora andiamo avanti.