A casa nostra

Bel film. Non è un capolavoro, ma fa passare bene un paio di ore.

Zingaretti, per la prima volta, fa la parte dell’indagato e ci riesce benissimo. Valeria Golino, da par suo, è un commissario della Guardia di Finanza, personalmente penso sia un bene che nel film appaia pochissimo.

La storia è una di quelle che si intrecciano e che fanno anche male. Milano è lo sfondo di una Tangentopoli dei nostri giorni che più che di reati si nutre di potere.

Particolarmente accurata la scelta della colonna sonora (da sottolineare il cammeo di "Concerto" degli Alunni del Sole, ma ci sono anche il Preludio dalla "Traviata" di Verdi, e una serie di chicche, tra cui "Sinnò me moro" cantata da una Alida Valli di altri tempi).

Tra le battute degne di essere ricordate "Adesso spiegami com’è che ‘staccato’ si scrive tutto attaccato e ‘tutto attaccato’ si scrive staccato!".

La morale è sempre quella, se stai dalla parte del bene e della legalità, qualcosa ottieni ma sostanzialmente lo prendi in quel posto, perché contro il potere che emerge o che si consolida non puoi fare nulla. Soprattutto se sei una commissario della Guardia di Finanza che ha una relazione con un pirla e ti ostini a dire che è l’uomo della tua vita e volere un figlio da lui a tutti i costi.

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