Addio a Lucia Mannucci del Quartetto Cetra

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Non ha avuto certo i funerali di Lucio Dalla. Non si è parlato del suo testamento, vero o presunto che sia, e la gente non si è stracciata le vesti per andare a tributare omaggi postumi virtuali alla sua persona.

Dell’aspetto sessuale della sua persona non si è mai parlato, era una di quelle donne che si sposano per tutta la vita. Con Virgilio Savona, compagno d’arte e di vita. E tanto basti.

Un dolore composto, un ricordo tenero e affettuoso come dovrebbero essere tutti i ricordi nei confronti delle persone che ci hanno dato tanto, ma tanto davvero.

Lucia Mannucci era l’ultima del Quartetto Cetra.

Gruppo straordinario, che ha attraversato epoche, generi, stili, tecnologie discografiche (penso siano passati dal 78 giri al Compact Disc con una naturalezza disarmante), sempre fingendo di interpretare generi leggeri, e mentre lo facevano, con grazia, con passione, amore, e quello stile un po’ d’antan che li contraddistingueva, dipingevano un affresco dell’Italia. Un acquarello che parlava di storie di tutti i giorni, di vecchi discorsi (come direbbe il Poeta) e di un concertino al chiar di luna sotto il balconcino nella vecchia fattoria.

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