A 57 anni si pente di aver avuto un bambino. Il “Corriere” si chiede se è giusto “condannarla”

Una donna di 57 anni ha deciso di portare avanti una gravidanza. Ha avuto un figlio. O una figlia. Poi se n’è pentita.

Non credo che, inseguito al pentimento, abbia deciso di soffocare l’infante nel sonno, o di abbandonarlo, o di darlo in affidamento, o di affidarlo al canile municipale, quindi penso di poter supporre, con un buon margine di certezza, che questa crisi emozionale dovuta a chissà che cosa (mancanza di forza fisica, o, più probabilmente, stigma da parte della gente che un figlio in età avanzata non te lo perdona, no, proprio no…) non abbia avuto conseguenze dirette e nefaste per il minore più debole.

Si è pentita. Semplicemente. Come ci si pente di tante cose nella vita. Tutte le volte in cui si dice “Se potessi tornare indietro non rifarei questa o quella cosa…” Lei non si è pentita di aver fatto figlio. Si è pentita, magari, di averlo fatto a 57 anni. Sarà COMPRENSIBILE?

No, il titolo del servizio sul “Corriere della Sera” on line è eloquente: “E’ giusto condannarla?”

Ah, perché adesso il pentimento su una scelta personale e delicatiossima come quella di avere un figlio a tarda età è una CONDANNA addirittura? E chi la condannerebbe, di grazia?? Non certo un giudice, almeno finché non c’è un maltrattamento o un abbandono di minore. E allora chi?? Ma certo, il conformismo, il dito puntato, la morale becera e profittatrice dell’opinione pubblica, una modalità insinuante e pregiudiziale: non hai rispettato i tempi di madre natura? Ora non ce la fai a tenere il figlio? Ti condanniamo.

Il giornale non si chiede, si badi bene, se si sia d’accordo o meno con la scelta della signora, e anche quello sarebbe riprovevole, rientrando la scelta della gravidanza e il successivo pentimento nella sfera irrinunciabile degli intoccabili affari suoi. No, si chiede se sia giusto condannarla. E’ una domanda che non ha che una risposta, ma certo che non è giusto. Come non è giusto condannare chi sceglie di avere un bambino a 15 anni (la scelta sarà fatta con gli strumenti che una ragazzina ha in quel momento), o di abortire a 30 o a 40. O chi decide di partorire e di non riconoscere il bambino e darlo in affidamento.

Non ci può essere condanna perché non ci può essere giudizio preventivo. Se non per un sensazionalismo da stampa che, proprio per il fatto di occuparsi di informazione, dovrebbe lasciare in pace i drammi della gente.

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