A Firenze un Giardino per Oriana Fallaci

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Firenze è una città strana.

Ha intitolato un giardino a Oriana Fallaci, spero non per merito della defunta scrittrice e giornalista, ma per il fatto che era fiorentina e quindi era, per dirla in giurisprudenziale, un "atto dovuto".

Il "Corriere della sera" di oggi dice che sono pochissime le strade intestate a donne. E’ vero, se ne cerco una vicino a me c’è una via Ave Ninchi (curioso!) a pochi chilometri da qui.

Poca toponomastica femminile, dunque, e per giunta scelta male. Voglio dire, il comune di Firenze non ha intestato una via, che so, a Marie Curie, a Rosa Luxembourg, a Anna Politkovskaja, o, tanto per dire, alle madri della Plaza de Mayo. No, una di quelle pochissime è intestata a Oriana Fallaci, e che cazzo, quella che sputa addosso agli intelettuali che dicevano che l’attentato dell’11 settembre gli americani un po’ se lo sono anche meritato, lei, cicala di lusso che dava delle cicale di lusso ai suoi colleghi.

E’ imbarazzante, ma è soprattutto tetro e financo torbido.

C’è una proporzionalità diretta tra l’innalzamento della retorica e l’abbassamento del livello della memoria. Se qualcuno si ricordasse che cosa scrisse la Fallaci in quell’articolo poi divenuto bieca operazione editoriale con qualche aggiunta, rimaneggiamento e soprattutto con un po’ di caustica cattiveria, forse un gesto così pietosamente sacrilego nei confronti della verità avrebbe potuto essere evitato.

Ecco dunque alcuni estratti significativi da quel testo visionario che tanti danari ha fatto arrivare nelle casse di Rizzoli. Giusto per non dimenticare, perché, grazie al cielo, un po’ di rabbia e di orgoglio ce l’abbiamo anche noi:

«Mi chiedi di parlare, stavolta. Mi chiedi di rompere almeno stavolta il silenzio che ho scelto, che da anni mi impongo per non mischiarmi alle cicale. E lo faccio. Perché ho saputo che anche in Italia alcuni gioiscono come l’altra sera alla Tv gioivano i palestinesi di Gaza. "Vittoria! Vittoria!". Uomini, donne , bambini. Ammesso che chi fa una cosa simile possa essere definito uomo, donna, bambino. Ho saputo che alcune cicale di lusso, politici o cosidetti politici, intellettuali o cosidetti intellettuali, nonché altri individui che non meritano la qualifica di cittadini, si comportano sostanzialmente nello stesso modo. Dicono: "Gli sta bene, agli americani gli sta bene". E sono molto, molto arrabbiata. Arrabbiata d’una rabbia fredda, lucida, razionale. Una rabbia che elimina ogni distacco, ogni indulgenza. Che mi ordina di rispondergli e anzitutto di sputargli addosso. Io gli sputo addosso.»

«Il fatto è che l’America è un Paese speciale, caro mio. Un Paese da invidiare, di cui essere gelosi, per cose che non hanno nulla a che fare con la ricchezza eccetera. Lo è perché è nato da un bisogno dell’anima, il bisogno d’avere una patria, e dall’idea più sublime che l’uomo abbia mai concepito: l’idea della Libertà, anzi l’idea della libertà sposata all’idea di uguaglianza.»